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Full text of "Vocabolario bolognese-italiano colle voci francesi corrispondenti"

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VOCABOLARIO 

BOLOGNESE-ITALIANO 



gU compiuto 



Ct.AtJD10 KRHAMIIO FERIUIII 



TERZA EDIZIONE 
camp«Bdlata , ti iccmcltU di nslte tocI 



BOLOGNA 

PRESSO GLI ED[TOR[ MATTIUZZI E DE' GREGOBI 



Jaj. f , n^ 



REGOLE 

DELL' ORTOfilAHA BOLOfiNESE 

raOPOSTC 

DA CLAUDIO ERMANNO FERRARI 

BìPBIHESSE AIliA SICOHDA SDIZIONV DHL SUO TOCABOUUO 

BOLOGNESE- IT AUANQ (') 



DELLE VOCALI 



Dell'A. 



Tr 



re saoni distinti ha qaesta lettera nei dialetto bolognese. 1.^ A no- 
turale. 2fi k aperta, 3*^ A schiacciata. Dico A naturale per significare la 
vocale proferita con iempUce spignimento di flato» senza maggiore aper» 
tura di bocca e forza maggiore. Dico pure la terza schiacciata a fine di far 
distinzione dall' aperta , perchè quest' À non equivale ad essa , ma bensi 
ali'É apertissima francese. So benissimo che naturali sono tutte le vocali 
pronunciate in qualsiasi maniera, come so che l'epiteto di schiacciata non 
si potrebbe riferir nuUamente a pronunzia , ed avere perciò queste parole 
incontrata la censura per que* Grammatici , che le hanno adoperate ; ma , 
perchè queste e simili voci divengono di convenzione quando sono definite, 
mi saranno permesse , sembrandomi più significative, e potranno equivalere 
ad altre • che si stimassero piii appropriate. 



(*) NeUa Prefazione anteposta alla seconda edizione del suo Vocabolo' 
rio bolognese , e precedente le Regole da lui proposte per la relativa ùrUh 
grafia , il sig. C. E. Ferrari cosi si esprimeva : 

» Volgon già quasi tre lustri , eh' io feci di pt^blica ragione il Voca** 
bolario bolognese colla corrispondenza delle voci di Lingua Italiana. Sin 
d'allora conobbi la necessità d'impinguarlo» e, coli' intenzione di pub» 
bucarne un secondo volume» per lunga pezza non feci che (accumular voco- 
àoli , dettati e proverbi non registrati da prima. Sembrerà forse a taluno 
che tanto corso d' anni sia stato sufficiente a dar finitezza all' opera in 
maniera da non averne a desiderar più oltre; ma pure ben vi sarebbe^ di 
che occuparsi per lungo altro spazio» che la materia è inesauribile» né io 
arriverei più mai a capo di assettarla. Miglior partito adunqtie parvemi 
queUo di non più differire a riordinare quanto aveva aòbozxflto; ma in 



Il 

1.0 Si troverà la prima A nelle parole casa, santa, dama, ed io altre si- 
mUi, che si proferiscono come nella fingua nazionale. 

2.0 Io segno l' A aperta coir accento grave , perchè ha V uso stesso iel- 
r italiana. Si trova questa: ìfi Nella terza persona singolare del futuro dei 
verbi, che hanno l'infinito in ar: p. e. /àrd, (farà); darà, (darà); starà, 
(starà) ec. 2.^ In pochi monosillabi per distinguerli da altri di significazione 
diversa, come sarebbe là avverbio per non equivocarlo col pronome o con 
la articolo del femminino; p. e. la va in là, (ella va in \k);stà verbo per 
* differenziarlo da sta pronome: p. e. sta qué sta matteina, e sta sira, (sta 
qui stamane, e stasera): dà verbo in contrapposizione del segnacaso da: 
p. e. dà da magnar a quia cavalla, (dà da mangiare a quella cavalla); 
ed alcuni altri. 

3.0 L' A schiacciata ha il suono prolungato accostantesi a due A, ed ap* 
pongo ad essa T accento circonflesso. Si osserverà generalmente Tuso di 
questa vocale: ìfi Nella secimda persona singolare e plurale del presente 



ciò fare trovai conveniente di rifondere tutto quello ancora, di che era 
formata la mia prima edizione; lunga e penosa fatica in vero, ma indi* 
spemabile per cangiare in parte V ortografia, e per dare una disposizione 
migliore ai vocaboli a fine di rendere più chiara la distinzione de' tre lin- 
guaggi , de* quali è composta V opera. 

» NeW antecedente stampa mi prevalsi d* un' ortografia in massima 
parte diversa da quella adoperata per l' addietro dagli scrittori del 0010- 
gnese dialetto. Mio intendimento fu allora di adattarla alla pronundazione 
per quanto fosse possibile , avvisandola cosa essemàaUssima per chi debba 
leggere in una lingua. V impegno da me assunto dopo alcuni anni di ri- 
durre ad una sola ortografia le poesie bolognesi, che intraprese qui a pub- 
bucare il tipografo Masi, m'indusse ad una più accurata osservazione. Ed 
in vero trovai due principali difetti nella mia prima maniera di scrivere: 
l'uno doè di essere stato troppo ligio alla pronunzia, Vostro di non aver 
seguitato sempre un metodo uniforme e costante. A toglierli entrambi, co- 
nobbi opportuno di stabilire alcune regole , che ordinassero questo metodo 
ortografico per ottenere il doppio intento di scrivere senza imbarazzo e di 
leggere con maggiore facilità. 

» Sembra essere fuor di dubbio che gli antichi Bolognesi, quando scris- 
sero nel loro dialetto, si scostassero il meno possibile dal suono pronun- 
ziato, giacche questo suol essere, generalmente parlando, il regolatore 
della scrittura. Che, se troviamo lo scrivere d'oUtora discordante in molta 
parte dalla pronunzia d'oggidì, convien dedurne ancora che il pno- 
ferimento di que' tempi fosse diverso dal nostro. EgH è probabilissimo 
eziandio che questi cambiamenti , come quelli di tanti vocaboli, proceduH 
siano dall'influenza, ch'ebbero su di noi le nazioni settentrionali, ed in 
particolar modo quella de' Galli, la quale, se potè portar mutazione sui 
costumi nostri , con maggior facilità lo avrà fatto sul linguaggio. Allora 
forse scrivevasi e pronutiziavasi dulor, sgnor, caler, ora, allora, gola, vir- 
tuos, vin, fin, bon, son, testa, festa, ec. ec. Cosi dicono tuttora i conter- 
mini Ferraresi, i Modonesi, una gran parte degli aòitatori delle ville boto* 



IO 

dell* indicativo e nell' imperativo di qoe' verbi, che nell' infinito cadono in 
ar: p. e. t'stà, (tastai); Vfd, (ta fai); già, (»Ute); vu arida, (voi an- 
date); vu /S, (voi fg^te). 2.<> Nella seconda e terza persona dello stesso tempo 
oelottmero singolare di qae' verbi, quando sono posti interrogativamente 
col pronome nnito; fài\ (foi ini) far, {h egli?) fàv\ (bte voi?) fàn'-i, 
(fimno essi?) fón'^el, (fanno esse?). E cosi hàrla, (ba ella?) hàn^tl, (baano 
éUeT) hdn4, (bannoessi?) , hdl\ (ba egli?) 3.« Nel participio dei medesimi 
lerbi, ebe in bolognese rimane inalterabile , sia df genere, sia di numero: 
p. e. «(di (stato) m. sing. (stata) f. sing. (stati) m. plur. (state) f. plorale; 
andd, (andato), ec iruvd, (trovato), ec. A,^ Nel nomi femminili, la mag* 
gior parte de' quali si usa troncare nella lingua italiana terminandoli in d: 
p. e. canea, (carità );&ttnfd. (bontà); pietà, (pietà); ituaid, (insakita); 
tira, (strada); fazzd . (fiicciata) , ec. S.^^ Per singolarità di pronunzia nella 
persona terza singolare del presente dell' indicativo del verbo avèir, (avere), 
dittando si riferisce a genere femminino; p. e. l'ha fati, l'Ad dett, (ella ba 



gnesi ed in parUcolar modo delle montagne, i quali, per essere più bmiani 
daUacittà,furono meno a contatto cogli stranieri ed in conseguenza meno 
soggetti all'incostanza ed alle variazioni prodotte dal loro consorzio. Se 
9uegU autori nondimeno avessero usato tutti una scrittura uniforme e 
V avessero mantenuta costante, di leggier momento sarebbe stata la corre» 
2iom; ma l'essere riusciti discordi fra loro, ed ancora ognuno d'essi wy 
•fiatile» produsse maggior confusione nell'ortografia. Né i soli antichi Mon" 
talbani , Lotti , Megnani, ma i mventi scrittori nostrì lepidissimi Neozioni, 
Mìnarelli , Baciali! si trovarono nello stesso intoppo per V incertezza delio 

• la necessità di stMUre un metodo di scrittura uniforme e possibU- 
iiieras$icuro, adattandolo aUa pronunzia S oggigiorno , fu riconosciuta 
eziandio dal chiariss. professore di filosofia \k G. B. Fabri bolognese,, arnan-- 
titsimo delle cose nostre, il quale col modesto titolo di Accademico del Tri- 
tello annunziò un Progetto d' ortografia bolognese e ne propose alcune 
tracce in un Wrrettino pubbUeato nelV anno 1828 per le stampe del Nobili, ^ 
ifo, sebbene avessi la compiacenza di trovare in esso i semi dell'ortografia 
da me usata, mi restò tuttaoolta il desiderio di vedere le regole maggior- 
mente ampliate, 

> La molta e costante analogia, ch'io conobbi trovarsi nella pronun- 
zia del dialetto Bolognese con quella della Hngua francese, m'indusse a 
prenderne per modello V ortografia. Se non che avrei tentato di fare mag* 
giori riforme in quella del dialetto , come per avventura sarebbesi potuto 
praticare nella lingua francese: ma ben vidi che male avrei adoperato , 
come adoperarono male coloro, che pretesero d' introdurre troppe innovar^ 
2fofii nella scrittura di quella graziosa lingua senza calcolarne le conse^ 
guenze. Già di questa materia trattarono tanti valenti Grammatici, per 
cui debbiamo rimaner persuasi che in una lingua derivata converrà atte'- 
wni a quelle riforme , che facilitino benst lo scrivere e it leggere , ma 
wn cancellino affatto k tracce della madre sua, » 



IV 

fatto, ella ba detto), per^è se $1 rapporta- a genere mascolloo allora à 
pronunzia all'italiana /'/ut fatt, (egli ha £atto; ) l'hadett, (egli ha 4etto). 
Piaccia al leggitore di osservare intorno alla pronunzia di quest' A 
ch'ella è la stessa, che si troVa nella lingua italiana nei casi compresi ne'pri- 
mi tre articoli suddetti, la quale pronunzia si sentirebbe egualmente, se 
nell'italiano si troncassero le parole, come si fa in bolognese, e rimanesse 
fermo il suono dell' a nel modo stesso, che s' ode, quando sono intere; 
p. e. Andàrie; Stante; Ccmtà'te; Bontàrte; Amàrio; InscUò-ta. 

Finirò quest' articolo con addurre alcuni esempi , che mostrano la pro- 
nunzia diversa della vocale A. 

Sta sira sta dov sta vosterpader, eh' a i sòn sta anca me. 

Stasera state dove sta vostro padre, che io ci sono stato ancor io. 

Fa quèll, eh' fa i omen d' garb , e qiièll* , eh' farà i cUter. 

Fate quel , che fan gli uomini di garbo , e quel, che £aran gli aUrL 

Sèrra te»o srrd m sta porta eh' la srà mei assrd. 

Serra tu, o serrate voi questa porta, ch'ella sarà meglio serrata. 

Càvel' d' qué sf eavall, o pur cavai vii alter. 

Cavalo di qui questo cavallo , o pure cavatelo voi altri. ' 

Dell* E. 

Questa vocale è soggetta a piìi variazioni di suono. Se ne annoverano 
quattro nel dialetto bolognese. 1.^ L'È naturale, X^V É ehiusa o stretta. 
Z.^ L'È aperta larga, 4.^ L'È apertissima. Perchè poi sono imitanti il 
suono, che hanno nella lingua francese, approprio perciò ad esse gli accenti 
medesimi. 

1.^ SuU'E eomune o naduralet che vogliam dire, ninna osservazione oc- 
corre, perchè nel dialetto ha la stessa pronunzia, che in italiano ; p. e. era, 
(era); camera» (camera); J?tena, (Elena). 

2.^ L'È chiusa non ha il suono cotanto serrato, come in francese, pe- 
rocché in questa Ungua si pronunzia quasi per «, ma è di un suono un po'piii 
prolungato dell' E natumfe , somigliante quasi air italiana aspirata Ehi VehI 
Deh! Si sente perciò dai Bolognesi fine, (finito); udé, (udito): slé, (stette); 
fé, (fece), ec. Ma su questa' vocale avremo occasione di ripigliare discorso, 
allorché tratteremo della vocale I , colla quale ha molta affinità. 

Z.^ L'È aperta precede per lo piii la consonante doppia, come nella 
lingua francese e in italiano , ma non corrisponde sempre nelle parole del 
medesimo significato e non è costante nemmeno nelle voci bolognesi , ab- 
benché si scrìvano nella stessa maniera; e però convien distinguere quest' É 
mediante l' accento grave : p. e. quèll coli' è aperta vale qtiello m.' sing. ; 
quell coir e naturale significa qi*eUe, f. plur. Lo stesso dicasi deUe seguenti 



voci: quèsH, (qneste) f. pi., quesU, (questi) m. pi, ittèts ring, e iskn pi., 
itfètUing. e Hrett pi. ; le quali parole e tante altre si sono rese equivoche 
nella scrittura per r elisione della vocale, che si fti spessissimo nel fine. Per 
questo rilevante motivo mi servo dell'accento grave ogni volta , che sento 
la pronunzia aperta dell' E. 

Ho tenuto fermo il medesimo accento grave sulla Toce è terza persona 
del verbo èsser , anche allorquando neir interrogativo si unisce al pronome; 
p. e. è-V, (è egli?) cn-<, (sono essi?) ^-to, (è dessa?) èn'eh (sono elleno?) 
Lo stesso feci in perchè, bèinchè, né , ec. quantunque non si senta Y È tanto 
aperta ; ma per una lievissima difTerenza non ho creduto ben fatto alterare 
l'analogia colla lingua madre. 

Quando TE precede la H o la N, non solamente ha quasi sempre la pro- 
nunzia aperta, come in francese , dove anzi si sente quasi per a « ma di piti 
in bolognese ha sovente 1' aggiunta dell' I dopo di sé; quindi semper non 
snona semper alla latina, né samper alla francese, ma sèimper. Queir I si fa 
sentire distintissimamente separato dall'É operfa^nèv'ha ragione di doverlo 
pretermettere nella scrittura. Ecco perciò l'ortografia da me adottata; tèimp, 
f(empo), òHrìi (bene); srèin» (sereno) ; vèina, (vena) , ec. Volendo seguire 
la maniera antica collo scrivere ben» semper» sren» si proferirebbero le pa* 
role air italiana o pure si cadrebbe nella pronunzia di alcuni fra' nostri Bo- 
lognesi, che alla francese proferiscono quasi Òan, sanper» sran, 

4.<> Finalmente l'È apertissima» contrassegnata da me coll'accento cir- 
conflesso, è quella, che tanto aperta si proferisce da confonderla iino coir A, 
come in francese, ed equivale all' a della parola bolognese e italiana sala» 
cosicché questa voce iato , (sala), rima perfettamente colla parola sèlla» 
che significa (sella). 

I seguenti esempi di parole scritte in un modo contrapposte ad altre 
serittediversamente, perché variano di significato, ma che hanno pure il 
medesimo suono, «serviranno a migliore spiegazione di qualunque piti este- 
sa ne potremmo dare. 

Mtèss Altdss, Péli. Pai Capèll Sai, 

Egli tesse. Il taso. Pelle. Palo. Cappello. Sale. 

SéUa, Sala. Sètt Saff Fèrr, Far. 

Sella. Sàia. Sette. Sai tu? Ferro. Fare. 

5.0 Un' E d' altra ftitta dovrebbe pur trovarsi nella scrittura bolognese, 
cioè r E muta» sempre a similitudine della lingua fhincese; ma non é stata 
osata dagli antichi né s'adopera dai moderni forse, perché non s'è fatta quel- 
la minuta osservazione per conoscerne l'esistenza, o piuttosto perchè, intro- 
dotta che fosse, sarebbe proferita nel leggerla; e ciò non comporta la pro- 
nunzia, che anzi richiede di sopprimerla af&tto. Dovrebbe essere posta quo* 
ita lettera in fine di vocaboli ed alte volte nel mezzo. L'averla otnmessa i» 



TI 

fine delle voci , per Io più, non porta alterazione di pronunzia, ma in alemù 
casi ne porta un sensibilissima. Le parole esempigrazia pan< ea/n, dar, far» 
ec non soffrono divario senza TE finale, come non lo portano neir italiano 
fan; Can; Dar; Far, perchè non possono pronunziarsi che a un sol modo , 
né yi sono vocaboli omonimi , che abbiano significato diverso; anzi saranno 
stati sempre mancanti di questa E , come originali presi dalla lingua latina , 
rimasti intatti nel dialetto bolognese; p. e. sai, (sale); iozer, (suocero); 
mei, (miele) ; fel, (fiele) , ec. Ma nelle parole, in cui la mancanza deli'E mu» 
ta cagiona equivoco e cioè in quelle di doppio senso, questa vocale sarebbe 
necessarissima; e. g. mort si dice per morto e per morte;, pori per por- 
to e per porte; ca$ per caso e per case; fas» per &scio e per Ib* 
sci ; e tante altre. Peggio poi avviene delle voci terminate in n, e. g. fein, 
(fino) agg. m. sing.« e (fine) agg. f. plur.; pein, (pieno e piene) ; $an ( sano e 
sane) ; bon, (buoni e buone), e simili. Ed è pur luogo qui da osservare che 
le parole bolognesi finienti in n, all'uso francese hanno la vocale antec^ 
dente nasale san, vein, pan, fein: ma, quando dovrebbero finire m ne» 
cioè coir E muta, perdono il suono nasale; con difierenza che in francese 
Ve muta visibile £a conoscere che la vocale antecedente airn non è nasale 
e quindi la stessa n resta dalla medesima staccata ; ed in bolognese non ve* 
dendosi Y e convien per forza che Vn si unisca alla vocale visibile. Ciò suo- 
cede in quasi tutti i plurali dei femminili terminati in na nel singolare, co- 
me hoi\a, bon; sana, f san: tana, tan: véina, vèin, ec. 

A me sembra di avere provveduto sufficientemente alla maniera di prò* 
nnnziar questa n finale col lasciarla raddoppiata in fine di quelle paro- 
le, che nel singolare ancora hanno tal lettera doppia, come sarebbe in 
donn, (donne); scrann, (scranne); pènn, (penne); e col mettere un apo- 
strofo dopo Vn* in quelle parole, nel cui singolare non essendo doppia, noi 
deve essere per conseguenza nel plurale : perciò io scrivo le parole portate 
di sopra in questo modo: bon', (buone) ; san', (sane) ; tan', (tane); vèin\ 
(vene). 

L' aver soppressa TE muta nel corso delle voci, parlando in generale, 
nulla toglie alla pronunzia , e per questo motivo non sarebbe sempre neces- 
sario indicare T elisione fatta, p. e. spzial: apptit: mnar: pudstd: tgnir, 
ec.; ma si cade nell'intoppo spiegato precedentemente, allorquando TE limia 
è seguita dall' N, a cui trovisi dopo un'altra consonante, perché quella let> 
tera dà il suono nasale alla vocale , che le sta dietro , e fa sillaba con essa; 
al contrario, quando ha dopo di sé una vocale, la N si unisce a questa e 
perde tal suono. Conviene quindi o doppiare la N, o corredarla di apostrofo, 
che faccia le veci deli'E sottintesa. Seguendo pertanto la regola stessa della 
N finale , nelle parole , che richieggono doppia N, perché V hanno nel singo- 
lare, scrivo eannleimn, (cannellina); scanrUà, (scannellato); danmar» 



vn 

(daiiiiegK2iie),ec. e, do^ Ma è dt raddoppiarsi, rapotlfofo iodi^eràla 
manetta dell' E muto; ean'va» (canapa); ean'ffor» (canapaio); «oii'g, 

(muioo), ec. 

il rerbo correr, (correre) e i composti da Ini o di lerminaiione simile» 
come tnucòmr, dteòmr, ricórrer, nel ftiUiro e nd condixionale e nello 
stesso iofloito» qnando segue vocale, perdono l' E fira le due R. A togliere 
Vàbrattezia della scrittura di tre R consecutive mi prevalgo dell'apostrofo 
in Tece di una di qaeste consonanti simili e scrivo : eof^r in ea quand piov, 
(correre in casa quando piove); a cwr'rein tutt in-t-ia eira, (correremo 
tmtindla strada); adscur^rò con là, (discorrerò con lui); a ricur^rein 
Qiiagiuilezia, (ricorreremo alla giustizia). 

L'È muta si troverebbe ancora nella prima sillaba di molte parole, che 
comiaciano per /é« me, ne,9e. Si scrìve frrar, mnar, »rrar per ferrar, 
nenar, Merrar, Si troverebbe egualmente nella prima sillaba delle parole in 
^» re; ma i Bolognesi nei sopprimerla hanno aggiunto un' A nel principio 
deUa parola» cosicché in vece di rezèver, resolver, ledam, kgnatn o pure 
invece di pronunziare e scrivere rzèver, reolver, Idam, Ignam» dicono e 
scrÌTOoo arzèver, artolver, aldam, algnam; dò, che a me pare dover ren- 
der pjà dolce la pronunzia di quel che sia in francese Beprendre, Recevoir, 
che si pronunziano Rprandr, Bsevoar, 

Spiati i diversi suoni dell' E, per cagion de' quali ho stimato oppor* 
toiK) di segnar questa vocale or con uno óra con altro accento , aggiugnerò 
gli esempi di confronto delle parole, affinchè si conosca praticamente la 
differenza, che si trova da un suono all'altro nella pronunzia delle tre E 
accentate. 

Secchia. Véccia Vecchia. 

Quello. Bèli Belio. 

Fesso. Cunéu Confesso. 

Fessura. Cun/è'4«a Confessa. 

Queste. Unésti Oneste. 

Questa. Vésia Veste. 

Stretto. Dersétt Diciassette. 

Netto. Péti Petto. 

Trecce. Pézz Pezzo. 

Fretta. Pèzza Pezza. 



fèccia 


Picchia. 


Séccia 


m 


Mille. 


Quèll 


fhe 


Fisso. 


Fèts 


Fé$$a 


Fissa. 


Fètea 


MétU 


nisUo. 


QuètH 


Vàia 


Vista. 


Quésta 


Frétt 


Fritto. 


Strètt 


Vita 


Vita. 


Nètt 


fézz 


Pizzo. 


Trèzz 


Stizza 


Stizza. 


Frezza 



Dell' I. 



Gli scrittori si sono serviti dell' t coli' accento grave tanto pel proferi- 
iBento dell' £ ztretta, quanto dell' EX; ed ancora per t di pronunzia italiana: 
^ scrissero mi « che si pronunzia me: wn per vein: e firn, che si profe- 



Vllt 

risoe fine, % avendo adoperato questa vocale sempre pel suono delf E , 
quando occorse loro di dargli il suo suono ricorsero all'J lungo, detto iota 
dai Greci, e scrissero cdvj, (capeli) ; mj» (mìei); Ij» (lei); e pronunziaroAo 
queste voci , come se si pronunciasse in italiano Capi, Mi, Lì. Usarono pure 
questo ioto nel modo, che usavasi in italiano fra due vocali noja, baja, 
xoja, ec. Ora che in molte voci si è deviato dair ailtica pronunzia , mi sem- 
brò molto incerta ed equivoca la maniera , con che scrissero questa TOcale , 
e faccio le seguenti variazioni: 

l.^' Lascio ri semplice ogni volta che conserva il suono simile air ita- 
liano; p. e. OtHdi, (Ovidio); fastidi» (fastidio); cuseina, (cucina); $tilUzidi, 
(stillicidio) , ec. 

±^ All' t coiraccento grave assegno la pronunzia stessa toscana e scrivo 
eurtt, (cbltelli); «ad, (sapete); andari» (anderete); pronunziando Italia-' 
namente Curii» Savi » Andari. E perciò la sillaba, che si scriveva per tN e 
pronunziavasi alla francese EIN, viene da me sempre scritta con questo 
stesso dittongo EIN , giacché tale si fa distintissimamente sentire nel 
fiivellaare. 

3.^ Non occorre perciò servirsi più dell' J in fine delle parole , perchè 
vi ho sostituito rt: e, trovando quella lettera inutHe in tutti gli altri voca* 
boli del dialetto, le ho dato perpetuo bando, nella guisa, che fanno i mi- 
gliori scrittori italiani d'oggigiorno. E quanto all'uso e al non uso di questa 
lettera è si differente e contraddittorio, che per un secolo chiamato della Fi- 
losofia deve fòr maraviglia ai considerato/i delle cose come le regole di 
nostra lingua in tale e in tanti altri punti di grammatica non siano ancora 
fermate. L'uso <U quest'J lungo veramente si vede oggidì assai minore» 
che per l' addietro; ma pure si adopra, ovvero in suo luogo si veggono posti 
in certi casi due t. Contro l'una e l'altra usanza venne il parere del eh. prof. 
Muzzi nel preambolo al Galateo ed agli Uffizi del Casa, nell' edizione fattane 
per sua cura in Bologna nel 1817. A favore di entrambe un grosso libro a 
posta, il che è tutto dire, fu pubblicato a Milano nel 1821. Io mi attengo 
alle ragioni addotte dal Muzzi nella sua Grammatica manoscritta , le quali 
non solo a me, ma a quanti le han lette, sembrano irrefragabili, e credo far 
cosa grata agli studiosi della lingua italiana di qui riportarle in nota (*) , 



(•) Dell' y lunjgo e del duplice i corto. 

1. Una Ungua è tanto più facile ad impararsi» quante ha meno incer^ 
tezze ed eccezioni nelle sue regole grammaticali»- e perciò» ove si possa » 
giova torre del tutto somiglianti incertezze o diminuirle. 

2. L' uso nella favella d'un pòpolo^ se anche sia contro ragione, è ri- 
spettabile. U uso degli scrittori se contraddice alla ragione , è da dirsi ab- 
uso, e più specialmente» se è vario» incostante» non universale, e merita 
quindi d' essere corretto» 



a 

taato più che sono inedite e pih partleolarìsiate e copiose, che nel precttito 
preambolo del Galateo. Tuttavia si vede che dal 1817, in cui nei preainbolo 
metjesiino osci tale parere, si è diminuito molto l'oso deli'J e dei due I in 
iaogosuo. Per darne un esempio, dei non pochi libri, che potrei addurre, 
si noUao i Panegirici dell' ab. Natale Ferro pubblicati nella GaUeria di Set- 
era Eloquenza, che si stampò qui a Bologna. 

Ecco gli esempi applicati alle suddette regole; mostrando ancora che mi 
senodi E, É, in luogo di 1, J. 



3. La scritiura itaUana si conforma eBattiéslmamenie aUa prwmtuia 
toscana , e il codice indicatore di questa pronunzia è il Vocabolario degk 
accademici della Crusca: dupUce massima canonizzata da tutte le itaUane 
contrade e che in nissun tempo ne luogo è stata messa in litigio» 

4. Per evitare gU equivoci sono altre regole, e modi senza ricorrere a 
falsar la naturale favella né guastar la scrittura, che deve rappresentarìa, 
ne porre in un mare di duW e contraddizioni chi scrive; dal che tanto più 
dMismo guardarci, perchè a migliaia rimangono i casi di equivoco , a 
cui la scrittura non bada né curasi di badare, ai qiudi però mette sempre 
riparo ia norma retta del ragionamento. 

5. / famosi proti del Vocabolario della lingua italiana furono sapieth 
ttssktU, e più si mostraron tali, quando essi medesimi si rammentaron 
faUibiU. l loro falH furono coU'ondardel tempo effettivamente riconoseiuU 
in gran parte. or da uno or da un altro, ma solo d' interpetrazioni e d'e- 
sempi; nissuno fé motto di quelli concernenti a filosofia grammaticc^ e 
a prommzia. 

6. Tra questi secondi faUi si può annoverare il seguente, che trovasi 
ai S H della lettera I. Ivi dissero che « l'uso ha introdotto per lo più porre 
lo'} lungo dove anderebbero posti due i (corti) * e ne recano due esempi 
cdle parole varj e sazj. 

7. Risulterebbe dal detto paragrafo che il plurale delle voci terminanti 
m io bissillabo, come restio,. natio ec, si vedesse scritto per l'uso coli'} pn^ 
iungato, restj , natj , poicAè nel plurale di tali voci soltanto vanno vera' 
mente posti due i. Risulterebbe oltraedò dai due esempi recati con vaij e 
saq che anderebbero posti due ì corti nei plurali di variò e sazio e perciò 
di tutte le voci finienti in io unissillabo. 

8. Quanto aita prima conclusione, poiché non si vede introdotta tu^ 
lonza di scriver restj , natj con ì lungo in cambio di restii e natii con 
due corti , tal parte di paragrafo cade da sé. Da alcuni Grammatici fu 
posta la strana regola che l'i nel mezzo di due vocali debbo avere la coda, 
come in noia, centinaia, ec, e cosi in prituHpio di parola, se a lui ne segua 
wìcale, come in iambo, ieri, iosa, iugero ec, e tale pedanteria é stata seguitàt- 
da molH scrittori; ma, poiché le dette voci stanno maisempre nel Vocabo* 
Iorio eoli' i senza coda , e poiché in vece dell") caudato nessuno ha mai 
uritto con due i corti le voci medesime, dunque gli accademici né meno 
intesero di parlar di tal uso. Quanto alla seconda conclusione risultante 
dal fatto delle due addotte parole di vaij e di sazj, la quale perciò fu rispeU 
tato e imitata da molti, giova qui far conoscere l'errore e con taH ragior^i 
che bastino a torlo per sempre. 

9. Ragione prima. In veruna delle desinenze plurali , che vengono da 
» dittongato , se naiturtUmente sten pronunciate nella comunale favella. 



Me 


Me. 


Aquté 


Cosi, 


Vein Vino. 


Te- 


Te. 


Fine 


Finito. 


Fein Fino. 


se 


ìse. , 


TuU 


Prendete 


Cavi CapeU. 


Sé 


Si. 


Capè 


Capito. 


5j Sei. 


Satn 


Savio. 


Savi 


Sapete. 


BaséU Basilio. 


Andari 


Andarvi. 


Andari 


Andrete. 


Berielm Bartolommeo. 


Prém 


Primo. 


Boni 


Buone. 


Zoia Gioia. 


MéU 


Mille. 


Capi 


Cappelli. 


Fòia Foglia. 



non si fa tentire lo strascico di due ì né in Toscana ne in tUtrò luogo d'ItOr 
Uà; e chi U pronunziasse commetterebbe una volontaria affetiazUme, 

Ragione seconda. Verchè per esempio faggi, maschi, occhi, rocchi e tante 
oltre voci aventi la stata plurale derivazione dal dittongo io, come l'han- 
no vari e sazi, non si leggono nel Vocabolario e non si scrivono da veruno 
ne con j lungo né con duplice i corto. 

Ragione terza. Perche tutti senza eccezione i plurali derivati da ca- 
denia dittongata nel singolare fanno rima ne' poeti con tutte l'altre voci 
pariterminantiy in cui non esiste la ragion del dittongo» e per esempio vai 
da vaio rima con assai, trovai; occhi con cocchi da cocchio e da cocco; savi, 
collegi, uiBci, incendi, tripudi rimano con gravi, regi, radici, intendi, virtudi. 

Ragione quarta. Perché anche le voci di tutti i verti in lare, per e<em- 
pio noi, invidi, stanzi da nolare, invidiare, stanziare fanno rima con poi, guidi, 
dinanzi; e cosi tutte le loro simili con le dissimili tutte senza privUegiame 
veruna. 

Ragione quinta. Perchè tal regola è costantemente servata anche nel 
più celebre e più compiuto rimario , che é quel del Rosasco accademico 
detta Crusca, né vi si trovano in nessuna rubrica le rime in li dal dit- 
tongo, come varìi,oratorii,picchii,pretorii,cerchii,invidii,rimedii e le cenHf 
naia siffatte» ma sole quelle , che discendono da nondittongo, come desìi, 
invii da desio, invio «i nomi che verbi, e cosi piissimo, riissimo da pio e da 
rio; né vi si veggonle rime invidiino,studiino e le consimili de'verbi in lare 
dittongato, ma bensi invidino, studino ec. e picchino, cerchino, pallino, varino, 
accoppino senza tanto spavento di equivoci tra piccare e picchiare, cercare 
e cerchiare , pallare e palliare e ne tra varare e variare , ammaccare « am- 
macchiare , accoppare e accoppiare. 

Ragione sesta. Perchè licenza poetica non vuol dirsi queUa, che si con' 
fiìrma aila naturale pronunziaziohe , ma quella, che ne devia. Cosi gith 
vano ai poeti simile, umile, che in ogni dove d'ItaUa si profferono slmile, 
iimile; e medesimamente fanno lor comodo per augumento di siUaòa invidii, 
savii e siffatte, le quali essi per licenza infamigliano anche tra le voci 
sdrucciole , ma sono sdrucciole bastarde ; e tale eziandio scriveranno a 
lor voglia empiissimo, proprìissimo, necessariissimo, ordinarìissimo, saviissi* 
mo, solitariissimo ec., ma nella favella e nel Voct^olario son con un L 

10. Dalle sei predette ragioni discende una conclusion coronaria, che 
/riè eostrigne adottarla per regola grammaticale e risolutiva: ed è questa, 
in tutte le voci cadenti in io dittongato, come vaio, «officio, savio, vario, ma* 
Schio ec. non è il solo o, che si cambia per fame il plurcUe, ma l'intero 
dittongo io, in cui l'i è una lettera per così dir sincopata e forma un 
tutt uno coli' 0. 

il. Due riprove detta veracità di questa regola esistono inoseervata 



XI 

Dell' 0, 

VO esso pnte ha le soe variazioni. Ora prommxiui ehkuo, ora aperto, 
ed altre Tolte di una certa maniera fatta particolare del dialetto bolognese, 
{ortecipante cioè moltissimo dell'i per modo, che non solo all'orecddo 
degli stranieri, ma eziandio a qaello di alcuni bolognesi, non troppo ino 
però, sembra piuttosto un' A. 



ma conoincentL Una $i icuopre nella formazione de' tuperlaiM qui eopra 

accennati, i quaU procedono dagli aggettivi in lo uni$illabo: imperocché 
ìtertigr. da empio, necessario, ordinario, proprio, savio e pariflnienli e$eono 
empissimo, necessarissimo, ordinarissimo ec. con solo un i,come inpronunr 
Tiaein VoccUtolario, dove dunque è palpabile che non il eolo o, ma fro- 
mendue le vocali si fusero in quell'unico i. L'aUra riprova s'annida 
ne' verbi in ì^T€ pur di sopra diati, aventi /' ia monosillabo, come cam- 
biare, eseqoiare e ilor mille; ed eccomi a esporla. Nei verbi regolari in are. 
come per es. portare , tutte le lettere , che stanno innanzi alla radice are . 
si conterDono in tutte le voci del vetbo; le lettere, che vengon dopo, for- 
mano la rispettiva desinenza regolare di ciascuna voce. * Ora prendati 'un 
verbo in lare con ia dittongato , esempigrazia innafiB-are ; e formiamone le 
quattro voci paridesinenti a porf-i , porMamo , porf-iate . porf-ino , che eon 
le sole, ove sarebbe ragione di gemino i. È infaUibUe che giusta la regola 
formatrice delle cadenze dovrebbe compomesi le voci innaffì-i , innafp4th 
mo, inna/J^iate ed inaffl-ino; e pure» per quanto io mi sappia, nessuno $i è 
mai sognato di scrivere la seconda e la terza in tal foggia , e rarisiimi la 
prima e la quarta soltanto, contraddicendosi nell'altre due. Or peri he dò? 
Perchè nissuno cosi le pronunzia. E, siccome non si pronunziano, è fòrza- 
conehiudere che la radice di tali verbi non è solamente are, ma lare* dove 
non sola la lettera a, ma tutto il dittongo costitue il primo elemenU> della 
radile e per tcU ragione vassene un i, restando innaffi, innaffiamo, innaffiate 
ed inaffino. 

i2. Ancìie una terza riprova dell'aggiustatezza della regola e della 
svista degU accademici può desumersi dalla sempre varia maniera, con 
cui sono scritti quei plurali di nomi neUo stesso Vocabolario, ora cioè con 
i lungo ora con queU' unico i corto, col quale diciamo doversi scrivere sem» 
pre , non potendo nascere da una causa medesima effetti diversi. Veggono 
visi di fatto in fornaio, notaio, usuraio e in tante altre i loro plurali con 
solo un i breve e in operaio, saio, vaialo ed aìtre pur tante col lungo, in 
oUre vocaboli identici vi si trovano in un loco ad una maniera e a diversa 
in un altro; Come verbigrazia in pellicciaio ti etio plurale porta i piccolo e 
solo, e in vaialo rivedesi Pellicciai coll'i prolungato. E il plurale Notaio 
che con i picciolo si scorge due volte alla v. notaio, WeconInMi alla v. stan^ 
pa con btngo, e, che peggio è, facente rima a tu stai; dove più che più 
divien chiaro non tenere quell'i caudato il posto di due corti , perchè , se 
ciò fosse vero , non potrebb'esservi rima. Lo stesso dicctsi di stioendj, esem- 
pio dell'Ariosto recato alla v. Stipendio, in cui, se fosse vero che l'i lungo 
è posto dall' uso dove anderebbero posti due i hretì, non farebbe, come 
poi pur fa, giusta rima con prendi. 

i3. lo non so che ci vogUa di megUo a persuadete e convincere che 



xu 

i.o Pronnndasi semplicemente in molte yod, come in italiano; p. e. 
dio, (dio); eossa, (cosa); om, (uomo); for, (toro), e in pochi monosillabi; 
90, (suo); io, (tao) ; no, (no) ec. 

2.^ In altre voci si sente chituo, ed allora io Tho segnato spesso coll'ac- 
cento acuto per maggior sicurezza di chi legge, abbandonando la scrittura 
deU'U,che dagli antichi impropriamente mettevasi in sua Teoe, e perciò 
scrivo fòia, (foglia); vóto, (voglia); nàia, (noia), vói, (voglio); cài, (colgo); 
fói, (foglio e foglie); voci che una volta si scrissero (uja, vuja, n^fa, 
vui, ciU, fui. Ed intendo seguir questa regola, quando le parole bolognesi 
corrispondono alle italiane o latine scritte colla stessa lettera o, perchè, se 
in queste lingue la* voce sia scritta coll'u, sebbene in bolognese suonino Ó 
chiuso, io le scrìverò coirù accentato d' acuto, come dirò alla lettera U. 

Zfi Ho distinto r Ó aperto coir accento grave, come si fa comunemente 
in italiano dell' ò finale, amò, (amò); andò , (andò); farò, (farò}; dirò, 
(dirò); ed in pochi monosillabi; p. e. a so (io so); a2 pò, (egli può) , e simili, 
per distinguerli dagli omonimi d'altro significato, so, (suo); po,(poi), ec 

4.<^ Circa all' 0, che partecipa tanto dell' A, è notabile la pronunzia spe- 
cialmente nel volgo bolognese , che sentito dai forestieri viene spesso con- 
fuso coir A, e par di sentir dire unoMr, (onore), dulaur, (dolore), famaus, 
(famoso); virUtaus, (virtuoso); aura, (ora), ec. Cosi in fatti lo scrisse il 



non un j hmgo né due corti, ma un solo di quesH conviene a tutti quanU 
i nomi e aggettim pbiraU , di cui abbiamo trattalo, e quindi non aver 
muUa che fare in nostra Ungua l'i lungo, che in nessun altro caso rétro- 
vasi nel Vocaòolario e che senza la minima utiUtà, anzi con danno venne 
intrusotdal Trissino e che per vergognosa corona di spropositi è stato fino 
appellato lettera consonante , quasiché noi'itaUani amassimo imbastar' 
dirci anche nelV alfabeto e diventare inglesi e francesi. Fure gioverà an* 
che sapere che nel proemio del Decamerone dell'ottimo testo MannelH, oltre 
noìsk e arcolaio con Vi piccolo, leggesi benefici (da beneficio) con solo questi 
neUa desinen^, né vi è scorta d' aecento. E, attesoché la paura d'e^piiooco 
è quella, che tragge alcuni a scrivere j lungo o il piccolo i geminato, sarà 
utile mostrare anche per altra via eh' è una vera fantasima; e tra mi- 
gliaia d'esempi, che porge la lingua nostra, come tutte l'altre, di voci di 
varie significanze, in cui l'equivoco non si può torre perverun segno né 
per aggktnta di lettera , ma unicamente col senso, basterà quest'uno della 
voce parti, che, oltre i molti sentimenti figurati, ne ha sei tutti propri, cioè 
ti pare, divìdi, ten vai , abi^nti della Partia , produzioni, porzioni. 

14. Nulladimeno, poiché i superstiziosi sono anche in grammatioa^ e 
a curar la cangrena del mctl uso si oppone l'invidia, l'amor proprio e la 
pertinacia di chi sdegna confessare un errore , io non iscrivo queste osser- 
veaioni per ehi non ne cura né vuole, ma solamente pe' giovanetti e per 
gli arrendevoli alla ragione. Ed aggiungo a sovrappiù che, quando fra i 
detti nomi e aggettivi vogliasene pure usare uno equivoco senza voierlo 
chiarire col contesto, si potrà disequivocar con gH accenti, come in prin- 
cipi, augùri, supplici, martlri,arbltrì, benefici e comtmiU, e suU'o di pretòri. 



xm 

nostro ToielU nel suo eruditissimo trattato dell' ùriffHm detta buffila ilolto- 
na: iattavolu ad un orecchio fino si fari mollo ben eoMMcere che non è m 
AH il dittongo proferito, ma im^ ó molto aperto unito all' U. e pari a quello, 
che gì' inglesi pronunxiano e scriirono in egual maniera che noi, beuchè 
seoza accento; p. e. Prodigioìu, 0Ò9éqtiku$, MoUdoui, Generoui, CurUmi, 
Fawnir,eckme par di vedere chiara la ragione di dovere scrivere in questo 
modo, mettendo però l'accento grave sull'ó, perchè partecipa deli' A. & 
vensaimo che TAU si permiita in 0, e dai latino i Francesi e gritaliani, imi- 
tati dai Bolognesi, prendono e camhiano le seguenti ed altre parole 

LaU ItaL Frane BoL 

Auruok Oro. Or. Or. 

Maunti. Moro. Maurt, ìior. 

Pauper, Povero. Pauvre. Pover. 
Ma questa regola non s' inverte, e per questo l'o del latino Colar, Odor» ac, 
dai Francesi non si cangia in au, ma in eti : Couiewr, Odeur; e dagl' italiani 
si Uen fermo To: Colore, Odore, Cosi dicasi delle parole p. e. AmbWotua 
lat, AfNftiUeuo; fr., Ambizioio it; Prodigioeue lat, Prodigieux ft.,Prodiffi080 
il, e piattosto l' au de' Francesi non è permutato dall'o latino , ma sibbene 
dall' a/, come sarebbe Autre fr. da Alter lat.; Hout fr. da Altu$ lat.; Aube 
da Alba, ec. I Provenzali scrissero pur essi Jaloux, Amour e simili. 



oratòri, da pretorio oratorio, e degU altri di tale epeeie, che in Hngolare 
finiscono in orio ed in ore. Ma in tempi da tempo e tempio, omicidi da omi- 
cida e omicidio , rocchi da rocco e rocchio e nei pochissimi altri siffatti, 
anziché falsificar la parola, sarà spediente o adoperare i sinonimi o col 
ragionamento chiarirgli, come sempre chiariscesi la soprtUlegata voce 
parti di sestuplice significato, e com' è pur mestieri di fare con rocche, me- 
te e altre simili voci di doppio valore. Cosi nella Gerusalemme del Tasso 
leggiamo esplicata dal contesto la voce odi in que' versi Errasti, è vero, e 
trapassasti i modi Ora gli amori esercitando or gli odi ; e la voce tempi in 
quest'altri. cieli, o dei, perchè soffrir quest'empi Fulminar poi le torri e i 
vostri tempi? dove nissuno dirà che odi pos^a significare tu senti , né che 
tempi sia il plurale di tempo. Men che meno poi veggo motivo a scrupo- 
lizzare e marchiar d'equivoche tante parole, che per la loro differenza 
come parli del discorso rendono naturalmente l' equivoco stesso quasi im^ 
possibile e rimangono indovinelli soltanto fuor del discorso e isolata 
ciascuna; quaH son, per esempio, lunari, librai, cAe lunare è aggettivo e lu; 
nario nome, e parimente è nome libraio, ma verbo librare. 

15. Se per appuntellare l'i lungo e il doppio ì corto fu stampato ai 
itmpi rìostri un Ubro apposta di 168 pagine in ottcsoo grande, epero eórò 
icusato se in una grammatica ho scritto un capitolo di poche pagine per 
Tender provata ; chiara, ferma, e libera da tante incertezze e contraddi' 
cenze una regola di nostra lingua con ragioni parutemi necessarie insieme 
e bastanti a far guardinghi gU studiosi dai presupposti , che si contengono 
iftfueiJ'Iario. 



XVI 



DELLE G0NSONANTL 



Per regola generale le consonanti doppie non si pronunziano cbe per 
semplici nel linguaggio bolognese come nel francese. Mi parve da prima 
che fosse molto comodo il tralasciare queste dq[ipie anche nello scrivere , e 
ne tentai V esecuzione ; ma conobbi che per acquistare un leggier vantaggio 
altri se ne perdevano di maggior rilevanza; come sarebbero quelli dell' orio 
gine della parola, dell' accento sulla vocale precedente» e dell'equivoco del- 
le voci , che hanno significato diverso. Ho trovato perciò conveniente di ri- 
tenerle sempre , inclusive in fine delle parole, sebbene nella scritlnra non 
fiicdano troppo bella comparsa. Dagli esempi, che seguono, si conoscerà 
^pianta ragione io abbia avuto di cosi operare. 

Ani Ohi . Ann Anno. 

Ba$ Bacio , . . . Ras9 Basso. 

Ccm Cane Ccmn Canne. 

CavdUt Cavatela . . Cavalla Cavalla. 

Fai? Fa egli Fatelo. ì _ ,, _ „ 

„ „ « ,1 * ? . . . . Fall Fallo. 

Fai Fallo tu . . . > 

Fa-la? Faelhi? FaUa Falla. 

Far? Fai tu? FaU Fatto. 

Fus Fuso Fius Fòssi. 

Maz Maggio Mazz Mazzo. 

Fapa Papa Pappa Pappa. 

Pas Pace Pass Passo. 

Piz Peggio Pizz Pezzi. 

Sòn Sono o Suono Sànn Sonno, x 

Starla? Sta ella? StaUa Stalla. 



Del C. 



1.0 II C, quando trovasi innanzi alle vocali A , 0, U , si pronunzia per 
K, come in italiano; p. e. caccao, (caccao); cuccmra , < cocomero) ; cocca, 
(cocca). 

2.0 Quando è seguito da E o da I, si fa sentire in due maniere ; una 



XVIl 

cioè air italiana perce»ci, come eeec, (poco); cein, (piecolo); dndM, 
( piccoliiio ) ; ciloba, (bircio); dtppa, (coppia) e dniU ; l'alita per Z di 
suona sottile de' Toscani , ma un poco piii dolce , che a' aeeotta all' S dd 
Romani nella pronunzia di Zignore , Zicuro; p. e. teder, (cedere) ; zèndet , 
(cenere); zira, (cera); azzidèini, (accidente). 

Gli scrittori di cose bcrfognesi hanno usato di mettere il C nelle suddet- 
te parole» come si fa in francese; scrivendole ceder, eender, eira, aed^ 
dèmt; ed in ^ero pare a primo aspetto che non sia mal liuto mantenere 
cosi la derivazione ; ma per l' altra pratica più eslesa e piU conmne di eli* 
dere 1' E muta^ e molte Tolte anche 1' I » ne avviene che, quando manca al 
C l' appoggio di queste vocali , restando Isolato, non si può pronumiare che 
per K; esempigrazia, se si scrivesse eanceUir, ceriea, ceder, aceeUar, cai' 
ceUa, potrebbesi benissimo , per convenzione» pronunziare il C per Z; ma 
siccome l'È muia^ì sopprìme e toglie atfotto dalla scrittura, rimangono 
perciò le voci cancHir, erisa , ecc., le quali equivarrebbero a cankUr, kr^ 
ta , ecc., che non è il vero proferimento. Peggio poi , se il G trovasi in fine 
delle parole e ne' monosillabi , che allora converrebbe dargli indispensabil- 
meote l'articolazione del K; per esempio felic , (felice) ; guerc, (guercio ) ; 
ac'odretn, (ci vedremo); ac'truvari, (ci troverete); in questi ed altri 
simili casi gli scrittori hanno dovuto adoperare la Z in vece del C» scrivendo 
canzUr, zrisa, feliz, a z'trwoari. Se dunque in moltissime vod si è fatta 
la tramutasene del C bi Z , non è fhor di proposito feria in tutte , trattan- 
dosi che podie sono le parole , nelle quali si conserverebbe il C. Per questa 
ragione e per l' altra di render vie più sicura la pronunzia colla scrittura ho 
sempre usata la Z in luogo del C, quando ne fa l'uffizio, ed ho scritto tanto 
le une che le altre voci nella seguente maniera : zii , zira, zrisa, canziUr . 
feUz. 

5.0 Nella scrittura italiana il G non si trova seguito dall' H, se non se 
quando, precedendo !'£ o pure VI, si vuol togliergli l'articolazione fiscbiante 
e dargliene una sorda o sia rotonda equivalente al K. La regola stessa se- 
guir dovrebbe il dialette. In fatti fino ad ora si sono scritte molte parole bo- 
lognesi in questa maniera: cAe, (che) ; perchè, (perchè) ; checcfiera, (chic- 
chera ); chicchein, (Checchino). Per la sìllaba che non v'ha difficoltà, per^ 
cbè in bolognese non cambia mai pronunzia e fa sempre /lc« , ma la sillaba 
c7tt dagli scrittori fu adoperata ora col proferimento di Ai , ora con quello di 
et; scrissero pertanto bicchir, /jhisa» chiiatra, chiod e simili , pronunzian- 
do bikir , cisa, kilarra, eiod. Questa estensione di scrittura dei chi, alcune 
volte contraria alla pronunzia , che rende l' H superflua, porta molto imba- 
razzo al leggitore, il quale non sa se debba dir Òikir o biccir; Iòsa o cisa ; 
kiodo ciod. Vedo bene che cosi scrissero a Sne di conoscere la voce italiana 
corrispondente albi voce del dialetto , ma vedo ancora che per togliere un 

2 



xTin 

* 

diirario tanto sensibile di pronunzia si paò passar sopra all'analogia, che» 
non alterando molto la parola , rende sicuro il proferimento , e invariabile 
la maniera di scrivere. Tutte le volte adunque , che trovo la pronunzia del 
ehi ^T ci, sopprimo V h, t scrivo ciav, cita, damar, cionga, andòva, 

caveccia' 

Conviene però osservare che per la continua elisione della vocale in 
fine delle parole bolognesi non basta sopprimere l'H in questi finimenti, 
giacché rimanendo solo il C semplice doppio avrebbe sempre l'articola- 
zione stessa, cioè quella del R, e tanto sarebbe scrivere Vocoh, quanto Voce 
(occhio) , che si pronunzierebbe egualmente Vok, mentre va proferito col 
G fischiante, come se seguisse un I. Per avvertir dunque il leggitore di que- 
sta difierenza io vi appongo un apostrofo , ed in vece di scrivere oeeh, ucch, 
vécch, vicch, spéceh, o pure occ , ucc, vice, tpécc, come scrissero i miei 
predecessori , scrivo occ', ucc\ véce', vice', ipécc'. E questa maniera fti 
praticata ancora dal Cherubini nel Vocabolario Milanese'itaUano. 

Del G. 

11 G sofire le stesse anomalie del C. 

l.<^ GÀ, GO, GU conservano la pronunzia italiana: gatt, (gatto); gob, 
(gobbo ) ; guitar, (gustiire ). 

2.<' GÈ, Gì vengono pronunziate in due maniere; ora all' italiana: p. e. 
Geltrtida, (Gertrude); Genova, (Genova); ^tmr, (girare); giostra, (gio* 
stra); giùst, (giusto ); ed in tal modo si scrive <A>ntinuamente; om si prò* 
nunziano coli' articolazione della Z. Gli scrittori in ciò non han trattato il G 
come fecero 11 C , e scrissero le voci colla stessa Z; p. e. Zironem, (Girola* 
mo); Zorz, (Giorgio); zni, (genia); za, (già); ùnzer, (ungere); zò, (giti); 
ziiven , (giovani); e siccome Tuso è ragionevole, non v'ò motivo di allon- 
tanarsene. 

Zfi Quando il G si trova in fine delle parole, siccome ivi rimane solo 
per la fatta elisione della vocale, che gli succederebbe, può ricevere perciò 
tutte le articolazioni, che ha innanzi all'È, all'I ed all'O, cioè di K, di G fi- 
schiante in italiano e di Z. ' 

Se ha il suono della Z , viene permutato nella stessa lettera. Cosi scris- 
sero gli altri, e scrivo io pure maz, (maggio); faz, (faggio); oz, oggi. 

Quando il G ritiene l' articolazione sorda , resta fermo il G semplice 
senza alcun segno, perchè non può pronunziarsi altrimenti, né altrimenti oc- 
corre di scrìverlo ; p. e: mig , (meco) ; sig , (seco) ; fig , (fico) ; pag , (pago); 
Aìdoig, (Lodovico); deg, (dico) , ecc.* 

Ma se il G finale è fischiante vi appongo l' apostrofo , c<»ne faccio pel 
C, e scrivo Luig', (Luigi); curag' , (coraggio). 



xa 

Finora si è scrìtto mgh, amigh, nmigh, ktgh, Angh, eH0k» tagh, et. 
ma ognun vede quanto maJe qai si apponga Vh, che non ha luogo per l' in» 
ntilità di pronunzia ed anehe perchè nelle steaae vod italiane, dalle quali 
derìvaDO le bolognesi , non y*è tal lettera. 

4.^ L' H si pone dopo il G per togliergli il suono flschiante , che avreb- 
be inaanzi E e innanzi I , e dargli il gutturale , come in agher, (agro) ; ma* 
gher, (magro); bragMra, (pettegola); vàghen, (vadano); vagM, (vaghe), ec 
In egaal manicTa si scrivono le voci dei verbi pa^jrA^n» (pagano); deghén» 
(dicano); fàghen, (fiicciano); stàghen, (stiano), quando ad esse segue altra 
voce, che cominci per consonante, per la ragione che cosi intere si pronun- 
ziano; onde si scriverà ch'i paghen prést, (paghino presto) ; ch'i deghen 
bèin, (dicano bene); ch'i stàghen guiet, (stiano cheti). Se però a queste vo- 
ci seguisse una vocale, siccome si elide TE nel pronunziarle, cosi non si 
può seguir la regola di tralasciare anche V H nella scrittura , ma bisogna 
scrìverla, perchè il G conservi il proferimento aspro; altrimenti lo riceve- 
rebbe molle o tnout//^, come dicono i Francesi, nel modo, che si proferi- 
sce in co^na ; ogni; bisògn. Negli esempi riportati di sopra, se a quelle pa- 
role seguisse vocale, e si volesse levar V H dopo il G , ne risulterebbe la se- 
guente pronunzia , che non sarebbe la vera , e di più recherebbe equivoco 
nel significato : se si scrivesse per esempio eh' i pagn i quattrein ; ch'ide^ 
gn anch questa : eh' i siagn in etua ;. le parole pa^n , degn , itagn , non si- 
gnificherebbero più (paghino) , (dicano) , (stiano) , ma sibbene (panni) , (de- 
gni), (stagni). Converrà dunque in questi, e simili casi, lasciar fe^rma l'H do- 
po il G , benché sia soppressa V E. 

5.0 Ho detto che GU fa gu italiano, ma ciò debbesi intendere, quando 
a questa sillaba segue una consonante, poiché seguendo vocale, allora V U 
si fa sentire alla sfuggita e con un suono quasi composto, precisamente co- 
me in italiano ; per esempio: guastar, (guastare) ; disteinguct , (distinguere); 
QvAd, Guido. E si debbe pur ritenere questo suono composto , ancorché si 
trovi soppressa la vocale , che segue il GU nella stessa parola, in mezzo o in 
fine che sia, come sarebbe in pigura» (pecora) ; prigular, (pericolare); prì- 
guluìrènd, (pericolo orrendo); òHgul avert, (umbilico aperto); sangu ar- 
Kaldà (sangue riscaldato) ; sangu caitiv , (sangue cattivo) ; a n' disteingu 
ntenf , (non distinguo niente); a n' disteingu alter, (non distinguo altro). 
In tutti questi e simili casi il GU ha la stessa forza di pronunzia , che neir i- 
lafiano, come se in egual modo si dicesse sangu' acceso : non disUngu' altro. 

^.^ Per ultimo , il G avanti le consonanti conserva la stessa pronunzia 
italiana , ed egualmente si proferiscono le parole gloria, (gloria); cagna, 
(cagna); campagna, (campagna); grazia , (grazia); agrèst, (agresto); ogni, 
(ogni); gnocc, (gnocco) e simili. 

Si osservi però che in bolognese non si trova quasi mai la sillaba GLI. 



XX 

Viene qaesta cangiata secondo le varie desinenze delle sillabe corrisponden- 
ti alle italiane. Per esempio le voci italiane terminate in agUa , egUa , iglta , 
ogUa finiscono nel bolognese in aia, eia, oia. Le parole in gUo, gli finisco- 
no in ol, o2t, come dai seguenti esempi: battaia, (battaglia); vèia, (veglia); 
foia, (foglia); fiol, (figlio) ; vói, (voglio). Le voci seglier, sioglier e forse al- 
tre, che pur saranno in questo Vocabolario, sono più della Lingua, che del 
Dialetto. 

Nella scrittura bolognese si vede essere stato adoperato il GLI per arti- 
colo plurale de' nomi femminini , che cominciano per vocale: e. g. egii oc, 
o pure gli oc , (le oche) ; degli anem, (delle anime); dagli ov, (dalle nova). 
Io ricuso questa maniera di scrìvere, primieramente perchè ripugna il Tede- 
re apposto ai femminini l' articolo , che per noi italiani si appropria ai ma- 
scolini ; secondariamente perchè il G non si fa sentire nella pronunzia bolo- 
gnese di tale articolo. Perciò tengo férmo V articolo plurale del fenmiinino 
adoperato per que' nomi, che cominciano per consonante, il quale è EL, e 
separato da una lineetta aggiungo 1' I, qnal lettera eufonica , che i Bolognesi 
fanno sentire per dolcezza della pronunzia. Metto dunque in pratica la se- 
guente ortografia: el4 oc, (le oche) ; dell'4 av, (delle api); alV-i ov, (alle 
uova); daW'i òmber, (dalle ombre). Che se pur si trovassero alcune voci 
scritte col GLI, tralasciando anche in queste il 6, il pronunziamento non 
verrà per nulla alterato, ed egualmente varrà scrìvere vizegUa e vizeUa; 
treglia e trelia eco. 

Dell' H. 

ÌP Conservo questa lettera in principio di poche voci, in quelle, cioè, 
che si veggono nella lingua italiana, per la sola ragione dell'uso: Ori ho, (io 
ho); t*hd, (tu hai); l'ha, (egli ha); i han, (eglino hanno). 

^fi L' H è però necessaria dopo il C e il G , quando queste due lettere 
sono seguite da E e da 1 , come dissi , e si vuol dar loro il suono sordo e 
gutturale; e. gr. chi, {chi); perchè, (perchè). In ogni altro luogo l'ho sti- 
mata inutile , ed ho scritto anc , (anche); poc, (poco); quale, (qualche); 
fug , (fuoco) ; sug , (sugo) ed altre , che gli antichi scrìvevano coli' H. 

3.^ Per vero segno d' aspirazione ho lasciato l' H appunto nelle interie- 
zioni , come si pratica nella lingua italiana: ahi ahi! oh! 

Dell' M e dell' N. 

Ninna variazione mi par necessaria da farsi neli'M, perchè nella pro- 
nunzia e nella scrittura bolognese va di pari all'italiana. 



XII 

E^oafanente si potrà dire die soirN non ooeom fore oiservaiione ftU 
dina » perchè di questa lettera si parlò nelle vocali ; tottavolUi metterò qnl 
degìi esempi , affinchè m^lio si conosca in che modo io abbia trattata l' or* 
tognib di questa consonante : 



ìhan 

lavén' 

Ck'iàoen' Abbiano. 

/ àrm* Arano. 



Eglino hanno. / diien' Dicono. 

Ebbero. / dé$sen* Dissero. 

Ch'idèghen' Dicano. 



laràn' 
laròn' 
Man'val 
Man'g 



Avranno. 
Ararono. 
Manovale. 
Manico. 



Idén' 
I Melten' 
IMiten' 

San 
Sònn 



Diedero. 
Mettono. 
Mìsero , v. 
Sono; suono. 
Sonno. 



Pan 

Pann 

San' 

Bòn 

Bon 

Bon' 

Can'va 



Pane. 

Panno. 

Sane. 

Buono. 

Buoni 

Buone. 

Canapa. 



Cannleina Cannellina. 



DblQ. 

Uqso e il proferimento della lettera Q non differiscono nel dialetto della 
ììQgwt italiana. Costante accompagnatrice dell'U, ha dunque una sola artico* 
iaiiooe , la quale accelera la pronunzia dell' U medesimo innanzi la vocale 
segaeote: per es. qtial, (quale); quèll, (quello); liqvàur, (liquore); quiet, 
(quiete). E siccome dicemmo del GU, che conserva la stessa pronunzia an- 
che nelle voci, dove si elide la vocale ad esso seguente , cosi è del QU, che 
si proferisce sempre a un modo, benché senza l'altra vocale: e. gr. qul'am» 
(quell'uomo); 9uto donna, (quella donna); quaqula, (caccola); ciaquHrag 
(ciarliera). Si troverà nella scrittura degli antichi ed anche dei UMMlerni molte 
volte omesso TU dopo il Q, come sarebbe ql'am, ciaqlira, quaqla, ma, 
per poco che si faccia attenzione, si vedrà che il Q, non avendo da sé che 
la soia articolazione del K, le voci proferireb)H)nsi in questo modo: Jk/'om» 
kla donna, ciakUra, quakla, che non è la vera pronunzia. Ed è bene anche 
riflettere che il QU, non facendo le veci del K, come in francese, non si 
può scrivere solo, e bisogna aggiugnervi sempre Y\ì; per es. zeinqu» (cin- 
que); o^tt, (acque); «tatogur (scialacquo). E questa maniera usasi pure in 
francese Quelqu'un; Qu'avez'vous? Quoiqu'il en soit. 

Questa lettera non si raddoppia nella lingua italiana che in pochi casi. 
Generalmente , dove gì' italiani la pronunzìan doppia , le si premette il C 
Della scrittura : per es. Àcqtia, Acquistare, Tacque, Ma sard)be meglio , a 
mio credere, raddoppiare anche il Q, come si fa di tutte le consonanti e fino 
della zeta. Parimente forse converrebbe adoperarlo sempre in quelle parole, 
che si sogliono scrivere i^er CU dove questo U forma una sola sillaba colla 
vocale, che gli succede, e scriver perciò quore, perquotere, aqquistare, 
c^fuo. Si ddi'mia che dell' altra convenienza il citato prof. Muzai fece al- 



XXII 

cane parole nella Centuria V. delle sae Iscrizioni a pag. 71 e 72 (Prato, dalla 
Giachettiana 1829); ma più pienamente ne scrisse nella detta sua Gramma- 
tica inedita. In fatti, anche a giudizio di molti altri, sono ivi tolte di mezzo 
tutte le obiezioni possibili, alcune delle quali posson vedersi neir erudito 
Discorso del chiar. sig. Ferdinando Malvica intorno ai sepolcri e alle epi- 
grafi, alla pag^ 101 e segg. (Palermo, presso Lorenzo Dato <850). Io tutta- 
yolta non^iso raddoppiamento del Q nella scrittura bolognese, perchè noi 
richiede la pronunzia , e scrivo alla latina tiqua, ogutxtor. Nella scrittura 
italiana poi ho seguita la consuetudine generale per non incontrare la tac- 
cia d' innovatore. 

Dell' S. 

!.<> Nel dialetto bolognese rs ha due suoni. L'S di suono -scabro sì 
sente quando, non raddoppiata, trovasi fra due vocali, e conserva anche 
tale pronunzia nelle stesse voci , benché in fine perdano la vocale per elisio- 
ne: e. g. rosa, (rosa); casa, (casa); musa, (musa); asen, (asino); U9Ì, (uc- 
celli) ; US, (uso) ; bus, (buco) ; cas , (caso e case) ; bas , (bacio e baci). 

2.<^ L'altr'S,che io chiamerei volontieri asciutta, si pronunzia con 
forte spignimento di fiato fra' denti serrati e ritirando la lingua , senza 
eh' essa abbia parte nell' articolazione di essa lettera. 

Si adopera generalmente, semplice o doppia, in principio, in mezzo e 
in fine di parola, segua o no vocale, fuori del caso detto all'art. \.^\ p. e. 
sass, (sasso), costo, (costa) ; possa , (possa); aspra, (aspra); zèss, (gesso); 
pèss, (pesce). 

3.0 Hu'altr'S si sente dalla plebe di Bologna proferita con forte fischio, 
e propriamente la stessa che il CH de' Francesi ; p. e. sodo , (fermo) ; 
s'a t'agguanto, (se ti piglio) ; sep^a scappa, (scappa scappa), 

L' uso solo farà conoscre queste differenze ; avvertano però i Bolognesi 
che in qualunque maniera di loro pronunzia della S ella è sempre diversa 
da quella, che pur sentono nella viva voce de' Toscani , e perciò dissi che 
i Bolognesi hanno un' S aspra fra due vocali , perchè nemmen questa è la 
dolce sottile di essi Toscani. Il difetto nella pronunzia dell' S è di non im- 
piegare la lingua per questa funzione. Lasciandola inoperosa nello stato suo 
naturale di riposo, produce quella sordità di fischio, che rende la S asciutta, 
Nel proferirla converrebbe spinger la lingua contro i denti inferiori; che 
F avanzarla contro i superiori dà un'articolazione, che s'accosta alFF, e 
il metterla fra' denti rende piuttosto la Z. 

4,0 La S, a cui seguiti consonante, si pronunzia come in italiano, 
sempre però asciutta, come s' è detto: sfurzar, (sforzare); sbatter, (sbat- 
tere); sdintd, (sdentato); sgraffgnott, (sgraffio); siuzfir, (sloggiare); smace. 



xml 

(smacco); inerod» (sneryato); spada» (spada); tquader» (squadro); $radhar, 
(sradicare); stoffa, (stoffa); strassinar, (strascinare); svari, (sTario). 

Cosi dicasi quando precede il C nelle sillabe SCA, SCO» SCU, che si 
prononzia egualmente scala, (scala); scola, (scaola); scusa, (scasa); ma 
quando SC precede T E o pare TI, allora il C diviene malo e non si pronan> 
lia, e cosi accade in francese. Per questa ragione io tralascio ancora di 
scrivere il C: p. e. sena, (scena); sémia, (scimia). E cosi hanno scritto gli 
autori in alcune voci di lingua italiana e si troirano simila , sirocco, sintUUL 
Yibanno però delle voci, dovei' SC seguita dal dittonghi lA, lE, IO, lU, 
si pronunzia staccato, facendo sentire il C flschiante e con forza, come se 
si pronanziasse e scrivesse per esempio s-^^ciancar; S'C-ciappa; s-c-ciopp: 
in questi casi io aggiungo un apostrofo dopo il C in qualunque posto della 
parola si ritrovi. Scrivo pertanto sc'iaff, (schiaffo) ; mesc'ia , (mischia) , 
veic\ (vischio); masc', (maschio); imperocché, se si scrivessero senza apo- 
strofo, alcuni forse proferirebbero quelle parole in questo modo: sia f: 
mesk; vesfc; mask. 

I bolognesi cangiano spesso le sillabe schia, schie, schio, sehiu, in 
<(ia,sfie, slio, sHu, e pare piìi dolce questa pronunzia e più asitata da 
loro. Cosi fanno anche i Fiorentini parlando e scrivendo. Onde si dice e 
Kny^sUalf, (stiaffo); stiancar, (stiantare) ; «rt^ff« (stieìto); stiopp, (stiop- 
?o);stmmar, (stìumare). 

Della Z. 

Di due sorta è la Z nella pronunzia bolognese. L'una di suono rimesso , 
e presso a poco corrispondente all'S dolce francese, proferita però con piU 
forza. L' altra di suono gagliardo. 

i.° La Z di suono rimesso o sottile fa le veci del G , quando si trova 
nelle voci italiane conformi alle bolognesi nel significato , e ciò vedemmo 
incora alla lettera G; o pure corrisponde alla Z in altri vocaboli, che anche 
in italiano hanno questa lettera. 

2.^ La Z di suono gagliardo corrisponde al C , come abbiam detto par- 
Mo di questa consonante, o alla Z di alcune voci equivalenti all' italiano, 
che hanno pure la Z. 

Non è cosi facile distinguere la qualità di questa Z nella scrittura , 
^t^i^o appunto non si abbia riguardo ai significato correlativo della voce 
italiana, e la pratica sola ne indicherà 1q variazioni. Eccone alcuni esempi: 



XXIV 

In piiiìcipk) di parola. ' 

Z gagliarda Z rimcsfia. 

Za Qoa Za Già. 

Zira Cera Zér Zero 

Zei Ciglia Zia Giglio. 

ZUtà . auà Zela Zeta. 

Zèini Cento Zèinl Gente. 

in mezzo alle voci. 

Fazza Faccia Faza Faggio. 

Frezza Frezza Fresa Frigga. 

in fine di parola. 

Fazz Faccio Foz Faggio. 

Pizz Pezzi.. Piz Peggio. 

Mazz Mazzo Maz Maggio. 

Replico r osservazione fatta già sulla consonante S» ed è: che la Z in 
cpialunqne modo pronunziata da'Bolognesi è sempre di proferimento diverso 
da quello de' Toscani. ^ 

Non ho parlato delle consonanti B, D, F, L, P, R/T, V, perchè la pro- 
nunzia loro nel dialetto è la stessa di quella nella lingua italiana. 

DEUJS LETTERE EUFONICHE. 

Chiamo leilere eufoniche quelle, che si pongono in principio e in fine 
delle parole, ed anche fra due voci , affine di togliere la cacofonia, o per 
rendere vie più fluida e dolce la pronunzia. Nella lingua italiana e nelle 
altre ancora hanno luogo queste parlicene, che dai Grammatici si chiamano 
Interposti, come lo hanno nel dialetto bolognese, lo che andrò esponendo. 

i.^ Si troverà un' A nel principio di alcune parole, che incomincereb- 
bero da una consonante seguita da un' E muta, e per non dire aspramente 
rsohm', Izir, Idam, qusé, si dice arsolver, aJUdr, aldam, aqusé. 

2.0 Altre volte un' E o vero un I posto in principio, massimamente 
de'monosillabi, rende men duro il suono; e perciò in vece di dire n'sw'tno 
matl? si suol dire en' st'u' mo mali? (non siete voi matto?) lx> stesso dicasi 
dei seguenti esempi : piuttosto che dire ait' t ho vést nssàn, si dirà a n' t 



XXV 

ho vést entsùn, (non gtt ho veduti nessono) ; ai i' in toh, ìa $'in tmno, 
saranno dell! con più dolcezaca , di quel clie siano al $' n' toh ,lai'n' iw^ 
nò. (se ne tolse, se ne tornò). 

3.<^ Un' S spessissimo vien posta dopo la congiunzione E, seguendole 
locale; p. e. es andò, (e andò); es aveva, (ed aveva); ei era, (ed era), d 
alle volte seguendo ancora consonante : e$ dU,(e dice) ; e$ fé erèder, (e 
fece credere). 

i,^ S'incontreranno talvolta due di queste eufoniche consecutive: p. e. 
€» en'tmoò enstén, ni vece di dire e n'tnwò enstùn, (e non trovò nessuno). 

5.<^ Sopra questa S aggiunta è da notare che nella scrittura si trovava 
quasi sempre apostrofata , ma sembrandomi quest'apostrofo fuor di luogo» 
perchè non v'ha elisione, ho credalo meglio tralasciarlo nella mia ortogra- 
fìa.LaS'coirapostrofoèilSE, a cui levasi l'Emula per l'Incontro di 
ana vocale seguente: v. g. e »' andau , (e se andassi) les'a dtéu, (e se di* 
cessi). pure equivale alia particella SI del passivo; p. e. Ì9'ba$Hmòn\ 
(egimo si bastonarono); a »'me$è a piover, ea$' fé bur, (si mise a piovere, 
e si fece buio). Quindi l'apostrofo si serberà per queste particelle. 

6.<^ Un I si trova frapposto alle voci interrogative de' verbi nella prbna 
persona singolare e plurale alla quale il pronome A, che vale Io o Noi, è 
posposto. Fino ad ora il verbo , l' eufonica e il pronome si sono uniti 
nella scrittura tutti in una parola sola, e cioè si è scritto hoia, (ho io?) ; 
fazzia, (fiiccio io?); deghia, (dico io?); fènnia, (facciamo noi?); andènnia, 
(andiamo noi?).Qaesta maniera di scrìvere lascia incerta la distinzione delle 
voci primitive , che compongono la parola , e rende difficile in conseguenza 
la cognizione del signi6cato.Segaendo perciò il mio metodo ortografico, ho 
amato meglio che si vegga distinto il verbo dal pronome e dalla lettera in* 
terposta nella seguente maniera; ìuhi-a? fazzA^aì dégM-a? dsèn'^i^? 
Fèn'-t-o? 

Ifi In egoal modo ho scrìtto, come dissi , Y articolo del femminino plu- 
rale, i cai viene intermesso l'I ; p. e. eV-i-ov; delVÀ'Ov: a/r-i-ov; dall'-i^tv. 

%.^ Né diversamente ho operato quando in bolognese si frappone la let* 
teraT per eufonica, «come praticano i Francesi : p. e. in^t-al pinsir, (nel 
pensiero); in-t^ tavkln, {nei tavolino); in^t-Vort, (nell'orto); in-(-im 
attém, (in un. attimo). E qui pure non ho trovato ben fiitlo seguire la solita 
ortografia bolognese, che univa quésta lettera T alla voce seguente. Seri* 
vendosi di fatto in talpimir; in tal mumèint; in tal tavlein: si dovrebbe 
piuttosto interpretare In tal pensiero: In tal momento. In tal tavolino, 
significato l)en diverso dal primo. 

Ed eccomi già a capo del Trattatene d' Ortografia bolognese , né mi 
resta che ad esporre alcune riflessioni occorsemi nel tempo, che l'ho tra- 
scritto. 



XXYi 

I suoni e le articolazioni in questo Dialetto sono cotanto multiplicati , 
che nella scrittura occorrerebbe un numero tanto maggiore di segni e di 
lettere; imperocché tre maniere di pronunziar V A, quattro o cinque dell' E, 
due dell' I , tre dell' 0, e tre dell' U, importerebbero per le sole vocali quin- 
dici variazioni. Piii estese forse sarebbero quelle delle consonanti. Né que- 
sta deficienza é della sola ortografia del dialetto « ma di tutte le altre lingue 
ancora. Prima però di lasciarsi trasportar dall' illusione in astratto, e di cre- 
dere che l'aumento di caratteri e di segni nella scrittura debba portar van- 
taggio, sarà valevole rappresentarsi la confusione, che nascerebbe dalla 
moltiplicità de' segni. 11 molto studio nell' apprenderli e la somma diffi- 
coltà per distinguerli ed usarli « non sarebbero compensati dal. leggier 
vantaggio , che si trarrebbe, di una più facile e spedita lettura. Frattanto , 
per ciò che spetta sempre a questo Dialetto , a me pare di non andar errato 
nei giudicare che coir aiuto de' tre semplicissimi segni o accenti si giunga 
ad ottenere l'intento di esprimere la maggior parte de' suoni svariati delle 
vocali , e col semplificar l' uso delle consonanti possiamo bastantemehte ac* 
costarci al buon proferimento di esse. 

1 Bolognesi dall' abitudine del proprio linguaggio contraggono alcuni 
difetti , e li trasfondono , senza accorgersene , nella pronunzia e nella scrit- 
tura della lingua italiana. Per isfuggirli sarà bene nel parlare italiano avere 
l'avvertenza di battere sempre le consonanti doppie, appoggiando la voce 
sulla vocale, che le precede; p. e. Cavà-Uo; Cas tè-Ilo; Dò-nna: Distinguere 
con attenzione quando le vocali s'abbiano a proferir chiuse, e quando 
Siberie ; Propósto , Dispósto , avranno il penultimo o stretto; Aosa nome 
avrà l'o aperto e rosa agg. lo avrà chiuso: Pronunciar lenemente l' r: Non 
equivocar Vo coli' 14: Raddolcire la pronunzia dell' s e della z : e simili altri 
avvisamenti , che i bravi nostri maestri sapranno benissimo suggerire a'fan- 
ciuUi fino dal primo lor sillabare. 

Addimostrata la maniera piìi ragionevole e facile di scrivere il dia- 
letto bolognese colle regole da me accennate, porto speranza che, aven- 
do persuasi quelli , che su di essa affacciavano difficoltà , si vorrà d' ora in- 
nanzi abbandonare del tutto 1' antica scrittura, e sarà questo il mezzo di 
provare agevolmente che il linguaggio bolognese non è si strano come lo 
qualificano gli stranieri, fra' quali il Perno w nel suo trattato, sopra i Dia- 
letti italiani. Questo eruditissimo letterato prussiano é da con^patire se il 
dialetto bolognese gli apparve il piìi contratto di tutti gli altri d' Italia. Co- 
me poteva egli giudicarlo diversamente stando alla scrittura de' nostri Bo- 
lognesi medesimi? Egli vide scriversi stnl'ha; tml'ha; eml'oia; an sprà 
9n liezer ec. Né poteva egli avvedersi della mancanza delie vocali , per Io 
più E mute, che i Bolognesi elidono sempre dalla scrittura. Però meglio sa- 
rebbero state interpretate le suddette parole, se si fossero espresse nella 



XXTII 

seguente maniera: s' te n' l'ha, (se ta non l'hai)» t^ ^* ^'M, (to me Thai); 
com' Vhoi-al, (come l'ho io?); a n* $* prà se n' lézer, (non si potrà se non 
leggere). E in conseguenza non omettendo nella scrittura alcune vocali , che 
pur si sentono nella pronunzia quantunque alla sfuggita, e tenendo hen dia* 
gioDte le parole , non parrebbe il linguaggio troppo contratto. Le voci poi • 
che sembrano cosi strane, sono prette francesi, ed alle volte ancora meno 
tronche; stè'd eet, cètte, pronunziato stam,it fam. kne, che si pronunzia 
An\ è voce pid contratta della bolognese Ann, Cosi arzèver, aregnoeeer 
sono più dolci di Rievoar, Rconétr. Similmente dicasi dei monosillabi fran* 
cesi /e, Ce, Me , Ne , Se , ec., che posti innanzi anche a parole, che comin- 
ciano per consonante, si risolvono in semplicissimi fischi, i quali, abbenchè 
sembrino a primo aspetto di pronunzia difficile ed aspra , riescono dolci in 
bocca de'maes tri , cioè de' nazionali. Noi bolognesi diciamo, è vero, òtò per 
bisogna; pxró per potuto; lézer, (leggere); lézen, (leggono); vèden, (vedo- 
no); ma i Francesi egualmente, o'per dir meglio, molto più contraggono le 
saddette voci corrispondenti con dire Fo, Pu, lÀr, Lis, Voà. E nella stessa 
favella italiana quante elegantissime contrazioni si trovano 1 E' per Egli; 
Me', Meglio; Po', Poco; I', lo; Mo', Modo, ec. ec. senza nominar l'elisione 
delle vocali in fine di parola , per lo più quando segue consonante ed anche 
InpriDcipio, se si voglia ad essa conservar l' articolo intero, come sarebbe 
lo'ngegno, Lo'mpero, e simili. 

Ma troppo ornai mi son diffuso per amore della nostra favella , a costo 
forse di esserne da qualcheduno censurato. Cesserà il biasimo tutta volta, 
se vorrassi riflettere che la Lingua della Nazione non è che un aggregato 
delle voci e delle dizioni de' vari dialetti, e che foree una gran parte del bo- 
lognese è in essa compreso , come lo dimostrano le opere de' nostri primi 
padri Dante, Guinicelli, Sacchetti, Buonarrotti e LippL Oltre a ciò la pena, 
che ci prendiamo nel coltivare il proprio linguaggio , ci porterà abl>ondante 
compenso col farne più facilmente l' applicazione alia madre lingua , affine 
di possederla e usarla propriamente. 

Parlerò adesso dei cangiamenti e delle aggiunte fatte in questa nuova 
edizione. 

ìfiLsk diversità della stampa di per sé si farà conoscere dai caratteri 
maiuscoli in tutto ciò , eh' è di linguaggio bolognese, affine di trovarlo sem* 
pre a colpo d' occhio , e non coofouderlo coli' italiano. U corsivo indicherà 
la voce o frase italiana corrispondente. La spiegazione o definizione sarà in 
carattere minuscolo tondo. La voce francese troverassi in carattere corsivo 
fra parentesi.ìl significato diverso delle voci, frasi, proverbi e tutti gli altri 
dettati si son m^ssi a capo di linea per facilità di rinvenirli (*). 



(*) Le prime dUtinziard abbiamo egualmente, il più possibile , deHbe^ 



XXVIU 

Si avverte eziandio che le parole italiane non accentate hanno sempre 
lunga la penultima sillaba , e quando si troverà i' accento suU' antipenuUi- 
ma, segno è che la penultima è breve. Alcune volte ancora avrò messo V ac- 
cento sulla penultima stessa» abbenchè si fosse potuto pretermettere, ma 
ciò feci in quelle parole, che so pronunziarsi in generale erroneamente, 
come sarebbero, a cagion d'esempio. Pèrmuta, Riccino, Pàlpebra, che de- 
vono in vece pronunziarsi Permàia, Riccino, Palpebra. Ognuno vedrà tut- 
tavia che tale accento non debbo usarsi scrìvendo comunemente queste pa- 
role; egli è posto colà solamente per ammonimento della pronunzia. Ho av- 
vertito anche qualche volta quando T E o pure l'.O sono aperti o chiusi In 
italiano; cosa che sarebbe necessaria trovarsi sempre ne' dizionari della lin- 
gua nazionale, perchè non sono fatti pei soli Toscani. 

2.<^ Ho registrati i nomi propri d'uomini i piii comuni, non perchè siano 
ignoti i corrispondenti italiani, ma perchè vedo che alcuni cadono in errore 
spessissimo ora hello scrìverli ora in pronunziarli. Lo stesso ho praticato 
di nomi di Comunità, Parrocchie ed altri luoghi particolari della Provincia 
bolognese , che per la loro singolarità di etimologia o di storia mi sembra- 
rono degni di menzione. 

3.^ In egual maniera nel riportare V infinito de' verbi italiani aggiunsi 
que' tempi, che per la loro irregolarità sono men conosciuti, affine di rispar- 
miar la fatica dì svolgere la grammatica , ed anche perchè in questa non 
tutti si ritrovano. 

4.0 Pel giovanetti poi serviranno moltissimo le voci greche italianizzate, 
che non rinverrebbero ne' vocabolari italiani senza saper V origine del loro 
significato , e ne' glossari greci senza conoscerne la scrittura. 

5.0 Al nomi delle piante degli animali e d' altri simili prodotti ho unito 
il più delle volte li termine de' sistematici , perchè quelli di dialetto diver- 
sificano ad ogni cambiar di luogo. 

6.0 Non ho creduto dovere sbandire dal mio Vocabolario molti proverbi 
e termini bassi e burleschi , I quali non sono in vero di grande ornamento 
a un libro, ma servono tuttavia ad arricchire un dizionario. Tutte le maniere 
di parlare popolari e triviali , per basse che siano, non lasciano d' essere di 
lingua , ed hanno diritto al ricevimento nel vocabolario , soprattutto in 
quello di un dialetto, eh' è il linguaggio del popolo e del volgo e anche 



rato di serbar noi nella presente edizione, nella quale però , a maggiore 
brevità, pensammo di ommetiere i corrispondenti francesi, non che la 
parte proverbiale , fuorcìd nei casi dove una vera necessità ce ne mostri 
l'uopo indispensabile. Cosi pure altre lievi riforme aòbreviative opereremo 
in altre cose quando lo si possa senza nuocere all'integrità del lavoro, 

(Nota degli Editori). 



spesso £iiDigUanaeate degli stessi dotti Quei termioi saranno poi giovevoli 
eziaodto a moslrare che altre voci si possono a qaelli sostituire per mitlgap* 
U coB grazia e pulitezza. Ho poi tralasciato assolutameote que' vocaboli , 
che le persone civilizzate e di oreccbio delicato non conoscono o dovrebl)ero 
sempre iguorare. 

7.^ Nella prima edizione fui largo in raccogliere sotto di un vocalralo 
solo la maggior parte delle parole italiane , che comunemente si prendono 
per sinonime , sull' esempio di quasi tutti i vocabolarL Ora sono stato pib 
scarso, anzi ho agito altrimenti; e» siccome uno de' principali obblighi dello 
scrittore è quello di mantenere kà proprietà dei termini, ho voluto agevo> 
lame r uso ai giovani col por loro davanti la spiegazione di quelli diversi, 
che a prima giunta sembrano sinonimi , dalla quale si conosca la dilTeren- 
za (*). Per quest' operazione mi hanno giovato moltissimo i dizionari de* si- 
nonimi francesi , e il dizionario de' sinonimi italiani dell' Ab: Romani, opei|t 
DOQ abbastanza conosciuta. Tutto però feci in compendio , a fine piuttosto 
d'invogliare il giovane studioso a piii profondo esame di questa essenzialis- 
sima parte del linguaggio. La moltiplicità pertanto delle voci italiane corri* 
spoodenti ad una sola bolognese nel mio dizionario non le qualifica già tutte 
persiaonime, ma bensì per accostantisi alla voce del Dialetto, e la voce 
italiana da me riferita in primo luogo sarà la corrispondente piU propria. 
Tutu i vocaboli affini sì confondono, massimamente quando sono elevati a 
qualche traslazione, perchè allora spariscono le piccole dilTerenze del senso 
proprio, e possono essere presi facihnente come sinonimi per la generica 
loro nozione. 

%fi Per amore sempre di brevità molte definizioni aveva tralasciato da 
prima, che ho poi stimato necessario di aggiugnere per chi non è troppo 
pratico de' significati dell' uno e dell' altro linguaggio, e nel dare la spiega-* 
none del vocabolo ho avuto specialmente in vista V uso generale della cosa 
da esso rappresentata , perchè sia piìi presto ravvisato. 

9.^ Alle voci e frasi non ho aggiunto esempi nel Dialetto , perchè noti 
abbastanza ai Bolognesi ; e non ho portate citazioni d' autori nell' italiano , 
che sì trovano ne' vocabolari classici, dai quali gli ho tratti. E se trovansi 
parole dell' uso ne feci annotazione particolare. ■ 



(') // tiosiro eh, letterato prof. Costa cosi si esprime ne'suoi Colloqui 
con Aristarco' Scannabue: Concorrono soprattutto i vocaboli, che sono 
l' istromento , col quale vengono presentate all'animo le idee, affinchè ne 
Caccia giudizio, e tale istrumento il più delle volte è si mal costrutto che , 
togliendo alle idee 1 loro piìi necessari elementi , « ad esse aggiugnendone 
alcmii impropriamente , le guasta e falsifica. 

(Nota alla 2. Edizione). 



io fi Non recherà meraviglia fte questo dizionario si troverà mancante 
di molte parole e maniere di dire » che non avrò avuto in memoria , o che 
non avranno la corrispondente italiana a me cognita. Sono qui registrale le 
voci , che , in gran parte diverse dalle italiane , sono ignorate dai piiL Quei 
vocal>oli , che, pel troncamento di una lettera o di una sillaba , riescono fa- 
cili a ritrovarsi in lingua italiana ; i diminutivi aumentativi ed altri derivati, 
che pur essi comunemente si formano senza studio, non sono da me riferiti. 
Che se io non ho sempre seguita questa pratica , col dar luogo ad alcune 
voci assai somiglianti per la loro configurazione o per la pronunzia , od an- 
che le stesse ne' due linguaggi , si osservi che queste si sono registrate non 
pel loro valore , ma per le molte diverse frasi , che ne derivano , o pure per 
assicurare i dubbiosi che tal voce è di buona lingua, quantunque famigliare 
nel Dialetto. Ed avrò ben caro se mi verrà suggerito , spezialmente da' miei 
Associati, qualche voce bolognese italiana necessaria a sapersi, e man- 
cante nel mio vocabolario a fine di aggiugnerla in appendice (*). 

Ufi Nel qualificare le voci ho seguito l'esempio generale degli altri vo- 
cabolari contrassegnandole per nomi, pronomi, avverbi, ec. così facendo 
anche per le altre denominazioni grammaticali solite, perchè più conosciute, 
finché si generalizzano i cangiamenti moderni. Ai verbi di qualunque sorte 
apposi la semplice indicazione di V. verbo , ed agli aggettivi agg. o add., 
comprendendo in questi anche i participi. Feci Io stesso quasi sempre 
néll'accennare il senso figurato, senza distinguere il metaforico, V ana- 
logo» ec. 

12.^ Non sempre troverassi l'equivalente voce o frase francese , che 
troppo riuscirebbe l'opera dilungata, e quindi troppo costosa. Sarei stato 
anzi disposto a levar del tutto la corrispondenza di questa lingua , se non 
me ne avesse distolto il riflesso di convalidar con essa il mio assunto, mo- 
strando in ogni luogo la somma sua congruenza col dialetto bolognese, e 
se non avessi creduto di far cosa grata attenendomi al desiderio dei piti di 
trovar quivi un dizionario domestico delle voci famigliari ed usltate, in uo 
tempo che detta lingua è oramai divenuta generale e ai Bolognesi comuois- 
sima. E qui cade in acconcio di osservare : che quando lo dico ì)oce prove- 
niente dal latino , dal francese, dal greco, non intendo di oppormi al pa- 
rere di altri , ed in particolar modo dell' erudito nostro To$elU , che tali pa- 
role farà forse derivare dai celtico o dal 6a<co.- Con questa indicazione ho 
preteso solamente di mostrare la somiglianza più prossima, la quale piii na- 
turale e probabile mi sembra della lontanissima ed incerta. Abbenchè io 



(*) ÌA) stesso invito faremo noi ai Soci di questa terza edizione, ed a 
quanti altri credano di favorirci. 

(Nota degU Editori). 



XXXI 

sia inclinato a credere che la lingua italiana riconosca la massima parie 
delle sae voci e dizioni dalla lingua latina , rlcevate quando questa si estese 
per tutta Italia, nOn escludo per questo che di un'altra parte tragga l'ori- 
gine dall' idioma di quelle genti , che prima della Romana dominarono que- 
ste regioni 

13.° Molti articoli saranno forse plh elaborati e con maggior diligenia 
condotti, altri parran trascurati; questo sarà un effetto di maggiore o mi- 
nor pazienza, o di varia disposizione d' animo in un lavoro tanto penoso per 
Qoa sola persona, e ad un tempo di materia aridissima. 

Possa questa mia fatica essere a' miei Concittadini di quel maggiore 
profitto, pel quale fu da me intrapresa ; che, se non avrò da essi altro gui- 
derdone che di essere sempre fresco nella loro ricordanza , ne sarò pago 
d'assai. Possa io vedere il Giureconsulto, il Notaio, il Medico, l'Ingegnere, 
il Mercante, la Madrefemlglia servirsi de' termini di lingua e renderne co- 
mune la intelligenza. Possa in fine servire il mio esempio ad invogliare quel- 
le province della nostra Penisola, che non lo hanno, a compilare il dizi<^ 
Dario del rispettivo dialetto e a difibnderlo reciprocamente. Imperocché la 
cognizione de'dialetti, oltre al vantaggio di mostrare la corrispondenza colla 
lingua nazionale , e renderla perciò maggiormente praticata , servirà ezian- 
dio a facilitare vie piti le comunicazioni sociali e a stringerne vincoli più 
intimi. 



EPILOGO 



DELLA 



NUOYA ORTOGRAFIA BOLOGNESE 



8IG01IIM) L'ABrnCSDDITE PftKFAZlORE FKUIAM. 



.- 


DELLE VOCAU. 




Vocali 


ScRrrroRA 


Pronunzia 


Italiano 




/ Casa, 


Casa. 


Casa. 


A naturale . . 


Sala. 
Da. 


Sala. 
Da. 


* Sala. 
Da. 




^ La. 


La. 


La. 




[ Andarà. 


Andarà. 


Andrà. 


À larga . . . 


} Farà. 
• ) Dà. 


Farà. 
Dà. 


Farà. 
Dà. 




^ Là. 


Là. 


Là. 




/ Andd. 


Andaa. 


Andato. 


A schiacciata . 


) Carità. 
• ) Dà. 


Caritaa. 
Daa. 


Carila. 
Dado ; Dato. 




\ Là. 


Laa. 


Lato. 




/ Seder. 


Seder. 


Sedere. 


£ naturale . . 


Generar. 


Generar. 


Generare. 


Zelesteina. 


Zelesteina. 


Celestina. 




^ Pelleffrein. 


Felegrein. 


Pellegrino. 




/ Fèlla. 
) Prèma. 
' è Udè. 
\ De. 


Pela. 


Pila. 


É stretta . . 


Prèma. 
Udè. 


Prima. 
Udito. 




De. 


Di. 




( Quella. 


Quèla. 


Quella. 


É larga . . . 


J Frèse. 


Frèsk. 


Fresco. 


• ) htèss. • 


htèss. 


Istesso. 




^ Pcrcfiè. 


Perchè. 


Perchè. 




l Sèlla. 


Sala. 


Sella. 


É apertissima . 


S Fèsta. 
' ì Tèsser. 


Fasta. 
Tèsser. 


Festa. 
Tessere. 




\ Péli 


Pài 


Pelle. 








XXXUl 






r 

VOCAU 


ScBimmA 


PnoNimaA 


Italuiio 




^ SaH\ 


Solili. 


Sane. 


E muta .... 


Cann, 


Ca-nn, 


Canne. 


Mnar. 


Jf-nar. 


Menare. 




' Can'va. 


Cf^nnva. 


Canapa. 


j 


' InfiniL 


InfiniL 


Infinito. 


i natiirale . . . j 


Infein. 
Ma. 


Infein. 
Paia. 


Infino. 
PigUt. 




' Tèia.\ 


THa. 


Teggbia. 




' Sindl 


Sinti. 


Sentite. 


1 
i accentato . . j 


SinUri, 
Fini. 


SinHri. 
Fini. 


Sentirete. 
Finite. 


\ 


' TWrfi. 


Twii, 


TortelU. 




' Odorat. 


Odorai. 


Odorato. 


naturale . . . 


Om. 
Son. 


Om. 
Son. 


Uomo. 
Suoni. . 




' Bon. 


Bon. 


Buoni. 


/ 


Fòia. 


Fòia. 


Foglia. 


Ó stretto. . . . 1 


eòi. 
Còier. . 


Cài. 

Còier. 


Colgo. 
Cogliere. 


\ 


Vòi.^ 


Vói. ^ 


Voglio. 




' Andò. 


Andò. ^ 


Andò. 


Ó largo .... 


Andarò. 


Andarò. 


Andrò. 


Però. 


Però. 


Però. 


■ 


' So. 


So. 


So. 


Ó che partecipa ( 
deirA • • • 


Bòn. 
Bómba. 


Bòun. 
Bómba. 


Buoni. 
Bomba. 


Autòur. 


Autòur. 


Autore. 


( 


. Mòni 


Mónt 


Monte. 


i 


' Vdur. 


Vdur. 


Odori. 


U naturale . . . | 


Umur. 
Sunadur. 


Umur. 
Sunadur. 


Umori. 
Suonatori. 


> 


^ Curius. 


Curius. 


Curiosi. 


. 


r Fasù. 


Fasù. 


Fagiuolì. 


Ù largo . . , . ] 


Prassù. 


Prassù. 


Prezzemoli. 


Fiù. 


Fiù. 


Figliuoli. 


' 


. Tu. 


Tu. 


Togli. 


. 


' Sii. 


So. 


Su. 


t stretto quasi Ó. | 


iVa; Kti. 
Vinile. 


Nò; Yò. 
Virtò. 


Noi; Voi. 
Virtù. 


> 


^ Perù. 


Però. 


Perii. 



XXXIV 

Il dialetto bolognese non tia óiUongH impropri» cbe taH io ddamo le 
vocali composte, che ti pronunciano con un iolo suono; ha bensì lutti i dU* 
tonghi propri, e cioè due vocali unite , formino esse una sillaba sola o por 
due, i quali sono comuni alla lingua italiana, si pronunziano e scriyono in 
egual maniera. Questi si riducono a venti. Eccone gli esempi applicati alle 
due lingue. 



ae- Saétta. 


Saetta. 


ai-' Mai. 


Mai. 


ca- Teater, 


Teatro. 


ei^Mei. 


Mìei (•). 


ia-Sémia 


Simia. 


ie "Bstiètta. 


Bestietta. 


oa^Boar. 


Boaro. 


oe" Boemia. 


Boemia. 


uà-- Persuader, 


Persuadere. 


ue-Consuet. 


Gonsuet. 


00- Caos, 


Caos. 


au-CausOé 


Causa. 


eO'" Bàbbèo. 


Bàbbèo. 


eu" Europa. 


Europa. 


io - Viola. 


Viola. 


iu-Stiumar. 


Stiumare. 


oi - Orsoi. 


Orsoio. 


ou-Sòuvra. 


(manca) 


ui - Guida. 


Guida. 


uo-'Virtuòus. 


Virtuoso. 



Oltre al suddetto OU due altri dittonghi sono nel dialetto, cioè II, UU: 
p. e. ttV, (ieri); virtuus, (virtuosi). I due t sono anche in Italiano, come in 
Restii p Stantii; ma niuna voce italiana si trova, che abbia il dittongo uu. 



DELLE CONSONANTI. 

Le consonanti doppie si pronunziano come se fossero semplici. 
.Scrittura. Ball. Pappa. Tèrra. Canna. Bisacca. Frédda. Staffa. Bèffa. 
Pronunzia. Bai. Papa. Tira. Càna. Bisàca. Fréda. Stàfa. Réfa. 



CONSONANTI 


ESEMPI 1 


Scrittura 


Pronuitzià 


Scrittura 


PROMUNZU 


e, ce 

ca, co, cu 
che , chi 
e', ce' 


k 

ka, ko, hi 

ke^ki 

Fischianti 


oc, flasc, sécc. 
ca, cucomra. 
checchera, bicchir. 
masc', fesc', occ*. 


ok,fiask, sèk. 
ka, Kukomra. 
kekera, bikir. 
Fisch. come innanzi 
ei. 1 



(*) Ma non corrisponde nel significato alla voce bolognese mei, che va- 
le Meglio Miglio. 



XXXV 



CONSONANTI 


ESEMPI 1 


ScamtJEA 


Pronunzia 


Scrittura 


Proncnua 


ce, ci 


Àll'iuUana. 


eece, cein, cisa. 


eek , cein, cisa, al- 








l' italiana. 


da, do, ciu 


Air iUl. 


ciara, cioppa, ciusa. 


d'ara, dopa, dusa 


VediZ. 






all'italiana. 


9 


gh sordo. 


sug, brag, deg. 


sugh, bragh, degh. 


g(i»go,gu 


gha, gho,ghu 


braga , gob , gustar. 


bragha, ghob,ghustar 


ghe, gfd, ghn 


Guttarali 


stagfien, estaghn. 


All' iuliana. 


g'>99' 


Fischianti. 


luig\pagg\ curagg*. 


luig-i pagg-ìo curagg-, 
io. 
Come in italiano. 


ge.gi 


Flsch. 


gigein, Geltruda, 


già, gio, giù. 


Air italiana. 


giara, gioia. 


Come in ital. 


gUaecc. 


AlI'iUl. 


vizegUa, tregUa. 


vizellia, trellia. 


gna,gne, ec 


All' iUl. 


cagna, gnoc , gnuc. 


Air iUliana. 


gua,gui,guo. 


AiriUl. 


guadagnar, sangu. 


guadagtiar , sangu' 


flftt:-Yedi Z. 






come se seguisse e. 


h 


Muta. 


ho, ha, ha! han» ah! 
oh! 
chersmar, chimira. 


0, a, a, an, aa! oo! 


Checchi 


ke,ki. 


• 

kersmar, kimira. 


g/M?, ghi 


La stessa. 


agher, sughi. 


All'italiana. 


n 


Nasale. 


san, Òèin, bòn, ùnzer. 


La stessa. 


n' 


Non nasale. 


san* , vein' , bon' , 


s€^n\ vèi-n', 6o-n* , 






can' va. 


ca-n't;a 


fin 


Non nasali. 


cann, pènn, cannleina 


can-n , pèn-n, can- 
nleina. 


qu 


La stessa. 


zeiwjfu. 


zdn^qu. 


qua, que, qui 


Aintaiiana. 


aqua,quèU, qui. 


akua, kuèll, kui. 


qui 


I^ stessa 


quaqula , ciaqulira. 


kuakula, ciakuKra. 


r 


Italiana. 


rara , maglier. 


La stessa. 


rr 


r semplice. 


correr, tèrra, sèrra. 


còrer, tara, sarà. 


fr 


r-r. 


cur'rò, dscur'ri. 


cur-rò, dscur-ri 


t 


s scabra. 


casa, vas, ris, ros. 


cas-a, va-s, ri-s, ro^s. 


s, ss 


Asciutte. 


cassa, spass, istess. 


caS'Sa,S'paS'S,iS'teS'S. 


tea, SCO, 8CU 


ska, sko, sku. 


scanzi, scola scular. 


skanzi, skola, skular. 


sehe, schi 


ske, ski 


scherma, schira. 


skerma, skira. 


sce,sei 


se, si* 


semia, simiott. 


La stessa. 


ic', sc'ia 


s-c' flschiante 


masc', sc'iaff. 


mas^', s-eUaff. 


te'io,scHu 
2 per 2 
z,zz 


La stessa. 


scHopp, sc'ittpp. 


s-^'iop, s-c'iup. 


Aspra. 


mèz , azùr, mèza. 


mà-z, a-zùr, md-za. 


Dolci. 


mazt, pizz,pòzz, ozi. 


La stessa. 


z in Tece di cJkAce, 


zender, zira, fazza. 


z'ènder, z-ira, forzza. 


z in vece di g 


.Aspra. 


maz,piz, oz, zlar. 


La stessa. 

• 



Tutte le altre consonanti unite si pronunziano come in italiano. 
Frane, (Franco). Tale, (Talco). Anjor, (Ansare). Sgambettlar, (Sgambettare). 



^ xxxvni 

Marc, L'è al servir ch'm'fa dar volta ad cenrelL 
A son vecch , e qla cosa , 
Es cgBuss ch'an' son pib bon. ' 
Poh I ch'm'ai apens am vicn i\lazl a i iiccb. 



Traduzion dal famous Sunett d' Manfreid per la 
Madona dia CunzezUm. 

S' quia Dona senza fejd , eh' ev tanl' arguj 
Da vleir con Damendi esser dal par, 
E ch'puvrazza quia m^Ia vos marsgar» 
Con daren al dolz mare un pò d'arsiig , 

Avess dett al Bisson , nò eh' an in vuj » 
Tint la tò mejla , e vat a far squartar. 
La Mort , l' lofem en s' srèn sintà arcnrdar,. 
Né gnanch al pcà cun tutt qui altri garbuj. 

Ma s'Eva pr' alter en dava in tal zedron 
Maduneina bendetta al vostr unour 
Srev armesdà con tutt in confusiont; 

E pura e srèssi, ma an s'in farev armour. 
Feliz donca quia colpa « oh al bel maron ! 
S'al chersè a mi tal Dona un nov spléikdour. 



La Ba?izola. 

La Fola di' Incanta» 

Sta donna aveva una chiozza, ch'cuvava; e qusi un di, chTaveva d'an* 
dar vj pr una cosa chimpurtava, la diss a so fiol : vin qui beli al mi fiol : sta 
ben a udir : av la cura a sta chiozza, es la s'iiva d'in t al nid, fòlla be» tumar 
ve, perche as arsurarev pò gli ov es n'aren' ne quell, ne qul'altr; lassa far 
a mi mamma, i arspos qulii, an Tavj mtga ditt a un matt. Os un'altra cossa 
(diss so madr) guarda ben fiol mi, eh' là dentr in quia casa ai è dia rob- 
ba attusgà, ch'ai diavi iT vliss eh' fin scappas magna perche t'aparzariss i 
pi; ec. 



xuvn 

soiiAia DI odiroNiinrn 

IN MAIXnO BOLOGNESE 

SECONDO LA NUOVA ORTOGRAFIA DEL FERRARL 



U Uberasiòn d'VIeiiiit. 

/ a»én za dà aUapoivr ai arxibane, 
Elatediad'PlutòH meièa a io htg, 
Ch' i prém em arricd a pu$$ar al (lane 
E in atpUnri' a i pare d' é$»er in^l-oj fug » 
Tant ijwa dointar la gronda mane, 
Pwek: tpra iard, m era aU'òurdn al evg, 
Uo mèMereh'i $'hmèintn, a$'od la piva, 
E i eumett, eh' ein al iègn eh' V è là eh' arriva. 

DiALOfi. 

Marcantoni » e Msser ZéM senritor. 

Zèli. Marcantoni, a v'taìut, 

Marc Bondé, msierZéli, 

Zèli. Ch' voi dir eh' a v' vèd su d' sonora 

Cumbattènd al pinsir 

E dseurrènd in s'el dida 

Ch' a pari un euntadein, 

Ch'fa al cÒM in s'i quattrein 

Cm'l'havindu'lfuUéU? 



XUI 

Un ameU eh' è.grass mcidar 
Gh' gnanc per terra al n' è sicur , 
Ch* al pò andar s' tira del irent 
In ti rozzi ogni mmne'nt; 
¥ols per geni st seccabal 
Anca la sa in tan cavai 
Con tati i alter del Gastal , 
Incontrar al Cardinal. 



Zertidella a sen in seds, 
AI srè piz , s' a fossn in treds , 
Perchè alloara a s* psrè trovar 
Chi zercass' al treds in dspar 
Con la pleinta so dardella, 
Tocc* e dai la Zeradella. 



XLIII 

Un umèU eh* è grau madur 
Cfk* nianc per tóm» aln' è sicnr , 
Ch' al pò andar $' tira dèi vèint 
In-tH rkzzV ogni mwmèhd » 
Vols per geni, 8t' sèccaball . 
Anca lù 8Ù in-t-un cavali, 
Cùn tùli i alter dèi Castéll» 
Incontrar (U CardinaL 



le RvdéUa a ièin in ièds , 
Al srépiz s'a fossn in trèds « 
Perchè allòura a s' pré truvar 
Chi zercasi al trèdi in dspar 
Cùn la plèinta to dardéUa 
Toc-e^iai la Zé Rudèlla. 



CATALOGO 



^ DEGLI AUTORI BOLOGNESI 

E» OPERE DA ESSI PRODOTTE 

NEL PATRIO DIALETTO. 



ACCURSI ANTONIO MARIA. 

Fola da vèira e sudèzz burìèvol D$cur$ murai, Tanicuriut quant 
etemplar; Ch'tratten dèi vivr al Mònd, Perchè an' $' vaga al prò- 



find, 1664. 
ALLEGRI. 



ALLEGRI. Vedi CROCL ^ 
BANCHIERI ADRIANO, che si nominò ancora CARLO SCALIGERI DALLA 
FRATTA ; nato verso l' anno 1 567. 

Discorso sulla precedenza ed eccedenza della Lingua Bolognese 
alla Toscana neUa prosa e nel verso. Bologna per Girolamo Mascheroni 
1626 in 8.0 e poscia di nuovo accresciuto, in BoL per Clemente Fer- 
roni 1630 in 8.0 

La Cattleina da Budri. Commedia in prosa. Boi. per Bartolommeo 
Cocchi 1619 in 8.^ e poi di nuovo in Bologna per gli Eredi del Cocchi 
1628 in 8.0 

L' Ursleina da Crevalcor; ovvero l'Amor costanU. Commedia in 
prosa. Boi. per il Cocchi 1620 in 8.o 

La Mingheina da ^ar&tan. Commedia. BoL per il Cocchi 1621 in 8.^ 

La Tògna, Commedia rusticale tradotta dal Timido accademico 
dubbioso. Boi. per Giacomo Monti 1654. 

Questa Commedia composta originalmente da Michelangelo Buonar- 
rotU il giovane , col titolo — La Tancia — in lingua rusticale fioren- 
tina, è stata trasportata nella contadinesca bolognese in^ prosa: come 
lo attesta r Autore nella sua lettera dedicatoria. 

Lettera nell'itUoma natio di Bologna, scritta al sig, Giambattista 
Viola a Bomd sopra il ratto di Elena del pittore Guido Reni, BoL per 
Clemente Ferroni 1633 in 4.o 

Compose ancora in lingus^ volgare italiana il Cacasenno da aggiu- 
gnersi alle disgrazie di Bertoldo e Bertoldino del Croci. 
BARTOLUZZI ANNIBALE. 1790. 

L'Asnada. Fuemètt dèi Sgner Clemèint Bondi tradott d'in Tuican 
in Bulgnèis. S. Tmas d' Aquein 1773. Canti tre in ottava rima. 

Varie altre Poesie. Per Lelio della Volpe 1791. 



XLV 

BOVINA <}IUSEPPE MARIA , «el 1739. 

a D9grazi d' BeriuldHn dalla Zèlna, meu in rèma da G. M. B. 
Accadèmie dèi TridèU d' Bulògna. Boi. 4736 per GosUnUno Pisarri. 

L'argomento è tratto dalle IHBgraxie di BarMIno dalla Una df Giu- 
lio Cesare Croci. 
BOHALDl Vedi MONTALBANI. 

CASALI CONTE GREGORIO FILIPPO MARIA BENTIVOGLIO PALEOTTI. nato 
nel 1721 , uno degli antichi wMìk Senatori di Bologna , Professore di 
Architettura Militare, ec. morto nel 1802. 

Mògna troioató dal guérr xMl di Lambertatx, e di Gemm, Po^ 
mètt scherzèvol. BoL 1827 da Riccardo Masi. Col ritratto dell' Antore. 

Fa questo il primo tomo di ona Raccolta delle Poesie bologntti, clie 
sotto la direzione dell'Autore del Vocab. Bolognese C E. Ferrari si pub- 
blioò per associazione, e non prosegni poi oltre li S.^ tolmne. 
CESARI GIUSEPPE MARIA da Budrio. 

n Graaano infuriato, o Tero il Fuggi V ozio. Boi. 1679. 
Composizione boschereccia teatrale in tre atti. Fra ftU altri perso* 
nagpjì, che pariano tutti l'iiallano. T'ha 11 Dottor Granano, che paria 
il ouletto bolognese. 
CROa GIULIO CESARE, detto dalla Uro, e sott'altro nome GIULIO CESARE 
ALLEGRI, Accademico Ravvivato, fìibbro di professione, nato nel 1550 
nel (ostello (ora città] di san Giovanni in Persiceto , morto nel 1609. 

Vi è un libretto stampato in Bologna Tanno 1640 per gli eredi del 
Cocchi, il quale ha per titolo: Tre indici di tutte le Opere di Giulio Ce^ 
fare Croci: il l.^' contiene tutte le opere sino ad ora stampato; il %^ le 
manoscritto; il 3.® tutte le opere che non si trovano. 
Delle stampato le seguenti sono in lingua rusticale bolognese. 

Questione di vari Linguaggi, in versi quasi in forma di dialogo, 
ooe si fa entrare un bolognese , che recita alcune strofette nel proprio 
metto. 1618. 

Lamento de* ViUaid fatto da loro Vanno, che andò il bando che H 
portassero tutti gH schioppi alla munizione. 1620. 

La Tibia d' Barba Poi dalla Livradga fatta dal CavalL BoL 1631. 

El nozz dia Mlchlina dèi Verga con SandreU da MontbudelL 1621. 

Lassato, ovvero donativo che fa maestro Martino a Catarinòn. 
1621. 

La gran Vittoria di Pedrolino contro il Dottore Graziano SeaWh 
Ione per amor della bella Franceschina, 1621. Alia fine della BarzeU 
ietta sopra la morte di Giacomo dal Gallo, famosissimo bandito, vi é 
no dialogo in lingua rustica sopra la morto del medesimo , in sonetto 
con coda. 

La Bossa dal Verga , quale va cercando Patrone. 1626. 

La scavzzari dia Can'va d' barba PUn da Luvolè, 1626. 

La Fleppa combatta. 1626 per Pisani. 

Lamento del barba Poi per aver perso la Tognina sua Massara 
1628. 

Il Battibecco delle Lavandare. Comincia con un sonetto in lingua 
volgare, colia coda indi in lingua bolognese. 1639. 

La Bernarda. Commedia rusticale. BoH 1654. in 8.^ Questa Com* 
media è una traduzione dall'originale in lingua volgare del Conto Ri- 
dolfo Campeggi. 

Smergokmento , ovvero Piantuori eh' fa la zia Tadia del barbn 



XLVI 

Salvester da Tgnan, quand Sandrin io poi andò alla guerraVaìimr de. 
i738. Pisarri. 

// Fenlino del barba Bigo dalla Valle; dove s'intende ona festa di 
contadini nella quale |8ono a ballar molte putte e garzoni. 1738 per 
Pisarrì. 

La Simona dalla Sambtica , la quale va cercando da filare in Bo- 
logna. 

Vanto di due Villani cioè Sandron e Burtlin sopra le astuzie te- 
nute da essi nel vendere le castellate quest'anno. Per Pisani. 

Ciaccaramenli , viluppi, intrighi, travagi e cridalesimi, che ri 
fanno in Bologna al tempo delle vendemmie. Dopo un sonetto con 
coda in lingua volgare, prosegue in bolognese. 

Bomori, intrighi, ciaccaramenli che si fanno nella contrada del 
Borgo s. Pietro, € del Prculello.y'hSipnaiA un sonetto in lingua ita- 
liana. 

La gran grida fatta da Vergon dalla Sambuga per aver perso 
V arino del suo patrone» 

Diede alle stampe ancora pel primo le disgrazie di Bertoldo e Bertol- 
dino , in lingua italiana in prosa. Ma si vuole che V Autore ne sia stato 
Pompeo Vizzani , cbe non volle si stampassero col suo nome. Queste 
due piacevoli storielle furono voltate in ottava rima da alcuni Letterati, 
alle quali fu aggiunta la terza di Cacasenno , che avea composto in 
prosa Adriano Banchieri ; e furono i seguenti: 
^el Bertoldo. Argomenti. Conte Vincenzo Marescotti bolognese. 
Allegorie. Padre D. Sebastiano Paoli lucchese. 
Canti. I. Padre D. Giampietro Riva luganese. 
II. Dott. Paolo Battista Balbi boi. 
IH. Giampietro Zanetti boi. 

IV. Dott. GiosefTo Pozzi di Iacopo boi. 

V. Lodovico Tanari boi. 

VI. Dott. Francesco Biarìa Zanetti boi. 
Bertoldino, Argomenti. Conte Vincenzo Marescotti boi. 

Allegorie. Padre D. Sebastiano Paoli lucchese. 

Canti. VII. Dott. Flaminio Scarselli boi. 

Vili. Dott. Ferrante Borsetti ferrarese. 

IX. March. Ubertino Landi piacentino. 

X. Ab. Carlo Innocenzo Frugoni genovese. 

XI. Dott. Cammino Brunori da Meldola. 

XII. Ippolito Zanetti ferrarese. 

XIII. Canonico Pier Nicola Lapi boi. 

XIV. Dott. Ercole Maria Zanotti boi. 
Cacasenno. Argomenti. Conte Vincenzo Marescotti boi. 

Allegorie. Padre D. Sebastiano Paoli lucchese. 

Canti. XV. Dott. Girolamo Baruffaldi ferrarese. 

XVI. Cammino Zampieri imolese. 

XVII. Ab. Giuseppe Luigi Amadesi boL 

XVIII. Dott. Benedetto Piccioli boi. 

XIX. Francesco Lorenzo Grotti 'cremonese. 

XX. Dott. Francesco Arrisi crem. 

Questi tre Poemetti furono tradotti in dialetto bolognese in ottava 
rima dai seguenti : 

Gli argomenti. Zanotti Teresa, figlia del Poeta Giampietro. 



XLVU 

. U iiUesrorie^Miiifiredilfaddaleiia, sorella M MatontUcoEnaUchlo. 
La traduzionfi del Bertoldo. ZanotU Angiola, sorella della suddetta. 
Il travesHmento di Bertoldino. Manfredi Teresa, sorella della so- 
praddetta. 

Il Cacctsenno. Belletti D. Giuseppe Gaetano. 
Le atmotaziom. Scaodellari Dottor Ignazio. 
Se ne trovano diverse edizioni in 4.®, in 8.® e in 12.o ; una delle pih 
accreditate è quella del 1740 fatta da Lelio dalla Volpe iq tre volumetti 
in 8. in italiano e bolognese. 
FABRI ALESSANDRO, notaio, nacque in Castel san Pietro Tanno 1691* 
mori nel 1768. 

Vernane in Utìgua bolognese dei tre primi canti, e di porzione 
del vigeshno ottaxjo del Furioso dell' Ariosto, Uss. 

Traduzione in lingua bolognese dei quattro primi libri dell* Enei' 
àe di Virgilio. Uss. 
I suddetti manoscritti , dice il Fantuzzi . si conservano neir Institnto. 
GHERARDl FULVIO > detto Acqua tepida, archibusiere, nato nel 1622 in san 
Pietro in Casale « morto nel 1687. 
La Niclosa da Mnirbi. Boi. 1640 per il Peri. 
GNUDl GIOVAMBATISTA nato nel 1687. Era bracciere in Casa Malvasia, e 
mori presso suo figliuolo Arciprete di san Giovanni in Persicelo nel 
1765. 

Rem d' Zambattesta Gnudi da Bulògna, dedica ai Dilettant d'Lèin» 
gua Bulgnèisa 1776 cùn al so rìtratt. Stamp. d'san Tmas d' Aquein. 
UNDl LELIO BiARI A.. 1 698. 

Gl'inganni amorosi ,o siala Zaneina, Dramma. Boi. 1696 e 1700 
in 12.0 

E vari altri componimenti. 
LONGHI DON FRANCESCO MARIA, Canonico della Basilica di san Petronio di 
Bologna, morto nel 1784 di anni 57, della famiglia de' Tipografi. 
Sòuvra^ V Us. Cant tri in uttava rema. 
Alla Nèzza eh' fa la spòusa so Zio, 
Fol d' Monsu dua Funtatèa. Traduziòn in Lèingua Bulgnèisa» 
Fai dèi Pader Rubert. ^ ^ 

Iprém si Cant dia Séccia ruba dèi Tctssòn. 
Tradusse pure la Batracomiomachia d' Omero in versi bolognesi. 
Tutti questi manoscritti erano presso il Ferrari. 
LONGHI ANGELO bolognese. Nato il 15 novembre 1737, morto il 10 settem- 
bre 1810. 

Fu pittore mediocre e si piacque assai della poesia in lingua bolo- 
gnese, e in essa fu arguto e naturale quanto altri mai il fosse. Ne fanno 
Bella testimonianza alcuni suoi sonetti e canzoni, che trova vasi presso il 
nostro eh. Biografo segr. Tognetti , e piii bella la farebbe il poema del 
Bracciolini Lo scherno degli dei, ch'egli voltò in lingua bolognese, se- 
guendo r autore , che si valse dell' ottava rima , se il detto poema si 
rmveDisse« essendo stato smarrito poco prima della sua morte. 
LOTTI LOTTO dottor di Legge civile. 1685. Scrisse Drammi e cose ber- 
nesche. 

Chi n'ha zervéll ava gamb, o sia La Uberaziòn d' Vienna, Parma 
1685, e in Boi. pili volte. 

Rimedi per la sònn da lézr alla Banzola: Dialoghi sei; in Milano 
1703, in Modena 1704 in 4.» e 1712 in 8.» e V ultima edizione nei 1828 



XLVIII 

dal Tipognfo Miafli In Bologna nel secondo votame della fiaeootta dei 
componimenti in Lingua bolognese, che 'contiene anche l'altro poe- 
metto dello stesso Lotti. 
MANFREDI TERESA e MADDALENA , sorelle di Eostaebio , Eraclito , e Ga- 
briello. 

La Ciaquttra dia banxola, o per dir mei: Fol dh)eri iradoUi dal 
parlar napoHtan in lèingua hulgnèiM, per rimedi irmuxèint dia sàtm 
e dia maUncHfU. Boi. 1742 in 8.<> 
L'orìginaie in dialetto napoletano è intitolato Cunto de H Cunti, 
MEGNANI GEMINI ANO. 1680. 

BtUògna giubUanL Poema strampald fati pr elA allgrèzz dia H^ 
beraztòn d' Vienna , prèiM d'Buda e alter Piazz in^t'V Vngari, Motta 
e Dalmazia, Da Zors Bariintòn poeta poc accori. In Ferrara 1688 in %.^ 
per H Pomatelli» e in ÌBol. 1690 in 8.<» 

Varveina d' Troia, ovèir al brutamèint d' Burtlein Manzetcaec 
piahiUr, dóv in ottava rèma al conta la so dsgrazia, e 7 miseri di 
Troian. Cùn laprèisa d'Buda, e alter coss del guérr tra i Cstian e i 
Ture. In Ferrara per il PomateUi 1689 in 8.<> e in Boi. 1690 in 8.o 

La Lèisna novamèint aguzza dalla so nobilessima Cumpagni, e 
zàfundd in Bulògna. Purtà in ottava rèma. Boi. 1692 per la Stamperìa 
Camerale. 
MONTALBANI OVIDIO. Laureato in Filosofia e Medicina; Lettore indi di Mate- 
matica , di Morale , e di Materie legali neir Università di Bologna. 
Nacque nell'anno i60i e mori neil'anno 1671. 
Furono da lui pubblicati due discorsi: 

Dialogogia, ovvero Delle cagioni, e della naturalezza del parlare, 
e spezialmente del più anUeo, del più vero di Bologna. 1652, per 11 
Zenaro. 

Cronoprostasi Felsinea, ovvero Le Saturnali vindMe del Parlar 
Bolognese , e Lombardo. 1653 per il Zenaro. 

Il Vocabolario Bolognese nel quale si dimostra il parlare più an^ 
lieo di Bologna lodevoUssimo. Questo libretto in 12.<^ fu stampato po- 
chi anni dopo i detti due discorsi» e cioè nel 1660 per Giacomo Monti 
sotto il nome dell' Autore anagrammatico di Antonio Bumaldi e non è 
che un' unione dei suddetti discorsi ampliati. 
MONTI DON GIULIO sacerdote secolare. Dottore di Sacra Teologìa , Cano- 
nico di Santa Maria Maggiore della Pieve di Cento, indi Segretario del 
Card. Pompeo Aldrovaudi : morì nel 1747 d' anni 60. 

Fra Antunein V è sta batta. Canzone. Proposta fotta al Dottor 
Gioseffo Pozzi. 

Quésta sé eh" l'è da cuntar. Altra canzone In replica alla rìsposta 
del Pozzi. 
Si trovano fra le poesie del Pozzi stampate nel 1764. 
MONTI ANTONIO MARIA , eccellente Calligrafo , Pittore e Miniatore. DUet- 
tossi ancora di poesia e vi si esercitò m Lingua italiana , e nel Dialetto 
bolognese , o piuttosto nel linguaggio de' nostri contadini. 

Amour touma in-s' al so: o vèir si El nozz dia Checca e d' Bdètt. 
Scherzo drammatico rusticale 1686 in 12.<' 

Fu messo in musica da Giuseppe Aldrovandini bolognese « e Ai di 
nuovo rappresentato nel 1698, e nel 1733. 
NEGRI GIOVAN-FRANCESCO. 1628. 

Traduzione deUa Gerusalemme liberata del Tasso. Stampata in 



xux 

Bologat in 4.^ gr»ii4e di^et l'inno I6id, na tolnnente sino al Canto 
XIII. a tutta l'ottava 34. 1 rimanenti canti sono manoscritti. 
POZZI DOTTOR GiOSEFFO DI IACOPO D'IPPOLITO nato nel 1692 , Dottoro 
in Medicina. Fu fitto Medico segreto del Pontefice Benedetto XIV, e quin- 
di ebbe il titolo di Monsignore. 

Fra la raccolta delle sue Pottie Italiane trovasi la Cannone In lin> 
gm bolognese Dòp eh' g* piantò ìd Tàrr di Arai, ecc., In risposta a 
quella del Monti Fra AniMiMin ec. BoL 1764. 
QOEBZOU GIOVAMBATTISTA. 

U YiUam iadro fortunato. Commedia In lingua rusUcale In versi • 
di tre atti. Boi. per Cariantonio Perì 1661» ristampa dello Zuccoli 
SCAUGERl DALLA FRATTA. Vedi BANCHIERI. 

STANCARI DOMENICO. GesuiU, Rettore nel Collegio di Santa Lucia in Bolo- 
gna , morto nel 1 769. 

Scrisse molti lepidissimi sonetti in dialetto bolognese» letti con som- 
mo piacere alla Corte di Vienna » dove pervenivano , per messo di un 
Cavaliere iuliano . a quel Principe di Kaunltz. 
STANZANl TOMMASO. 1696. 

La Bemarda, Dramma Boi. 1694. 
La ZeUda. Dramma. BoL 1696. 
Varie Poesie, 
ZAMPIERI DON GIUSEPPE, morto nel 1821. 

Sohetti diverH »iampaH in Hngua bologne$e. 
Testamento suo Mss,per gii atti del Notaio CapelU. 
ZANI GIROLAMO , NoUio. 1780 circa. 

Gerusalemme Liberata del T<uso tradotta in linguaggio bolognese 
mss. Questo manoscritto pid pregevole di quello del Negn si conservava 
dal nostro concittadino Guldiccini Giuseppe, conosciutissimo bibliografo. 
ZANTI GIOVANNI. 

Origine delle Porte, Strade, Borghi, Contrade, Vie, ViazzoU, 
Piazzole , SaUcate , Piazze e TrMi dell' illustrìssima città di Bologna. 
Per Costantino Pisarri 1712. 

Questo è un itinerario ristampato per cura di Cammillo Scaligeri 
dalla Fratta. 1 discorsi dei Mercurio sono in lingua italiana , la descri* 
lioae delle strade, ec, sono in bolognese dialetto. 



COMPONIMENTI DI AUTORE INCERTO. 



<•» 



Al Mèdie fazil, o sia un rimedi squas a tàtt i mal trw)d dal Cre- 
vakorèis per divertimèint dia banzola. Boi. 1738 in 12.(> 

La Fleppa Lavandara. Cumedia novessima in lèingua bulgnéisa. 
Boi. 1741 in 12.0 in.t.ia Stampari dèi I^ùng. 

Véla dia Zé SanUmga mùia inrt-al Cmùn de Diol, cùn la nassita, 
véla, suzzèss, e dsgrazi d'Zé budella so fola, lu BoL 1743 in 8.» Sei 
canti in ottava rima. 

4 



Al Trionfai Mudnis pr'una Séccia tolta ai BidgtUt, Poema ridécol 
trasporta in Lèingua Bulgnèisa da un Accadèmie dèi TridéU. la 
Modna, 1767 in A fi Traduzione della Secchia rapita di Alessandro 
Tassoni. 

Lindurein e Sandreina. Intermezzo. Boi. per Pisarri, senza data. 

In lod di' apparai fati da Sanlein Burzi lardarol dai Casal al gio- 
vede sani dèi 1807. Bui. per Masètt. 

Invid d'un Duttòur Bulgnèis al Barcarol Venezian, ch'prumets 
d'far una Canzòn pr el feUzessem nozz dèi Sgner Coni lachem Marùll 
eun la Sgnera Cuntè$ia Camèlia Bòccadférr, Pisarr, 1752. 



u 
ABBREVIATURE 



accr. accrescitivo. 

add. agg. addiettivo; aggettivo. 

Alb Alberti. Dizionario Ital. Frane, e Frane. 

lui. Ediz. di Nizza 1778. 

Alb. Eqc ^ . Alberti. Dizionario Enciclopedico. Edi- 
zione di Lucca 1797. 

anal analogia. 

ant antico. 

anliqu antiquato. 

attivam attivamente.- 

Bol. boi Bolognese ; bolognese. 

Bot Botanica. 

comun comanemente. 

corrott corrottamente. 

Cr Crusca. Edizione bolognese 1819. 

daifr.dalgr.dallat.dallosp.dalted.ec. dal francese, dal greco, dal latino» 

dallo spagnuolo, dai tedesco, ec. 

dim diminutivo. 

Diz. Dizionario. 

ec. etz eccetera ; et zetera. 

e. g esempigrazia. 

f- femminino. 

Hg. figurai • figurato, figuratamente. 

Fr Francese. 

frequent frequentativo. 

g genere. 

Gr Greco. .... 

indecl indeclinabile. 

Ital Italiano. 

Lat Latino. 

lat. l)arb Latino barbaro. 

■Un. ìt. Lin. fr. lAn, naz ; . . . . Lingua italiana; Lingua flrancese, Lin- 
gua nazionale , ec. 



UI 

m mascolino.. 

metaf. ' metaforicamente. 

mod. bas. m. b; modo basso. 

n neutro. 

neutr neutralmente. 

n. f. i, nome femminino. 

n. m nome mascolino. 

np nome proprio. 

n. p. neutro passivo. 

psirt participio. 

o. g. ogni genere. 

p passivo. 

passi? passivamente. 

pegg peggiorativo. 

p. e per esempio. 

pi. plurale. 

popol. popolar » . . . • popolarmente. 

pron •••• pronome. 

pronun « . . « • • pronunzia. 

prov proverbio ; proverbialmente. 

Provenz Provenzale. 

redup r reduplicativo. 

8. SQSt sustantivo ; e sustantivamente. 

jMntim sentimento. 

£ignif significato. 

simil similitudine. 

sino sincope , sincopato. 

sing singolare. 

Sp Spagnuolo. 

8up superlativo. 

Targ • Targioni Diz. Bot^inico 1819. 

Ted Tedesco. 

T.' de' Leg. T. de' Med. T. di Com. . . Termine de* Legisti , Termine de' Me- 
dici, Termine di Commercio. 

Y verbo. 

ABBREVIATURE NELU CONIUGAZIONE DE'VERBl. 

Comp • Composti; Tempi composti. 

Cong. pc Congiuntivo presente. 

Fut Futuro. 



LUI 

. Ger Genindio. 

Imp , ,, Imperfetto. 

Imp. i.o 2.0 Imperfetto primo; secondo. 

Imper. o Esci Imperativo o Esclamativo. 

Ind. pr Indicativo presente. 

Part. pr. att Participio presente o attivo. 

Part. pass.. Participio passato o passivo. 

Pass, ind Passato indeterminato. 

Pass. comp. Passato , o passati oompostL 

Y Vedi. 

T. a. ; . verbo attivo. 

V. n. , verbo neutro. 

V. r verbo reciproco. 

Ivoce antica , voce dell'oso , voce 
greca , voce latina, voce mercan- 
tile, voce di regola , voce ibrida , 
voce popolare , voce poetica. 

V. g. verbi grazia. 

verb verbale. 

Voc. Vocab Vocabolario. 

volg volgarmente. 



DEDICATORIA 

DAL PIRKARI PSDOSSA ALLA UÀ 8IG01IAA RMUORE 



AL PASTÓUR D* BULÒGNA 

CARDINAL OPPIZZOM 

GlCST CLEMÉINT MAGNEFIC 

DEL SIÉINZI GAP E PROTETTÓUR 

IN SÉGN D'ETERNA VENERAZIÓN 



LlBRÉTT, AV PUR GURAGG' E VA A ZERGAR 
UN ANT16 PROTETTÓUR DEL TO PADRÓN; 
FAT' ANNUNZIAR, CH'T'AL TRUVARA QUSÉBÒN 
CHE SÉINZA ZERIMONI AL T' FARÀ INTRAR. 

SALTANDI IN MAN , T' HA PO' DA PROCURAR 
D' M USTRARI AL FRONTISPEZl DOV A SÓN 
SCRETT IN MAIUSCOL ME, POVER STRUFFIÒN, 
A YÉDER S' DEL MI NOM AL S' PÒ ARCURDAR. 

S' UN' UCCIA SÓULA AL T' DÀ, S'AL FA ZRISEINA, 
D'QUÉLL CH' A M' CHERDEVA A SRÒ PIÙ FURTUNÀ. 
D' ÉSSRI PO' AYSEIN LA SIRA E LA MATTEINA 

DMANDI LA GRAZIA, GH' U N' TE SRÀ NEGA; 

ZÉIRCA D' STAR SÉIMPER SU IN-T-LA SO TAVLEINA 
AQUSÉ T' ARA 'L GUNTÉINT D' TGNIREL' GUARDA. « 



VOCABOLARIO 

BOLOGNESE -ITALIANO. 



A 



A 



. m. À, f. lettera vocale» ed è la 
prima dell'alfabeto di molte lingue. 
\.Cròu$, LeHra. 

A, nella declìRazione de'nomi, è 
segno del teno caso, aggiunto al- 
l' articolo ancora; ed aggiunto ai 
verbi o ai nomi, qoal preposizione, 
adoperasi egoalmente in ÌK>lognese 
che in italiano. 

A, adoperasi ancora in bolognese 
co' verbi qual pronome della prima 
persona del singolare , e del La pri- 
ma e seconda del plurale ; p. e. X 
<ón Ita, lo sono stato. A sèin ita» 
^oi siamo stati. A ri sia. Voi siete 
stati. Ed anche in terza persona 
singolare, usato alla Fr. A i è, (Fr. 
llya) Vi è, vi ha. A s'di$. Si dice. 
yife. Alle volte si replica come in 
italiano A farò bèin me eh' la 8* in 
pintirà. lo farò beo io eh' ella se 
ne pentirà. Questo pronome A , che 
dunque equivale a /o . iVo< , Voi , 
è seguito molte volte da un altro 
pronome di terza persona , il quale 
in boi. si esprime con un'altra sem- 
plice vocale, I. Su ciò bisogna che i 
lH)Iognesi avvertano di ben distin- 
guere la persona cui si riferisce 
questo pronome I . perchè può es- 
sere maschile o femminile , può ri- 
ferirsi ad una o più persone , e in 
italiano queste differenze tutte si 
distinguono. 

Eccone gli esempi : 

A i dég. Gli dico : (cioè a liU), 

A i dég. Le dico : (cioè a lei). 

A t dég. Dico loro : (cioè ad essi» 
«rf esse). 

A, come particella prepositiva, si 
>ggiugnc, per maggior dolcezza di 
pronunzia, in principio di alcune 
parole; p. e. Arspònder, Arsolver, 



Arjriatiar» AIgnam, Aldam, AreolU 
ec.,in vece di dire Aipòfider, Aaoloer, 
HftiaUar^ Ignan^, Ldam, Rcolt» ec.. 
perchè non si sente TE muta, eh' è 
posta fra le due consonanti iniziali. 
Ed in questo caso 11 linguaggio boi. 
è pih dolce del frane, che per ve- 
rità non è cosa molto delicata il 
sentir pronunziare BdoiUfler, Rdou* 
ter» Rdrester» Reruler, RUre, Lver, 
ec. Lo stesso dicasi dell'articolo 
mascolino quando precede conso- 
nante. La iing. tr. USL Le , che per 
avere Ve muta resta VL sola, e co- 
si pure resterebbe nel dialetto', se 
colla prepositiva A i bolognesi non 
avessero riparato alla difficoltà del- 
la pronunzia francese , e in tal ma- 
niera reso più dolce il sentire. Al 
erislal, di quello che sia LerisiaL 

A, in italiano, nel principio delle 
parole io composizione , raddoppia 
la consonante, che segue, e. g. Ac- 
campagnare^ Abbattere, Addiman' 
dare» Allontanare , AmmuccìUare , 
ec. E aumenta, diminuisce e cambia 
la loro significazione. 

Presso i Romani l'A era lettera 
numerale significante cinquecento , 
500, e quando se gli apponeva so- 
pra una linea orizzontale a signifi- 
cava cinquemila, 5000. Presso 1 Gre- 
ci esprimeva un' unità. 

Cicerone chiama l'A lettera salu- 
tare, perchè era il segnale di assih 
lus^ne, 

l chimici si servono di tre A , co- 
si A. A. A. per significare AmalgO' 
ma» Amalgamazione ec. cioè im- 
piistameuto de' metalli coli' argento 
vivo. 

À ? (aperto) con inflessione inter- 
rogativa, corrisponde alla domanda 



ABB 

responsiva Che? Che cosa? Che vuoi? 
Che cosa volete? Che cosa hai, o 
avete detto? Ma si noti che è modo 
famigliarissimo , usato coi minori , 
cogli amici , ec. Coi maggiori dico- 
no i bolognesi gmur ad uomo, 
gnòura a donna. 

À , pronunziato stretto con forza 
e contorcimento di testa , vale per 
atto disprezzativo, o di disa^rova- 
zione, e corrisponde a Ohibò; No. 
AB. Ab. Preposizione latina usata tal- 
'ora in composizione d'alcuni avver- 
bi, accoppiandola ad altre parole 
latine. Ab Antiqito. Ab antico. Ab 
eteretL Ab eterno. 

Murir ab intestato. •— Morire in- 
testato ^ cioè senza aver fette testa- 
mento. • 

Abegperto, aw. Per esperienza. 
ABÀ, n. m. Abate e sibbaie, n. m.Capo 
d' una badia , o Superiore di mo- 
naci. 

Comunemente si chiama abate 
chiunque veste abito cherìcale, an- 
corché non sia introdotto negli Or- 
dini sacri. — V. Cèrg. 

Abadein ; Abadètt, Abatino ; Aba- 
tuzzo, dim. d'abate. 

Abadòn , accr. d' Abate. 
ABALASI. — V. Asi. Adàsi. 
ABBÀC , n. m. detto assolutam. Librètt 
d' abbàc. LibrètHne, n. f. pi. Quel 
libretto sul quale s' impara a rile- 
vare i numeri , e la somma di essi. 
Abbaco significa Aritmetica , V arte 
.. di lare i conti , da cui viene 466a- 
cMsta, che i bolognesi dicono Com- 
putesta. V. In bolognese si dice 
Aritmètica. Abbàc non si prende 
che pel suddetto libro , dicendosi 
Savèir l' abbàc , StwUar l' abbàc, 
o al Librètt d' abbàc. 

Abaco, colla penultima breve e 
un solo 6 , è termine d' architettu- 
ra, e significa quell'ultimo membro 
del capitello eh' è anche detto Ci- 
masa. 
ABBADAR, BADAR. Abbadare, e più 
comun. Badata!, v. Attendere. Por 
mente. Por cura. 



ABB 

Abbadar alla balla. — Badare al 
giuoco , Badare a bottega , vale 
Attendere con applicazione a quella 
professione die uno fa, o a quel 
negozio che si ha fra mano. 
ABBAGURA. — V. Boflfur. 

ABBAIAMÉINT. Abbaiamento n. m. La- 
tramenio , latrato n. m. I^o abba- 
iare, eh' è la voce naturale del cane. 
Abbaiatura n. f. — - V. Vere. 

La voce bolognese indica più 
precisamenle L' abbaiare eéhiinuc^ 
io, nella guisa stessa che io ad- 
oprerei andie la voee ital. A66atia- 
mento. 

ABBAIAR, y. Abbaiare: Baiare: La- 
trare , V. Il mandar fuori che tk il 
cane la sua voce. — V. Vers. 

E figur. Lassa pur eh' r abbaia e 
n'i aòbadd. -^ Lasciatelo abbaiar 
re, e fatemene beffe. Cioè, Che dimo- 
stri , Faccia conoscere gridando. 

Dal verbo Abbaiare e Latrare ne 
vengono Abbaiante agg. d' ogni g. 
Che abbaia : Lalmnfe, agg. d'ogni 

- g. Che latra. 1 nomi verbali Abbaia- 
tore n. m. Abbaiatriee, n. f. Latra- 
tore, n. m. Il boi. ha Abbaiadòur, 
àura. 

ABBAIOTT. Abbàio, n. m., ma dicesi 
del mandar fuori la voce» che la il 
cane , in un sol tratto. 

ABBALUCCÀ, agg. Aggrumalo. Gru- 
moso , agg. Pulèint tutta abbaluc- 
ed. — Polenta grumosa, piena di 
grumi. 

ABBALUCCAR e ABBALUCCARS'. Ag- 
grummare, v. n. Attaccarsi a guisa 
di grumi o rappigliarsi a guisa di gru- 
mi Aggru$narsi,n. p. 

ABBALLUTTÀ. Appailottolato , Appal- 
lottato , Rappallottolato , ta, agg. 
da Appallottolare. 

ABBALLUTTAR. AppaUottolare ,, Rap- 
palloltolare e BappaUozzolare v. a. 
e si fa n. p. Ridurre in pallottole. 

ARBANDUNAR. — \.Dsmetter. 

ABBARCARS'. Imbarcare v. a. Ingom- 
bare v. n. Quest'ultima è voce de'Co- 
struttori. Curvarsi delle assi o le- 
gni non molto grossi. Abbatneare, 



ABB 

vale Ammassare, Far le tiarche 
(masse), ma per lo più di grano, le- 
gne e simili materie. — V. Sbakrz. 

ÀlffiASSAMÉINT. — Y. Bassamèint 

ABBASTARDÀ.add. Imbastardito. Tra- 
Ugnato. Degenerato, ta, agg. 

ABBàSTARDAR , ▼. (dal iat barb. Àba- 
tiardare, far bastardo; o dal Fr. 
Abàtar^r). /m^NMlaniJn;. Allontana- 
re dal silo proprio essere con peg- 
gioramento. 

Al^Hutardar el paroL •— Coni' 
meUere de' solecienU favellando o 
ictioendo. Ed è quando le stesse 
buone voci vengono usate male nel- 
lo scriverle o nel pronunziarle , er- 
nado ora nel genere , ora nella de- 
clinazione , quando neir accento , 
quando nel significato. Tali sono 
per esempio i seguenti errori nel 
liDgoaggio bolognese; Patpèidra per 
foipèibra ; PavaUzxein per Po- 
iavizein; MertHià in luogo di Ver- 
ma; Tmein per Cmein. 

Abbastardar ia lèiìtgua — equi- 
varrà qnasi a Cirnimettere de' bar • 
^rismtMtttroducendo voci di lin- 
gua diversa: p. e. nel rendere del 
dialetto le prette parole della lin- 
gua nazionale , o della lingua fran- 
cese, come dicendo Parèt per Afu- 
roia» Decrotiàur pel Pulitore degli 
stivali, ec. 

ABBUVÀ. add. d' o. g. Abbiadato, ata, 
agg. Pasciuto di biada. 

ABBUVAR. y. Abbiadare, v. Pascer di 
biada. 

• ABBORRIMÉINT. — V. Awersiòn. 

' ABBORRiR. — V. Deprezzar. 

ABBRANCAR, ABBBÀNQULAR. V. Ciap- 
par. 

ABBRAZZ, ABBRAZZÀ, ABBRAZZA- 
MÉINT, ABBRAZZOTT, n. m. Ab- 
bracciamento ; Amplesso n. m. Ab- 
brocctafo, n. f. V aU>racciare. La 
voce bolognese Abbrazzamèint è 
freqnentat. 



* Sotto segnate con Asterisco * le pa- 
iole rggiaate in qneata edisioue. 



> ABB 

QV InfiBiti de' verbi italiani prece- 
duti da articolo han forza di sustan- 
tivo, e di più si usano al plorale. — 
V. PiuraL 

Abbrazxott.'-^AbbìUcciata, è no 
abbracciar famigliare, di cuore, e 
con entusiasmo. 
ABBRAZZÀ« add. Abbracciato, ata» 

agg* 
Star abbrazzd. Stare, essere, ec 

abbracciom, avverb. Abbraccian' 

do : Con abbracciamento. 

AfifiRAZZAQÒUll . n. m. DÓURA, n. f. 
Abbrticciatore, trice. Voce di r. i4&- 
bracciante , agg. di ogni g. Cbe ab- 
braccia. 

ABBRAZZAR, v. Abbracciare^ v. Cir- 
condare colle braccia checché sia. 
Abbrazzars'. Abbracciarsi, n. p. 
Circondarsi e stringersi scambio-, 
volmente colle braccia. Dicesi anco- 
ra delle cose inanimate , e cbe non 
hanno braccia , ma che hanno cosa 
M similitudine di esse. La ìHte a6- 
braccia V olmo, oppure La vite 
s'avviUcefUa aWolmo suo marito, 
fumar a abbrazzar. Rabbrac- 
ciare, rednpl. d'abbracciare. 

Abbraciare, ridurre in brace, 
abbenchè voce antica, si troverà in 
qualche scrittore ; guardisi bene di 
non confonderla con Abbracciare , 
quindi i bolognesi , che non fanno 
sentir le lettere doppie, calchino 
sul e in questa voce. 

Abbrazzar vale anche fig. Com- 
prendere, Contenere, Racchiudere, 
St Uber abbrazza pia coss, Que-* 
sto libro contiene piti cose. 

ABBRAZZOTT. V. Aòbrazz. 

ABBREVlADURA,n. f. Abbreviatura, 
n. f. Accorciamento d' una parola o 
d'una frase, che si fa, omettendo 
alcune lettere e sostituendo certi 
segni legature in luogo di esse. 
- Comunemente nella scrittura , 
quando siasi dimenticata un'in, o 
pure im' n in una parola in cui do- 
vrebbe raddoppiarsi , usasi metter- 
vi sopra in sua vece una lineetta o- 
rizzontale: p. e. cana in luogo di 



ABB ( 

eanna, e ionia in vece di 9omma. 
Questa è forse i' unica abbreviatu- 
ra » che sia soffribile nella scrittu- 
ra ; tutte l'altre sono da proscriver- 
si , come provvidamente hanno fat- 
to le leggi moderne nelle scritture 
de' Notai. Tuttavia è comunissimo 
' nella sottoscrizione delle lettere , e 
nella direzione Y adoperare per co- 
modo le abbreviature degli aggiun- 
ti , e de' titoli. 

Le abbreviature o troncature di 
alcuna lettera nelle parole sono 
permesse dall'uso per dolcezza di 
lìngua, e sono adoperate da'miglio- 
ri scrittori. La troncatura di lettera 
in principio di parola si dice con 
voce greca Af eresi ; ex gr. Reda per 
Erede : Sprezzare per Disprezzare. 
Il troncamento nel ^ne dicesi Apò- 
cope ; V. gr. Mar per Mare; Animai 
per Animale. Finalmente ^ncope 
chiamasi il troncamento di lettera 
p sillaba nel mezzo della parola , 
come sarebbe Sgombro per Sgom- 
bero; Andrà per Andera) ciò che 
da' toscani dicesi Leva' n mezzo ; 
Mozzamento. 

tStVk^are. Impiegar la figura sin- 
cope. 

Sincopatura. Formazione di sin- 
.cope. 

Sinèresi; vale contrazione di due 
sillabe in una. Come sarebbe: Ciò- 
dio in vece di Clauidio. 

1 Geroglipci erano una scrittura 
abbreviata. V. Lettra. 

La Stenografia è uno scrivere ab- 
breviato. V. Scriver. 

Vi sono anche le parole iò&fvWa- 
zione e Abbreviamento» le quali 
differiscono da abbreviatura, in 
quanto che le due prime diconsi 
delle cose , ed abbreviatura si ap- 
plica solamente alle lettere. Onde si 
dirà V Abbreviazione dell'opera, 
r Abbreviamento de' giorni , della 
vita. 

Compendio, sommario» e con 
voce greca Epìtome ; e Siìiossi n. f. 

Epilogo, soprarragionamento , 



} ABB 

tunto, riconto, ristretto , sono tut« 
te voci, che significano Abbrevia- 
zione, ma che non si possono chia- 
mar veri sinonimi. Vedine la diffe- 
renza alla parola RittrèU. 
ABBRUSTLÉ, add. Abbrustolato, ata, 
Abbrosiulito; Abbròstito, Ha, agg. 
— V. AbbrustUr. 

Tòrrido. Suolsi applicare a quei 
soggetti, che dal fuoco o dal sole 
sono inariditi. Zona torrida. 

Secco» è opposto ad Umido; si 
applica perciò a que' corpi che si 
concepiscono privi di umidità. Ter- 
ra secca: vapor secco: leono secco. 

Arrostito, è participio di arrostì- 
re. Cuocere senza aiuto d' acqua in 
ischidione , in tegame, in sulla bra- 
ce, ecc., e per lo più si applica ai 
commestibili, Arrostir le braciuoie; 
arrostire un pollo ecc. 

Abbrustolato , deTÌ\2i da cUfbru- 
stolare ed è il suburere de'Lat., che 
vale leggermente abbruciare; e va- 
le Abbruciato nella superficie. 

I fisicixolla voce Torrefatto sup- 
pliscono alla yoce Abbrustolato, che 
non ha la precisa significazione di 
leggiermente carbonizzato. Y. Ab- 
brustUr, 
ABBfilJSTLIDURA , n. f. AbbrosHlura. 

Lo abbrosUre. V. Abbrusttir, 
ABBRUSTLIR, v. Abbrustolare; ab- 
brustolire; aòbrostire. Porre le co- 
se al fuoco sicché s' asciughino , e 
s'abbronzino, ma non ardano. Ab- 
brustolire» abbrosUre il caffè, l'or- 
zo » i pali per le vigne , ecc. 

Abbronzare, vale leggermente 
avvampare , eh' è qu^l primo ab- 
bruciare che fa il fuoco nella super- 
ficie ed estremità delle cose , e che 
i boi. dicono Strinar» come si fa 
della peluria , e de'piedi de'volatili, 
o come del pane allorché s'abbron- 
za per metterlo nell' acqua da bere. 

Rosolare si adopera anche per 
abbrustolire, ed i bolognesi pur di- 
cono Dor la rosa; Ciappar la ro- 
sa; Far ciappar la rosa. V. Strina. 

Abbronzare,^ Annerire si pren- 



ABB 

de anco» per l'effetto che tk 11 sole 
SQlIa caroagione, dai bolognesi det- 
to Dvintar nèigher pr al $òul. Es- 
sere abbronzato , annerito dal sole. 

ABBnUNADURA, n. f. Affibbiatura, 
Df. L'affibbiare: e dicesi anche la 
parte del vestimento, ove s'affib- 
bia, e propriamente gli occhielli, 
l'occbiellatura. 

ABBnUNAR, V. Abbottonare, v. Af- 
iibbiar co' bottoni. (Spiegazione da- 
ta dalla Crasca). Ma giacché la Cru- 
sca stessa deOnisce il verbo affib- 
^orv per congìungere insieme con 
fibbia; in abbottonare io direi piut- 
tosto congiungere o connettere 
qiMiche eoia col mezzo de'bottoni; 
e in affibbiare , congiungere qual- 
che eosa col mezzo delle fibbie. 

mOBANA. — V. Acciacca, 

^BUNiadd. (dal fr. Abonni), Appai- 
totoalieairo. — V. dell' U. 

Mercantilmente Abbonato si dice 
^r Approvato. 

ABBUNAMÉINT. ft. m. (dalfr. iifton- 
^i^f^m). Appalto (nell'uso). Con- 
veozioDeche si fiat tra particolari 
per un oggetto qualunque, e singo- 
larmente parlandosi di teatro e si- 
mili. 

^bbonamenfo per lo abbonare; 
provare una partita, è termine 
mercantile, né si dice Abbuono. 

WTSAR. Abbonare, v. a. T. mere. 
approvare, riconoscere come legit- 
tifflo un conto , una partita. Menar 

,^!i;f»io> Far buono. 

^8UNARS',(dal'fr. S'Abonner). Ap- 
paltarH^jf, dell'U. parlandosi spe- 
oalmente di teatri e simili, vale pa- 
gare U119 data somma una volta per 
sempre, ed é lo stésso che AssO' 

ABBUNDANZA. n. f. Abbondanza, n. 
'U lingua italiana ha tante altre 
^oci pressoché slnonime a quesU, 
gn equivalenti delie quali mancano 
tt« mal. Boi., come Abbondanza, 
V' Termine generico di ciò che é 
N che a suiBcienza. 
^a , n. f. pare che convenga 



AB 

meglio agli oggetti di quantità di- 
screta. 

Dovizia »o meglio Divizia, dai 
lat. Divig. Copia superflua. 

Affluenza. Concorso grande di 
cose. 

libertà. Abbondanza delle produ- 
zioni animali , vegetali ; ed anche 
fertilità. 

SopraMondanza, Sovrabbondan- 
za , StrablH>ndanza. Abbondanza 
straordinaria. 

Hidondanza , Esuberanza, ab- 
bondanza portata ali' eccesso. 

Profluvio (Boi. Profluvi). Lette- 
ralmente significa scarica abkion- 
dante precipitata di materia fluida 
o liquida. 

Tralfocco. Versamento fuori di 
qualche bocca. 

'Dicesi ancora Abbondevolezza e 
Abbondezza. 

In <ibbundanza, avv.— > Abbon^ 
dantemenie. Abbondevolmente. In 
buondato, o Buondato. 
ABBUNÉ, add. Aggiunto che si dà al 
terreno reso fertile Caloria, Cal- 
uma , e Caluria chiamasi il risto- 
ro, che si dà alle terre sfruttate dal 
grano concimandole e seminandovi 
alcune biade : detto cosi dalla cal- 
dezza ch'esse ricevono dal concime. 
Abbuné, vale ancora perfeziona- 
to. Ablfonito. 
Abbuné. — Abbonito. Placato. 
ABBUNIR, V. Abbonire per Bonifica- 
re, render buono. 

Abbonire. Placare. Appiacevoli' 
re. Allenire. Indolcire. Ammollire, 
Render piacevole. 

Abbunir dia frutta. '^Allegare. 
Restar sull' albero i frutti al cader 
de' fiori, in boi. dicesi ancora Alli" 
qar. 
ABBURDIR, che si usa piti spesso nel 
partic. Abburdé. — Abbordare uno. 
Abbordato , agg. Vale Andare alla 
volta d' uno per parlargli. 
ABÉID, n. m. Abete, n. m. Albero no- 
to drittissimo , con le foglie a guisa 
di pettine , eh' ei non perde mai ; 



AB 



spècie di Pino montano detto da 
Linneo Pinus abies. Abezzo è voce 
antiquata. 

Un bosc d'abid.'^Abetàick, Bosco 
d'abeti. -*-V.Bo«c. 

Lègn d'cU^èid; oli d'abèid,^' Le- 
gno abetino , Olio abeUno. 

* ABEZEDARl, n. m. Stratto, n. m. Li- 
bro elle serve per notare checches- 
sia in ordine alfabetico, per fare 
indici ecc. 

ABGUIAR, V. Meteolare. Confondere. 
Mettere insieme cose diverse. * 

* ABINTESTATO. Mwrir alHnteetato. 

— V. Ab: 

ABiL.— V. Capaz. 

ABIT» n. m. Voce usata nel dialetto 
civile, i piti dicono Ghutacor,^- 
Abito, n. m. 

Vestimento ( definito con troppa 
restrizione dalla Crusca per l'Abi^ 
to che ti porta in dosso per biso- 
gno, e per ornamento) è ciò che 
serve a coprire il corpo. E fattisi 
quegli vestimenti venire, presta- 
mente la fece vestire. Vestimenti, 
m. e Vestimenta f. plur. si dice di 
tutto ciò che serve al vestire d' una 
persona : nel Dial. Boi. dicesi Vstia- 
ri-^ Vestiario è il luogo dove si 
tengono le vestimenta, ed è voce 
usata anche come aggiunto, Jtfa^eria 
i)estiaria. 

Panni nel num. del piU prendesi 
anche per vestimenti ^ qualunque 
sorta sieno.<^V. Pagn. 

Abito (che mi sembra pur defini- 
to dalla Crusca troppo genericam. 
per Foggia, e modo di vestire) ha 
una nozione piii ristretta di VestU 
mento, ed è Una maniera partico- 
lare del vestire, sotto la quale si 
comprende ciò che è V opera del 
sarto. Abito da ttomo , e da donna. 
Abito di panno. Abito della festa, 
o di feria. 

Vesta, e Veste. Suolsi impiegare 
indistintamente come Vestimento e 
come Abito. Cosi dice la Crusca', e 
Romani , e riduce VestìmetUo a ter- 
mine piti generico, lo vorrei tutta- 



8 AB 

via usare Vestimento, YesHio^ Ve- 
stire per nomi generici: Abito per 
quello dell'uomo; e Vesta per quel- 
la della donna; come si vede usato 
dalla maggior parte degli autori. — 
Y. Vstéina. 

Abbigliamento non dee confon- 
dersi con VestimetUo. Vale questo 
vocabolo per Quella parte del ve- 
stimento che orna la persona. 

Abit comod. -^ Abito agiato a« 
vantaggiato. -— Vstéina récea « — 
Veste agiata. 

Abit strètt.-^ Abito strozzato. 

Abit tira alla véla. — Abito attil- 
lato, serrato alla vita, 

Usa^^ Usato. 

Frust'^ Lógoro. 
. SèimpUz <— Succinto •— ( con V. 
deirU). Semplice , Negletto. 

Magne fio — Pomposo ; sfoggiato. 

Un abit eh' sta òèin— i&tlo che 
toma bene; Abito assestato ; gu;co- 
stante; Abito fatto a st^ dosso. 

Abit eh* casca a pizz'^ Abito che 
casca a brani. Abito sbrandellato. 

Abit dal fést'-^y. Giustacor. 

Abit da strapazz — Abito usuale. 

Abit toU in prést -— Abito accat- 
tato. 

Abit sèinza cusdur ^-^ Abito in- 
consùtile. 
ABITANT, add. d'ogni g. AbitanU, 
agg. e sust. de' due g. Abitatore m. 
e trice f. Il bolognese è termine del 
solo dialetto civile, il volgo dice 
un om , una donna , ecc. cA' sia in 
zitta, in campagna, ecc. 

Dai diversi luoghi dove nascono , 
e dove abitano, gii uomini prendo- 
no diverse denominazioni. 

Zlladein'^ Cittadino. Abitator di 
città. 

Castlan--^ Castellano, Abitatore 
di Castella. 

Muntanar-^ Montanaro. Di Mon- 
tagna. 

Campagnol'^ Campagnuolo. Di 
campagna. 

CufUadein'^ConiaMnQ. Di con- 
tado. 



AB 



9 



noan-^ ViUano. Uomo di filla. 

Villico è voce latta latina. 

Pi<uuan — Pianigiano. Del plaDo 
della pianura. 

YaHawl — Paludoso. Abitante di 
palade. Questa voce è stala usala io 
iscberzo dai Salviui nella Batraco- 
miomachia. A me però piacerebbe 
pìQUosto la voce Paludano, che ba 
più analogia con Alpigiano, Mafwn' 
mono, ecc. Valligiano ò Tabilator 
deìie valli fra' monti. 

Marman^^ Maremmano. Di ma* 
remma. 

/«otono. Abitatore o natio d'isola. 

Colono. IH colònia. 

Alpigiano. Delle alpL 

Tettuz^ano. Di terra morata. 

Borglùgiano. Di borgo. 

fio«caiMoto. Di boschi. 

ColUgiano. Di collina. 

Utlorano, o Utorano. Di lido. 

PoìTocchian. — PafYocehiano. 
Deila parrocchia. 

Popolano. Abitante» semplicemen- 
te. 

ihmiciUato e Domiciliante , agg. 
e cosi il verbo Domiciliare, sono 
termini usati dai legisti , e nell' uso 
cornane; diversificano da Alnlante 
^^ Abitare, perchè questi sono 
termini piii estesi , che possono ap- 
plicarsi anche ad abitatori di cam- 
pagne, di valli , di boschi ecc. Do- 
micitiato sì riferisce ad abitante di 
casa, siccome formato da Domu$. 
Quindi dicoDÒ i Notai : p* e. Ferra- 
n' abitante in Bologna e domicilici 
lo in via san Donato , nella casa 
propria, segnata col civico numero 
252i. 

Anfitci. (Da Scia gr. Ombra). Si 
chiamano gli abitanti della Zona 
torrida , perchè vedono 1' ombra 
parte dell' anno verso il polo artico 
e l'altra parte verso l'antartico. 

Antìpodi, o Antictoni, che vivo- 
1^0 in paesi diametralmente opposti 
Ini loro. AntMsoni o Antiassoni 
chiamavan gli antichi coloro che vi- 
gono neU' asse opposto. 



AB 

AnUci. Popoli che tìvoim tolto 
il medesimo meridiano ed alla me- 
desima diatama dall' equatore. 

Antisin. Popoli che abitano sotto 
parti o lati differenti dell'equatore, 
i quali per consegueoia al meno- ' 
giorno hanno le lor ombre gettate 
per verso contrario. 

Asci. Che non hanno ombra quan- 
do il sole è situato loro vertical- 
mente. Quelli delU Zona torrida. 

Eterosci. Abitatori di una delle 
Zone temperate, rispetto agli altri 
di quell'altra Zona, che hanno l'om- 
bra rivolta dalla parte contra- 
ria. ^ 

Nòmadi, n. m. pi. (da Nemo gr. 
Pascolare). Denominaaione data da- 

{(li antichi a popoli , che passavano 
a lor vita nel pascere gli armenti , 
sempre erranti secondo l'opportu^ 
nità de' pascoli. 

Aborigeni, n. m. pi. I primi abi- 
tatori , NaturcUi di un paese, in 
opposizione a quelli, che sono ve- 
nuti ad istabilirvisi , cioè gli iitwe- 
niHcci. Avventizi hanno detto Caro, 
e Targioni. 
ABITAR, A6tlan;, Albergare, lUmo» 
rare , Soggiornare , Stanziare. Lo 
star ne' luoghi, che V uom s' eleg- 
ge per abitazione — V. Abitaziòn. 

Abitar a pian tréin — Stono a 
terra terra , a terreno. 
Abitar t'nsèm— Coabitare, 
fumar a abitar — Biabitare.^ 
' hug da abitar'^ luogo abitàbi' 
le, abitèvole. 
ABlTAZiÓN, n. f. Abitàcolo, n. m. No- 
me generico di luogo destinato al- 
l' abitazione. Molte altre voci si 
prendono indifferentemente in que^ 
sto signitìcato da chi parlalo scrive. 
Le spiegazioni seguenti , che asse- 
gnano il valore preciso d' ognuna , 
serviranno per 1' uso proprio di 
esse. 

Abitazione , n. f. É luogo da abi- 
tazione. LiO Abitazioni della terra. 
Ma sarebbe piii proprio se si ad- 
operasse sempre per l'atto di abitai- 



AÉ 



10 



AH 



re, p e. lìfmanere air abitazione 
delia campctgtM. 

AlHHiro, n. m. Abitazione spre- 
gevole, à povera. Abituri de' lavo- 
ratori di terretw. Abituri degli ani' 
mali. AlHtazioncella, 

DomidUo, n. m. Abitazione di 
casa. Quindi dai Legisti è preso per 
ii^licare il luogo di residenza. Abita 
in Bologna, ed ha il suo doìhicHio 
in via ecc. Neir uso comune si ad- 
opera il yevbo Domiciliare, e i deri- 
vati Domicilialo , Domicillante , ec. 

Bicetto , n. m. abbrev. da Bicettà- 
tolo, è nome generilo di laogo at- 
to a ricevere , o dove si dia rii'ove- 
10. Biveiio di ladri: Bicetto; Bicet- 
taeùlo di acque , ecc.' 

Asiióf n. m. Luogo dove ritirarsi 
in sicuro. 

Ritiro, n. m. É luogo solitario o 
appartato. 

Albergò , n. m. ( Boi. AlÒerg ). 
Quella casa che alloggia pubblica- 
mente e venalmente i forestieri. 
Disalbergare, lasciar l'albergo, e 
Disalbergato t agg. Che ha lasciato 
l'alloggio. 

Ospizio , n. m. ( Boi. Uspézi ). 

Quantunque sembri siuonimo di 
Albergo, tuttavia differisce da esso, 
perchè si adopera per un ricovero 
gratuito, e benefico. Gli OrfimotrO' 
fi, gli Spedali sono Ospizi. Si ha 
l'ospizio presso di un amico, di un 
parente, ecc. 

Alloggio, ed Alloggiamento, n. 
m. (Boi. Alloz), sono propri del luo- 
go destinato al ricovero de-soldati: 
ma si usano àncora per luogo di ri- 
covero di altre persone. Disallog- 
giare, vale cacciar dall'alloggio. 
Dilogffiare, partirsi dall'alloggio, 
e privar d'alloggio. Sloggia/e, par- 
tir dall'alloggio. 

Dimora, Soffgiomo, Permanèn- 
za, Stanza, Stazione, Mansione, 
sono termini generali impiegati per 
indicare quel Tempo che corre men- 
tre si sta in un luogo stesso , ma 
qualunque sia -►-^.. A6rta«^-^Tut- 



tavolta t'ingegneremo di trovarne 
le differenze. 

Dimora , è T abituale permanen- 
za. 

Soggiorno, è continuazione teni- 
poraHa di abitazione. 

Stanza, è luogo di dimora qual- 
unque. 

Stazione è piuttosto un laogo de- 
terminato e preciso all' esercizio dì 
qualche opera, od anche a semplice 
riposo. 

Mamione è I' attor di rimanere e 
riposare in qualche luogo , ed an- 
che il luogo stesso ove uno si fer- 
ma. 

ABITEIN. Abitino, dim, d'Abito. 

Far un abitein a un. Maniera 
proverb., e vale Fare una sinistra 
informazione di qualcheduno. Ap- 
porre ad urto una tal cosa , che air 
(fi lo tenga per reo uomo. 

ABITÉTT, n. m. Abitetto, AbiieUo. 
Abituccio. VesUtetto , VestitsUo , 
dim. avvilit. di abito , e di vestito. 

ABlTUDlfi, a. f. Abitudine, n, f., ma 
meglio Consuetudine , Abituatez- 
za. Usanza acquistala—- V. Assuefaf 
ziòn, ch'è voce plii comuue nel dia- 
letto. 

ABORRIMÉINT— V. Aoiersiòn. 

ABORRIR— V. Dsprezzar. 

ABORT, n. m. Aborto, n. m. Scon- 
ciatura , n. f. Parto avanti 11 tempo 
consueto. 

Aborto, figur. dicesi anche a cosa 
fatta alla peggio. 

Detto a persona. Sconciatura, Ca* 
ramogio,. Caricatura. Vev^on^L pic- 
cola e contraffatta. Scriato, vale 
Venuto a stento. 

Aborto dicesi non solo di anima- 
li , ma eziandio di frutti , di fiori e 

. simili. 

ABURTIR , V. Abortire e Abortare . v. 
Partorire avanti tempo. Fare abor- 
to*-»! medici considerano aborto la 
nascita intempestiva , e cioè fino a 
che il bambino tocchi i mesi sette. 
Sono usati i vocaboli di Sconciarsi, 
Disperderti; (Boi. Dsperder); ma 



AGO 



11 



ACC 



questi termini sono impieg&ti per 

simili t. : si seotirà dire ancora 
AbonHre: è questo un errore da 
sfuggire, perchè si diee A(H>rto, e 
non Aborio, al feto nato «vanti 
tempo. 

ABRAM , np. m. Àbramo, m. 

ABUS , D. m. Abuso, Misuto, n. m. Mal 
uso. Disusania. Sopru$o significa 
Ingiuria, Boi. Superciari, 

Abusivo , va, agg. Che è contro 
alle regole , air uso. 
Abusivumente , avv. 

ABUSAR, T. Abusare, t. Usar male; 
far cattivo uso, Soprutare. Abusa- 
re il danaro , un libro , ecc. 

Abutart'-^ Abusarsi n. p. Servir- 
si d'una cosa lUori del buon «so. 
Aòusarsi detta soffersnsa, Airnsar- 
si delio grtma. 

* ACACIA, n. (. Acacia, Acazia, Albero 
esotico. 

ACCA, a. t Acca, L'ottava lettera del- 
l' aifiibeto italiano, che esprimesi 
con questa figura H— V. H. 

Ulta cotmjL che «'va/ un acca ^- 
E/na cosa che non vate un'acca, 
utto xeiv, urna patocca, un iota, un 
bagattino, e simili espressioni del- 
lo stile fiimiliare per dire: Non 
'valere la più piccola cosa , nien- 
te. ' 
Un ueca , dòu acc , trèi acc , etz. 
•^Un'acca, due acca, tre acca, ec. 

ACCADÈMIA , n. f. Accademia, n. f. 
Un'adunanza di uomini studiosi sta- 
bilita con certe leggi per autorità 
pubblica. 

ACCADÉMIC , n. m. Accadèmico, n. m. 
Membro di AYxademia. £d anche ag- 
giunto di cosa. 

Dscours, A [far accadèmie, -^Di- 
scorso , Affare probtetnaHco , dub- 
bioso. Disputabile per i'una e l'altra 
parte. . 

ACCADÉMICAMÈINT , avv. Accade- 
minamenie , avv. Voce 4eir xl e 
di regola. In maniera ocoademica. 
Uorc academico, 

hseòrrer accadémicamèirtt — 
Dialogizzare: Conf^ttufiareé 



ACCABNAZZAR, v. Ineatenaceiare , v. 
Blettere il catenaccio. 

ACCVGNÉ . add. j4ceoiiolo e Acronfro. 
Stizzito. Ineetenilo , agg. 

'ACCAGNIRS'. >lccaii^fY, e Aecanirst, 
V. n. p. Pari. Aecané — kccanito, 
tndperito, Invetenito. — Accanita* 
mente, avv. 

ACCAMMÉINT» n. m. Rabbia; Stizza, 
n. f. Ed anche Dispetto , Hat taten- 
io, 

ACCASA, add. Accasato, ata, agg. Do- 
miciliato; Dimorante; Abitante. 

Accasata ; A itogata ; Maritata : di- 
cesi di una ragazia , che abbia pre- 
so marito. 
luogo accasato, PIen di case. 

ACCASARS' ; v. Acoai arsi n. p. Fissar- 
si di casa in un luogo. 

Accoiorsi; Maritarsi; Allogarsi: 
andare a marito, dicesi delle ragaz- 
ze. 

Accasare, v. a. vale Fabbricdr 
eaee. 

ACCATTAR, (dal Lat. ant. Aecaptare, 
Captare). Trovare. BUrovaf^. Hin- 
venire , v. a. Accattare, sta per 
prendere in prestito: per Elemosi- 
nare» ecc. 

i4cra^/ar di rampein'^ BUrovar 
pretesti. La voce Pretestare è una 
di quelle , che non abbiamo nella 
lingua italiana . e potrebbe esservi 
introdotta prendendola dal france- 
se, come s'è fatto* di tante altre. 
Accattare è voce messa in bocca 
de' contadini. Accattar mogMe , cioè 
Trovar moglie. 

ACCATTAROBA, n. m. AÙrezzatore , 
n. m. Colui che provvede gli attrez- 
zi necessari alle rappresentazioni 
teatrali. 

ACCAVAZZAR , v. a. Verbo che signifi- 
ca fbrmar /a testa air albero, af- 
finchè possa sostener bene la vite. 
Non ho trovato voce equivalente in 
italiano , ma siccome trovo Scapez- 
zare per tagliar la lesta all' albero , 
cosi inferisco che Aecavazzar sa- 
rebbe lo stesso che dire Accapez- 
zare, cioè formar la testa all'albe- 



ACG 



19 



AGC 



To; e potrebbe essere questo un 
termine nuovo opportunissimo da 
agffiugnere in un vocabolario, giac- 
ché Scapezzare varrebbe Tagliar la 
testa. 

ACCAVDUNAR —V. Cavdòn. 

ACGIACC, n. m. Acciacco» n. m. Mal' 
sarda. Indisposizione. Aoer degli 
acciacchi» delle mascalcie. 

ACCIACCA. ABBUBANÀ, add. Accac^ 
chiato» ata , agg. Abbassato e riiini- 
to nella sanità. Acctoccato, vale 
Pesto , Ànunaccato — V. AmmaC" 
car. 

ACCIAPPAR — Ciappar. 

ACCIUPPAR, V. a. Accoppiare, v. a. Si 
dice per mettere insieme le cose 
a due a due. Accoppiar le uova. 

Appaiare si dice dell' Accoppiare 
due cose simili, che per lo pih deb- 
bono essere insieme •— Aecumpo- 
gnar. 

ACCÓiER e CÒIER. Cogliere per Col- 
pire» Investire ^^Accóier per Urta- 
re '^Accóier in tuna scranna'^ 
Urtare in tma sedia. 

Accòiri, Acciappari''' Cogliere, 
Indovinare , Apporsi. 

A n'iavi accolt — Non vi siete ap- 
posto — Colpire. An'i cuièin , per 
dire non colpiamo. 

(S'a i accói a i accói, se no po- 
zeinzia — S'ella coglie coglie, se 
no a patire. Se non m' appongo sa- 
rà disgrazia, avrò pazienza. Quindi 
Accótn— Cogliere nel punto. 

ACCORO, n. m. Accordo , h. m. Si dice 
de' colori quando sono ben dispo- 
sti , ed accordati in una pittura. 

Accordamento è l'unione o la 
concordanza armoniosa, che risulta 
dalla buona disposizione di tutte le 
cose dipinte in una tela : e in que- 
sto signif. dicesi ancora Accordan- 
za» n. f. e Accordato, n. m. 

Accordo è anche V armonia, ossia 

r unione di piìi suoni espressi nel 

medesimo tempo, e ben consonanti. 

Esser d'accord-^^ Essere unani- 



mi. 



Umnimc, agg. d'ogni g. Concor- 



de. Dell' islesso animo. Dello stesso 
psyrere o sentimento. 

ù' accord, avv. Unanhnansenie, 
e Unanimemente, avv. CoMeordo- 
tam&nte. Concordemente» Cóncor- 
devolmente, avv. D'accordo. 

Metter d'aceord. — Concondare 
Accordare. 

Mettere' d' accord. Concordarsi. 
Uniformarsi 

Unanimità, Concordia. Unifor^ 
mila d'opinioni. 

ACCORZERS'. — V. Addars\ 

ACCUDIR. Non è voce dei dialetto boU 
ma qui riferita per avvertire che 
Accudire è parola dell'uso. Chi vor- 
rà parlare con piìi esattezza si pre- 
varrà de' verbi AppUcarH, Atten- 
dere, Concorrere a checchessia. 
Cooperarvi, Assistere , Aiutare. 

ACCULGAR, e CULGAR*, V. a.« e n. p. 
(Termine ora rimasto in Contado J. 
Coricare e Coricai^. Porre, e porsi 
gih. 

ACCUMDADURA, AGGiUSTADURA . n. 
f. Accomodatura, Accoticiatura , 
RMsettatura, n. f. Aggiuslannento. 
Accomodamento. Assetto. AccoHctor 
mento, n. m. 

ACCUMDAR , AGGIUSTAR , v. 

Accomodare, v. Come deriTante 
da Comodo, sembrerebbe doversi 
principalmente riferire a ciò che si 
vuoi render comodo. Accomodar te 
strade. Accomodar la scota per 
renderla pratieabile , ec. Le altre 
significazioni, che se gli attribuisco- 
no, possono riguardarsi come figu- 
rate. 

Acconciare, derivando da Concio, 
sembra opposto a 6tMM/are; quindi 
da doversi ricevere nella significa- 
zione di Accomodare le cose gua- 
state. Ottenne varie altre signhSca- 
zioni nella lingua italiana, fra le 
quali una delle principali è quella 
di Mettere in ordine , e in ^uona 
disposizione,, ed in questa è oppo- 
sto a Disordinare. 

Aeeeitare. Pare che vaglia Metter 
le cote^ nel proprio o conveniente 



ACG 

pd«A> o ttata, p. 6. Anettarti a la- 
voto. 

Aggiustare» Nel proprio deve si- 
en^care Ridhtrre U €o»e ai giu$to. 
Quindi sarà ben detto: Aogm$tar 
ìa biUancia : Aggiustar il hraecio: 
Aggiustar l' orologio, ec. 

tutte le altre applicazioni fatte à 
questo ▼erbe sono in via figurata. 

Aceumdars*. Per Sedersi. Aeeo' 
modarn. Adagiarsi, • 

A ceufndar el-i av in^t-al pariir.— 
Accomodare, Assettare, Acconciare 
le uova nel paniemzzo. Procacciar- 
si il pane per sempre. ^ 

Accumdar i cout eùn V ost — 
Accordar l'oste. Far seco i conti e 
pagar la spesa. 

Accumdar el letter. -^ Compitar 
re. U accoppiar delle leltere e delle 
sillabe, che fonno i fanciulli» quan- 
do incominciano a imparare a leg- 
gere. 
ACCUMPAGNÀ. ad^d. Accompagnato, 
<^o, a^. — V. il Nerbo Accumpa- 
gnar. 

Un om accumpagnd. ^ Uomo 
ammogliato. 

Una donna accumpagnd. «^ Don- 
na mariUita. 

Clomb accumpagnd, — Colom- 
bi appaiati, o accoppiati. 

FU accumpagnd, -—Filo adegua^ 

to. Accoppiato con altro filo eguale. 

AaUMPAGNAMÉINT , n. m. Accompor 

gnamento, n. m. Accompagnatura, 

n. f. Seguitamento , scorta. 

Codazzo diicesi il seguito di mol- 
titudine dietro a gran personaggio 
per corteggiarlo. 

Cortèo , forse troneatiHra di Cor- 
leggio. Codazzo di persone che ac- 
compagnana la sposa , ed anche il 
figlinolo condotto al battesimo. 

Accompagnamento e Associazio- 
ne, si dice anche propriamente del- 
l' Accompagnare i cadaveri alla se- 
poltura. 

Appaiamento. Appaiatura* Ac- 
coppiamento de' colombi, ec. 
ACCUMPAGNAR. Accompagnare. Fare 



13 - AOC 

compagnia ad altri; oppure co» al- 
tro significalo Far compagnia un in- 
dividuo all'altro. Atfcofiipa^arv in- 
sieme buoi di egual forza. Accom- 
pagnare il suono al canto. 

Accoppiare. Far coppia o mettere 
in coppia due individui della mede- 
sima specie. Accoppiar le uova, le 
pere, ec. Onde Taocoppiamento im« 
porta bensì unione ed anche conti- 
guità tra i due individui, non con- 
giunzione. Scoppiare è il suo con* 
trarlo, e vale Rompere, Guastar la 
coppia. Scoppiarsi, n. p. Levarsi di 
eoppia. 

Appaiare, significa Mettere a pa- 
io due individui delia medesima spe- 
cie , tanto congiunti » che separati. 
Dicesi egualmente Un paio d*oc* 
chiaìi, di forbici, di calzoni; ed un 
paio di capponi, di calze, di cintom 
lini. 

Nel linguaggio comune, ed anche 
dagli scrittori non si fa distinzione 
da Coppia a Paio , dicendosi egual- 
mente Una coppia ed I/itpaiod'tio- 
va , Una coppia ed un paio di co- 
voi/i. Ma io distinguerei specialmen* 
te Accoppiare da Appaiare , coll'atp 
tribttire ad Accoppiare T Unire due 
individui, ancorché non abbiano 
una completa eguaglianza, Un paio 
di cavalU; ed Appaiare, Mettere in- 
sieme due individui di completa 
eguagliaoza. Un paio di scarpe. Un 
paio di maniche. 

Congiungere. Ha la significazione 
generica di attaccare una o più co- 
se, tanto animato che inanimate, 
tanto della medesima,, che di specie 
diversa, ad altre. Un ponte congiun- 
ge due montL L'edera congiunta 
alla quercia; la vite all'olmo, 
^ Copulare. Unire o Congiungere 
per mezzo di un nesso, di un vin- 
colo. Copular le destre. 

Associare. Unire in società o alla 
società. Associato ad un corpo ac- 
cademico , agi ' istituti. 

Aggregare. Aggiungere ad una 
truppa, ad ima fiinda , ad una mol- 



ACG 



14 



Aoe 



xyM[iie.Aggregato aHaeiitadinan' 
2aec ^ . 

Al $gnòur i fa e pò i accumpa- 
gna. — JHo fa gU uomini, e quin- 
di gliappaia. SigniOca che la geqte 
simile focilmeDte s'unisce. 

Turnar a accuinpagnar, -* BaC' 
compoffnare, 

ACCUNFÀhUà'. Confarti, Addarsi. Ed 
Aceoufarù, n. p. Corrispondere, 
convenire insieme. 

ACCOPPAR, V. Accoppare, v. a. Ucci- 
dere col percuotere la coppa. Ma i 
lìokìgnesl l'adoperano in generale 
per Ammazzare, Uccidere, come: 
Al dufiòur V ha accuppd» «^ Il me- 
dico l' ha ucciso, l'ha ammazzalo. 
S'usa anche neut. pass, per Morire 
cadendo da un leilo , da una fine- 
strau — * V. Ammazzar. 

ACCURAR , T. Accorare , v. Affliggere. 
Contristare ed Accorarsi. li suo con- 
trariò è Rincorare. — V. Inquietar. 

ACCURDADCRA, n. f. Accwdaixtra, n. 
t. Accordamento, Ti. vo. propriamen- 
te si dice della consonanza degli 
strumenti musicali. 

ACCORDAR. Accordare v. a. Unire e 
concordare strumenti e voci sl« che 
consuonino. Opposto di Disaccorda- 
re. 11 redupl. è Biaccoì^re. 

* ACCUSA, n. f. Accusata, n. f. Dicesi 
di quelle carte, che Tengono accu- 
sate, cioè mostrale da ehi ha la 
mano nel giuoco, e sono dichiarate 
da'giuocatori, a tenore delle Tcg(\le 
del giuoco, per ritrarne qualche van- 
taggio. 

ACCUSAR, T.a. Accte<are,v. E propria- 
mente manifestare in giudizio, o 
altro le altrui colpe o misfatti. Ac- 
cusare di tradimenio alla Patria. 

Incolpare, y. a. Implicare, o im- 
mischiare alcuno in qualche cattivo 
affare. Dar colpa. Por colpa. ( Boi. 
Dar la còulpa). 

Querelare, v. a. Un lamentarsi 

con trasporto , con risentimento. 

Far querela, lagno, lamento. (Boi. 

Dar una quaréila). 

Imputare, v. a. Attribuire qual- 



che cofA «é aleuBO. ImpMtaiPe ia 
cattiva riuscita di un affare alle 
conimrie circostanze ^ ad un caso 
impreiieduto , ee. Quando a questo 
verbo, s'aggiiigne la voce colpa , 
vale ìncolpaye* Imputare la col- 
pa. 

Accagionare, v.,a. letteralmente 
significa attrUmire ad alcuno la 
causa di qualche cosa. 

Tacciare, v. a. Dare taccia. Im- 
putare ad altri qualche colpa , man- 
camento. Tacciare il, medico di po- 
caiwvedutezza. 

Altri verbi affini si troveranno al- 
la voce CrUiear, 

Accusar et cari. Accìisaruna na- 
poletana , el sequèinzi. — Accusa- 
re. Accusare una verzicola, ec. — 
V. Accusa. 
ACCUSTAA, V. Aocostare.y. Dalla Ci-u- 
8ca viene spiegato Far vicino , Av- 
vicinare. E Avvicinai^ sì defloisce 
Accostarsi, Parsi vicino. Quindi si 
danno per sinonimi. Siccome però 
Accostare deriva da Accosto, che 
vale A cojsta, cosi dee intendersi 
letteralmente per Mettete quaU^ 
cosa in cojntiguUà delle coste. Avvi- 
cinare traendo la sua origine da Vi- 
cino no» presenta sempre la nozio- 
ne di contatto tra gli oggetti acco- 
stati , ed è perciò Un approssimare 
senza contiguità. (Boi. Avsinars). 

Appressare. Quest' altro verbo è 
molto affine ai primi , tutta volta pa- 
re che l'appressamento sia ad una 
distanza minore dell' aovtctnaane/i- 
io^ e maggiore dell' accostamento. 

Approssimarsi, che^ si trova sem- 
pre in costruzione reciproca, ha 
moltissima affinità all' appressarsi ; 
si osa però quasi sempre in rappor- 
to temperarlo Si approssima la sta- 
gione invernale. Lasciando gli altri 
riferirsi a rapporti locali. 

Approcciare e Appropinquare , 
verbi poco usati. 

Accedere, è voce latina, che ora 
non s'userebbe più. se non dal poe- 
ti nel verao, sdrucciolo. Sono però 



AD 



1 



rimasti gli ag^dunti Acce$$ibH$, e il 
suo contrario ImAccensiòUe. 

Quando fa voglia ado|HTare un 
aggiunto di persona si dirà piut- 
tosto Accostevole. 
ACUT.TA, add. Acuto, ta, agg. Ap- 
puntilo, Aguzzo. Assottigliato fijia- 
niente in punta. La voce bolognese 
è usata rare \olte in senso proprio , 
e pili si adopera nel figurato. Nel 
proprio si dice comunemente Ap* 
pùnte, fait a pùnta , puntud, 

l>uUmr acuì: Fred ocut. -— Dolo- 
re acuto, freddo acuto, PungeiUe, 
vivo. 

Malcttti a^mta. — * ifale acuto» Si 
dice delle malattìe veloci e preci- 
pitose, contrario di Oronzo cioè 
tunqo, 

Acut. — Acìito, parlando d* inge- 
gno, inieUetto e simile, vale Perspi- 
cace, Sottile. L'acuto Quacchero, 
cioè FrankUn. Quindi Acume « ì4cm- 
lezzo» parlando della forra visiva: 
e figur. della vivacità d' ingegno. 

Acutezza si usa anche al proprio 
per Sottigliezza , Fiìiezza, 

yim$ acuta, Sòn aeut, ec. -^ Vo- 
ce acuta, Suoììo cLCuto, Accento acu- 
to, diconsi^a differenza di grave, i^e- 
netrativo a sottile. 

Atìdar in-t-i acut. — Inacutita , 
lìweuUrsi. Inacutire una corda ti- 
randola, e renderla grave allen- 
tandola. Inacutire dptle voci, pas- 
sare dal grave all' acuto. 
ADACCATT, avv. Tgnir adaccatt, -^ 
Seritare, Tener conto, Bisparmiare. 
Tnn adaccatt st saccfiètt. — Tieni 
conto di questo sacchetto* Averne 
cura. 
ADAFATT. — V. Dfatt 
ADANNAR, v. Dantiare. 

Adannar l'anma «o.— Dannare, 
Condantiare al fuoco dell'inferno. 
Dannando se ec. 

' Far adannar tin. — Far arro- 
vellare. -— Far arabbir. — Impa- 
zientare. 

' Adannd , part. Dannato. 

* Adannd, part. fig. dicesi d^Ue 



5 A9 

frutta guaste , cio^ Mtiftiiinate, ma 
non corrotte. 
ADANNAUS\ n. p. Arrotarsi, n. p. A- 
gì tarsi con inquietudine. Arrotarsi 
negli affari, e simili. 

Per hnpazientare , o Impazìen* 
tarsi. Perder la pazienza. 
ADAQUAR , verbo esprimente il signi- 
ficato generico di Adacquare. Dar 
acqua a qualche cosa. Adacquar le 
piante. 

Inacquare ^ 

AnìMcquare / 

Innarquoìe ) Mescere acqua con 
' altri liquidi p. e. Innacquare il vi' 
no. Vi3ìoÌHai'quato,aMMcquato. 

Inìiaf/iare ) 

Annaffiare) Adacquare spnizzan- 
do, come si ra cogli annufiiatoi. In- 
naffiaì^. Annaffiata il giardini , i 
fiori, il pavimento prima di spaz- 
zarlo. 

Irrigare. Dicesi dell'adacquamen- 
to che viene efioituato sopra dei 
campi facendosi scorrere le acque 
defluenti dai fiumi o dai canali, h^ 
rigare l' orto , i prati , le risaie. 

Spruzzare, e Spazzare. È un in- 
naffiare piìi leggiero, e si riferi,<ice 
ad ogni sorta di fluidi , o li(|uJdi. 
Spruzzar del vino «opm qualche 
cosa. Spruzzarvi un poco di ffìfle. 
Spruzzar del Unwne sopra una vi- 
vanda. 

Aspergere è quasi spruzzare ; ma 
r uso lo ha applicato particolarmen- 
te all'acqua benedetta. Aspergere 
quelle parti d' acqua di battesitno. 
Ed ani^the metafor. Asperigrere leeat^ 
te di lagrime, e d'imhiostro. 

Docciare. E versar 1' acqua con 
doccia o doccione. Docciare qualche 
parte del corpo. 

Gocciolare. Cadere a gocciole , o 
versare a gocciole p mandar goc- 
ciole, le pietre gocciolaìw il veryu). 
I tetti gocciolano dopo la pioggia. 

Sgocciolare. Versare fino all' ulti- 
n^a goccia. (Boi. Sguzzlaif). Sgoci;io- 
ki,r V insalata. 

Ammollare. Far, molle edivejfiir 



AD 16 

molle. (lA. hmmiar). La pioggia 
ammolla la terra .Si tengono i fun* 
ghi ieccM ad ammollare nell'acqua. 

Immollare, Far molle. Immollare 
il pane nelV acqua. Immollare i 
panni nella Usciva. — Immolare 
con una sola l vale Sacrificare. 

Ammollire, di nozione passiva. 
Divenir molle. La cera nel fuoco 
ammollisce. La canapa neW acqua 
ammollisce. 

Umidire, Inumidire. É stato usa- 
to tanto per fare umido, quanto per 
divenire umido. Ma io l'adoprerei 
piuttosto nel secondo significato per 
la^ua desinenza in ire. — - V .Inumdir. 
I panni esposti alla ttebbia inumi- 
discono. La carta soprapposta ai 
vapori dell'acqua bollente tnumt- 
disce. 

Umettare. -^y. lat. Far umido. 
Si dice per lo -più de' medicamenti 
e de' cibi. // buon nutriìnento umet- 
ta il ventre. 

Irrugiadare, Inrugiadare Coprir 
di rugiada, e per metaf. Aspergere. 
Baci inrugiadaU di lagrime. 

Irrorare e Inrorare ha il signifi- 
cato d^ hrugiadare , ma sa troppo 
di latino. 

Allagare e Inondare. (Boi. Alla- 
gar). Questi verbi sono affini e si- 
gnificano Coprir d'acqua. 

A/fondare. Mandare e Andare al 
fondo. La nave affondò. 

Immergere. Metter dentro un cor- 
po anche in parte, a qualche fluido 
o liquido. S'immerge un termome- 
tro nell'acqua bollente. Immergere 
il pennello nell'acqua colorata. 

Sommergere. Mettere un corpo 
sotto qualche fluido, in maniera chej 
ne resti tutto coperto. Una' nave^ 
sommersa nell'onde. Quindi Immer- 
gibile. affg. vale Che non può som- 
mergersi: p. e. Il sughero è vmmer- 
gibiU neWacqua. Si osservi che Im- 
mergibile non deriva da Immergete, 
ma da Mergere verbo non registra- 
to nel vocab. perchè forse s^ troppo 
di latino. — V. Aqua. I 



AD 

Sommergibile significa. Che paò 
essere sommerso. / legni pesanti 
sono sommergibiU neW acqua. 

Tuffare. Immergere nel l'acqua o 
altro fluido un corpo , e per lo più 
cavandolo subitamente. Tuffar le pe- 
re nell'acqua salata. Si può tuffare 
un dito nel piombo liquefatto senza 
abbruciani. 

Attuffare sembra che abbia mag- 
gior forza di Tuffare , e vraglia im- 
mergere più addentro. 

Intingere e Intignere. Tufiar leg- 
giermente in cosa liquida eheccbes- 
sia. Intinger la matio nell' (xcqua. 
Intinger le radici delle piante in bo- 
vina sciolta in acqua. Iniifèffer la 
penna nel calamaio, Pennéilo irt- 
tinto nel colore. 

Bagnare {BoLBagnarJ è termi* 
ne pure generico, che significa piut- 
tosto l'efficacia delle azioni de* verbi 
sopra mentovati. 
AD ARCAR, V. a. Far l'ultima opera- 
zione al grano in suiraia«ch'è quel- 
la di Gettarlo collapala confalo ven- 
to per una seconda volta. Ciò si fa 
perchè il vento trasporti lontano 
quel residuo di pula e di polvere 
rimastivi dopo che si era mk prima 
sventolato, eìd anche affinchè il gra- 
no più grosso, trovandosi nella par- 
te esteriore dell'arco , si possa ser- 
bare per seminarlo. — V. Traral 
furmeint in Tirar. La voce bologne- 
se,tanto espressi va, viene dall'azione 
che fa il contadino, gettando il gra- 
no in arco , è siccome dicesi Grano 
palato quello che ha ricevuto tale 
pulitura, perciò non mi spiacereblie 
il verbo Potore per equivalente al- 
l' Adarcar, 
ADASI, avv. Adagio. Comodamente. 
Lentamente. Una volta dicevasi A- 
dasio. 

Adasi odasi. — Adagio adagio ; 
Won plano; Con lentezza. — V, A si. 
Passo passo. Passo innanzi passo. 
Piede innanzi piede. 
ADASIEfN, avv. dim. d'Adasi. Pianin 
Pianino. 



ADD 

ADASIESSEM, stt. superi d'Adasi. 
Adagìssitno, sup. d'Adagio. lenfii- 
mamente: 

àMTTÀ. add. Adattato, aia; Adatto. 
atta, agg. Acconcio; Accomodato, 
ec. Il suo contrario è Disadatto, — 
\.Capaz. 

ADAHAR e ADATTARS'» y. Adattarle 
Àdattani» y. Accomodare una cosa 
ad un' altra. Àttare. Applicarla , as- 
settarla, Biadattani. Tornare ad 
adattarsi. AdattacdUare. Adattar 
malamente. 

ADDARS', ACCORZERS'» V. Addarsi, 
ma meglio Accorgersi, v. Aweder^ 
ai. kxmMTsi. Presentire, U italiano 
haìDoItre AceofigffnenfOj Awtdìir 
tnm» Avvenenza, Accortezza , Sa- 
lacità; voci che non sono di dia- 
letto. 

AI cumfNif^ un ombra ,e a z'n' 
oàdén' quand ia z'fu aosein. ^- Ci 
apparve un'ombra, e d addemmò 
di idi, quando fu presso. 
mm, TA, add. Addetto è voce del- 
l'uso; le parole di lingua sono In- 
emite; Appartenente. ObbUghi in- 
erenH aUa carica. Persone appar- 
tenenti, attenenti al Signore del 



trai qui la voce Addett, che 
non s'usa dal comune de' bologne- 
si, solamente perchè atesse luogo 
la saddetta osservazione. 

AMr addett a una casa. — Àp- 
partenere ad una casa. 
ABDIRinURA. A dirittura e Addirit- 
tura, posto awerbial. Subito, senza 
pensare , senza fallo , certamente. 
A dirittura vate anche A diritto; 
dirittamente; Direttamente; Perdi- 
ritta tinca. — V. Indrittura. 
ADDOB, n. m. Apparato, n. m. Appa- 
ratura, n. f. Addobbo, n. m. 

Andar su per Vaddob. — Andar 
pw te vie apparate. 

ADDOSS, avy. Addosso. — V. Doss. 
^ addoss a un. — Dare alle gam- 
*c d'alcuno. Perseguitarlo. Attra- 
versargli i suoi disegni. Ed anche 
irgliele per di dietro, cioè la- 



17 ^^ . 

cerar la Ama d' uno, quando è lon- 
tano. 

Hetters' addoss. — > Addossarsi: 
Raddossarsi. Porsi addosso. 

Mettr una cossa addoss a un a^ 
tra. — Raddossare. 

ADDUBADòrR, n. m. Adomatore. Che 
adorna. Così Adomatrice verbale 
fem. 

ADDUBAR, V. Adomare. Addobbare v. 
Il contrario è Disadornare. — V. 
Dsdubar. 

ADDUPARS', V. Addoparsi, Porsi die- 
tro o dopo. 

ADDUTTURAR, v. Addottorare, r, a. 
Dottorare. Promuovere al grado dot- 
torale. Far dottore. 

Addutlurars', v. Addottorarsi, 
y. Farsi dottore , cioè essere pro- 
mosso ai grado dottorale , esser di* 
chiaralo dottore. 

Addutturars' in-t-cU zug, -* Y. 
Mattazza. 

ADELAIP , np. f. Adelaide, t 

ADEMPÉ, add. Adempito e Adempiu» 
to, ta, agg. II primo formato dal 
verbo Adempire; il secondo da 
Adémpiere. Nel favellare si usa piut- 
tosto Adempito; nello scrivere poi 
si adopera V uno e V altro , secondo 
che più toma allo stile. 

ADEMPIR , V. Adempiere e Adempire, 
V. Mettere o mandare ad esecuzio- 
ne, eseguire , effettuare. 

La coniugazione di questo verbo 
segue la parola del suo primitivo 
Empiere o Empire. — V. Impir. 

ADEQUAI , add. Voce che non è del 
dialetto boi.; ma qui si registra per 
osservare che in italiano la parola 
Adequato, afa, agg. è termine filo- 
sofico, 1dee,o Nozioni adequate, ec. 

ADERBA, add. Inerbato, ata, agg. 
Trèin aderba. — Terreno inerbaio. 
Coperto d' erba. 

Un cavali aderba.'-^ Cavallo pa- 
sciuta d* erba fresca. 

.\DERBAR, V. Mettere all'erba. FskT 
mangiare dell'erba verde alle bestie. 
Dicesi in italiano Aderbare nel signi- 
ficato di far pascere con sola erba. 



AD 



18 



AD 



• Aderbar un irHn» -«• fnsrbare. 
Coprir d'erlìa , o far nascere erba. 

ADEKIAN, ANA^ np. m. f. Adriano, m. 
Adriana f t 

ADÉSS, avY. Ade$$o. Ora. Al presente. 
Presentemente. 

Adéss .adé$$. — Adesto adesso. 
Mo mo. Fra non molto. Quanto pri- 
ma. Fra breve. Da qui a poco. Da 
qui a un credo. Da qui a un ottasoo 
d'ora. 

Adèss eh* è poc. *— Testé. Or ora. 
Un momento fa. 

Fein d' adéss. — Da ora. Cioè fl- 
no da questo momento. 

ADIAZÉINZA, n.f. ADIAZÈINT, add., 
\oci tecniche, Adiacenza, n. f. Uio- 
go adiacente ; Adiacente , agg. Vici- 

. no ; Che giace, o che è pofito vici- 
no. 

ADLlT e ADLÉTT, ÉTTA. add. Scelto. 
Eletto, la , agg. 

ADLIZER, V. (dal lat. EUgere). Scéglie- 
re f e per sìncope Seerre. Eleggere, 
cappare le cose di una qualità per 
separarle dalle altre. 

Seglier , detto dai bolognesi * e 
un verbo italianizzato , che si sen- 
te solamente nelle conversazioni 
scelte. 

In bolognese alcuni dicono anco- 
ra Dzernir, che viene dal verbo Cer- 
nere. Questo è il primitivo di Scer- 
nere; Concernere; Discemere. 

ADRACCARS', v. Aggravarsi, v. Ren- 
dersi pesante, appoggiandosi forte- 
mente su qualche cosa. 

iV' v' adraccd tant su per quèll 
eussein. «— Non v' ctggravate tanto 
Mu quel cuscino. 

ADRINARS', V. voce bassa. Sbracciar^ 
si, y.n. p. Accopparsi sotto aUafc^ 
Uca. 

adrizzar , V. Addirizzare. Dirizzare. 
Far diritto il torto, o porre a dirit- 
tura. 

Adrizzar al cóurs d' un fiùm» — 
Addirizzare il corso d' un fiume. 

Adrizzar un assa, un osé. -^Ad- 
dirizzare una tavola, un osso. — 
V. Appartar. 



Àdtizxars' in pi, — Rhaarsi tm 

piedi. 

Àdrizzars' i cavi in-t-la tèsta. — 
Rizzarsi i capegli t> capo, o sul 
capo. 

Turnar a adrìzzar. = Raddriz- 
zare ; Ridirizzaìnento; Ridirizzare. 

ADRUVAR , V. Adoperare, v. Servir- 
si; Pt^evalersi; Valersi di (^ecches- 
sìa , Metterlo in opera. 

* ADRUVARIL. agg. AdopetxUHle. 

AD SUMMUM, preso dal laUno. Al più. 
Al più alto. Ad summum. 

ADVENTEZI, add. {é9Ì\9ii.Adoentitìus) 
Avveniticcio, ia, agg. Dicesi di quel- 
lo che viene di nuovo ad abitare in 
qualche città , o, luogo. 

L* è vgnù ai Sass un dutiàur ad- 
ventezi.'^È venuto al Sasso un me- 
dico avveniticcio. 

Si dice ancora iltwenltzJo,2?a, ma 
questo è aggiunto piuttosto di cosa 
che di. persona. Vocaboli avventizi' 
Acque avventizie, p. e. Debullo, e 
Debuttare sono parole avventizie. 

ADUNANZA. — V. Comitiva. 

ADUNGIARS', v. S&Aicctam v. Adope- 
rare in checchessia ogni sforzo, e 
sapere. 

Àdungiars' a lavurar, a magnftr - 
Menarle mani a lavorare, a man- 
giare, ec. Affrettarsi a far queste 
cose. Modi bassi. 

ADUTTAR AL SEMIMÉINT . AL PAR- 
TE D'UN ALTER, (dal Fr. Adop/er 
fìg:.) Ricevere f Approvare, Entrare 
n«l parere d' alcuno. 

Adattar per {iol. — Adottare. Eleg- 
.gere in tìglio. Quindi Adottivo si 
chiama ilOgiio adottato. E ^^f/ato- 
re.TSL o Adoltatrice , f. Che adotta. 
Adunar una massima. — Pensa- 
re. Prefiggersi, Stabilire. Risolvere. 
Fermare il suo consiglio. Determi- 
narsi. 

AFFADA, add. da Fatato, ata, agg. da 
Fatare. Destinato. 

In italiano Fato/o, lo pigliano i 
Poeti eroici ne' loro poemi per In- 
vulnerabile a cagione d'incanto, on- 
. de uno non possa esser ferito; ma 



AFF 



questa voce BOB corrisponde alla 1m>- 

loguese Affodà, che sìgnifiea : fìpr- 

z^itio, o co^a inveslUa del potere di 

ittilo operare, anche ciò cbe sareb- 

ìie iiapossibile con foraa natanle. 

Così dicesi i/fft om, tm ean^ u% ea- 

t'oii agkdd. E perciò direi piuttoato: 

Uh uomo, tm catte, un eaoaUa in- 

cantato. 

Incanta, in bolognese vale Alloc- 
co: Baiocco; Bàbbèo. 

AFFADAR, v. Rendere atta Ufia 
penano, o una com» per mezzo 
d'iVican/eatmo, a poter operare eose 
ilraordinarie , e non naturali. Fa- 
coltà che si fa ricevere dalle Foie, 
come si finge nelle fatole dai Poeti. 
hìcaniare. Usar incantesimi. 

Fatare ; vale Rendere invulnera- 
bile a cagion d'incanto, cbe equi- 
vale al bolognese — Zemid V. 

Cosi il participio Fatato , e i no- 
mi fafaiura, Faiagione, ec. — V. Àf- 
fadd. Fadaziòn, ec. 

AFFADlGi , add. ^ V. moL 

AFFAGOTTAR, v. (dal Fr. Fagoter). 
Abballare. Abballinare. Affardella- 
re. Far balle , fardelli , fagotti. 

AffaguUur per Affa$tellare, Me- 
scolare, confondere. 

AFFALLARS'. FaUarsi, Ingannani , 
Sbogliarst, Errare. 

1 boi. dicono anche Arradgdrs': 
^d a questo proposito si sente da 
ioro ia barletta; Al g*é affalld in-t-l' 
arradgars. — Ha ebagÙato nell'er- 
rare. — Y. Fallar. 

AFFANNA, add. d'ogni g. Ansante, 
agg. d'ogni g. Affannato, ta, agg. 

AFFANNARS', v. Affannarsi, v. Pigliar- 
si aifanoo 

Affannare in sent. attivo. Dare 
al^no. 

AFFANN. -— V. Dspiasèir. 

AFFAR , n. m. Affare; Negòzio, n. m. 
Faccenda, n. f. e fu detto anche Bi- 
sogna nel fem. dal Boccaccio. 

Affard'schettria. Affar catUv. — 
Affare di poco conto, o rilievo. Af- 
fare eatiivo» Affaraecio. 
L' affar n' è tant dspiid.-*-- Il dia- 



19 JàFF 

voi ttott è tanto brutto» o nero cùmCè. 

Avèir di affar demeora dalla té- 
tta. •— Affocar nette faccende. Aver 
più faccende che un mercato. Ave^ 
re più elle fare che a un paio di 
nozze. Aver le brache atte ginoc^ 
chia. AffìMardi faccende* 

Saieèir far bèin i su affar. •«• Ac» 
eosnodare, o Aceoneiare il fomato. 
Assettare o Acconctare le uova nel 
pameruxzo. 

L'è un affar d'un òura. — Egli 
è un coso d'un' ora; di tre lire; di 
quattro braccia, ec. Qualche tre U' 
re. Qualche qwUtro braoeia , ec. 
AFFARÉTT, n. oi. Affaruedo. tnleres-^ 
succio, n. m. Faccenduola, a. f. 
Aftire poco importante. 

Affaròn, — n. m. Grande affare. 
D'importanza, o di Iticro. 
AFFARS', V. Affare e Affarsi v. Confar^ 
ti. Addirsi, Convenir liene. Star be- 
ne una cosa , (dai boi. dicesi anche 
Andar bèin). 

Scarp eh' s' affaghen al pè. -«' 
Scarpe che s' affacciano ed suo pie^ 
de. Un cappello che s'affa bene al 
capo. 
AFFEKDA. Infreddato. Affreddato. — 
V. Affkrdars'.^ 

Aveir la vòus arrogale cmod è 
quand a s'è affetdd.^^ Aver la voce 
roca, come si parla quando i' af- 
freddato. Non è quasi in uso nel boi. 
il dire Afferdd per Divenuto freddo, 
Raffreddato,ecos\ il verbo A/fefs 
dar» perchè si dice piuttosto tìvin- 
tar frèdd , Arsura , ec. Ma in italia- 
no abbiamo Infreddare. Baffredda- 
re. Affreddare. Baffreddato. 
AFFERDAHS', v. Inftvddare, v. Muo- 
versi lìer freddo patito aleun catar- 
ro alla lesta. 

Per Affhiddarsi. Baffreddarsi, fig. 
Mancar di fervore. — V. SiaUntirs'. 

Afferdars* per Divenir freddo non 
s* usa guari ; si dice piuttosto Dvin- 
tarfredd. Affreddare; Infreddare; 
Baffì^ddare. 
AFFÉTT, n. m. AFFITTANZA, n, f. 
AffiÀto. Fitlq. Allogagione. Contrattò 



AVF 



20 



AFF 



fet cai si dà. o si prende tu godi- 
mento un fondo stabile» contro nna 
compensazione per lo pib in da- 
naro. 

QuiQdi Dar^ in affitto, a fitto; 
Affittare; Alhgare: e PrenderiB, Pi- 
gliare, Tom in affitto o a fitto una 
poMesnone, un podere* in termine 
legale si dice Locazione rispetto a 
colui che. dà in affitto , e Conduxich 
ne rispetto a colui che prende : ed 
in conseguenza Locc4ore il padrone 
della cosa, e Conduttore l'affittuale. 

• Dicesi ancora Appiggionare ( Bara 
pieòn , boi.); nia è propio di casa , 
bottega o simile , non mai di po- 
dere. 

A/fétt.'^ Fitto, è ancora il prez- 
zo, che si paga da'fittaiuoli; e quan- 

. do trattasi di edifizi , dicesi — - Pi- 

' san. — Pigione, Óonisposta d'af- 
fitto comunemente adoperata è Toce 
d'uso e non di lingua, e però si 
dirà C9n piìi purezza CompensazUh 
ne ; Compensamento. 

Affett, o Affittar a fug e fiam- 
ma •*• Affittare a dannoepericoio. 
siflittare a fuoco e fiamma è detta- 
to dell' uso. 

AFFITTANZA, n. f. — V. Affétt. 

AFFITTAR, — V. Affétt. 

AFFITTARÉZZA, n. f. Termine desìi 
abitanti delle paludi , con che chia- 
mano l'Affittanza o Logagione delle 
paludi (dette in boi. Vali,) 

AFFITTUARI , n. m. AffUtaiuolo, Fit- 
taiuolo, Affittuale : e in tèrmine fo- 
rense Affittuario, Fittuario. Quegli 
che tiene a fitto le altrui posses- 
sioni. 

Quando trattasi -di case, dicesi Pi- 
Munèint boi. Pigionante, Pigionale, 
n. m. 

Inquilein è voce' usata dai bolo- 
gnesi pili civili, e massimamente 
nello scrìvere, per Pigionale; ma 
inquilino è parola lat. ed è in gene- 
rale r Abitatore del suolo altrui. 

Affittante part. colui , o colei che 
dà affitto. 

* AFFRiBBADURA.n.f. A/^&t*a(»ro, n. 



tAffbbiamenU), n. m. L'affibbiare. 

Affibbiatura, Ocohiellatura. Affib- 
biatura , Affibbiaglio, Fermaglio. 

AFFIUBBAR , v. Affmiare, v. Propria- 
mente congiungere insieme con fib- 
bia: ma si estende ancora ad allac- 
ciare con aghetti, stringhe , botto- 
ni e simili, e s'usa pure nel senti- 
mento neut. pass. 

Affiubbar, appttar del boti, di 
BHaff. — Affibbiar percosse, schiaf- 
fi, ec. 

Ai tem'i ha affiubbd dia robba 
ifundradòuna. — Gli ha iMffibbiato 
robapeiiima. Vale gli hanno accoc- 
cato ec. 

Raffibbiare sarebbe il rednplic. 
Ne' vocabolari non v'hanno esem- 
pi nel proprio, ma solamente nel 
flgur. per Ripeter colpi, parole e si- 
mili. 

Abbottonare , vale Congiungere 
qualche cosa col mezzo de' bottoni. 
Allacciare. Legare o stringere con 
laccio , ed anche semplicemente le- 
gare. 

Accappiare e Incappiare. Legare 
e stringer con cappio scorsoio, e 
dicesi per lo piìi delle some. 
Annodare. Fare un nodo. L^;are 

. e stringere col nodo. 

AFFLÉZER. — V. Inquietar. 

AFFLIZlQN, n. f Afflizione, n. f. 

AFFRADLAMÉINT, n. m. Affratella- 
mento, n. m. AffrateUanza , n. f. 
Familiarità grande. 

AFFRADLARS'. Affratellarsi , n. p. Di- 
mesticarsi più del convenevole. 

AFFRÒNT. — V. Ingiuria. 

AFFOGAR. ^ V. Ammazzar. 

AFFULLÉ , add. Oppresso, Oppressalo 
da checchessia. 

AffuUé in-t-la fadiga, e dìcesi 
tanto degli uomini che delle bestie 
per uso domestico di trasporti , la- 
vori, ec. Come se si dicesse Oppres- 
so dalla folla. 

Affollare , vale piuttosto Far fol- 
la. Far calca, che Opprimere, per- 
chè l'Oppì^sUme è l'eifetto dellM/i 
folUunenUo. 



A6G 



21 



AGO 



IFFULUfi , AFFULLIRS'. Oj^ntiiaré, 

ùppressanL — V. AfuUé, 
ÀFFUMGi. add. Affumato. Affumicaio» 
agg. Macchiato o Unto di fumo. La 
maccia d'un mur affumgd scUta 
tmìperfora,~^ La Uvidezza di un 
mro a/fumato n matUfeiia setn' 
pn. 

AFFUMGàDURA , B. f. Affumicamento, 
D. OL Spandimeoto di iìimo. 

AFFUMGAR. A/fumare, AffunUeare, y. 
a. Dar fame. Tinger di fumo. 

•AGAMUFFAR. — V. Ingamuffar, 

' AGAMURDIR. — V. higamurdir. 

AGATA, op. f. Agata, f. Nome proprio 
di femmina. 

kgaUL^ Agaia, è anche nome 
di ooa pietra nobile , trasparente e 
dUan colori: la più slimata è To- 
TìeDUie per ia sua durezza. 

AGEVOLEZZA, n. f. Agevolezza, n. f. 
ÌQ italiano significa. generalmente 
facitità, ed è contrario di Malage' 
volezza. 

Id bolognese il termine Agevolèz' 
za è ristretto alla signiflcanza di 

^orteiia, FaciUtazione di prezzo; 

ec. 

Al m'ha vindii st'vintaiper tri 
pace/, ma al m'ha falt un agevo- 
Kzza.^M'ha venduto questo ven- 
H^persoU tre paoli» ma egli 
^ ìnkw di facilitare, di farmi un 
piacere , una cortesia. 
AG^', 0. m. Aggio, n. m. Vantaggio 
<^l>e si ritrae dal cambio della mo- 
neta. 

Agio vale Comodo. 

Aggiotaggio chiamasi l'abuso o 
eccesso della moneta. 

Aggiotatori dicousi coloro che 
ne abusano. 
AGGIORNAMÉINT . n. m. Aggiorna- 
M<?Mto, n. m. 

.Getter un aggiomamèint — Ag- 
giormre. Assegnare il giorno. 

Aggiornare non si dice per fiitor- 
•wre, bilazioìiare. Né si dice Ag- 
giornamento per Ritardo r Dilazio- 
^> m solamente per Assegnamen- 
to di giorno preciso a comparire. 



AGGIORNAR, v. Aggiarnam, t. As0^ 
gnar il giorno. Terminare. 

Aggiornare un dibatHmenio, or» 
dicesi Destinare un dato giorno pel 
dibattimento. 

Aggiornare, éiteA oomunemeDte, 
ma erroneameaie, per Informare al- 
cuno ; dargH notizia iu eheeehee» 
eia, ciò che meglio si dirA: Hémetr 
tere alcuno in giorno di eheecheuia. 

AGGiUSTAOURA. — V. Aceuméadura. 

AGGIUSTAR. — V. Aceumdar. 

* AGGMISSLAR, ▼. Aggomitolare, v. 
Aggmi$$lar8\ • AggonUtotartL L'ag- 
gomitolarsi del gatto. 

AGGRADIR. *- V. Haièir. 

AGGRANFAReAGGANFAR, r. Aggran- 
fiare, e Aggraffare, v. da Granfia 
artiglio rapace : Zampa armata d' u- 
guoDi; che significa Torre con vi<v 
lenza ed ingordigia. Sonovi verbi 
affini , come Grancire^ Aggrandre; 
Aggrampan: Aggrappare; Arraffa- 
re; Arrappare; Arraspare ; Gher- 
mire; Carpire: Abbrancare, -— V. 
Ciappar. 

AGGRAMPLAR o AGGRAPLAR • (e non 
GRAMFLAR), v. Aggrappare, e Ag- 
grapparti, Attaccarsi e appiccarsi 
colle mani o coli' unghie. — - V. Ciap- 
par. 

AGGRAVA , add. Aggravato, ata, agg. 
Aggrava dai ann. — Gravato da- 
gli anni. Gravato per ireccbiezza , 
cioè Travagliato, afflitto. 

Aggrava dalla faméia. — Grave 
in famiglia. Carico « aggravato da 

. numerosa famìglia. 

Aggrava dalla tèsta. — IH testa 
grave: piena dixaiarto, invasata, 
ottusa ec. Gì^onezza di testa. 

Aggrava da uh > uffèiea. -^ Ag- 
gravato dall' offesa. Adontato. Che 
si stima offeso. 

* AGGRAVAR , v. Aggravare, v. Part. 

Aggrava. -— Aggravato. 

AGGRAVI , Aggravio , n. m. Torto» ov- 

. vero Duino. — « V. Dann. 

Aggravi. — Aggravio o Grava- 
mento pubblico. Gravezza imposta 
dal Governo. 



AG 



52 



A4 



AGGRINZAMÉINT, b. m^ lAcrt$pùìmen- 
to, RoffgnmamenU). 

Àggritizamknl d'na$,d'frònL'^ 
Increipamento, Cre^pamerUo di na- 
to, di fronte. 

AGGRINZAR , AGGRINZARS', V. Ag- 

• grinzare. Haggrinxare. Increspare, 

. Crespare. Uvitmv grinzoso. 

Si dice anche AggrovigHare , e 

. Aggroviglialo, in alcuni casi; come 

. U soie aggrovigUerà que$H fiori, se 
non U coprile. Il fuoco ha aggrovi» 
gUato quetia pergamena. 

Aggrinzar al nai» la front. — - In- 
crespare il nOMo, la fronte. 
Aggrinzire. Render grinzosa la 

- faccia per male , che altri si senta. 

AOGRUNDÀ , add. Contristato, Metto. 
Dolente. 

AGGRUNOARS', v. Attristarti, Contri- 

. starti. Travagliarsi; Prendere ma- 
linconia. Aggrondare ^^ìcesaaì an- 
ticam. per Aggrottar te ciglia, Adi- 
rarti. 

AGGUANTAR, ▼. voce bassa. Afferra- 
re. Abbrancare. Aggavignare. Ag- 
guantare. Prendere con violenza 
checdiè si prenda . e tener forte. 
Questa parola rimane fra la plebe 

. bolognese; anzi per disprezzo i bo- 
lognesi formano un sustantivo colla 
yoce Sataguanto (cioè se ti agguan- 

■ to, se ti afferro , non mi scappi ) vo- 
lendo significare uno smargiasso 
plebeo. — V. Ciappar. 

* AGGURIRS', y. Ingobbire, y. Far ar- 
co della schiena. 

AGHER (dal LaU Acer), Agro. Aere, 

Agher d'zeider. -^ Aranciata. 

Agr e dòulz. — Agrodolce. Ag- 
giunto che si dà a que' commestibi- 
li, in cui r agro e U dolce rimango- 
no insieme contemperati. 

Muzzo è aggiunto di frutto di 

mezzo sapore, Melagrane, Pere,Po- 

' ma rhuzxe, cioè che il loro sapore 

è tra il dolce» e T acetoso. —-V. 

Bruta. 

Agher d' ùngia. — V. Hèigher 
d'ùngia. 



Far dointar agher. — Inagrire. 

Dointar agher — Inagrire. 
AGH£RStÒN. Agretto, n. m. Spezie 
d'uva detta altrimenei Uea di tre 
volle. 
AGHERVAItS', v. Aggrevarsi, Aggra- 
varsi. V. Darsi travaglio. 
AGHETT,s.m. pi. Tirar sili aghett— 
Essere al lumicino , vale Essere ai* 
r estremo della vita. Dicono ancora 
1 boi. Tirar tA i ultem. 
AGN , add. Ogni. 

Agn cotta. -^ Ogni cosa. Agn ^f- 
w.i— Ogni ora. Agn de'— Ogmé. 

Giustacor d'agn de.— Kcjft'to dfl 
ogni dì, vale Quotidiano. 

Ma si dica Ognun e non Agniin 
per Ognuno. 

Io però non approvo doversi 
scrivere questa voce coir A , perchè 
la pronunzia è di queir Ò aperto, 
che partecipa deir A , scrivo sem- 
pre ogn'òura, ògn de. 
AGNÉLL, n. m. e AGNÉLLA . n. f. A- 
gnello, m. e Agneila, f. Pecorino, 
n. m. Parto della pecora, che non 
sia ancora uscito dell'anno. 

Agnéll marzarol. — Agnello mar- 
zaiuolo, cioè nato nel mese di marzo. 

Agnéll aguttan. -— AgnelU) ago- 
stino. 

Agnéll d' inveren. — Agnello ver- 
nio. 

Péli d'agnétl. — Pelle (Hfnim: 
Pelle d'agnello. 

Lana d' agnéll. — Lana a^^^' 
na. Lana ricavata dalla tosalwa 
dell' agnello. Cosi dicesi Panno or 
gnelUno, e vale fatto di lana d a- 
gnello. ^ „ 

Agnelìatttra, s. f. Figliatura delle 
pecore, ed è vocabolo della Pasto- 
rizia, p 

L'è un agnéll, un agnlleifn.'^^ 
un agnellino. Dicesi di Persona dol- 
ce mansueta e semplice. Come jl>' 
cesi AgnelMto per Uomo semplice 
ed Innocente. 
AGNÉS. (dal Ui.-Agnet, o dal Fr. 
Agnèt). Agnese, nóme proprio (" 
donno. 



A6 ii 

Penant'Agnét, di coir la histr* 

ta pr al paès. Pare cbe s' iulenda 
sant'Agflfése di Mootepulciaiio » che 
àcomraemoni il 20 di aprile; allri- 
menti, se fosse sani' Agnese V. e M. 
nel 21 di gennaio , il proverbio non 
si veriQcherebbe quasi mai. Aprile 
€(Ka la vecchia del covile, Prov. 
coDtadioesco. — V. AoréL 

L'è un' agnés, — È una roffatza 
tmpUce, infweeniina, melenea. Co- 
si dicono i francesi C'eetune Agnès. 

AGNLLEIN, n. m. AGNLLEINA^ b. f. 
AGNLLÈTT, AGNLLÈTTA. AgnelU- 
no, ina. Agnellelto, elta. AgnelluC' 
ciò, uccia. Piccolo o piccola agnel- 
la. - V. AgnélL 

AGÒ€CIA.n.f. (dalla vc»ce AgfOccAto osa- 
ta d» alcani) Da mazzola. — - Spillo, 
n. m. (e non Spilla). Sotlil Qlo di 
rame o d'altro metallo, corto e 
acato da' mia estremità a guisa 
à'stgo, e dair altra con capo roton- 
do, fatto colio stesso metallo attor- 
tigliato , del quale le donne si ser- 
Toiio per appuntare le vesti e simi- 
li- La Crasca porta Spillello per sl- 

noDirao di Spillo, ma io lo stimerei 

diDun. 

Agòccia da cuser. — Ago , n. ni. 
Stramerito fìitto di un pezzetto di 
fito sottile d' acciaio^ die da un lato 
lenniitt in punta finissima , e dal- 
l'altro In una fenditura > che dicesi 
^rum, nella quale s' infila il tefe e 
simili per eucire. 

Àtikela da tèsta ( dal fr. Aìguil- 
^àettlt). — //t/ì/cM^appi Ago lungo 
d'argento, d' altro metallo, o d'os- 
^> perforato da una estremità, con 
coi le donne infilano i nastri. Dicesi 
ancora Drizzaloio, Drlzzacrine , IH- 
'cn'tnina/e, un ago di acciaio , di 
ferro, o simile, lungo circa un pal- 
po, ma acuto da una banda , per 
ispaitipe e separare i capelli. 
'Agòceiada tamÒur.'^Ago dapuri' 
<o aU'uncitiello. Arnese formato da 
nn ago ripiegalo in punta, e formante 
quasi un piccolo amo, infisso in ma- 
nico» e che serve per fare maglie e 



A0 

ridimi cosi detti all'undnello (in 
frane. Ctvcfiet. ). 

Agòccia da far la rèftf. — Ago. 
Strumento come un ferruzxo da cal- 
ze biforcuto da una parte e dall'ai* 
tra per trattenere il filo, che vi s'av- 
volge , con cui si fanno le reti. 

Agòccia da $acc. — V. QuadrélL 

Agòccia da laiapred. -^ Sabbia. 
Spezie di scarpello grosso appunta- 
to , di oui si servono gli artefici per 
dirozzare i marmi e le pietre. 

Agòcda d' lègn da piantar in 
tèrra. — Foto. 

Agòccia peina. •— Agata. Quella 
quantità di filo, o seta ch'empie 
r ago da far la rete. 

Far alf agòccia dtpunld. — Fa- 
re alla mosca cieca. Giuoco che si 
fa in tre modi. Si bendano gli occhi 
ad uno de' giuocatori , che stanno 
tutti in piedi , egli dee riconoscere 
chi sia colui, che va a toccarlo o 
colla mano o con una spazzola o sl- 
mile , ed a questi vengono liendati 
gli occhi a sua posta. Oppure : Tutti 
i giuocatori si mettono seduti ia 
circolo, all'eccezione d'uno, che 
rimane in piedi cogli occhi bendati; 
questi va a sedere sulle ginocchia 
d'uno della compagnia, e senza far 
uso delle mani, dee apporsi chi egli 
sia. 1 bolognesi chiamano questo 
giuoco: Sento mi sento. Il terzo mo- 
do è il seguente : si collocano lu- 
mi di dietro ad una tenda traspa- 
rente. Ognuno passa a vicenda fra 
la tenda e il lume , facendo trave- 
stimenti e contorsioni. Uno della 
compagnia, situato dalla parte op- 
posta della tenda , dee riconoscere 
dall'ombra e nominare uno di quel- 
li che passano; ed il riconosciuto 
va in suo luogo. 

Un eh' sa tgnlr bèin V agòccia in 
man, un Cusdòur. — Agucchlatore. 
Maestro di lavorar coli' ago.^ 

A vèir la panza fatta a agòccia.-^ 
Avere il vèntre da slràzzolo. Suol 
dirsi di persona insaziabile , ma in 
modo basso. 



AG 



S4 



AG 



AGÒST, n. m. Agosto, n. m. Ottano 
mese dell'anno. 

Uh prèma dmènga d'agott, — 
Ferragotto, Voce derivata de Ferie 
d' Augusto. Giorno primo del mese 
^ di agosto, dedicato airallegria ed al 
mangiare e bere. Gli antichi cele- 
bravano detta festa nel primo gior- 
no, e i bolognesi nella prima do- 
menica di questo mese. 
AGRÉST, n. f. Agresto, a.m. Uva a- 
cerba. 

FardVagrésL — Fare agresto! 
^ Approvecciarsi. Fare agresto si di- 
ce proverb. Queir avanzare illecito , 
che fa taluno per sé nello spendere 
per altri , o nel fare i fatti altrui. 

Savòur d'agrésL 4 — Sapore a- 
grestoso, agrestino. 

Cunserva d'agrést. -— Agrestato. 

AGRiCULTURA, n. f. Agncoltura, 
D. f. L' arte di coltivar la terra. 

Agronomia è la conoscenza del- 
l' agricoltura. 

Agricoltore è colui che esercita 
r agricoltura; il villano. In boi. non 
v' ha che la voce Cuntadein. 

Agrònomo è quegli che conosce 
le regole e la pratica dell' agricol- 
tura. 

Georgòfilo > sust. è il dilettante o 
studioso dell' agricoltura. Voce d'u. 

Geòrgico , ica , add. Termine de- 
gli scrittori georgofili. Appartenen- 
te all'agricoltura. Usi georgici, 
Geòrgica, georgkhetla n. f. dim. 
Poesia rusticale. 

Geopònico, ica, agg. Appartenen- 
te alla coltivazione , o sia alle ope- 
razioni agrarie. Autori geopòmcù 

Le Geopòniche in forza di .sust. 
Trattati di materie agrarie. Scritto- 
re nelle geopòniche. 

Agràrio , ia , agg. Dell' agricol- 
tura. Di campagna. Strumenti agra- 
ri. Leggi agrarie. 

Agricola è voce del solo. verso. 

Agrimensura è l' arte di misura- 
re i campi e descriverli in una map- 
pa; grecam. dicesi Geodesia. Agri- 
mensore* Colu^ che fa professione 



. di misarar campi, terreni ee. Geò- 
metra è voce antica. 

AGRÙM, n. m. Agrume, o. m. NoHie 
generico di alcuni ortaggi che han- 
no sapor forte o acuto , come cipol- 
le , agli , porri e simili, che diconsi 
anche Fortumi, In oggi per Io piii 
a' intride di limoni , cedrati , aran- 
ci, ec. e dicesi tanto degli alberi 
che de' frutti : ed in questo signifi- 
cato solo corrisponde alla voce bo- 
lognese il^rùm. 

AGUCCEIN, n. m. Spilletto. n. m. dim. 
di Spillo. 

Agucceina, n. f. Aghetto, Aghino» 
dim. d'Ago. V. di regola. 

AGUCCIÀ , n. f. GugUata , AgugUata. 
Quantità di filo o simile, s'infila 
nella cruna dell' ago per caci». 

Farun^ròpp in-t4'aquccid,pef- 
cìiè la n' salta fora dal pùni."^ Fare 
un poco d' aggroppamento neU'un 
de* capi dell'agugliata, accioecAè 
non esca dal buco, che fa V ago. 

Aguccid , paUzzd fatta cun di 
pai. -— Palizzata, s. f. e PaUzzaio, 
s. m. Palificata. Palafitta. PaUzzo. 
Trovasi pure . scritto dagli autori 
Pa^/ittata, PaUcciata, ed anche 
PcUata. 

AGUCCIAR, V. Palificare e PaUficeare, 

v. Far palificata, cioè Conficcar pali 

in terra a riparo. Si trova ancora 

usato Palafittare e Palare. 

Agucchiare, vale Cucir coli' ago. 

AGUCCIAROL, n. m. Agoraio, Boc- 
cinolo nel quale si tengono gli aghi, 
gli spilli. 

Agucchiaruolo significa l'artefice 
che lavora gli aghi , che dicesi an- 
cora Agoraio ; e Spillettaio per co- 
lui che lavora gli spilli. I bolognesi 
dicono AgucciaroL 

AGUCCIÓN. Spillone, accr. di Spillo. 
Questa voce non si trova nel voca- 
bolario della Crusca, ma ella è voce 
di regola , quindi s' ha a poter dire. 

AGUCClÓUiNA, n f. Tanto usasi per 
Spillone, grande Spillo , quanto per 
Agone , grande Ago, E finalmente 
anche per Palo lungo e grosso, che 



AG 



M 



Al 



con voce di regola dirdbbesi otto- 
ne. «- V. Àgòccia, 

AfìUDlRS', V. (si sfugge r U nella pro- 
uunzia). Voce cornane una volta, 
rimasta poi alla plebe, e in conta- 
ito. Ora dicesi Agmetan', Taiéir* — • 
AccheiarH, Aequetani, Dani pace: 
i bolognesi però V usano in senso 
di Stor cheto , Tacere, 

AGUFLÀ, add. Star, Èiser ec. Cocco- 
lone, CoecolorU avv. che non s'usa 
se non accompaguato co'Tert>i Es- 
sere, mettersi, o Stare, e vale Se- 
der sulle calcagna. 

AGOFUiRS', y^mAccoccolarti, v. Poni 
coccoloni t Sedersi sulle calcagna, 
quasi Aceosdani. E dicesi anche 
delie galline , e d' altri volatili. 

ÀGUIDÉLU sttsL sinff. e AGUIDÌ,plar. 
Agùto. Spole di chiodo sottile. 

ÀGU1DLEU9 , dlm. Agutello, AguMio, 
dJm. d'Aguto. 

AGUSTAN, ANA; A6USTANE1N, NA, 
add. Agostino» ina, agg. d'Agosto. 
Acqua aguslana, o d'agòst. — - 
Pioggia agostina, 

AGUSTEIN. np. m. AGUSTEINA , f. 
Agostino, ina, 

AGÙZZ, n. m. Arrotino, Arrotatore, 
n. DL Colai che arrota i ferri da ta- 
glio. 

Aguzzo è aggettivo e valeAppun- 
tato. — V. Aguzz, add. 

AGÙZZ^add. Acuto o Aguft), agg., è 
opposto ad Ottuso, Servono essi 
per aggionti ad angolo, chiaman- 
dosi Acuto quello eh' è minore del 
retto, ed Ottuso quello che del ret- 
to è maggiore. Per similitudine si 
sono chiamate Acute le estremità 
dei corpi appuntati ad angolo acu- 
to, ed Ottuse quelle che si scorgo- 
DO spuntate. (hiadreUa acute, Owo- 
dì'eUa ottuse. 

Aguzzo o Aguzzato, E aggiunto 
di que' corpi che servono a tagliar- 
ne degli altri men duri. Coltelli a- 
guzzi. Siccome poi si aguzzano i 
coppi non sempre per tagliare» ma 
ancora per pugnere« cosi si adat- 
tò loro l'aggiunto Aguzzo, in vece 



di Appuntato: cM Ridotto 9 ptm^ 
ta. 

Appuntato, vale fornito di punta. 

Pungente , è asgiunto di corpo , 
che abbia bensì forma tale da pun- 
gere, ma che non si consideri, e 
dimostri lolamenie l' azione di pu- 
gnerò. Pungenti spine. 

Quindi Acutezza e Acuità non 
esprimono se non la proprietà o 
qualità de' corpi , che sono di forma 
acuta. L'acuiià delle spine: Vacut" 
tà degli aghi; l'acutezza delle sei- 
et , ec. 
AGUZZADURA, n. t Aguzzamento, n. 
m. L' aguzzare, e l'acutezza che ri- 
sulta da tale azione. 

Arrotamento, n. m. Aguzzatura 
^ulla ruota. 

Affilatura, n. f. Assottigliatura 
del taglio de' rasoi e d'altri ferri e 
strumenti da taglio. 
AGUZZAR, V. Aguzzare, v. Far aguz- 
zo. Far la punta. 

Aguzzar i curii, ^- Arrotarci 

• coltelli, ec. Assottigliare il taglio 
de' ferri alla ruota. 

Dar la preda. •— Affilare. Dare il 
filo, assottigliare il taglio a ferro 
tagliente. 

Aguzzar Vinzègn. -— Aguzzare, 
Assottigliare l'ingegno. Renderlo 
più perspicace. 

Aguzzar i ucc\ — Aguzzare le 
cigUa, l'occhio. Restringer la pu- 
pilla dell'occhio per veder più esat- 
tamente. 

Aguzzar l' apptit, •— Aguzzar 
l'appetito, tig. Provocar la fame: 
e metaf. Inspirar desiderio. 
* Una cossa eh' aguzza l'apptit.^-^ 
Tornagusto, n. m. Cosa che faccia 
tornare il gusto, e la voglia di 
mangiare. Delle cicale, e de' grossi 
vermi del legno erano tanto ghiotti 
gU uomim antichi, che li mangia- 
vano per tornagusto, 

* ARNI Oht Esclamazione di maravi- 

glia. 
AI , n. m. sing. e plur. AgUo sing. Agli 
piur. n. m. Agrume , eh' è una spe- 

6 



AI 



26 



Al 



de di cipolla piccola, di npol« aca- 
tissimo , ie cui frondi sodo di bel- 
lissimo color ve^de; è il suo bulbo 
composto di spicchi. 

Co d' ai. — Capo d'aglio. Dicesi 
tutta r unione degli spicchi, che 
formano 1' aglio interd. Onde dicesi 
Aglio capitalo, e Aglio ^picchiato. 

Spiguel d' ai. — Spicchio d'agUo. 
Un de' piccoli bulbi dell'aglio, che 
uniti formano un capo. 

hèita d'ai. — Filza, Mata. Una 
certa quantità d'agli intrecciati in- 
sieme col gambo. 

* AgUelo, n. m. Luogo piantato 
d' agli. -^ Agliolino, dim. d'Aglio. 

Èsser vèird cm'è un ai. — Esser 
verde come un agUo. Si dice d' uo- 
mo di mala sanità; tolta la similitu- 
dine dal colore dell'aglio, il quale 
somiglia al verde della faccia nel- 
l'uomo. In italiano significa ancora 
^essere di sanità perfetta , tolta qui 
la similitudine dalle frondi dell'a- 
glio, che, mantenendosi ^erdi, in- 
dicano la sua freschezza , e di non 
aver patito. In bolognese equivale 
a Èsser frèse cm'é una rosa. 

Sgranar un ai, fig. Roder le ma^ 
ni , il basto , il cMavisteUo, vale 
Rodersi, Aver grand' ira e non po- 
terla sfogare. 
AI. Ai, ed A*. Articolo del terzo caso 
maschile del numero del più. — 
\.Al. 
AI! Ah, Ahi! Interiezione, che in bo- 
lognese usasi sempre in segno di 
dolore ; ma in italiano si adopera in 
segno di esclamazione, di compas- 
sione, di preghiera ed altri. 
AIA, n. f. AgUata, n. f. Salsa fatta di 
noci peste, aglio, pane e sale. 

Aiata, n. f. É tanta quantità di 
grano o di biada in paglia , quanto 
basta a empier l' aia. In bolognese 
dicesi ■■-* P(ùol V 
AIARÒN e ANGHIRÓN , n. m. Aghiro- 
ne, e Airone, n. m. Uccello nosthi- 
le, che sta in luoghi acquosi, pre- 
gevole pel ciuffo di penne , che ha 
. in testa» Aiaròn dicono i bolognesi 



propriamente al pennaccbio forma- 
to delle penne del ciuffo di qaesto 
animale , che si porta in capo dalle 
donne per ornamento : 1' uccello 
vlen detto volgarmente Anghiròn, 
e quindi per similit. si dice ad un 
uomo di gambe lunghe e sottili: 
Al par un anghiròn da valL ' 

AIB, n. m. AIBAROLA, n. f. (forse dal- 
la voce Alvo Alfno, per Vaso, e co- 
si lo chiamano in Toscana. Voce 
prov. dal lat. barb. Albius per Air 
vus). Abbeveratoio, n. m. Ogni sor- 
ta di vaso dove bevano le b^tie. 

Dicesi anche Truogo o Truogolo 
quando è piccolo , come quello pei 
polli , che in boi. si dice Aiòarola. 
Beviol, dicono quel vasetto pic- 
colo , per lo plii di vetro , che si 
mette coli' acqua nelle gabbie degli 
uccelli. Abbeveratoio e Beveratoio. 

* AIDAR, V. V. ant. rimasta in contado. 

. Ora dicesi Aiutar. 

AlIR,aw. detto più comunemente che 
UR forse per maggior dolcezza , le^ 
ri. il giorno prima d' oggi. 

Aiir Valter. -^lerUUtro. L'olirò 
ieri. Il di innanzi a ieri. 

Aide innanz aUr V alter — /«r- 
UUtro l* altro: che in bolognese di- 
cesi ancora. — L' alter diazzazz. 

Aiir matteina. — lermaUina. La 
mattina di ieri. 

Aiir d'nott — lemotte. La noUe 
prossima passata. 

AttfYtm. — lersera. La sera di 
ieri. 

AIO, n. m. Aio, n. m. Custode o So- 
prantendente all' educazione di per- 
sonaggio grande. Ed Aia, n. L 

AIUT. V. SUCCÓURS. 

AIUTAR, V. Aiutare. Fare aiuto. Dar$ 
aiuto. Sovvenire. Soccorrere. 

Aiutar la barca. — Sovvenire, 
Aiutar la barca. Cooperare. Far pe^ 
duecio. Dar del buono. Concorrere 
all' opera. Operare insieme. 

Dio v' aiuta. — Dio v'cuuti, o vi 
talvi. — V. Prosit 

! AiuUurs'. — V. AitUarH; Giovar' 

i ti; Adoperani; Ingegnarti, 



4L 



S7 



AL 



ÀHiet t» eh' a taihilarò anca 
me. — Ahttatì e sarai aiutato. Non 
aiiendere i maccheroni in bocca, 
Non rifìianere colte mani in mano . 
o mito ciniota. Chi $'aàùia Dio 
V aiuta. A tela ordita Dio mania il 
filo. 

Aiutare è voce generica per Pre- 
stare aiato opportuno alla circo- 
stanza, e proporzionato al bisogno. 

Sovvenne Soccorrere importa- 
no Aiutare; ma Sovvenire è pib in- 
tenso di Aiuiare, e Soccorrere è 
anche di maggiore intensione di 
Sovvenire ; ed il Soccorso , se lia da 
ottenere il suo effetto , deve essere 
istantaneo ed illimitato. — Y. Suo- 
còurs. 
AL. II , Lo. Artìcolo che si premette al 
nome mascolino nel numero singo- 
lare , quando comincia per conso- 
nante. 

Al can; al cavaU; al studi *- lì 
cane; il cavallo; lo studio. 

Neir italiano V articolo si con- 
giunge frequentemente colle pre- 
posizioni , che servono al sesto ca- 
so, ma in bolognese rimane sem- 
pre separato : esempli grazia : 

Cùnalpinsir — Con il, oppure 
Col pensiero. 

Inorai, inrhla^ Nel, Nello, Nel- 
la. 

Pral, per la-^ Perlo, Pel, Per 
la; e non Petto, Pelta» ecc. 

Jnrt-i — Nei : Ne' , NegU. 

Con i — Coi, Colli, Cogli, Co\ 

Pri — Pei, Pe\ Per gli. 

Sa in-i^^Sm, SugU, Su'. 

Gli antichi usavano Et per II. * 

Al, olire al caso retto ed al quar- 
to caso , serre anche al terzo caso : 
onde si dice egualmente Al can — 
Il cane, primo caso. Al can — Al 
cane , terzo caso. Al can — Il cane, 
quarto caso. 

A/, fa l'uffizio di pronome masco- 
lino della terza persona del singo- 
lare ne' verbi , e vale EgU , Etti , El- 
io ; che tronco dicesi Ei , £'. QuegH, 
Coluù 



Alfa;aldA$^ EgU fa; EgU di» 
ce. Ma quando la paròla comincia 
per vocale, allora s'adopera apo- 
stro&to. L'ama; /'(ucòu/to— J^/l 
ama; EgU ascotta. — V. Lù. Nel 
plur. & /, p. e. / amen' ; idisen;-^ 
Essi, EgUm,- Coloro amano, di' 
cono. 

Usato alla francese co' verbi im- 
.personali. Al piov; al nèiva; al 
tràuna. (Il pteut; Il neige; Il totir 
ne.) Piove; Nevica; Tuona: 

Al lez al Dani, al Petrarca — 
Legge a Dante , il Petrarca, ecc. 
L'articolo è dato qui non alla per- 
sona , ma al nome del libro. 
ALAMAN, n. m. i4 tornano, np. m. 
ALAMAR DEL CAPPÉLL. Cappietto del 
ÌH>ttone del cappello» Fermaglio, 
AffibbiagUo, Affibbiatura. 
ALDA, n. f. AUta, n. f. Albore, n. m. 
Lo spuntar del giorno. Alba, dal- 
l'etimologia signiflca il primo bian- 
cheggiar del cielo. 

L'iiurora, che ha T etimologia 
da Aurum,è quello splendore il 
qual si vede avanti che il sole esca 
dall'orizzonte. 

Venendo adunque VAlba prima 
dell' Aurora, sembrano piìi precise 
le seguenti definizioni: 

Alba. Il primo spuntar della luce 
biancheggiante. Ed è sinonimo di 
Punta tM giorno, di CrepuscoUno, 
di Primo albore, di Cominciamen' 
to di crepuscolo, e di ciò che i con- 
tadini boi. dicono — Alba pzneina. 

Crepùscolo. È quel tempo, che 
passa dalla primissima luce del 
giorno fino all' apparir del sole sul- 
l' orizzonte , e chiamasi Crepuscolo 
delta mattina; in egual maniera 
che chiamasi Crepuscolo della sera 
lo spazio che passa fra il tramontar 
del sole fino allo sparir totalmente 
della sua luce sull'orizzonte. Crepu- 
scolo si chiama anche la stessa luce 
della mattina e della sera. 

In^t'l'aiba. Generalmente si dice: 
tn sull'alba. Quando si fa V alba. 
In suU* aurora. All' apparir del- 



AL 



SS 



AL 



l'aurora. Sorgendo fauriira. Al- 
l' aurora del dì. 
ALBA , ALBEINA. np. f. Albo, m. Alba, 
f. Albino, na, Alboifw, Alpino, dim. 
ALBARAZZ, d. m. Albero, d. m. e 
AlberelUt, n. f. Sorta di piòppo 
bianco, che ha cioè le foglie bian- 
che nella parte inferiore. Pioppo 
trèmolo {Popultu tremula. Lio.). 

*Albarazz diciamo anche ad un 
grande albero male ordinato, di 
forma sgarbata. 
ALBARÉTT, ALBAREIN, n. m. Albe- 
retto; Arbuscello; Arboscello; Al- 
berino. Piccol albero. 

AHnuto Frùtice è nome gene- 
rico di quelle piante , che tengono 
il inogo di mezzo fra gli alberi e le 
erbe, e che mettono molti rami Im- 
mediatamente dalle radici , non 
molto alti , e durano assai tempo. 
ALBER, n. m. Albero, n. ni. Nome 
generico d' ogni pianta » che ha 
tronco legnoso e rami grossi e le- 
gnosi , che spande ad alto. 

Un alber ch'ha purassd fòi^^ 
Albero frondoso, fronzuto. 
^ Un alber da frutt'-^ Albero frut- 
tìfero. E còsi il contrario Infrutti- 
fero. Infruttuoso, Stèrile. 

A tber saloadg -^Albero salvàtico. 

Alber eh' fa ómbra — Albero om- 
brefiqionte. 

Uimper vèird — Vivace. Sempre 
verde. 

Ch'fadla gianda — GhiamUfero. 

Alber da laourif'^ Albero sega- 
ticdo. 

Alber stori — Tortiglione. La 
parte storta degli alberi e simili. 

Alber d' giuda —^Siliquastro. 

A m' nassrev un alber inrt-la 
ponza s'a n'al dsess — Affogherei 
se noi dicessi. Bisogna c/ie la spu- 
ti. Non poterla tener in corpo. 

Piantar di alber — Inarborare, 

Pein d' alber^^ Inarborato. 

Muntar su in-tri alber-^Innal- 
berare e Inalberare; Inalberarsi, 
salir sugli alberi. 

Uh alber eh' s' ingrossa -^ Albero 



che i* impedala, che forala' il pe- 
dale. 

' Intaccar la scorza d'un alber — 
Scalfire, Calterire. 

Alber del nav^ Albero o Anten- 
na. Albero della nave. 

ALBERG , n. m. Albergo. La voce boi. 
non è usata volgarmente se non 
parlando di nome proprio di locan- 
da. 

l'aìberg dèi pellgrein. Al grand 
alberg , ecc. V. Abilaziòn, 

ALBERGES, n. t Pèsca alberges. Sor- 
ta di. pèsco albero , e frutto. 

ALBERÌG, np. m. Alberico, Alberi' 
go, m. 

ALBERT, np. m. Alberto, m. (a, f. 

ALBUM , n. m. Alburno , n. m. La so- 
gna dell'albero. 

ALCADURA, n. f. leccatura, n. f. Lec- 
camento. Il leccare. 

ALGAR, s.' leccare, v. Leggermente 
fregar colla lingua. 

ALDAM (LDAM coir eufonica A, mes- 
sa in principio }. letame; Concime; 
Cóncio; Sugo; Stabbio. 

letame. Voce che forse dovreb- 
besi scrivere con due t, perchè 
sembra proveniente da letto. É la 
paglia infracidata sotto le bestie , e 
mescolata col loro sterco. 

Aldambèinpadé'^ Concime, le- 
tame ben macero , ricotto. 

Aldam véce' bèin padé^^ letame 
antico ben ricotto. E con voce éel- 
V uso Letame smaltito. 

Concime, Acconcime, Concio è 
pili propriamente qualunque mate- 
ria , che serva a render fertile il 
* terreno. Possono quindi esser da 
concime gli stracci , le ugne d'ani- 
mali. Perciò Concimare i terreni 
vale mettere nel terreno quelle ma- 
terie atte a render fertile la terrsu 
Stabbio, Goncime di stalla. 
Fimo (forse da Fmnier Ir.) è pre- 
so molte volte per Sterco , ed altre 
per Letanne. 

ALDAMADURA, n. f. Letominatura. 
letaminamento. letaminare. Il le- 
taminare o letamare. 



AL 



69 



AIX 



ALDAH AB ; V. Letamare. Utamhiore. 
(kmcimare. Conciare. Ed anche AU 
letamare, t. a Spargere di letame. 
Da Stabbio si forma ancora SttUh 
tiare. 

Guemar i camp., — Concimare 
Governare i terreni, i eampi. 

ALDAMÀRA , n. f. letamaio, n. m. 
Laogo dove si raguna il letame. 

ALDYIG, np. m. GA, t LUIG', m. GIÀ, 
f. Lodovico , m. ica , f. 

A LÉSSI, np. m. Alessio, m. 

ALFÒNS, np. m. ÓNSA, f. Alfonso, m. 
onsa, f. 

ALGA , n. f. Alga, n. f. Erì[)a che nasce 
nel mare e ch'egli rigetta alla 
spiaggia in molti luoghi. 

ALGNADÉLL, n. m. dim. D'LÉGN. Le- 
gnerelio;Legnetto; Legnuzzo, dim. 

' di legpo. Piccol pezzo di legno. 

ALGNAM,n.m. Legname, n. m. No- 
me nnj versale' de' legni. 

* ALGNAMADURA , n. f. Tuttociò che 
é dì legni in una fabbrica. 

ALGNARA, n. f. Legnaia, n. f. Magaz- 
zino di legna; ed anche Massa di 
legna. 

ALIA , n. f. sing. ALI plur. Ala , Alia , 
eAlen. t sing. Ale, Alte, e Ali nel 
num. del più. 1 poeti usano la voce 
Vanni pi. m. per le Ale, Membro col 
quale volano gli uccelli e gli altri 
animali , e si reggono in aria, e fa 
Je veci di braccio. 

Pùnta di* alia. -^ Sòmmolo, n. m. 
La punta dell'ala. 11 termine proprio 
bolognese è Stf^zzein, ed è preci- 
samente r ultima snodatura dell'ala 
cotta e staccata dall' ala intera. 
Sbattr eH ali. — Dibatter le ali. 
Dstèndr eH aU. — Stender le ali. 
Avviar el-i aU per vular — Spie- 
gar l^aM al volo. £ AUare vale an- 
cora nuover le ali per volare. 

Far el-i aii. — Metter le ali. Co- 
minciare a spuntare. 

Depuntar el-i ali. — Tarpar le 
ali. Tagliar la punta delle alL 

Una bistia ch'ha eH ali. — Ala- 
to, ata, agg. Che ha ale. 
Le ale de' pesci dlconsi Pinne; 



Alette. Quelle del petto s! chiamano 
Pinne pettorali; quelle della pan- 
cia Pinne ventrali; quelle della co- 
da Pinne anaU; quelle della schie- 
na Phine dorsaU. 

Le Ale del naso , Penne o le Pin- 
ne del naso diconsi le Falde laterali 
del naso. 

Alia del cappèlL *- Tesa, Aia, 
Vento del cappello. 

Alia d'una murala. -— Alia. La- 
to di muro che si distende a guisa 
d' ala , che propriamente dicesi Cor- 
tina. 

ALIADGA. — V. Uadga. 

ALL\EAR, V. (dal fr. Aligner). Termi- 
ne necessarissimo,, che i nostri In- 
gegneri usano opportunamente. Col- 
locare in linea. Mettere sur una 
stessa linea, e s'intende retta linea. 
Se si tratta di un piano dicesi Uvelr 
lare , Mettere a livello. 

Allineare è termine militare. 
Schierare in dritta linea. 

* ALIONZA , n. f. Specie d'uva di mol- 
tissimo suco. 

ALISSANDER, np. m. DRA,f. Alessan- 
dro, m. dra, f. 

Sandrein, eina, sincopato. San' 
drino, Sandrina, dim. 

ALUA FÉ. Affé, A fé. In fede. Veramen- 
te. Parola di giuramento per affer- 
mare. 

Alla fé de IHo ; a cui , per non 
usare invano un nome cosi santo , 

. si sostituisce Alla fé d'dis quat- 
trein; alla fé de diana,o de dina.'-' 
In fé di Dio, e meglio A ffeddeddieci. 
Alia buonafede. 

In vece di Alla fé, dicevasi an- 
cora Alla fétta. 

ALLAGAR. — V. Adaquar. 

ALLA MUTA , ALLA SURDEINA. Alla 
mutola. Senza parlare , posto avv.' 

ALLEGAT, n. m. Non v'ha Allegato 
sust. ma si dice Documento alligato. 
Alligato poi s'usa addiett., aot^n- 
tendendosi scrittura, lettera, ec. an- 
nessa, inchiusa. Quelle carte cioè, 
che vengono prodotte a prova di 
cid, che si allega. 



ALL 

AUAtMT, ^M. Lenio e Lente, agg- 
Che non è disteso o tirato, o stretto 
quanto dovreiri)e o potrebl>e es- 
serio. 

ALLÉSS, n. ut I^sso, n. m. La cosa 
lessata. Cu$raUèi$, Far dUèn, — 
le»Mre, Far lena. 

AUeuamento, Uisatura è l'azio- 
ne del lessare. I bolognesi dicono 
anch'essi alle volte Less, come in 
questa frase : Dar un lèst. — Bislet- 
sare , Lessare alquanto. BÌ$le$$o , 
eh' è mal lesso. — V. BscolL 

Unomda mettr a lèts e arroit; 
da bo8c e da rivira, — Umho da ho- 
ÈCO e da riviera. Uomo di tutta 
botta, 

ALLGRÉTT, ÉTTA, Allegrozzo, za, 
agg. Alqnanto allegro. 

ALLGRÉZZA, ALLGRl, n. f. Allegrez- 
za. Allegria. Emltazione. EstUtanza. 
Fetta. Gaudio. Giubilo. Giocondiià. 
Letizia. 11 dialetto bolognese non ha 
i corrispondenti a tutti questi ter- 
mini , ed a tutti i loro derivati. Si 
osservi però che non sono perfetti 
sinonimi. 

Allgrèzz pinr. Fuoco artiflziale , 
artificiale» artifiziato, lavoratocene 
ii fa nelle fette d'allegrezze, Ar- 
itone d'allegrezza, 

AiSgnòur i in daga allgrèzza, 
sì dice ad un padre o ad una madre 
parlando di un suo figlio , auguran- 
dogli ^ne. Iddio gliene dia conto- 
laxione. Veder eontolazione de'pro- 
pri figli. Vedersi consolato colla 
buona loro riuscita. 

(/no eotta eh* f azza oXtgrt, — 
Vna eoea gÌMOinda, aUegrativa. 

ALLIGAMÉINT DU BÓCCA. Altega- 
mento dei denti. <— V. AiUgar, 

ALLIGAR, V. Allegare i denti. Quel- 
r effetto che fìinno le cose agre, o 
aspre addenti , le quali morse quasi 
gli legano. DeJiniaione della Crusca, 
coi seguenti esempi al proprio: U 
denti di daeeun uomo, che maii- 
gierà Vuva e^ceròa, e' ailegheran- 
no. Quindi U proverb. fai pera 
mangia U padre che al figUmlo 



80 Atx 

allegai dentL Altro veilKi Àepreg^ 
giare, vale al proprio: Produrre 
nella bocca quell'effetto die (anno 
le cose aspre a chi le addenta per 
mangiarìe» e quantunque la Crusca 
non ràbbto registrato che in senso 
traslato per Proceder con asprezza. 
Trattar con asprezza, e contrario dì 
Vezzeggiare, careggiare; si può 
tuttavia usare benissimo nel pro- 
prio , e si trova un esempio ancora 
d' uno degli autori sempre citati 
dalla Crusca: Gli gettò una ciocca 
di quelle (sorbe) e poi si rise del 
suo male; perchè una sola gli o- 
spreggiò la bocca. AUegr, Ed in ve- 
ro abbiamo bisogno anche di que- 
sto verbo per la ragione che sono 
per esporre. 

Due sensazioni s' indicono in noi 
al mangiare le frutta non mature; 
runa di allegamento, di astrìngen- 
za 6ulle labbra, nella lingua, nel 
palato, e nelle parti intenie della 
bocca ; l'altra di dolor pungeste 
ne' denti, e che molesta alle volte 
assaissimo. La prima è prodotta 
dall' assaggiare frutta quasi legno- 
se, altro simile di sapore astrìn- 
gente , come sarebbe il verderame; 
la seconda è causata dal mangiare 
le frutta in istato di acidità. La pri- 
ma sensazione è passeggiera, e si 
toglie facilmente o collo sciacquar- 
si la bocca , col masticare qoaJciio 
altra cosa tendente al dolce; la se- 
conda non suol scemare cosi presto, 
ed alle volte si rinnova ad ogni 
mangiar che si faccia in seguito. Il 
dialetto bolognese ha i due termini 
propri ed equivalenti alle due sepa- 
rate significazioni suddette . cioè 
AiUgar, e Spader; AlUgof la bóc- 
ca ; Spadr i deint. Potreobero an- 
che nell'italiano servir benissimo 
i due verbi indicati Allegare, ed A- 
spreggiare ; ma siccome induco- 
no la stessa nozione di astrìngen- 
la, di contrazione, di allegamen- 
to, ed in tale sìsnificato sono sta- 
ti adoperaU dagli autori, fi^eblie 



AÌX 



SI 



AU. 



(f oopp perdo pre?aleni di im nuo- 
vo vocabolo eqttiìralente al bologne- 
se Spader, Né sarebbe fuor di esem- 
pio r introdurre la stessa parola 
Radere, come iotrodossero Dante, 
il Sacchetti, il Uppi tanti termini 
bdogoesi. iNoD parrà poi cosi stra- 
no il tennioe ^ader« se si \oglia 
rifleUere che T orìgine da SfSda 
può risvegliare V idea di lonUna 
somiglianza a cosa pungente. Tut- 
tavolu fioche dai I^islatori della 
Lingua sia altramente provveduto 
ioconsiglierò di dire: le $oròe, le 
corm.laicorza di melagrana c^ 
nereggiano la bocca, E i Umani , 
l'aceto, e le frutta acide allegano 
idenii^S,Agher, 

^on vo' lasciar di rìferire altro 
^erbo registrato dalla Cnuca, ed ò 
Mk'fpm. Produrre quell'effetto» 
che boDole cose molto acerbe nel co- 
ierie mangiare. Ma questo pure ca- 
oe sotto la medesima nozione dello 
strigoere.del contrarre, dell' alle- 
f^, del legare le parti interne 
della bocca, e cioè sotto quella di 
^(ligaria bolognese. L'esempio del 
■agalotti lo conferma: // $apore:un 
mtm, che dà neU'amarignolo, e 
^ a prima qiunta effettivamente 
,,^m(i,(m diserezione però, 
ALUGHEINT, add. Afro; Lazzo» agg. 
<''»bain sé dell'acerbo, dell' au- 
^.Ciriegie afre. Cotogne afre. 
^«efl/rc, e in generale Frutta 
¥vEper similit. ÌSapore austero 
*/te/hi«o. — V. Brtiw. 
^mu, add. Allegro, Gaio, Ilare, 
Wate. Lieto. Giocondo. GiuUvo, 
''^io. Festevole, Ridente, . 

In boi. non v' ha alcuno di questi 
^Jifem sinonimi. 

.^%Aer per Avvinato, Cottic- 

^^i-'NTAR. AUeìitare. Rallentare, Far 
l^lo. £ opposto di Tendere. Alien- 
f^f la corda, l'arco, ec. 
Alfrédd s'è aUintd, — Il freddo 
« e «lilìjfoto. Il tempo addolca, o 
ttktóofco. 



Uoìiamt opposto di fhran, è 
quasi identico di Attentare. Mollare 
la corda. Ma non sempre si riferi- 
sce alla tensione. Mollare la barca 
attaccai!^ cUta epiaggia. Mollar la 
veste per lasciarla cadere. — F. 
Amullar. 

ALUV« n. m. AlUevo, n. m. Quegli 
ch'ò educato con alimenti, o am- 
maestramenti. — V. Scular. 

ALLIVAR. — V. ArUvar, 

ALLIVAZZ, n. m. Germòglio. Allievo 
di pianta. 

ALLÒN. (dal fir. AlUnu). Animo; Via: 
Su via. 

ALLÓURA, aw. Allora, aw. In quel 
punto. Allora che, e Allorché si di* 
ce benissimo, non cosi Allorquando 
ma I^uttosto Allora quando. In quel 
tempo nel quale. ^ 

D' allóura in za. — D' allora in* 
nanzi. Di là in qua. D' allora chCm 

ALLOZ. — V. Abitaziòn. 

ALLUGAR, V. Allogare, Allocare, o 
Locare, Collocare, v. Mettere una 
cosa ai suo luogo. 

* Allugar una eossa. --> Ripotre. 
Chiudere e serrare alcuna cosa per 
conservarla. 

Allugar un a buttèiga , o a ser" 
vir. •— Allogare, o Accotidare uno 
a bottega, o a servigi, 

Allugar una ragazza. — Alloga^ 
re una fanciulla. Darle marito. 

Allugars' in-t'un impieg.^^ Allo- 
garsi in un impiego, carica o uffizio. 
Turnar a allugar. — Rilogare. 

ALLUIÀ, add. AUogUato, agg. Basoso 
e stupidito dall' aver mangialo lo- 
glio. E per mei. Stùpido, 

Siv alluid? Modo di dire scher- 
zosamente con chi non connette be- 
ne. Siete pazzo ? 

ALLtiM D'ROCA. — V. Lùm. 

ALLUVIÓN. — V. Inondazìòn, 

ALLUZAR, V. Alloggiare; Albergare. 
Ricevere ad albergo. Ospiziare. Ri- 
cevere in casa. 

Alloggiare vale ancora stare ad 
albergo. Prendere o avere alloggia- 
mento. 



AL 



33 



AL 



Aìktxzar aUa prèma uttari eh' 
9'irova, flg. Non cercare o non vo- 
ler saper più in là. Alloggiare alla 
prima osteria, 

ALHANC; SE NON ALTER, atv. Alme- 
no, Almanco. Per lo meno. Al me- 
no. — Se non alter. Nonché altro, avv. 

ALÒ, np. m. Eltgio, m. Alò» ed anche 

' Lo dicesi dal tolgo per corrazione. 

ALOISA > e tolgarm. ZEDREINA. n. f. 
Aloisa, n. f. Arbusto de' giardini 
cbe ha odor di cedro , ora comunis- 
simo, ma più comune nel suolo 
americano natio , oye nasce sponta- 
neo sui monti. Da' Botanici è detta 
Verbéna. 

ALSADURA, n. f. Radore, n. m. Segni 
nel panno per cui apparisce meno 
fitto , a cagione di essersi frusto in 
quel luogo. — Y. Lèis. — V. Frasi. 

■ V. Scciarinzana. 

ALSARS', V. Esser '»«o; Divenir liso, 
cioè logoro. Logorarsi. E dicesi di 
panno divenuto meno fitto a cagio- 
ne di essersi frusto. — V. Lèis. 

ALSi , n. f. Hanno, n. m. Lisciva, n. f. 
Acqua nella quale s'è fatto bollire 
della cenere — V. httgà. 

ALT, TA, add. Alto, ta, aggiunto a 
quegli oggetti locali che, per espres- 
so o sottinteso rapporto , sono rife- 
rìbili ad altri. posti al basso, ed è 
contrario di Basso. 

11 comparativo di Alto è Superio- 
re, lì superlativo è Supremo, cioè 
Altissimo. 

Guardar d* alt in bass. — Far gli 
occhi grossi. Star sul grande. An- 
dar sostenuto. 

Star alt inrt-al prezi. — Stare 
in sul tirato. Vender caro le sue 
merci. 

Alzar la mira, vale Portar alto le 
sue pretensioni. 

Far alt e bass. — Padroneggiare. 
La pasqua vein alta, o bassa, dal 

' francese Le jour de Pàque est haut, 
per dire che vien tardi ,* i7 est bas , 
per dire cbe vien più presto. Il gior- 
no di Pasqua vien tardi, o pur di 
buon'ora. 



* ALTAR, n. m. Altare, n. m. . 
ALTAROL, n. m. Altarino, Altarello, 
dim. di Altare. 

Dscruver di altaru, •— Scoprir 
gU altarini. Dir cose che altri vor- 
rebbe che si tacessero. 
ALTÈA, n.' f. pianta cosi chiamata 
da' nostri giardinieri , è V Ibisco, 
da' Botanici Ibiscus syriacus. L'AI- 
thea de 'Botanici è la Bismalva, Al- 
cea o Malvavischù). 
ALTER, (dal Lat. Alter) Altri; pro- 
nome, primo caso del numero sin- 
golare posto sustant. Altr'uomo; al- 
tra persona. Né voi né altri mi po- 
trà dire. 

Talora chi parla poi^e in terza 
persona, intendendola per la prima, 
ciò che non viene usato in bologne- i 
se. Io ve lo dico a fin di bene , per- 
chè altri non vorrebbe poi aver 
cagione di adirarsi. Altri sta qui 
per Io. (cosi dice l'ab. Alberti). 

Si riduce pure al primo numero. 
Altri che per altra persona che; 
Niun' altra persona fuori che: p. e. 
E cM m' inganna altri che me stes- 
so? Niun altro, che si dice nel me- i 
desimo significato e numero. Niuìio , 
ne sapea il diritto vero altri che il 
padre loro. 

Alter, ^ra, add. Altro, tm, agg. 
' Talora ha forza di sustantivo e usasi 
neutralmente, e vale Alttxs cosa. 
Ai voi alter. — Vi vuol altro. 

Altrui vale quanto Altro, ma non 
ha relazione se non ad nomo. 

Altrui si pone anche in forza di 
sustantivo. Non si deve torre la ro- 
ba altrui. -— En' torr la robba d'al- 
ter. 

Magnar ai pan d'alter. "—Man- 
giare l'altrui pane; o logorare del- I 
l' altrui. 

Altrui regolarmente non s' adope- 
ra nel caso retto. Non dir male d'al- 
trui. Non aver odio d' altrui. L'in- 
finita speranza uccide altrui. 

Alle volte si suol lasciare il segno 
del secondo e del terzo caso. Più 
l'altrui fallo che il mal suo dee do- 



AL 



33' 



AH 



lere. La fortuna H tuoi fan intùn- 
tro altmi eon viso Heto. 

Al né dòn da alter che d'Uwar 
el teudéll. ^- Non è da altro che da 
lavar te scodette. 

Oh alteri coir amminzioiie , Di 
là: cioè Assai più; Molto più; In 
oftre. 

Da alter lug. D'altra part — Al- 
tronde; D'altronde, vale anche Fuor 
che. Da altra cagione. 
ALTTIRA, n. f. (Dovrebbe scriversi 
LelUra). Leltiera, n. f. L'incassatu- 
n di legno cbe contiene il letto. 

lettiera dicesi anche quella, che 

io boi. si chiama Tttira. 

AVfX, n. 1 1 lavoratori di terreno in 

Toscana chiamano Anguillare, n. m. 

e al pluT. Anffuillari ,.qiae\ diritto e 

lai)go filar di viti legate insieme con 

pali e pertiche , per lo più nelle vie 

e viottole delle possessioni. 

Pancata si dice anche a due an- 
gmìktri di viti posti vicino l'uno 
all'altro. 
ÀLZ, n. m. Taccone, n. m. Pezzo di 
suolo che s'appicca alle scarpe rot- 
ta. 

ìlettr un alz in-Uuna scarpa, — 
Mettere un taccone alle scarpe. Met- 
tere un pezzo di cuoio onde alzare il 
csÀcagnino della scarpa. 

Ahaia e Alzamento, nell'uso, di- 
cesi da* calzolai a que' pezzi di cuo- 
io, cbe mettonsi sopra le forme per 
ridurre le scarpe alla necessaria mi- 
sura. 
* ALZANA. — V. Anzana. 
ALZAR, V. Alzare, v. Innalzare. Sol- 
levare. Elevare. 

Alzar purassà. — ^innalzare. 

Alzar un poc. *— • SolkUzare. 

Tamar a alzar. •— Rialzare, 
ALZIR, add. (Dovrebbe scriversi Leisir). 
Leggiero, ra, agg. Leggieri , Leg- 
giere. Lieve, agg. d' ogni g. Di poco 
peso. Contrario di Grave, pesante. 

leggiero vien preso per Snello, 
Spedito, Veloce, Destro. 

Ed ancora per Incoatantet Volu- 
tdle. 



Téita cMr^. -^ Alquanto seemo 
di cervello. 

Andar cUzir. — » (kanminarteggier 
leggiero, 
Sònn alzir. — - Sonno delicato, 
ALZIRÉZZA, n.f. Leggerezza e LeggiC" 
rezza, n. f. 

Torr su una cossa cun alzirèx^ 
za. <— Prendere checchessia legger' 
mente, leggiermente. 

Càn una gran alzirèzza. <— Leg» 
gerissimamente e Leggierissima^' 
mente. 
' ALZIRIR,v.RS\v.p. Alleggerire, si, Y. 
AMABIL, add. Amabile, agg. d'o. g. 
Degno d' essere amato , ed Atto ad 
essere amato. 

Vein amabil — Vino amabile, 
vale Vino che pende piuttosto al 
dolce. Il vino eia piuttosto amalHle, 
che austero, crudo e brusco. 
AMACCIAR, V. Macchiare. Imbrattare. 
Sozzare. Lardare. Insudiciare; e 
' Macchiarsi, Lordarsi, ec. 

Amacciars*. •— Macchiarsi , Brut-' 
tarsi con macchie. 
AMA Di, np. m. Antodio; Amedeo; A» 

maddio; Amidèo; Amadigi. 
AMALGAMAR, v. Amoi^/amare. Com- 
binare il mercurio con un metallo. 
Non è di buona lingua V adope- 
rarlo figurai, per Confondere , Uni' 
re , Comporre insieme le cose , gli 
affari , ec. quantunque conumemen- 
te si usi. 
AMALIA , np. f. Amalia , f. 
AMAR , V. Amare , v. U verbo Amar 
non è molto usato dai bolognesi» 
essi dicono piuttosto Vièir bein. 

11 part. atL Amante si volge in 
boi. in Mròus. — Amoroso. Inna- 
morato. 
AMAR, RA, add. Aman>, am, agg. 
Contrario di dolce. 

Dvintar amar. >''' Amareggiare , 
V. Divenir amaro. Inamarire. 

Far dvintar amar. — Amareg- 
giare , v. a. Render amaro. 

Amareggiare si usa anche Ggur. 
per Tormentare , affliggere. 
AMARANTÒI, n. m. Amarantòide, n. 



AH 



34 



t Sorta di flore da giardino color 
d'amaranto, che conserva la sua 
vivezza ancorché secco. - 

AMARÉTT, ÉTTA, add. Amaretto, et- 
. ta; Amarùcdo, uccia; Amarogno- 
lo, ola, age. Che partecipa dell'a- 
maro. Che ha un poco d' amaro. 

AMARINA , add. Marinato, ala, agg. 
Pesce marinato. — V. Amarinar. 

AMARINADURA , n. f. PÉSS AMARINl. 
Marinato sust. Pesce marinato. Di- 
cesi ancora T azione dei marinare. 
Una bona marinadura: né io te- 
merei nel dire Marinatura con to- 
ce di regola. 

AMARINAR, /faWnare, V. Conciare il 
pesce fritto stivandolo in barile o 
altro vaso. 

Marinare, vale ancora provvede- 
re la nave di marinai, con altra vo- 
ce Ammarinare. 

Marinare ha pure un altro signi- 
ficato. — V. Vugar. 

* AMASAR, V. Compiere e Compire, v. 
Più usitato è il partic. Amata, 

AMBASSADÓUR e IMBASSADÓUR. Am- 
batciadore» e Ambasciatore , e Imr 
batciadore , n. m. 

Ambassadòur en* porta péna» «— 
Àmbasciadore non porta pena. 

A i'épers al mets e l'imbatta- 
dòur. — Non toma né il messo, né 
'l mandato. Non viene né il cercai 
io, né il cercante. 

Diversi altri nomi sono sotto que- 
sta categoria, che hanno afiini si- 
gnificati, de' quali daremo le pro- 
prie spiegazioni , per conoscerne le 
differenze , abbenchè al solito gli 
autori abbiano qualche volta ad- 
operato Tuno per l'altro vocabolo. 
Legato, n. m. dal Lat. Legatus, 
(Boi. Legat) fu in origine designa- 
to per Colui che da altri, e spe- 
dalnusnle da qualche superiore aur 
torità, era incaricato dell' esegui- 
mento di alcuna privata o pubblica 
commissione. Ma siccome questa 
nozione nell'uso moderno viene ap- 
plicala al nome di Delegato, cosi a 
quella di Legato non rimane che 



AH 

r aocoBaorla di nome personale per 
qualificare que' Cardinali che dalla 
sede Pontificia Romana sono man- 
dati al governo delle Provincie, od 
alle corti de' Principi , in via di sta- 
bili Ministri. 

Prolegato, o Vicelegato* Quegli 
che fa le veci di Legato. (Boi. Pro- 
legat. Vixelegal)» 

Delegato, (Boi. Delegai). Quan- 
tunque dalla Crusca sia registrato 
semplicemente per aggettivo da de^ 
legare, ristretto Al Giudice ch'i 
deputato dal Principe al giudiào 
di una causa particolare, o al Giu- 
dice della causa commessa; ogni 
persona può nondimeno essere d^ 
legata, alle commissioni di qualun- 
que sorta di oggetti amministratiTi, 
e politici. Questa voce in oltre si 
prende sustantivamente , come si 
rileva dal secondo esempio riferito 
dalla stessa Crusca: Può il Deltgato 
iscomunicare di seomumcaàoM 
maggiore, ec. In fine il vocabolo 
Delegato, applicato a persone, pQ^ 
figurare come nome di dignità o 
carica: p. e. Begio Delegato di ffo* 
vincia; Delegato pel Culto; DeUgor 
io del Censo. 

Ambasdadoìv , ed anche Amf^ 
sciatore, n. m. è voce ora indican- 
te Un qualificato soggetto, che da 
un Sovrano é inviato ad altre Corli 
per trattare in di lui nome affan 
di Stato, per risiedere prcuoìe 
stesse CortirappresentandoUiV^' 
sta del proprio Sovrana. La moglie 
dell' ambasciatore è detta ÈS^ 
sciatrice. 

Nunzio Nuneio e Legato, dicon- 
si gli Ambasciadori del Papa (Boi* 
Nùnzi.) Nunzio gener. vale Jfc«W 
gere. Nunzio celeste dicesi all'ila 
cangelo Gabriele. 

Messaggiere, Messaggiero, Meno, 
Messaggio , è nome generico di per- 
sona inviata altrove per compiere 
qualunque siasi commissione. (Boi* 
Méss). 

Inviato. Poca differenza trovasi 



AH 



SS 



fra Inviato, ed Ambatclatope, te 
non che VInmato dou comparisce 
che semplice agente aatorìziato soK 
Unto alia tratUUva di un partico- 
\m afiare, o come esecatore di 
ODO speciale complimento, non as- 
suneodo ima generale rappresen- 
Unia del proprio Somno, la quale 
èonicamente riservata all'Ain^a- 
KMwJore. (Boi. intnd). 

%wtoto , n. m. I deputati sono 
persone mandate da società, o cor- 
pi per parlare trattar d'affari in 
iorottome, e possono essere indi- 
nzati anche a de' Sovrani , ma non 
banno potere, né possono parlare 
che a Dome defle società , che gli 
hanno spediti. (Boi. Deputa). 

lAcaHoato è voce presa dai fran- 
cesi Chargé de» affcUres» ed equi* 
vale a ìuoiato. Presso alcuni gover- 
Jii questi inearicatt si chiamano al- 
^i CoHsoH. n Coruoìo . o Coruole 
^^nneia residente ec. (BoL /nco- 

Mimtro significa generalmente 
Colmcheha il maneggio o l' ammi- 
nistrazione delle cose U Ministro 
^'beni aUodiaU del Principe, ec. 
Ha quando il nome JMinMtro è ap- 
plicato ad affiirì pubbUci o politici . 
|Q ^ora assume la significazione 
a Imrmto d'affari , o di Amba- 
*<^fiion, come il Ministro di Fran^ 
««, 1/ Ministro di Spagna presto 
w corte di, ec. : o finalmente di Co- 
1^ direttore di qualche pubblico uf- 
fi^o, come il Ministro di Guerra» il 
«««IrodeM' Interno» ec. (Boi. Mi- 
^tter. 

AMBIÉINT. n.m. (da AmbitusUi.) 
J;»«?wto, e nel linguaggio comune 
JwtMito. Compreso, Ambito, Giro, 
Precinto, n. m. Compresa, n. f. Gi- 
ro che comprende un grande spa- 
«0, p. e. Del compreso giro della 
^^ifi non troviamo cronica, che ne 
faccia menzione. Recinto dicesi per 
Jjogo chiuso. In boi. la voce Am- 
^«< è generica, e si usa per lo 
pia patlaado di luogo chiuso da 



muri» pftHa di fihbricito» che Don 
abbia nome appropriato. Si dirà, 
per esempio, Vn bèli ambièhU sia 
per significare Una camera grande, 
sia per Una bella sa^ — Un quar^ 
tir ch'hadòds ambieint. — Vn op- 
partamenlo composto didodiei «fan- 
xe camere, e fra queste si eom- 
prenderà Sala, Salotto, Gabinetto , 
ec. — y. Stanzia. 
AMBIGLI, n. m. ( Dal Fr. Ambigu). De- 
sco Molle. Una spezie di colezione , 
di cena senza appaiecchio, o tale» 
che non può dirsi né cena , ne desi- 
nare. Perciò Trovarsi a desco mol" 
te, vale Ritrovarsi a mangiare sen- 
za apparecchio , e talvolta senza to- 
vaglia , che i bolognesi dicono A la 
fourchette, preso pure dal francese. 
AMBROS , np. m. Ambrogio, m. 
AMDÀN, n. m. Amedàno, Ontano, Al» 
fto . n. m. Albero di legname bian- 
co , che alligna piii nel monte , che 
in plano. 
AMICO, np. m. Amico, np. m. 
AMIG, n. m. GA, n. f. Amico, n. m. ea, 
n f. 

Una coesa da amig, ^ Una cosa 
da amico. 

A v'ho serve da amig. '^ Vi ho 
servito dcUl* amico, cioè da amico. 

Amico in ital. si usa anche addiet- 
tivo, e vale Frospero, Fctusto, Fa' 
vorevole. Avventuroso, Grazioso, 
Destro. Vale ancora Utile, Giovevole, 
Confacentc , che in boi. si direbbe 
ex gr. L'è un vdn ch'ai stomg l'ab- 
brazza — £ttti vttio amico dello 
stomaco, 

Amicabile, Amichevole, Concer- 
nente ad amico. Cosi Amicamente, 
Amichevolntbnte , Amicaòilmente , 
sono tutte voci per le quali il dia- 
letto bolognese manca d'equivalen- 
ti, e per esprimerle si adoperano 
delle perifrasi. 

Gran amig, -— Amico intrinseco, 
intimo. Ed anche intimo sust. 

Fàrs' amig, — Amicarsi. 

Noteremo che i francesi usano la 
voce Ami per lu termine di fami- 



AH 



36 



AM 



gliariU: Bùnjaur, mei amit; Tfent 
nwnami; TravaiUez, mes amis; 
e nel femminile M*amie. Gl'italiani 
usano più SFolontieri Buontiomo, 
opure; Caro, mio caro e simili. 
Addio, cari* Tieni, caro; Lavorate, 

■ buon uomo, buona gente: ec. I boi. 

- adoperano la parola Cheriatur, p. e. 
Adi , Bòa de , eheriatur , ec. 

Amig pr' interésf. — Amico da 
bonaccia. Amico di buona yentara. 
J amig s'cgnossnalbisogn. — Cor 
lamità scuopre amistà. 

AMIGARS'« — y. Amizézia. 

AMIGÒN, n. m. Grande amico. Ami- 
cissimo. Amicone è yoce fiorentina. 

AMIZÉZIA , n. f. Amicizia, n. f. >lmt- 
stade, e tronco Amistà. Affetto che 
si porta ad mia persona , ed è per 
lo più scambievole. 
• Pati dar e amizézia lunga. — 
Patto chiaro , amico caro. Conti 
chiari, amici cari. Patto chiaro, 
amicizia lunga, 

Quattrein e amizézia fon stari la 

giustézia. — Il martello d'argento 

rompe spesso le porte di ferro. Ser 

Donato dà in capo a ser Giusto. 

Far amizézia, amigars''. — Ami- 

• carsi, tnamislarsi. Strignere ami- 
cizia. 11 contrario è Nimicarsi. Ini- 
tnicarsi. 

Romper V amizézia. — Discucire 
r amicizia, figurai. Distaccarsi dal- 
l' amicizia. — V. Inclinaziòn. 

AMMACCA , add. — V. Ammaccar. 

AMMACCADURA , n. f. Ammaccatura , 
D. f. Ammaccamento, n. m. L'am- 
maccare; ed anche il segno della 

' cosa ammaccata , o acciaccata. 

Fars' un' ammaccadura in-t^un 
did. — Pigliare, o forsi un gran- 
chio a secco: sì dice Dello strigner- 
si un dito tra due cose , come tra 
legno e legno, sasso e sasso: e per 
quella strignitura il sangue ne vie- 
ne alla pelle. I Medici dicono Con- 
tusione, e con voce greca Echimosi. 
Quindi Contundente, agg. d'ogni g. 
si dice di strumento , che acciacca 
senza taglio o ferita, ma solamente 



ammaccando,' come là xa bastone, 
o mazza. 
AMMACCAR, v. Ammaccare, v. Molti 
verbi , tanto nel dialetto bolognese 
che nella linsoa italiana , sono cosi 
aflSni di significato , che si sogliono 
indifferentemente adoperare nell'u- 
so comune. Daremo il valore di cia- 
scuno aflBnchè siano collocati a 
proposito. 

Ammaccar. — Ammaccare: h 
due significazioni tanto in boi. cbe 
in ital. 1.0 Quella di Percuoterti 
corpi in modo da alterarae la su- 
perficie solamente: come Ammac- 
care il viso ad uno. Ammaccare fi- 
na palla.' Una pera ammaccata ec 
2/> Quella d'infrangere e Frantu- 
mare i corpi, come Ammaccar m- 
d, coccole, ec. La Crusca non porti 
tal distinzione, e dà questa sempli- 
ce definizione : Ammaccare, Àceiac- 
care: Alquanto maaco cbe iofi^o- 
gere. Gli esempi recati sono del 
primo significato. I suddetti due 
verbi esprimono Soppestare, pesta- 
re alquanto: ecco dunque tre voci 
sinonime Ammaccare: Acóaccort; 
Soppestare. Acciaccarsi éìeepì piii 
comunemente de' metalli. (Jn ce 
zèider tùtt ammacca. — Una tee- 
chia di rame acciaccata* 

Pisiar.^ Pestare: ha anche qoj; 
sto verbo due significati l'ooodi 
Premere, e l'altro di Percitoteit, 
per ridurre in polvere. Qnado ^ 
usa nella prima significazioDe.uiO' 
ra è sinonimo di Premere, H^' 
Calcare, Pestar co' piedi, Calpeita- 
re. Pestare i piedi. {Pistarsuinrt-un 
pé). Quando si adopera nel secondo 
senso , allora differisce da questi ed 
è più che Ammaccare. Pe^to^w 
salsa : Pestare il cornino ec. 

Infranzer. -^Infrangere, e/>««' 
gere, de' quali parleremo alia voce 
Rowwer. V 

Asquizzar, AsfrUtlar. ^ Sc^ac- 
dare. Dalla Crusca vien defiaiw 
Rompere, o Infrangere, ed t p 
proprio, che d'altro, delle em* 



AHfM 37 AMM 

che hanno gìucio. QaesUdettotiio-l AMMALA, add. Àmtnalatos MùMo» 



ne si confonde eoo quella dì Acciac- 
care. La vera spiegazione parmi qw' 
i\^ Comprimere fortemente un cor^ 
pò ioUdo sopra un altro meno <o- 
liào, a quale, dal peso o dalla for- 
xa (Ul primo » perda la primiera fi- 
suro. Le voci bolognesi differiscooo 
OD poco: la prima Asquizzarè pro- 
pria delle cose morbide e succose; 
Amixzar una pèira, l'u, ec. — 
Sclùae.iare una pera: Pigiar l'uva, 
ec. Asfìintar. — Ridurre a fòggia 
(fi Friltella. La voce Affriltellare 
italiana non è ad essa corrìspou- 
dente, perchè vale Cuocer le uooaì 
nelia padella, che in boi. dicesi 
hrdieergheU, 

^iincear. — Premere; Compri' 
yere; Cateore; Pigiare, voci che 
bauDo tutte, dal piìi al meno, la 
sigDificaziooe di Aggravar cota so- 
pra cosa. Pigiare però viene parti- 
colarmente appropriato alle uve. 
%'ar le uve per fare il vino, 

Striccar, — Stringere, e Strigne- 
^> vale comprimere fortemente. 
mtriììgere , signiOca Strignere 
aaggjoiinente e piii forte. 

Ammaccar l'urisma, detto figur. 
^ fare altrui uno smacco, 
ÀHMACCARUNAR, v. Figur. Jngar- 
, Jj^^a». Imbrogliare, 
™aguu. add. (Lato- Assodato, 
1 uF ■" ^' Ammagulars'. 
AMMAGUUMÈINT DEL LATI. Asso- 
amento del latte nelle poppe, Rap- 
Pigliamento, Coagulazione. 
AMMAGULARS* AL LATT- Assodarsi 
^ latte neUe poppe. Rappigliarsi « 
Coaguiaisl. 

^MHMA.add. Ammagliato, Magliato. 
^f^' ^68- Legato stretto. Per mag- 
gior forza iu boi. dicesi Strétt am- 
mata. 

Amrmiato, vale Coperto di rami 

ffonauii. 

"^MAIAR. Ammagliare, v. Legare, 
^ingnere fortemente. Ammaliare, 
vale Fare q dare delle malie. Am- 
ftwìorsi. Ornarsi di fipri- 



ta, agg. Infermo, 
AMMALADÉZZ. add. VaklMdinarUK 
Infermiccio. Malaticcio, lufcrmuC' 
do. Cagionevole, Ammalaticcio ; 
ammaUàtuccio, 

Malsano, Non ben sano. Lo stato 
di quel corpo che ha un principio 
particolare di malattia, e che ne 
prova sovente gli effetti. ( Boi. ifa(- 
san). 
AMMALARS', v. Ammalare • Ammo' 
tarsi. Infermare e InfermarsL Ca- 
dere infermo. 

Viene anche usato in senso attivo 
Ammalare, per Rendere infermo » 
che 1 bolognesi* dicono Far amma* 
lar, p. e. Varia cattiva l'ha fati 
(unma/ar.— • L'aria insalubre lo ha 
amtnalaio. 
AMMANGANAR, T* Arrandellare , v. 
Proprianàente stringere con randel- 
lo le funi, colle quali si legano le 
some. E anche più estesamente vaia 
Legare stretto con qualsivoglia cosa. 
La voce bolognese viene da Manga' 
néll, e fecendo uffizio di mangano, ò 
parola più adattata. 

Ammangan(jur o Manganar, — 
. AfaiHjfanarc.Soppressare i panni col» 
la macchina » che chiamasi Manga^ 
no. — V. Manghen , e Manganar, 
AMMANNV, n. m. Ammamiimenlo, Am» 
manmme , n. m. Lo ammannire. Ap- 
parecchio. 
AMMANNVAR, v. (da Ammannare anti* 
co) Ammannire, Preparare, Apparto" 
chiare. Mettere all' ordine. 
AMMASSAR. V. AMMUCGIAR. 
AMMATTÉ^ add. Ammattito, Impazzito, 

Impazzato. 
AMMATTIMÉINT» n. m. Impazzimento, 

Impazzamento, Lo 'mpazzire. 
AMMATTIR , v. AmmaUire, Immature. 
Impazzare, Impazzire, v. n. Divenir 
matto. 

Far ammattir, — Aminattire, Far 
divenir matto. — - V. Afa^^ 
AMMAZZARE, add. (Pan). Ammazzerà- 
to. Mazzero, Pane àzzimo, mal lièvi- 
to lievitato e sodo. 



AMM 

AMMAZARIRS*. y. AtnmaixeranL As- 
sodarsi * indurirsi, e dicesi della 
pasta quando si secca da sé. 
'AMMAZZA, nf. {d'purzi), Ammaz- 
Tomento, nm. (di porci o maialt). 
Quella quantità di maiali , chìs si 
scannano In una yolta dai pizzica- 
gnoli. 
• AMMAZZAMÉINT , nm. Ammazzar 
mento, nm. UccMone, nf. Ammaz' 
zaméinU fig- per Pena, ¥a$ttdio. 
Fatica. 
AMMAZZAR, v. Uccidere, è preso nel 
significato stesso del verbo latino 
uccidere, e Vale Privar di vita gli 
esseri animati. 

Affini al verbo Uccidere 9ono mol- 
ti altri verbi, che andrò noverando, 
per mostrarne la differenza prove- 
niente dalle diverse azioni, che 
annientano gli animali. 

Accoppare , Uccidere gli animali 
col percuoter loro la coppa. Accop* 
pare i buoi. (Boi. Accuppar.) 

Ammazzare. Uccidere colla maz- 
za. 

Scannare. Uccidere gli esseri a- 
nimali col tagliar loro la canna del- 
la golai Scannar gU agneUiJ polii. 
(Boi. Scannar.) Quindi Scannatoio 
dicesi al luogo dove si scannano i 
porci. 

Decapitare, Decollare. Troncare 
il capo, il collo. Ma dicesi de' soli 
uomini. (Boi. fatar la tèsta.) 

Trafiggere. Trapassare da un 
canto all'altro. Ferire con arma da 
punta. Quando un ferito per tale 
puntura rimane morto, si dice Tra» 
' fitto. La trafiggitura non è però 
sempre mortale , e si dice ancora : 
La trafittura delle mosche. 
Trucidare. Uccidere crudelmente. 
Massacrare e Massacro , come 
provenienti dal francese Jfa^socrsr, 
e Ma8S(wre,tìon sono stati ammessi 
dalla Crusca; ma resi ormai comuni 
in tutta Italia, né trovandosi altri 
equivalenti precisi , aspetteremo 
che siano introdotti nel dizionario 
coli' esempio d'un qualche scritto* 



38 AMX 

te moderno accreditato. Vale Foir 
strage, e scempio degli ttomtm. 
particolarmente nette battagìk, e 
per lo pili corrisponde alb finse Ì9r 
gUare a pezzi. (Boi. Massacrar.) 

Macellare, come derivato da Mar 
cello (Luogo ove si uccidono le be* 
stie), nel proprio significa Uccider 
le batie. 

Fucilare o ArcMbugiare, non sono 
di Crusca , come noi sono Fucitata, 
ArchOmgiata, perchè in quel dizio- 
nario trovasi solamente Arehibm- 
ta; tuttavolta siccome non abbiamo 
equivalente a significare rncdsio- 
ne con fucile o archibugio , potreb- 
be forse ammettersi Fucilare, o kp 
chibugiare. (Boi. Fusilar.) V. S(fop. 

Strozzare, e Strangolare sigoiii- 
cano Uccidere collo stringere la go- 
la all'animale in modo , che rimao' 
ga soffocato; il secondo è ìerBòae 
più nobile. (Boi. Strangular). 

Soffocare, o Soffogare. Ha lo sles- 
so significato dei due sopraddetti 
verlH , se non che quest'ultimo poò 
anche riferirsi a cosa naturale. Sof- 
focato dal catarro, ec. 

Un ch's'ammazta daper»." 
Suicida. 

L'ammazzar$*da per se. -^Sudr 
dio. 

Un eh' ammazza un altr w^ " 
Omicida; e cosi l'ammazzare oo 
uomo è detto Omicidio. 

L'uccisione del padre, della. m^ 
dre, degli altri ascendenti, del so- 
vrano, e anche hi distruziooe della 
propria patria dieesi Parricidio. 

Fratricidio, e Fratricida, è l'oc- 
clsione e l'uccisor del fratello, o 
della sorella. 

Ussorieidà, l'UccIsor della mo^^^ 

lnfanHcidio.\}ecmime di feDCioH 

lo- 
AMMAZZASÉTT E STROPPIA QOAT-j 

TORDS. Ammazzasette, n. va. ii^ 
vaccio. Cospeltone. SffW/yw»*!* 
Spacegmontagne. Gradasso. Aodis^ 
i bolognesi hanno tatti questi m 
quasi siaonimi. 



AH 



39 



AH 



AMMÉTT, n. m. Àmmitio, &. in. Quel 
panno fino che il sacerdote si mette 
in capo quando si para. Gli Ammiti 
(con un solo () sono certe concre- 
lioDì calcaree. 

AHMUCCIAR, ARCOIER, AMMASSAR, 
y. ( Mettr in mùccia ). Mettere in 
muecAto. 

AMMUNTAR. ▼. (dal Fran. Jfonlef^. 
ÀKendere, Montare, Rilevare, per 
Armare, Sommare, e dicesi parti- 
eohrmente di numero. Aiceeero al' 
la tonma di diecimila scudi, 

I mbil e l' arzintari d'qula ca 
armòntn a una sómma vistòusa. 
— r mobili egli argenti di quella 
cosa oicendono ad una somma a^ 
sai sìgjdpcante, 

U sómma ammonta a si mella 
•cud— La somma monta a scimi' 
lascvdi 

énmontare , vale Far monte, 
lettere insieme. 

AMMURTAR. — V. Àsmurzar, 

AMMUSTAR L'U. Ammostare, ma me- 
glio Htfiar l'uva, 

'AMMOSTIZZAR , V. Asquizxar. 

AMMUTIR, V. Ammutire, v. AmmuUh 
Un, Àmmuiolare e Ammutolarei. 
Perder la parola per timore, spa- 
vento simile. 

fsr ammuUr — Attutire, Pro- 
pHaoente Fare star clieto contro 
Sfa voglia uno , che favelli , o colle 
nuDacce o colle busse. 

Ammutir -— Ammutolire, Dicesi 
degli occhi della vite e degli alberi 
qaando perdono le messe. 

uMZAR, v. Dimezzare, Ammezza- 
la' ^ammezzare. Divider per mezzo. 

AMORE DEI. LaUnismo, che si spiega 
ftr amor di Dio ; ma che dai boi. si 
^ per dire Gratis, Gratuitamente. 
A l'ho avù amore Dei'^ Vho a- 
vutogmCuitomenfe, a grato, per 
mzia, . 

AMOS.np.m. Amos, m. 

^OUR, n. m. (dal fr. pronunziato co- 
me vien scritto Amour), Amore, n. 
m. Passione d'animo per cui il cuo- 
re è mosso verso ciò , che gli pare 



amabile, e ne fti l'oggetto delle me 
affezioni» e de' suoi desiderii. 

Zugar ali* amour — Fare alla 
mora. Giuoco che si fa in due al- 
zando le dita d'una delle mani, e 
cercando d'apporsiche numero sia- 
no per alzare tutti e due i giocatori 
unitamente. ^ 

Far V amour a una eossa^^ OSe- 
celiare ad aieuna cosa , vale Desi- 
derarla con avidità. 

l'amour e la tóss prèsi s'cgnòst 
— •/< fuoco, l'amore e to tosse , pre- 
sto si conosce. Amor, tosse, fumo e 
argento, 19oh $i pon celar gran 
tempo, 

iV amòur^^A motivo. A cagione. 
Per amore , p. e. Esser bruno per 
amor del sole. Per amor della veri- 
tà , della giustizia. 

Far una cossa d'amour e d'ao» 
cord — Fare una cosa d'amore 
d' accordo , vale D' accordo. 

Far all'amour'-^ Fare aU'anuh 
re. Far l' amore. Amoreggiare, 

Andar in amòur-^ Andare, ve- 
nire, essere in caldo, dicesi dei 
cani, cavalli , ecc. Andare in frega, 
in fregola, dicesi de' gatti e ae' pe- 
sci. Essere in succhio dicesi degH 
alberi , delle piante, 

Om sèinza amour — Uomo dis^ 
amorato; che non conosce amo- 
re. 

Perder V amour '^Disaffezionar* 
«t— 'V. IncUtìaziòn, ^ . 

Amour, suol dirsi per Satòur; 
p. e. Ch'amour ha sta caren'^Cho 
sapore ha questa carne, 

Perfèt amour, nome dato al- 
l' A^tu^'a, fiore che si coltiva nei 
giardini. Lo stesso nome si dà pure 
dai bolognesi allo zucchero cotto 
ad un dato grado e tagliato in pez- 
zetti, cui si unirono svariate essen- 
ze odorose. 
ABÌUÉR,n. m. Moerro. Sorta di drappo 
, di seta. Ora si chiama Gros de No- 
plesi 

Amuér unda— Ora dicesi Amoèr- 
re. 



AH 



40 



AH 



AìlìJLLk^.y, Mollare. AUentan-^V. 
AlUntar, 

ÀmtUlar i canr^Lasciare, Sciorre 
i cani. 

AmuUar Taglia d'un canal — 
Dar l'andare all'acqua d'un ca- 
nale. 
Amullars'^^ Cacarsi sotto. 
AVUREIN, AMURÉTT, n. m. Amorino, 
Amoretto » n. m. Piccolo amorci 

Amurein , d. m. Cupidino. Statua 
di Cupido. 

Amurein d' Egitt — Amoretti , 
Amorini d'Egitto, detti da'lM>tanici 
Reseda minor. Reseda odorata. 
AMURÉVEL, ÉVLA, add. Amorévole, 
d' ogni g. Affezionato , ed anche Be- 
nèvolo, Cortese. 
AMURÓUS,add. Amoroso, osa, agg. 

Pien d'amore. 
AN ? (Coli' n nasale) Oh ! In senso di 

maraviglia. 
ANADRA » n. f. (dal laL Anas) Anitra, 
e Anatra , n. f. Uccello d' acqua. La 
salvatica vien detta dai boi. Ana- 
drad'vall^' Anitra di palude; e 
l' altra domestica. 
.ANADRAR» v. Andare a guisa d'aìU' 
tra. 

Arrancare è . propriamente il 
camminare che fanno con fretta gli 
zoppi e sciancati; ciò che equivale 
presso a poco al boi. anadrar. 
ANADREIN , ANADROTT, n. m. Anatri- 
no dicesi il pulcino dell' Anitra. 

Anitraccio, Anttròcco, Anitròc- 
colo, è detta l'anatra giovane. 

Anadreina, Anadretta, n. f. Ani- 

trella, dim. d'anitra, anitra piccola. 

*Anadrein dicono i bolognesi 

quella spècie di musco od erbic- 

* ciuola, che viene a fiore dell'acqua 

, stagnante , in cui massime siansi j 

macerati vegetabili. 
ANALISI , n. f. Voce da'boL usata fi- 
gurat. 

In ultma analisi-^ All'ultimo. 
All'ultimo degli ultimi. Da ulUmo. 
In ultimo finalmente. 

Far un'analisi — Analizzare o 
Far l'analisi: per traslato Esami* 



nars diUgentemenie un disamo, 
una proposizione , ecc. 

AnaUsi in Chimica è la risolnzio- 
ne di un corpo ne' suoi principL 

ANASTASI , n. p. , che si dice più co- 
munemente Nastasi. Y. 

ANC, e ANCÓRA. Attcora, Anco, An- 
che, ed Anch' , quando seguooo le 
vocali e, i; pairole tutte sincopate 
dalla principale più perfetta e so- 
nora Ancora , particella copulativa. 
Altresì, Eziandio. Di più. Parimen- 
te. Egualmente. Similmente. Mede- 
simamente. Del più. Non si dice Po- 
rimmti. 

ANCAROLA (FAR V) Dare o fan il 
gambetto a uno. Egli è colla gami» 
dare in quella di chi cammina per 
farlo cadere. 

^ A.i é sta fan l'ancarola—CH 
è stato dato un gambetto. 

ANCiÓVA, n. f. (DaU' antico toscaoo 
Ancfàova). 11 termine di lìogoat) 
Acciuga^ n. f. Picciolo pesce nan- 
ne similissimo alle sardine, ma più 
sodo di carne, che per lo piasi 
mangia salato , e che si pesca prin- 
cipalmente nel mare Mediterraoeo 
alle coste di Catalogna, e di Pro- 
venza , tra il mese di maggio e IV 
gosto. Gli spagnuoli dicono essi pa- 
re Anchiova , e i francesi Anehoit. 
in molte parti d' Italia, ed aocbe 
in alcuni luoghi della Toscana chia- 
masi Alice sing. fem. e per lo piii 
Alici, plur. 

ANCROIA, n. f. Cagionevole, TrUtan- 
zuqlo. Conca fessa per simiiit 

Éssr un'ancroia — Essert um 
conca fessa. Dicesi di chi abbia pò- 

'ca sanità. L'Alberti alla voce An- 
crota, cosi si esprime •Amroia> 
9 s. f. Nome usato da vari aotori, 
» come il Berni, ilLippi, ecc. delia 
9 cui origine nulla si sa di plausi; 
» bile. Comunemente si dice di 
9 donna vecchia e deforme. CKe for 
» cesser da belle le più brutte an- 
» croie. Fag. rim^» QuesU è la vo- 
ce boi. riferibile a mala sanità, cbe 
è una conaeguenza beasi di ree- 



AH 41 

chiaiai ma può essere anche adat- 
Uiu a giovinezza sempre infermic- 
eia. Non ioclade però la qualità di 
brallezza , che una bella può essere 
M'Aocroia; e l'esempio suddetto 
lo dimostra, avendo per aggiunto 
bruita. Ancroia si riferisce anche 
agli altri aoimalL 

ANCU.V.USCÙ. 

ÀNCCZE;N.D.f. Ancudine» e Incùdi- 
fte, D. f. strumento di ferro sopra 
ii quaie si batte il ferro o altro me- 
tallo per lavorarlo. 

Eii&r tra t'ancùzen e al martéll 
-£wre fra l'incudine e 'l mar- 
cio. E*m fra Scilla e Cariddi: 
fra le forche en. Candida: (A que- 
sto proverbio, eh' è de' soli Boren- 
tini, equivale quest' altro, ch'è dei 
Bollbolojjnesi, Èeser tra 'l fòurc e 
flipontd'Bein; (perchè una volta 
appiccavansi i malfattori sui ponte 
dei caoaie di Reno). Fra l' u$cio e 
i muro. Aver pericoli da tutte le 
oatìde. Biiogna bere o affogare. 
Tromsifra 'l rotto e lo straccia- 
fo. Pericolare per ogni verso. Fug- 
air l'acqua $otto le grondaie. Cer- 
cando di fuggire un pericolo incor- 
rerne UD altro. 

^^t^ZNEINA. ANCUZNÈTTA. Ancudt- 

^}^>AticiuUnuzza, dim. D'Ancu- 

oiDe. 

^mim, n. m. Andamento, o An- 
wUura. L'azion dell' andare o cam- 
oiioare. Ma in boi. si dice piuttosto 
Andar, sust. 
Jndmèint d'un affar-^ Cono ò 

. Jj^awtó d'un affare. 

A^^DANT, n. m. Andante, n. m. T. di 
nasica. Parola che si pone al prin- 
«pio della composizione per accen- 
nare un moto moderato. 
mer una cosa andant — Una 

.vj*^w«<*wcre. mezzana. 

A""AR, V. Andare, v. Muoversi da un 

'«ogo. Contrario di Stare. Cammi- 

^ «flre. Si osservi che Camminare 

non corrisponde al Camminar del 

aia. bolognese, che vale Cùrrert 
-V. Correr, 



AH 

Andar per d'fara: Andar vf — 

Ttxiboccare ; Ai^occarr. Versar fuori 
per la bocca . che avviene de'vasi e 
cose simili , allorché sono piene di 
superfluo. Quando un vaso versa 
per troppa pienezza si dice Farlo 
ridere; perciò Far ridere una bot- 
te, vale Riempirla finché versi. 1 
bolognesi al contrario , e forse piii 
appropriatamente, dicono Far pian' 
zer la bòtt. 

Andar zò pr el fea/—> Scendtfr le 
9cak. 

Andar su pr el teal'-^ Salir U 
scale. 

Andar aW in zò — • Scendere ; Di- 
scendere; Andare in basso; Calare. 

Andar all'in zò dro^ua— Scor- 
rere al basso, all'ingiù dell'acqua. 
Non si trova ne' dizionari il verbo 
Defluire (preso dai lat.), che pur sa- 
rebbe necessario. Come non si rin- 
yengono Affluire per Concorrere a 
un punto; Confluire, Scorrere in- 
sieme. 

Andar zópruìia strà — Andar 
per la tal strada. 

Andar in squézz^^Andare a f^ro^ 
detto; Avviluppar la Spagna, modi 
bassi, che vagliono Andare in mair 
ora. 

L'è quattr ann esvapri zeinqu 
— Sono quattro anni, e va pe' cin- 
que. 

Andar supr i zitUfuant' ann-— 
Camminar sopra l'eia di cinquan- 
t* anni. 

Andar vi el macc'-— Dicesi Sfi- 
dar delle macchie per Isvanire deU 
le macchie. 

Far andar un negozi— ^ Fare an- 
dare una bottega , un traffico. 

Lassar andar un pùgn, un sHaff 
'—Lasciar andare un pugno, utio 
schiaffo. 

Andar a saltult. — • Saltellare. 
Andar balzellone. Andar a balzi, a 
salti, a scosse. 

Andar del cor^.—lre del corpo. 

Andar dur dèi corp. — A aere 
stitichezza. 



AN 



44 



AN 



' pale che passa per la città di Bolo- 
gna, e mena grandissimo puzzo, 
perchè in esso concorrono molte 

- cloache. Onde per similit. dicesi 
Andròuna per Puzzo grande. E co- 
si facendone un verbo Andrunar, 
vale Putire in sommo grado. Putir 
fieramente, orribilmente. Ammor- 
bare. 

Andròuna per sterco umano. 

ANDS, n. m. knice, np. Pianta la cui 
pannocchia detta Ciocca o Rappa è 
simile a quella del finocchio. 

ANDSEIN , nm. knici in camicia. Ànt- 
d confettatL 

ANÉLL, n. m. Anello, n. m. Nel plur. 
fa Anelli, m. e Anella, t. Cerchiet- 
to di metallo che si potta in dito 
per ornamento. 
Aneli da spus. — Fede. Anello 

- matrimomale.li9i AneUoyìeweAnu- 
lare, che cosi si chiama il dito pres- 
so il mignolo. •— V. Did. 

Anulare, agg. che vale Fatto a 
forma di anello. Falda anulare. Ec' 
dissi anulare , ec. 

Cavi fall a ani. — Capelli ina- 
nellati. 

ANÉLLA, n. f. Anello, n. m. nell'arte 
de'metalli dicesi di qualsivoglia fo- 
ro circolare, in cui possa conge- 
gnarsi qualche parte di un lavoro, 
di uno strumento. Quando V anello 
è staccato dicesi Campanella, co- 
me le Campanelle delle tende, e si- 
mili. Se sono di una catena dioesi 
Maglia, Maglietta. 

Anello si dice anche a molti altri 
strumenti fatti alla similitudine di 
anello da portare in dito, e gene- 
ralmente dicesi Campanella a qual- 
unque cerchio di metallo , che ser- 
ve ad appiccarvi alcuna cosa. Cam- 
panella con fusto a vite. Campa- 
nelle quadre di ferro, ec. 

AISÉM. n. m. Lo stesso che MÉINT, 
n. f. Animo, n. m. Vien questo ter- 
mine usato da' bolognesi ne' signi- 
ficati stessi, che se gli danno in ita- 
liano : toltone alcuni che diversifi- 

- cano UD poco, p. e. toèir in aném* 



EsserneWan^no, o EsBer d'animo, 
o Aver nelV animo. 

Mètters' in mèint. -— Pt^rsi in 
animo , Mettersi in animo. 

Far sintir una cossa cùn anèm 
arsolut. •— Fare o dire checchessia 
coU* animo. 

Far aném a qualcdàn. ^— Inani- 
mire, Inanimare, Incorare, 

Fars' aném. — Inanimarsi, n. p. 
Inanimire , n. 

D' aném grand. — Magnanimo, 

Aném. — In forza aTvert>. e in 
modo imperativo. Alto. Su via. Via, 
su. via. Olà. Presto. Finiscila. 

Animo , Coraggio , in forza d'in- 
teriezione, vale Sta*di buon animo. 
ANGELUS, n. m. (dal fr.) — V. Avù- 

mari. 
ANGHIRÓN. — V. Aiaròn, 
ANGUELLA, n. f. Anguilla, n. f. Pesce 
senza scaglia , di forma slmile ai 
serpente, o angue da cui ha nome; 
e sta volentieri ne' luoghi pantano- 
si. V ha r anguilla di mare o ma- 
rina, e l'anguilla fluviale o sia 
d'acqua dolce, e questa è più deli- 
cata. 

Sonovi diverse razze d'angallle, 
come P<mlietane: Gavonchi; Musi- 
ni. Ciriuola è anguilla sottile; e 
CiecoUna è anguilla sottilissima : a 
queste indistintamente in boi. si di- 
ce Burattéll. 

Miuramèint. — Miglioramento 
chiamano anche, a Comaccbio,l'Ali- 
guilla più grossa. 

Anguella sala, ascarpiund. — - 
Anguilla salata. 

Anguella amarind, e quando è 
grossa e senza testa si chiama Caz- 
zott. — Auguilla marinata. 

AnguilkUa.LvLO^o pantanoso ove 
si trovano iholte anguille. 
ANGUNAIA, n. f. Anguinaia; Angui- 
nagUa, n. f. lìigiUtie, n. m. Quella 
parte del corpo umano che è tra la 
coscia e '1 ventre. —//i^noie, agg. 
Appartenente ali' ingoine. Faseiatu- 
> ra inguinale. 



a 



A% 



AH 



NGUNl, n. L ÀQwia n. f. CoiÉbttU- 

meuU) In la viu e la morte. 

SuraU'mnswiu, — ÀgwHixxart. 
AifoMzzanltf, agg. 

Sttfiar r anjnìM. «- £mmi« <i 
(raniito. 

Far l'an^vi, — BoceonuMéar 
/'anima. 
tMCCIAR, e IMCCIÀR. ▼. CoOocan 
MMiutniccAta; e fig. MeUereuna 
cosa in laogo adattalo» o aicaro. 
Sirebbe necessario alla lingua na- 
zionale questo verbo Anmcchàam, 
di cui si manca. Hteckian, ha delio 
il conte AlgaroCti (sag. soU'irchi- 
leilura). E Annicdàare abbiamo 
<1»1 CesaroUi (aac. Fllosof. delle 
l^iogue). ikiniiicciUaf», vale Ridur- 
re a foggia di nicchio. *— V. ArniC" 
cùir. 

AMMÀL, B.au (dal Lai. Afdm^U pron. 
^lla frane.) Ahtmole, voce generica. 
£ per costarne pigliarlo In ispecie 
Bel solo significalo di Bestia. I boi. 
l'usano Bel particolare degli uccel- 
li, ma in italiano sarebbe iin' im- 
proprietà. 

kimal da tèrra e ila aquoL •— 
^'#(0. Ancelle, add. 

^Animai da dupL-^Uipeéep mg. 
l'uomo» gli uccelU> ec.' 

^imU da qtéoiter pL — Qua- 
<>'^)w4e. agg. Come il eavallo, il 
caneec. 

Amai da più pi* — PoHpede , o 
'o%de.Gome vari inseili. 

l^na co$$a da animoL — Anma- 
fejco, Mca.agg. 
AMMAUZZ. Animalàcoio. Animalet- 
^^oceto. Animaione. Be$Ualàccio » 

.M' ^ tt(HBO. 

MIMALHN.ANIMALÉTT, n. m. Ve- 
cfi&no, Uccelletto, ii.m. 

animaletto, ÀnémaHno, iiiitmo- 
^eio. Ardwialuzio, Bono dim. di 
^nimak, ma si appropriano sola- 
»^te ai bruii. Animalettucciaceio 
peggiorativo d' animaletto ; VUe ani- 
Diìietlo. 

LIMOSITÀ, n. f. ArHmasiià, Animo- 
"tatfe. Animoiiiaie* a. t il proprio 



(rigMflMo itaUiiio è Brmfmà: Ar^ 
dire ; Animo ; Cuore: Intrepidena. 

A$timo$iià. Quella passione , che 
apfMUtieae a iuleresse e paniallU , 
ma sempre afiivorevole, ed è qu^ 
aio il aoi9 slgniicalo della voce bo- 
lognese. 

Giudicar eèinxa anbnoeitd, — 
Giudicare unta atUmoeUà: 8$mxa 
parxietUiàt 

Metter da banda tuit eUi miìMo- 
eUà, -^ Forre da parte ogni aiii- 
tnoeitek» 
ANLEUN. n. m. AneUino, Anelletio, 

din. d' Anello. 
ANLEINA. Campanella n. f. CercbieiU 
o oreocblBi . che tengono le donne 
agli orecchi, per lo j^ii d'oro. 
ANLÒUNA. n. f. Anellone, VampaneU 
Urne n. m. Grossa campanella di me- 
tallo. 
ANMA. n. f. AtUma, n. f. Termine ge- 
nerale , che esprime il principio 
della vita in tutti gli esseri viventi. 
In bot si adopera questa voce nei 
significali stessi, che vengono osati 
nell'italiana favella. Quindi iiUma 
per Comiderazlone o Pensiero, p. e, 
Novità che m'è venuta nell'ani 
ma. — Per Coecienza v. g. £cser 
uomo d' anima. Boi. Avèir l'anma. 

Anma to man'ga io. — • Chi è 
tauea del tuo malpianga ee eteeeo. 

Per Persona: An'iéun anma.— 
Non v'è anima nata, onJma olva, 
vale JVejitf no. Bologna fa pikditet' 
tantamUa anitne. 

Vlèir al bèin di' anma. *^ Voler 
ÒOM sino iUl' anima. 

Dòu anm' e un corp <òti<.— Due 
anùne in un nocciole. Diceai di dun 
amicissimi tra loro. 

A'fuor all' anma. -— Acconciarsi 
dell' anima. 

A m'dspiae aU'itnma. '^ Hi di- 
spiace infino al cuore. 

La bona anma d'mi mare. — • 
Mio marito di buona memoria e si- 
mili , doè defunto. 

Anma b. .. , Anma burdigóuna. 
Anima zuccareina.'-' Ànima bigia: 

r 



ANN 



46 



ANN 



AfUmanara» dioesi busamente a 
persona malvagia. 

Sèinz' anma. — Inanitnato , e 
Innatàmato, ata, agg. Senz'aoima, 
o che ha perduto ranioia. 

Zigar cmod fa un' antna danna. 
V. Strazzar. 

Anima in greco dicesi Psvche, da 
etti Psicologia. Trattato dell' anima. 

Anma.' — Anima dioesi pure la 
parte interiore di molte opere del- 
l' arte , che serve per fortezza e per 
fondamento; e per traslato anche 
di alcune opere della Natura. E pe- 
rò si dice Anima de' bottoni, de'va- 
si, delle cinture, delle frutta, del- 
le radici, de' tronchi degli cUòeri, 
ec. 

Anma d'penga, d'mugnaga, di- 
cesi Anima , ma più particolarmen- 
te Nòcciolo, ed è Tosso, che si ge- 
nera nelle frutta. Chiamasi ancora 
Anima e Màndorla il vero seme in* 
terno al nocciolo. In boi. Garui. 

Anem brustulein. — Semi di zuc- 
ca aòbronzati. 

La frutta eh' ha l'anma, — Frut- 
ta nocciolute. 

Anma d'blton. ^- Con termine 
generico Anima di bottone; con ter- 
mine proprio Fondello. 

Anma dèi fèrr. — Màstio; Ani- 
ma. Grossa piastra di ferro , che , 
- scaldata rovente, si mette nel ferro 
da dar la salda, o da stirare. 

Anma dèi guletl , che con voce 
francese ora dicesi Gossé^^ Collet- 
ta del collare. 

Anma dèi coren — Gemma del 
. corno. 

ANMEINA,n. f. dim. d'Anma^Ani- 
muccia , Ammetta , dim. d' Ànima , 
detto per ischerzo o per vezzo, e 
vale piuttosto Creaturina. 

Anmeina — Noccioletto , Noceto- 
lino, dim. di Nocciolo, dicesi an- 
- che di quelli che sono negli acini 
delTuva, Vinacciuoli. 

Anmeina — Copertoio del calice. 
Pala Ammetta. 
ANN , n. m. Anno, n. m. 



' *Ann bttèst <e per cemizionl 
bssèster). Anno bisestile. 

Ann sant -*« Anno aofilo. V| 
le r anno del Giubilèo , cioè dell 
piena remisMone de' peccati , coi 
ceduta dal Pontefice ogni 25 aoo 
ed è voce derivata da label , parol 
che in lingua ebraica significa li 
berta. 

Ann-^Aumo, posto assolut. vai 
L'anno prossimo passato. A i at 
dò ann —^ V andai anno — / a^ 
dossi ann? — Andastivi tu annà 
Cioè r anno passato. 

Du. tri ann dri d'fOa. Due, ii\ 
anni alla fila. 

Agn, O'pure ògn'ann passa vi 
ann^- Ogni di ne va un di. \ 

L'ha di bi ann in-t-la grm«\ 
L'ha nto dòu zobi — Ha molti ami 
in sul gallone ; o bassameoie ti 
sulle chiappe. 

Aln* é più M'erba d'st an«-i 
Non è più d' oggi o di ieri. , 

Utia cossa ch'ha di ann pumi^ 
— Annoso, sa, agg. annostssimo.mai^ 

Una cossa ch's'fa ògn'ann-^ 
Annuo, nua; Annuale agg. Cosadj 
un anno. Che si fa ogni anno, ^nj 
nuale vuol anche significare Ch'i 
del presente anno. Piante anmofì\ 
che provengono di semi , e si rin^ 
no vano ogni anno; opposto a P^av»" 
ni. Perpetue; che duran sempre. 

L' ha zinquanV ann sund--¥* 
ha dnqiULnf anni passati, /*wV'' 
compiti. 

Un ann per l'alter^ Vn oiww 
per V altro. 

A i guadagna un miar f ^'^ 
l' ann — Guadagna su di ciò ww 
scudi all' anno. 
ANNA , np. m. e f; Anna, m. et H': 
min. boi. sono simili agli ilaliJM 
Annetta, Annina, Annucda, "'' 
nella, Nina, Nuccia, Nella, iVeW?- 
ANNATA, n. f. Annata, n. f. Lo spazio 
di un anno intero. 

Annata -^ Annata. Stagione,? 
- Temperie delT anno , che anche oi- 
cesi V Annuale, 



AH 



47 



AH 



Afmafapknoòuia, da piover ^^ 
Annuaie dipiovitwra, 

Quand f annata è piwoàuàa, e 
cà' Utu 4èl vèint , al furmeini 
t' marzea , es va in tèrra, o se 
itoiM— Oliando le annate vanno 
pmu e ventose , il grano infra- 
dieta, e si alletta, 

A $perèin un'annata eh* daga 
pmm fimneint — Speriamo un' 
amata di molto grano, 

amata — > fiUo annuo. Quota 
(ima. Rendita o peso annwsle, 
ANISETI . ANNilRÉTT. dim. d'Ann.— 
Àhmeeio, dim. d'aBBO, detto per 
veao. L'kdi su annarett, lo stesso 
cheAUèptò di' erba d'st aim. 
—^.AniL 
^NNGAR, e ANNGARS, v. Annega- 
^^"i.hnnegarsi n. p. Affogarsi, 
!>• p. Uccidere altrui col sommerà 
gerioioSomnicrgerri. 
, A stem pr anngars' — Fummo 
«» ntW annegare. 

Alligar una ragazza figurati v., 
man una fanciulla, irale Mari- 
ana male. 

Anngd (n-t-al grass , in-t-al bu- 
«^ per simil. Annegato nel burro, 
^' I^icesi di camangiare immerso 
,.*i "i?ito burro , grasso , o oHo. 

A^MCCIAR INNICCIAR — V. Ante- 

aor. 

^^^^UALITÀ, n. f. Tributo; Fitto on- 
^«0; Quota annua; Bendila, o Pe- 

A^.KIiÉ|NZA, n. f. Annuenza anche in 
^l^\' è voce usau da' moderni scrit- 
wn per Con^n^o , Approvazione, 

'^V^Toh boi. Annuèinza non è 
]?W nel dialetto. 1 più dicono 
*^«wetn«, Approvaziòn, Lizèinza. 

*WilJlAR^ e ANiNUiARS', v. Non sono 
J«» veFo dialetto bolognese. Volgar- 
J^«it€ si dice Vgnir a nòia, e più 

iJ!j!f,yeinenteS<f*/forV. 

*'^'^"*?. V. (dal lat Annuere),Aceon' 
***»*"**. Approvare, Condiscendere, 
Jf<jnftiw. Aderire, Né Annttifv, 
'^^Accondiscendere sono di Crusca. 



IH$$9nik/t è il suo eontrtrio. Regi- 
stro questa Yoce, che non è del 
dialetto, solamente per mettere Iti 
awertenaa i giovani che non è 
voce di Crusca , ma è adoperati da 
alcuni moderni, egualmente che 
Annuenza, 

ANNUIXAR. — y. Seanzlar. 

ANODÉIN. LIQUÓUR ANODÉIN. Uquo- 
re anodino, Uedicamenii anodini, 
cioè Che mitigano il dolore. Sem* 
brerà inutile l' aver messo In voca- 
bolario questa voce ; non lo sarà 
tuttavia per coloro, che la pronun- 
ziano colla penultima breve. 

ANQUANA. n. f. Pigro. Negkittoeo, Pol- 
trone , n. m. 

* ANQUANAR. -- V. TinHnagar. • 

ANSA , n. f. AnèUto, AnsamentOt n.m. 
Queir iHipeto o romore che fa il re- 
spiro quando si ripiglia ii fiato* fre- 
quentemente con alfanno. 

Dar ansa. — iktr campo, ocech 

sione, adito, ardire di farc/èccches' 

eia. 

Ansa, — Ansietà, 

Avèiruna gran ansa d'farevélL'* 

Avere ansietà di fare qualche cosa. 

ANSAR, V. Ansare, v. Respirar con af- 
fanno , e con un certo impeto e ro- 
more, ripigliando il fiato frequen- 
temente. Aììelitare. Anelare. An- 
sante. Aneloso. Anelante, add. An- 
samento, --* n. L'ansare. 

ÀNSER , n. m. sing. e plur. Vecchioni 
plur. cosi cbiamansi in Toscana (per 
simil.) le castagne già lessate col 

f uscio , indi mezzo secche. Questa 
la definizione dell' Alberti , che a 
me sembra molto più precisa di 
quella della Crusca, ch'è la seguen- 
te » Marrofii secchi e cotti nel vino 
» con guscio » perchè possono es- 
ser marroni freschi; perchè si les- 
sano più comunemente nell'acqua; 
e perchè secoansi dopo lessati. I 
toscani chiamano FeccAtoni anche i 
Marrcmi appassiti semplicemente 
( Maràn pMs boi. )• L' Alberti regi- 
stra Anseri per voce dell'uso, ma 
dessa è sohuneute ia uso presso i 



AM 



48 



AN 



bologÉesi» e pochi eiicomidiii. — 

V. Jfaròw. 

* VÉNDER I ÀNSEB. §g. AtiMWV. 
ANSIETÀ , n. f. La voce boLowrìspon- 

de a Impazienza che si ha fieU' a- 
speitar qualche cosa. Desiderio in' 
ienso. La \oce itaL An$ieià vale 
propriamente Ambascia, Affanno, 
e lìg. Angustia, Tormento, TrUtu- 

. lazione d' animo. — V. Ansa. 

AXTANA, D. f. Altana, n. f. Lanterna. 

• Edifizio aperto e coperto nella som» 
niità delle abitazioai. Dieesi ancora 

. Vedetta, Veletta. 

ANTANÉLLA, n. f. Berta, n. f. Macchi- 
na da ficcar pali , formata di un per 
sante pezzo di legno ferrato in testa 
ed imperniato, che tirasi in allo, e 
si lascia cader sul capo del confitto 
palo , che cosi maggiormente s' in- 
terna. 

Antanélla pr el fabbric. — StUe, 
B. m. e più comunemente Abetella, 
n. f. Tronco o fusto d'albero lungo 
e rimondo , di cui si servono i mu- 
ratori per fare i ponti in luoghi e- 
minentì dell' edifizio. 

Antanélla, dicesi per similit a 
Uomo o donna di straordinaria al' 
tezza. Spilungone. 

ANTÉFONA, n. f. Antifona, n. f. Ver- 
setto che si canta avanti e dopo il 
salmo. Dai francesi prendono i bo- 
lognesi il proverbio: intunarun'an- 
iéfona; Sintir un ante fona p. e. 
Ihp eh' l'av sintù sV antéfma, e 
cioè Cattiva ntiova. Ohi l'è lunga 
st' antéfona : lo dicono i boi. quan- 
do altri va ripetendo una cosa noio- 
sa. In ital. il proverbio , T Antifona 
è più lunga del salmo, usasi Quan- 
do altri per dire alcuna cosa si va 
avviluppando con giri di parole 
prima d'incominciarla. Più la giun- 
ta che la derrata. 

La soUta Atitéfona. — La solita 
canzone. Si dice anche Intròito. 
Cominciamento stucchevole di un 
discorso» cosi detto per denotare 
il fastidio , che reca all' uditore ; e. 
g. Mi fsce un introilo di questa 



fatta: Ch'è persona nMk; e ek 
non si conviene akU, ec 

ANTÉPOD. Antipode, n. m. e più coi 
munem. Antipodi nel num. del più, 
Termine relativo che si applica agii 
abitatori delle parti della terra diai 
metralmeute opposte nel globo. - 
V. Abitant 

ANTL Anti e Ante, Particella cbe da 
se sola non ha signifiGazione ale» 
na , ma in composizioiie con altre 
voci» posta in prjjicipio ai usa nella 
lingua italiana» e nella francese » fi 
comnnemeote ha due significati^ 
Quando viene dal latino Ante vale 
Avanti: p. e. Antelucano, Innanzi 
dk Precedente* Antenato, Nato avao^ 
ti di noi. i4nte«criMo» Scritto avanii. 
AfUico, Cb'è stato avanti. Antkor^ 
mera , Prima della camera. Antino- 
me, Nome che va innaazi. Quando 
proviene dal greco Anti significa 
Contro: p. e. AntàrOco, Opposto al 
polo artico. Antidoto, GontraTvei(^ 
no» Alessilàrmaco. Antistèrieo. Con- 
tro gli eflteiti isterici » ec. 

ANTIG. Antico, sust. e agg. Cbe esta- 
te assai tempo avanti» trapassato 
da più secoli. Contrario a Moderno. 
Véce'. -^ Vecchio. Ch'è passato, 
ma in tempi più vicini a noi. E op- 
postola Nuovo, Giovane. 

ANTIGAIA , n. f. Anticaglia, n. f. ^<>- 
me generico di cose antiche, hnti- 
caglia e Antichità, dicesi anehe co- 

. munemente , per dispregio» di àoa- 
na «omo vecchio. -— Anticag^ 
da, avvilit di Anticaglia. 

* ANTIGOTT» add. Attempatotto. Vec- 
chiotto, agg. e sust. 

ANTIPATl, n. f. Antìporio. a. f. Con- 
traggenio. Ripugnanza. Cootrario 
di Simpatia. — V. Awersion.^"^ 
Apatia poi significa privazione d'ai- 
fetti. InsensibiUtà, da dove Apan- 
sta, n. m. Quegli che prtrfessa apa- 
tia. E con voce dell'uso Apòltco agg' 
Insensibile » Spassionato. 

Avèùr di' «nfipalt. — Antipaii^- 
zare: coiUrario di Simpatizzare. 

ANTiPATIC» add. Antipàtieo^m' ^ 



APP 



Òl 



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signore; ed è più paliU della voce 
toscana. 

APPANNA, add. AppatmtUo; €tia, agg. 
da Appannare. Offàscato , oscurato , 
e dìcesi di Tetri, ec. come alla voce 
Appannar V. Per le altre oose nel 
dialetto boi. s'osa piuttosto Iwibar' 
to'iV. 
Appannò, add. Suppurato , 9gg, 
hpanarézz eh' s'è appanna. — - 
hpatenccio venuto a suppura- 
WM. — Un bàgn appanna. — Un 
fmio iuppwnto» 

APPANNAR, (da Pann). Appannare, 
T (da huwo). Offuscare , oscurare, 
coprire oome d' no panno, e dicesi 
di latte le cose lucide, e special- 
mente de' fetri e metalli , che per- 
dono la lucentezza o per alitarvi 
soffra» per sudiciume ed umidità. 
AjJpojmarj'. — Suppurare. Ve- 
nire a suppurazione , e dicesi di- tu- 
mori. 

APPAiiAT, n. m. Apparato , n. m. per 
Addobbo. — V. Addob. 

Àpparat del stanzi. — Tappez- 
»na; Arazzerla; Paramento di 

' Àpparat di prit. Paramento, 
^ m. Vesta e abito sacerdotale. Pa- 
^^■nento in terzo, vai dire delle 

JBesse solenni, ec. 

APPARCIADÒUR , n. m. Apparecchia- 
^>D.m. Colui che nelle botteghe 
0' seteria e simili preparai lavori 
da 6re eseguire fuor di bottega. 

APPAREINZA, n. f. Apparenza. Quel 
«e apparisce. 

P»om d' bilia apparèinza. — 
i/omodiaj)part«ctffizo. o Appari- 

*^te.oAwi$iato. Un bel eoram 

vobis. 

i' oppai^wnzo inganna. — L* ap- 
parenza inganna. Quello che vero 
appare tempre vero non è. Chi ve- 
« « ùkml daddorero, U> vede con 
^ corna e manco nero. Ogni luc- 
uta non è fuoco. Dentro è chi la 
Pffto, significa U affare non è si 
^sperato come apparisce. 

''•«pporèifizo n'òofto.— Pare- 



re e nm e$$erd è emne (Uare mm 
tessere. 

APPARIR. ^ y. Cumparir. * 

APPARTGNIR, v. Appartenere, Ri* 
guardare, €oneèmere. Spettare» 
Toccare. En. p. Aspettarsi , Spetta* 
re. Convenirsi, Biguardarsi, ih- 
versi. 
APPARZAR. Appareggiare , ¥. Pareg' 
giare. Eguagliare. Far pari. 

Apparzar. — Bilicare. Dicesi del 
render femo ciò che non è in equi- 
librio. Apparzà quèll tavlein. -*- 
BiOecUe quel tavolino. . 

Dsparzar è il suo contrario V. 

Apparzar i eànl cùn ioperari,^^ 
Addirizzare di fagmnenti gU arleil- 
ei. Al magnan è sta apparzà d'quelt 
eh' /' aveva da avèir. -— Il fabbro 
è stato addirizzato di pagamento : 
cioè Soddisfatto, pagato pe'suoi 
lavori. 

Apparzar. — Addirizzare, è ter- 
mine generale delle arti, per ri- 
durre a dirittura o pareggiare qual- 
unque lavoro , parte di esso , che 
sia suscettivo di diminuzione, o 
che possa storcersi, imbarcare. 

Apparzar i pi , dett. basso. Jfo- 
rire. 
APPASAR, V. (dal frane. Apaiser). Po* 
cificare. Appaeiare. Bappaeiffeare. 
Bappàeiare. Placare. Calmare. Co- 
si Calmarsi. Placarsi. . 
APPASTIZZAR e IMPASTtZZAR. Ap- 
pasticciare. Impasticciare, v. Cuci- 
nar carne od altra vivanda a foggia 
di pasticcio. Sono voci dell'uso, 
ma necessarie. 

Far di macearon appastizzà, — 
Appasticdare , Impasticciare dei 
maccheroni. 

Impasiizzar , usasi anche flgur. 
Far de' pasticci, figur. Fare un mi- 
scuglio di molte cose insieme , sic- 
come sono i pasticci , e parlandosi 
di giuoco, di contratti, ecc. vale 
Fare imbrogli. 
APPÉLL, n. m. Tribunale d'appello, 
o di appellazione , appellatorio. 

Appéli nominai, franzesismo,Ap- 



APP 



62 



APP 



peliatione, che vale Bipreasione 
del nome. 

Far V appéU. — Far la ckkanO' 
ta. Cblamare i soldati pel Icmto no- 
me ad uno ad miot Sì diee altresì 
Cerca. Perciò Far la cerea; Tro- 
varti alle cerche. Ra$segna, 

Appello, vale ancora Appellano' 
ne a' GiudicL 

APPISLARS', V. IhrmUehiare;.,Bor' 
migliare; Soimiferare; Sonnecchia- 
re. — V. Pislein. • 

APPUCAZIÒN. — V. Attetuiòn. 

APPOGGIAR.-— \,Appunxar voee più 
volgare nel dialetto. 

APPOSITAMÉINT. — * V. Apposta. 

APPOSTA, A POSTA, avt. Apposta, 
A posta. Àppostaiamente, A bella 
posta. A bello studio. — V. Posta. 

Appositamente, è voce moderna 
da poco introdotta: coti pure Ap- 
pòsito dal lat. Appositus, che ora 
, osasi negli uffizi , e che in vece si 
dirà Opportuno, Acconcio» 

APPRAOIR, V. (dal frane. Apprayer). 
Far prato. Ridurre a prato. Gli 
Agronomi usano ancora Appratire. 
Cosi il part. Appnidé, — Apprati- 
to ; voci che sono Deoesaarie alla 
lingua. 

APPRESSA , avv. Appresso. Presso. 
Accanto. Vicino, Sìsy. 
Appréss a poc. -« V. Press. 
Dappréssa. -— Da presso. Dap- 
presso. Di presso. Vicino. Dootid- 
no. Da vicino. 

Appressa; dal fr. Auprès, che si- 
gnifica In paragone , In confronto. 
Stacasa è un nieint appressa al- 
la nostra. — Questa casa è un nulr 
la in ecnfironto alla nostra. 

Me sòn un ignorant appressa a 
Ik, — - Sono un ignorante (U suo 
confronto, al s^^o paragone. 

Quèst eh' è que è un nient ap- 
pressa a qui' alter là. Questo è un 
nulla appetto di queir altro. 

APPREZIAR, V. (dal lat. ant. Appre- 
ttare) Apprezzare , v. Dare il prez- 
zo a una cosa. 

APPROSSUIATIV, add. U voee Ap- 



proeirimaiko bod è di tmona lin- 
gua; converri perciò usar tennae 
diverso, o una perifrasi aH'nopo 
dei senso. — Far al eò$st appros- 
timativ del spèis. — ' Fture il conio 
delle spese, che probabUmente si 
dovranno itioontiare; oppare Fare 
il conto all' incirca dielle spese oc- 
correnti. Sarebbe utilissima questa 
parola , ed ammissiiùle Bd voc. 
della lingua, perchè derivata dal 
verbo Approssimare. * 

APPRUVAft, Approvare, v. Giiidicar 
per bnopo, o per vero. 

APPSTAR, V. Appestare, Ammorbare, 
Appuzzare, y. Fieramente putire; 
portar fetore. 

APPTiT , n. m. Appetito, n. nou La pa- 
rola boi. sigaifica solamenle Fame 
leggiera, in italiaiio, presa asseta- 
tam., vuol dire Appetito, Desiderio 
o Voglia di mangiare. Ho grande 
appetito. Ho perduto l'appetito, il 
cibe. italianamente si dice ancora 
per Qualunque si veglia ardente 
desiderio; quindi Appetire, v. n. 
Affettaosamente desiderare, brama- 
re. — Appetibile , n. m. Cosa da es- 
sere appìetita. — - Appetibile, agg. 
Da essere desiderato eoa affetto. — > 
AppetiUvo^ agg. Che ha la iicalti 
di appetire. 

La salsa d' san Bernard, per Fa- 
me , proverb. *— Appetito non vuol 
salsa. 

Mancanza d'appHt. — Inappe- 
tenza. 

APPTITÓUS, add. Appetitoso, Appeti- 
tivo, agg. dicesi di cosa, che desta 
e aguzza l'appetito del mangiare. 
Il rosta è sano e appetitoso. Parlan- 
dosi di persona vale Bramoso, desi- 
deroso. Una fancàiUa bella e appe- 
titosa di farsi mogUe. 1 boi. esten- 
dono il primo significato anche alle 
persone e dicooo Una ragazza ap- 
ptitousa , per dire Che desta appe- 
tito , alla fr. i^ne ftOc appétèssante. 

APPTTAR UNA COSSA A UN. Appetta- 
re, V. metaf. i^ieacatare ad ingan- 
no HBacMa in veoe di im'altta. 



APP 



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AQ 



AppiaruntHaff, oÀffhMaryn 

tUaff. «— Appoggiare, Appiecican 
uno schiaffo. — • V. AffwJbtHir, Il si- 
gnificato proprio di Appettare è 
quello disiare a petto, a fronte: 
Essere eguale di forze. 

APPONTÀ , da Appuntar, — - Appunr 
(alo, kppicciato, agg. Congianto con 
pnoti di cacito, o con spilli. 

APPUNTALAR. v. Pttnfe^tone . 7. Por 
sostegno ad alcuna cosa, perch'ella 
DOD caschi. 

AI'PUNTAMÉINT , n. m. Appuntamene 
to, n. m. Nell'uso comune ha due 
significati : r uno di Assegnamento, 
Saiario, Paga, Otiorario, Stipen- 
dio; l'altro di Accordo, Convegno 
dell' ora precisa in cui trovarsi nel 
tal luogo. 

APPUNTAR, Appuntare, v. Congin* 
gnere o attaccare con punti di cu- 
cito, con Ispilletto, o simili. 

Appuntarla robba sporca.-^ Ap^ 
picciareì panni, che si hanno a 
mettere in bucato. I fiorentini di- 
cono Appuntare. — Appuntare per 
Sterminare , Stabilire. 

APPUNTÉ, add. da Appuntir. — Ap- 
puntato, agg. Aguzzato, acuto in 
punta. 

kPPUNTEIN, avv. Appuntino, avy. Lo 
slesso che Appunto, ma alquanto 
pili espressìiro. VI corrisponde piut- 
tosto appunto appunto , Appufitis- 
timo, A capello. Per l'appunto: e 
vagliono Bene, Esattamente, Per^ 
fettamente, Nèpiii, né meno, Giu- 
ttamente. 

APPUNTIR, ▼. Appuntare, v. Aguzza^ 
re. Far la punta. Appuntare i paU, 
la penna, ec. 

APPUNZAR, V. Appoggiare, n Nel 
proprio significa Accostare una co- 
sa all'altra per lo ritto alquanto a 
pendio , acciocché sia sostenuta. E 
Appoggiarsi valersi di alcuna cosa 
persona per sostegno , o appog- 
giatoio. — In via figur. dicesi di 
tuttodò che porge aiuto. Appoggiar- 
si al suo protettore. Appoggiare la 
wa speranza in Dio, Se Appoggia- 



re nle SotfMiefv» non sari uno 
sproposito il valersene per Appog^ 
giare il parere d'akuno, per Con- 
venire, Approvare. Ma non sarà ben 
detto Appoggiare unacommissione, 
un'incombenza. In vece di Aflìda- 
re. Fidare una commissione. 
APFZZÀ, add. Pezzato. Aggiunto del 
mantello de' cavalli , de' cani , e si- 
mili , quando è macchiato a pezzi 
grandi di pih di un colore. — Ap- 
pczzalo , vale Fatto a pezzi , dalla 
voce popolare Appczzare, che il 
dialetto bolognese non ha. Si dice 
peròStlary. 
A PROPOSIT , modo avv. A propòsito. 
Opportunamente. Accoìiciamente, 

Una eossa mòlt a proposit — 
Cosa appositissima , opportunissU 
ma. 

Vgnir a proposit — Essere il 
caso , il momento , V opportuni- 
tà. 

A proposit d'eiud da carr. Modo 
bas. fam. S0710 buone legne, dicesi 
quando uno non risponde a tuono. 
Fuor di proposito. Mal a proposito. 
Senza proposito. Malapproposito, 
Mescolar le lance colle mannaie. 
AQUA, n. f. Aequa, u. f. Corpo sem- 
plice, fluido, ed umido, pesante, 
insipido, ed inodoro, considerato 
dagli antichi come uno de' quattro 
elementi , quali diconsi Aria , Fuo- 
co , Acqua , e Terra , e secondo i 
moderni come l' unico mestruo de' 
sali, composto d' Ossigeno, e d' I- 
drògeno chimicamente combinata 
Presso i chimici moderni perciò si 
chiama Ossido d' Idrògeno. 

Questa è una di quelle voci , nel- 
la quale la lettera e sarebbe inutile* 
ma, perchè i Toscani nel pronun- 
ziarla fanno sentire la doppia con- 
sonante , sta essa in luogo di un al- 
tro q. 

Aqua d* Umòn , una Hmund , 
(dal Fr. Limonade ). Limonèa, s. f. 

Aqua d'agher d'zèider, oppure 
Agher d'zèider, (dal fr. Aigrede 
cedin). Acqua cedrata. E Acqttacc- 



AQ 



64 



drataio, colui che tende r&cqna di 
cedro. 

Aqua d'm, — Acqua rosa o ro- 
tata. 

Aqua d'véta» — (Dal fr. Eau de 
vie). Acquavite (non Acquavita),'^- 
Aqtia d*véta feina. — Acquarzente 
e AcqtMvite raffinata. 

Aqua ianta. — Acqua benedetta 
ed anche Acqua santa, 

Aqtta teinta, véna, — Acqua av- 
vinata. Acqua con un tantino di 
\ino. 

Aqua d' pan. — Acqtia panata. 
Cioè medicata coirinfùsionedel pa- 
ne' abbrustolito. 

Depomiòn di' aqua. — Belletta. 

Mettr in-t'Vaqua. — Immergere 
nell'acqua. Attuffare. Tuffare. 

Alla voce Adaquar$ Immergere, 
io dissi che Immergtbile vale Che 
non può sommergersi , che galleg- 
gia. Il sughero è immergibile. Sem- 
bra perciò idea contraddittoria che 
un derivato abbia una significazio- 
ne contraria al suo verbo primiti- 
vo.. Per tal ragione suppongo che 
quésto addiettivo verbale provenga 
da Mergere, che forse anticamente 
si sarà usato come di origine latina. 

Metter sòtt all' aqua. — Som- 
mergere. — \.Adaquar. 

Un om cU'pò star sòtt' aqua. ^- 
Palombaro. Uomo che va sott'acqua 
quando bisogna. 

Del bisti eh' polen star in tètra 
e in^t'l'aqua. — Anfibio. Fra gli an- 
fibi sono la Bana, la Lontra, il Ca- 
storo, il Coccodrillo , s^lcnae Foche 
marine, il Topo acquatico, ec. 

Un eh* béva sHmpr aqua. «^ Be- 
vilaqua: e con voce latina equiva- 
lente Astèmio. Che non beve vino. 
£ con voce greca Idròpota. 

Quèll eh' vénd V aqua frésca , 
V aqua d'niclezia per la strd. — 
Acquafrescaio. — • V. d. u. 

Avèir la vàia d'aqua. — Batter 
gli occhi spessissimo. Quello spesso 
percuoter delle palpebre « che si fa 
in serrarli, ed aprirli. 



AQ 

Aqua quèida, — fig. Aqua cheta, 
fig. Mozzino. L'uomo il quale beo- 
ché sta cheto possa far male e noi 
dimostri. 

Lavurar sòtt aqua. — ÌAWorar 
sott'acqua. Negoziare occultamen- 
te. 

Pjftor Vaqua in-trol murto^- 
Vestare, o Batter l' acqua nsl fno^ 
taio. Jar le cose inuUlmenle: io 
stesso che Far un bus in-ui'aqua,-^ 
Far un buco nelV acqua. 

L' aqua fa marzartsèna i fund(h 
meint. — l'acqua rovina i ponti, 
e fa marcire i paH , per similit 
cosi dicono i bevitori per àimr 
V uso di bere acqua » e d' annacquii' 
re il vino. 

Al can eh' è sta scuttd daU'ivpia 
calda, ha pom anc dia frédda. - 
CÌU è scottato una volta, V attrae 
soffia su. Chi dalla serpe è punto, 
Chi inciampa nelle serpi, hapw- 
ra delle lucertole. 

Perdere' in-t^n biccMrd'aqM-' 
Affogare in un bicchier d'wqva. 
Bompere il collo in un fU dtpa#. 
Morir dt fame in una nawdi> 
scotto. 

Al sangu n'è aqua. — Il ««V»^ 
lira. Dicesi del risvegUarei al««j 
inclinazione o altro sentimento (U 
naturai simpatia, somiglianza o 
congiunzion di sangue. 

Fra zèint ann e zèint tnii/tf?«? 
tòuma ai su pais, — In ceni m», 
e cento mesi, toma V acqua (^^^ 
paesi. Esprime la continua moni- 
zione delle cose. . . 

Avèir un péamóie qV aUr tn^ 
l' acqua, — Lo stesso che Eiurjr^ 
i' ancùzn e al martéU. — Cioè tw- 
varsi in caso disperato. — '• ^^ 
cuzen. „ - 

N' savèir in quant pi ^ ^^ 
t*8éppa. — Non sapere in quant (^ 
qua uno sipescfU» vale Non sapere 
in che termine uno si ritrovi. *< ^ 
si il contrario: Sapere in che (W9««» 
si pesca. r 

Una cossa darà cmèl'o^'^ 



AQ 



65 



macaurtm, (per ironia) Catta et 
cova. Suoi (tirsi di una cosa, clie 
noD è liscia, sotto cui sta malizia o 
fraode. 

kn'darev roane un béoerd'fk' 
9m. — lo stesso che: A n'mtMtro- 
nsv m Crétt a un muribòwL -^ V. 
Crht. 

kr l'oqua. «— Battezzare. 

kfpta dèi Tettmei. — Acqua del 
TeUùccio. 

OwU eh' vènd V aqua per la 
M. — kcqwùuolo. Acquarolo* — 
V. d. uso. 

^«itor eH^iqu'. — hiverHr le 

acque. 

L'andar all'in zò di' aqua, — 
^ scornile dell'acqua. Defluire è 

Trar la/qua, (dal lat. Trahere 
o^wtn). Attìgnerle, v. Tirar l'acqua 
oa'poziicoD secchie, 6 cose simili. 

^^Wk — Acqrua si prende anche 
Pf r pioggia, l'aqua n's'a/fèirma. — . 
^[oc^tfanonriitd, cioè La piog- 
gia non cesta. — A t arrivò addose 
^mpnmit una gran aqua. ^^ 
m subita pioggia dirotta gU <o- 
Prmn$e,^y, Pioggia. 
,^(Uiràn ai vein l'aqua, o la 
ttmpéfto. — E piove alfin quando 
** <petio tuona; oppure Tanto tonò 
^'t' ^piovve, fìgarat. La cosa mi- 
nacciata alEn succede. 

Sprèma aqua ch'vein l'è quél- 
fa eh' bagna. — Ogni acqua <w- 
^i^. iig. Si dice di chi è in istato 
<^e Ogni minima cosa gli dia tra- 
collo. 

Aqua. — Aqua si prende anche 
P«r Saìiva.-^ Sintirs' vgnir l'aqua 
jwni tn bócca. — Sentirei venir 
I f^qm aUa bocca, l'acquolina aU 
fa oocca. Desiderio che viene ecci- 
«to dal sentir parlare di qualche 
^speciahnente da mangiare. 

Aqua. — Acqua si dice per puli- 
ta in luogo di Orina. Far la eo a- 
9««, (dal fr. Faire eon eau ). Far 
^m: Orinare: Piedare. 

Ac§fua ia termine di medicina si 



kQ 

elee di alcnni umori.— 4 e*ii ròtt 
el4 acqu. Si eono rotte k membra^ 



Aqua forta. -«* Acquaforte, o Ae* 
qua da partire. Da' chimici moder- 
ni Spirito Addo nitrico. — Acqua 
regia o regate è V Aequa forte resa 
più gagliarda coll'aggiunta del sale 
ammoniaco , e dello spirito di sale , 
per senirio di scioglier l' oro , che 
ora chiamasi dai chimici Aóido idro^ 
cloro. 

AQUACCIARS', ▼. Acquattarti, t. Chi» 
narsi a terra il piti basso che l'uom 
può, senza però porsi a giacere. 

AQUADÉZZ, add. Acquidono, agg.Che 
ha in so alquanto d'acqua, ed è ben 
diverso da Acquoeo, che esprime 
cosa, che è carica d'acqua o che ha 
molt' acqua. — V. Aquòue. La pa- 
rola bolognese Aquadézz si riferi- 
sce sempre a poco sapore , come 
Pèira aquadézza; Mèila aquadéz* 
za, etc. Pera acquidosa, ecc. 

AQUADVETA. — V. Aqua. 

AQUADVITAR, n. m. Acquavitaio , n. 
m. Colui che vende l'acquavite. 

AQUARASA, n. f. Olio essenziale» o 
Essenza di trementina. 

AQUAREINA, dim. d'acqua, per Piog- 
gia. Acquerugiola. Acquetta. Piog* 
gerella. Pioggetta. SpruzzagUa. 

Al casca un aquareina féssa fés' 
sa..*^ Cade una minuta pioggerel- 
la e mesa. 

AQUARELLiC, n. f. Acquerella , n. f. 
Acquerello, n. m. T. de' pittori. 

Acquerelletto. Acquerello molto 
annacquato. 

Lpenzer, o dstgnar a aquaréU 
la. — Acquerellare. Toccar i dise- 
gni con acquerella , cioè con colori 
stemperati in acqua gommata. 

* AQUARLAR, v. Acquerellare. Dipin- 

gere all' acquerello. 
AQUAROL, n. m. Acquaiuolo, n. m. 
Colui che dà l'acqua a'prati, alle ri- 
saie. ' 

* AQUAROL (7y0in)>n.m. Solco acqua- 
io. 

Aquarol. — BoUa acquaiuola. 



AQ ne 

Piccob bollicina piena d'acqas^ che 
si fa sulla pelle degli uomini. 

ÀQUAROL , add. Acquaiuolo , uola. 
Acquàtico, ca, agg. Che è diacqaa, 
che sta nell' acqua. UccelU a^ftia^ 
inoli, topi acqiuUuoU, piante acquea 
iuole , o acquatiche, — V. Aqu/atic. 

AQUASTREIN , ji. m. Acquitrim, n. m. 
Luogo acquitrinoso. 

Aqwutrein di sovutior. — - han- 
no di mezzo. Maestra, 

AQUASTRÉLLA. — V. Aquareina. 

AQUÀTIG , add. Acquàtico e Aquàtico, 
aifg. degli animali, delle piante e 
simili , che nascono e vivono nel- 
r acqua. Nello stesso significato si 
usano Acquàtile, Acquatiw), 

AQUDAR, V. voce ant. — V. Aquietar. 
Da pochi del volgo si sente i4n Va* 
quèida mai. Al s' aqtidò pò dòp un 
àura: ora si dice comunem. A ny 
aquieta mai. Al s* aquietò pò dòp 
un àura, 

AQUEINA, AQUÉTTA, dim. d' Aqua, — 
Acquerella , Acquicella , Acquetta, 
dim. d' Acqua. — V. Aquareina^ 

* AQUÈTTA, n. f. Acquetta, n. f. Spe- 
zie di veleno. 

AQUIETAR, V. Acchetare, Acquetare, 
Tranquillare, Sedar^, Addolcire. 

Conciliare, Riunire cose tra loro 
discordi. Conciliare gU animi con- 
trari. Boi. Accurdar, 

Mitigare e Addolcire, Far miti. 
Mitigare il dolore. Freddo mite. 
Febbre mite. Boi. Miti^r. 

AQUlRI, n.m. Acquazzone, n, ro. Acqua 
dirotta. 

AQUÓ13S , add. Acquoso , agg. Che ha 
in sé deir acqua , e che ne abbon- 
da. — Acqueo, Aqueo, agg. Che è 
composto d'acqua. 

AQUSÉ, e QUSÉ. Cosi , avv. Aqusé 
qusè, — Cosi cosi. Via via. JHscre- 
tamente. Mediocremente. Né bene 
né male. Né molto né poco. Né pres- 
so né lungi. Mezzo mezzo. In parte. 
Far al so dvéir aqusé ^usé. — 

. Far V officio suo coù colà. Far 
che sia a un tanto la canna. Non 
voler strafare. Non zelare. 



AR 



l'è aqusè. — EUa è con. Cosi i 
In questo modo, Tant'è. 

E qtuè? Detto imperativam. 
con inflessione interrogativa. A ci 
giuoco giuoehiamo 7 Quando un 
volta la farem finita ? Modo ( 
sgridare altrui, che non faccia bei 
le cose. Che pensi tu di fare? Dm 
Siam noif Echen? Basta; o Basi 
basta. Non piÌL Modo d'impor s 
lenzio. 
AR , è una particella , che in boi. i 
antepone ai verbi, ed è la stess 
che i\ Ra,e più comunemente il h 
ne*ir italiano, che si chiama da'Gra 
matici particella redupUcatìva, < 
serve a raddoppiare il significalo 
del verbo primitivo. 

Artorr. — Ritorre; RipigUtn: 
Riprendere, Prender di nuom- 
Artacoan — Riattaccare, Attaccar 
di nuovo. — Armetter, — RimtU- 
re. Mettere di nuovo. — Arcruwr- 
Ricoprire. Coprir di nuove— ^«^ 
fundar. ^ RaffQndare. Di nuovo jP 
fondare. 

É da osservare che pochi iu bo- 
lognese « molti al contrario in if* 
liane sono i verbi, che baDooi' 
reduplicativo. Si deve ancoranoii- 
re che in italiano alcuni v«rbi,clie 
sembrano reduplicativi , noi sodo 
in effetto , o se qualche volta lo so- 
no , vengono anche adoperai ^f^ 
significato stesso del veriio prìBa- 
tivo. 

Nei verbi in boi. ArcuriAf-^^ 
solver, Ardur. Awpònder, ec WB 
è r Ar , eh' è aggiunto in principiOr 
ma la sola A per non pronunfl^r 
Rcurdar, Rsolver, ec. come è de( 
nel Trattato di Ortografia preme 
a questo Vocabolario. 
ARA, n. f. (dal lat. Ara per Are$\ 
Aia , n. f. Spazio di terra spianaj 
e accomodata per battere le vm 
Ara, vale anche Altare. ,. 

Mettr inrt-l'ara alfurmeint 
Inaiare, 

Un arapzneina. — Aic^to- 

Un ara peina d' gran» — ^* 



J 



Afe 



rj 



AR 



La euimèffna di' ara. -^ n mez- 
so deW aia più alio. 
\HÀ , n. m. ( Da imto antk. ) ^niln> , 
n. m. Strumento col quale si ara la 
lena. L'aratro è di varie sorta. Ara- 
tro mantovano cotte ruoie. Aratro 
bmeiano col 9Uo coUro. — V. Piò. 
ARADORA, n. f. Aratura, ArazioM, 

n. f. Aramento , d. m. V arare. 
ARAMAB, Y. Toee bassa. A n'hopssù 
aramar un quatlrein. — - Non ho 
potuto raccogliere, accattare un 
tolde. 
ABAiNZARA, n. f. ed anche ARAISZIRA, 
D. f. Stanzone degli agrumi, Aran- 
etera è t. d. n. , ma tanto cornane 
che ormai dovrebb' esser di lingua. 
ARAR, T. Arare, y. Yoce generica, che 
significa rompere e lavorare il ter- 
reno coir aratro. 

I diversi termini indicanti i la- 
vori, che si fanno sol terreno col- 
Taratro, dipendono dalle varie ma- 
niere, colie quali si eseguiscono. 

Romper la tèrra. — Dissodare , 
vale Rompere e lavorare il terreno 
staio Gno allora incolto. 

Arfènder.'^ Rifendere. Fender di 
nuovo , cioè Romper coli* aratro il 
terreno , che prima era disposto in 
porche , e volgarmente presso i 
bifolchi significa Quel primo lavoro 
che si fii alla terra , nella quale s' è 
raccolto il frumento , e che nell' an- 
so appresso vuol coltivarsi a cana- 
paio. 

Artaiar. — Rompere col coltro 
quella terra , nella quale si è fatto 
il ricotto della canapa, e ch'era dis- 
posta a porche molto larghe e qua- 
si piane. 

Intraversar. — Intraversare. A- 
rare il campo attraverso de' solchi 
già fatti. 

Interzar. — - Terzare. Arare la 
terza volta lo stesso terreno. 

Inquartar. — Inquartare. Con- 
traltagUare. Ararlo per la quarta 
volta. 

Quademar. — hnporeare. Sol- 
care. Disporre il terreno in porche 



e solchi; ed èli lavoro che al fa eoi* 
l'aratro nel terreno dopo spana la 
semente , perchè venga coperta. 

Spianar. — L'ultimo lavoro 6- 
nalmente dietro al terreno già se- 
minato è quello di Marreggiare, 
Ricoprire cioè colla marra il grano, 
marcando i solchi e rompendo le 
zolle. 

Costeggiare. Passare l'aratro so- 
pra le coste o lati della porca dov'è 
stata la sementa dell'anno prece- 
dente. (Mitrare. Arare col coltro. 

Ararpr al drétt, metaf. Arar di- 
ritto. Rigar diritto, metaf. Fare che 
che sia per l' appunto. 

Arar fònd. — > Richiedere la ter- 
ra. Penetrare addentro lavorando. 

Arare della harca, dell'ancora, 
della palla del cannone , dlcesi 
quando il vascello strascica , tocca 
fondo, l'ancora è trascinata dietro 
terra , la palla del cannone striscia 
per terra smuovendola. 
ARATIV» IVA, add. Laeoralio, Lawh 
rativo, Lavoraloio, Am6t^, agg. 
di campo o terra acconcia ad essere 
lavorata. Arativo è termine d'uso 
de' nostri agrimensori. 
ARAZZ, n. m. Arazzo, n. m. Panno 
tessuto a figure per uso di parare e 
addobbare. Vien cosi detto perchè 
da principio si fabbricava in Arras, 
città di Fiandra . perciò si disse an- 
che Panno d' Arasso, e d' Arazza. 

ihtèll eh' fa i arazz. — Arazzie- 
re. Tappezziere. Il fabbricator de- 
gli arazzi : colui che fa i tappeti. 

Arazzerla. Quantità d'arazzi. Tap- 
pezzeria; Paramento da stanze. — 
V. Apparai. 
ARBALTA, n. f. Rotola, n. f. Quella 
buca per cui si passa da un piano 
di casa a un altro, che si cuopre poi 
con cateratta o simile. 1 boi. vera- 
mente usano Arbalta per la cate- 
ratta stessa, forse dal ribaltarla che 
si fa nel chiuderla , e in italiano di- 
cesi Caditoia. 

Arbalta di banc di metxant. «— 
Asse mofttto mastiettata'per potere 

8 



AR 



58 



AR 



' alzarla e abbassarla. E, con esem- 
pio del Crescenzio, io direi Riballa. 
Nello stesso modo: L'aràalta per 
d'fora del tmltèìg, — Ribalta ester- 
na delle botteghe. 
ABBALTÀ, add. Ribaltato, Roveteia- 
to, ta, agg. — V. il verbo Artfal^ 
tar. 
Arbaltd per Infermiccio. 
ABBALTAR, v. Ribaltare, t. Dar la 
Tolta a eheccbessia. 

ArbcUtarwia carrozza, un carr, 
una scranna , ec. — Ribaltare un 
carro , ec. Dagli scrittori si usa in- 
differentemente anche Rovesciare, 
ma, parlando propriamente. Ribalta- 
. re è dar la tolta, senza che la parte 
superiore venga in luogo dell' infe- 
riore, perchè allora sarà meglio 
detto Rovesciare. — V. Arversar. 

Al furmèint s'è arbaltd. — Il 
grano è ricaduto. Ricadere dicesi 
del grano spigato, quando non si 
sostiene ritto per troppo rigoglio, 
o per altra violenza. Grano allet- 
tato. 
ABBASSAR, v. Abbassare.y. La parola 
. boi. non ha forza di reiterazione 
che allora si dice fumar a arbas- 
sar. — Rabbassare. Riabbassare, 
Di nuovo abbassare. — Ribassare 
. non si dice. 

Quand al sòul s'èarbcissà, — 
Rabbassato il sole. 
ARBATTDURA IN-T-AL CUSER. Costu- 
. ra. Quel punto che si fa per orlare 
o rimboccare la tela , i panni, ec 
Dsfar l'arbattdura.-^ Disbadire. 
Arbattdura dèi ciod. — Ribadii 
. tura. Ribattimenio. 
ARBATTER*, v. Ribattere, Ripercuote» 
re, y.Di nuovo battere. 

Arbattr in-t-al cuser. — Rim- 
boccare. Far la costura alla tela,. ai 
panni. 

Arbattr i ciud. (Dal fr. Rabattfv). 

Ribadire i chiodi. Bitorcere la pun- 

. la del chiodo confitto nella materia. 

Dsarbatter. — Disbadire è il suo 

contrario. 

Arbattr un ùss, una fnéstra, — 



Rabbattere e Riabbattin: meglio 
Socchiudere. 

Arbattù pari, si volge io tuUi i 
suddetti sensi col participio degl'io- 
dicati verbi italiani. 
ABBGCAR £L PABOL. Ribeccare, JUm- 
beccare. Bibattere le paròle, Mor- 
dere con parole colui, che abbia 
voluto moi^ere altrui. 
ABBÉYEB, V. Ingorgate. Trattenere o 
impedire il corso o lo sfogameoto 
per lo più dell'acqua. 

Una zucca ch'arbèv.-^ Un fia- 
sco che ingorga. 

Ribere vale Bere di nuovo; Tor- 
nare a bere 
ABBLAB, V. (di ciud). D»t>o<torv,T. 
Rivoltarsi de' chiodi. Dicesi dedito- 
di ed altri ferri , a' quali per catijva 
tempera s'arrovescia il taglio oh 
punta. 

Arblars di curti , difirda lai." 
Rintuzzarsi. Coltelli, spade rioto^ 
za te. 
ABBLIB , V. RabbeUire , v. Di naow 
abbellire, o Divenire, o Farsi piii 
bello. 
ABBOIER. v.e ABBUIÉ participio J^f^ 
mentare, v. e Fermentato part 

Fermentare, vale propriaiDfj'^ 
Agitarsi e disgiugnersi per sirm^ 
fermento, in guisa che le parti Sie- 
ne in ebullizione,od occupino mag- 
giore spazio. 

Tre gradi principali si ricoDOSCO- 
no nella Fermentazione; Il P^f 
è Lievitare, cioè soggiacere a q^f' 
la prima Ebulliziotèe , che incomin- 
cia la Fermentazione. Indi la 'f 
mentazione vera. Finalmente 1 '"•• 
pulndire, ch'è l'ultimo grado. 

11 primo grado, ch'è il Ue^^^f 
o Levitare, è precisamente que»^ 
che in boi. dicesi Arboier, come se 
si dicesse Ribollire. . . 

Di pur arbuié. — Fiori che^ 
mindano a fermentare, Uectw^* 
o Levitati, o Lièviti. „ 

• ABBÓMB , ABBUMBAMÈINT , n- ""• | 

. Rimbombo , n. m.. 

• ABBOTT di stivai, del tearV' . 



AR 



69 



AR 



Forte di Moto. Pezzo di caoio che 
si ipette deotro o fuori la parte de- 
retana dello stivale » e della scarpa. 
ARBIJCCAOURA . n. f. Arricciaio. Àr- 
nccio, n. m. lUnza/fatura , n. f. 
Quella prima incalcinatura rozza o 
ruvida che si dà alla muraglia. ìa 
^oce boL è di molta espressioife e 
piii propria, e cioè Copertura delle 
bocche bachi, cbe sodo fra pietra 
e pietra, dò che equivarrebbe alla 
Tocejit6occatera, se si facesse di 



ififiUCCARUNA MURÀIA. Àrtieciure, 
Kmzaffare un muro. Dargli la pri- 
ma crosta rozza del cemento. — V. 
l'osservazione in Arbuccadura. 

ARBIJFF (D), ALL' ABBOFFA . a vv. Di 
nncottlfo; ÀI contrario. Dicesi del 
IfregareilpeloallMndielro. 

' Arttt^, oggi , per voce dell* U.. 
ma però con modo basso, dicesi di 
chi sia privo di mezzi a vivere con 
decenza. Spiantato, — L* e propri 
m aròùff, — GU è proprio uno 
«ptontoto, un miserabile, 

ARBIFFA, add. Rabbuffato, Seompi- 

mto,^ta 

«lÉ.J'v.^lftofcr. 
ARBUMBAR, V. Rimbombare, y. 

«DIRS', V. Riaversi ; Rifarsi ; 
aizzarti a panca. Dicesi quando 
°no si rimette a buon essere si di 

,Jte. come di fortuna. 

^mK.^y,ArcbuHr. ' 

ARBUHAR. y. Germinai , FuUulO' 
^,' '. Il mandar fuori, clje fanno le 
/«Me.igermogU. 

*"^. n. m. Arco , n. m. Linea curva, 
cje alcuna volta è parte d' un cer- 
chio, altra di un* ellisse . ec. 

Mezz tònd — Arco di tutto sesto, 
iicesi quando l' arco è di mezzo 
J^Uo. Arco intero. Arco a punto 
Jermo. 

^m scemo. Quello che ha la cor- 
ajmmorediun diametro del cer- 
chio intero. 

^n gotte. — Arco acuto o com- 
POiio è quello , che si fa di due ar^ 



chi seemi . i quali nel ooDglungettl 
fknno un angolo nella sommità. 

Affvo, in Architettura, è la Coper- 
tura de' vani formata da qualsivo- 
glia parte del cerchio. Arcala, Ar- 
cale , Arco di ponte , di porta, e si- 
mili. Arco acuto , o in quarto octi- 
$0, sesto acuto. Voltare in sesto 
acuto. Dare ad una volta la mksU' 
rae'l sesto del quarto acuto, ^ 

Are asqfiézz, ch'han poc argói.—' 
Archi affogati, cioè che bamio po- 
co sesto. 

AsIHecar i are eùn elpred sear^ 
td. — Serrar gli arcM di pietra 
sbiecata, 

Rinflaneari are. -» Fiancare gli 
archi. 

Pigar a are. — Archeggiare, /n- 
arcarv. Incurvare. Torcere o pie- 
gare in arco. 

Argói di' are. -^ Rigoglio: Sfogo. 

L'altezza massima delle volle, e 
degli archi. 

imbotte, chiamasi la superficie 
della volta d'un ponte dalla parte 
di sotto. 

Are. -— Arco. Strumento piegato 
a mezzo* cerchio per uso di tirar 
frecce. •— Arcafa. Tirata d'arco. 

il re zelést. ->- i4rcoòa/0no. Arco 
celeste. Arco vergine. Iri. iride. 
Quel segno arcato di piii colori, che 
in tempo di pioggia apparisce nel- 
l'aria rincontro al sole, e alcune 
volte anche alla luna. 

Are dèi viulein. — V. Arehètt 
ARCA. •— V. Deposit. 

Un arca d' sdènxi , flgnrat. i4rea 
d» sdenzxk'y dicesi d' uomo dottissi- 
mo. 

V arca dèi vituperi. Uomo catti- 
vissimo. Mariuolo. Scellerato. 
ARCA. n. f. Arcale, n. m. Propriamen- 
te r arco della porta o simili. Ed 
anche quella parte della volta che , 
partendosi di su la sua base o del 
suoi beccatelli, fa un mezz'arco. 

Arca, — Arcata, n. f. Toccata 
d' arco sopra le corde del violino a 
simile. 



AR 



60 



AH 



AI^CAK, n. mi (coir A iniziale eufoni- 
ca), Ricamo. L'opera ricamata. 

Arcam a giòuren. — Bicamo di 
cavo, lavoro straforato che si fo sui 
panno o altro. 

ARCAM AR, V. Ricamare ^ t. Fare sui 
drappi vari lavori coli' ago. 

ARCANZEL, n. p. m. LA, f. Arcangelo 
m* la, (, 

ARCBUSiR, n. m. Archibugiere, Ar- 
cMbusiere. Colui che lavora gli ar- 
chilnisi. 

Armaiuolo , Armaio è termine 
generico di quello che fabbrica ar- 
me qualunque. 

ARCGNÓSSER, v. Riconoscere, v. 
Ricofuìscere. Significar dovrebbe 
Conoscer di nufjvo. Un tal verbo è 
molto affine a Rafligurare , ma dif- 
ferisce da questo m quantochè non 
dalla sola figura , ma da altri se- 
gnali si può riconoscere un oggetto 
già altra volta conosciuto , quindi 
Riconoscere è piii generico. — V. 
Cgnosser. 

ARCHER VAR, v. Significa Fare acqui- 
sto di persona che fussomigli ad 
altra già perduta in addietro ; ed 
è sempre preso in buona parte. Si 
può volgere in italiano co' verbi 
Rimpiazzare, Surrogare, ma non 
sono abbastanza espressivi. La pa- 
rola boi. viene per certo da Reco- 
orar (Provenz.), Ricovrare eRicupe- 

' rare , il quale sta per Riacquistare 
una cosa perduta , o per Farsi con- 
segnare una cosa, che v'appartenga 
ancorché prima non posseduta. Tut- 
tavia si potrebbe dargli quest' altro 
significato e dire Ricuperare V avo- 
lo , lo zio nel nipote : il padre nel 
figlio p ec. Il Muratori parlando de' 
nomi degli avoli, o de' padri che 
s'imponevano ai nipoti ed ai figli, 
cosi si esprime:» Si costumava an- 
» che negli antichi secoli di ricrea- 
yt reìì nome dell' avolo paterno nel 
9 nipote, del padre nel figlio » 
E questo Ricreare dà la vera nozio- 
ne del significato dell' Archervar. 
Sarebbe quindi > a mio credere, 



buòna cosa l' aggiugner nella Cri* 
' sca anche questo significato al ver* 
bo Ricreare, sull'esempio dì tanto 
Autore. 
ARCHÉST, n. f. pi. (dal lat. Exta,3^ 
giuntovi ^ re. Arca, o Cassero de'pol- 
li). Frattaglie, n. f. pi. Interiora 
de' polli spiccate dall' animale. 

Stuvd d' archést -^ Cibrèo. Ma- 
nicaretto di colli e di curatene di 
polli. — V. Cutxuiélla. 

Viscere, n. f. plur. è nome gene- 
rico , che comprende le parti intera 
ne del corpo animale , come i pi- 
moni, il cuore, il fegato , ec. E per 
similit. Le viscere della (emi,ec. 
(Boi. Vesser.) 

Intestino,Tk.m. (Intestine, f.p'o' 
è V. ant.). Sostanze carnose Dell'in- 
terno, e membranose nell'esterao. 
che servono a digerire, e purificare 
il chilo, ed a' vuotare gli escremeoii. 

Budello, m. e nel plur. Budella, 
f. É sinonimo d' Intestini, iem 
che questa è voce più nobile usat^ 
nel linguaggio dei dotti, e l'alma 
dello stile famigliare. (Boi. hdéltj- 

Si usa anche la voce Interiori, 
m. Interiora , f. plur. Cacciar fc 
interiora di corpo. Un tonno ben 
netto dagli interiori; equivale» 
Visceri, ed è voce pur essa nobile. 

I Mantovani dicono Arquesti. I" 
questo proposito manifesto la mia 
compiacenza nell* avere osservalo 
che il loro linguaggio è ubo dei piii 
somiglianti al bolognese, e che le 
voci pili stravaganti sono comuni ai 
due dialetti. Poche della sola lette- 
ra A del Voc. Mantovano del Chem^ 
bini basteranno ad esempio. Mcar. 
Aldam. Arella. Arila. AnziMll'^^' 
loi. Arznadura del bott Avanzon. 
ARCHÉTT, dim. & Are. — Archtm 
Archicello, Arconcello, dim. diAr^ 
co. 

Archètt da couna. — Arcuccio\ 
Arnese arcato fatto a strisce éiif] 
gno , che sì mette sopra la culla m 
bambini per tenere soUalzate le co- 
perte. Si dice anche Cat§etta. 



AB 



61 



AR 



Àrehètt d'vitL — Mergo, Quel 
ralce di vite, che» a modo d'arco, 
nezzo sì lascia sopra, e mezzo sot- 
Lo terra. 

Mtr al vid a archètt dri al 
cann.— Sostener le vili a cerchtet" 
ti die eamte. 

archètt dèi viulein. Are. — Arco, 
Ànhetto del violino. 

Crii»' di' archètt. — Setole del- 
l'ano. HQAeUo dell'arco» è quella 
parte a cai sono raccomandale le ie- 
lole. 

ÌCUITÉn, D. m. Architetto, ìì,TSi, 
Colui che esercita l' Arebitettura. É 
stalo amie, detto Archilettore ; ora 
DOD si soffrirebbe: si trova però Ar> 
Mettrice verb. fem. p. e. Architet- 
trice naturo. Magalotti adoperò la 
parola Aftiii/e/to qual sust. fem. — 
^nhimo^ etta. Attenente ad Ar- 
cbileliura. Dottrine architette. 
niTU\, n. m. Architrave, n. m. 
J/«o de'membri principali delle fab- 
pricbe, e cioè quella parte che posa 
unmediatameote sopra colonne o 
sopra sUplii. — Imbotte , n. f. si 
chiama la superficie inferiore del- 
l' arcliiirave delle porte e flnestre : 
^ anche quella interiore dell' arco 
^e'poQti. 

^.^UH, n. m. Richiamo, n. m. In 
jjajiano si usa per II richiamare. In 
^'ognese non si adopera che nel 
sjgoificato di Allettamento per ri- 
chiamare gli uccelli ; e per Lamen- 
««20. Doglienza, E si noti che 
m dico Dogliaìiza, perchè non è 
^^o«e di Cresca. 

«CMAiNtìAR, V. (da Arricoamandare 
^Jjt.). Raccomandare. Pregare altrui 
che voglia avere a cuore e proteg- 
P^fe quello, che tu gli proponi. — 
^comandare signiuca ancora in 
iial Bare, o mandar salute , Mandar 
a salutare. Baccomandalemi al vo- 
«ro tifj. padre. — Raccomandare, 
^«eeàaDdìo Appiccare, legare, o 
«laccar fune o altra si fatta cosa a 
«pecche si sia , perch' e* la tenga, 
«occomondore ad un albero i cani 



da coccia legaU eolie ioliie corde. 
Raccomandare al palo la corda del 
battello. 

ARCOIER — V. Ammueciar. 

ARCOLT, n. m. Raccolta e Ricolta, n. 
f. Ricolto , n. m. Cose raccolte 'dalla 
rendite del terreno. E anche Me$$e , 
n. f. dal lai. 

ARCORO, n. m. Ricordo. Memoria. Ri- 
membranza. Ricordanza. 

ARCOTTA. n. f. Ricotta, n. f. Flof di 
latte cavato dal siero per mezzo del 
fuoco , chii lo coagula. 

Arcotta di uc'c. — Cispa, n. f. 
Umore crasso che cola dagli occhi , 
e si condensa intorno alle palpebre. 
Cispo, Cisposo. Affetto da malattia» 
che (licesi Cispità e Cidposità. 

ARCÒ VA , n. f. Alcovo, n. m. — Ateo- 
va, n. f. è V. d. u. li fagiuoli ha det- 
to Arcòa. Luogo in una stanza sepa- 
rato dal rimanente con pilastri, cor- 
nici o altro, a uso di riporvi un letto. 

AIICURDAR, AKCURDARS', v. (daAr- 
ricordare ant.). Ricordare. Atcor* 
darsi. Rimemorare. Rammentare. 
Fare sovvenire, e cosi Rimembrar" 
si , ec. 

A rcùrdars ' benessém d'una quale 
coesa. — Ricordarsi benissimo. Ri' 
cordarsene molto bene. Ricordar» 

. con piena memoria. Aver piena me* 
moria di checchessia. Esser ricor- 
devole. Averne perfetta rimembrane 
za. ^ V. Memoria. 

ARDIR, n. m. Ardire,^ Ardimento, n. 
m. Arditezza , Audàcia , n. f. — V. 
Curao'ff. 

Ardire, v. Non v'ha corrispon- 
dente verbo nel dialetto, e dlcesi 
con una perifrasi Avèir ardir, ar^ 
dimèint, oppure usasi il verbo. Al- 
tintars'. V. 

ARDIt. — V. Curag'g. 

ARDRlZZi , add. Raddirizzato, Rad- 
drizzato, Ridirizzato e Ridrizzato, 
Ridiritto, agg. 

ARDR12ZAR. V. Ridirizzare e Ridriz- 
zare, Raddirizzare e Raddrizzare, 
V. Dirizzar di nuovo e talora Diriz- 
zare assolutam. 



AV 



62 



AB 



AtoUPPlADURA,!!. f ARDUPPIAMÉINT 
n. m. Addoppiatura , Baddoppiutu- 
ra. Doppiatura, n. f. Addoppia- 
mento, Raddoppiamento, n. m. L'ad- 
doppiare. 

ABDUPPIAR . V. Addoppiare. Raddop- 
piare, Indóppiare, Doppiare (tatti 
coli* ó chiuso). Far doppio. — V. 
Dóppi. — Adoppiare, con un solo 
d, ero aperto, vale Dar l'oppio: 
Addormentare a forza d' oppio. 

ARÉINGA , n. f. Aringa, n. f. Pesce no- 
to che si pesca ne' mari settentrio- 
nali , e viene a noi secco insalato e 

' affumato. 

Arèing daov,e Arèing da lati - 

' Aringhe di uot^a diconsi le femmi- 
ne, e Aringhe di latte, ì maschi. 
Aringa e Aringo. Aringamento. 
* Diceria o ragionamento pubblico.-^ 
Quindi Aringare. Far pubblica di- 
cerìa in ringhiera, orare, parlamen- 
tare. Aringatore. Che aringa. (Boi. 
Àringadòur.) 

Sunar Varèinga, è Sonar la cam- 
pana della Comunità in occasione 

' di ptU)blico castigo a' malfattori: 
detto cosi forse perchè una volta 
serviva ad avvisare per qualche pub- 
blica aringa , o aringo. 

ARÉLLA , Camiiccio , n. m. Spezie di 
tessuto di canne palustri provenien- 
ti dalla pianta perenne detta volgar. 
Spàzzola Canna di palude, e ser- 

. ve per coprir le centine , sopra le 
quali si devono posar le volte , per 
stole da bachi da seta , e per altri 
usi domestici. La voce boi. pare una 
sincope di Cannarélia , cioè Canna 
sottile, o sia Cannarélia. La Scuota 
è un altra cosa. — V. Stura. 

Graticcio è un tessuto di vimini 
in su mazze. — V. Gradezz. 

Molte sorta di cannicci si fanno , 
che dalla loro dimensione ricevono 
in boi. diversi nomi. i4rton. Can- 
nicci de' più grandi, lunghi sei, e 
larghi tre piedi di Bologna. Arlein. 
Piii stretti e di cannucce più sottili. 
Guttéll. Certi cannicci poco intessu- 
ti , sottili e stretti, che servono da 



cestire il tronco degli alberi fruul 
feri giovani per garantirli dal trop 
pò ardor del sole, e dal gelo. 

ARENA , n. f. Chiamano i bobgoe^ 
con questo nome un luogo chiuso 
ma alio scoperto, destinato a poi 
blici spettacoli diurnL 

Questa voce è imitatji da ciò cb 
i romani chiamavano Arena, da 
Quella dell' Anfiteatro , o del Circo 
perchè era uno spazio sparso d'an 
na , in cui si combatteva , e i eoa 
battenti eran detti Arenàri. 

Circo denominavasi l' EdiBzio p( 
giuochi degli antichi. Onde il fmg^ 
lato, le cacce delle fiere, e simili s 
facevano ordinariamente nel Circe 
Il più rinomato era quello, che Tv 
quinto il vecchio aveva abboz»« 
tra il Monte Aventino, e il Hook 
Palatino. Da prima era semplicisbi 
mo e senza sedili ; Tarquinio ii sa 
perbo lo. rese magnifico faceodoi" 
circondare di mdini di legno, che 
poi si fecero di marmo. Eradicale 
estensione, che poteva contenere &* 
no a 1 50 mila spettatori. —V. feaUi^ 
Ippodromo. Circo per la cor^de 
cavalli. I più famosi Ippodromi, oj 
tre quelli di Roma, furono quei di 
Costantinopoli, di Cartagine, e d'-^ 
lessandria in Egitto. 

Naumachia. Spettacolo aniifo" 
straordinario nel quale in un cim 
inondato d'acqua si faceva mosw 
al popolo, assiso sopra d«'s«di» 
di un combattimento navale. 

• ARENG'AR. v. Areng'ar un fraiol, «i 
giustaeor. — Rivoltare un to6a"}i 
un abito — Xsteiìia aren*gà. — '^ 
sta rivoltata. 

ARFÉNDER. — V. Arar. 

ARFIAD. — V. Ammsa. ^. 

ARFIADAR, v. Fiatare. Rifiatare J^ 
tare, v. mandar fuori il fiato. — ' 
Respirar. . 

ARFID, n. m. ARFIDADURA. d. m. A 
fiuto, n. m. Il non rispondere? 
giuoco di carte del seme giocaio- 
V. Arfidar. Al giuoco dell' omhred 
cesi Faglio. 



AB 



63 



AH 



RFIDAfi, V. Riputare, y. Voce de'gio- 
calori di carte. Non rispondere al 
seme giocato dagli altri sia per non 
averoe, sia aveodcae ancora. Mei 
giooco deir ombre dicesi Fagliare. 

IRFILAR, V. Raffilare, t. 11 pareggiar 
cbefaoDO i sarti, i calzolai colle 
forbici e col coltello i loro laTori. 

affilar un ttiaff, una cwrtld, — 
V. ^pptar, 

ii^mu^, Rappro fondare, Ripro- 
fondare, v. Di nuovo profondare, 
rieotrar nel profondo. 

ARFUSA (ALL') av?. AUa rinfusa, 
Confiuttimente. 

ARGHEN, D. m. Argano, n. m. Stru- 
mento di iegoame per usc| di muo- 
vere, tirare in alto materie d' ec- 
cedenie peso. 

Bùrbera è uno strumento di le- 
gno, attorno Si cui s'avvolge un 
càoapoperaso di tirare in alto pe- 
sL^Àipo dicesi a quel legno, sul 
quale s'avvolge il canapo. 

A i voi i arghen a far una cos- 
«fl- — Dicesi jFor qualche cosa ti' 
Tata coW argano , o a forza d* ar- 
dano, per dire Far quella cosa mol- 
lo mal voiontieri. 

AKGHGNi, add. Rincagnato e Ricc^ 
mio, ala, agg. É proprio del na- 
^ schiacciato, o del viso che ba 

ihn' "''^ ^ 80^ di cagnuolo. 

àmmm AL NAS. Ricagnarsi, n. 
P- far viso ricàgnato. Arricciare il 
^'^tt'o. le labbra, o il naso. Quando 
con un gesto taluno mostra di aver 
qualche cosa a sdegno o a stomaco, 
ose ne stizzisce. 

«GOi, a. m Orgoglio, n. m. Alteri- 
m, n. f. 

hèir dl'argói. — ìnorgogUare, 
''fnaré orgoglio. Montare in orgo- 
m, OrgogliarH, 

Argot. — Orgoglio per Forza, 
^^liardia, 

/n^ót d'una volta, d*un are, — 
%O0lto. Lo sfogo d'una volta, di 
^aroo. (La^voce francese Eleva' 
*Ìon d'une vfmte mi pare pili signi- 
ficante.) 



Andar in argói.'^ Andare in ri- 
gògUo, ed anche in Bordello, Si di- 
ce dei soverchio vigore delle piante, 

' che spesse volte impedisce loro di 
firuttiflcare. Anticam. dicevasi Ar> 
gogUo, da dove è derivata la noetra 
voce. 

ARGTTAR,v. Qoesta voce, che dai piti 
puliti si lascia alla plebe, non sa- 
rebbe cotanto da disprezzarsi , per* 
ehò rimasta dal latino Eructare, e 
perchè si deve riconoscere per la 
stessa italiana Rigettare; tutta volta 
conviene adattarsi all'uso e dire 
colle persone civili Vom^tor (che 
pur dal volgo i>ol. dicesi Gumitar). 
Mandar fuori per bocca il cibo , o 

Sii umori, che sono nello stomaco. 
igetiare, Rècere e Ruttar fuori 
(boL Trarfora). 

Eruttare , è piii propriamente il 
Trar rutti. Eruttare dicesi ancora 
per Mandar fuori a guisa di rutti, e 
massimamente dell esplosione dei 
vulcani. Eruttazione del Mongibel' 
lo. Eruzione del Vesuvio. 

Trar fora i uc'c. — Reeere'l'O' 
nima. 

ARGTTON, GUMITON , n. m. |dur. Re- 
citiccio , n. m. La materia che si re- 
ce. Cibo rigettato. Per similit. dico- 
no i bolognesi Argtton (da Rogaton 
francese) per significar Vivande ri- 
scaldate, grossolane, oppure Ri- 
masugli , avanzi di vivanje già gu- 
state da altri , come per dire Mate- 
rie vomitate. 

ARGUARD , n. m. Riguardo , n. m. 
Arguard di liber. — Guardia del 
Ubro, Foglio di carta che si mette 
internamente fra '1 libro , e la co- 
pertura di esso. 

ARGUlANT,add. Arrogante, Orgoglio^ 
so. Altiero , agg. 

ARGUTE, add. Rannicchiato, agg. 
Star argute', — Rannicchiarsi, 
Restringersi in se stesso. 

ARI , e ARRt. ZÒ ZÓ, o GIÒ GIÓ. Modi 
che sono propri agi' italiani , ed in- 
citano le bestie ék soma al cam- 
mino. 



AB 



64 



^ L'è onda vi sèinza nianc dir ari 
là. •— Andartene Mensa dir nt mot- 
to, né tottoi Né pur addio; Sen- 
za dire né a Dio, né al diavolo. I 
lat dicevaDO Insalutato hospite.GM 
italiani comunemente osano la frase 
latina, e i bolognesi pure. Questi 
sogliono anche dire Andarvi <Ula 
franzèita. 

ARIA» n. f. Aria, n. f. Detto assolut. 
vale Aria atmosferica. Dicesi an- 
che Aere, e Aer, n. m., ma è termi- 
ne della poesìa, come lo sono Aura, 
Auretta; ed Ètere, n. m. dal lat. 

' quindi Etèreo, Etèrio, agg. Da Aere 
irengono pure Aèreo, agg. D'aria. 
Aeriforme, agg. Che è in forma d'a- 
ria. Aerino aggiunto di color cele- 
ste chiaro, color d'aria. -^ Aero- 
nauta. Neologismo introdotto per 
dire Colui che naviga per l'aria 
( boi. Vuladòur). Con voce greca sì 
direbbe Areòbata; e Aeròstato il 
palloa volante. — Areometrìa. La 
scienza delle proprietà dell'aria, 
che insegna a misurarne , e calco- 
lame gli effetti. •->- Aerofobia , Pau- 
ra dell'aria. Cosi Aerologia, ec. 

Aria, secondo la volgar nozione, 
è quello de' quattro elementi , che 
circonda il globo terracqueo. Se- 
condo i filosofi l'Aria è Un corpo 
tenue, fluido, trasparente, capace 
di compressione, e di dilatazione. 
Distinguesi in Aria elementare, e 
Aria atmosferica. — L'Aria ele- 
mentare, eh' è V Aria propriamente 
detta, è una certa materia sottile, 
omogenea , ed elastica , la quale è 
la base elementare dell' aria atmo- 
sferica.— LMrtaa^mos/àWca, o sìa 
Aria volgare ed eterogenea, è Un 
ammasso di corpuscoli , che costi- 
tuisce ciò che chiamiamo Atmosfe- 
ra, In cui viviamo e ci moviamo. - 
1 chimici moderpi col nuovo nome 
di Gas intendono Una combinazione 
di un corpo qualunque col calori- 
co , in modo che il composto , che 
ne risulta, sia invisibile, elastico, 
pesante , molto cedevole , senza 



AR 

perdere lo stato d'invisibiliti. Quin- 
di gli stessi chimici vogliono cIm 
l'aria atmosferica risulti dalla com- 
binazione del Gas azoto eoa ciò 
eh' essi chiamano Aria vitale, e 
con altro nome Gas osngeno, il 
quale dagli antichi chimici chia- 
mansi Aria deflogisticata. Empireo 
o Aria empireale. Aria pura o del 
fuoco. — Distinguono poi diverse 
spezie di 6(m, secondo cb'é prodotto 
dalle varie combinaziooi. 

Vento è un'Aria agitata. 

Brezza è quel Piocol venticello, 
ma gelato e crudo, cbespira la Dot- 
te e la mattina di buon' ora. fm- 
zeggiare. Spirar vento. — Al tin 
una zerta arietna-, che m'pénein 
al zervéll. — Egli è brezzolina.f^ 
mi penetra fino al cervello. 

Ariazza, n. f. Brezzatone o Brez' 
zone. Vento freddo e gagliardo. 

óra, coU'o largo, significa iuro. 
ed è pure della poesia. Òm in boi. 
è voce usitatissima, ma in sigoìfica- 
to di Aria acuta e fredda, corrispon- 
dente piuttosto a Brezza. 

Metèora, e più comun. Metèore 
plur. Nome dato a tutti i cot^hf'^ 
si trovano nella nostra atmosfera • 
apparenze e fenomeni, che sooogu 
effetti degli elementi della mede- 
sima. «— V. SòuL Louna. Eug." 
Meteorologia. DoUrina delle oie- 
teore. , 

Pneumàticao Pneumatolo9Ì»\^^}^ 
gr. Pneumon, Aria o Spirilo) w»* 
sica significa Scienza sulla propne- 
tà dell' aria. — Macchina pne^^^' 
fica è Una macchina con cui si » " 
vuoto, si rarefa consìderabilmeD- 

te Tarla contenuU in un recipien- 
te. — In metafisica Pnewnatologvi> 
Pneumàtica è La scienza degli enti 
spirituali -^ V. Veint. . 

La maggior parte de'profcrw^ 
dettati italiani, che hanno relaziooe 
e questa parola Aria sono pure ds>' 
ti in boi. nello stesso signmW' 
né s'avrà timor di errare nel dire: 
Stare all'aria, in aria, per <^ 



AB 



66 



AR 



eoUa pancia att'arieL An> 

oU'arkL 

ir dtaria a una stanzia. — 
ìdeU'aria, Mettere in beU'aria. 
l'I' ha mane vést l'aria,*^ 
Non ìa ancora veduto ia htee, 

An'Ura mane un fià d'aria. — 
^mio/^ tilt fiato di vento. 

liriaeulà. — .AHa eoiata. Aria 
cbe Tiene non da cielo aperto. 

^ria detto figar. vale Altèriifia, 
^/tero, Superlria, Orgoglio. •- AvHr 
H'om.^ Aver dell' aHiagia, detta 
«iperòia. ^Dars' di' aria. — Searv 
M Itti grane» in sul grande. Avere 
Oria $Qda. Paboneggiarsi. -* Quia 
moura l'ha un' aria. — QueUa 
signora alza il viso , ha fumo , va 
coUa tetta alta. Cosi dicesi Alzar 
la cordtt. Prender orgogUo. — Al 
^'ha tratta cùn un ària. ^HHka 
Ifotiato orgogliosamente » baldan* 
somnenk, àtteramente, (ntròan- 
notamente. 

Aria. — Aria, e dim. Arietta , 
Ariettina. CanzoDelta per musica , 
messa in masica. 

Àrmna, — Ariona, n. f. Aria, 
portamento grande , nobile. •— i4- 
riom. — Ariane, n. m. V. d. U. 

^ in mosica forte e di carat- 

lere, 

ARJETEIN, n. m. Re di macchia, Be 
«fiepe. Da' toscani detto Scriedolo 
pei suo Terso che fa Cric, e Fora- 
*«?«, dall'avere il becco aguzzo « 
e dallo sUr nelle siepi. Viirace pic- 
<?oiissinio uccelletto solitario, che 
|KB sempre la coda ritta. In s^cuni 
^[hi d' Italia 4!hianiasi Realino 
(da cui Tiene ia yoce bol.)> Lui, Re- 
9^f Heillo. Il Fiorrancio è una 
specie di Re di macchia , che ha in 
<3po una cresta, o striscia di pen- 
ne di color simile al fiorrancio. 

^rietein, per similit. agg. a ra- 
^^, vale Vivacissimo, e che non 

,.\stàmai fermo. — Ternas. V. 

*«ETTA. n. f. Arietta, dim. d'Aria 
*ura. Awetta. Vod poetiche. 
^^èir di' ariétta. — Avtfr della 



supéftiuxxa, deltmrffOQUum, del* 
l' a$nlHxioneella. 

Arietta. "— Arietta, Tenn. musi- 
cale. 

ARIOL. n. m. (per non dire JKol, un 
riol, che sarebbe duro) Stròscia, 
n. f La riga che la l'acqua corren- 
do in terra, o su checchessia. 

Ariol per Solco, Cavo, incavo. 
Fossetta. 

L' ariol d'aquach'còrrpermézz 
alia strd. — Rigàgnolo. 

ARIÒUNA. — V. Ario. 

ARISTIDE, np. m. Aristide, m. Cosi 
Spadafora. 
Questi nomi terminati in ide non 

• hanno costantemente l'accento sul- 
la penultima, e perciò converrà sta- 
re all' uso pili comune. 

ARITMÈTICA . n. f. Aritmètica, n. f. 
Atftfaeo. Scienza di numerare. Da 
Arilmo gr. Numero. 

Alla voce Abòàc, segnai la parola 
ital. Abbaco colla penultima lunga , 
ed in tal guisa sembra certamente 
iodicato ne' vocabolari ; ma sia per 
la mancanza degli accenti sui voca- 
boli, sia per la incostanza o inesat- 
tezza nel regnarli , rimane incerto 
per lo più se lunga o breve sia la 
penuitinia. E siccome è regola co- 
stante di stare all' uso generale in 
fatto di pronunzia , cosi a questo ci 
atterremo. 

ARUV ADURA DI CAPt. J^uùva Hntw 
ra, e racconcio de' cappelU. Cosi 
Arlavar i capi, -^Par fiuova tin^ 
tura , e racconciare i cappelU veC" 
chi. 

ARLEIN. — V. Arélla. 

ARLt,n. f. Ubbia, n.f. Opinione supersti- 
ziosa e malaugurosa. Dicono i bolo- 
gnesi^ Avèir arti , Dar arti , Torr 
l' arti. — Recare e recarsi ubbia: . 
Fuggire , levare V ubtna. 

ARLIV , n. m. RiUevo, n. m. Rabesco a 
rialto , cioè rilevato. 

hass arUv. — Basso rilievo , si 
dicono le figure, che non si solle- 
vano interamente dal loro piano. 
Afiiv, perAlliv. V. 



Aft 



66 



AB 



AULIVA , add. mtevato , Sollevato , 
Bialto, agj;. Quando la prominenza 
è arcuata dicevi (^onoesio, contrario 
di Còncavo, Incavato. 

ÀrUvà per Allevato, BilevcUo, fìu- 
drilo , Educato, 
ARIJVAR, T. Alleoare, t. Allevare in 
senso proprio altro non sigDi6ca 
che Alzare all' alto. In senso iìgu- 
rato, Tale Nutrire gli animaU, o 
coltivar le piante. 

' ArUvar. Rilevare. Rinnalzare , 
tondeggiare. Dìcesi dei disegni. — 
Rilevare. Sùrgere. spòrgere in fuo- 
ri le cose dal piano. 
ARLÓI» n. m. (da Arlogio ant.). Oro- 
logio. Orinolo e Oriolo. Macchina 
per misurare il tempo, e segnar le 
ore; che con voce greca dicesi Cro- 
nòmetro, 

Arlói da aqua.-^ Clatidra. Oro- 
logio da acqua.^ 

Arlòi da pòlver, — Ampolla. 
Orologio a polvere. 

Arlói da sòul. <— Orologio a io- 
le, 

Mettr insèm un arlói. — Monta- 
re un orologio. 

Dsfar un arlói. — Sìnontarlo. 

Tirar sii un arlói. — Caricarlo. 

Arlói eh' va prèsi, — Orologio 
che avanza. — Ch'va tard. — Che 
rilarda. — Ch'va òein, — Chf è 
giusto. 

Ripetiziòn. — Oriuoh a ripeti» 
zione. 

Cariliòn. Parola fr. Quegli orolo- 
gi ne' quali si sono introdotti dei 
suoni di campanelli, di organetti 
e simili. 

Meridiana. — Meridiana, s. f. è 
yoce tv. Meridienne, Una linea se- 
gnata nel suolo su cui batte il sole 
costantemente nel punto del mezzo 
giorno , entrando per un foro fatto 
nel tetto dell' edifizio. 
ARLÓN. — V. Arélia. 
ARLOTT , n. m. Materia umida com- 
mestibile che per la sua brutta ap- 
parenza eccita al vomito. Forse la 
voce boi. viene da Arlotto , che per 



analogia d prende in vece di UoiAo 
sporco, gaglioffo. Il teroijoe boi. è 
quasi sinonimo di Gutniion, o al- 
meno risveglia la raedesima idea. 
Vedilo. 

' ARLUlAR, V. fig. Importunare. Sefr 
lecitare, v. Martoriare uno. 

ARLUIIR, D. m. Oriolàio, Oriuolaio, 
Orologiere, n. m. Colui che fa gli 
orologi. 

ARMA,'n. f. Arma e Arme^ n. f. Cosi 
al plur. Arme e Armi. Termine ge- 
nerico d'ogni arnese o strumento 
per uso di difendere, o di offen- 
dere. 

Arma da fitg. — - Arme o Bocche 
da fuoco, in cui si adoperano la 
polvere e le palle: come schioppi, 
cannoni. 

Arm'da lai. — Armi da taglio, o 
da punta. Quelle che feriscono col- 
la punta col taglio, come sodo 
i coltelli. 

Arma bianca, in cui non v'ha 
fuoco , come spada , pugnale . ec. 
Anna al brazz. — Imbracciar 

V arma. Operazione del soldato nel 
maneggio del fucile. — lUweseiar 

V arma. Capovolgerla colla bocca 
Terso terra in segno di lutto. 

Arma dia casa. — Arma per Irv- 
segna. Stemma, Impresa di fami- 
glia» o di popolo. 

Molte voci s'adoprano cornane* 
mente, che sono simili fra ói loro, 
per significare ciò che in bolognese 
dicesi Arma. 

Impresa è Un simbolo determi- 
natamente riferito a una persona, 
o cbe esprime qualche cosa che la 
concerne in particolare. 

Emblema è un simbolo più gene- 
rale. L' Emblema suppone sovente 
Una comparazione tra due oggetti 
delia medesima natura. 

Simbolo è nome generico. Nel 
linguaggio dei dotti è un Segno. 
indizio, o rappresentazione di un 
oggetto morale, mediante le imma- 
gini dì cose fisiche o naturali. * 

Varie sono le specie simlwliche 



AR 



67 



Aft 



p. e. GerogHpco, o JerogUfico. Nel 
iingnaggio degli archeologi signifi- 
ca Que' simboli o figure* mistiche , 
usate dagli antichi Egizi per copri- 
re, od ascondere i segreti della lo- 
ro teologia. É voce greca, e in quel- 
la lingua significa Figura allusiva a 
cose sacre. — V. Lettra, 

Stemtna , secondo Tuso moderno 
è Quello scudo nel quale sono di- 
pinte le insegne, e le distinzioni 
simboliche di una famiglia. 

Arme furono prima chiamati quei 
segni di dignità , e d'onore d'ordi- 
nario espressi con certe figure, e 
eoo ceitt colori dati od autorizzati 
da' Sovrani per distingue^ le perso- 
ne, e le famiglie. 
XRM^DAl. n. f. Armata: Truppa ; Mi- 
itzia; Uercito, Corpo di uonaini 
armati. 

Vn Otti d'armada, -— C^omo d'ar- 
me, d'armi. Militare. 
ARMADURA, n. f. Armadura, n. f. e 
anche l'Armato, n. m. Clhiamano 
gli artefici Tutte quelle cose, ch'es- 
si pongono per sostegno , fortezza , 
difesa delle loro opere. Armadu- 
ra de' pozzi, delle volte» dell' ani- 
ma di una statua, Armadura dei 
tetti. — V. Cvert. 

Metter l' armadura. Far V arma- 
dura a una txilla , a un are, etc. 
— Armare una volta, ec. 

CawMT l'atmadura. — Disarma' 
re una volta, un arco, ec. 
ARMA6NER, v. ARSTAR, v. Himanere. 
Bestare. v. Armagner curt,^^ Ri- 
manere attornio. 
ARMAR, y. Armare, Vestire armadura: 
e anche Far l'armadura delle fabbri- 
che. — Disarmare è il suo contra- 
rio.— Atormarf. Armare di nuovo. 
Armars' d'pazeinzia. ^^ Armar- 
si con una lunghissima pazienza , 
ha detto Redi. Armare il diritto ; 
Armare il pretesto , dettato da non 
imitarsi. Ad esso si sostituisca Met- 
tere, Recare in campo, innanzi il 
suo diritto. Addurre, recare in 
Campo un pretesto , ec. 



ARMARI, n. m. Armàdio: e cosi il 
dim. Armadino: Il peggior. Arnia» 
diaccio: Tacer. Armadione. Dicesi 
ancora Armario. 

ARMAROL, e più comun. ARCBUSIR, 
n. m. Amtattiolo. Colui che fabbri- 
ca, accomoda, o vende armi da 
fuoco. — V. Arctnuir. 

ARMELLElN , n. m. Ermellino e Ar- 
mellino , n. m. Piccolo quadrupede 
de' paesi settentriqnali di pelo can- 
didissimo, e che ha la sola estremi- 
tà della coda ne rissima. 

ARMERITAU. — V. Meritar. 

ARMÉSD, n. m. Disordine, n. m. Con» 
fusione , n. f. 

ARMESDAR, y. •Rimescolare, ▼. a. JU- 
mestare. Di nuovo mescolare , ed 
anche Mescolare semplicemente. 

Sintirs' armesdar al sangu. ^ 
Sentirsi rimescolare. Rimescolarsi. 
Quel terrore e queir agitazione che 
produce nel sangue un' improvvisa 
cagione di spavento. 

ARMESSA , n. f. AHBUTT. ARFIAD , n. 
m. Rimessiticcio , Rimettiticcio , 
Ra/rnpollo , n. m. Rimessa, n. f. Ra- 
mo nuovo rimesso -sul fusto vec- 
chio. 

ARMÉSSA, n. f. Rimessa, n. f. 
Stanza ove si ripongono le carrozze. 

ARMETTER, v. Rimettere, v. Metter 
di nuovo. 

L'armetter di alber. — - RiìnettC' 
re , Ripullulare , Rigermogliare. 
Germogliar di nuovo. > 

Artnettri in»t-una cossa, Armet' 
tri del so. Metter del suo. Sca- 
pitare.— Ali ha armess tùtt al so, 
Ei vi ba messo tutto il suo. 

ARMNAR, V. Contare. Annoverare. 
Numerare. Raccor per numero. 

ARMONt , n. f. Armonia, n. t. Concor- 
danza di voci; Concordanza di suo- 
ni. Quel bello e dilettevole , che.ri- 
sulta dall'unione di diversi suoni 
musicali uditi in uno stesso tempo. 

ARMÓUR , n. m. Rumore , e più comu- 
nem. Romore, n. m. Voce generica 
adattata a vari suoni per lo più dis- 
ordinati- e scomposti. 



AR 

Molti sono i tennini cbe sembra- 
no sinonimi con questa voce, ma 
perchè differiscono per lo piii nel 
loro significato proprio , gli bo qui 
registrati. 

Baccano, (Baccan boi.) Romore 
di voci che risulta da molte perso- 
ne, cbe scherzano sconciamente.— 
Sbaccaneggiare. Fare il baccano.— 
BaccanaUa, Baccanerìa. Romore di 
chi giuoca e scherza con clamori.— 
Bisbigliamentò e BiibigHo. ( Bisbia' 
mèint, boi.) Quel legger fischio che 
si ode da coloro, che parlano sotto 
voce , senza che si distinguano le 
parole; quindi i verbi Bisbigliare e 
Pispigliare: il verbale Bisbigliato* 
re, e Bisbigliatorio , agg. di luogo 
dove si bisbiglia. BisbigUo, Bisbi- 
glio continuato. — Susurro è mol- 
to afiìne a Bisbiglio nel caso qui 
sopra spiegato , se non cbe Siir 
mirro pare cbe indichi un suono 
di parole pronunziate da diverse 
persone a voce sommessa. Susurro 
poi si riferisce a qualunque altro 
tenue romore procedente da ogget- 
ti diversi. — - Borboglio , Borboglia' 
mento. Borbottamento, Borbottio. 
( Buiamèint , boi. ). Propriamente 
Romoreggiamento degl'intestini per 
flatuosità o d' acque sotterranee , 
che si dice ancora Buggiio. E il 
verbo Borbottare , meglio che Bor- 
bogliare. 

Busso. Alle volte significa Strepi- 
to , altre volte Bomore meno forte. 

Chiasso, Bordello, si prendono 
per Romore grande insolente di 
persone; perchè in luoghi cosi det- 
ti si usa fracasso. Chiassata vìAe 
Gran chiasso. (Boi. Burdèll.) 

Clangore. V. lat. Strepito di suo- 
no , e dieesi propriamente di quello 
delle trombe. 

Croscio. Quel romore che fa la 
pentola , la padella , il paiuolo e si- 
mili , pieni di liquore nel bollire 
gagliardamente. •» Crosciare , il 
verbOj 

Scròscio è quasi sinonimo di Cro- 



6S AR . 

feto, perciò si dice Bollire a Mero- 
tcio , Bollire in colmo. ( Bùier a ca- \ 
Wklt). Ma è piir proprio per indicare ' 
Io strepito , che fanno i corpi , cbe 
crepitano e scoppiettano. Cosi Scro- 
sciare, il verbo {Ciuccar boi.). 

Fracasso, Fracassio ( Fracass. 
boi.). Romore che procede da frat- 
tura o spezzamento di materiali. 

Fragore. Romore prodotto dal- 
l'aria fortemente agitata. 

Frastornio* Romore cbe rimbom- 
ba e stordisce. 

Frastuono. Confusione di diversi 
romorì e strepiti quasi fuor di tuo- 
no. 

Frombo, Frullo. Romore di mol- 
ti uccelli insieme nell' alzare il vo- 
lo, come di stame, piccioni. (Boi. 
Frullamèint). 

Gorgoglio. Romore che fanno i 
liquidi bollendo , o sortendo da 
luogo streito. 

Bimbombamento , Bimbombio. 
Bimbonibo. Suono che resta riper- 
cosso dopo qualche romore , mas- 
simamente ne' luoghi concavi o ca- 
vernosi. Ma si appropria ancora ad 
altri romori. 

Rintronamento , Assordimento. 
Stordimento. Rimbombo forte qua- 
si a guisa di tuono. 

BotntMi, Bombo. Quel romore che 
si sente dentro gli orecchi. 11 suo- 
no prolungato che rimane dopo 
qualche grande scoppio, o suono, 
come del tuono, della campana, 
ec. {Boi Bàtnba.) 

Rovinio. Gran romore. 

Bonzamento, Ronào, Bonzo. Bo- 
more che fanno i mosconi, i cala- 
broni , zanzare e simili , per l' aria 
col frullar dell' ale; e per similit. di 
altre Qose tratte o agitate fortemen- 
te per r aria. Si usa anche lE^ura- 
tam. 

Scalpicciamento « Scalpiccio . 
( Scarpazzamèint boi. ). Calpesta- 
mento con istropicclo di piedi. Cosi 
Scalpicciare, diverso dallo Scc^i- 
tamento e Scalpitare , che è il pe- 



AR 



69 



AR 



stare e calcar co' piedi fa andiBdo 
( Boi. Andar pèis , Pittar i pi. ) 

Schianto. Sùbito ed improvviso 
scoppio, e dicesi per lo più del, 
taono. I 

ScMamazzo, ScMamazzio (Boi. 
Stiamazz). Bomore prodotto da al- 
ti e disordinati gridi. 

Scòppio. Fracasso che nasce in 
qaelle cose, che per interna vio- 
lenza s' aprono / e si rompono fa- 
cendo stl^epito. (Boi. Ciocc). 

CrepoUos Crepito, Cigolio, Voci 
osate da alcuni medici ; ed è Quel 
romore che fonno talvolta le ossa , 
cagionato da alcuna malattia. ( Boi. 
Ciuecamèint dell' i oss. ) 

Strèpito, Romore grande e scom- 
posto. 

Stridere, Scricchiolare, Crocchia- 
re deUe porte, delle scarpe, ec. 
(Bollar). 

Tuono. Quello strepito che si sen- 
te neirarìa quando folgora , ed è 
io conseguenza di aprimento sfor- 
zato di nubi. 

Alla classe di queste parole in- 
dicanti Romore , apparterrebbero 
quelle ancora vocali degli uomini, 
e delle bestie ; ma si troveranno le 
prime alla voce Zig , e le altre in 
Veri. 
ABMUNDAR , V. (i alber). Bimondare. 

Tor via i rami dagli alberi. 
ARNÉIS, n. m. Arnese, n. m. Nome 
generico di tutte masserizie , stru- 
menti, fornimenti, ec. I bolognesi 
l'usano rare volte nel senso che 
gli si dà in lingua italiana , e lo 
prendono quasi sempre nel signifi- 
cato d'instrumento da lavoro. — V. 
Vsvai. 

Essr in bòn, o trest amèis. — 
Essere, o Andare bene, o male in 
arnese. Essere o andare bene o ma- 
le vestito. 

L' è un trest, un cattiv amèis, fl- 
guratam. Trasportato nel dialetto 
boi. a cosa animata , come usò il 
Petrarca Stram arnese; parlando 
d'uomo. 



ABNICÉ, ABTIRA, add. Raggricchia" 
io, BanniccMato. Baggruzzato. BaO" 
gruzzolato. agg. Ristretto in se 
stesso. 

ARMClAìfÉlNT , n. Baggriechiamen- 
fo. Il raggricchlarsi. 

ARNICIAR. e ABNICIARS', v. Baggric- 
chiare, Baggruzzare, Baggruzzo' 
lare, e Bannicchiarsf , ec. Restrin- 
gere in se stesso , come fisi V uomo, 
che raccoglie insieme le membra 
per freddo, o per simile accidente. 

ARNUVAR e ABZUVNIB , v. Binovare 
e Binnovare. Binovellare e BinnO' 
vettare. Tornare a for di nuovo. 
Bingiovanire, e Bingiovenire , v. 
Binnovare ; e In signif. n. Ritornar 
giovane. Binnovellarsi. Per simllit. 
si dice di varie cose, che hanno 
una specie di vita, e per lo plii del- 
le piante. 

ARNIJVLÉ , add. Bannuwlato e Ban» 
nugolato , agg. Dicesi del cielo co- 
perto dalle nuvole. 

ARNUVLIRS'. V. Bannw)olare e Ban- 
nugolare , v. Coprirsi di nuvole il 
cielo. 

ARÓMAT , n; m. Aròfnato, Aromo. 
Nome generico d'ogni Spezierìa, e 
Profumo. 

Da Aromo vengono molte voci.— 
Aromatario, n. m. Venditor d'aro- 
mi, che più comunemente dicesi 
Droghiere. — V. Drughir. — Aro^ 
malicità, Aromatichezza , n. f. Sa- 
pore, odore, e qualità aromatica.— 
Aromàtico, tea, Aromàto, àia, agg. 
Che ha odore e sapor d'aromato.— 
Aromatizzare, v. Dar sapore, odo- 
re di aromato. 

ABPARÉLl.A, n. f. Baperella, n. f. 
Quel pezzetto di madrevite che sln- 
vìta alia fine della vite, dopo aver- 
la infissa , perchè resti salda. 

•ARPEG'G, n. m. Arpéggio, n. m. 
Specie di suono che si fa per ac- 
compagnamento al canto . o ad al- 
tre armonie sugli strumenti da cor- 
da, siccome l'arpa, la chitarra, ecc. 
* Arpèg'g, dicesi figurat. dai bo- 
lognesi per muovere a qualcuno a- 



AR 

cerbi e violanti rìmproTerì. — Al 
t-m-i de un ai^g'g. Gli disse il 
fatto prof^rio, quel che st9 bene. 
Acremente rimproveroUo. 

ARFÉIG, n. m. Erpice, d. no. Strumen- 
to fatto di piU legni in quadro a 
modo di graticcio, dentato con pun- 
te di ferro dalla parte di sotto, e 
sopra di cui sta ritto il bifolco per 
aggravare , e frattanto guidare i 
buoi, che lo tirano, e cosi spianare 
e tritare la terra, de' campi assolca- 
ti. — V. Arpgar, 

ÀRPGÀR , V. Erpicare , y. Spianare e 
tritar. la terra coH'erpice dopo aver 
seminato. Siccome quasi ninno dei 
contadini bolognesi trovasi aver 
r erpice, si adopera invece comu- 
nemente un semplice strumento 
fatto con quattro legni in quadro 
in forma di scala a pinoli , e tante 
volte una iscala stessa » perciò essi 
dicono Scalunar. 

ABPIADURA, n. f. Costipazione. Riser- 
ramento. Ristrignimento de' pori 
della cute. Il termine boi. è riser- 
bato al significato di Soppressione 
di sudore per freddo sopravvenu- 
to. 

* ARPIAR , V. Rappigliare. Rappren- 
dere. Coagulare. 

• ARPIARS', V. Costiparsi, v. 
ARPIATT (D'), avv. IH nascosto. Di 

nascoso. Di soppiatto. Di furto. 
Ascostamente. Ascosamente. Nasco- 
stamente. Nascosamente. Occuila- 
mente. Celatamente. Alla, celata. 
Di celato. In celato. 

Andar vi d' arpiatt. — Andar ce- 
lato o celatamente. Andar di na- 
scosto. 

A i teins dri d' arpiatt. -^ Gli 
tenne celatamente dietro. 
ARPIATTÀ, add. Nascosto. Nascoso. 
Ascosto. Ascoso. Occulto. Celato. Ap- 
piattato. Rimpiattato. Soppiattato. 
Impiattato. Tutti aggiuntivi. — V. 
Arinaltar. -— Recòndito, vale Ciò 
eh' è posto in luogo chiuso, o ben 
custodito. 
ARPIATTAR e ARPIATTARS', Nasconr 



70 AR 

dere. Appiattare. Rimpiattare, Sop^ I 
piattare. Impiatlare. Ascondere^ Oc- 
cultare. Celare. E si usano anche 
n. p. 

Una cossa eh* s ' poi arpiaUar, ^ 
Cosa nascondevole. E cosi II na- 
scondere. Nckseondimento, OccuUa- 
mento ec. 

/ Hanno una grande analogia ^ le 
voci del dialetto Arptoltor eArpòn- 
der nel modo stesso, che hanno tat- 
le le suddette italiane; ioita^olta 
Arpiattar semhm piii generico, e 
meno Arpònder, il quale incliide in 
sé la nozione di Metter dentro , di 
Custodire. 

ARPIATTAROLA, n. i. AppiatiametUo, 
Occultamento, Nascondimento, Ce* 
lamento , n. m. Celatura , n. f. 

Far all' arpiattarola. — Fare a 
capo a ncucondere. Giuo<3o fanciul- 
lesco , che si fa coli' appiattarsi in 
luogo nascosto, ed esser cercalo da 
altri, in Toscana si dice Fare alle " 
rimpiattarelle. 

Un arpiattarola. — Una coper- 
cfUeUa. Frode o altra simii €x>sa , 
ma coperta , affine d* ingannare al- 
trui. — L' ha fati un arpiattarola 
a so pader. Ha usato una coper- 
chiella a suo padre. 

• ARPIATTON , n. m. plur. Nascondi- 
mento ec. = Far dU arpiattòn. <— 
V. Arpiattarola. 

ABPÓNDER. V. Riporre e Ripònere, v, 
Chiudere, o serrare alcuna cosa per 
conservarla. Per Occupare, Nascon- 
dere. Celare. 

Andars* a arpònder. — Andarsi 
a riporre. Ritirarsi per vergogna , 
per non poter stare al paragone. 

*ARPRÉIS , agg. Rappigliato. Rappre- 
so. Coagulato. — Latt arprèis, Lat- ' 
te coagulato. 

ARPUNDÒUR, n. m. Nasconditore, n. 
m. Nasconditrice, n. f. Che nascon- 
de. 

ARPUNDUR , ARPUNDEIN , n. m. Bipo- 
sUglio t NascondigUo. Luogo segre- 
to atto a nascondervi checchessia. 
Arpundur, sgònUnacà, n. m. Be- 



AH 



71 



AB 



pesilorio, o. m. Stanza da conser- 
vare riporre arnesi domestici. 

*àRP(JNDURa. n. f. L'azione del ri- 
porre, del collocare. 

AKPURTAR, V. Bapportare e R^or- 
(ore. 

ÀRPZNLNIR, V. Appiccolare e Appic- 
mkre. Appiccolire e ImpiccioUre. 
appiccinire e Rappiccinire. RappiC' 
cvMn e Rappiccolare. Rimpiccia- 
ììn e Rimpiccolire, Menomare. 
Qoiuido sono presi in signif. att. va- 

' gliooo Ridurre in forma più pic- 
cola, e quando si prendono in si- 
gnif. D. e D. p. Divenir piccolo, io 
oserei taltavia Appiccolare» Rap- 
piccolare per Far piccolo ; ed Ap- 
piccoKre, per divenir piccolo; giac- 
ché U prima desinenza in are do- 
rrebbe essere sempre attiva , e la 
seconda ia ire sempre passiva. — 
hnifmn, lo stesso cii9 Appicco- 
ifity, oofl è voce dello siile fami- 
g'Jare, come il suo opposto Magni- 
ficare. — Minorare. Far minore ; è 
riferibile solamente alla quantità 
estesa. — Stemafe, opposto ad Au- 
^ntare. Si suole generalmente ri- 
ferire agli oggetti di materia infor- 
l^e, a quelli di esseri intellettua- 
n.neiqiiiili vogliasi segnare qual- 
che decremento. Molto aiSui ad es- 
so sono Diminuire. Decrescere. Ri- 
'jjirn a meno. — V. Ascurtar. — 
Tenuaì-e. Estenuare. Far tenue , As- 
sottigliare, e si prende ancbe nel 
significato di Scemare. 

ARP2ZADURA, n. f. ÀRPZZAMÉINT, n. 
^' Spezzatura, n. f. Ripezzamen- 
». appezzamento. Rattoppamen- 
to, n-m E con voce dell'uso e di 
regola Uppezzatura. 

AKPZZAR , ARTUPLaR, Rappezzare. 
«flttqppore. Ripezzare, v. Raccon- 
ciare una cosa rotta, mettendovi il 
pezzo che v; manca. — V. in Pèzza 
la differenza che passa fra Arpzzar 
e Àrtuplar. 

ARRABBÉ. add. Arrabbiato, agg. In- 
fettato di rabbia, e con termine gr. 
Wrofoòo, d'Idrofobìa. — Arrabbia- 



to figur. Rabbioso» Frentente d'irà. 
Infuriato, invelenito. Inviperito, 
Accanito, Adirato-, ArroveUalo. 

Sècc arrabbé. — Arrabbiato, per 
metaf. dicesi d' uomo o d' altro ani- 
male soverchiamente magro. 

Un iavurar arrabbé. — Lavofxi- 
re arrangolato. Faticoso, laborio- 
so, spinoso, arduo , fastidioso. 
ARRABBIADUHA , n. f. Arrabbéamen- 
to, n.m. Lo arrabbiare , e con voce 

fr. Idrofobia, a. t. Figur. Stizza, 
scandescenza. . 

ARRABBIMÈII^T, n. m. Incomodo. Dis- 
agio. Itiquietudine. Fatica. In ital. 
Arrabbiamento vale Arrabbiadura, 
V. 

ARBABBIR, t. Arrabbiare, v. Divenir 
rabbioso , ed è proprio de' cani , e 
degli animali morsi da cane lab- 
bioso. 

Arrabbirs', — Arrabbiare, fig. 
Stizzirsi» Incollerirsi, Rodersi di 
rabbia. 

Arrabbir a far una cossa, sem- 
pre figurat. Affaticarsi» Stentare, 
Impazzare nel farla. — A-i-ho ar- 
rabbé a truvarel. — Ho dovuto im^ 
puzzare per trovarh. Vale a dire 
ho stentato, ho affaticato , ec. 

ARRADG , n. m. Errore. Mancamento. 
SbagUo. 

Andar in arradg. — Fameiica- 
re. Andar fuor di sé per malattia « 
ed è proprio de' febbricitanti. La 
voce it. non corrisponde perfetta- 
mente alla boi. perchè Farneticare 
è propriamente Esser farnetico (boi. 
Andar in deliri ) ; ma Andar in ar- 
radg è Queir errar della mente in 
primo grado , che alle volte accade 
ancora sonnecchiando, che in fr. 
dicesi Extravaguer» dir cose stra- 
vaganti. Arradg verrà probabilmen- 
te da Etràtico , errante. Si potreb- 
be dir Vacillare. 

ARRADGARS',y. Errare. Sbagliare, v. 

ARRAGAIADURA, n. f. Raucèdine. Fio- 
cagione. Fiocàggine. Fiochezza, n. 
f. Affiocamento » n. m. Astratto di 
Rauco» e di Fioco. — V. Arrugaié. 



ARR 



72 



ARR 



.ARBAGAIÉ. Fioco. Afiìoeato. Bauco: 
Hoco, agg. 

Arragaié un poe, — Fiochetto , 
dim. di Fioco. 

FloiiOt è definito dalla Crusca: 
Che ha, ìa voce impedita per umi- 
dità di ,c(Uarro caduto mWuoola. 
Gli esempi riportali non conferma- 
no questa spiegazione ; dimostrano 
bensi tanto nei proprio che nel fi- 
gurato una nozione di debolezza. 
Fioco per amore. Parole fioche. Lu- 
me fioco, — Muco tifi pure definito 
Colui che ha raucedine o che ha 
voce o tuono non chiaro: e Baco, 
lo stesso che Muco pel solo comu- 
nissimo cambiamento dell' au in o , 
si definisce : Aggiunto che ti dà a 
chi per catarro o altro impedimen- 
to ha perduta la chiarezza della 
voce. Perciò par che si possa appli- 
care a Roca la nozione di Voce as- 
pra e disguètosa; e a Fioco di De- 
bolezza, di voce. 

ARRAGAIIRS', V. Affiocare, Arrocare. 
Divenir fioco, perder la voce per 
raucedine. — - V. Arragaié. 

ARRAMPìNA. Auncinalo, Adunco, agg. 
Fatto a uncipo. 

ARRAMPINAR e ARRAMPINARS'. v. 
Auncinare, Aduncare, e Auncinar- 
si, Aduncarsi. Piegarsi a guisa d'un- 
cino. 

ARRANZINARS', v. ArrondgUarsi , v. 
dicesi della serpe e dei i vermi , 
quando si ritorcono in se stessi ; e 
figur. degli altri animali, come del 
gatto e simili , che per istizza , o 
dolore si divincoli , e si restringa 
in se stesso. ArroncigUar la coda, 
dicesi del porco ec. —V. Arrudlar'^ 
Aundnarii è ritorcersi a guisa d'un- 
cino. Raggricchiarsi, Rannicchiar- 
si dell'uomo, ec. — V. Amie- 
ciars*. 

Arranzinar el dida. — Aggran- 
chiare le mani. Aggranchiarsi. Es- 
sere preso dal granchio, quando 
per soverchio freddo s'assiderano 
le dita , e si piegano a guisa delle 
gambe de' gamberi. 



ARRAPGARS', y. Arrampieare, Ham- 
picare: e Arrampicarsi ec., Dello 
stesso significato di salire sopra al- 
beri , muri , eminenze, ec. Voci de- 
rivate da Rampe , che sono le bran- 
che di quadrupedi. Dicesi egtiai- 
mente degli animali che delle pian- 
te. Un gatto s'arrampica sopra un 
albero. Veliera s' arrampica tu 
per le muraglie. 

Una cassa eh' s' arrapga. — ar- 
rampicante , Rampicante. — Sca- 
dente è voce lat e dicesi 'per lo più 
da' botanici di tronco o ramo, che 
sale attaccandosi con viticci, noci- 
ni, e barbe. — > Rampante,»^. 
de' quadrupedi , che abbian ninpa, 
stando ritti in piedi. Leone m- 
panie, ec — Rampante, pakt- 
lite. 

ARREN'GA, add. Abit Arren'gl-'^' 
bito ritoltalo. 

ARBENG'AR, V. Arren'gar un ghttlor 
cor, Unavsieina. — Rivoltare w 
abito, una veste. Cioè quella parte 
che cadeva per di dentro , meiterla 
per di fuori. 

ARRETRATT, add. Arretrato, agg. Be- 
gistro questa voce per mettere in 
avvertenza coloro, che cadono wl' 
l'errore di scrivere i4rremi«« con 
due f. Si dee dire Frutti arretro^ 
Ed a mio giudizio sarà meglio la- 
sciare affatto questa \oc6,eàiìin 
disimil conio, cioè Atirtitoto.f 
scriver FrutH, erediti antkld.n' 
masti addietro. 

ARRISG, n. m. (da Arrischio). fli«cw«- 
Risico. ArrUchiamento. ftnm. 
Cimento. 

ARRISO, avv. Appena. A tnotep^f 
Quasi che no. E replicalo i*rn^ 
arrisg. — Appena appena. 

ARRISGAR e ARRISGARS', ▼• ^^ 
schiatv. Risicare. Arrisicare. 

Chi n'risga n'ròusga.^ ^« 
non s'arrischia non acquista. 

ARRISGÓUS. Arrischianie. ^rrìKl^ 
to. ArriscMèvole. Rischioto. *««»• 

ARRIVAR, V. Arrivare. Giugneft. ftr- 



ARR 73 

• 

venire. Arrware vale ancora jlo^f- 
yitignere. 

Arrivar oddoss V aqua, la Um- 
penta, la noit — Coglier l'acqua , 
la grandine , la noUe ad alcun». I 

Arrivar dòp. -■- Sopraggiugnere. 
Sopravvemne. 
hnivar a capir. -— Àrrkf(^ la 

tentò alla verità. Arriveure il seti' 

Uvmljo d'un autore , un negozio , 

e simili, significa inUAnd/erìo. 
A n't arriìo. — lo non arriioo» 

cioè NoD comprendo > Non givAgo 

a capire. 

•ARRIZZAR, — V. iliTM/far. 

ARROST,n.m. krroèlo, n. m. Vivan- 
da cotta al faoco senza aiuto di li- 
quore alcuno. 

Pereutor VarroeU — Pillottare. 
Gocciolare sopra gli arrosti materia 
siniita bollente, mentre si girano, 
foraodoli affinchè meglio penetri. 

brillar l'a&osL — Girare l'ar^ 

mio, 

Arroit i^-t'-al spèid. — Arròeto 

girato. 

Oul'arroit ch'n'em'tòceaan'im- 

pria s'al brusa. — Tanto è il mal 

cfie non mi nuoce , quaMo è il 6en 

c^<«»o»mt0tova. 

^^BOSTl, B. m. pi. Bruciate, n. f. pi. 

CoMarroste. Marroni o castagne 
cotte arrosto. 

, Ouèllch'vènd i arrosti. — Bru- 
ciataio, e da alcuni Caldarrosta' 
'I'- — Si dice ancora nel dialetto 
Harunar a colui , che vende i mar- 
roDicmdi.o cotti. 
^RliUDAR I CURTt. ec. — V. Aguzzar. 

Arrudar e arrudars*. — Fregar 
n e Fregarsi éUelro urta ruota di 
tt» carro. — Arrotare significa A- 
guzzare. — Rotare, vale Far gira- 
re a guisa di ruota, e Uccidere col 
^mUzio della ruota. ^ 

' Arpidars'. — Arrotarti. Mace- 
rarsi, in proprio cuore per invidia, 
Peristizza.ecc. 

TODUR, e il dim. ABRUDLINAR , 
arrotolare e Arruotolare , Ridurre 
iQ fonna di ruotolo. — Y. Budleki. 



ARR 

Al gaU s'arrudkkia. — > I! gat^ 



ii aggomitola. 

ARRUFFAR, ARRIZZAR» ARTAPFARe 
GHERTAR, Quattro verbi che indi- 
cano le varie operationl, che si 
fanno a' capelli nel pettinarsi. Ar^ 
tuffar è Queir azione» che fi il 
parrucchiere col pettine sollevando 
i capelli , e scompigliandoU col pe- 
netrarvi per entro contro senso. 
Artappar è il ritornare sopra gli 
stessi capelli, cosi diremo arriccia- 
ti, per rendergli più unKi, ed a fine 
che r arricciatura sia più Rita e re- 
golare, perchè la capeUatura riman- 
ga più soda e ristretta , e per darle 
la forma più fecilmente o a gonfi, o 
a tape (dalla voce frane. ] ArriZ' 
zar. <— Arricciare è il ridurre 1 ca- 
pelli a rìcci mediante I ferri caldi 
più o meno grossi , che diconsi Co- 
lamistri. Finalmente Ghertarè 17/i- 
creeparU con altro ferro caldo 
fatto a scanalature. — Arruffa/re 
in lingua it. si prende per Scampi» 
gUare. {Sgumbiar, boi.). — Inanel- 
lare i capélli. Fare i ricci, fare 
anella coi capelli. 

Un gatt eh' s' arruffa. — Un gat» 
to che si arroneigliai Quando si 
restringe in se stesso, e rizza il pe- 
lo per paura o stizza. 

ARROSSIR, V. Arrossirei Arrossare, 
V. Divenir rosso. Arrossare vale an- 
cora Tignere o aspergere di rosso. 

ARROSTIR, V. Arrostire, v. Cuocere 
senza aiuto d' acquai, come in ispie- 
do , in tegame o simile. — Arru-' 
sHr. Far di' agrést. — Appro- 
i^ecciarsi. Far agresto. Queir avan- 
zo illecito, che fa taluno nel ven- 
dere alcuna cosa , o nel fere i fatti 
altrui , quando mandato a com- 
prar roba per altri, si ritiene parte 
del prezzo. 

ARRUZZARS' D' INTÓORN A UN. At- 
torniare uno per ottenere quello 
che si vuole. 

ARS. Rasciultissimo. Arsicciato. Inar- 
sicciato. Abbrucciaticcio. Inaridi- 
to, ^iH* 



AR 



74 



AR 



Ars daUa sèid. -— Assetato, Arso 
\ale consumato dal fuoco. 

ARSÉIGA» D. f. Risalto, Aggetto, n. 
m. Risèga, n. f. Que' membri del- 
l'edificio che dalle bande « o nel 
mezzo della lor faccia, ricrescono 
in fuora , senza uscire del loro di- 
ritto modanatura. 

ABSIMPIAR, V. Scempiare. Sdoppiare, 
y. Contrario di addoppiare. •— V. 
Arduppiar. 

ABSIMADURA, n. f. Risciacquatura, 
Risciacquata, n. f. L' azione del ri- 
sciacquare. 

ABSINTAR. -^ V. Saquaiar. 

ABSOLYER, e più comun. RISOLVER. 
Risòloere. DeUtterare. Determinare. 
Statuire. Risolvere non si dice per 
Disfare; Consumare, 

ARSOLUT RISOLUT. Risoluto, ta, 
aggiunto di persona. Deliberato di 
fare. 

* ARSÓR. Respiro. Comodità, libertà. 

LMsar dl'arsor in-t'i ùss, in-t-el 
fnès ter perchè en' strecchen quand 
è miii. -^ Lasciare uno sfiatatoio, 
nno spiracelo nelle imposte , affin- 
chè troppo non istringano per Tu- 
midità. 
ARSPONDER, y. Rispondere. Dar ri- 
sposta. 

Àrspònderpr el rem. — Rispon- 
dere alle rime, o per le rime. Riba- 
dire. Rispondere a quanto occorre, 
e in maniera, che uno non re^ti so- 
praffatto. 

Arspònder, (dal fr. Répondre. On 
dit qu'un valet répond, pour dire , 
qu'ilveut toujours s'excuserlorsqu' 
on le reprend). Rimbeccare. Dar 
risposta a chi ammonisce. 

* ARSTAR, V. Restare, Rimanere, v. 

L'arstò,a sintir. — Restò .maravi- 
gliato , nel sentire. 
ARSTEIN, n. m. Avèir Varstein. — 
Essere restio. Dicesi delle bestie da 
cavalcare, e da, soma quando non 
vogliono passare avanti. 

• Un cavali ch'ha Varstein. — 
Un cavallo che è restio. 

* ARSTTAR. v Rassettare, v.— Arsita 



la vostra cassetta. — Rassetiate b 
vostra cassetta. 

ARSTUPPIAR. V. Seminare il grano nel 
medesimo campo. piii di noaiuK 
consecutivamente. La parola bui 
esprime Tornare a segar stùppk 
dove si segò l'anno anteeedentt 
Ristoppiare , come dicono gli Are 
tini. La Crusca ammette Ristoppian 
per sinonimo di Rispigolare, sol 
l'esempio del Buti » Quando sogm 
di spigolare , cioè di Coglier le spi 
ghe rimase , che si chiama ristop- 
piare )>. A me sembra che la ym 
Spigolare non debba significare Hoc- 
cogliere le spighe rimase; mi Co- 
gliere le spighe la prima volta nel- 
l'atto del mietere; e che Spigofan 
e Ristoppiare non siano sìoodìbiì, 
perchè hanno due diverse radici. 

ARSUGÀ ,'Prosciugato, aia, agg. Sec- 
co. 

ARSUGAR, V. Prosciugare, v. Togiitf 
r umido da checchessia. Diseecm- 
Riseccare. Rasciugare è lo stes^ 
che Asciugare. — V. Suflfor.-ft- 
secare, vale Tagliare. 

ARSCl, SVANZtlI, n. m. Rimatug^' 
AvanzaUccio , n. m. La piceobe 
peggior parte di quel che atanza.- 
Per similit. irrói, detto a un ra- 
gazzo, vale Cucciolo, Dèdmo.h- 
gazzetto scriato, gracile, e poco ve- 
gnente. 

Arsui. Chiamano i contadioi quel- 
lo, che con termine di lingua dicesi 
Rosume, e cioè La paglia o fieno, 
che avanza dinanzi alle bestie, che 
non hanno buona bocca. 

Si osservi bene che le parole br- 
atti, Svanzui, si usano per indicare 
piuttosto gli avanzi di poco conto. 
anzi di^pregevoli. Delle co^ awn; 
zate generalmente si dice Avatiz.^' 

• ARSUIAR , V. Togliere i rosurol, W 
rosure , i rimasugli avanzali da| 
mangiare del fieno e paglia dei «e 
stiami, e rimetterglieli sotto, o dar 
li ad altre bestie. 

ARSURA, n. f. Arsura, n. f. Ar^j 
Seccore, n. m. Mancanza di pie 



AK 



76 



A* 



Arsura, Povertà estrema; e Igno- 
rilo ridotto a tale mendicità si dice 
Essere arso, o Essere un arso. In 
boi. si prende alle volte in signifi- 
cato di Avaraccio. 

mU, Intiepidito. Affreddato, ìtaf- 
freddato , Freddato alquanto. 
iRSURXDUR , n. m. Risciacquatoio. n. 
m. Canale per lo quale 1 mugnai 
danno la via all'acqua » quando non 
cogliono macinare , o quando v' è 
soprabbondanza d' acqua. 

* ^rmradurd'un canal. — S/lo- 
ralore, n. m. Diversivo, n. m. e 
Canale diversivo. 

ARSURADURA, n. f. mnfrescamen- 
/fl.n. m. 

RSURAR. V. (Forse dal fr. Eisorer.) 
naicpidore. Rattiepidare . Rintie- 
ptdarc. Rinfrescare. Freddare al- 
qìmto. - Se da Soffreddo, voce 
di lingaa, fosse lecito formar il 
yerbo So/freddare , sarebbe, questo 

>I preciso equivalente al boi. Arsu- 

mr. 

^mrars'. — Intiepidire e Intie- 
pidirsi Uttiepidire e Rattiepidirsi. 

ntaliepidire, 

Metter cvéll a arsurars*. — Met- 
fere q«afcA« cosa al fresco. Espor- 
« al fre«co. 

^mr armrar la mhéstra. — 
^fmrt intiepidire , o freddare 
^mnto la minestra. 
ll-y-Mstir. 

"|AI, n. m. Ritaglio, n. m. Pezzo 
eoe si stacca da un altro mediante 
'! laglio. Ritaglio di panno, di tela, 
«/.«^arne, di carta, e simile. E per- 
<^o fendere a ritaglio, vale Vende- 
^6 a minato; ma sempre si dice di 
quelle cose, che sono suscettive 
del (aglio; e quando è stato detto 
^^ndere a ritaglio il brodo, i gusci 
««occ, s'intende che fu per ischer- 
^ ■" V. Mnud. — Artai d'péll. — 
«w6e/to, limbelluccio. — Cola 
fl mal — Colla di limbellucci. 

^rfaid'tèimp. — Non si dice Ri- 
^^m di tempo , che sarebbe però 
'"•^' - V. Avanz. 



•ARTAIAR LA TÈnRA. V. Arar. 

•ARTAPPAR. V. Arruffar. 

'ARTECOL, n. m. Articolo, n. ro. Nel- 
la sua Appendice all' edizione pre- 
cedente del suo Vocabolatio Rolo- 
gnese Italiano, il FERRARI, sul 
proposito di questa parola, nota 
quanto segue : 

» Parola omessa per brevità, 
quantunque citata alle voci Al,Lù, 
ecc. reputata inutile, perchè si trova 
in tutti i Vocabolari. — Inutile qui 
però non sarà 1' avvertire che dov- 
unque , citando cognomi , avessi 
tralasciato l'articolo, e il segnacaso 
articolato , e detto p. e. Rartoli , di 
Bartoli, Monti, a Monti, ecc. , bra- 
mo si legga il Bartoli, il Monti, dal 
Bartoli, al Monti, e cqsÌ sempre.— 
Io ci fili indotto dall' uso del favel- 
lare, e , che piii è , da quello di al- 
cuni celebri autori moderni ; ma ho 
considerato che fintantoché un tal 
uso non sarà divenuto canone 
grammaticale approvato dalla na- 
zione, meglio è seguir quella co- 
stante dei classici di tutte le età , e 
la regola dai grammatici formata 
sopra di essi , la quale ai cognomi 
assegna sempre l'articolo. Oltre di 
che moltissimi dei celebri anche 
moderni seguono scrupolosamente 
la règola grammaticale anzidetta. » 

ARTERIA, n.f. AHèria, n. f. Canale 
del corpo dell'animale, che porta il 
sangue dal cuore alle parti. — V. 
Vèina. 

ARTÉSTA. ARTÉFIZ, ARTSAN, n. m. 
Artista, Artefice, Artigiano, ArtiC' 
re, n. m. Che esercita arte. Nel dlal. 
• boi. non si fa differenza fra questi 
nomi : nella italiana favella però , a 
parlar propriamente, Artigiano o 
Artiere non è che Un semplice ese- 
cutore di opere e di lavori risguar- 
danti le arti meccaniche, come il 
segare, il piallare il legno. Artefice, 
è quello che esercita un* arte mec- 
canica. ^e\V Artefice si richiedono 
maggiori cognizioni , e si esige in 
lui una pratica dipèndente da ìntel- 



AB 



76 



AR 



llgenza, per saper fare, ordinare, 
e dirigere le operazioni e i lavori 
attenenii all'arte sua. Artefice, es- 
sendo termine piìi nobile di Arti' 
giano» fu elevato al metaforico , di- 
cendosi» p. e. l'Eterno Artefice (per 
Dio creatore); Artefice dell'altrui 
morte (per Autore); Artefice d'iri' 
ganni (inventore). Artista. Cb' è 
dotto nell'arte. Artisti sono gli e- 
sercenti le Arti belle o liberali, co- 
me la musica, la pittura, la scul- 
tura, ecc. 

Vi sono altri nomi personali in- 
dicanti la nozione di manualità, co- 
me Operaio Lavoratore , ecc. Lavo- 
ratore pili precisamente di terra 
campestre, nome rimasto al Cork- 
tadino. — Lavorante , è quegli che 
sta a salarto in bottega di qualsi- 
voglia mestiero, ed è sempre rife- 
ribile al padrone di bottega. Ca- 
stro Vincenzo calzolaio ha sei la- 
voranti in bottega.-^Garzone, Que- 
gli che va a star con altri per lavo- 
rare. Garzone di bottega. {Ùarzòn 
d'buttèiga, boi.), è sinonimo di La- 
vorante, ma per lo più si prende 
per Fattore (Fattòur) , che è Colui 
che sta a salario in, bottega e che fa 
i lavori meno importanti, e i servi- 
zi più \ì\i*-^ Mercenario o Merce- 
naio, è nome generico, che inclu- 
de tutti quelli, che lavorano per 
mercede; ma più propriamente si 
dice di quell'operaio che si presta 
a qualunque lavoro a mese , a gior- 
no , ed anche a ore , p. e. il frui- 
tore, ì\ Facchino, ecc. — Operaio. 
Quegli che lavora per opera ; e più 
largamente Artefice ( Operari boi. ) 
— Opera (Ovra, boi.) Lavorante a 
giornata, per lo più si dice de' la- 
voratori di campagna ( Brazzèint , 
boi. ) Bracciante non si dice. — 
Giornaliere è 1' Operaio a giornata 
che può essere di tutti i mestieri.— 
Operatore, vale Che opera, masi 
prende in senso più nobile. Opera- 
tore di marmo, cioè Scultore. E nel 
metaforico Operatore d' iniquità. 



Opératon di miracoU. {Operaliwr 
boi.) 

ARTIMISIÀ, np. f. ilr/et9iMto,iip.n 
Artemisia, f. Artenisio, sia. 

ARTIRÀ, Ritirato. Bientrato, mtrtt 
to. Contratto.-^ Per Amicé. V. 

Avèir el man artird. — Aver h 
mani rattratte, contratte, iniirii 
2ite, aggranchiate, rappreie.- 
Memora per lungo sedersi ra^n 
se. 

ARtlRADURA, n. f. ARTIRAMÈINT.d 
m. Usìringimento e Bistrigmmn 
to , Ritiramento , n. m. Bestrimie, 
Contrazione, Contrattura, d. f- H 
ristringere. 

ARTIRAR e ARTIRARS* , v. BiMrisn^' 
re e Ristrignersi» Restringer Re- 
stringersi. Contrarsi, v. Racco- 
gliersi , Ritirarsi in se stesso. 

Alpann, la corda s'artìnha- 
gnandla,-^Il panno, lacotinfì 
ristrigne bagnandola.-^ Il fff^l 
contrae i pori delle pianit^^^ 
trova usato ancbe ìlyerhoRiiinrf, 
p. e. Tuta gH smalti ritirano. 

ARTORR, V. Ripigliare. Bipmàtft: 
Ricuperare. Rctcquistare. Biteglif- 
re. Ritorre, v. Si osservi bene f"f 
Rappigliare -^^ìeRappreudittM' 
gelare. 

ARTÓUREN. Non è corrispondente a 
Ritomo, Regresso. Nel dialeiio s" 
adopera sempre una circoDiocw'o* 
ne: p.e. Quand tòurìuialpffif^^l\ 
—Al ritomo del priwci;».--'";''".' 
tumarindri eh' a /bri.— "«» '^' 
tomo, ecc. -^Artòuren è usalo s^j 
lamento in questo signi6caU)Cocfl'i 
^'artóuren. Carròzza d' arìo^^. 
^Cavallo di ritorno, Carrooi'' 
rimeno , cioè di ritorno. 

•ARTUNDAR, v. Ritondare. v. "-^f: 
tundar i Uber. — Ritoodcre » «»"^ 

ARTUPLAR. V. Arpzzar. , ,, 

ARTURNA , add. RistabiUto in i<Mf j 

ARTURNAR . v. Una di quelle voci 
cui è aggiunta l' A per àoìcef^ 
pronunzia, come s' è dello al» 'f 
tera A. Dovrebbe corrisponderej" 
Verbo Ritornare, Tornar di duow . 



AR 



77 



Att 



ma in questo significato i boi. Don 
banno cbe Tumar^ che vate Andar 
di imow)y Venir di nuovc-^Ariur- 
fiar nel dialetto vale HistaòiUni in 
talute,e con altro veiiM Armet- 
ieri', ^Rimettersi in $alute, 
AVÈDER, V. Rivedere^, y. Di nuovo 
ledere. 
kntdr el cusdur» -— Cu$dura, 
Aniir al cvert a filaper fila , o 
adaffaiL^ Ricorrere e Rincorrere 
i tetti Rivedere il tetto a corso a 
corso, di corso in corso con di- 
ligeoza. 

Amdr al cvert un canal sé e 
f alterilo.'^ Rincorrere il tetto dei 
dite cùrsiV uno con diligenza, af- 
finchè ta piova non iscorra per al- 

!^HMu.n.(. (da Ermlia, lat.) Pisello, 
n. m. ma più comunemente in plur. 
PiulH. Sorta di legume , o civaia , 
t'bemaDgiaa verde e cotto.— Wm/- 
^fo, il luogo in cui coltivansi e 
gennogliaDO i piselli. — U Rubiglia 
« UDa specie di Fisello.msi più gros- 
so, e di color quasi nero.— £egfM- 
»)«. n. m., e Civaia , si appropria 
A tutte quelle granella , che semi- 
nate nascono con baccelli, molte 
delle quali si usano per cibo degli 
ttomioi, ed alcune per le bestie. 

^nèk, lèint sbusamd,^ Piselli, 
f^ie gorgogliata. — Gorgogliare è 
i| bacarsi che fiaiino i legumi, da 
^rgoglione , Gorgóglio , Baco cbe 
fntra ne' legomi , e rodendoli gli 
^ota.seniaperò che perdano T at- 
tività di germogliare. Dicesi ancora 
'ntmhiare da Tonchio eh' è sino- 
flJfflo di Gorgoglione. 

«[EINA. n. f. Bovina e Buina ^n. f. 
Il rovinare , e la materia rovinata. 
"^^neina. — Bovina per Danno , 
^acimento , Sterminio ; Disordi- 
^.Eccidio, Distruzione, Desola- 
2w««. Quindi Rovinamento e B^i• 
^tamento. Rovinante è Ruinante. 
minatore. Rovinévole. Rovine- 

*o/m€nte. flowno«»iwew/e. Rovino- 

io. 



A'rveina per Uweina. V. Vedi an« 
Cora Arvinar. 
ARVERS, n. m. Aovetdo.n. m. La par- 
te contraria alla parte principale 
detta // ritto , o La parte ritta, 

A W arversa. •— A rovescio. Da rrh 
vescia. Ai contrario. Contraria- 
mente , A ritroso ; opposto di A di" 
ritto.-^ A ritroso , vale Al contra- 
. rio, A rovescio. Capo volto. Capo 
pie. 

l'ùirvers dia carta. •>«- Rovescio 
del foglio. 

'Arvers dia mifato. —Rovescio 
della medaglia.— Dalla buona alla 
mala fortuna 

Arvers d'aqua,-^ Rovescio. Sù- 
bita e veemente caduta di pioggia. 
•^Alvein zò un aroers d'aqua, 
eh" al par eh' i la traghn a pala, 
-•^ Piove a del dirotto, o Straòoe- 
chevotmente. Stt^ppiovere. Piovere 
a secchie. Arrovesciare. ^^ V. Piog^ 
già. '-^Arvers. — Bacio. EsposiEio- 
ne di luogo a tramontana , contra- 
rio di 5o/a^to. 

Arversein dia ca/zèlto.-— Y. Ca^ 
zètta. 
ARVEHSAR, v. Rovesciare, "v. Voltar 
sossopra. Versare. Ribaltare per 

Voltar sossopra. -^S. Arbaitar. 

Arversar un star, un Bigònz air 
l'inzò. — Rovesciare uno staio, 
una bigoncia. Metterlo colla bocca 
ali' ingiù. Altri verbi banno la sud- 
detta uoùone, come Rivoltare, Ri- 
vòlgere, Invèrtere, Arrovesciare , 
ma ognuno ha la sua differenza. Ri- 
voltare o Rivolgere significa piutto- 
to Voltare di nuovo. •^Uetter^ una 
botte al sole, ecc. spesso ruzzolati- 
dola, e rivoltandola : e forse sareb- 
be meglio detto rivoltolandola. — 
Invertere è Volgere al contrario, in 
signif. proprio , ed anche nel tras- 
lalo. Parole inverse , Giudizio in- 
verso.'— Artwesciare esprime un 
Rovesciamento, una caduta più es- 
tesa del semplice Rovesciare.'^ \. 
Arvinar. 

Rivolgere segue la coniugazione 



Aft 78 

primitiyo Vòlgere. — V. 



del suo 

Vultar. 

ARVGNia, T. Bamincidire, Invtndr 
dire, ¥. Divenir ^incido. IHcesi di 
quelle cose cbe per umidità perdo- 
no in iNiona parte la durezza, come 
di castagne secche, cialde, e simili. 
'^Rinvenire poi si dice dell' am- 
mollirsi e rigonfiarsi le cose sec- 
che, e passe, messe all'acqua. Fa- 
gioli rinvenuU Uve secche rinve- 
nute nel vino. Di modo che Invin- 
cidire è il primo grado dell'ammol- 
lirsi , e Binvenite è quando la cosa 
è tornata nello stato di freschezza. 
Mettere in molle de' marroni fino a 
tanto che invineidiicano, e rinven- 
gano.-^ Binvenire» Riaversi, Risen- 
tirei Intendesi da un deliquio, da 
uno smarrimento, (boi. Arvgnir.) 

AKVGNÙ. Vincido, Invincidito, Rav- 
vincidito. Aggiunto di quelle cose 
che per umidità perdono in buona 
parte la durezza primiera. Pane, 
cialde , castagne vincide. Yale an- 
che Rinvenuto cioè ritornato nel 
primo stato. — )ln?9ntt da un fa- 
stidi. — Rinvenuto. Riavuto da un 
deliquio. 

* AHVIARA , n. f. Pisellaio, n. m. Luo- 
go seminato di Piselli. V. Arvèia. 

ARVINA. Rovinato. Ruinato, ato, agg. 

. V. Arvinar. 

ARVINAR, V. Ruinare, Rovinare, se- 
condo la Crusca significa Cadere 
precipitosamente , e con impeto da 

' alto in basso. Ma in senso proprio , 
\ale Cadere con mina, con Jraoas- 
80. In una notte minarono le mura 
della dttà. — Rovinare è preso 
ancora colla funzione attiva cioè di 
Mandar in rovina. Far cadere a 
ytezzi , a frantumi. Si eleva spesso 
al metaforico , e si prende per Ster- 
minare — Per Danneggiare , De- 
pauperarc-^Ptr Sconcertare, De- 
cadere. 

Arvinar un liber, un abit. — 
Straziare un libro, un abito. ^^ A 
m' avi arvind tutta la vsteina. — 
M' avete straziata tutta la veste. 



AH 

Aìfbattere. Getuie sblosso 
eh' è alto ed elevato. Il ntnìko 
cannone abbattè la gugUa del 
pio. (Dot Trar zo.y--Denwlin. I) 
fare una mole, una massa cosi 
ta. É contrario perciò di Cosimi 
SI demolisce ciò eh' è stato costi 
to. Demolire una casa, un 
(Boi. Dsfar.) 

ARVINDRIS, n. f. Perchè fra noi è ili 
che siano sole donne in boi. du 
v'ha il nome maschile, ma io it^ 
Rivenditùre,m. e Rivenàilm\ 
Che vende tutte quelle cose usat^ 
che servono per vestito e adors^ 
mento degli uomini e delle dooiu! 

ARVINDROL, n. m. e ARVlNDBOUl 
Rivendùgliolo, to. Termine geoem 
co di colui o colei che compnco.^ 
in digrosso, per rivenderle a m 
nulo. V. Tréquel, Trèqula. 

•ARVIOTT, n m. RubigUa, n. t (i| 
cuno scrive anche RovigUa). Spezzi 
di pisello, ma piii grosso e di eolul 
quasi nero. V. Arvèia. 

ARVISAR , ARVISARS' e ASSLWAR 
V. Assomigliare , Assm\gìif^^^ 
Ravvisare. Rassomigliare, hue^^ 
brare. Raffigurare. SomigliareM 

re e Porsi a confronto. 

Arvisarh^uB altro significalo 
che vale Incertezza di cotiotart 
p. e. A l'arvis,4no a n'al cgnm 
— M' accorgo di averlo vedalo, w 
non bene lo ricofwsco. 

ARVIVÉ, add. Rivivato. RsnmioJa^ 
vivalo ecc.— V. Arvivir. 

ARYIVIR , V. Rivivare. Rinxmre. M\ 
vivare. Avvivare. Rinvigorif^- 

ARVUIADURA, n. f. ARVIHAMEINT. | 
m. Ravvolgilura, n. f i^tfWj 
mento , n. m. Il ravvolgersi. To^ 
tuosità. I 

Anwikn, y. Ravvolgere, v. Meltó 
checchessia in foglio, panno, o 9 
mile invoglia per coprirlo con esj 
Rinvolgere. Rinvoltare.- Awom 
Porre una cosa sopra un'altra. G 
si avvolse la serpe al collo. Avtj 
gere il filo al fuso.^ Torcere o ^\ 
torcere è il Ravvolgere piii wi « 



AR 



79 



AR 



slemeperoUenerae un più forte. 
Torcere le fila per far refe da cud- 
n. — AttorcigUare o ÀttortigUare» 
esprime un ravvolgimento piU com* 
piicatoepiù teDaoe. Seta attorti- 
gìiata. — dgnere, vale proprìamen* 
te Ugare qualche cosa aU'éntomo, 
ed aiìche Circondare. 

*^nuiarunfazzuiètt in tétta, 
— Atvolgare un fazzoletto tUla le- 
tta. 

ABYULTl.add. it»;oito. Attorto. Le 
corno de'buoi nere, ferme, e non 
firn attorte, ma a modo di hma. 

ABVmTADURA, n. f. Awoltaiura. 
Samlgitura, Ravvolgimento, Av- 
volgimento di cosa pieghevole in- 
torno a cheocliessia. 

AR^ULTàR, V. Avoòlgeft. Bawòlge' 
*^> ^. Porre una cosa intorno ad 
Wi' altra in giro. 

^mllan' d'intòum al colL^ 
Amlgmi al collo, 

Àrvultar la bócca a un tace, — 
mmboecare. 

imitar al stòmgj'''^Sconoolgere 
^ ttmaeo 

AtyuUars\ •— Rivoltarsi, Ribel- 
nrsi — Labéesa «' arvolta al zar- 

JatafL^^V. Bèsea. 

mm, n. m. ÓURA. n. f. Massaio, 
^eoìd, r. Uomo o donna da casa 
cbeDKiDiiene la roba. Siccome è 
jpegliche regge la casa, non avrei 
difficoltà di nominarlo anche jR^^- 
gibire. 

Afi2ÉlNT. n. m. Argento. Metallo bian- 
(» incido, conosciato. comunemen- 
te pel grande uso, che se ne fa in 
<DODeta.e per gli utensili da tavola. 

/rzèini e Ariémt viv. -—Argento 
^vo, chiama il volgo, dall'ani. 
mento vivo il Mercurio. 

ADèir V arièmt viv addoss, — 
^^V argento vivo addosso. Esser 
^nfrùgoio, un w^isso. Essere un 
^rcuriale. Non potere star fermo. 

argentato, ta, agg. Inargentato. 
aperto d'argento. (Boi. Inarzintd), 
'^ argentato e Argentino, Argén- 
"^» agg. D'argento o simile zW9j:- 



geùVo,'^ Argentiere. V. ArsJnfir.— 
Argentatore , n. m. Colui che inai^ 
genta. 1 Doratori sono coloro che 
anche inargentano. V. Induradòur. 
—ArgetUiera, n. f. Miniera o cava 
d' aumento. -v-ifyenliero, era, i4r- 
gentifero.era, agg. Che produce» 
che contiene argento. 
ABZEN , n. m. Argitw, n. m. Rialto di 
terra posticcia fatto sopra la ripa 
de' fiumi per tener l'acqua a segno. 

— (7t(;/totie dicesi Quel rialto, che 
si fa ne' campi entro i terreni per 
sostenerli. 

Arznètt, Arzneins dim. d'arzen. 

— Arginello, Arginetto. 
Ar^nòn , — Afyitume , aocr. 

ARZÉVER, V. Ricevere, Accettare. 

Sembra a prima giunta che q[ue- 
sti due verbi non differiscano nel 
significato , perchè anche si soglio- 
no indifierentementc usare. Trovo 
tutta volta che Rie/vere è una con- 
seguenza del Dare; ed Accettare lo 
è di Esibire, Ricevere un regalo, 
una lettera , una notizia. Accettar 
la pace. Accettare un invito. Al- 
l'uno, ed all'altro però possono es- 
ser contrari Ricusare e Rifiutare,'— 
Ricevere si adopera ancora per Ac* 
cogliere, ^- V. Azzttar. 

Cossa eh* s* pò arzever, — Cosa 
ricevibile. — Rieevèvole è antiquato. 
'—Ricevitivo, Che ,ha virtìi di rice- 
vere* 

Avrà luogo (dice qui il FERRARI, 
nell'ultima sua edizione) una osser- 
vazione che fu omessa in Aduttar 
verbo, che ha molta analogia ad 
Arzèver, Dichiarai allora che Adot* 
tare non è di Crusca , adesso mi fa- 
rò carico di riferire gii esempi di 
autori accreditati, che l' hanno ad- 
operato. Gli stessi Accademici del- 
la Crusca nella prefazione a quel 
vocabolario dissero: Siamo volu- 
ti andare in ciò ritenuti , ecc. 
nelle loro composizioni adottali 
(vocaboli). — Il Rosasco Acc. del- 
la Crusca: // terzo difetto consi- 
sterà nel non esser voluto (i.Com- 



AR 



80 



A8 



)>ibtori del vocabolario ) adotta- 
re varie voci, ecc. — * Algarotti: 
SaìHamentefarà colui che adoiierd 
quelle parole, che l'uso avrà pro^ 
dotto di mano in mano.— Final- 
mente ParirU l'usò moltissime vol- 
te. 

ARZI. Particella che in boi. corrispon- 
de ad Archi e Arci italiana , la qua- 
le da sé sola non ha alcun significa- 
to, ma in composidone di parole 
serve di aumentativo. Proviene da 
Arche, gr. che vuol dXv^ Autorità, 
Primato, Se ne vedranno alcuni e- 

■ sempi in parole portate in questo 
vocabolario. 

AfìZlBANC» n. m.Ardpanca, n. f. Pan- 
ca principale. Da'boiogiiesi s'inten- 
de quella panca , che ha lo schiena- 
le. 

*ARZIFANFAN, n. m Arcifanfano, n. 
m. Dicesi di colui che s' inframette 
ove non gli spetta , dandosi aria di 
capo» di chi molto abbia a fere. - 
Chi si usurpa il primato. 

ARZIL , n. m. Nome usato da' contadi- 
ni bolognesi per denotare un arne- 
se , che le famiglie piti agiate ten- 
gono in cucina , ed è Una cassa ro- 
busta o armadio alto di legno di 
noce , più meno ornato di chiodi 
e d'altri lavori di ottone « e serve 
per custodirvi pane , cacio » ed altri 
commestibili , per difenderli dalla 
rapacità de'sorci. Questa voce è 
d'origine totalmente latina , e deri- 
va da Arca o da Arcella suo dimi- 
nutivo, che significa appunto Cas- 
ta, Armadio. 

hSiWilKR\,Tì.i. Argenteria, ed an- 
che in plurale Argenti, Argento la- 
vorato. 

ÀRZINTEIN.add. AfTjfenfJm), agg. Di 
color d'argento, o Del suono del- 
l'argento. Voce argentina. Suono 
squillante, acato, chiaro, risonan- 
te. 

ARZINTIR, n. m. Argentalo, ma me- 
glio Argentiere , n. m. Artefice che 
lavora d'argento. Cadono gli argen- 
tieri sotto la classe degli orefici. 



'ARZIPRIT, n. m Ardiprtìe, o. n. 

'ARZiYÉSCOV, n. m. Ariewetcm^ 
m. 

ABZNADURA, n. f. Termine compie 
sivodi tutti gli Argini, che sod 
dietro «n fiume. Argina/tura t\x^ 
mine dell' oso. V. Anen. 

Arznadura del Ifòtt.'^Ccifrògg 
ne. Intaccatura delie doghe, denlr 
alla quale si coDunettono i foiK 
delle botti e simili. - Capruggiw 
toio. Strumento da far le caprugg: 
ni. 

ARZNAR , V. Arginare , v. Fare ar{[iDi 
Riparare i fiumi con rialti di terr 
aeile sponde. ^ 

Arznar el bòtt — • Capruggisan. 
Fare le capruggini. JZtcapruff^iw^ 
re. Rifiire le capruggini alle boUL 
V. Arznadura. 

ARZÙNZER.v. Giugnere, RaggiudW; 
re. Arrivare uno, cioè nel canuni- 
nare , o nel correr dietro a uoo. 

ARZVUDA , n. f. Ricevuta. CoDfessione 
che SI fa per via di scrittura d'aver 
ricevuto. QuiUmza,^ Ricevuta per 
Ricevimento, Accoglienza. — ^^; 
zione, f. Ricevimento, e per lo piii 
si dice dell' Atto con cui si licer'' 
alcuno ad uffizio, si ammette iij|'i> 
compagnia. La ricezione d'wp; 
te. ^'Recezione è Rieettameoto» Ri- 
cetta. Ordinamento di mediciDL 

ARZOVNIR V. Ringiovanire, v. V. àr- 
nuvar. 

ASCALMANA. V. Scalmana. 

ASCARTUZZAR e ASCARTUZZiRS; ^ 
Accartocciare, Incartocciare t A'"* 
cartocciarsi. Incartocciarti. Avvol- 
gere e Avvolgersi a guisa di ^ 
toccio. .. 

ASCCIARIR, V. Rischiarare. Cldatf 
care. Chiarire. Chiarore. Nell'aU'- 
vo Render chiaro , e nel pass. Dive 
nir chiaro , dicesi de' liquidi, deco' 
lori, della voce.— IWrwton; P>[ 
landosi di cose solide, Tor via m 
spessezza; e pass. Divenir f^^\^ 

ASCHER. AVÈIR ASCHER. SAVtH 
D' ASCHER. Dettati più de' mooia- 
Bari, che de'cUtadiui, ed aoctie 



AS 



SI 



Aft 



più de'iQodoiiesi, cbede'bol. 4 tcA^r 

corrispoode a Regret fr, , e Avèir 
aschera Begretter, Alziamo il ver- 
bo equivalente nell' it. Rimpiàgne- 
re. Rammentare con rammarichio 
le cose perdute: p. e. Non si vorreb» 
he U)r vedove perchè ^He debbon" 
ivìfimpiagnere i loro defunti ma- 
nti. Alberti nel suo Voc. Univ. por- 
ta la Yoce Ascaro per Dolor tenero. 
Tristezza, con esempio nelle lett^ 
re di santa Caterina. 

ASCRETT, add. Ascritto. Ascritto nel- 
la congregazione, e non alla con- 
gngazhne, 

ASCURTADUR.n. m. Scorciatila, n. 
f. Tragetto. Via più corta. 

ASCURTAMÉINT . n. m. Accorciamene 
to. Abònevtatnento. DimintUmento , 
"f^-^- diminuzione, n. f. 

ASCURTAR, V. ( dall' ani. Aseortare). 
Accorciare. Scorciare. Raccorciare. 
Accórtare, Scortare. Raceortare 
(coir© stretto). Fare o divenir co r^ 
to. Appartengono alla quantità este- 
ri continua. 11 contrario è AUun'- 
aore. Ul malvagità accorta la vt- 
if^'y Diminuire e Sminuire, con- 
trari di Agghignere sono per la 
quantità numerica o discreta. / da- 
^ tono diminuiti.- i>ecréscere. 
^rt. Scemare. Opposti di Ore- 
^, Accrescere , Aumentare , so- 
gi'oosi generalmente riferire o agli 
^tti di materia informe, o a 
Mi di esseri intellettuali , nei 
qoali vogliasi segnare qualche de- 
cremento, e perciò appartengono 
Meglio alla quantità continua. Il 
^to decresce. Il valore del vino 
^' ia virtù scema al crescer del 
^sio-^ùetrarre. Sottrarre. Diffal- 
^fl»*, opposti di Aggiugnere, ap- 
partengono alla quantità numerica, 
^ eqoivalgano a Levare, Togliere , 
*^^f^ un numero minore da un 
^wnero maggiore. Biàattere non si 
^ice in tal senso. ^Abbreviare è 
contrario di Alkingare, e vale Far 
^«o«; l' uso suol riferirlo quasi 
^i&pre a quantità temporaria, e 



parlandosi di tempo è opposto a 
Prolungare: cosi Breve dicesi di 
ciò. die si riferisce al tempo: Corto 
di ciò che si riferisce alla durata , 
ed alla estensione. Le passioni oò- 
breviano la vita. 
ASÉ, n. m. Aceto, n. m. Vino inforza- 
to. 

Asé fortarrabbé."^ Aceto arrab- 
biato, 

Dvintara^é.'^Acetire. Inforza- 
re, Inacetire» 

Bagnar d* asé. — Inaretare. 

Il primo grado quando il vino 
comincia ad inforzare si dice Fi- 
gliar la punta , Inagrire, Inagrare 
(Ciappar al pùnt, boi.) indi Acethre. 

Vein dvintd fori. — Vino acetito, 
inacetito. — Acetoso, agg. Di sapor 
d'aceto.— i4ee/umtf. Cose di sapor 
acetoso, e principalmente quelle» 
che si conciano coir aceto , come i 
capperi , i peperoni e simili. 

'Star itt't-l'asé. Far star in-t- 
l'asé.'-^tar in sulla fune. Far star 
in sulla fune. Star coir animo dub- 
bioso, sospeso, ecc. 
ASÉI, e ASlOLdim. , n. m. Assillo ^ 
n. m. Animaletto alato simile al ta- 
fano, e poco maggiore di una mo- 
sca , il quale pugne asprissimamen- 
te , ed è molto noioso a' buoi. Da 
ciò forse deriverà il proverbio boi. 
Dar l' asiol a un , L'erba cctssia, — 
Dare il lembo in mano altrui. Dare 
lo sfratto, ecc. che usasi nel signifi- 
cato di ìtandar via con poca buona 
grazia, come quando uno punto 
dall'assillo se ne vada. — Assillilo, 
Punto dall' assillo. 

Avéir l^ asiol, Ùgìmi. -- Assilla- 
re. Smanicare. 
ASEN,SUMAR, n. m. Asino, n. m. 
Quadrupede da soma, che si distin- 
gue dalle orecchie lunghissime , e 
cammina a pian passo. Dall' uffizio 
suo di portare la soma dicesi Soma- 
ro , ed anche Somiere. Giumento si 
chiama pure questo animale, come 
tutti gli altri da soma , prendendo*, 
si la parola dai lat. lumcntum. 



AS 



82 



AS 



La femmina dell' ilft«o è Asina, 
Somara. Giumenta si prende per 
Cavalla, come in francese.— (^lucrro 
e Miccio sono voci napolitane.— -In 
boi. i contadini soglion dire ad un 
asinelio Burec forse dal fr. Bouri- 
qiie,^^ Asinesco, Asinino, sono ag- 
giunti di cose spettanti ad asino. 

Essr un asen d'or, iig. Essere un 
asino col pelo d' oro , o Asino coro- 
na^. Bieco scortese, o ignorante. 

Èssrin-t-l'asn a qualcdùn.^'-^An' 
dar sull'asino, dicesi figurai. In- 
correre nella disgrazia di qualc- 
uno. 

Far Vasn e 'l boia,'^ Esser l'a- 
sim. Essere aggravato di fatiche. 

Éssr un aseìi calza e vslé ( dal 
fr. Un àne bàtè). Un <isino da 6a- 
stp , un asinaccio , un osinone, un 
ignorantaceio , un castronaccio. 

Éssr uslind più eh' n' è un fisen, 
— Essere ostinato più di un giù- 
•dio. 

Troll d'asen dura poc. •^Trotto 
d' asino poco dura. Dicesi di chi si 
mette a far qualche cosa oltre al 
5U0 potere. 

L'asen muda al pèil, ma non i 
vezi.-^ Altri cangia il pelo, anzi 
€he il vezzo. Il lupo cangia il pelo, 
ma non il vizio. 

Dar ad intènder ch'un asen vòu- 
la, ^-^ Dar a credere cìie il male sia 
^ano. 

A lavar la co all'asn a s'perd al 
ièimp e al savón.^ Lavare il capo 
all'asino. 

L'asen di capuzzein, eh' bèv 

V aqua es porta al vein.'^Far co- 
me l'acino che porta il vino e bee 

V acqua. Pescar pel j^roconsolo. 

Bang' d'asnen'va in zil, e vòus 
d'matt n'va a capétol. — Raglio 
d'asino non arrivò mai al cielo. Le 
preghiere degli sciocchi ed indi- 
screti non sono mai «udite. 

L'è qué dov cascò l'asen.'-Qui mi 
cadde l'asino, o l'ago. Qui è dove 
giace Nocco. Qui giox^ la lepre. 
Questo è il busiUi , o busillis, (jui 



sta il punto ola difficoltà. — V. Bit 
sUlis, ^ 

'L'è mei un asen viv» che un 
duttòurmort.'^È meglio un can 
vivo , che un leone morto. 

' La dscherziòn è la mader di a- 
sen. — La discrezione è madre, 
guardiana e temperatric;e di tulle 
le virtìL Discrezione asinina. Niuna 
discrezione. 

ASER, n. m. Acero, n. m. Albero al- 
pino di legno perfettissimo per far 
minuti lavori. V Acero coniane è 
r Oppio. 

ASFRITTLAR e SFRITTLAR, s. Schiac- 
ciare e Stiacciare, v. Comprimere a 
foggia di frittella. V. Atnmaccar. 

ASGRANDIR. V. Azuntar. 

ASI, n. m. (da Asia, ital. aot o da 
Asia lat. ). Agio , n. m. CbmodUà, 
Opportunità, il suo contrario è DU- 
agio. 

AbéU'asi,o Abaiasi, Adasi.— 
Adagio. A beli' agio. Pian piano. 

Avéirl'asi, vale Abbenchè, Per 
quanto: p. e. L'ave l'asi d'aoèircn 
vòia.^^ Per quanto ne avesse vo- 
glia. 

A'i'ho Vasi d' damarci, e là n' 
m'arspond.^^Per quanto lo chiami 
ei non mi risponde ^-N'avèir i osi. 

— Non aver l'agio. Non avere il 
comodo. Non potere.-^ A n'ho l'asi 
d'abbadarev'. — Non ho agio di 
darvi retta. -^ Agi in plur. vaie Ric- 
chezza.-— ilgtato agg. Ricco,^iigia- 
tezza. Ricchezza. — Agiataimente^ 
Comodamente. ^ Adontarsi. Ripo- 
sarsi con comodo. 

ASIAR , V. Girare. Andar piano. Gira- 
re a bell'agio.'^ Una pulsa, una 
furmiga ch'ascia sùpr una spalla. 

— Una pulce , una formica che gi- 
ra su di una spalla. 

E ascia e ascia. — E gira e gira. 
'^Asolare. Rigirare intorno a un 
luogo frequentemente. Quasi lo 
stesso che il boi. Giratidular. •" 
Aliare intomo a qualche luogo. 

ASIOL. V. Asci. 

ASLARGAR, V. Allargare, Slargare. 



AS 



83 



AS 



Siniirt' asìargar ai ror.— -Sm- 
timeofuolare, riconfortare, tor- 
nare a nuova vita, racconiolare. 

Biavern. 

*Aslargar8 dèi lètmp.-^RìsGbia- 
rare del tempo. 
ÀSLUNGAR, V. Allungare. Slungare. 
frolungare. RaUuttgard . v. 

A$luììgar la slrd. '^ Rallungar 
lavta 

AUungars','^ Protenders(, Dis- 
teodersi o stiracchiar le braccia 
come fa talora chi si desta o sbadi- 
glia. Diitender la cuoia , in modo 
basso. 

'Àilungar cvèll a qualcdùn. — 
Offerire. Sotnministrare. Dare. — 
Ailungàm quèll Uber. — Datemi 
quelUòro. 
ASdtà,D.f.i sima, e piìi comun. A- 
<^ia> n. f. Malattia de' polmoni ac- 
compa^ata da brevità e difficoltà 
di respiro, che dicesi Ambàscia, 

Da qualche scrittore la parola 
Ama si fa di genere maschile , ma 
i più le assegnano il genere femmi- 
nile. 

ASMURZADUR, n. m. Spegnitoio, n. m. 

Arnese di latta, o altro metallo « 

fatto a foggia d' imbuto , per lo piti 

con manico, ad uso di spegner lu- 
mi. 

ASMURZADURA, n.f .ASMURZAMÉINT, 
j- m. Estinzione d'un incendio, del 
fuoco. Spegnimento. 
ASMIRZAR , e SMURZAR , v. Ammor- 
^fl«. Sfinorzare. Estinguere, ^è- 
9f*^re. Ammortare. 

Atmurzar la calzeina. — Spegne- 
^ la calce. — Calcina spenta. 

l-^aqua lui smurzd la pòlver dia 
iiri.'^^La pioggia ha spenta la 
polvere delle strade. 

^lìnguere e Stingu^re , è oppo- 
JU) ad Accendere. Estinguere il 
fuoco coli' aequa. Ver &imì\. Estin- 
guer la sete. 

^na cosso eh' s' possa Asmurzar. 
-Com esUnguibile»spegnktile,ikgg. 

fug che n' s' pò asmurzar*, -->- 
Fuoco inesUnguibile. 



Estinzkme, n. f. Eetinguimento, 
Spegnimento. Ammortamento, n. 
ra. p. e. Estinzione di un incendio , 
e fig. Estinzione della voce. Estiti' 
zione d'un debito. Estinguimento 
di una vocale. Quando cioè si tron- 
ca una vocale al fine della parola. 
La voce contraria è Collisione figur. 
che dicesi anche lato. -» V. farr)- 
la. — Estintivo , va , agg. Che ha 
virtù di estinguere. — Spegnitore , 
trice; Estinguitore, trìce: Ammor- 
zatore, trice. Colui o Colei che e- 
stingue. 

ASNADA. — V. Asnata. 

ASNAR, n. m. Asituùo, n. m. Guida- 
tor d' asini. 

Asnar. - Piana , Pianone. Trave 
grossa che sostiene i correnti del 
palco, su cui sono conGtti. — i4«i- 
nello , quella trave che regge le al- 
tre travi de' tetti, che piovono a 
un'acqua sola. (Cava//, boi.]. 

ASINATA, ASMTA, n. f. Asinàggine. 
Asineria. Asinità , n. f. Stato e na- 
tura d'asino; e metaf. Azione da 
asino. Discortesia. Inurbanità. Ed 
antthe Grande ignoranza. 

Asnada e Asnata più comunem. 
per Cavalcata in truppa su degli 
asini. Col Bondi direi Asinata, ben- 
ché non sia messa ne' vocabolari. 

ASNEIN, NA. ASNÉTT, TA, sust. -4»t- 
netto. Asinelio, Asinino, dim. d'A- 
sino — Asinino è ancora aggiunto 
d'Asino. — Pelle Asinina. 

E se si dice Somaro, Somiere, 
con voci di regola si potrà dire 
Somarino, Somarello, Somaretto, 
Somierino , ec, abbenchè queste 
voci non si trovino ne' dizionari. 

ASPÈRGES, n. m. (dal fr. Asperges). 
Aspersorio, n. m. Strumento com- 
posto di un manico, che ha in capo 
un pomo d'argento traforato, in 
cui è chiusa una spugna, che s'in- 
fonde nell'acqua benedetta per i- 
spruzzarla. 

ASPÉTT. Questa voce bolognese non 
equivale all' ital. Aspetto per Fiso- 
nomia. Volto, Cicra, ma si usa av- 



ASS 



84 



ASS 



terbialm. nelle cifre mnsleali. — 
Una nota d'atpétt — Pausa. La 
flgara , che serve per modificare il 
tempo d' aspetto nella musica. 

Atpétt, bar (f/'a«pè^^ — Dicesi 
di UD negoziante, cbe dia tempo al 
compratore del pagamento delia 
mercanzia. Dilaziotte , Dar dilazio' 
ne, — Aspetto vale Indugio» Aspel- 
tomento, 

ASPETTATIVA, n. f. Aspettativa, A- 
spettazUme, Espettativa, Espetta- 
itone. Speranza. L'opinione che si 
ha del bene, che sia per venire. Vn 
giovine di grande aspettazione. Si 
sta in una grande aspettativa , 
espettativa , espettazione di questo 
fatto. 

ASPTTARa V. Aspettare, Attèndere,.y. 
Aspttar a far una cossa. — f)t- 
tardare. Protrarre, hidugiare. Pro- 
crastinare Soprassedere, Sospèn- 
dere, 

Aspetta, e per sinc. Spetta e spi- 
ra (per Spera).— A spetta aspetta e 
non s'è veduto né fumo né brucia- 
ticcio , ovvero né fuoco né fumo. 

• ASPTTARS, V. pass. Aspettarsi, Al- 
tendersi ec. 

ASQUEZZ /asQUIZZA , add. Schiac- 
ciato, agg. 

ASQUIZZAR, V. Schiacciare: e Prè- 
mere trattandosi di frutta o altra 
simii cosa. 

Asquizzar, Smultizzar (o Smu- 
stizzar. Ammustizzar. Mustizzar) 
dl'u. — Pigiar dell'uva. — Asquiz- 
zar di fiur. — Pigiar de' fiori, per 
Guastare, — V. Ammaccar. 

ASS, n. m. (dalFr. i4«) Asso (e non 
Asse). Un punto solo segnato sopra 
una carta da giuoco , o sopra una 
delle sei facce d' un dado. 

Lassar in ass. — Lasciare in 
ìiasso, come dicono comunem. in 
asso. Lasciare in abbandono. 

Arstar in ass. — destare in fios- 
so. Rimanere interdetto ; Impunta^ 
re. Arrenarsi. Vejir meno la me- 
moria in alcun recitamento. Oppu- 
re restare cou un lavoro Imperfetto. 



ASSA, n. f. Às$e» n. f. e Assi pL To- 
vola. Legno, segato per lo lungo 
dell'altiero, dì grossezza dalla mez- 
za sino all' un' oncia e mezza, che 
di maggior grossezza dicesi Pan- 
cone. Assa non si dice cbe dell' As- 
safetida, 

Sciàvero, Quella porzione rozza 
del legname, che si cava colla sega 
da un legno, che si riquadra (boL 
Scorz), né suol passare in grossez- 
za la mezz' oncia. -— PiaUàccio. 
Sciavero grosso da cui puossi ancor 
ricavare assi piti sottili. Asse da 
Impiallacciare, (boi. Spezza). — 
Panconcello. Asse di raezz' oncia, 
(boi. Mézz'assa). -— V. iMmbrècda. 
Ed anche Assicella, (boi. Assetta). 
Pancone, (boi. Madira). Asse gro^ 
sa circa un quinto di braccio , delh 
quale rìfendendola si fanno assi più 
sottili detti Panconcelli e Correnti. 
Questa è la definizione de' vocabo- 
lari, ma io non chiamerei Asse que- 
sta sorta di legno, perchè in verità 
da una Trckve si cavano Asti o Pan- 
concelli, ma dall'i! «se non si cava 
una Trave, che tale è un Corrente. 
La spiegherei dunque in qaesto no- 
do: Pancone , Trave riquadrata 
grossa circa quattro once , della 
quale rifendendola si fanno corren- 
ti , ed anche assi. 

Assa del camer. — Carello e Co- 
riello. Coperchio col quale d chiu- 
de la bocca al cesso. 
Assa dèi pan. '^ Asse, n. n. 

ASSA, n. f. Tavolato, Assito, n.nL 
Parete , o pavimento di tavole. 

ASSA, avv. (dalfr. Assez). A66a«Can- 
za. A bastanza. A sufficienza. As- 
«at,avv. La voce boi. significa sem- 
pre Abbastanza, e l'Assai ìtal. alle 
volte sì prende per Abbastanza, 
alle volte per Molto. In boi. per dir 
Mollo aggiugnesi il Pur; Purassd.S. 

ASSAINÀ. add. (quasi fatto a S). Bi- 
lenco, Sbilenco, Bistorto, agg. a 
persona. Tutto storto. 

ASSALTA, Assalito. Assaltato. Affron- 
toto,agg. 



Ohi assalfd mézz pers. — Uomo 
affrontato è mezzo morto. 

ASSALTaMÉINT, n. m. ÀgartuioM» 
n. f. Violenza fatta contro alcuno 
per derubarlo. Aggret^one è ter- 
mioe legale » in lingua com. Aa«a2t- 
mento. — Aggrezsore , A$saUtore. 

Quello che assale. Aggresao, Colui al 
quale fu fatto violenza. GrMiazkh 
m, dicono i legisti l' Assasiulo fatto 
alla strada. -* GrasscUore. Assassi- 
no che assalta i passeggeri. — V. 
lader. 

ASSALTAR, v. Aasaltare, AsseUire, \, 
Far violenza contro alcuno. 

ASSASSEIN. ASSASSÉNl. ASSASSI- 
NAMÉINT. ASSASSINAR. ^y.La- 
der. 

KSSfìÀ,agg. Assetato, agg. Che ha 
sete. Il suo conirarto è Dissetato. 
V. Sèid.— Assettato con due t, va- 
le Accomodato. 

ASSBAh,^. Assetare, v. Indursete. 
n contrario è Dissetare. — - V. Sèid. 

ASSDEINA. ASSDÈTTA. n.f. AssiceUa, 
Asserella, n. f. Piccola asse. 

ASSEGN, n. m. Assegnamento, lì. m. 
ProTTìsione, stipendio. — Assegna' 
inento. Ragion di credito, che si 
cede altrui acciocché se ne valga a 
SQO tempo» (boi. Zessiòn). — Asse- 
0Ma, n. f. Voce d. u. corrotta , in 
luogo di Assegnamento. Assegna di 
àfniitabili. Assegna del quartiere, 
^i ktto , ec. I legisti dicono pari- 
mente Assegna (si noti bene di ge- 
nere femminile) ed Assegnazione 
di dfite, di patrimonio. 
ASSEINSA. AL DE DL'ASSÉINSA. Il 
di dell' Ascensione di IV. S. G. C. 

ASSERTIVA» n.f. Né Assertiva , riè 
Affermaiiva, sono ammesse dagli 
scrittori. Abbiamo le equivalenti in 
Asserzione, Affermazione. 

ASSESTER, V. Assistere. Star presen* 
le. Soccorrere. E regge sempre il 
terzo caso. — Assister un amma- 
^- — Assistere a un ammalato. 

ASSICURAR , V. Assicurare, v. Accer' 
tow. Far certo, Si riferisce in par- 
ticolare agli atti della mente, la 



85 Ass 

quale dice si certa di una cognizio- 
ne , quando ne comprende la veri- 
tà.-— £^erK/lcore; Far certo: Trar 
di dubbio. Confermare la aussisten- 
sa dei fotti, togliendo II dubbio, 
nel quale altri si trova. — Conferà 
mare, è l'addur prove ad una cosa 
già certificata. -— Affermare è op- 
posto a Segare. Affermare, vale Dir 
di si , come Negare , vale Dir di no, 
E anche for fermo. — Asserire. As- 
severare. Afiermare colle parole.— 
Assicurare. Far sicuro , è molto af- 
fine ad Affermare, ma questo è di 
maffgior forza. 
ASSRA. Serrato. Chiuso. RaccMuso. 

Rinchiuso, agg. 
ASSRADURA , n. f. Serratura. Serra- 
me. Chiudimento. Chiusttra. Ctau- 
sura. Cosa che serve a chiudere. 
ASSRAMÉINT, n.m. Serramento. Chiu- 
dimento. 

Assramèint d' tèsta , d' pétt , 
d'nas. — Intasatura. Intasazione. 
Intasamento. Otturazione. Impedi- 
mento di petto, di naso. 
ASSRAR, esincop. Srar, v. Serrare. 
Chiudere. Biserrare , y. Impedire 
con riparo che per V apertura non 
entri , o esca cosa alcuna. Certuni 
in boi. dicono Ciuder. 

Vassrò Vussperdov Veravgnu 
fora. — Chiuse l'uscio dal quale 
egli era escito. 

Assrarcùn un stuppai.-^ Tura- 
re. Chiudere l'apertura con turac- 
ciolo. 

Assrar dintòuren. — Cingere. 
Circondare. 

Assrar dèinter. — Acchiùdere. 
Bacchiùdere. Rinchiùdere. Inchiù- 
dere. Includere. Rinserrare. 

Assrar in fèssa. — Socchiùdere. 

Assrar i uc'c. — Chiuder occhio, 
Chiuder gli occhi. Dormire; e 
Morire. Figìir. Far finta di non 
vedere. 

Assrar V ùss in-t-al mustazz. -^ 
Serrar la porta sulle calcagna. 

Srar la stalla dòp eh* i bu ein 
scappa. — Tardi tornò Orlando. H 



A8 



88 



AS 



perchè uno non presta attenzione a 
chi gli parla tanto per Astrazione, 
quanto per Distrazione : ma la dif- 
ferenza consiste nella causa. L' A- 
strazione nasce in noi medesimi e 
la Distrazione vien prodotta da og- 
getti esterni. Quindi V Astrazione 
è un difetto , dai quale uno si può 
guardare e correggere, ma la Di- 
strazione non si può sfuggire. — 
Astrattaggitie. Voce quasi equiva- 
lente ad Astrazione , o piuttosto a 
Sbadatàggine. --y. Balurdisia. 

Si suol dire comunemente » non 
però in buona lingua : ma, fatta o- 
strazione da tutte queste cose» mi 
pare ch'egli abìna ragione. Cioè 
Lasciate da parte, da un canto;' 
Lasciate stare. Non considerate 
tutte queste cose , ecc. 

*ASTRICCADURA. n. f. ASTRICCA- 

, MÉINT, n. m. Strignitura. n. f. 
Strignimento , n. m. 

*A«TRICCAR. V. Ammaccar. Striccar. 

ASTRUPPlA STRUPPIÀ , e STRtlPPI. 
Stòrpio e Stróppio Storpiato e 

< Stroppiato , agg. 

Magnar da struppià o da strup- 
pi. -Mangiar ghiotto. 

ASTRUPPl ADURA, n. f. Storpiatura, 
Stroppiatura , n. f. Storpiamento e 
Strojppiamento , n. m. 

ASTRUPPl AR, (dal fr. Estropier). y. 
Storpiare e Stroppiare, y. Guastar 
le membra, Ed anche Altejxtre. 

Astruppiar el paroL - Storpiare i 
nomi ; Corrompere i nomi. Pronun- 
ziare erratamente i nomi. 

ASTUDIARS' A FAR UNA COSSA. Af- 
frettarsi di fare una cosa. Solleci- 
tarsi. Spedirsi. 

Astudiars a córrer." Studiare il 
passo. 

Astudiav' a andar vi. "Studiate- 
vi a partire. 

ASTUMGAR, v. Stomacare, y. In ital. 
significa propriamente Commuover- 
si , e perturbarsi lo stomaco , che 
equivarrebbe piuttosto al boi. Aveir 
ingessa. Ma i boi. quando dicono : 
El coss grassi astòmghen: intendo- 



no. Le vivande grasse «aziano /o- 
sto , di modo che non se ne può 
mangiare che in poca quantità. Sa* 
rà meglio esprimersi cosi: Stuccar- 
si presto del tal cibo. "Alris m-i- 
al lati m'astòmga. - U riso collo 
nel latte tosto mi sazia, presto wi 
stucca, mi nausea. 

'Astumgar, figur. Stuccare. 

'ASTUMGARS', v. Saziarsi prato éi 
cibo troppo sostanzioso. 

•ASTUPPADURA , n. f. ASTOPPA- 
MÉINT, n. m. Chiusura. Chivài- 
mento. Turamento ecc. 

ASTUPPAR, V. Stoppare, Turare, fxc 
Passiamo in rivista i vocaboli dia 
sembrano sinonimi.— Zd/farv, si- 
gnifica letteralmente Chiudettcof 
zaffo. Cioè con quel turacciolo di 
legnp col quale si chiude il baco 
delle botti e de' tini nella parte in- 
feriore (Rol. Metter al biron). L'ii»; 
piegare questa voce nel senso di 
Turare, generico, sa troppo d«i 
dialetto. — Turare. Chiudere con 
Turacciolo. — Otturare, piii g«D<^ 
rico. Cbiudimento di qualche aper- 
tura, fatta astrazione dal modo, a 
dallo strumento per eseguirlo: oel 
senso traslato. Otturare gU ortcdi 
'—Riturare, propriamente Tvfon 
di nuovo ; ma piii volte fu impi^* 
lo pel semplice Turare (Boj. Uttler 
un stuppai). Stopj^are, al dir della 
Crusca vale Biturare con Wopp^! 
ma sicóome Stoppacciolo à app^<^ 
a qualunque materia e strumeoto 
atto a chiudere ogni sorta ^ ip^^' 
tura , dicendo Stoppaccio del /ì«co, 
Stoppacci della nave, Sto|yfl« s'? 
applicato ad ogni sorta dì chiodi- 
mento : Stoppare una fossa per ap- 
pianarla; Stoppare un uscio p 
murarlo — Intasare nel proprio, 
secondo la Crusca, vale Enipvr » 
taso ; ma suolsi usare colla qoziooe 
afline ad Ostruire, cioè Chiuder ca- 
nali, condotti con materia, che im- 
pedisca il passaggio de' fluidi, «d<5 
questo chiudimeuto prodotto da 
cosa naturale. Intasato U ca"^' 



ATT 



S9 



Art 



delle urine. Nato intasato, Petio in- 
tasato dagti umori. — Ostrmre ed 
Ostruzione. U primo è affine ad In- 
tasare, ma di questo assai piU no- 
bile, come d'immediata proTenien- 
za dalia lingua lat.,e, insieme a'suoi 
derivati, serve principalmeule al 

linguaggio de'medici, e degli altri 

doUi. » 

ASl]UN,A SULEI, avY. A solatio, 
/Uiota/io^agg. Esposto dalla parte 
volta a mezzogiorno ; contrario di 

4 bacìo. 

ATANASl, np. m. Atanasio» m. sia, f. 

Atanaglo , già. 
ATT, n. m. Atto. Azione. 'Gesto, Modo. 
Maniera. 
AU.,^Alto per Cenno. 
hr di att.-^ Atteggiare, Fare atti 
e giuochi. Gestire. Gesteggiare. — 
A«o per Lèzio, Smòr/ìa. 

CnUnzar di att in giudea. — 
Intavolar la lite. 

Pardi att.--- Aiutare. Incanuni- 
03re e proseguire gli atti giudiziali. 

— Attuazione, il proseguimento 

degli alti. 

^TT. agg. Atto. Adatto. Adattato, Ido- 
^^0. Capace.^ Disadatto è il suo 
contrario. 

A sèin tùtt att a fallar.^ Chi fa 
fiiUa , e chi non fa sfarfalla» ovve- 
ro Chi non fa non falla. 
'^TTACC, lì. m. Attacco. Dar l' attfxcco 
f^^na fortezza. 

Avèirun attacc, di attacc. — Ave- 
^f^degU amoretti, degli amorucci. 
Avere degli affetti. 

Attacc, AUaccamèint al zug , al 
«««21. - In vece di dire Attaccar 
J^nto al giuoco alle scienze, di- 
rei Amore al giucco , alle scienze. 

'-4«accrf'pe«.— Malattia che in- 
tacchi i visceri nobili , che stanno 
nel petto. 

mACC , àTTÉlS , AVSEIN , avv. Ac- 
fflnto. Accosto. Vicino. Appresso. 
Presso. Da presso e Dappresso. Da 

f«n<o. Allato. A lato. Appo, avv. e 

prep. 

Atlacc attacc. Atlèis attèis. Av- 



sein avsein.^^ Accanto accanto, Al^ 
lato allato. Appresso appresso, Vi- 
cin vicino. Presso presso. Basente. 
Andar avsein.-^ Avvicinarsi, Ac- 
costarsi. 

Star attacc a un '-^ Stare ai flan- 
.chi. Essere alle costole d'alcuno, 

ATTACCA, agg. Attaccato, agg. — 
Aderente, nel senso proprio si ap- 
plica a quelle cose, che sono tra di 
loro cosi unite, che quasi si com- 
baciano nelle rispettive loro super- 
ficie. La camicia è aderente al cor- 
pò ; La tappezzeria è aderente al 
muro. E di un' aderenza ancor più 
forte: La scorza è aderente al le- 
gno : La pelle aderente ai muscoli. 
La facilità colla quale si separano i 
corpi aderenti e' indica che Separa- 
zione è opposto ad Aderenza. Alle 
voci Aderire, Aderente, Aderenza, 
Aderimento, Aderito, Adesione la 
Crusca non dà se non la significa- 
zione figurata di Favorire; Fauto- 
re, ecc. 

Attacca eùn dèi spudac'c. V. 
Spudac'c. 

ATTACCADÉZZ.i4pptccaeiccio,agg. Che 
agevolmente s'appicca. Vt«co<o. Te- 
nace, Attaccaticcio. '^Appiccatic- 
cio, parlandosi di persona, vale Imr 
portuno , che altri difficilmente si 
può levar d'attorno. -Male appic- 
caticcio, dicesi di Malattia conta- 
giosa. 

ATTACCAMÉINT. ATTACC. V. Inclina- 
ziòn. 

MTKCCKfi,\. Attaccare, Appiccare. 
L'uno e l'altro di questi verbi nel 
comune linguaggio sono senza di- 
stinzione adoperati « ed importano 
tutti e due la nozione di congiun- 
gimento di un corpo all' altro , ma 
sembra però meglio che al secondo 
s' aggiunga sempre l'idea della sos- 
pensione. 

Attaccar i cavaU alla carezza. 
-Attaccare i cavalli alla carrozza. 
Attaccar un quader alla mura- 
ia. '^ Appiccare un quadro al mu- 
ro. Sospendere ha una nozione piti 

10 



ATT 



90 



ATT 



particolare , e cioè di Attaccare in 
modo che ia cosa resti sospesa. Sos- 
pendere una lumiera, ecc. ^-Ap- 
pendere è affine a Sospendere , Ap- 
pendere la spada al fianco. — Con- 
giungere ed Unire non richiedono 
la nozione di attaccamento, ma 
bensì una specie di legamento e 
d'iotrecciamento. Lavile congiun- 
ta ali albero. Le mani congiunte. 
Appigliarsi si prende ancora per 
Attaccarsi. — La Udrà s'attacca ai 
alber. — L' edera s' aj^piglia cigli 
alberi. 

Attaccars' , tgnirs\ radisar del 
piani. ^- Abbarbicata , Abbarbicar- 
si, Provare , Allignare , Appren- 
dersi, Radicare. 

Attaccar fug. — Appiccata il fuo- 
co. Attaccar fuoco. Metter fuoco. 

Atlaccars' fug. Appiccarsi il fuo- 
co. Apprendere fuoco. Accendersi. 
Pigliar fuoco. 

Altaccars' insèm. — Appiccica- 
re , ed Appiccicarsi. V Appiccarsi 
che fanno le cose viscose , e quel- 
le, che si possono difficilmente 
spiccare. 

Attaccar fora un sunèlt, un av- 
vis.-^ Affigere. Quindi Affissione, 
lo attaccare stampe. Si noti di non 
dire Affiggete, Affissare e Affissa- 
re» che vagliono Fissare lo sguat^ 
do. 

Una parola attacca V altra (dal 
iv. Une parole amène l'autre). Il 
dir fa dire. 

Turnara attaccar, o Artaccar. 

— Bappicearsi il fuoco. — Attacca- 
re non si dirà mai per Fare stima ; 
Far conto , pregio ; Tenere in con- 
to, in islima. — Annèttere. Essere 
unito ad altra cosa senza farne par- 
te integrante. Annettetre la slalla 
a una casa: la rimessa alla stalla. 

— Connettere. Attaccare , unire in- 
sieme. Connettere tavole, pietre. 
Per lo più si dice di cose morali e 
intellettuali. Sconnettere, 11 con- 
trario. 

ATTàNàIÀ, add'. Mento al sommo in 



far checché sia , e stretto al lavoro 
come . per cosi dire , da una tana- 
glia. Oppresso dal lavoro. Accatù- 
to allo stiuiio, al lavoro. — Atta- 
naglian è tormentare i rei colla 
tanaglia. 

•ATTANAIARS* , V. Essere accanito, 
intento al sommo allo studio, al 
lavoro ecc. 

ATTA VANA, add. Irrequieto, agg. Non 
fermo e corrucciato nel far qualche, 
operazione faticosa. Viene questa! 
voce del dialetto da Tavàn. ( Tafa- 
no) , come se un tale fosse punto, 
da queir insetto. 

•ATTAVANARS' , v. Essere irrequieto. 

ATTAVLARS*. V. (dal fr. S'attabler). 
Porsi a tavola. Attavolarsi manca 
alla lingua italiana. 

ATTÉIS, V. Attacc, avv. Socchiuso.— 
V. Sbadd. 

ÀTTEM> n. m. Attimo voce corrotta 
da Atomo. Itistante. Istante, PutUo. 
Momento di tempo. 

Far una cossa in-t-un ^ttem. In- 
t-un batter d'occ*. lìi-t-un tererè.- 
Fare una cosa in un'attimo, in un 
batter d* occhi , in un baleno, in 
un bacchio baleno. Subitamente. In \ 
uno stante. In un tratto. In un i- 
stante. 

ATTENZlÓN,n. f. Attenzione, n. f. 
Una intenta applicazione della men- 
te per apprendere , ed operare 
checchessia. — Attenzione è termi- i 
ne generico. AjDp/tcazfotie è un'at- 
tenzione proseguita. Meditaziorie , 
una attenzione riflettuta, e smi-| 
nuzzata. j 

Attenziòn dai boi. si riferisce ad | 
altre significazioni , che in ital. so- ! 
no specificate con termini propri. 
Quando dicono: Al tal m'ha usa 
deli-i attenziòn, oppure A-i-ho usa 
deli-i atteriziòn , queste espressio- 
ni possono avere diversi significa-! 
ti, che in ital. si volgono in altri j 
modi , e con parole dmerenti : p. e. i 
Un signore mi ha usate mille cor-I 
tesie. Mi ha trattato con molta o-i 
morevolezza. Ha avuti tanti ri- 



ATT 



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ATT 



guardi per me. Ha fatto per me 
degU offici col tale. Il tale mi ha 
prestati dei servigi. (1 fr. dicono 
ancli'essi Avoir des attentions pour 
</t«f/9u'Mn), — /n attesa, in at- 
tenzione di vostro riscontro , non 
è espressione esatta per Stare in 
aspeltaàone. 
ATTIMPÀ, add. Aitentpato, agg. Ch'è 
avanzato negli anni. Grave negli 
auQi. Di anni grave. 

Mitosi aliimpà.-Aitempatetto. 

Htimpà, ma eh' dimostra salut. 
-Atleìnpatotto. Vecchio fresco. 

Ragazzi attimpà , vècci. — Gio- 
rni soprastate, per Provette, Ai- 
tempate. 

ATTLNTARS' . V. Arrischiare e Arri- 
scWarjt . Attentare e Attentarsi. 
Ardire e Ardirsi. Osare. Pigliare 
ardire. Avere ardimento. 

AniV,add.^mpo,agg. Fa/éoote. Vi- 
goroso. Possente, r ha eziandio il 
lermioe Efficace piii espressivo ed 

Rimedi o«w— Rimedi efficaci. 
Cosi Efficacia. Efficacissimo. Efìi- 

ATmAR, METTR IN ATTIVITÀ, IN 
ATTIVAZIÒN. Effettuare, v. Manda- 
le. Recare ad effetto. Mettere in 
pratica. Eseguire, e con termine 
P'« proprio Attuare. Ridurre dalla 
potenza all'atto. 

JUwdpiTi. Attuato. Recato ad 
effetto. --4«t„or. Mettr in attività 
u«a lèz. — Porre ad esecuzione 
^^ legge, un regolamento, una 

.^icipiina. 

*YtVAZIÒN,n. f. £«effuzto»c, Effet- 

iJt,' ^^^i^pimento. 

*™ITÀ,n.f.>l«Jm7à, n. f. Prou- 
tetta di operare. 
^ettr in attività. V. Attivar. 
£»»r in attività. — Essere in at- 

^J^i^im esercizio, in atto pratico. 

ATTOUR, n. m. Attore, n. m. Nel lin- 
guaggio boi. non ha altra significa- 
tone che quella di Colui che rap- 
presenta persona, o carattere in 
teatro. Ma in ilal. Attore vuol dire 



proprfimente Facitore, Che tà, che 
opera. Attore è Colui, che nel liti- 
gare domanda ; il cui avversario si 
chiama Beo. -^Attore è Quello, che 
amministra i fatti altrui. ( Fattòur, 
boi.) — Attrice,n. f. di Attore non 
è stato adoperato dagli autori se 
non nel significato di Operatrice, 
Kffettrice: ma come voce di regola 
non sarà rigettata negli altri signi- 
ficati. ^ 

Attriz, fem. Attrice, f. tanto in 
boi. che in fr. non è usalo , che per 
Quella donna, la quale nel dramma 
rappresenta qualche persona o ca- 
rattere sulla scena. 
ATTÒURÉN e DATTÓUREN, avv. At- 
torno. D'attorno e Dattorno. Intor- 
no. D'intorno. — Attorno attorno. 
Tutto attorno. f^Si ogni lato. 

Metters' attòuren afarcvéll. — 
Accignersi a far qualche cosa. In- 
cominciare a fare. 

Èsser attourn, dri a far cvéll. •— 
Star facendo qualche cosa. 

Star attòum.^' Stare attorno a 
checchesia. Attendervi. Usarvi di- 
ligenza. 

Tors' d' attòuren un qualcdàn. 
— Torsi d'addosso, o d'attorno 
alcuno. Dare, o porre il lembo, e 
il lembuccio in mano ad alcuno. 
Allontanarselo. 

Dars' d' attòuren. Lo stesso che 
Mnarlavssiga per la zènder.-^ 
Menar le mani. Affaccendarsi, in- 
dustriarsi. Arrabattarsi. Darsi le 
mani attorno. Esser sollecito, pre» 
muroso. Ingegnarsi d'operare per 
vivere. 

Tamar a dars' d' attòuren. — 
Rimaneggiarsi. 
ATTRAPPLAR e ATTRAPPLARS* , v. 
Trappolare , v. Ingannare , o essere 
ingannato con alcuna apparenza di 
benCt — Altrappare. Sorprendere 
con inganno. 
ATTUMBARS', V. i466Mior«i. Oscurar- 
si. Parlando di tempo nuvoloso. 

Tèimp attumbà. — Tempo ^ oscu^ 
rato , offuscato. 



AV 



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AV 



ATTURTIAR, ^r, AUmrtìgimre , t. At- 
torcigliare, T. ATf olgere insieme. 

ATTURTURS' , ¥. ATTURTlA . add. 
(dal fr. Eniortitler). Aggromgìiarsi. 
Aggrwngìiato, agg. Ritorcersi in 
sé, ed è l'effetto, che fa il filo 
quando è troppo torto. Attorti- 
gliare. AttarcigÙare. 

'ATTUSGAR,Y. Attouieare. Attosca- 
re. Avvelenare. Dar tossico, veleno. 

AVA, n. f. Ape, Pecchia, n. f. Insetto 
volante, che & il mele e la cera. — 
Fuco, e volgar. Pecchione, Bor- 
done e Falso bordone. (Boi. Ava- 
rot). Marito dell'ape, eh' è senza 
aculeo , e perciò impunemente pos- 
sono le femmine imperversare con- 
tro de' maschi e incrudelire fino al- 
l'ultimo esterminio di tutti, dopo 
eh' essi hanno esaurite le funzioni 
della natura. 

^ Un nùvel d' av. — > Uno sciame 
d'api. — Una massa d' tu?. — Un 
gomitolo d' api. 

AVAIÀ , add. Aggiunto di colore non 
eguale , forse da Vaiato , che vuol 
dire Variegato. La voce boi. signi- 
fica precisamente Quel colore dei 
panni eh' è in un luogo cupo e nel- 
l'altro pili chiaro , non eguale. 

•A VAIAR, e AVAIARS'. v. Cambiarsi il 
colore abalzeUoni. Variegarsi il 
colore. 

*A VAION. V. Vaion. 

AVANZ, n. m. Avanzo, n.m. Il rima- 
nente, restante, residuo di qual- 
che cosa. 

Avanz dia lavla. —'RiUevo e Rile- 
vo. 

Avanz dia ruccd. — Sconocchia- 
tura. Avanzo del pennecchio. 

Avanz dèi bèver. — Abbeveratic- 
cio. Avanzo della bevanda. 

Avanz dèi veinin^t-al bicchir. — 
Culaccino. 

Avanz, Slaiùzz dèi pann.-^ Raf- 
filature del panno. (Boi. Arfiladu- 
ra). 

Avanz d' una pezza ; cavèzz ; 
scampluzz.^Scampolo di una pez- 
za intera. 



Avanz d'tèim^.'^Besto, Rima- 
sugOo di tempo. Non si dice Bita- 
gOo. 

AVAR, agg. Avaro, a^. e anche sost. 
Di due sorta è Avarizia. Quella di 
un' illimitata cupidigia di acquista- 
re; l'altra di una straordinaria te 
nacità nel ritenere. La prima mo- 
stra abbastanza essere un'Avidità, 
che esprime un desiderio violento, 
insaziabile, e quasi irresistibile, la 
seconda si esprime con diversi vo- 
caboli applicati ai gradi, ed alle 
modificazioni diverse di tale pas- 
sione. — Inlenssato. (Boi. InUres- 
sa.) Colui che ama il guadagno, 
nulla fa gratuitamente , né s' attac- 
ca mai a ciò, che non gli rende pro- 
fitto. — Attaccato 1^ lucro , al gua- 
dagno. Quegli che ama il risparmio, 
e fugge le spese; si astiene da ciò 
che gli è caro. — L'Avaro ama il 
possesso senza fame alcun uso, e 
si priva di tuttociò che costa. -^ 
Spilorcio e Spilorceria. Colui che è 
estremamente stretto nello speo- 
dere. La ^ilorceria è un effetto 
dell' Avarizia. ( Boi. I^lorza ).- 
Sordido. Nel proprio significa Spor- 
co. In via figur. si applica all'iota- 
ro troppo tenace, quasi che la sua 
somma avarizia gli porti conse- 
guenza di essere sporco. — Tenace. 
Taccagno. In senso proprio, si at- 
tribuisce a quelle cose, che age- 
volmente fra di loro s'attaccano. In 
via figur. si applica sull'Avarizia 
portata da avidità di accumulare. 

AVAROT. V. AVA. 

AVÉIR,v. Avere. Verbo, che dinota 
possedimento di cosa, coniugato 
con se medesimo , e co' verbi di at- 
tiva terminazione ne' tempi com- 
posti, e si cbiaOia perciò ausiliare. 
Avéirla cùn qualcdùn. ^^ Averla 
con uno. Essere adirato seco. Ave- 
re il tarlo con alcuno. 

Avèir in stù/fa ; Avèir in cùpo- 
la; Avèir dov s' sol dir; Avèir dov 
s' cmèinza ci sport e s'pness i pò- 
nir, sono lutti detuti per dir coper- 



AV 



93 



AV 



tameote Avere in ctdo , ehe anche 
in iui. più decentemente si dice 
Avere a noia; non iititnare : noti 
apprezzare qtieUa lai persona; e 
bassam. Aver nello zero. Aver uno 
nella collottola, nella coda, in ta- 
sca. -^ Avere in oltre si sostitai- 
sce a molti Terbi di ^arìa sìriìì- 
ficaiioDe. Per lettere $i ebbe ch'e- 
gli era morto ( si seppe ). — Si 
ebbe per $anHs9imo fwmo (si re- 
p\Aò).^Ella ebbe Carlo in luo- 
go segreto (fece yenir a so). -— 
fo laogo di Essere, alla fr. ed im- 
personai. Fé n'e66e alcuno. Ebbe- 
ti di ^aegli. Vi ebbe alcuni. 

Atìèirdafar, da avèir, ecc. — 
Awre a avere , a fare, da fare, che 
fare. Ed anche per Dvéir. V. In boi. 
aUe Yolte si replica : El mdai al l'i 
arev da avèir avù. Il Caro ha det- 
to U medaglie le avrebbe avere a- 
vuie. 

Turnar a avéir. — Riavere. 

Avèir dèi sbérr, avèir dèi matt 
--Aver l'aria di sbirro , pizzicar 
di matto. Assomigliarsi. 

^t^ètruft dalla so. — Avere ilfa- 
^^^> la grazia d'alcuno. Avere 
mo favot^evole. 

Chi ha avù, ha avù.'^Chiha 
^a, eclRn'è ilo peggio. Addio 
me. Suo danno. La cosa è fatta. 
^^EMARI, D. f. Ave Maria o Avem- 
"wrfa, n. f. Orazione che si porge 
A'Ia Madonna. Avemarie. Quelle 
pallotiolloe della corona minori di 
<|ueMe, che si dicono Paternostri. 

Avemari e Angelut. Quei tocchi 
^1 campana che suonano all'alba, 
3 moaodi e a sera , nel tempo dei 
IQali i pii cattolici recitano appun- 
to le due orazioni Atigelus Domi- 
ci ecc. e Ave Maria ecc. -^Avem- 
•««rio de' morti. Il sonar delle 
«impane nella morte di qualche- 
(luno. 

^^|W. add. (dal fr. (hwerl). Aperto, 
^mso. Diserrato, agg. Contra- 
nodi Chiuso, Serrato, In ital. vale 
5»nche ?Qiese, Chiaro, p. e. Aperta 



ragione. Aperto miracolo, che i 
boi. volgono in Dscveri, Lamponi. 
Miraquel lampant. Sccirtt e nètt. 

Avèir la féssa dia stane Ila tutta 
averta. — Aver lo sparato della 
gonnella sdruscito , o sdrucito. 

Pgnatta aiverta in mèzz.-^ Pen^ 
tota rotta, crepata, spaccata. 

Partida averta. Còni averi. ^-^ 
Partita, o Conto aperto. Debito 
sussistente. 

A i l'ho dèli a averta zjm.— 
Gliel'ho detto a grembo aperto, 
col cuore in mano 

AVERTA, e APERTA, n. f. Apertura, 
n. f. 

Aie una bèlla averla, o aperta. 
— * Vi è una bella pianura, o cam- 
pagna aperta. 

AUGE. (Èssr in) (dal lat Auge), n. m. 
Sommità. In boi. si usa sempre al 
figor., ed in ital. comnncm.— Èssr 
in auge. "^ Essere nell'auge suo. 
Essere giunto all'auge della tua 
felicità. 

'AUGURAR, o Desiderare, Bramare 
altrui bene o male.'-' Imprecare. 
Desiderar male ad altri. —A v' aù- 
gur una bona nott. — Desidero 
che abbiate una buona "notte.— 
Augurare, vale Fare o Pigliar au- 
gurio. PronosUcare. Presagire. 

AUGURAZZ, n. m. Imprecazione , n. 
f. Mal augurio. Parole con cui si 
augura male ad altri, ed alcuna 
volta a se medesimo. 

AUGURI, n. m. Augurio, n. m. Indi- 
zio o predizione di futuri avveni- 
menti. Si può prendere in buona 
e mala parte. —Ùria, si applica 
solamente ai sinistri eventi. ()uindi 
Mal' uria e Maluria, sempre usato 
colla nozione di Mal- augurio. — 
Presàgio, n. m Presagire. Penetra- 
re e annunziare le cose prima del 
loro avvenire. 

AUGÙST, np. m. STA , f. Augusto, m. 
sta , f. 

AVIDA, add. ^t^mYtto, agg. Terreno con 
viti. — Avvignato. Posto a vigna. 
Guardiamoci dal dire Vitato, che. 



AV 



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AVV 



Tiene dal lat. e vale Sfuggito , Eoi- 
tato. — y. Trèin. 

AVIDAR, V. Avvitire, v. Porre vili 
ne* ienenì. ^- Aovignare , Porre a 
vigna. — Chi vuole arficchire» ba- 
sta avviare. — V. Avida. 

AVINZÒiN , n. f. Awieeììdameììto , n . 
m. L'azione di avvicendare, e lo 
stato di ciò eh' è avvicendato. 

In-t-al lug V avintòn dia can'va 
st'-ann l'è poca. — L'avvicenda- 
mento a canapa nel podere gue- 
st' anno è limitato. 

Divider la tèrra in dòu avinzon. 
-^ Dividere la terra in due avvi- 
cendamenti. 

Far più avinzón.^ Avvicendar 
di più il terreno. Alternare te se- 
minagioni. 

AVLAR AL FUG. Ricoprire il fuoco 
per conservarlo. Non si abbia per 
tanto strana la voce boi. , percnè, 
tolta la prepositiva A , rimane Vlar, 
^ cui aggiunta Ve muta addiviene 
Velar, cioè Velare, Coprire con 
velo , e s' intende in via figur. In 
fatti si scuopre la brace con picco- 
lo strato di cenere , a guisa di velo; 
quindi Velare il fuoco , non sareb- 
be frase da dispregiarsi. 

AVORI , n. m. Dente dell' elefante, ma 
staccato dalla mascella. 

Una cosa d'avori. — Ebùrneo, 
agg. Denti eburnei, mani eburnee, 
figur. , cioè bianchissime. 

AVRÉL, n. m. Aprile, n. m. Quarto 
mese dell'anno. 

• Avrei avrilòn, n' metter zo al 
zibòn. — In aprile non ti spogliar 
d'un filo. Quando il giuggiol si ve- 
ste, e tuli spoglia, e quatido si 
spoglia, e tu. ti vesti. 

Avrei ògn de un barél. — Aprile 
una chiocciola per die. — Aprile or 
piange or ride. -sferzo di aprilan- 
te, quaranta di durante. Se maì^- 
zo non marzeggia, aprile mal 
pensa. Proverbi comunissimi. 

AURELI, np. m. LIA, f. AureUo, m. 
lia, f. 

AVRlR,v. (dal fr. Ouvrir). Aprire. 



Schiudere. Dischiudere, Disscrran. 
Contrario di Chiudere, Semn. 
Riaprire. Aprire di nuovo. 

AURÒURA, np. f. Aurora, f.^Aum- 
ra per Alba. V. 

AVSEIN. V. Attacc. 

AVSINARS'. V. Accustar, 

AUT AUT , (dal lat.). bere o affofjù 
re. asso o re. Si dice di obi s 
trova in angustia di risolvere. 

AUTORlTÀ^.n. f. Autorità, Autorità 
de , Autoritate , n. f. Facoltà, fu 
desta data , o avuta. — V. Aufon: 
zaziòn.^^ Autorità non si adoper. 
per Magistrato , p. e. Alla pruzet 
Sion dèi Corpus Domini a i è tùi 
eUi autorità. — Alla solenne pro^ 
cessione del Corpus Domini inler 
vengono i magistrati principali 
del governo , il governo, i capi del 
le milizie , ecc. 

AUTORiZZAZIÓiN . n. f. (dal fr. in 
torisation). Approvazione. ComtJt 
so. Facoltà. Adesione. 

Vù n'avi autorizzazion.-^^» 
non ftvete facoltà , Non siete axiiO' 
rizzato. 

Si dice bensì Autorizzare, hto- 
rizzato, ma la voce Autorizzazioni 
finora non è che d' uso fraDCwe. 

AUTÒUR , n. m. Autore . n. m. Intefr 
tore di checchessia , e quegli, (i»' 
quale alcuna cosa trae la sua priotf 
origine , e per lo più si dice degli 
scrittori. Dicesi anche Autort, Ij 
primo possessore , dal quale altflj 
riconosce quel che possiede— •^J'* 
trice, fem. Inventrice. Principio' 
Cagione, ne' signitteati suddetti di 
Autore. Autrice della poetica, ^tf; 
trice di un consiglio. Autrice * 
stirpe. (Autriz boi). 

AVVALURAR AL FUG. Questa fnj 
viene usata nel solo significalo * 
Far riardere de' carboni ([UM 
spenti. — Avvivare il carbone^ 
slare il carbone. Affocare le &«• 
ce , il carbone. — Avvalorare in s^ 
gnif. n. e n. p. Prender forza Uf«^ 
co avvaloro per si fatto modo, c« 
fiiwn rimedio mettere vi ti po<«* 



AVV 



95 



AVV 



tVVERSIÓN.n. f. Avvertione. Aliena- 
zione da nn dato oggetto, sia per 
voioolà , sia per cerla disposiiione 
d'animo. Awertione atl'ozio. Au- 
temone al vizio.^^Bepugnanza e 
Ripugnanza. Quantunque sia dalla 
Crasca interpretata genericam. per 
Contrarietà, Renitenza; nell'oso 
comune però si adopera con effet- 
tua nozione morale. — L*i4wef^ 
none èpiìi costante ed abituale. 
U hepuQììanza per lo piti è acci- 
dentale. — Antipatìa; voce greca. 
Contraria passione, Quell' avver- 
sione contrarietà che hanno le 
co^ tra di loro. E nell' uso s' im- 
piega sovente come affezione mo- 
rale.— 466oriinienlOt AbominaziO' 
n«, SODO voci che esprimono l' Av- 
wrtionc in gradi maggiori. — Odio. 
Massimo grado dell' avversione, e 
veemente inclinazione a far tutto il 
possibil male all'oggetto mal vedu- 
to.— Dwomorc è ben diverso da 
^; ed è Cessazione d' amore. — 
^<<»o. (Vocebissillaba). Un inten- 
so rancore accompagnato da male- 
volenza contra un soggetto mal vi- 
stò. Perciò s' avTicina molto al- 
l' Mio. — Invidia. Un penoso dispia- 
cere nel veder altri prosperato. Dif- 
ferisce da AsHo, perciò V Invidioso 
ooD ba mal animo contra colui 
che invidia; differisce da Odio, per- 
chè cbi invidia non desidera perciò 
"male altrui. — Malevolenza è un 
effetto dell* Odio. Che vuol male, e 
che desidera del male al suo avver- 
sario.— Livore, nel proprio signifi- 
ca Quel livido o nereggiante , che 
SI mostra nella cute percossa. Ma , 
perchè questa voce proviene da Li- 
F»*>, sarà meglio detto Lividojy! 
m Oggi usato più comunemente , e 
l«ner Livore per Mal desiderio ac- 
compagnato da spirito di vendetta. 

AVVERTIR, AVVISAR, v. Avvenire, 
^coMore. Il primo attiv. Dare av- 
vertimento; neutr. Aver occhio; 
fiodofv. 

Awcrfj bèin, — Avvertite bene. 



Badate òene.— ilvoerflrv. Faretv* 
veduto. Dare avvertimenti. Ammo- 
nire. A V ho avverte perchè al 
s' rèiyula un' altra volta. ^^L' ho 
avvertito , o reso avvertito a rego- 
la dell' avvenire. 

Avvertir per Avvisare, ^^ Avverti 
nd fiolt perchè al vegfta.^^Awi'^ 
sale mio figlio, che venga.'^Av' 
vertir i amig che dman aie acca- 
dèmia. — Avvisare : Dar avviso agli 
amici dell' accademia di domani. 

AVVEZZA. V. Avvia. « 

AVVEZZAR. V. Avviar. 

AVVIA , Avvezzato. Avvezzo. Assuefai 
^o» agg. 

Avvia per Cominciato p. e. Una 
/«m avvia, una gavetta awid. ^^ 
Un lume incominciato ; Una ma- 
tassa incominciata. 

Una buttèiga awid.^^ Una bot- 
tega indirizzata, incamminata, 
avviata — V. Avviar. 
* lA parola >lvvid è la vera del boi. 
quantunque si sentano nelle con- 
versazioni le voci Avezzd e Assuc- 
fatt, che ora è in voga l'innesto, 
r alternativa del dialetto colla 
lingua madre. V. Assuefaziòn. 

AVVIARLO AVVIARS', V. Accostuma- 
re, si. Tì9ìt costume; dovrebl)e in 
lingua nostra impiegarsi colla no- 
zione d' indurre in altri qualche 
costume. Gente non accostumata. 
Saper bene accostumare i suoi ti- 
gli. Ma r uso gli attribuì spesso il 
valore di Abitudine , Usanza. In 
Ispagna accostumano di conser- 
vare i vini ne' vasi di terra in- 
'Vetriati. — Abituare, Far abito, 
Divenir abituato , è molto affine 
Bd Assuefare , ed offire anche una 
nozione molto analoga ad Accostu- 
mare. Abituato al servizio di Dio. 
Genti assuefatte nella marina. 
Tuttavolta il Costume risguarda al- 
l' oggetto , e lo rende famigliare , e 
V Abitudine si riferisce all'azione 
medesima , e la rende più facile. Si 
accostuma ad apprezzar cose di 
gusto depravato per mezzo dell' A- 



Avv 96 

IfituarH in vederle. Perciò Abiiua- 1 
re é piuttosto Un render facile 
V e»efvizio di alcune cose coi mez- 
zo di olii di frequente rifetuU. Ac- 
costumare, è Far assuefatto alcu- 
no a quegli oggetti, cne dall' abi- 
tudine furono renduti famigliari. 
'-'Assueto pare che corrisponda ad 
Accostumato. -^TnL Assuefare ed 
Avvezzare passa differenza. Sotto 
la nozione attiva si distingue abba- 
stanza. Perciocché in Assuefare si 
concepisce soltanto una passiva ri- 
duzione del soggetto a ricevere del- 
le ripetute impressioni ; p. e. As- 
suefare il palato ad ogni sorla di 
cibi. Assuefarsi al caldo al freddo. 
Quando poi Avvezzare, ed Avvezzo 
non si riferiscono ad abituale ope- 
razione , ma ad una semplice passi- 
va assuefazione , allora possono va- 
lere per Accostumare o Accostur 
malo; p. e. Si avvezzò ai cibi del 
monaco. Farfalla al lume avvezza. 
— Acclimatare. Parola moderna 
non ammessa da buoni scrittori, 
benché fosse necessaria, a mio cre- 
dere, alla lingua, altrimenti con- 
verrà usare la perifrasi Avvezzarsi 
eU clima. Il Bembo usò Naturarsi 
del sub male per Avvezzarsi sem- 
plicemente.^ Costumare e CostU' 
maio , benché si usino colla stessa 
significazione di Accostumare, ed 
Accostumato, pure ottennero altri 
valori non comuni ai loro affini, 
cioè di Usare, Esser consueto a fa- 
re ecc. Di Praticare. E Costumato , 
quello di Fornito di costumi. — So- 
lere , Essere solito. Usare. Importa 
anch' esso una nozione di abitudine 
prodotta non già da ripetizione di 
atti , ma piuttosto dallo stato ordi- 
nario dell'essere; p. e. Le fiere so- 
gliono abitare ne' boschi. 

Avviare, vale Mettersi in via. 
(hoì, Avviars'.) — Oppure Indiriz- 
zare, Prendere avviamento. ^^ Av- 
viar una butéiga, ecc. — Negli e- 
sempl portati dalla Crusca io pen- 
serei che valesse Avvezzare. Av- 



KZ 



vioUo in mereatamia, ed aUn co- ! 

se. Che aiovierebbe lo figliuolo e /ó- 
rebbelo buono uomo. — Solére si 
usa di rado nell' infinito. 

AVVINA , Avvinato , aggiunto ad uo- 
mo , Che ha bevuto molto vino. 

Un bicchir d'aqua aiTmna— fii^ 
ehiero d'acqua avvinata. 

Una bòtt avvina. — Una botte 
avvinata. Usata al vino. 

AVVINCA , add. Piegato. Torto. 

AVVINCAR. e AVVINCARS'. Piegare. 
Torcere. Piegarsi, ecc. Ia ^oce boi. 
viene da Veinc , cioè Piegar^ come 
si fa del yìnco — Awincniare, vale 
Legare , Cingere intomo. 

ANSWT k. AUentato. Ernioso, m'- 
Avventato, significa Sventato. In- 
considerato. Precipitoso. Ed anche 
Spinto con violenza. 

AVVINTADUAA , n. f. Allentatura. Er- 
nia , n. f. 

AVVINTARS', V. Allentarsi, v. Dive 
nire ernioso. 

AWINTÒUR, n. m. Avventore, n. m. 
Dicono i mercanti e botlegai a 
quello , che continua a servirsi del- 
l' arte loro. 

AVVIS, n. m. Avviso. Ragguaglio. An- 
nunzio. Novella. 

Dar awis. V. Avvertir. ^Avvito 
significa pure Opinione, Stima. 
Credenza, Pensiero, Constderoòo- 
ne. 

Awis. - Avviso. Avvet^Umento. In- 
segnamento.^' Essere avviso, nìe 
Parere.— \. Davvis. 

AVVISAR. V. Avvertir. 

AVVOCATURA, n.f. i4t?t?oca»owe Eser- 
cizio della professione dell'avvoca- 
to. 

AVVUCAT, n. m. Avvocato, n. m. 
Acvucatdel caus spaUd.—I^i' 
tor de' miei stivaU. Dottor da wd- 
la. Dottorello. 
Far l' awucat. — Avvocare. 

AWUCATAR e AVVUCATARS'. Fan, 
creare avvocato , àtliv. Farsi avvo- 
cato , pass. 

• AZACCAMÉINT , n. m. Giacimento, 
n. m. Giacitura, n. f. 



AZ 



97 



AZZ 



mCCARS. V, ScuHars\ 

AZARD, 0. m. Azzardo, BUchio. Ci- 
mento. Pericolo. Bipentaylio. 

ÀZAfìDAR, V. Arrischiare, Azzardare. 
Arrisicare. Cimentare. Avventura- 
rt. Osare. 

AZàRDÓUS ] add. Om azardòus. Uo- 
mo arrischiato, arrischièvole. •» 
Azzardoso, vale piuttosto Pericolo- 
so. Rischioso. A/fare, uffizio az- 
zardoso, rischioso. la cui facilmen- 
te si corre rischio. — Uomo avven- 
tato, significa Inconsiderato, Im- 
pndente. 

AZIO, non è del volgo. V. Brùsc. 

AZION, n. f. Azione n. f. Atto, n. m. 
Al è sta fall' un* aziòn, — G/i è sta- 
to fatto un torto; o piuttosto un 
pronto, 

AZ6kiC, n. m. Azorreo « n. m: o Gel- 
somino azórreo. Specie di gelsomi- 
no esotico molto odoroso . così det- 
to percliè provenieote dalle isole 
Azorre. 

AZUNTÀ, add. Aggiunto. — V. Azun- 
tur.~^ Addizionale ooo è parola di 
%iu, ma di uso moderno, in ve- 
ce di Noto di spese addizionali, si 
^primerà meglio colla voce Ag- 
ente. 

Puntar, v. Aggiùgnere. - Aggiugne' 
^e> ed Aumentare sembrano sino- 
oioù, ma io prenderei quest' ulti- 
^^ per una conseguenza o sia ef- 
fetto del primo, perchè Aggiugnen- 
do una cosa ad un'altra si Aumen- 
ta la medesima. Aggiugnere del- 
(oc^ua al vino. Aggiungimento , 
giunzione, Addizione di terre. 
'^Accréscere è piìi affine ad Au- 
untare che ad Aggiugnere, per la 
stessa ragione, tuttavia spesso si 
confondono.— Grè«cere poi èaflFat- 
to diverso da Accrescere , perchè il 
primo è d'indole intransitiva, si- 
gDificaodo . Aver accrescimento ; ed 
'•secondo è transitivo , cioè attivo , 
't fancittlto cresce. La pianta cre- 
*cc. l'oJUdero accresce t sMot rami. 
^^Hftnmdire e Ingrandire. Far 
grande, e Divenir grande. Amplia- 



re, e Ampìificare, Fare ampio. So- 
no diversi da Aumentare, perchè 
si fa uso di Aggrandire quando si 
tratta di estensione, e di AumentOF 
re , quando si tratta di numero, di 
abbondanza, ecc. Si aggrandisce 
una città, un giardino: Si aumen- 
ta il numero de' cittadini, delle 
piante. — A mpliare , ed Amplifica- 
re differiscono anch'essi da Ag- 
grandire, giacché questo è riferibi- 
le a qualunque sorta d'ingrandi- 
mento: Città aggrandita: Corpi- 
cello ingraìidito. Ampliare sembra 
determinalo ad indicare un luogo 
vuoto è circoscritto dalle tre di- 
mensioni. Un* ampia fossa. L'am- 
piezza della piazza. Ampliare si 
distingue da Amplificare , destinan- 
do il primo air ingrandimento del- 
le cose materiali , il secondo delle 
intellettuali. Amplificare i benefizi, 
gU onori. *- Dilatare , derivando 
da Lato, dovreU>e esprimere un'es- 
tensione degli oggetti nei loro la- 
ti : p. e. Dilatare una piaga. Dila- 
tare un* apertura. — Estèndere è 
applicabile indistintamente a cia- 
scuna delle tre dimensioni della 
quantità continua. Estendere i con- 
fini. Estensione de* corpi, ecc.^- 
Allargare. Far lar^o. — Allungare. 
Far lungo. — Espandere. Nato in 
origine a dinotare la dilatazione 
delle sostanze informi, come l'aria, 
il fuoco , ecc. — Diffóndere. Sparge- 
re abbondantemente. 

Delle voci bolognesi, poche ne 
abbiamo , ma suiBcienti per espri- 
merci, equivalenti in generale alle 
italiane : e cioè le già messe in ca- 
po luogo Azuntar; Crèsser; As- 
grandir : Ing randir ; Dstènder ; 
A slargar; Aslungar, 

AZOa. (dal fr. Azur). V. Turcìmn. 

AZZAR , n. m. Acetato , n. m. Ferro 
combinato col carbonio. 

In medicina si chiama Càlibe, 
dal gr. Chalyps. Vino calibeato. Vino 
in cui sìa stata infusa limatura d'ac- 
ciaio. 



AZZ 



kZlkfìt, add. Acciaiato, ala, agg. 
Accoociato. 

Vein azzaré.^' Vino accÌ€Uato, e 
medicalmente Calibeato. — Férr 
azzaré. —Ferro inacciaiato. Ferro 
a cui s'è data la tempra d'acciaio. 
Vece' azzaré. V. vècc\ 
AZZABEl.N DA BATTER FUG. Accior 
iuolo. Acciarino, d. m. Piccolo or- 
digno d' acciaio col quale si batte 
la pietra focaia, per trarne faville» 
che accendano Tesca. Si trova an- 
cora Fucile, ma io 1' userei per 
r acciaino dello schioppo. Nel di- 
scorso comune si dice Battifuoco , 
ad Una scatoletta , o borsetta con- 
tenente tutto eh' è necessario a ca- 
var fuoco e accendere il lume. 

AzzareimU bccar. — Acciaiuolo. 
Quel ferro con cui si dà il filo agli 
strumenti da taglio. . 

Batter VAzzarcin, detto figur. 
Fare il battifuoco. Fare il mezza- 
no. Portare i polli. 
AZZARIR, V. inacciaiare, v. Unire il 
ferro coir acciaio per renderlo più 
saldo.— Cafiòeare. T. med. Prepa- 
rare un liquore, o una medicina 
coir acciaio. 
AZZlDÉINT, n. m Accidente.' Coio.-^ 
Emergente. Caso impensato. 

Nella lingua ital. trovansi molti 
altri nomi, che hanno fra loro gran- 
de analogìa , ed occorrono di spie- 
gazione. 

Accidente. Ciò che accade per lo 
più di disgustoso. Un pietoso acci- 
dente racconterò. — Anventura, 
dicesi soltanto di ciò , che avviene 
alle persone > ed indica qualche co- 
sa , che si riferisca meglio alla for- 
tuna, che alla disgrazia. — Avveni- 
mento, [n questo il caso influisce 
meno che in Accidente, ed in Av- 
ventura, le cadute degli edifizi so- 
no accidenti. Le rivoluzioni degli 
stati sono avvenimenti. ì^ buone 
venture de' giovani sono avventu- 
re. — Gli Accidenti succedono per 
difetto d'attenzione. Gli Avveni- 
menti non possono sempre essere 



98 AZZ 

preveduti. Le Avventare accadono 
spesso durante la vita dell' aooio. 
— Successo. Avvenimento proce- 
dente da altro anteriore. Aspettare 
con ansietà il successo di una <»■ 
sa. Successo è una specie di Brasa- 
to. — Esito, è molto affine a Riosci- 
ta Aspettar l'esito di una balta- 
glia. — Evento, Evenimento; seb- 
bene rinchiuda la nozione di Biu- 
scimento , tuttavolta ne differisce 
per la nozione accessoria di casua- 
lità — Caso , è un Avvenimento io- 
opinato ; Riguarda a chi è riferilo 
— Anèddoto. Voce d'uso presa dal 
fr. Anecdote, s f Tratto particola- 
re di storia ; per lo più dicesi di no 
tratto segreto tralasciato , o tacio- 
to. Ozè suzzéss un bèli azzidèint. 
un béU cas. — Oggi è seguito un kl 
lazzo. Mi son trovato a un bel laz- 
zo. Un bel caso. Un accidente ca- 
rioso. 

Azzidèint. ^^Apoplesia o Apopìei- 
sia. Colpo apoplitico , o di apoplti- 
sia. Privazione subitanea di tutti i 
sensi e moti sensibili del corpo, a 
riserva di quelli del cuore, e de'pol- 
moni, ecc. — Apoplètico, agg.' Che 
ha relazione all'apoplessia. Accetto 
apoplètico. Rimedio apopktico. k- 
que apopletiche. 

Vgnir un azzidèint.-^ Esser toc- 
co d'apoplessia. — Emiplegia. Pa- 
ralisla di tutta una metà del cor- 
po. — Paralisia, Privazione, o di- 
minuzione considerabile dei scoti- 
mento, e del movimento volonia-i 
rio, o di uno dei éue.-^CatakfM. 
Aflezione soporosa, con una ^' 
vulsione tonica di tutto il corpo, 
che obbliga l'ammalato a restare 
nella positura, in cui l'ba sorpre- 
so. Somigliante ad una staloa, ii^o* 
falèttico sta cogli occhi aperti sen- 
za vedere, senza sentire, e senza 
fare alcun movimento. — /^t'^**** 
sia. Difficoltà di muoversi. 
AZZIDÉINTMÉINT, avv. Accidenlair 
mente. Casualmente. A caso, f^ 
sorte. Per accidente-, avv. 



AZZ 



99 



AZZ 



iZZrDENTi. Apùpletico, agg. Infermo 
di apoplessia. 

AZZIDENTALITA , n. f. AccidentaUià, 
n. f. Don è Toce osata da bnooi 
scrittori. Si può ad essa sostìtaire 
Caso, Accidente, t simili.-— V. Az- 
zidèint. 

'ÀZZINTÀDURA, D. f. Puntatura. In- 
terpunzione , II. f. 

AZZITTAR. Accentuare , v. Adesso co- 
monemente anche da buoni scrit- 
tori dicesi Accentare. Porre sulle 
vocali scrivendo quegli accenti o 
lineette, che lor convengono. -^l>t- 
ioccentare. Torre gli accenti.— Dt- 
taceentato, agg. Senza accento.—* 
Aeeen^re vale ancora Pronunzia- 
re le parole con quegli accenti, 
ch'esse richiedono. 

J^ccentuale, agg. Che appartiene 
alV accento. Pronunzia accentuale. 
AZZTTÀ. Accettato, agg. V. Azzttar. 
Azzttd'iii. t Monaca accettata. 
fanciulla che le monache adunate 
ÌQ capitolo hanno convenuto di ri- 
cevere nel loro monastero per ve- 
stire l'abito religioso, 
^«ttc.— V. Bttlir. 



AZZTTAR, V. Accedarv, V. Acconsen- 
tire alla profferta, alla dimanda. 
V. Arzever. 

Azzttar un' eredità. -^Accettare 
un'eredità. Dichiarare d'essere ere- 
de. 1 tribunali e gli avvocati si val- 
gono della voce Adire, la quale , sia 
perchè tutta latina , sia perchè non 
intelligibile al map^gior numero de- 
gli uomini , dovrebbe abbandonar- 
si , ora che non si amano molto le 
oscurità. 

Affigìiare si adopera general- 
mente nel favellare di congreghe , 
e simili ; ma non essendo voce di 
lingua sarà meglio sostituirvi le al- 
tre di Aggregare , Ascrivere » Am» 
mettere, Bicevere nella compagnia. 
Ricevere , Adottare a figliuolo. 
Egualmente si farà del nome Affi- 
gmzione , che non si adoprerà in 
vece di Filiazione, Figliuolanza; 
né di Congregamento , Aggrega- 
mento. 

Azzttar al tmtir.^y. Butir. 
AZZUPPIB, e AZZUPPIRS'. Azzoppare, 
V. Divenir zoppo; e Far divenire 
zoppo. 



B 



B 



• Bèi— lettra. Prima consonante 
nell'alfabeto italiano. 

Il B presso i romani era lettera 
ntimerale corrispondente a 300, e 
quando se gli metteva sopra una 
linea significava tremila, i. — Pres- 
so i greci valeva 2, e con una linea 
sopra 200. 

BABaN di CALZULAR.— B«8«cfto, n. 
pi. Strumento di bossolo col quale 
i calzolai lustrano le scarpe. 

^^ Baòanfig. Tabalori.y. 

^^MO, V. Tabalori. 



BABBI, (detto per ischerzo). Muso. 
Faccia umana. 

BABBIÒN. V. Tabalori. 

BABBUEIN, n. ro. Babbuino, n. m. 
sorta d' uccello fig. per Tabalori V. 

BACALAR, n. m. Lucerniere, n. m. 
Strumento comunemente di legno , 
ed è Un bastone con piede, nel 
quale si tien fitta la lucerna col ma- 
nico , la candela. 

Far da b€u;alar. Farlùm. — Ser- 
vir per lucerniere , ed anche Tene- 
re il lume. Intervenire in qualche 



BA 



too 



BA 



maneggio solo per senrire aHroi. — i 
itacaiare e Baccaiart^d^ Baecaiau- \ 
reu9 laL barfo., Yale BaeceUiere.\ 
PriiBo grado cbe lo scolare riceve 
nelle Intere , o nelle scienze. 

BA€C',BACCIABÉLL,n. m. Bacchiti. 
Baiacckio, Bastone. 

Baec', BaecéU d' vidéll, d' Bò. — 
Mesenierio di ime, e di vitello, fig. 
BaecéU. Guazzabuglio. E con Toce 
dell' oso Pollinicdo. Confnsiooe. 
Mescoglio. 

BACCAIAB. Gridare. Schiamazzare, 
Far chiasso. La voce bolognese vie- 
ne forse da Bacco, o da Sòaccaneg- 
giare. 

BACCAIÓN» n. m. Schiamazzatore, 
Gridatore , Cbe schiamazza. — Bac- 
ca4òn si prende ancora per Schior 
mazzata. 

BACCALÀ. STOCFÉSS. BERTAGNEIN. 
n. m. Baccalà, Baccalare Na$ello. 
pesce cbe si pesca nell' Oceano set- 
tentrionale, donde ci si reca salato , 
e seccato al vento. StoccofUto, è 
voce olandese , cbe significa Pe$ee 
bastone, specie di baccalà, cosi 
detto dalla sua figura. 

BACCAN. V. Armòur. 

BACCÉLL. V. Bacc'. 

BACCHÉTT,STÉCC, n. m. Bacchetti- 
no, n. m. Bacchettina , n. f. Fuscel- 
lo, n. m. fiacchete sottile. V. Bac» 
ctfein. — Bacchetto. Piccola figura 
di Bacco , boi. Bacchein. 

BACCHÉTTA, n. f. Baccchetta. AsU di 
qualunque materia di forma lunga , 
sottile, rotonda /prestantesi a più 
usi. Bacchetta da sbattere i panni. 
Bacchetta da fucile. Bacchette 
delle inferriate. 

Cmandar a bacchétta. — - Coman- 
dare a bacchetta. Governare, far 
ciò con suprema autorità. — Afazza. 
Abl)enché la Crusca T indichi per 
Sottil bastone , e talora Bastone 
grosso , io la riterrei sempre per 
Baslotie grosso , come lo conferma- 
no gli esempi.— Scudiscio, (e Scu- 
disciare) è termine appropriato a 
Bacchetta da percuotere, (Bòi. Bac- 



ckèUa da sbaUri pagn ).— Anno- 
to. Bacchetta da sbaline la laaa. 
CasH: Scamatare Sbattere la lana. 
Sono però voci piuttosto remaco- 
le, che di lingua. — Verga. Bacchet- 
ta tenera, e flessibile Per lo più 
s'intende per oso di percaolere; 
ciò che si porta anche al figurato: 
Verga della disciplina. Verga della 
correzione. — Asta, si isonfonde 
con ferHea-, quando però è sottile 
allora si assoniiglia a Beieeketta. 

B ACCIA, n. f. Bacchiaita. Batacchia- 
ta. Basto/nata, n. t Colpo di basto- 
ne. 

BACCIAQULA. n. f. BAGCIAOULON, 
Tatiamella, n. m. e f. Uno che ci- 
cala assai, e non sa perdiè. 

BACCIAQULAB, ^.TaUaimcUare.C3àT' 
lar molto , e fìior di proposito. 

BACCIAQULON. V. Bacciaqula, 

BACCIAB, V. Bacchiare. Batacchiare 
Bastonare. I termini Bacc', Boccia, 
Bocciar, sono più de' montanari 
che de' cittadini 

BACC'LÒN. Acciarpatore. Ciarpone. 
Che lavora senza diligenza. 

BACCTTEIN A , n. f. Baechcttìno , n. in. 
Bacchettina , Bacchettuzza, dim. di 
Bacchetta. 

BACCTTÒUNA, n. f. Mazza. Bacchetta 
granile, o grossa. — Bacchettom 
si appropria a Colei cbe fa mostra 
di attendere alla vita spirituale: e 
cosi il mascolino Bacchettone. 

BACIÙCC. V. Tabalon. 

BADANAI, n. m. Ciarpame; Ciarpe. 
Cose vecchie, e di poco pregio. Va- 
le ancora Viluppo. Intrigo. Intrico, 
m. 

L' è un eh* è sèimper pein d'ba- 
danai. — È persona sempre piena 
d' intrighi o intricM , di viluppi. 

BADAR. V. Abbadar. 

Una cosso da n'i badar. — ffon 
è cosa da osservare, che meritid' es- 
sere osservata. -^Attendibile Hon 

' attendibile e Inattendibile saraano 
aggiunti da lasciarsi ai soli legisti. 

BADARÉLLA. {Tgnir, star aUa) Tene- 
re a bada. Adescare. 



BA 

UDÈSSk. V. Cunvèint 

UDÌ. V. CunvèinL 

UDIL, 0. m. Badile t n. m,'— Canna 
dèi badil. Cari!bccio. 

UFFI, n. m. sing. e plor. « eMu^ 
ttacc\ D. m. plur. (dal fr. Mousia- 
cks). Basetta, e Basette f. plur. 1 
ìluslacchi, SUSI. m. plur. Quella 
parie della barb^ ch'è sopra le lab- 
bra. E stato detto anche Baffi da 
autore classico. — Mustacchi e Ba- 
ietu SODO i peli luoghi che i galli , 
le tigri , e simili hanno attorno al 
muso. 

Metten'i baffi, Uustrari deint, 
"Mostrata i denti. Farsi temere o 
valere, ùnzers'i baffi. — V. ùnzer. 

BAFFIÒN, n. m. Basettone , n. m. Uo- 
mo che ba grandi baseile. 

BAG\l.n,m.AlA,n. f.COSS, n. m. 
QliTA, m. e f. GUAI . m. Coso» n. m. 
Per uomo stupido, e mal fatto: di- 
cesi anche per Checchessia. 

Bagai. Bagaiein. Bagaia. Bagc^ 
i^na, SODO nomi vezzeggiativi, e 
sìgoificaDo Fanciullo. FanciulUno. 
Babacchù). RcUfocchino. Fantolino. 
hmbinello. Bamberòttolo. Mam- 
mlello. Raòacchiuolo. 

Vn béW bagaiein. Un bel naoche- 
n/io.Dicesì per vezzo ad un fan- 
ciullo vezzosetto, ed anche ad un 
aoimaluccio. 

^(igaiètt, sc<igai , scagaien» in 
altro senso.. Biscimo, Fanciullo 
scriato, gracile, e poco vegnente. 
fmr bagai ; pover quid ; pover 
guai! — Povero. Ad uomo in sen- 
timeato compassionevole , per non 
dire il nome. 

BAGAIAR, QUTAL.ÌB. v. Lavorare, 
ifaneggiare. La voce boi. si usa per 
denotare quella specie di lavoro o 
Iattura , di cui non si sa o non ci 
sovviene del nome preciso. 

BAGARÒN.n. m. Ba^herone, n. m. 
Moneta di rame che vale mezzo ba- 
iocco, nello Stato della Chiesa. Ba- 
Wim chiamavasi una volta una 
piccola moneta di rame del valore 
di circa uD quattrino , la Quale di- 



101 BA 

cevasi ancora Bàghero. Da questa 
parola forse sarà derivata la voce 
Bagaròn, cioè Baghero grande. 
BAGARUNAR. V. TartaUur. 
«AGATT£1N, n. m. Bagalieltìere. 
Giocolare» e Giuocolare, Giullare, 
D. m. Bufibne. 

La voce boi. viene adoperata per 
indicare una delle carte del giuoco 
de' Tarocchi , rappresen laute in fat- 
ti un Giocolare ad un tavolino con- 
tornalo da fanciulli* che da' suoi 
giuochi Vengono divertili. Dessa si 
mette fra' Trionfi, ed è accortamen- 
te destinala per uno de' cosi delti 
Contatori» che nel .mondo tutto è 
giuoco. In ital. converrà dire con 
nome proprio Bagattino. 
BAGATTÈLLA, n. f. Bagatella. Inèzia. 
Chiappuleria. Frascheria. Cosa fri- 
vola, vana , o di poco pregio. 

Bagattèlla, per Cussleina. — BeC' 
Catella. CoaelHfia. Cosa di poco mo- 
mento. -» dammèngola. Cosa di 
poco prezzo. 

Bagattèlla» per ZugUsin.-^ Baloc- 
co. Quelle cose che si danno in ma- 
no a'fònciuUetti per baloccarli. 

Bagattèlla! Espressione ammira- 
■ ti va. Bagattelle! Capperi !• Zucche 
fritte! Oh quest'ò ben altro che 
una buccia di porro.— -La n' è ma- 
ga una bagattèlla. -^ Altro che 
giuggiole. Non è cosa da pigliare a 
gabbo. Non è impresa cosi facile. 

Al srà utia bagattèlla d'dis ann. 
— Sarà un bordello di dieci anni. 
Maniera della plebe di Toscana per 
determinare un grande spazio di 
tempo. Si dirà meglio Egli è un ne- 
gozio di dieci anni. Egli è un coso 
di dieci anni. E per antifrasi È la 
povertà» la miseria di dieci anni> 
ecc. 
BAGGUN. V. TabaloH. 
BAGGIANATA, n. f. Baggianata; Bag- 
gianeria» n. f. Cossa sciocca. Azio- 
ne da baggiano. Babbuaggine. Bob- 
buassagyine. 
BAGN, n. m. Bagno, n. m. Luogo, 
vaso, tinozza, o simile dove sia 



BA 



102 



BA 



acqua naturale» o altro liquore per 
bagnarvisi a diletto , o per uso di 
medicina. 

Bagn, n. m. plur. Bagni» nel nu- 
mero del piìi , si dice dell' acqn^ 
naturalmente calde , ad uso di me- 
dicina. Acque termali.'-^ l bagni di 
Lucca, di Pisa, della Porretta. — 
Bagn d' fang. — Bagno a loto. 
Quello in cui raccogiiesi una certa 
creta , che serve per lutazione , o 
incretazione de' membri paralitici, 
indeboliti. — - Bagno a vapori sec- 
chi. ^— Bagno a vapori umidi, — 
Bagno secco. Vaso dentro a che sta 
rena, cenere, o altra cosa rovente 
per uso dello stillare. 

Bagn a mézza véla, ~^ Semiba- 
gni. Sì dice del sedersi nel bagoo , 
in cui l'acqua giunga fino all' om- 
belico, dai medici. Semicùpio o 
Incesso. — Bofftumiaria. 

Bagn di pi. -^Pediluvio, Bagno 
de' piedi. — MeUripi a moi,-^Pare 
i pediluvi. — Maniluvi, Bagni delle 
mani. 

BAGNA. V. Bagnar, . 

BÀGNADUUA,n. f. Bagnatura, n. f. 
L'atto del bagnarsi, e talora la sta- 
gione atta al bagnarsi. 

BAGNANT. Bagnatore e bagnatrìce. 
Colui o Colei che si bagna. Dicesi 
ancora Bagnaiuolo. '^ Bagnatore , 
m. e Bagnatrìce , f. Bagnaiuolo va- 
gliono ancora Jtfint«(ro dej bagno; 
colui che tiene il bagno. 

Bagnant non è voce del volgo , 
che si serve piuttosto di una peri- 
frasi Qui eh' fan i bagn; Qui ch'oan 
a far i bagn. E in ital. Bagnante è 
il participio attivo di Btignare; Che 
bagna. Balneante è voce latina. 

BAGNAR , V. Bagnare , V. Adaquar, 
Turnar a bagnar, — Bibagnare, 
Bagnar la sùppa, ^^ Bagnare, 
Immollare le fette di pane nel bro- 
do. Né sarà ben detto Bagnare la 
zuppa. Per zuppa s' intende il pane 
già ammollato. 

Bagnar la pènna in^t-l'incioster, 
— Tignere la penna d' inchiostro. 



Bagnar i batté, "- Innaffiare i 
battuti. 

Bagnar del bolt^ del baslund, fi- 
gur. Dar busse , bastoìiate , percos- 
se. Bastonare. 

Bagnarla a un qualcun, bagna- 
rila, — Accoccarla ad alcuno. Ac- 
coccargliela, 

BAGNAROL, n. m. Bagnaiuolo. Ba- 
gnatore, n. m. Ministro delle ter- 
me bagni. — Cosi Bagnatrìce, Co- 
lei che ministra, alle donne nel ba- 
gno. E bagnarola per tinozza da 
bagni. 

BAGNÉTT , n. m. Bagnelto , Bagnuo- 
lo. n. m. Piccolo bagno. 

BAGNOL, n. m. Intinto, n. m. La par- 
te umida delle vivande. 

Bagnar del fèti d'pan inrl-al ba- 
gnol. — Intingere il pane. 

Bagnai dia pèira , dia mèila. — 
Sfioro della pera , della mela. — Ba- 
gnìiolo vale Piccolo bagno. V. Ba- 
gnèlL'^Bagnuolo dicono ancora i 
medici Quel liquore , con che ba- 
gnano qualche parte del corpo. 

Si dice anche Brodetto per sem- 
plice condimento liquido. Far di 
bckgnù, figur.- Fare de'guazzabugU. 
— Bagnol, figur. GuazzabugUo » 
Intriso , vale Cola. 

BAGUR (A) o ALLA BAGURA. A bacio. 
Cioè A II' ombra. — L' aggiunto A b- 
bagurà , significa Ombreggialo , 
Ombroso. V. A sulan, A sulei. 

BAIA (FAR Lk).^Darla baia. Beffa- 
re. — V. Burla. 

BAiOCC. V. Munèida, 

BAIS DI PESS, plur.BmneAie,n. f. 
plur. Le ali vicine al capo de' pesci. 
Ed anche Le Fauci de' pesci, cioè 
quelle parti a guisa di mantici vici- 
ne alla cervice, che loro teogon 
luogo d'orecchi. 

Bcùs, n. m. barbis , n. m. di gali 

(da Barbiculus Ì2ii.).Bargiglio Bar- 

I giglione n. m. Quella carne rossa 

come la cresta , che pende sotto il 

becco de' polli. 

BALANZA, (dal fr. Batonce). n. f. Bi- 
.lancia, n. f. 



BX 



103 



BA 



Asta dia balanza. — Raggio pe* 
saUnr, Qeel ferro attraTerso della 
bilancia dove pendono i piatti o 
coppe. 

Giàdiz dia balanza.^ Biltco. Bi- 
làncio. Ago. Lingua. — Casta. Dice- 
si la parte in forma di porta nel 
mezzo della quale è posto Tago 
d'aoa bilancia , o stadera. 

Anzein dia balanza. '^Appiccà- 
gnolo 

ScudéUa» Piati dia balanza, ^^ 
lance. 

Marc, Pèis. — Marco, RonuMM, 
Sàgoma. Il contrappeso. 

Boianza-^V. Pont 

Aggiustar la balanza. — Aggiu- 
star la bilancia per V appunto. 

V da balanza. — Uva venale » 
cioè da vendere a peso, a bilancia. 

Mtr in balanza. — Bilicare, 
porre in biUco, 

Star in balanza, detto figur. Sla- 
n Restare in pendente, in bilico : 
Star nella gruccia. Star sospeso. 

Balanza da pòzz.-^ Mazzacaval- 
lo. Altalena e XtUgf^itoio. Legno bi- 
licato sopra un altro che serve per 
facilitare ad attigner T acqua dai 
pozzi. 

Balanza d'un póni (tvodur.— 

BiHco. 

Balanza dia carozza. — BUan^ 
eia. Pezzo di legname fermato so- 
pra il timone delle carrozze, a cui 
sono raccomandati i bilancini, ai 
quali s'attaccano le tirelle. Giogo è 
Un pezzo di legno posto attraverso 
al timoDe per attaccarvi un cavallo 
davanti, oppure de' buoi. 
BAUNZEIN, n. m. Bilancino , n. m. 
Quella parte del calesso a cui si at- 
taccano le tirelle del cavallo fuor 
delle stanghe. Anche il vetturino 
che lo cavalca dicesi Bilancino. Ca- 
valcare a bilancino.-^ Cavallo del 
^itonctnoqueUoch'è in coppia al 
^^a^lo . che è' sotto le stanghe del 
calesso. 

Balanzein, n. m. plur. Bilancet- 
tMv. f. plur. Le piccole bilance da 



pesar V oro. "Saggiuolo. Bilancetle 
piccolissime ad uso de' saggiatori 
delle zecche. 

BALANZEl.NA , BALANZÉTTA , n. f. Bi- 
lancina. Bilancella, n. f. Bitafìei" 
no, Bilancetto, n. m. Piccola bi- 
lancia. 

BALANZIÒI . n. m. plur. Staffe , n. f. 
plur. Quelle funicelle che reggono 
le Uccia te e le calcele. 

BALANZÓN , n. m. ÒUNA , n. f. Stade- 
rone. intendono i boi. da questo 
termine , Una grande stadera , che 
invece dell' appiccagnolo ha uu gu- 
scio grande, entro cui si pongono 
da pesare quelle cose che non si 
possono attaccare. 

Duttòur Balanzòn.- Dottor Bar 
lanzone. Personaggio serio in ma- 
schera , che nelle commedie faceva 
il carattere d'un avvoc. bolognese. 

BALBER, n. ro. (corrott. per BARBER). 
Bàrbero , n. m. Cavallo corridore 
proveniente altre volte da Barberia. 
Ball cùn i spuncion, eh* s' mettn 
ai balber.- Peretta, con voce del- 
l' uso , si dice a Quella pallottola di 
metallo fornita di certe punte , la^ 
quale si pone sopra il dorso del ca-' 
vallo, onde sollecitarlo al corso. 

BALDACCHEIN, n. m. Baldacchino, 
n. m. Arnese che si porta , o tiene 
aflfisso sopra le cose sacre, i segpi 
de' principi , e gran personaggi m 
segno di onore. 

Le parti del baldacchino sono : Il 
cielo. Il sopraccielo. I drappelloni. 
Il pènero. Le nappe. E le Aste se il 
baldacchino è portatile. 

Baldacchein del fnéster, di ùss. 
-Palchetto. Palchetto con drappel- 
loni, bandinelle, e nappe pendenti 
-Baldacchein dèi lélt.-Sopraccielo. 

BALDASSAR. np. m. Baldassarre, 
Baldàssare, Baldèssare, m. 

BALDORIA, n. f. Baldòria, Gallòria, 
n. f. Allegrezza. 

Far baldoria. -Far baldoria. Di- 
cesi di chi consuma il suo allegra- 
mente dandosi bel tempo. V. Glo- 
ria. 



BA 

BALÉINA , n. f. Balena, n. f. e Baleno 
il mascol. ma poco usato. Animale 
viviparo delia maggior graodezza 
fra^i abìlanti de' mari seltenlrio^ 
nali e degli animali. La lunghezza 
delle balene ordinarie arriva a più 
di cinquanta piedi parigini, con 
otto piedi di grossezza. Coperto di 
un cuoio duro e nero , impenetra- 
bile alle palle di moschetto; è di 
poca carne, ma contiene molto 
grasso , o sia olio liquido, cavando- 
sene talvolta da una sola balena fino 
a centomila libbre , molto usato in 
varie arti. Ha un'apertura di bocca 
di otto piedi , escendo da essa cer- 
te lamine cornee attaccate nella 
parte interna delle mascelle, fino 
al numero di settecento, larghe cir- 
ca due once , di varie lunghezze , e 
le più lunghe fino a 12 e i4 piedi , 
e pendenti dai lati , che nel com- 
mercio vengono chiamate Osso di 
balena e servono a vari usi nelle 
arti , come stecche per busti', astic- 
ciuole da ombrelli, ecc. Questa 
quantità di lamine chiude la mag- 
gior parte della grande apertura 
della gola , che nelle grandi è larga 
circa 25 piedi , ed è perciò che im- 
pediscono alla balena d' inghiottire 
pesci grossi. La balena non ha den- 
ti. 11 piccol parto , che la balena al- 
latta , è d' ordinario della grandez- 
za di un toro. 

BALENOTT, n. m. Balenoito, n. m. 
11 parto della balena. 

BALI , n. m. LIA , n. f. Balio , n. m. 
Bàlia, n. f. Nutrice. Latiatrice. -- 
Baliàtico , Prezzo che si dà per al- 
lattare un fanciullo. -Bà/to, dice va- 
si una volta a quello, che allevava 
i fanciulli ed insegnava loro i co- 
stumi: oggi cosi si chiama il Marito 
della bàlia. - Ballato. Il tempo che 
esercita la balia neir allattare il 
bambino. 

Da Balia in boi. si è composto il 
verbo Abbaliar, cioè Nutricare, 

' Nutrire, Allevare. Balire è parola 
antica e disusata. 



104 BA 

BALÌ, n. m. Balio, n. m. Grado prin- 
cipale di autorità nelle religioni 
militari. 

Baìiott , n.m. AlUevo della baUa. 
BALL, n. m. Ballo» n. m. Arte di muo- 
vere ordinatamente il corpo secon- 
do il misurato tempo dell' armonia. 
V. Ballarein, 

Èssr in ball. Dicesi quando di al- 
cuno in qualche società non si par- 
la troppo favorevolmente, il sartore 
ora è mi tavolello. - Ed anche va- 
le Essere in danza ; impacciato io 
qualche afiare. 

Ball d' san Vit , dal lai. Viti sol- 
tus; Saltatio sancii Viti, e Chorea 
sancii Viti, Malattia che conaste io 
una debolezza , e trazione di una 
delle gambe , con movimenti diso^ 
dinati , e convulsivi delle membra. 
Fu nominata Chorea Saneti Viti, 
perchè in Germania , ove ha comin- 
ciato ad essere osservata , le perso- 
ne> che ne erano o se ne credevano 
, attaccate* andavano tutti gli amii 
in pellegrinaggio alla cappella di 
san Vito , danzando giorno e notte 
per guarire. 

In greco Choreia significa ballo, 
quindi l'arte di ballare si chiama 
Coreografia , cioè V arte di descri- 
vere i passi , i movimenti , e le fi- 
gure delle danze. - Coreògrofo di- 
v2iSSi 9Ì Compositore de' baili: Don 
già al semplice ballerino. 
BALLA, n. f. Palla, n. f. Corpo di fi- 
gura rotonda. 

Balla d'péll. - Palla di pelle o 
Palla lesina , o di lesina. - Feristi- 
ca , volgarmente, e con voce di lin- 
gua sferisHca, ecc. si chiama il 
giuoco della palla. 

Balla da bigliard. - PaUa da bi- 
guardo. Biglia, n. f. T. de' giocai. 

Metters' cùn la balla. '^Acchitar- 
si, o Dar V acchito. 

Ciappar la balla. -- Trucciare, 
Truccare , ed anche TruccMare. 

Andar in busa cùn la balla.- 
Far biglia. Vale Cacciar la palla io 
I una delle buche. 



BA 



105 



BA 



* Zugadour da baUa. - PaUerino, 
BaUagUa palietca , ecc. 

BaUu. - PaUa, per simllil. si ri- 
ferisce ad «litri corpi dod inser- 
vieQtì al giuoco, purché siano so- 
lidi , di figura rolouda , e di mole 
Doo molto eccedente. Per esempio. 
l^na palla diUgno. Una palla da 
thioppo. Falla da eannone. Pai- 
la di neve, ecc. 

BaUa d'eoi, dicono i boL al Ce- 
no del eavolo, 

Madl'o0,^y.Tòrel 

hUa d'saoòti. Balla dalla bar- 
w. — Saponetta , e Saponetlo. 

Balìa da cavi. — Cera da capelU. 

Ball da stmllutlar." VotL Pallot- 
jole io uso per dare il voto, e deli- 
berare. Civaie, quando sono fave: 
eveceaniiquaU. 

Jioite d' mereanzi'^ Balla, ben- 
cbe prodemente da Palla, indica 
P^^à Um qtiantitd di ro^a tne$sa 
umente e rinvolta in éela,per trae- 
Parlarla da luogo a luogo, 

Far del ball. — V. InUfallar. 

Globo. (Boi. Glob.) è definito dal- 
ia Crusca Corpo rotondo per tutti i 
versi, ma oeir oso si ò estesa la si- 
gniiicazìODe anche a que' corpi che 
non sono geometricamente rotondi. 
^MH) di fuoeo. Globo di nave. Glo- 
00 deW occhio. U Terra, la Luna, i 
[l^iieti , gli Astri . si chiamano Gkh 
^}' E Qloào per similitudine nella 
"ngua comune si applica a Quaùtn" 
quo agffregato & individui insieme 
accolli a guisa di globo. Un globo 
yente^Un globo di uecelU. Un 
omo di earte, ecc. 

Boba falla a balla. -^ AbbalUna- 
<o> (a, Ridotto in palla. 

^em. — Sfera. Corpo di forma 
perfeiuuente rotonda; differisce 
"?» Cto6o, perchè questo si conce- 
pisce sempre pieno, e non geome* 
wcamenle rotondo; e la Sfera si 
concepisce per lo piìi vuota, come 
f ^f^raarmillare,^ di foroBi eaat- 
Mmenie rotonda. 

^(^Uu. Forse da IrciMlaiv. viene 



nel dial. boi. attribuito per similit. 
a Ebbrezza. 

Èsser d' balla. — Esser di conser» 
va, di ballata ; cioè di compagnia. 
Esser d' acc(»rdo. 
BALLA , n. f. Pallottola di neve. 

Farai balla. ~^ Fare alla ìteve. 
Appallottolare la neve. Tirarsi vi- 
cendevolmente la neve rassodatala 
pallottole. 

Balla. — Pallata. Percossa data 
con palla di neve, o altra. 
BALLADUR, n. m. (del Gallein,di Piz- 
zon, ecc, ). Ballatoio, ia. Quel pezp 
zo di tavola che si mette alla fine- 
stra del pollaio, o colombaia , spor- 
gendola in Aiori , perchè gli uccelli 
che escono godano l' aria libera , e 
il sole.— -Cosi dicesi ancora a quei 
Bastoni su cui stanno le galline nel 
pollaio. U bastoncello su cui posa- 
no gli uccelli in gabbia Sallatoio. 
BALLAR. Ballare. /)a»zare.— La dif- 
ferenaa che passa fra Ballare e 
Danzare consiste, che in questo se- 
condo termine si comprende l'idea 
ch'esprime Un ballo ordinato, Air- 
ti/iciale, e non sempre eseguito per 
proprio diletto , ma sovente per 
trattenimento altrui. Il vocabolo 
Danza è sempre piii nobile di quel- 
lo di Ballo. 

Una tavla. Una scranna ch'balla. 
— Una tavola , una seggiola che 
scrolla, che tentenna. Dicesi di ta- 
vola o simile che non sia ferma e 
crolli da qualche parie. 

'Ballar. - Ballare per similit. di- 
cesi di tutte le cose che nonistanno 
forti, né combaciano colà dove do- 
vrebbero. Denti che ballano in boc- 
ca. Spada che balla nel fodero , ec. 

Ballar in tònd. '•-^ Carolare. Bal- 
lare e Menar carole. 

BaUar iìnbruid.^'Ballonzare o 
Bailonzolare. 

Ballar in-l-un qualtrein, far bal- 
lar, ecc. Far ballare in un crivello, 
BALLAREliN . n. m. BaUeritìo , m. ina, 
f. Danzatore, m. trice, f. Danzante, 
m. e L 

il 



BA 



106 



B4 



Ballarein da corda.-^ Funàmbo- 
lo, dal lat., e con voce provenieDte 
dal gr. Acròbata. Cosi chiamavano 
gli antichi i Saltatori che ballava- 
no e facevano vari giuochi sopra di 
una corda tesa, e specialmente tesa 
dall'alto al basso, sulla quale ascen- 
devano e discendevano con grande 
agilità, e destrezza. 

Ballerino. Maestro di ballo. E con 
voce gr. Coreògrafo. — V. Ball. 
BALLEIN DA STIOPP. V. Balleina. 

Baliein d' cari da zuqar. — BaU 
letta. Involtatura di carte che eon- 
tiene alcuni mazzi di carte da giuo- 
co. 

Baliein del borc\ — V. Buceein. 
BALLEINA. BALLETTA. BALLTTEI.NA, 
D. t. Palletta. Pallina , n. f. dim. di 
Palla. 

Balleina, n. f. e Baliein, n. m. 
Pallino, n. m. , e Pallini plur. Mu- 
nizione piccola per uso della cac- 
cia : e alla più minuta dicesi Miglia^ 
rota e Migliarole^pìnv.Miarola.BoL 
BALLOCC, n. m. (da Biòccolo per si- 
niilit.) Grumo. Gnocchetti che tro- 
vansi talfìata nelle non ben rime- 
scolate vivande, fatte di farina, e 
massime nella polenta. 

Pein d'ballucc, Abballuccd. ^' 
Grumoso , add. Formato di grumi. 

Ballocc d'zira, d'peigula, d' tèr- 
ra.^» Mòzzo, n. m. coirò largo. 
Pezzo di cera , pece , terra , o altra 
materia spiccato dalla sua massa. 
V. Abballuccar, 

Ballocc d* stoppa. — Batùffolo di 
stoppa. 

Ballocc d'strazz. — Pannello. Vi- 
luppo di cenci uniti.— l^'pcnn. Piu- 
mata. 

Ballocc deterrà. — Zolla. 

Ballocc d' zùccher etz. — Pallot- 
tolina dK zucchero, se fosse di for- 
ma rotonda. Pezzetto, pezzettino, 
se irregolare. 
BALLON, n.m. e BALLÓUNA, n. f. 
Pallone. Palla grande. Giuoco del 
Pallone.-'BaUone S9\^hi{\9i gran-i 
de. Ballone di lana, di coione. I 



Ballon da cuser. -* tómbolo. Ca- 
scino di forma cilindrica , su coi si 
feuuo merletti , stringhe e simili. 

Ballon volant.-^Pallone volante, 
e con nome dì provenienza greca 
Aeròstato: Pallone aereostàlico.— 
Areonàuta. Colui che naviga per 
l' aria. 

BALLOTTA, n. f. Pallottola. Palla fai- 
ta di materia soda. 

Far del ballott. — Pallotloìan. 
Bappallottolare. Bappallozzolan. 
'Aln'é trèin da far ballott. Di- 
cesi fig. di uno che sappia il pro- 
prio conto, né di leggeri si lasci 
accallappiare. 

Ballottaydìe castagna cotta a les- 
so. 

BaUottpìvLT.e Balluttein' d'zttè- 
ver, d' anziprèss. - Bacche, e vol- 
garmen. Coccole. Frutto d'alcune 
piante, come cipresso, ginepro, al- 
loro, pugnitopo, lentischio. Coc- 
coline della vetrice , deW ellera. 

BALLUNA. Colpo di Pallone. 

BALLUNZÉLLA, n. f. PalhnceUo, d. 
m. 

BALLUNAR , n. m. PaUotuifo,n.in. Co- 
lui che fa i palloni da giuoco. 

Ballunar. — Gonfiatore. Oaellp 
che gonCa i palloni pei giuocalori. 
— Gonfiatoio si chiama la macchi- 
netta per gonfiarli. 

BALLUTTEIN , BARADÓDR DA ZUG. 
Barattiere, Barattiero, Baro. Uomo 
che vive col guadagno de' giuochi 
illeciti. — Baratteria, Barrarne 
Parte del Barattiere. 

• Far di balluttein. — Far delle 
Baratterie ; e , in minor grado , de 
guazzabugli. 

BALLUTTEINA , ed il suo dim. BAL- 
LUTTINEINA, n. f. PallottoUna, e 
Pallottolem PallottoUna piccioUi- 
sima. 

BALÓURD. — V. TabalorL 

BALSEM, n. m. Bàlsamo e Bàliimo, 
n. m. Sorta di liquore proprio a sa- 
nar le ferite.— fmftatóamarf e /'«• 
balsimare, Balsimare. Ugiier con 
balsamo checchessia per conserva^ 



BA 



107 



BA 



ìo.^rmbaUhnire. DiTenir bateamo. 

L'olio tmùaUimisce, 

BALSTRIAA,n. f. BaUitnera, FeH" 
tota, D. f. Piccola e strelta apertu- 
ra Delie muraglie. E serve per os- 
servare, per difendersi con armi 
appostevi . per isoolar le acque, ec. 

BALSTRÒUNA. Fare/ eo$i alla bai- 
iiròuna. Alla bona» Alla bona de 
fiw.'^Bozzafnente. GroMsamenie. 
far k eo»e alla carlona, alla gtvi" 
ia, alla sciamannata, a occhio e 
cme. Infilar gii aghi al buio. Ope- 
rare a casaccio , a chiù»' occhi, 

fiALUCCHEIN,n. m. Grumetto, Grur 
moletto, dìuL di Grumo. 

BALURDISIA (dal fr. l^Umrdise), Ba- 
lurdag§en', n. f. — Balordàggine. 
Sbalordàggine. Balorderia. Sbalor- 
AimmUi Stordigiotie. Stordimento. 

BALDS.n. m. Balogia, n. f. e Baloge 
plor. Aoitofto « e Ballotte, plur. 

Baltuar el paroL — Impaìdare 
le parole. 

BALUSÒN , n. m. Uno che nel pronun- 
ciare precipita e atfoga le parole. 

BAU, n. m. Balza , n. f. e Balzo, n. 
m. Ripa scoscesa e dirupata.— Au- 
pe. Roccia. Un' altezza di monte 
scoscesa e diroccata , ed è parte di 
^a Mio. Bricca, in boi. Brègmi, 
quelle Prominenze di pietra sopra 
le rupi, che impediscono il facile 
camminare, senza costituirne le in- 
tere rupi.— .$coy/to. Masso di ma- 
cigno in ripa al mare o dentro del 
medesimo.— Scoffjtem, n. f. 

BAUA e BALZANA D'UNA VSTEINA. 
Balza. Doppia , n. f. L' estrema par- 
te della veste femminile. Dicono pu- 
re i boi. Fabalà, alla fr. Falbalà. 
Mza del bi$ti buein' , di cavaU. 
'^Pastoia. Quella fune cbe si met- 
te ai piedi delle bestie, quando 
^'anno al pascolo , percbè non pos- 
sano camminare a loro talento , né 
alzare la testa, e danneggiar le 
ie piante, ^fiotee per simil. si dice 
ai^epptcoi quali stanno legati i 
piedi dei condannati. 

BAUAN.ZERYÉLL BALZAN, TÈSTA 



BALZANA. Cervel balzafio valeSfro- 

vagante. Bestiale. 

FurmmU òo/zon.— Grano non 
naturo. 

Andar, Camminar a tèsta balza- 
no. — Andare, Camminare ebada- 
tameìite, inconstderatamente , con 
disattenziofic, 

Balzan. V. Cavali* 
BAMBEIN, n. m. Bambino Gesù o pure 
Bambino di cera, o d'altra mate- 
ria. 

Il Bambino, Bambolo, Bamboli- 
no in fasce, dicesi in boi. — Fw^ 
dsein. V. 

Parèir unbambein d' Lucca. '^ 
Parere un angiolino di Lucca. Per 
similit. dicesi anche di donna li- 
sciata. 

Far basar al bambein.-y. Mdaia. 
BAMBOZZ, n. m. OZZA. f. Bamboccio^ 
Fantoccio , n. va. Piccola figura u- 
mana , fatta di cenci o d'altro, che 
serve per balocco de' fanciulli. Pop- 
pàlola. Bàmbola , n. f. 

Bòmpr i ban^buzz. Dell' atto che 
fauYio i fanciulli^ quando s'adirano 
fra di loro , che mettono in pezzi le 
poppattole, e giocbelli loro. Tron- 
car /'amicizia. Inimicarsi.'— Bam- 
boccio per Tabalori. V. 
BAMBOC, n. m. Ba»nbù. Specie di can- 
na , arbore delle Indie Orientali. 
BAMBUZZAT.A, n. f. Bambinàggine. 
Bambolinàggine. Bambitieria. Boni' 
bocceria. Fanciullàggine. Fantuc- 
eéfia. Fantocciata. Fatto o azione 
da bambino, da fanciullo.— Bom- 
6occia/a dicesi di Pittura di piccole 
figure , e capricci. 

Far del bambuzzat. —Bamboleg- 
giare , Pargoleggiare. Far cose da 
bambini. 
BAMBUZZÓN , n. m. BamboccUme, n. 
ixì. accr. di Bamboccio» . * 

BANG, n. m. Banco, n. ro. Nome che 
si dà generalmente da molU arti- 
giani a diverse macchine , che han- 
no rapporto colla figura e coli' uso 
ai ban^lhi , cbe servono per sedere , 
di tavole per iscrivere, Batico del 



giudiee. Banco de' notai. Banco de' 
mercanti. Banco degli scultori. 

BanchèU. — Banchetto óìm. di 
Banco. Deschetto. Banchetta. Una 
piccola panca con piedi. 

Bancìiètt di calzular.-' Bischetto. 

Banca, n. t Panca, n. f. Asse 
lun^ co'piedi, fatta per sederai so- 
pra in più persone. 

Banca da elsa. «- Panca con 
ispalliera, e inginocchiatoio dar 
vanti. 

Banca di cor; StaU, piar. m. 
Manganella, n. t Panca fissa dietro 
il muro nel coro de' religiosi. 

Far un decret, una eossa soft 
banca. — Fare una cosa in cappe- 
Tuccia. Andare una cosa in cappe- 
ruccia» cioè senz'essere esaminata. 

Banca e Banefieina di ftum. — 
Contrargine , n. m. 

Banchetta. — Panchetta, n. f. 
Panchettino. Suppediano. 

Banehètt dèi Iftt. — Panconcelli 
del letto. 

Banchetta d'preda.-Muricciuolo, 
Muretto. Sedile di pietra o di cotto 
che sta dietro alle porte delle case 
per sedervi la sera al fresco , una 
volta frequenti in Bologna » ora ra- 
rissimi. 

Banzola, n.f. Panchetta di legno 
di forma circolare , con ispalliera 
e piedi, per uso di sedere, una voi- 
ia comunissima presso i nostri an- 
tenati. 

Banzulein. — Panchettino. Sga- 
bellino. Predella. PredélUna. Pan- 
chetta senza schienale, da sedere, 
o da appoggiarvi i piedi. 

Banzulein , Banzola ctm tri pi. 
— Desco. Deschetto. Panchetta ru- 
stica da sedere. 
BANCA. V. Banc. 
* BANCA , n. f. A\>c%r o dar la banca. 

— Avere , odor la bastonata. 
BANCALETTDLA FNÉSTRA. Davan- 
zale , Soglia della finestra. 

Bancalètt léss. ^Davanzale liscio. 

BanciUètt curnisd.'^ Davanzale 
intavolato. 



1 08 BA 

BANCHETTA. V. Banc. 

BANCÓN DA HÉSTER D' ALGNAM. 
Paneone. Panca grande sulla quale 
i legnaiuoli lavorano il legname. 

BAND , n. m. Bando , n. m. Ordinazio* 
ne notificata pubblicamente. 

Pubblicar un bandr.'^BantSm. 
-^Banditore. Colui che bandisce. 
-*£tft<to. Legge pubblicata da chi 
ha ti supremo comando.— Nofi/Zco- 
zione. 11 notificare qualche ordine 
supremo. — Manifesto. Scrittura per 
far pubbliche le sue ragioni. 

BANDA , n. f. Banda. Parte, n.f. Lato. 
Canto, n. t. 

D' banda. — Lateralmente. Oa 
batìda a banda. Metter da banda. 
Lasciar da banda. Dall' cUlra ban- 
da, ecc. Passar fuor fuori. 

Banda d'ultòn.'- Piastra d'ot- 
tone. Lamina. 

Banda. '^ Banda, Unione di stru- 
menti musicali da fiato che accom* 
pagna la milizia. . 

BANDE (del Brag). V. Braga. 

BANDEINA D' CAVl. CemeccMù. FiM- 
cagote. Ciocca di capelli separata 
dal resto della capelliera pendeste 
dalle tempie air orecchie.— <>»/«; 
gUo e Cerfuglione dicesì anche di 
Ciocca di capelli lunghi e disordi- 
nati. 

Bar d* eax>t , dxeesX di qualunque 
Ciocca di capelli. 

BANDIRÀ , n. f. Bandiera, n. f. — in- 
segna. Nome generico che letteral- 
mente significa Segno fisso in qual- 
che luogo per indicarne V uso. /* 
segna del comune. Insegna dell'o- 
steria. Insegna del trilmnale. inti- 
gna reale. Insegna è presa anche 
per Arme delle famiglie.— /n<f9»<! 
delle figure. 1 segni dimostrali^ 
deir esser loro , come il Cadùcèo a 
Mercurio; l'Aquila a Giove; la di- 
vetta a Minerva ; il Pavone a Giuno- 
ne; la Colomba a Venere.— /^fl«*^ 
ra. Un'insegna militare. Un drappo 
legato ad un'asta, dipintevi entro 
le imprese de'capitani, e l'armi dei 
Principi, e si poru in battaglia. - 



HA 



109 



Bandiera io marineria è un pezzo 
di stamina, o tela di diversi colori 
e fogge, con armi o altri segni in- 
(lÌTidaaDti la nazione, della quale è 
la oave. e si porta issata {alzata) 
sopra un'asta drizzata sulla cartella 
dapoppa.— Diversi nomi porta la 
Bandiera dalle diverse forme. Cor- 
tutta è Una bandiera quadra, che 
ha il doppio pili di ghindante (ele- 
^aùoDè) nell'asta, di quello che 
abbia la Fiamma, ma quasi due 
leni meno di pendente, e termina 
ii) una punta acuta divisa in due. 
La Cornetta è il disUntivo del Ca- 
posquadra , del supremo Coman- 
dante della squadra. La Cortutta 
poi indica il grado di chi comanda 
il vascello, sia Ammiraglio (Capita- 
no Generale dell' armata di mare, 
aniicam. detto Almirante), sia Vi- 
cHjDmiraglio , sia Contrammira- 
glio (il terzo uffiziale, che è subor- 
dinato all'Ammiraglio, e al Vice- 
Ammiraglio).— -Fiamma è una spe- 
cie di bandiera molto lunga , che 
dalla sua asta sospesa in croce al- 
l'albero di maestra va a finire sem- 
pre assotUgjiaDdosi in una punta 
divisa in due, e serve per indicare 
che il vascello è armato in guerra , 
e talvolta àncora per for segnali. — 
^fnnoncello.Queì poco di drappo che 
si pone vicino alla punta della lan- 
cia (barchetta) a guisa di bandiera, 
che anche dicesi Banderuola. — 
^(^nderuola. Piccola bandiera Pen- 
noncello. Cosi chiamavasi quel pez- 
zetto di drappo che già portavano i 
cavalleggieri appiccato vicino alla 
Ppnta della lancia a guisa di ban- 
diera. •«•Ba»ideruo/a per simili t. di- 
^i a Quello strumento fatto di la- 
ma di ferro , che ponesi ne' piti alti 
ediSzi , affinchè col girare e voltarsi 
sul ferro, nel quale è bilicato, fec- 
cia conoscere qual vento soffia.— 
VettiUo; dal lat. VexUlum è sinoni- 
mo di Bandiera nel significato ge- 
nerale, VesHllo è però vocabolo più 
nobile, e si usa nello stile sublime. 



BA 

— Stendardo, È una Bandiera gran' 
de, principale; ora è Un drappo di- 
sleso sopra due regoli , e sostenuto 
nel mezzo da un' asta , che a forma 
di banda si porta innanzi alcuni de* 
ri , quando vanno processionalmen- 
te, e nelle processioni della Chiesa, 
e sopra cui stanno dipinte sacre 
immagini.— Sletidanltfere è colui 
che porta lo stendardo.— Gon/ato<> 
ne dagli antichi scrittori fu impie- 
gato per sinonimo di Bandiera; 
sembra però che fosse un civico 
stendardo , o bandiera militare ser- 
vibile all'occorrenza di combattere 
i nemici , da cui ne veniva la digni* 
tà di Gonfaloniere di gtosfizto.— 
Gonfalone dicesi oggi Una specie di 
tenda di. forma rotonda , che porta- 
si come un baldacchino nelle prò* 
cessioni di Roma, e d'altre città 
per riparo di alcune persone in ca- 
so di pioggia.— /mprvAa. Erano i 
segni gloriosi , che assumevano le 
persone dedite alle armi in tempi 
di cavalleria dipinte sugli abiti , e 
sulle armi loro. Ad imitazione dt 
questi s' introdussero le Impreee 
gentilizie, volgarmente e con ter- 
mini d'uso appellate Stemmi, Arme, 
Scudo gentilizio. Ed è un'unione 
d ' un corpo figurato , per significar 
qualche concetto , a cui molte volte 
s' aggiugne un motto. Le Imprese 
delle Società accademiche scientifi- 
che si chiamano più propriamente 
£!m6(tfmtf.— Alla classe delle /n<e- 
gne appartiene pure Fiommoto. Era 
la Fiammola o Flatnmula Una tiU 
ta particolare di bandiera sotto 
r impero orientale , la quale termi- 
nava in una punta a forma di fiam- 
ma , e che serviva di segno per di- 
stinguere i soldati delle diverse 
compagnie , de' battaglioni , de'reg- 
giroenti, ecc. essendo per ciò diver- 
samente colorate.— Il Pàlio ancora 
è di questa categoria. Il Palio è un 
Panno o drappo alzato in asta , che 
si dà per premio a chi vince al cor- 
so. Palio d'oro levato in asta. Pàlio 



BA 1 

di iciàmito velluto. '•^aUio signi- 
fica Marito,-^ Palio è stalo preso 
anche per HaldacMno.—'ÌA voce 
l>oi. PaUola (per Stendardo) è pro- 
veniente da l'alio ^S.PaU. PaUola. 
'bandirà (Far).— Dicesi del Hi- 
tenersi dei sartori, nel tagliar gli 
abili, qualche pezzo di iKinno di 
proprietà 'dei committenti. 

BANDIRAU. n. m. Planeiaio, n. m. 
Banderaio , n. m. Colai che la le 
pianete, ed altri arredi sacri. — 
l'resso gli antichi dice vasi Bande- 
raio a Colui che portava la bandie- 
ra, ora chiamasi Alfiere, io boi. si 
estende questo nome a tutti quegli 
artefici, che lavorano ai parameolì 
delle camere, e de' mobili. Tappcz- 
xierc 

BANDIROU. V. Bandirà. -^Per Uomo 
leggiero, instabile. Banderuola. Te- 
comeco. 

BANZOLA. V. Banc. 

'BAM2ULAR, n. m. Appoggiatoio del- 
l' inginocchiatoio. 

BAr<IZULEIN. V. Banc. 

BAR , BARO. Un bar, oppur un baro 
d' cad. — V. Bandeina. 

' BARABÀN. Epiteto dispreg. dato ad 
ttom vecchio. Véc€*baraban. — Vec- 
chio barbogio, 

'BARAQULEIN, n. m. BarOotlo, Ba- 
ràttolo, n. m. '— Un biuraqulein 
d'mustarda» Cu barattolo di mo- 
starda. 

BARATT , n. m. Baratto. Cambio. 
Scamicio. Permuta. Il barattare. Il 
dare una cosa per un' altra. 

BARATTAR, v. Barattare, v. Far ba- 
ratto. Permutare. — Cambiare. 
Scofinbiare. (Boi. Mudar). Trasmu- 
tare, Convertire una cosa in un'al- 
tra. Cambiar paste. Cambiar aria. 
Cambiar maniere. Cambiar una 
moneta.'^ Accambiare è pur sinou. 
di Cambiare. Accambiare l'agnello 
al lupo,'-^ fUcambiare , vale Con- 
traccambiare. 

Baratiar parol. — Parlare. Ciar- 
lare. Entrare in parole.'^ A n'i era 
fèiane un con da baratiar parola. 



10 



BA 



'— iVofi v'era pereona con cui dir 
fyetbo 
BARATTUN, n. m. Piceoio cambio, 
baratto. 

Barattein da cavali.^' Semole. 
Cozzone. Barattatore di bestie. 
BARBA, n.r Barba, n.f. Peli che spno- 
tano dai mento. 

Far e fare' la tfarba.-^Pare e 
Fatti la barba. Radere e Raderei la 
barba. 

Fare' far la barba.^^ Farei far 
la barba. Farei radere. Radersi , o 
farsi radere il pelo col rasoio. 

Un om ch'ava la barbck.'^Uottto 
iforbato. 

Un om ch'aoa purassd barba.-^ 
Uomo barbuto. 

Un om ch'n'ava nianc la barba. 
'^Imberbe. 

Un eh' eia eéinza barba, -^Sbar- 
bato. 

Servir d'ifarba, e d'perùcea, 
prov. basso , equivalente a Cumzar 
prelféet—S. Fèsta. 

L'ha tant de barba. ^^È cosa 
che ha fatto il pelo. Vecchia, stra- 
vecchia. Dicesi a chi racconta cose 
rancide. 

*à n'i è barba d*om ch'i arri- 
va. •^E'non gli crocchia il ferro. 

A n'i è barba d'om ch'sava far 
l'or.'^fionè, o Nonv'ha uomo al 
mondo, che sappia fabbricar l'aro. 

Cùn la barba fatta.^^ Colla bar- 
* ba rasa. 

Barba per Zio, è voce rimasta ai 
contadini. 

Barba, per Radice soUile delle 
piante ; da cui Barbare e Sarbica- 
re per Produr radici.— S6ari)aiv* 
Disbarbare. Svegliere dalle barbe, 
dalle radici una pianta. 

BarbateUa,iì. t. Ramicello che 
si mette sotterra percM faccia ra- 
dici. Barbicela. Oioesi alla oeppoia 
colle radici delle piante erbacee. 
Barbicaia deUe cIpoHe , de^U a§U, 
ecc. 

Barba d*prii.'-Evh^ stella. Corò- 
nopo. (Boi. Pianiago eonmopus,) 



BA 



Iti 



BA 



BARBACAN, n. n. Barbacane, n. m. 
Parte delia mangila da haiso flilta 
a scarpa per siairesza e fortexaa. 

BARBAGNOt'C. V. Baròazagn. 

BARBAI, BARBAION, n. m. BartagUo. 
Abbagliamento AbbartagUamento 
d'occhi, n. m. Il termine boi. è ad- 
operalo per significare piti prò* 
prìameale quando alla irertigine è 
accompagnato T offuflcameato della 
vista. 

Urbai eh' »' vfkettn ai cavali,^ 
hraoceìd, 

BÀRBARA, np. f. Bàrbam, t 

BARBAZAGN.n. m. Barbagianni, n. 
m. Uoeello piìi grosso fra i nottur- 
Dì . che si pasce di nord , e di pic- 
eoUocoelki— Per Uomo sciocco e 
balordo. V. Tabalori. 

BARBàZlAN, np. m. Barbaziano, m. 

BARBEIN.n. m. Barbetta, Barbetti- 
no. ?iao. Nappo a più lili di barba 
cbe sì lascia sul mento. 

BARBEINA, BABBÉTTA. n. f. Barbet- 
ta, fiarbttzza. Piccola barba. 

Per le piccole barbe , cioè radici 
delle piante. Barbicelia, Barbicina, 
^arbicciuola , BarbicQla, Barboli- 
wt, Barbueeia , Bar buzza. — ' Bar' 
àetta, Bartuecino , add. Riferito a 
uomo; ^ale di barba rada e speiaz- 
zata. 

'Barber, n. m. Barbero, n. m. Ca- 
vallo di Barberia, velocissimo al 
corso. — Cosi dìiamansi i cavalli 
sciolti cbe mettonsi alle corse. 

BARRIR, n.m. e IRA, n f. Barbiere, 
0. m. Colui che taglia o rade il pelo 
agli uomini. E Barbitra direi alla 
moglie del barbiere , ed anche a 
quella che fa la barba. 

BARBlRABt , n. f. Barbieria e Barbe- 

^ na. Bottega da barbiere. 

RARBls. Jv. Baie. 

»ARBÒZZ, n. m. Per Jlfonto. Bartozza 
^{cavdlto. Quella parte della testa 
del cavallo dov'è il barbazzale. 

BARBOZZAL, n. m. Barbazzale, n. m. 
^lenella che va attaccata all' oc- 
chio diritto del morso e si congiun- 
se col rampino, eh' è air occhio 



manco dietro la barboaa del ea- 
vallo. 

BARBUTTLAR, v. Borbottare. È pro- 
priamente Quando alcuno non si 
contentando d' alcuna cosa, o aven- 
do ricevuto alcun danno, se ne 
duole fra sé con voce sommessa , e 
confusa. — V. Ciaecarar. 

BARBUTTLÓN , n. m. Borbottofte, Bor- 
bottatore. 

BARCA, n. f. Barca, n. f. Nome gene- 
rico , come quello di JVat>e, comune 
a tutti t galleggianti sopra l' acqua. 
La varia costruzione , i diversi usi , 
la maggiore o minor mole di questi 
galleggianti somministrano le par- 
ticolan differenze per distinguere 
r uno dall' altro col nome a ciascu- 
no appropriato. 

BARCA, n. f. Barcata, n. f. Il carico 
di una barca, che anche dlcesi Na- 
vicellata. 

RARCAROL, n. m. Barcahiolo. Navi- 
cellaio. Nocchiere, n.m. Quegli che 
guida la barca o la nave. 

la va da barcarol, da pilota a 
^narinar. — Ella è tra barcaiuolo 
e marinaio, tra Baiante e Ferran- 
te i tra 'l rotto e lo etracciato. Tra 
simili e senza vantaggio^ e dicesl 
sempre in mala parte. 

* BARCHEGGIAR, v. figur. BAh^A ME- 

NAR. Barcheggiare, v. Maneggiarsi 
con destrezza. Non è voce di Cru- 
sca , ma può essere di regola , pro- 
veniente da Barcheggio. Destreg- 
giare sarà la voce più appropriata. 

BARCHÉSSA , n. f. Tettoia, n. f. Tetto 
fatto in luogo aperto. 

BARDASSA , n. m. e f. RARDASSÓN . 
n. m. ÓUNA, n. f. BUSÓN. m. Afo- 
nello, m. ella, t Frasca, Fraschet^ 
ta. — V. Biricchein. — Bagazzàc- 
cio. Giovane leggiero, e dì poco 
giudizio. 

BARDASSATA , BUSUNATA , n. f. Ba- 
gazzata , Fanciullàggine , n . f. Co- 
sa degna di ragazzi. 

* BARDELLl , n. m. Bardiglio , e Bar- 

giglio , n. m. Marmo cenerino e 
bianco. 



BA 



112 



BA 



BARÉL, D. m. BarigUane. Vaso di le- 
gno a doghe , ad uso per Io più di 
tener salumi. 

Barel d'anciòv — - Bariletio d^ ac- 
ciughe. 

Barel d'polver — Barilotto di 
polvere. 

Barél dia roda» Mzol. '^ Mòzzo 
della ruota. ( Pronunziando ii pri- 
mo largo, e la z dolce). Pezzo di 
legno rotondo nelcontorno del qua- 
le son confitte le razze della ruota. 

BARÉLA, n. f. Barile, n. m. Vaso di 
legno fatto a doghe cerchiato » di 
forma lunga rotonda , ne' fondi pia- 
na , da tener vino ed altri liquidi , 
ed è comunemente della misura di 
mezza corba bolognese. 

Quèll eh' fa el barél. — Barlet- 
taio. 

BARÈLLA , n. f. Barella. Strumento a 
guisa di bara che si porta a brac- 
cia da due persone per uso di tras- 
portar mobili, e simili. 

Parlar cùn la barèlla. — - Barel- 
lare. 

BARILÉTT. BARILEIN, BARILOTT, n. 
m. BARILÉTTA, ÉINA. n. f. Bari- 
lotto, Bariletto, Barletto» Barlotto, 
n. m. Bariletta, e Barletta, Bar- 
lolla n f. 

BARILOTT, n.m. detto d'uomo per 
similit. Tombolotto. TonfaccìUotto. 

BARiSÉLL, n. m. Bargello, sincopato 
da Barieello. Capitano de' birri. 

BARI^M, np. m. Bariamo, Barlam, m. 

BARLCM, BERLÙM, n. m. Barlume, 
D. m. Luce incerta , confusa, e figu- 
rat. Leggiera apparenza. 

In barlùm. — Al barlume, av- 
verbial. A queir ora , o in quel luo- 

. go, ove si vede poco lume. 

Avèir un barlàm. — Aver un 
barlume di speranza, e simili, fi- 
gura tam. 

BÀRNARA, np. m. Barnaba, m. e per 
corruz. Barna. 

* BAROCC, agg. Scadente, Agg. In cat- 
tivo stalo. 

' BAROCG , sust. Barocco, Guadagno 
illecito. 



Al viv iàul d'ttocc e baroec.^ 
Vive a forza di stocchi e barocchi. 
BARÓN , n. m. Barone , n. m. Signore 
con giurisdizione , o per titolo. 

Barunèssa, n. f. Bo/roneasa. Mo- 
glie del Barone. 

baròli. -^ Barone. Termine in- 
giurioso, di Colui che mal vestito e 
vagabondo va mendicando , che di- 
cesi anche Birbone. Guidone. Fur- 
fante. Barena è il femminino. La 
voce Barone ora è presa in mala 
parte nel modo stesso ,'ohe si pren- 
dono le voci Tiranno, Ladrone, 
i{t6aMo,ec.-- Da Barone viene Bo- 
ronaccio. Baroncello. Baronesco. 
Baronescatnente , ec 

Metters' a far al baròn. — ai- 
tarsi al barone, al furfanie, al cat- 
tivo. Farsi un briccone,un birban- 
te. Farsi un ribaldo. 

El nozz di baron duren poc. — 
Le allegrezze de' tristi duran poco. 
Da ultitno è bel. tempo. Alla fine ti 
canta il gloria. Sempre non ride la 
moglie del ladro. Tutte le volpi al- 
la fine ai riveggono in pellicce- 
ria. 

Alla baròuna. — Alla buona. 
Buzzamente. Alla sfuggiasca, o di 
sfungiasco. Di passaggio. 

Fora baron. — Foro bruchi, det- 
to metafor., che vale Orsti partitevi 
di qui. 
BARÓNDA,^ n. f. Vicenda. Avversità, 
n. f. Pericolo, n. f. ed anche Con- 
fusione. 

A m*sòn truvà in-t-una bruita 
barònda. — - Ho passata una brut- 
ta vicenda. 
RARRICADURA , n. f. Barricata. Quel 
riparo di legnami che si fa altra ve^ 
so alle vie per impedire il passag- 
gio. 
RARRICAR. Sbarrare. Abbarrare. hn- 
barrare.Asserragliare. Metter sba^ 
ra per impedire il passo. 

baruffa: — V. Ut. 

RABULE (CALZÉTT ALLA), (dal Fr. 
Aux bas roulés ) Barulè. Foggia an- 
tica consistente in unaravvolgitora 



BA 



113 



BA 



fatta insieme dell'estremità della 
calza sni ginocchio. 

BARUNADÉLLA. n. f. Piccola baro- 
nata. 

BARUNATA , n. f. Bricconata. Bricco- 
neria. Furfanterìa. Guidoneria. Ba- 
ronata V. d. 0. 

BABUNZÉLL, m. BARUNZÉLLA , f. ag- 
giunto per vezzo ad uomo, o donna 
Bricconcello, ella. 

Barunzélla. Nome di un ciottolo, 
nm della via maestra detta di pan 
Mammolo in Bologna. Qnesto nome 
é nna corruzione di due voci che si 
sono anìte facendone nna sola , La- 
harumCoeU, Vexitlum Codi, Ban- 
diera, Insegna del Cielo, prove- 
niente da nna piccola chiesa, già 
tempo parrocchia le, detta Santa Ma- 
lia labarum CoeU, ivi esistente. 

Una simile corrnzione fanno i 
Toscani di Santa Maria in Coeìi au- 
^. dicendo Santa Maria in CiUei- 
anli 

BARZLÈTTA, (voce che non è del vol- 
go) Barzelletta. Motto piacevole, ri- 
dmle. 

,ÙncA'di« del barzlètt.^MotUg- 
fìmle. Mottegffipso. Faceto. Scher- 
zévole. Sollazzévole. Dir barzellet- 
te. Barzellettare. — Buffare. Dir 
ciance, Dir facezie. — Tratteffdia- 
fv. Dir de' motti arguti, o pungen- 
ti. — Fn)«oter« , Far frottole, Dir 
baie. — Berrjolinare fu detto per 
Motteg^are, ma per lo piti traendo 
barzellelle dai nomi. 

WS , n. m. (dal Lat. Basium). Bacio» 
Badare, n. m. 

BASADONN, n. m. Brezza , e nel dim. 
BfTfzzoKna. Picciol vento , ma ge- 
lato , e crudo. 

^lHraunzertbaiadonn.r^ Brez- 
'fQnia. Spira brezza. Viene vento 
freddo. 

BASADURA DEL PAN. (Dal fr. Baisure). 
attaccatura del pane. Il sito col 
<iudleiin filo di pane ne ha toccato 
«n altro nel forno. 

WSaLÉC, n. m. BassiUco e BasiUco. 
Ozzimo. Erba odorosa. V ha il basi- 



lico anaciato, il cedralo, il garofa- 
no, il comnne, il minore, il mag- 
giore , il nero. 

BASALÉSC. n. m. Baiilisco e Basili- 
echio. Serpente ftvoloso che uccide 
collo sguardo. 

BASAMADONN, n. m. Baciapile, Bae* 
chettone. Pinzòchero. I boi. hanno 
anch' essi i termini di Beat , CoU 
start, Bigot, Bizoc, Gavot 

BASAB, y. (dal lat. Bastare). Bacia- 
re, V. 
Ba$ars\ — Baciarsi. 
Basars' (dal fr. Se baiser) per 
Combaciarsi. Toccarsi. Dicesi del- 
l' esser ben congiunti legno con le- 
gno , pietra con pietra. 

Basar dov un mett i pi. — • Baciar 
dov'un calca; cioè stimarlo, vene- 
rarlo. 

Basar. —^ Fondare. Fermare. Sta- 
bilire. É introdotta dall'uso moder- 
no la voce Basare, forse da Base 
per fondamento: ma atimo che non 
sia da buoni autori accolta. 

BASEIN, dim. di Bas. — ^actuccAio, 
dim. di Bacio. 

Bacino vale Bacile. ^—V. Bazil, 
Cadein. Neil' uso si sente sempre 
dire Datemi un Inicino, per Datemi 
un bckcio , senza che l' equivoco ab- 
bia luogo. 

Basein. — Basino , è una specie 
di bambagino. 

BASELI, np. m. Basilio, m. lia, f. Ba- 
siléo. 

BASTA, n. f. Tafferìa. Arnese di legno 
a foggia di un piatto grande, in cui 
s'infarina il pesce, la frittura, e 
serve anche per grattarvi il cacio, 
lucuta per similit. Bùssla. Mento , 
n. m. Avèir una gran basta. Èssr 
un basiòn, Basiott. -— Avere un 
mento lungo. Forse i boi. hanno 
questa voce da Bazza che i Fioren- 
tini dicono al Mento allungato, e 
un poco arricciato. 
* Basiola. Piccola tafferia. 

BASIÒN , BASIOTT. — V. Basta. 

BASS , add. Basso , agg. Contrario di 
Alto. — Guardar d'alt in boss (dal 



BA 



114 



BA 



fr. Regarder de hauten b(u). Far 
gH occhi grossi* Siar sul grande. 
Guardare con alterìgia. 

Éssr al boss, — Aver del basso. 
Dicesi del vino quando sta per fini- 
re in una botte. 

Èssr al boss, — Essere alla fine 
di qualche cosa, la candela è al 
verde. 

Andar al bass. — Andare in ro- 
vina. Andare in fascio. Consumare 
ogni' avere. 

Èssr al bass. — Essere in rovi' 
na. Aver consumato il mo avere. 

Bass, vale Abbietto, tmile. Vile. 
Uomo basso. Prezzo basso. Oro bas- 
so. Modo basso. 

Bass d'cundiziòn. •— Dibassa 
gente. Di bassa mano. Di vile na^ 
zione , cioè nascita. 

Tgnir un' bass. — « Tener uno a 
segno. Tenerlo corto o cheto , o in 
soggezione. 

Abbieitafe alcuno, ^ì^^ Avvilirlo. 

Sottano e Inferno , che vuol dire 
pili Basso, si riferiscono a luogo, 
contrari di Supremo, Sovrano, Su- 
perno. 
BASSA, n. f. Sassata, n. f. Effetto 
dell' awallamento del terreno. 

Del bassi da vmpir. •— Sassate 
da riempirsi. — Dicesi anche Fon- 
dura, Fondo. Luogo basso a guisa 
di valletta. 
BASSAMÉINT, n. m. Basamento, n. 
m. Membro del piedistallo della co- 
lonna. . 

BassamHnt del fabbric , d'un 
dpeint d'una stanzia. — Basamen- 
to. Zoccolo continuato che serre di 
base a un edifizio. — Imbasamento 
dicesi pure dai pittori di quegli or- 
namenti, che terminano da piede le 
pitture ddle chiese , delle stanze, e 
slmili. — Bassamento vale Abbas- 
samento. 
BASSURA, n. f. Fondura. Bassura. 
Bassezza, n. f. Dicesi di strada, o 
di terreno basso, e profondo a gui- 
sa di valletta. 
BAST, n. «. Basto, Queir arnese che 



a guisa di seHa portano le bestie da 
soma. 
Mettr al basi, — hnboitart. 
Cavar al basi. — Sbastarc 
OuèU eh' fa i bast-^ Bastaio o 
Bastiere. 

BASTA, n. f. Basta. Piega fatta ad xm 
gonnella, o simili, per cai s'osa 
anche il termine di S0s<tfMni.^J?a- 
sta è anche quella cucitura abboz- 
zata con punti grossi, che in boi. 
chiamasi Imbastidura. V. 

BASTAR, y. Bastare, v. Essere a ba- 
stanza. 

Basta la parola. — La parola è 
corta, cioè A' galantuomini la pa- 
rola data è come fosse un con- 
tratto. 

A n'm' è basta V anem d' farei 
vgnir. — Non fui capace, o JVo» m» 
è stato possibile, o Non mi fu dato 
di farlo venire, 

BASTARD. Bastardo. Illegittimo, Aduir 
ferino. Spurio. Mulo, Ibrido. 

Bastardein; Spdal di bastardein 
in Bulògna.--^ Esposti, Spedale de- 
gli esposti. Chiamasi uno stabili- 
mento in Boi., OTe si raccolgono 
i bambini abbandonati da' loro ge- 
nitori. 

BASTEIN, n. m. e BASTEINA, o. f. SeU 
letta. Sella piccola che per lo piò 
si mette agli asini per cavalcargli. 

BASTIAN, np. m. NA, f. SebasUam, 
m. na, f. Bastiano famigl. eìvco- 
pato. 

BASTIMÉINT. — V. Barca. 

BASTÒN, n. m. Bastone,n.m. Dn p«- 
zo di legno cilindrico della gros- 
sezza al di sopra del pollice, fino^ 
che la mano anebe d'un faDcinllo 
possa agga vignarlo, di lunghcio 
Tana. Batacchio. Batocchio. 
Al boston di ùrt. — Batocchio. 
Boston dia cròus. — Asta dew 
croce. 

Boston dèi tlar da areamar. 7 
Colonne. I due subbielli del telaio 
traforati nelle testate per infilar^ 
gli staggi. A molte cose falle a ba- 
stone dicesi Asta. 



DA 



115 



MA 



Una coisa tnetia d'cò d'un ha- 
ilòti. -^ Inculato * agg. 

Boston d'zira d'^dH/na — (dal 
fr. Balón de ciré 4' Espagne), Bac' 
chetta di ceralacca. 

Boston , siog. Bastoni» plur. Udo 
de' qualtro semi delle carie da gio- 
care. 
UST{}SÀ,ìì.L Bastonata, n. f . Colpo 
di bastone. 

Bar del bastunà, — Dar basto- 
nale. 

Bar del bastund da orb» •— Dar 
baslonate da ciechi, vale Senta di- 
screzione ^ Dar ùostonala, e 6a- 
tlonaie , per similit.» vale Recar 
danno alimi , fargli qualche gran 
male o pregiudizio. In questo caso 
in boL dicesì Dar utia tantanà, una 
Uknéussà, Usasi poi la frase Avèir 
aott mia bastunà per significare 
Aver sofferto danno , pregiudizio 
grande. 

Àtidar in zèirca d' bastund. — 
Alidore a caccia di busse. 

Bu urb eh' fan al bastund, -^-^Es» 
sere due ciechi , che fanno alle &a- 
itonaie. Due che contendono , né 
sanno che dicono. 
• BASTUNIR. — V. Scale. 
BATESTA. — V. Zvann. 
BATOSTA, n. f. Carpicelo , n. va. Buo- 
na quaotiià , e b' intende sempre di 
busse. 

Avèir avù una batosta. — Avere 
avuto un rovescio. Un gnm rove" 
scio. — Batosta in ital. vale conte- 
sa di parole. Il termine boi. viene 
forse da Batosta, voce ant. che 
prendevasi per Basaglia. 

Avèir avu una gran batosta al 
zug» In-t-al mai. — - Fare una gran 
perdita al giuoco. Avere un gran 
danno. Aver sofferto una gramssi- 
ma tnalattia, 
BATTBÉCG» n. m. €eppo o Pestone, 
Pezzo pesante di legito, ferrato in 
testa , die iirast in alto da robusti 
uomini, e si lascia cadere snl capo 
del oonAtio paio, che cosi nuiggior- 
mente s'interna nel terreno. Questo 



fa parte della Berta, che in boi. 
chiamasi Antonella. — V. 

BATTBÓI. BoUibolli. Bugiio. Tafferù- 
già. Tafferùglio, Questione di mol- 
te persone in confuso. 

BATTDÒUR, n.m. BaUitore di gra- 
no. È term. anche del giuoco del 
pallone. 

BATTDUR, n. m. Trebbia, n. f. Stru- 
mento col quale si trebbia il gra- 
no. — V. Zèirf. 

BATTÉINT. n. m. (dal fr. Battant). 
Battuda, •— n. f. Battitoio, n. m. 
Quella parte dell'imposta del l'uscio, 
e flnestra , che batte nello stipilo , 
architrave, o soglia, o nell'altra 
parte dell' imposta , quando si ser- 
ra. Dicesi ;anche Battente. Pigliasi 
pure per quella parte dello stipilo 
eh' è battuta da essa imposta, che 
in boi. dicesi Gargam. 

* BATTÉINT. Battitoi della cornice dei 
quadri , de' cristalli ecc. 

BATTÉiSEM, n. m. Battesimo, n. m. 
e Battesmo ant. rimasto ora alla 
poesia. 

BATTÉLL. — V. Barca. — V, Acqua. 

BATTER, V. BaUere, v. Il suo signi- 
ficato proprio sarebbe quello di per- 
cuotere qualche cosa con verghe, 
con bastoni o simili , dicendosi co- 
munemente : Battere il grano , Bat- 
tere il tamburo. Batter lo lana, ec. 
Ma per altro fu estesa la sua signi- 
ficazione anche a quella generica di 
Percuotere, come: Batter l'uscio. 
Nel Dial. boi. ha un significato ge- 
nerico , ed è il solo , che equivale 
anche a quello dei verbi che siamo 
per riportare. •— Percuotere signi- 
ilca Dar colpi forti con un qualun- 
que corpo contra un altro. — Per- 
cuotere una porta con una grossa 
pietra. •— Bussare vaie nel proprio 
il Percuotere che si fa degli usci e 
delle porte chiuse, perchè siano 
aperte. Cosi Picchiare , ma il primo 
neir uso è meno iiol;»ile del secon- 
do. — Pulsare, propriamente si- 
gnifica Percuotere qualche corpo 
sonoro per intenderne H suono. Pul^ 



BA 



116 



BA 



gare le corde d'un istmimento. Ma 
questo Yerbo è più usato nella lìn- 
gua dei dotti; Vene pulsàtili; Pul- 
eazioni del cuore, — Colpire , de- 
rì?a da Colpo , vale Dare colpi » e 
differisce da Percuotere , perchè 
esprime di sua indole unità di per- 
cossa. Colpir nella lesta. Il fulmi- 
ne colpi nella guglia. Tutti i sud- 
Detti verbi ottengono molte trasla- 
zioni , che sono riferite dai diziona- 
ri della lingua. 

Batter fug. — Battere il fuoco. 
Percuotere la pietra per appiccare 
il fuoco. Alberti fa osservare che si 
dice Battere il fuoco sebbene non 
8i batta il fuoco, ma la pietra. In 
ciò i boi. sono piìi precisi lasciando 
l'articolo il, ed io sarei di parere 
che anche inital. s'avesse a dir me- 
glio Batter fuoco. 

Battr all' ùss ( come s' è detto di 
sopra] Picchiare l'uscio. Picchiare 
air ludo, ed anche Picchiare, as- 
solut. 

Battr all' ùss pianein pianein. — 
Picchiar lente V uscio. 

Quèll ch'batt. — Bussatore. 

Battr al gran. — V. Furmèint. 
Al Itatter dèi gran. — Battitura del 
grano. Il battere. 

Batter la battuda. — Battere la 
misura. Battere ai cantori la mi- 
sura del tempo (che dicesi battuta) 
alzando, ed abbassando la mano 
con un piego di carta o un baston- 
cello, 

iV' batter né pé ne pòns. — Non 
far né motto né totto. Non far zit- 
to. Non batter occhi. Mon muover 
occhio. Dicesi di chi per grande at- 
tenzione rimira fisamente checches- 
sia. 

Battr a un sègn. — Battere a un 
segno. Aver un particolar fine. 

Et scritturai cont batten. — Bat' 
ter de' conti , delle scritture , dice- 
si quando tra loro confrontano. 

La bau le. — Ella batte, vale 
Esservi [una differenza insensibile. 
Combinare. 



Bàtter la tèita. — Colpeggiare. 
Quel battere le fila nell'atto del 
tessere. 

Batter sod. — Durare. Persete- 
rare. Continuare'. Non si ristar in 
fare» e in dire. Star sodo. Star 
fermo. 

Battr ci man. — V. Sbatter. 

Battersla. •— V. Sbignarsla. 

BATTETE {Far at) Fare al guati- 
cialin d'oro. Giuoco EaQciullesco io 
cui uno posa la faccia in grembo ad 
un altro che sta seduto, e questi gli 
chiude gli occhi in guisa , che nou 
possa vedere chi sia colui che lo 
percosse in una mano, cb' ei si tie- 
ne dietro sulle reni, ma lo debba 
indovinare. 
BATTFANG , n. m. Battistrada, n. m. 
Colui che marcia a riconoscerle 
strade , le campagne, gli argini. 
BATTFIANC , n m. Stanga, n. f. Pez- 
zo di legno che nelle scuderie tro- 
vasi sospeso fra due cavalli, per te- 
nerli separati l'uno dall'altro. 
BATTILOR, n. m. Battiloro^ n. m. Ar- 
tefice che riduce l'oro e r argento 
in foglie per dorare, e inargen- 
tare. 

Péli da battilor. — Car^a di buc- 
cio. Quella pellicola che si separa 
dalla parte esterna delle bndelle 
del bue , e che preparasi dal minu- 
giaio, il quale la fornisce al bat- 
tiloro. 
BATTLA DLA STTMANA SANTA. Ta- 
bella. Arnese di legno , sa cui bat- 
tono cerchi di ferro , Io che produ- 
ce un fragore strepitoso , ohe si 
suona la settimana santa in vece 
delle campane. Per metaf. vale Ciar- 
lone. Cicalino. Cicala. Ciancino. 
Chiacchierino. TaccoUno. Dicesi di 
chi parla assai. 

Battla dalla caren. — Tavolino, 
o Asse di legname sodo su cui si 
trita , e minuzza la carne. 

Battla da urtlan. — Mazzeran- 
ga. Strumento rusticano fatto d'un 
pezzo di tavola circolare colma al 
di sopra, e piana nel fondo, fitta 



BA 



117 



BA 



in una sottil mazza , o pertica oriz- 
zontile. 
BaMa significa anche loquaellà. 
Vha una gran batUa. — Ha più 
parole che un leggio. Ciarla come 
ma calandra. Ha intona ciarla. Ha 
rotto lo icilinguagttolo. Cicala per 
cento putte, 
BAHLAR (LA TÈRRA \ Mazzeranga' 
re. Si dice del calpestare e batter- 
la terra colla mazzeranfi^. 

Battlar, per simil. da Batila — 
Cimeiare. — V. Ciacearar. 
BATTLÒN.n.m. Ciarlone. TaeeoUno. 
Tattamella, n. m. Dlcesi di dii par- 
la assai e senza verun fondamento. 
BATTMUR. — V. Feccia. 
BATTN1N6HE1N. Èesr in tàit i bali- 

minsrAem. Esser l'alloro d'ogni fe- 
sta. 

BattOCC', n. m. Voce comune a qual- 
Doqae hìcetto dell' aequa, murato 
immurato. Nell'uso dicesi Ser- 
htùio. Quando è fatto per oso di 
conservar pesci , chiamasi Vivaio, 
Pescfdera e Pi$cina,c)ìe i boi. pure 
dicono Pichira. 

Battoec'dla campana, e dèi eam-' 
panein. (Da BatoccMo per similit.). 
attaglio. Quel ferro attaccato den- 
iro nella campana', che quando è 
mossa battendo in essa la fai sona- 
re. Gruccia Anello è quello per cui 
viene raccomandata. Pera o Matc^ 
n)zza è la parte grossa inferiore , 
che dà i colpi. 

Dal termine Balfocc' I liol. hanno 
formato il verbo SlMttueeiar, eh' è 
un continuo scuoter di battaglio, 
<^be percuota la campana con ispes- 
>! colpi e confusi. 

omTRAM, n. m. Bamiere. Lavorator 

di rame, o altro simil metallo. Cai- 

^nth. Facilor di caldaie , e calde- 
roni. 

fiApI D'CUSElNà . (dal fr. BatteHe 
fcuitine). -^ Batteria {con voce 
dell'uso), ed Utensili di cucina con 
^oce di lingua', come padelle , cal- 
daie e simili. 
^Itrì d'un aridi — Soneria di 



un crohgio. Tolto, dò che terve a 
fcr sonare un orologio. 

Battrì d' cor. ~ Batata del cuo- 
re. Pulsazione. T. med. 

Bollii, a. m. e add. Battuto, pa« 
viroento di battuto. Battuto. Per- 
co$90. agg. Pann òaltó. Tétta batta. 
Panno eerrato. Fitto, contrario di 
Rado. 
RATTUDA, n. f. PlecAtolo. Bueeala, 
Tentennata, n. f. Bueeawiento. FiC' 
chio, n. n. Il battere, e speciabneo- 
te alla porta di casa. 

Battuda di' ù$i , dia fnéttra. ^ 
Battente , Battitoio. Quella parte 
dell' imposta, che batte nello sti- 
pite , architrave o soglia, o nell' al- 
tra parte dell'imposta quando al 
serra. 
RATTUDEINA, n. f. Battutella, dim. 

di Battuta. 
BATTZANT. n. ro. BattezHere, n. m. 
Quegli che ha V uffizio di baUei- 
lare ; come in Bologna quel sacer- 
dote che sta di continuo al fonte 
battesimale nella Metropolitana. Di- 
cesi ancora Battezzatore , n. m. a 
quegli che battezza, ma colla dif- 
ferenza che il Battezziere è sem- 
pre Battezzatore, ma ogni Batte»- 
zatore non è sempre Battezziere, 
Battezzante poi è usato quasi aem- ' 
pre addiettivamente. ^ 

BATTZAR, t. Battezzare, t. 

ffarizarWn, per similit. Bagnare 
alcuìw. Buttargli dell' acqua sul 
capo. 

Batlzar un per minciòn. — Ca- 
nonizzare altrui per scimunito, 

Battzar et campan\ — ' Benedire 
le campane, 

Battzar al vei». — Adacquare U 
vino. 
BAVARÉISA, n. f. Jllotim. RivolU ài 
panno, o d' altro drappo, che si fa 
alle vesti e per lo pili di color dif- 
ferente. La voce boi. sarà forse pr<K 
veniente da una moda portata daU 
la Baviera. 

Bavarèisa. — Bàvaira, n. f. M<k 
neta d' argento delia grandeeza 



BA ne 

tan U eorOe d'itn iitnmenlo. H» 

questo «rbo è piiiUBalo nella lin- 
sua dei dotti; Vene jmUaHh: Pul- 
ìazioui del cuore. - Colpire . de. 
ma da Colpo, wle Dare colP'-"-! 
ditrerisce da Percuotere , perché 
esprime di saa indole noità di per- 
cossa. Colpir nella Utta. Il futva^ 
ne colpi nella guglia. Tulli i sud- 
tìetU ^erbl otlengono molle trasU' 
zioQÌ . che swio riferite dai diziona 
ri della lingua. 
Batter /ug. — Battere il /uoi 



BA 

BdUer la lèila. — Celp 
Quel battere le fila oell 
tessere. 

Batter tod. — Ournr' 

rare. Continuare. JVon 

fare, e in dire. Star 

fermo. 

Battr ci man. — \ 

Batlerila. — V. S' 

BATTETE {Farai 

cialiu d'oro.Giuoi' 



-IN. — V. Tuba- 



•. — AtMUlo. 
— Bezzicalo, 
i: — Punto dalle 



INA. n. f. BeeraMna « Bee- 
n. t, Plcrola bccrala. 
(Qui andrpl>l)e l'è mura 
) fteceare. Pigliare il cibo 

duriti beai». — V. BeeotL 
. II. m. (Qai indrchhc l'è ninUi 
■'>■) (teeeaio. Macellaio, n. m. 
li ohe QivIdR, e macelli ftIL 
ili qnadrnppdi per uso di man- 

• ■Mr vlndù la Mngua al bc- 

■■ — Averlatetala la linfjua al 
Ilio. Si dine per enprlmere il 

' ii^io di alruno, die anche dice- , 
■ .\''er villo il lupo. 

\ltl . n. r. Beccarla, n, f. Morello, 
ri. III. Lungo ov<> si Tnardlano e 
elidono le carni de' quadrupedi 
l'i-r manRiare. — S(ranno/o(o è dove 
'•l'I amen le s) scannano. 
i.i-IIEiN, dim. d'Rccc. — Beecùeelo. 
n. m. Plceol becco di «ecello. •-Bee- 
f.hino Tale Sotterratore de'morti. 
\->r.\)n. n. m. Boceonr . n. m. Quel- 
la qnanllU di cil>o sodo che l'uomo 
piglia dentro la bocca in una TOlla. 
— Esca. Ciho con cui al alleltano 1 
pesci iier fiirne pesca. 

ficco» avvrUnà. — Boceime. 

Dar uà bccòn. — Bare HlKiccih 
Ut. Avvelenare. 

Bccàn per meUeamèiiit — t'il- 
Ma. Bocconcino. BocconeelUi. 

Immiar i bceon in-t-la ttivla, — 
Inelaldtur l h' 



BCC 



120 



BB 



T€darjn bccon, — Abboeeanare. 
— Questo verbo vale ancora Pren- 
. dere in un boccone. 

Far di bccon — Sbocconcellare. 
Mangiar leggermente. 

N'esser bccòn pr i su deinL — 
Non esser boccone da uno, vale non 
meritarselo. 

Andar a létt cun al bccònin-t-la 
gòula, — Andare a letto subito dO' 
pò cena,^ 

Al bccòn dia vergogna, — Il boc- 
cone della vergogna, V ultimo che 
. resta nel piatto. 

Bccòn d'Aduni,'^ Nottolino, Po- 
mo d'Adamo. Grossezza che appa- 
risce esternamente nella gola de- 
gli uomini a guisa di piccola noce» 

Bccòn. — Esca, si usa anche in 
sent. metaf. e vale Allettamento in- 
gannevole. 

Dar al bccòn. ^'^ Dar l'esca. 

Cascar al bccòn, -^ Andar all'e- 
sca. Esca si prende anche per Cibo. 

Bccòn. — Boccone per Pezzo o 
parte di cosa soda, che dicesi an- 
che Pezzuolo, Frusto, Brandello, 
Brano» Scampolo. 

Bccòn da stn^ià, — Boccon 
ghiotto, scelto, sqtUsilo. Vivanda 
regalata. 

Bccòn eh' fa poc prò, ^^ È un 
mal boccone quel che affoga. 

A bccòn per bccòn. —^ A bocco- 
ne a boccoìie, A pezzo a pezzo, 

Éssrstd lolt al bccòn a un. -^Es- 
sergli tolto il boccongiù dal piallo, 
. o della forchetta, o di bocca; Esser 
gittato giù. di sella. Quando la pro- 
pria dama si marita ad un altro. — • 
. Averla gambata, dicesi per esse- 
re abbandonato semplicemente. V. 
Schineadiira, 

Bccòn da prit. Locuz. fam. Buon 
boccone, Boccon ghiotto, Ghiottor- 
. nìa. Vivanda squisita. 

Far una cossa a pizz e òccon.r— 
Far una faccenda a più riprese; 
a riprese. Vale interrottamente. 
BCCOTT, n. m. Beccata, Bezzicatura, 
o. f. Coipp che dà V uccello col 
becco. 



Dar un beeaU, — Bezzicare, Per- 
cuotere o ferire col, becco. — Bec- 
care vale Prendere il cibo col becco. 
Bccott del mòsc, — Puntura.-^ 
Al dar dibcutt del mòsc, ecc. Pà- 
gnere. Mòrdere, Far puntura. Ap- 
pinzare, Ed è proprio delle mosche, 
de' tafani ecc. 

BCCUNA, n. f. Boccata, n. f. Tanta 
materia quanta si può in una vol- 
ta tenere in bocca (Boi. Mursgott), 

BCCUiNAD£lNA, n. f. BoccaHna, n. f. 
Morsello, MorselUno, n. m. dim. di 
Morso. 

BCCUNZEIN, n. m. Bocconcino, Boc- 
eoncello. Morsello e MorseUetto, 
Piccolo boccone. ^ 

Bccunzein da rè, -^ Buona, oBel- 
ia roba. 

Un bccunzein che n' srd per là. 
— Non mangerà si bianco pan per 
certo 

BCCUTTEIN, Beccatina, Beecatella, 
dim. di Beccata. ^ 

•BDAGNA. V. Filagna, 

BDÓST, n. m. Maggese e Maggiàtico, 
n. m. Maggiàtica, n. f. Novale, agg. 
d' ogni genere. Terreno lasciato so- 
do, nel quale V anno avanti è stato 
segato il grano. 

BEAT. V. Cuntèint 

B£ATRlZ,np. f. Beatrice, f. Bice cor- 
rotto. 

BÉCO» n. m. (coir è zpertai) , Becco, 
(n. m. coire chiusa). Il maschio 
della capra. Capro. Caprone. Mon- 
tone si ìclice al maschio della peco- 
ra^ Le voci boi. Bècc, e Muntòn 
sono comuni all' uno ed air altro. 
Becc coìr è chiusa^ è il plur. di 
Bècc boi. 

Bècc futrést. -^ Becco coli' effe. 
Ed ischerzevolm. Facimaie; Calli- 
livello; Cattivelbizzo; Triàtarello; 
Fistolo: Cavezzuola. — L' è un gran 
bècc fùtrést. — È gran moti/elio, 
cioè Un furbettello la sua parte, as- 
sai, astato, ed accorto.^ 

tsser bècc e bastanàm — - Essere 
Divenire la bestia, e il bastonalo. 

• Aver sopra la. scorno anche il daa- 



1S1 

no. Almal fargli maU,%ì dice quan- 
do ad alcuo si aggìagne male a ma- 
le, danno, a daono. 

Bècc^Mazzapicehio, Pitone. Ci- 
liodro di legDO alto poco roea di tre 
piedi, di cui un si serve per affon- 
dare i ciottolati , per assodar la 
terra. 
BÉCC, n. m. (coir^ apertissima pro- 
DUDz. come a) Becco , n. m. (coli' 
aperta). La parte ossea che tien 
luogo di labbra alla bocca degli uc- 
celli, ^ttro è V. lat. ed usata dai 
soli poeti. 

hognar al bécc, — Inmtollare il 
htcco, figurat. per Bere. 
BECGÀMORT , n. m. Beccamorti, e piii 
comunem. Becchino. Sotterratore, 
seppellitore de' morti. 
BEGA.n. f. Briga» n. f. Operazione 
scomoda , faticosa e noiosa. 

l' è una gran bega a insgnarai 
lu$eU.'-~Ella è una gran briga, 
ma gran noia l'in$egnare a'jfan- 
dulli. bega ital. è stato usato piut- 
.lostoper Contrasto, Altercazione. 
BEI. La consonante Bi — V. Ultra, 
BEIN , n. m. Bene Per Amore. AffexUh 
ne. Benevolenza. Affetto. — DileziO' 
ne, i^oce nobile da usare con par^ 
simoDia. — > AffezionamenU) non è 
voce di lingua, tanto piii che altre 
ne abbiamo equivalenti. 

Vlèir bèin. — Amare. Voler bene. 
Portare affezione. — Amar non è 
del tutto volgare nel dialetto boi. e 
per dire £^ti V ama teneramente , 
si dice A i voi un bèin d'anma. 

Vièiri al bèin di Dio a far una 
colia, al bèin d' vela etema. In- 
dugiar molto a fare alcun che. 

A iha vlù al bèin de Dio a seri- 
^ier dòu rèig, — Per iscriver due 
righe vi volle la grazia di Dio. 

Ylèir bèin purassà.-^ Amare ec- 
ceiitvamente. Trazamare. — Mo- 
strare. Amare disordinatamente. 

iV' vUir pili 6cin. — Disamare. 
Cessar d' amare. 

^iacossamfa dèi bèin. «— Ciò 
mi giova , mi è profittevole. \ 



ÀiCiè bèin Minza mal. — JVon va 
mai carne tenz' osso. 

Un bèin eh' dura poe. ** Alle^ 
grezza di pan caldo. Contento pas- 
seggero. 

Al bèin de Dio. Si prende in due 
signiflcati, per fantonza, e per 
Guadagno: p. e. A i ha vlù al bèin 
de Dio da qué ch'ai vegna (V. so- 
pra). —Ha nioito tardatpprima che 
arrivi. Non è mai più arrivato. 
^ L'ha fati al bèin de Dio. Ha 
guadagnato auanto ha voluto. 

Andar a far, a dir al so bèin. 

— Andare in chiesa a far le sue 
divozioni. 

N' lassar avèir bèin. — Infasti- 
dire. Crucciare. 
La m' vota bèin eh* a i còsta poc. 

— Mi voglia un poco di quel bene 
che non le costa nulla. Redi. 

BÉlN , avv. Bene , avv. 

Sé bèin. — Si bene , Bensì V. Seb- 
bèin. 

Ben e spèss. — V. Spèss. 

N' i èsser da far bèin. «— Non ei- 
sere terreno da porci vigna. Non 
potervisì far fondamento » pone 
speranza. 

Trattar bèin e no mei. — Trat- 
tare uno come va ; detto ironica- 
mente. 

Vna cossa eh' fa bèin al péti. 

— Che giova al petto. 
Star bein. — Tornar bene. Dlcesl 

d' abito , di vestimenti.^ 

S'a vii, bèin cun bèin , se no, 
andd. -^ Se vi piace , io vi accon- 
sento; Se volete, bene: Se accor- 
date, l'affare è concluso, altri- 
menti andate. 

Chi bèin s' guarda bèin s' salva. 
» Chi ben serra, ben trova. 

Una cossa che n' stoga bèin. — U- 
na cosa reprensibile , che non con- 
viene. 

Bene guidem. Latinismo usato 

spessis. dai boi. , lo stesso che 

Bèin cùn bèin. 

BÉINCHÉ. avv. Benché. Abbenchè. 

Tuttoché. Ancorché. Cheechè,e Che 

13 



B£ 



1S2 



cke, Quaniunque.Quandùbene avv. 
QtMndanche non si dice. V. Che. 

BÉINVEST, add. Comunemente si dice 
Beneviso, Maksviso per Benvisto» 
Ben veduto. Malvisto, Mal veduto. 
Veduto dì buono, o di mal occhio. 
A parlare con proprietà di lingua si 
adopreranno questi ultimi vocaboli 
per indicare Una persona accetta, 
gradita, cara; ed al contrario. 

BÉINVGNÙ. Benvenuto. Nome proprio 
che si fa entrare nei seguente pro- 
verbio: Intravgnir^ a un, quella d' 
Bèinvgnù, eh' andò per dar, es fu 
dà a lù.-^ Accadere ad uno ciò, che 
accadde a Benvenuto,che andò per 
battere e fu battuto. Toccò a lui co- 
me a' pifferi di montagna, che an- 
daron per sonare, e furono sonati. 

BÉLL, n. m. (coli' e chiusa). Voce usa- 
ta dai boi. coi verbi Dar e Avéir. 
Dar un bèli, iè Quando una persona 
dice un proposito ad un'altra, con 
voce dimessa, e quasi fra' denti, 
appostatamente per non lasciarsi 
intendere, affinchè venga richiesto: 
Che dite? E con ciò aver luogo di 
replicarecon una celia, per esempio 
Diceva un Ave per un morto, o co- 
sa simile. — Quindi Dar un beli è 
ingannare o burlare. In ital. Dare 
un ganghero, un ganghereUo, si 
dice Quando la lepre si ferma, e la- 
scia correre avanti il cane. Ed a si- 
mìKtud. quando i ragazzi fanno al 
giuoco de' ladri, si fermano, e sfug- 
gono l' avversario , che li trapassa , 
rivolgendosi, oppure accosciando- 
si. 

Ho le tante volte fantasticato su 
l'origine di questa voce boi., né ho 
mai potuto trovarne una più acco- 
stante di Bill, inglese, che vuol dir 
Decreto , Legge; ma non saprei per 
qual motivo i boi. possono avere 
attaccato a questa voce una idea d' 
inganno, o di burla, se non fosse 
per una sìmilit. ai Bill, che le tante 
volte vengono proposti, riproposti 
e rimandati da una Camera all'altra, 
in maniera, che per lungo tempo ri- 



mane sospesa la deflnizlone, e spes- 
so anoora non ha effetto. 
BÉLL, sust. (coir é apertissima). Belr 
lo, n. m. Bellezza, Betta. 

Perder al so (fèti. '•^Perder il sito 
bello. 

Quand al s' vést €U bèli. — Quan- 
do si vide il bello, vale L' opporto- 
nità, il colpo, r occasione. Vedersi, 
o venire il destro, il buon destro di 
fare, di dire è frase più propria. 

Vèdersla belio. — Temere, — A 
m' la vést bèlla d' cascar. — Temei 
d' essere in procinto di cadere. 

In-t-alpiu bélL^Sul beiio, o 
nel bello di alcuna cosa, vale Nel 
buono, nel forte dì quella cosa: Sul 
bello. Nel bello dell' eia. 

Mancar in-t-^ più bèli, -r^ Cader 
il presente in siUV uscio. La gran- 
dine è caduta in sul far ricolla. 
Condur bene qualche suo affare, e 
in sul buono della conelosione ab- 
bandonarlo, e precipitarlo. 

Andar vi in^l-al^iù bèli. ^ Par- 
tirsi in mi far del nodo al filo. 
BÉLL, add. m. BÈLLA, f. Bello, Bella. 
agg. B^ accorc. Nel plur. Begli, Bei 
e Be' accorc. (e quest' ultimo si ac- 
costa al boi. Bi , m. plur. 

D' bel mézz de. — Di bel mezzo 
di. Nel colmo del mezzodì. 

A4 ho avù una bèlla pora. -^Bo 
(Kmto una beUa paura. 

h 'ha veinl dis bi scud. — Ha gua- 
dagnati dieci begH seudL 

Alla bèlla prèma. --^ Al bel pri- 
mo. Alla bella prima. Subito su- 
bito. 

Andar bèli béU.-^ Andar bel belr 
lo, pianamente. 

Far bèU. — AbbelUre e Rabbelli- 
re, io signif. att. vale Far bello. 
Ad ornare 

Dvintàr bèli. = AbbeUire e Bob- 
belUre, in signif. neut. 

Fars' bill. -^ AbbelUrsi. Bassel- 
tarsi. Binfranzirsi, dicesi di donna. 
— Farsi bello. AlUndirsi. Azzimar- 
si. ?MÌtni.direbbesi piuttosto d'oo- 
mo. 



133 



BB 



Dvhtar più béU. — > mibeilire . 

— Disabbellire è il contrario d'ab- 
bellire. Torre gli abòeUimenti. 

Far al bèli, — Fare il bello. Pa- 
voneggiarsi, Far mostra di sé. Fare 
il galante. Vagheggiare, 

Far la bèlla aùn tùli. -^ Essere 
aecaltamori, una civetta. 

Far bltein bUein, fig. Accarezza- 
re. Confettar uno. Andar colle bel- 
le. Fare il bello belHno. Andare al- 
le belle. Andare a verso. Adescare. 
Compiacer ano per proprio Interes- 
se, e per renderselo benevolo. 

Farm del bélH.^Fame di guel- 
k coW uUvo. Fame di solenni. 

Quetta sré bètta. — Questa la sa- 
rebbe col manico I Qttesta sarebbe 
ben coli' ulivol Oh questa sarebbe 
marchiana ! Sarebbe stravagante, 
massiccia. 

Qvètta è bèlla. — Questa è di 
pezza. Notabile, grande. Ma parlan- 
dosi ironicamente, vale Sfrana. 

La sré bèlla! — Mi meravigHo. 
Ci s'intende. Ben s* intende, o si sa. 
Non v'ha dubbio. Certamente. So il 
wio dovere. So le convenienze. 

Passar per bèli. — In un conve- 
gno non pagasse il suo scotto. 

i do bèlla a truvar mi furtouna. 

— Sta a vedere , Forse , Può essere 
che trovi mia fortuna. Sono in pro- 
cinto ee, 

A de bèlla a truvarl' in cà. — 
Stetti» fui sul punto. Mancò poco 
di trovarlo in casa. 

Bello in gr. dicesl Calos, e Bel- 
lezza, C'a//o«> da cui molte voci com- 
poste. Caleidoscopio. Belvedere. I- 
Btramento catottrico (che mostra 
* in riflesso) risultante da un cilin- 
dro cavo, e da due o tre specchi 
piani , collocali pel lungo entro 
il cilindro ad angolo acuto , e chiu- 
so con due vetri opachi , il quale 
serve a rappresentare , variamente 
accozzati fra loro sotto forma rego- 
lare, diversi oggetti informi posti- 
vi entro in una delle estremità. — 
Calligrafia. Eleganza di scrittura. 



BELLÉZZA , n. f. Bellezza. Beltade. 
Beltà, n. f. Vi sono voci analoghe; 
come Venustà, Avvenenza, Leggia- 
dria, ma che hanno sensibile diffe- 
renza. — V. Bèli. 

Uria bellezza. — Una bellezza,u- 
na beltà, si dice talvolu di una bel- 
lissima donna. 

Bellézza passa. — Bellezza sfiori- 
ta, sbattuta, sconcertata. 

Bèvr et bllèzz d'un alter. — Ma- 
niera metaf. e famlgl.che vuol dire 
Bere il suo abbeverato: cioè Quel 
centellino che resta nel bicchiero 
di quello , che ha bevuto. 

Oh che beliézza! — Oh che cu- 
rioso! 
* BELLEZZAZZA. Bello spirito. 
BÉLSA, ma più spesso in plur. Bèls, 

n. f. Bazzicature, Cose da poco. 
BEMOL, n. m. Bimmolle, n. m. Semi- 
tuono. 
BÈNDA. — V. Fassa. 
BENDÉSSA, BENDIGHEINA. Maniera 
di dire ai fanciulli quando starnu- 
tiscono. Benedica; cioè Dio vi be- 
nedica, vi guardi. 
BENDÉTT, np. m. ÉTTA, f. Benedet- 
to , m. cita, f. Bendttein; Beitelna; 
Bendttòn, ec. 
BENDIR, V. Benedire, y. 

Andare' a far bendir, {éeiio iro- 
nicamente). Andare in rovina, ed 
anche Morire. 

La roba va a fars* bendir. — La 
roba va a Patrasso, a Scio, al bor- 
dello , in conquasso , in rovina. 

Ogn coesa va a fars* bendin •— 
Ogni cosa va a bio8Cio,alla peggio, 
a catafascio , all' ingiù. 

Val' a far bendir. — Vatti con 
Dio. 

Titrnar a bendir. — Ribetwdlre 
Soprabbenedire. 

Bendir cùn la cròus. — Crocia- 
re, e quindi Crociato dicesi a chi è 
benedetto colla croce. 

A n' pò né bendir né maldir. — 
Non Aa tanto caldo che cuoca un 
uovo; detto flgurat. Non ha influen- 
za alcuna nò in bene, né in male. 



126 



BÉTTU. V. Ustari, 

TETTÒNICA, n.Lbeilonica, a. f. Pian- 
ta DOlissima. 

Éisercgìtusmpiù ch'n'è la bei- 
tornea, — Esser più conosciuto che 
la mal erba. Aver più virtù, che la 
bettonica; dicesi di qualunque co- 
sa, che abbia ottima qualità. 

BETTULEIN. V. Ustari. 

BEVANDA. V. Bèver. 

BEVANT, D. m. TA, f. BEVDÒUB, n. 
m. ÓUBA f. Bevitore, n. m. trice, f. 
Colui e colei che beo. Beone. Bc' 
vone. Bibace. Moscione, Gorgione. 
Cincigliofie. Succiabeone. Trinco- 
ne. Asciugabotte, Quegli che bee 
assai. Quasi tutte veci basse. 

BÈVEB, Bere, v. e Bevere più de' Poe- 
ti. Prendere per bocca acqua, od 
altro liquore, e dicesi principal- 
mente per cavarsi la sete. — Lap- 
pare è proprio del cane , del gat- 
to, che prendon legglermeule l'ac- 
qua colla lingua. «* Sortnre o As- 
sorbire serve ad indicare queir at- 
trarre a sé di sostanze (laide, che 
fanno gli esseri tanto- organizzati, 
quanto inorgaoizzaii per mezzo del- 
la bocca, dei pori: come p. e. 
' IcavalU ed altri quadrupedi be- 
vono V acqua sorbendo. Il terreno 
assorbe la pioggia. Ipori dellapel- 
le animale assorbono V umidità 
dell' aria.- Lambire, il pigliar leg- 
giermente il liquido colia lingua, 
che si usa piii frequentemente in 
vece di Lappare. JÌ cane, il gatto, 
il leone, la tigre lamòiscono V ac- 
qua, — Imbévere. Dicesi più pro- 
priamente de' corpi inanimati: ii le- 
gno imbevuto d' olio. — Succiare 
è più delle cose animate: Le api 
succiano il mele: Il bambino suc- 
cia il latte ecc. , — Succhiare va- 
ie lo stesso ; ma è meglio dir Suc- 
ciare lasciar il SuccMare per Bu^ 
care col succhiello. 

Nella nostra lingua v' ha ancora 
il verbo Libare, e Delibare, vol- 
gendosi dai boi. Metter su la bòc- 
f^a; ed è Gustar leggermente col- 



la estremità delle labbra. — Re- 
stano i verbi Trinowr e Traceanar. 
— Trincare, che viene dal tedesco, 
e vaie Bere assai — Tracannatne è 
in grado maggiore, e propriaHìente 
signilìca Quel lasciar discendere 
precipitosamente il liquido nella 
canna della gola, senza trattenerlo 
in bocca. — Cioncare, finalmente 
è Bere smoderatamente, e scon- 
ciamente. Ma questi nliimi sono 
termini bassi. 

Quél eh' bèv. — » Bes>enie, agg. Be- 
vitore, trice. 

Una cossa da bèver, -~ Bevibile. 
Potàbile, V. lat. 

Cossa eh'pias tn4-a< beveria. — 
fevfreccto.Cb' è gradevole a bere. 

L' azione dei bete dicesi Bevi- 
mento, Bevitura, Bevizione. 

Quèll eh' »* bèv. — Bevmnda. Be- 
veraggio. '-^Pozione è V. lat 

Barda bèver. - Bar da bere. Da- 
re a bere. Dare bere. Porgere da 
bere, e con una sola voce Mésce- 
re • che vale versare il \ino , o al- 
tri liquori nei bicchiere per dar 
bere. 

Bévr a surs. '—Bere a eenteUini, 
Centellare, Bere a sorsi. -*Bere per 
oonveuto, vale Bere senza toccare 
il vaso colle labbra. 

Bèver dri a una cassa. - Soprab- 
bere. Soprabbèvere , usato da Redi. 

Béver purassà, «— Strabere. Bere 
con larga mano. E con voci bas- 
se, Pecchiare, dosteare. Imbottare. 

* Frèse da bèver. — Dicesi del- 
l' Uovo recentemente nato. 

* Un oo da bèver. — Uovo sudato, 
cioè posto col guscio a cuocere 
quanto basti, perchè, restando mol- 
le , si possa intridervi il pane. 

Bèver dèi brod d' oca. *— Baloc- 
care. Dimorare con perdimento di 
tempo. 

Mandar, Condur, o Dar da bèvr 
al bisti. — Abbeverare. 

Bèvr a coli. — Baciare il fiasco. 
Bere abboccando tal vaso. 

An's'pò bèvr e siufilar (dal lat. 



127 



BI 



Flare HimU et Barbere diffieile 
Waat.) 

Ifon si puòemntare e portar la cro- 
ce. Nel medesimo negosio non si 
possono far due parti. 
fumar a bèver. — iutiere. 
Bèvr imèm. — Fare una eomhUh 
hìa. Bere con piti persooe. 

Pagar da bèver. — Dare U beve' 
roffffio. Parfar la bwitura. Ma oda 
cbe si dà a' Tettar ini perchè be- 
vano. 

Ihnandar da l>èver. -^ Chiedere 
il h%mraffffio, 

BEVIOU n. BI. Abber)érat(Ào, Becera- 
\m. Aiberetto, n. m. Vasetto di Te- 
tro, o di terra, che si tiene pieno 
d'acqua agli uccellini nelle gabbie. 

BEZEGULA , n. f. Bazzècole. Bàzziche , 
0. f. phir. Bazzicatfira , n. f. Mas- 
serìzzhiole, coserelle di poco pre- 
Rio. 

BEZZf. Parola veneziana, che ttsano i 
toscani per Danari. 

BGNÀ.BGNÒ.acoorc. di BISOGNA, che 
si osa nel discorso famigl. per Bt- 
foffna. Fa d* uopo. 

Bgnà eh' al sépa un asen. •>— De- 
ve crederti che sia un asino. Con' 
vj«n credere che sia un asino. 

^1. n. m. Miscuglio, n. m. Confu- 
»wne, n. f. 

Far un brfoi. Lo stesso che Ab- 
ffviar. V. 

BGòLL. n. m. Coffolària, n. f. Sorta 
di rete da pescare (grande e larga 
neir apertura , e che va poi a re- 
strìngersi a poco a poco inftno al- 
la coda , dov« i pesci entrano , e 
non possono f ornare indietro, aven- 
do molti rfcettacoK. 

BffòU 6g. Luoffo dove siavi confu- 
itone, disordUne. Chiasso. Bordello. 

RGUIAR. V. Abquiar. 

BIABÒ, n. m. èalaereina. n. f. Scac- 
ciapensi^, n. m. Ribeba presso i 
Lombardi. Strumentino di ferro, 
che ha la forma di piccola h'ra, te- 
ntilo fermo fra le labbra colla ma- 
no siiristra, e scoccando colla de- 
stra la linguetta, che sta nel mez- 



zo, molleggiando uno. si serve con 
modo strano della cavità della boc- 
ca per la risonanza, e del fiato per 
veicolo del suono.^ 

La co dèi biabò. — Qrllìetto o 
liwfu^ta. 
BIANC, n. m. Bianco, n. m. Uno degli 
estremi de' colori, opposto al ne- 
ro. ▼. Culòur. 

Bianc. — * Bianco. Calce di mar- 
mo bianco con cui s' imbiancano 
i mnrh 

Dar d' Mane al murai. — Im- 
biancare. Imbianchire. Bianchire. 

Bianc dV occ'.^^Albàffine. Bian- 
co dell' occhio. 

Bianc d'ov, la darà di' ov, — 
Albume. Bianco dell' uovo. 

Bianc spore. — Bianco si(dlcio. 
Sìkcido. 

Cusr in bianc. — Lessare, e par- 
landosi di pesce Trottare. 

Bianc d' lati. — Bianco làtteo 
lattato. 

Bianc d* nèiv. — Bianco di neve. 
Ntveo è lat. 
BIANC, CA. add. Bianco, ca, add. Di 
color bianco. 

Bianc scandd» e anche assoluta- 
mente Scandd. Candido e Candì" 
dissimo super. Che vale bianco in 
supremo grado. 

Oltre a questi , in Ital. v' hanno 
Cando e Albo. La prima è voce an- 
tiquata, la seconda è tutta lat. 

Tirar al bianc. — Biayichegfjia" 
re. AWeffqiare. Tendere al bianco. 

Ch' tira al bianc. — Biancheg- 
ffiante. Albeggiante. Albiccio. Che 
ha del bianco. Albicante e V. lat. 

Ihintar bianc cm' è una pèzza 
lava. Diventar nel viso come un 
panno curato o lavato. Venir nel 
viso color di cenere. Allividire e 
AUibidire. Impallidire. 

Lassar in bjanc. — Lasciare in 
bianco. Lasciare spazio nelle scrit- 
ture per potervi scrivere a suo tem- 
po, il quale spazio i latini dicono 
La/runa, e molti scrittori ital. tt- 
sano adesso questo termine. 



BI 



128 



BI 



BIANCA^ np. f. Bianca, f. co, m. 

BIANCARl , n. f. Biancherìa , n. f. 
Ogni sorta di panno lino lavorato 
di color bianco» come Tovaglie, 
Camicie, ecc. 

Da tavla. — Biancheria da ta- 
vola. '— Sc'ielta, léssa. -^ Bianche' 
rìa liscia. — In opera. — Bianche- 
ria tessuta a opera.^~ Damasca. — 
DanMscata, o a foggia di Dama- 
sco. '•^Sporca, che i boi. dicono 
sempre Robba sporca. ->- Panni 
siidici. — Rutta. Imporrata. Dice- 
si de' panni lini quando si gua- 
stano per r amido. 

Dstènderla biancarì in-t'-el cord. 
— - Tendere la biancheria su le cor- 
de. 
Dar aria alla biancarì. V. Aria. 
Far la lèsta dia laoandara, o sia 
dia robba sporca. — Far la listb 
de* panni sudici per la lavandaia. 

BtANGHElN. m, EINA, f. add. Bianco- 
lino, na, agg. dim. di bianco. 

BIANCHÉLLA. n. f. Bianclietta. Givi- 
Iella, lì. f. Sorta di grano, con spi- 
ga armata di reste, bianchissimo, 
che serve per minestra, intero o 
infranto. 

BIANCHÉTT, BlANCflEZZ , BEANCA- 
STER. Bianchetto. Biancàccio. Bian- 
chiccio. Sottobianco. AWiceio. Bian- 
castro. Subàlbido. Tendente al bian-* 
co. 

BIANCHEZZ. V. Bianchèlt. 

BIANCHÉZZA, n. f. BiancJiezza, n. f. 
Biaìicheggiamento , n. m. La voce 
Biancore, è antiq. — Una somma 
bianchezza si esprime colle voci 
Candidezza, Fulgidezza, Candore, 
e quest' ultima usano anche ì boi. 
Candidezza e Candore equivalgono 
ancora figuratam. a Purità, Schiet- 
tezza.^ 

'Albore signìQca Biancbeggiamen- 
to di splendore. Albóre di luna. -'Il 
prìmo albóre per V Alba - Albeggia- 
mento, che tende al bianco, si usa 
come Albeggiare, tendere al bianco. 
La bianchezza de' capelli dicesi 
Canizie. Canutezza. 



BIASL DP.. m. Biagio, Biasio, m. 
BlASSAMÉliNT. n. m. Masticamenlo. 
Masticaciotìe. Masticatura. Biascia- 
mento, il masticare. 
BIASSAR, V. Masticare. Anche i boi 
meno volgari dicono Masticar. — 
Disfare il cibo co' denti. V. Magnar. 

Magnar zó senza biassar. Ingo- 
iare. 

Biastar di paternoster, fig. Spa- 
temostrare. Masticar paternostri. 

Biassar el parol. — Masticare, 
Biaseiare le parole. Dicesi di chi 
parla lentamente, e steaUtamente. 

Biassar mal una cassa.. — Ma- 
sticar male una cosa. Addattarvisi 
male, e sopportarla mal voiealierL 

Forbs eh' biassen' .^^ Forbice che 
trincia. Da Masticare derivano va- 
rie VOCI, che non sono od dial. 
'BIASSUGAR. MasHcaccHare. 

* BIASSUGÒN, n.m. Masticacchiatore, 

n. m. 

* BIASSUGÒN, n.m. , per lo più al piar. 

Masticaticcio. Cosa mcuticata V. 
Biassamèint. 

BIASTMAR, dalla voce antica, Biaste- 
mare ora Bestemmiare. 

BIAVA, n. f. Biada. Dicesi più spe- 
zialmente Quella sorta di biada che 
si dà in cibo alle bestie da soma 
e da cavalcare, ed in questo solo 
significatai^ si prende la voce boi. 
— Biada ha ricevuto in oHre una 
nozione piU estesa, per Tutte le se- 
menti, come grano, orzo, vena, e 
simili ancora in erba. Ed anche per 
lo frutto di esse biade in univer- 
sale già ricolto, e precisamente 
per Biade s* intendono tutti i le- 
gumi , i quali crudi sono riservati 
alle bestie, e per gli uomini si eoo- 
cono in varie maniere, come Fa- 
ve, Vecce, FagiuoU, Ceci, e simili. 
Dar la biava. '^ANfiadare. Dare 
la biada. Pascer di biada. 

Camp sumnà d' biava. ^ Cam- 
po imbiadato. 

BlAVAROL, n. m. Biadaiuolo, n.m. 
Colui che vende le biade. Gram- 
iuolo. 



BI 



129 



BrCCRfR, n. m. Bicchiere, n. m. Vaso 
per oso di bere, e dello assoluta- 
mente s' intende sempre di tiCro. 
I bicchieri sono di varie forme, e 
di lavori diversi. Bicchieri tavorO' 
ti a costole, a cantoni, a marteHa- 
ti. a liste, a reti, a reticelU, a no- 
di, corpacciuti, corpacciutoni, meS' 
si a oro, profilati, alti di matcelle, 
alti e fondi, ecc. ^^ Bocca, Fondo, 
Orlo del bicchiere. 

Un bicchir pein ras. -^Bicchiere 
pieno (Ino all' orlo. Traboccante. 
Che trabocca, 

' Vein ch'avanza in fai bicchir. 
-- Abbeoeraticcio. Abbeverato, 

'Mal dèi bicchir, -* Colica fio- 
tw)$a. 

BICOCCA BICOQULA* n. f. Bicocca . 
Piccolo castello, rocca, casolare in 
cima ai monti, e per simili t. dicesi 
ado<i;ni casaccia brntla e malconcia. 
-7 Stamberqa e Slàmberoaecia. E- 
diGzio stanza ridotta in pessimo 
stato. — Catapecchia. Cattiva casa 
rustica. 

BIDà, n. f. Biètola, e nel verso anche 
^iela. Nella Crusca trovanst Bieto- 
la e Barbabietola, come sinonimi. 
Miì i;li esempi portati nell' una e 
neir altra parola vertono sulla bie- 
tola bianca, che si usa nelle sole 
foglie cotte e peste per minestra, 
la descrizione botanica registrata 
nella Crusca d' edi7.. boi. sembra 
appunto quella della Bietola offi- 
cinale. 

Comunemente si sogliono con- 
fondere, queste tre voci Bietola, 
Pastinaca e Carota. V. Badis. 

BIETTA, n. f. Bietta. Zcppa.n. f. Pez- 
zetto di legno, o di metallo taglia- 
to a guisa di conio, che s' adopei 
fa talora per serrare strignere 
insieme legni o altro , e talora per 
separare, e fendere i medesimi, met- 
tendola nella spaccatura. In mecca- 
nica dicesi Cùneo, e volgarmente 
Conio. 

Biétta di' uss. — Biétta deU* n- 
scio. 



BIGARàR, V. Cincischiare, Ciondola- 
re, Induffiare. 
BIG ATT. tt. m. Tre sono ! termini 
generalmente usali in ital. Verme. 
Baco. Bruco. — Vènnine è termi- 
ne generico,— Baco si adopera pu- 
re in gen.. ma si usa piii comunem. 
per quelli della specie piii grossa. 
Il Bruco ò il piii piiM;olo, quello 
cioè che si pasce di foglie . di frut- 
ti e simili, che in boi. ed in ital. 
chiamasi anche Ruga. Siccome di- 
cesi Bruco e Brucio, trovasi per- 
ciò in plur. Bruchi e Bruci , il pri- 
mo serve pel primo, il secondo per 
l'altro. — Vermi si chiamano quel- 
li, che nascono nel corpo umano. 
^-Lombrichi, Lombricuzzi, I.0W- 
brichetti sono per Io piii quelli « 
che hanno internamente nel corpo 
i fanciulli, detti da Linn. Ascaris 
lumbricoides. ìl latte, lo zucchero, 
e il mele ammazzano i lombrichi, 

Bigatt da séida. — Baco da seta. 
Filugello. Baco filugello. Baco e Bi- 
gatto presi nssolut. 

Tgnir di bigatt. — Fare i bachi. 
Farli nascere e nudrirli affine di 
averne la seta. 

Biffati ch'van in frasca. - Bachi 
che vanno al bosco, che si manda- 
no in frasca. 

Smèint d' bigatt: uvadéll. — Se- 
mi di bachi. 

Bigatt dia caren. — Cacchioni. 
Uova generate dalle mosche nella 
carne fresca e nel pesce, che dì- 
vens^ono poi vermiccluoli. 

Caren peina d' bigatt. — Carne 
cacchionosa. — Marmeggia 'dicesi 
a quel verme . che nasce nella car- 
ne secca salata, e la rode. Da 
questo ne nasce un insetto nero 
chiamato da Linn. Dermestes lar- 
darius. 

Bigatt del gran. — Tonchio dei 
grani è nome generico. — Punte- 
ruòlo è quel Verme bruco che ro- 
de il frumento. — Gorgoglione , 
Gorgoglio Totichio quello ch'en- 
tra nelle fave , piselli ed altri legu- 



BI 



130 



BI 



mi, e rodendoti ti Tuota. Vedine in 
Lìdd. le varie sorte. — Beco, chia- 
mano in Toscana quel piccol ver» 
me, che guasta e rode le alive. — 
DormigUone V insetto che rode gli 
alberi , e singolarmente i meli. — 
Bruco, Bruciolo, quel baco che 
sta nelle radici de' raperonxoli , e 
simili. — Misurino , quel baco ver- 
de- che nasce sulle piante piccole 
de' fiori, e specialmente de' geràni, 
e che movendosi si ripiega come 
un' anguillina. — Bruma, quel ver- 
me che rode il legno. — Lombrico 
Lombtichi, ptur. Verme senza 
gambe, che nasce nella terra, (boi. 
Bigatétia» n. f.) ft^ntioto, vermicel- 
li che rodon la lana. (boi. Tarma, 
e Tarm plur. 

• Bigatt da lègn. — Tarlo. 

\Bigatt del vid. — Taradore. 

Èsier magna dai bigatt. -^Baca^ 
re dicesi per lo pih delle frutta. — 
Pere,. mele bacate, che bacano. — 
Brucare si riferisce propriamente 
alle foglie, ai fiori. Foglie di gelso 
brucate, bmciolate. Ma si troverà 
■ negli autori l'un termine usalo per 
r altro: p. e. Pesce che baca. Frut- 
ti che bacano. Pera brucata, ecc. 

Esser pein d' bigatt. — Invermi- 
nare e InvemUnire si dice . più 
spesso della carne, del pesce, del 
cacio. Cacio inverminito. Carne in- 
ver^minita. 

Éssr un mal bigatt. ^ Essere 
un mal bigatto, una mala lanuzza. 
Essere un uomo di cattiva inten- 
zione. 
•BIGATTARA, n. f. Verminara\ n. f. 

Luogo pieno di vermi. 
BIGATTEIN.BIGATTÉTT, n. m. Vermi- 
cello. Vermetto. Vermiccitwlo. Yer- 
minetto. Venmnuzzo. BacoUno. Ba- 
cherozzo. Bacheròzzolo. BrucoUno, 
diminutivi di Verme, dì Baco, di 
Bruco. 
BIGATÉLLA. V. Bigatt. 
BIGATTINElN,n.m. dìm. di BigatHen. 
— Vermiedv/oluzzo, dim. ^ Ver- 
micciuolo. 



ta divermicciuoluzzi simili alle ai| 
golllette, che si veggono nelPa 
celo coir aiuto del microscopio. 

BIGATTÒUS, add. Verrnhìoso. Verm 
eoloso. Bacato. Baeaticcio, dim- ^ 
InvermiTMto e fnverminito. Cheh 
vermini. — Carni Vertninose. Fni\ 
ti verminosi. La voce boi. ha on a| 
tro significato di Cosa che indH(\ 
vermini. Che eccita la formazbìi 
de* vermi, o Che e omogenea, m 
cosi dire, ai vermi. Si dice perrij 
dai boi. La frutta trop modani 
bigattòusa. Al furmài, la robbi 
dòiUza è bigattàusa , ecc. E ciò 
Che genera, o fa aumentare t ver 
mi ai fanciulli. V. Bigatt. 

* BI6LIABD, n. m. B^Uardo n. m. T 
Balla. 

BIGLtÈTT, n. m. Biglietto, e pressoi 
più delicati VigUeito, n. m. Letted 
breve e confidenziale, che si sctìtJ 
fra i non molto lontani. 

Mettr i bigUelt in-P-i eanton. - 
Bandire una co^a su' can^t*. Vale at 
taccar le potli%e su canti delle str» 
de, onde avvisare il pubblicò di a 
na cosa rinvenuta, o perduta . €cc 
Bigliettein. -*- Eticìèetta , nell' o^ 
so e nel commercio introdotto, à\\ 
cesi di Quel polfxzino, che sì ^ 
prappone a certe cose per IndlcaiS 
ne la qualità, la quantità, il ^alo^ 
re, simile. Etichetta de' baratm 
li, de* pezzi di storia naturale, ecc| 
I termÌDi di lingua saranno Mìet-\ 
ta, Polizzina, CarteìUna. - BUìWe^^ 
dia cummedia; dèi veglion. BuM 
tino per la commedia ecc. — ^'* 
gliètt dèi loit. Bulletta, bidkW- 
na ecc. 

BIGNÈ, V. m. (dal fr. Beignef}. Bigd 
Spezie di fritella delicata. 

BIGÒNZ, n, m. Bigoncia, n. f Vaso 
rotondo di legno a doghe senw co- 
perchio , e s' US» per trasportar li- 
quidi. Nel Die. Veneziano trows» 
Bigoncio nel mascolino . forse pf' 
differenziarlo da Bigoncia, (., che 
significa Cattedra rotonda da dorè 



BI 



131 



si arringa al pobblico, ma nell* uno 
e oell' altro signiflcato dicesi bi- 
goncia nei fem. ed il secondo è fi- 
guralo. Nella Toscana è misura di- 
tenuta circa tre mine; nel boi. di 
circa oso staio. V. Corta. 
filOOT, n. HL OTA, n. f. BlZOC (dal 
fr. Bigoi). Gavot, la, — Bacchet- 
tone, n. m. Bachettotia, n. f. Colui 
colei che mostra attendere alla 
vita spiri loale. V. Basantadoìin. 

BIGOTISM, GAVOTISM, n. m. (dal fr. 
Bigoiisme). B<iccheUoneria » n. f. 
Bacc^itofùsmo , n. m. Ipocrisia. 

BIGUNZEIK, BIGUISZÉTT, Bigoncina. 
Bigoncetta, Bigonciuolo. , dim. di 
Bigoncia. Bigonciuoteito , dim. di 
Bigonduolo: ed è ancbe quello che 
in boi. chiamasi Mastèlla, Moètlét- 
(a, Mastlètt, che si mette sotto alla 
cannella disila bolle manomessa • e 
che serTe ad altri usi. Mastella an- 
cbe in lial. V. Mastèlla, 

BIGLNZÓN, D. m. Bigoticiona, n. f. 
accr. di Bigoncia. 

6UU DL' Afilli. V. Bisù. 

BINADUR, n. m. Incannatoio, n. m. 
Strameoto che serve ad incannare 
il filo. 

'BmDANA DLA VID. Tralcio di vite 
che tirasi da uno ad altro albero , 
perchè V uva riceva i benefizi del- 
l' atmosfera. 

BIISDULAMÉINT . n. m. BlNDUUBt, 
n. f. Bindoleria, Bindolatura, Bin- 
dolata» n. f. Jibbindolamento, Ag- 
giramento. AggtUn(lolamcfUo,u.m. 
Specie d* inganno. 

BINDULAR. Aggirare. Abbindolare. 
Trappolare, Carriuolare. Menar pel 
naso. 

BINDULÓN, D. m. Bindolo. Aggirato- 
re. BindoUme è voce dell' uso. 

BIOIC, n. m. Bifolco, n. m. Quegli che 
conduce e governa i buoi. 

BIOICA, BIOLCA, n. f. Bubukata. Bu- 
Imlca. Bifolca. Voci disusate. Misu- 
ra o sia spazio di terreno» ed è 
quanto può arare un paio di buoi 
in un giorno. Ora direbbesi Iwgero, 
ed è fra' boi. una misura di terra 



dell' estensioiie di quanto cuopre 
una corba di grano seminato comu- 
nemente, che equivale a due tor- 
natme e mezza della misura attuale 
boi. Vi è ancbe la voce Coltre , mi- 
sura di terreno, quanto si può arare 
in un giorno con un sol aratro. — 
i.a parola Bioicà boi. si adotterà in 
campagna per indicare il lavoro di 
bovi in un giorno sia coli' aratro , 
sia con carro , od altro veicolo ti- 
rato da bovini. V. Corba. 
BlÓiND, add. Bipìido, agg. •— Far 
òiònd i cavi. — Imbioftdafv e 
hnbiotuiire, Bimbiondire i capelli. 
Ihfiniar biònd. — imbiondire, 
Titnr al biònd. — Biondeggiare, 
Andar vslé all' ultimo biondo 
— All' uUiwa moda. All' ultima 
galanteria. Col più buon gusto o 
garbo. 

Biondeggiante è V. d' U. , ma sa- 
rebbe di regola. 
Biundein, — Biondello, Bionde^ 

to^agg* 
« Biondezza, n. f. Astratto di biondo. 

BIÒNDA, n.f. Tenerume, n. m. So- 
stanza bianca, e pieghevole, la qua- 
le spesso è unita all' estremilA de- 
gli ossi. U termine di scienza è Apo- 
neurosi. Parte bianca membranosa, 
e più tenace della carne. -^ biòn- 
da è una Lavanda colla quale le 
donne si bagnano i capelli per farli 
biondi. 

BIÓSS , add. Biotto dicevasì antic. per 
Nudo, spogliato, privo di ogni co- 
sa. 1 tedeschi dicono Bloss , da do- 
ve probabilmente deriverà il ter- 
mine boi. 

Un OS biòsi. -— On osso affatto 
scamato. 

Alcuni boi. dicono sbiòss forse 
dair unir sempre quest' aggiunto 
alla voce Oss ; Un os biòss , per cui 
dovendo adoperar sola la voce 
Biòss, viene da essi aggiunta la S 
in principio. 

'BIRACC, o BIBÙCC DEL FURMINTON. 
Torso , e Tórsolo , n. m. La pannoc- 
chia del grano turco disgranata. 



m 



132 



B1 



BlKAGAR , V. Tergiversare. Procrasti- 
nare. Indugiare, v. Menare in lungo. 
A l va biragand, sèinza concluder 
nient. — Va indugiando senza ve- 
nire al fine , alla conclusione. 

BIRBA, n.f. BIBBANT, add. e sust. 
Bìferito ad un uomo \ale Birbóne , 
n. m. 

Andar alla birba. Far la Birba , 
Birbar. — Birbantare. Birboneg- 
giare. Andare all' attacco , o alla 
busca. — Bitba. Spezie di carrozza 
a due luoghi, e a quattro ruote, 
guidale da quello, che \i siede 
dentro. 

BlBICCHEm, n. m. Baiando. V'hanno 
Monello e Mariuolo , o Mariolo ter- 
mini equivalenti , che si danno a 
quei ragazzi briconcelli, sudici e 
sformati, che si veggono birboneg- 
giare per la città. Dicesi Monello 
anche ad uomo Discoto , Scuriscio- 
ne. Scapestrato. 

BIBICCHEINA , n. f. Berghinella, n. f. 
Donna plebea di bassa condizione, 
e per lo più di non buona fama. 

BIRICCHINADÈLLA , n. f. Piccola ma- 
riuoleria. Sboccatura, dicesi Una 
pazziuola giovanile , o scosturoa- 
tezza della prima gioTcntù. 

BIBICCHINAIA, n. f. Ciurmaglia, Ple- 
baglia , Poveraglia , n. f. Moltitudi- 
ne. V. Marmata. 

BIBICCHINAR, FAR DEL BIRICCHI- 
NAT. Darsi al briccone, al furfan- 
te. Gettarsi al cattivo. Darsi alla 
scapigliatura. Vivere alla scape- 
strata. Caglio ffare. Condurre una 
vita malvagia ed oziosa. 

BIRICCHINATA. Manuoleria, n. f. V. 
d. U. Azione di Mariuolo. MaraC' 
chella e Gherminella. 

Altri nomi quasi equivalenti so- 
no: Gtww feria. Trufferìa. Baratteria. 
Birbonata. Birboneria. Birbanteria. 
Guidonerta. 

BIBICGHINÉLLA , n. f. BerghineUuz- 
za, dim. di Berghinella. 

BIRICCHINÒN, n. m. Caglio ffone. Ma- 
nigoldo. Galeone. Briccone. 

BIROCC. Biroccio, n. m. Spezie di 



carrozza a due lubghi, e quattro 
ruote. I 

BIBÒN, n. m. Zaffo, n. m. Pezzo di 
legno fatto a cilindro, da una testa 
più sottile che dall' altra , col quale 
si turano le botti o buchi d'altr 
vasi nella parte inferiore, dooA 
dovrebbero uscir cose liquide. 

Bus del biròn. — Fecciaia. Boo 
nel fondo del mezzule, dove si mei 
te la cannella o il zaffo alia botte. 
Astuppar, o metter albirònaih 
bòtt. — Zaffare. 

Biròn dèi furmintòn, — Tom* 
Torsolo, n. m. La pannocchia de 
gl'ano turco disgranatar. 

BIS , add. (puro fr. Bis). — Bigio. Co 
lore simile al ceregnolc— AggioD 
lo d' uomo, vale mesto', malcon 
tento. 

BISACCA,n f. (voce più pfossimaa 
lat. Bis sacca, che all' it. BisaeciQ 
al fr. Besace). V equivalente ilal 
ed anche il più usitato è Saccocm 
e Tasca. 

Bisacca dicono i boL , come i fr 
Poche, alle false pieghe, ma grai> 
di , che fanno gli abiti mal fagliati 
Piega, Crespa: p. e. Guarda si 
bra^ eh* bisacca eh' el fan qué. - 
Osservate questa gran piega m 
calzoni, 

Avèir una cossa in bisacca.- 
Avere cosa n€l<:amiere, o in pw 
gno , nella manica, o in bor$a. Di 
cesi dell'avere una cosa sicuramen- 
te in propria balia. 

Metter s' in bisacca. V. Imbim^ 
cars'. 

Magnar a strazza bisacc. — ^^ 
Magnar. 

BISACCA, n. f; Tascata, n. f. Quanio 
può capire in una tasca. 

BISACCHEIN DALL' ARl^I. Borselli- 
no. — Taschino è voce dell' uso. 

BISACCHEINA, n. f. Taschetla, àm 
di tasca. 

BISACCÓUNA, n. f. Tascone, n. m. 
accr di tasca. 

BISBIAMÈNT , n. m. BisbigUo. BitH' 
gito. Bi$bigliamento. Susurro, mor* 



Bl 



133 



BIS 



morio prodotto dal cicaleccio fitto 
piano da piìi persone. V. Àrmòur. 
BISÈLL..D. m. Bigello, n. m. Sorta di 

panno grossolano. 
BISÉTT, add. Bijsierògnolo t agg. Che 

ha dei color bigio. 
BISÒGN» n. m. Bisogno , n. m. Manca- 
mento di cosa , di cui in qualche 
modo si può far senza. Avrei 6ito- 
gno di vincere un temo allotto. ^^ 
Necessità, n. f. Mancamento di 
quello diche non si può far senza in 
veruu modo.— Occorrenza. Si può 
dire un Bisogno eventuale. Ingnat- 
sisia occorrenza » che crederà Iro- 
varmi abile a servirlo. Le esibisco 
in ogni altra sua occorrenza la 
mia seroiiù. — Occorrenza signi- 
fica in oltre Affare, Faccenda. — 
Uopo, n. m. Corrisponde a Disogno. 
È d' uopo , fa d' uopo, l' ìwpo ri- 
chiede, ecc. Tutta volta Uopo espri- 
me Un bisogno associato colla no- 
zione di utilità.— Ife«^t>f0, Mestie- 
ri, Mestiere^ oltre al significato pro- 
prio di Arte, Professione, ottenne 
anche quello di Bisogno. Iddio co- 
nosce ottimamente dò che fa me- 
stieri a ciascuno. — Bisogna , n. f. 
vale Faccenda. Affare. 

Al veins pr un so bisògn. — Ven- 
ne per una sua bisogna. Bisogne 
domestiche, e famigliari. 

Chi ha bisògn dèi fug porza el 
dida. — Chi ha bisogno s'arrenda. 

Àvèir al so bisògn. — Aver l'oc- 
corrente , o la Tomatif di casa. 

Per chi ha bisògn lùtt è bòn. •— 
A tempo di carestia pan veccioso. 
A tempo di guerra ogni cavallo è 
buono. 

Al bisògn fa curagg'. — Il bisq- 
gm può più elle la vergogna. La 
fame caccia il lupo dal bosco. 

ÀI bisògn inségna. — Il bisogno 
fa prod' uomo. Il bisogno fa trot- 
tar la vecchia. Il mangiare inse- 
gna il bere. Il fare insegna a fare. 

Far i su bisògn. Aìidar dèi corp. 
— Andare del corpo. Andare al 
cesso, al destro* 



A un bòn bisògn, avTerb. Forse. 
Probabilmente. 
BISSEINA. BISSULEINA. BISSOU. n. 
f. Bisciuola , n. f. dim. di Biscia. 
Serpetta, Serpicelta, u. f. Serpici- 
no, sust. dim. di serpe. Serpentello. 
sust. dim. di Serpente. — * Bisciuole 
chiamano t macellai liorent. Certi 
vermi di color bianco lattalo , simi- 
li quasi ad un seme di zucca , con 
un poco di gambo , che non di ra- 
do si trovano nel fegato delle pe- 
core e dei castrati. I macellai boi. 
dicono Una bistia eh' ha el parpai 
in-t-al feghet. 

Bissola d' polver da stiop. — * 
Traccia della polvere. Quella por- 
zione di polvere che, dal luogo 
d' onde si appicca il fuoco , si di- 
stende fin presso a' masti, e ad ali ri 
istrumenti da fuoco per iscaricarli. 
BISSOLA. V. Bisseina. 
BISSÓN, n. m. BISSÓUNA, n. f. Bi- 

sciofie, n. m. Biscia grande. 
BISTIA , n. f. Nel dial. boi. quesla vo- 
ce è generica per esprimere qual- 
siasi animale bruto. 

Nella ling. ilal. sonovi diversi 
vocaboli equivalenti, o piultosto 
che nel discorso famigliare si pren- 
dono per equivalenti. Animale, è 
il Primo genere di tutte le specie, 
i di cui individui vivono, a^fiscono, 
e si muovono da sé medesimi. Be- 
stia, è nome generico, che abbrac- 
cia gli animali bruti, fuorché gli' 
inselli. — * Bruto è quasi sinonimo 
di Bestia, ma differisce da quesla 
in quanto che si adopera per con- 
trapporlo ad Animale ragionevole , 
cioè Animale senza ragione. 

Bisti velenòusi. -^ Bestie veleno- 
se , chiamansi gli insetti e i rettili , 
che hanno in sé veleno nocivo agli 
uomini , e agli altri animali. 

Bisti grossi. — Bestiame grosso. 
Buoi, vacche, e simili. 

Bisti mntAdi. — Bestiame minu- 
to. Capre , pecore , ecc. 

Bistia preso assolut. vale Bestia 
grossa, e per lo più vaccina. 



Bl 



134 



BI 



Caren d' bisHa , lati d' bisHa — 
Carne di vacca, latte di vacca. 

Bisti da bccar. Bestie da macel' 
io, — Bestie macellesche. 

Bisti da guazz. — Bradume. Be- 
stiame vacciao da tre anni indietro, 
cioè quantità di Brado» parola che 
s'osa sustant. e addiet. nello stesso 
significato. 
BISÙ» n. m. (dalfr. Bijou). Galanteria, 
o Gioia. Piccolo mobile prezioso , 
ricco e gentile , finamente lavorato. 
Ed anche Gioie, ed altre cose pre- 
ziose , che siano d'ornamento per- 
sonale. 

Bisu di' arlòi — Cióndoli, n. m. 
plur. V. d. U. ^ CiondoH, chiamansi 
ancora gli Orecchini, 

Bisùy per simil. si estende que- 
sta voce a persona , o cosa grazio- 
sa» delicata, fina, ecc. L'ha un bi- 
su d'una casa. 
BISUGNAR , V. Bisognare, abbisogna^ 
re. Venir bisogno. Far d'uopo. Es- 
ser d'uopo. Occorrere. Convenire. 
Esser necessario. 

Bisógna eh' a i vlessbèin.^^Con- 
viqn credere o supporre, È a sup- 
poni che l'amasse. 
BlSUTARt, n. f. (dal fr. Bijouterie) 
Minuteria. Minutaglia. Mercanzìuole 
di lusso , lavori minuti fini di me- 
talli. — Minutiere si chiama quel- 
r orefice, che fa di codesti lavori 
gentili d'oreficeria. 
BlTÙM, n. m. Bitume, n. m. Minerale 
untuoso agevole a bruciare. Ma la 
voce boi. non indica questo. Bitmn 
nel dial. significa ogni Cemento atto 
ad unire le pietre , t marmi, i mu- 
ti, i metalli, ecc- equivale pertanto 
a Cemento. La Crusca non ha am- 
messo questo vocabolo, quantun- 
que siano stati accolti i derivati 
Cementare, Cementazione. €i av- 
verte però (ediz.di Bologna) che og- 
gidì chiamansi quasi generalmente 
dagli scrittori coi nome di Cementi 
quelle Materie colle quali si unisco- 
no le pietre negli edifizi. Ed in vero 
Cemento è parola presa dal lat. 



Coemeniutn, e significa, in s^iso 
generale, Ogni composizione dina- 
tura gluliììosa e tenace , c^ta a le- 
gare, unire, e tenere in coesione 
più' cose. La calcina, il gesso, il 
calcestruzzo, il saldnme, la colla, 
e simili, sono cementi, ed ogni 
arte ha qualche particolare cemen- 
to per le rispettive operazioni. 1 
toscani dicono Smaito. Smalto con 
sasso e calcina. Smalto con gesso 
e sabbia. Il Cemento de' lavoratori 
in metalli ha il proprio termine di 
Saldante, V. d. U. 

BIUDA , dicesi per Buazza. V. 

BIUNDEIN , V. Biònd. 

BIZARR, V. SHzzòus. 

BIZÈF (A). A bizzeffe. A baUe, A so- 
ma. A carra. In quantità. Imbuon- 
dato, inbuondato, e In buon dato. 
In grandissima quantità. Questa 
voce A bizzeffe non è del volgo boi. 
ma è comunissima fra le persone 
civili , come lo è per tutta V lutia. 

BIZOC. Bizzocco. V. Bigott. 

BLAC, STRAPFIRL Cencio. Panno, 
abito stracciato. 

*BLACCA, n. f. Ciammengola. Zam- 
bracca. Donnacchera. Donnuccia. 
Donnicciuola cenciosa, sudicia. 

BLACGÒN, SBLACCÀ. Cencioso, agg. 
d' uomo mal vestito. 

BLANMANGÉ , (dal fr. Blanc-manger). 
Biancomangiare. Sorta di vivande, 
per lo piii di farina di riso, cotta 
nel latte , con zucchero. 

BLÈTT. Belletto, nome che in italiano 
comprende Quelle materie, colle 
quali alcune donne , per parer bel- 
le, si lisciano, ma i boi. liraitaBO 
il significato del loro termine al 
.semplice color rosso. Dioesi anche 
Liscio. 

Dars' al blètt. — Lisciarsi. Im- 
bellettarsi. Colorarsi. Colorirsi. 

BLICTRI. Detto per agg. ad uomo. 
Dappoco. Dappocaccio. Signor di 
maggio. Signor da burla. Che non 
vale un lupino, ^na Usca, una sor- 
ba , un corno, utia bticcia. fion 
-è tanto caldo che ctwca un no- 



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vo. lo credo che la voce BÙaM de- 
rivi dalia frane Beltfre. 

6LiGU£L Ombelico, OmbeUico, Om- 
bilico, Umbilìeo, BelUco, 

N'avèir nianc iuit ai ÒHgueL — 
HoH aver rtuciutU gli occhi. Non 
aver per anco raèdullo il belUco, 
Esser giovane. Non avere sperien- 
za. 

Buiomeina dèi bUguel •— Gan- 
game. Lo incavo del bellico. 

Tralcio diceai al Budello del bel- 
lico» che hanno i bambini quando 
nascono. 

Da Ombelico ai fa Ombelicato 
agg., che vale fatto a guisa di bel- 
lico. 

Bel^co si dice ancora a Quel bu- 
co delle frutta , cbe lascia II pic- 
ms\o da esse spiccato. 

UUieo, add. Vale Appartenente 
a guerra. 

BU£IN» add. BelUno, Belletto. Bel- 
hiccio, add. Dim. di Bello, 

BLLOTT, (dal fr. Bellot). Bellino, Bei- 
luccio, Belletto, dim. di Bello. 

BLÓ. V. TurcMn. 

BLOG, Q. m. (dal fr. Bloc), Saldez- 
za, 0. f. Dicesi dagli scultori , Un 
ceppo. Una mcksea. Un gran pezzo 
di marmo non ancor lavorato. 

BLÓNDA, n. f. (dal fr. Blonde). Mer- 
letto per lo più di seta, 

BNEIN, BNÉTT, avv. dim. di Bèin. Be- 
nino. Alquanto bene, Paesabilmen- 
te bene, 

Adéssa $tag bnein,^^ Adesso sto 
Ifenino. 

A stag bnett, -<- Sto alquanto be- 
ne. Passc^iknente bene. Bene anzi 
che no. 

BO, MANZ. n. m. slng. Bu, plur. Bo- 
ve, ma meglio Bue sing. e dagli 
antichi Bo ed anche Bu qer sinco- 
pe. Buoi e Bovi plur. Toro castrato 
e domato. Si sono date diverse de- 
nominaiioni a questo quadrupede 
rominante dall' unghia fessa, se- 
condo le diverse eU sue. 

Videa, m. ViteUo, m. Il parto del- 
la vacca cbe non abbia passato l'an- 



no. (Cosi la Cniaca , e seco Albert 
ti). Io direi piuttosto, e mi pare 
con pili precisione. Il parto ma- 
schile della vacca. 

Vidella, f. Vitella, f. Femmina 
del vitello (Cosi r Alberti, perchè 
né la Crusca del Cesari, né quel- 
la di Bologna hanno in registro que- 
sta voce). Qui pure mi piacerebbe 
piti: Il parto femminile della vacca. 

Manxol, m. Giovenco, ro. (e co- 
me dicesi Manzotta alla Giovenca, 
lo non avrei difficoltà di dire an- 
cora Manzoito). Bue giovane. To- 
ro dal tempo cb' egli è stato do- 
mato fino a che ritiene I dentini, 
cioè fino al quarto anno. Cosi Man- 
Zola, f. Giovenca, Vaccherella, Jtfan- 
zotta. Vacca giovane. 

Tot, m. foro, m. Il maschio del- 
la vacca. 

Turètt. — Torello. Toro giovane. 

Vacca, f. Vacca, f. La femmina 
del toro. Comincia ad esser vacca 
verso il quarto anno di sua età. Fi- 
no a quel tempo si dice anche Vi» 
tella gentile. 

Manz, m. Manzo, m. è lo stesso 
che Bue. — Manza in fem. non si 
trova usato cbe per Amanza , cioè 
. persona amata. 

Èssrun bò d'or. Fig. Esser ricco 
sfondato. 

N*savèirniane quantpara fan tri 
bu. Non saper quante coma hanno 
tre bt:oi. Non saper quanti piedi 
s' entrano in uno stivale. Sapere 
non sapere a quanti di è san 
Biagio. Non sapere quante dita si 
ha nelle mani. 

Srar la stalla dòp eh* i bu ein 
scappa. — Serrar la stalla, perdu- 
ti i tmoi. A usanza di villan matto, 
dopo il danno fa patto. Cercar de' 
rimedi seguito il danno. 

Boar, n. m. Boaro, Bifolco n. m. 
Guardiano de' buoi. 

Boattiere è il mercante di bestie 
bovine. 
BOBA . ed anche SBOBA , n. f. Voce 
popolare per Minestra. 



1 



BÒ 



136 



BO 



BÓCCA, n. f. Bocca» Quella parte del- 
la testa deir aoimale, per la quale 
prende il cibo, e manda fuori la Toce. 

Vgnir V acqua darà in bocca. 
Y. Acqua. 

Trattar bocca mi eh' vut*. - Far 
trattamento ad alcuno a bocca. 

Aveir bócca mi eh' vut. — Nuo- 
tar nel lardo. Aver latte di gallina. 

Avèir la bócca dèi fòuren. Bócca 
larga. Una bócca eh' eiappa da 
un' urèccia a qui' altra. -— Bocca 
che tocca da un orecchio all' altro» 
Bocca svivagnata. Aver bocca da 
forno. 

Far bócca da reder. Far zrisei- 
Ita. — Sorridere. Far bocca da ri- 
dere. Sogghignare è un sorridere 
con disprezzo Y. Sgu^nar. 

Far bócca da pianzer. -— F<tr 
greppo. Raggrepparsi. Far la boc- 
. ca brincia.^ 

Far la bócca storta. — Far boc- 
ca bieca. Fare scorei di bocca. 

Metters' alla bócca un fiasc. — 
Abboccare un fiasco. 

Al dscórr perchè V ha la bócca. 
- Apre la bocca e soffia. Parla a caso. 

Avéir la bocca d' UvrcL — lab- 
bro leporino dicesi da' medici Quel 
difetto di labbra eh' è una specie 
di mostro per formazione. 

Lavars' la bócca. — Empirsi la 
bocca di checchessia. Parlarne stra- 
bocchcTolmente , senza ritegno. 
Vantarsi di che che sia a pregiudi- 
zio d' alcuno. 

Avéir bona bócca. Èsser d* bona 
bócca. — Essere di buona bocca. 
Mangiare il pollo senza pestare. 
Essere abboccato Dicesi di chi 
mangia molto e di tutto. 

Éssruna bócca muffa. — Essere 
di mala bocca. Di chi è di poco pa- 
sto, e difficile a contentarsi. 

Dir una cossa a bócca» ^— Dire a 
bocca, di viva voce, presenziai- 
mente. 

Dir una cossa per bócca d' in- 
spirtà. ^- Favellar come gli spiri- 
tati. Cioè per bocca d' altri. 



Scappar daUa bócca. — • Uscir 
di bocca. Venir detto inconsidera- 
tamente. 

Torrfora d' bócca. --^IHboec^re, 
Trar fuori della bocca. 

Metter su la bocca inrt-una piai- 
tanza. — Assaggiare. 

Arstar a bócca sulla. — Bimof 
nere a denti secchi, o asciutti. 

Cavars' dalla bócca. — - Far ri- 
> sparmio nel mangiare. 

BoccAe^gtore. Mover la bocca eoo 
aprirla e serrarla nel mandar fuori 
gli spiriti , che faccia qualunque a- 
nimale. Boccheggiare, dicesi per i- 
scherno dì chi mangia di nascosto, 
e non vorrebbe esser veduto dai 
circostanti. Mangiar sotto ba/viera. 
(Boi. Magnar sóUs<iccon.) 

Spazzars' la bócca. '-^Appiccar 
le voglie all' arpione.- Patirsele. 5pti- 
tar le vòglie. Dimettere il desiderio 
di alcuna cosa per impossibilità dì 
conseguirla. 

Torrla parola d'in bócca. '^ 
Bomper l'uovo in bocca, Rubare ìe 
mosse. Prevenire in dir cosa, che 
altri avesse in pensier di dire. 

Tùtt el bócc ein suréll. — Tutte 
le bocche san compagne. 

N' s' arcurdar dal nas alla bóc- 
ca. — Non teneramente dalla boc- 
ca al naso. 

Bócca dèi stómg. — Forcella del- 
. lo stomaco; o Arcale del petto. 

Bócca. — Bocca si dice dell'Aper- 
tura di molte cose, come di pozzo, 
sacco, vaso. ecc. 

Bócca del fumili. — Braciaiuo- 
la. La cavita sotto la graticola del 
fornello. 
BOCCIA, n. f. Pallòttola. Pallottole di- 
consi Quelle sei palle di legno di 
maggiore o minor mole , che ser- 
vono per giocare rotolandole per 
terra, e facendo a chi piìi le av- 
vicina ad una settima più piccola, 
detta Lecco o Grillo. V. Bùccein. 

Metter una boccia d* ruzzai Ro- 
tolare una pallottola. 

Boccia d' vèider. V. Buttellia. 



137 

BÓGN, D. m. Ifoltissimi nomi si tro- 
vano Della Crusca « ed in altri Voca« 
bolarì, i quaU, presi coofusamente 
per sjoooìmi, lerraono cerlameDle 
sospesi gii animi sulla scelta , \o- 
leodoue Tar l' appUeaaioue propria 
e precisa nel loro sigflittcalo. Sarà 
diuiqae di molta utilità il dare di 
essi ia spiegazione. 

Talli gli alzameoli o siano enfia- 
ti morbosi locali circoseritU sopra 
la superficie del corpo animalo si 
cbisfflano col nome generico di Tu- 
more, dal lat. fumar, che nel sen- 
so esteiso Tale Gonfiezza qufriun" 
9«e. — Eli fiato » n. m. É voce pur 
essa generica per significare Gou" 
f^zza qualunque. — Gavòcciolo, 
dalla Crusca definito per Enfiato 
cQiiwato per lo fmì dalla peste. 
Questa è una voce cbe fin dal Boe- 
taccio fu delta essere del volgo; lo 
sarà dunque ianlo maggiormente 
ai nostri tempi* — Ciccione, deri- 
vato da Ciccia , è voce da lasciarsi 
alle bàlie , come gergale, o puerile. 
'-Bubùoue. Enfiato che fa la peste 
ìie' luoghi glandulosi, come nelle 
iiiceile, neW anouùiaia» e simili. 
Tubèìcoh. Tumoretto, Ma per lo 
più the manda fuori marcia. — Ft- 
9ii(^o, si prende poi per Piccol tu- 
krcolo. — Carùoìie., Carbonchio, 
nel linguaggio medico è Un tumore 
maligno pestilenziale^ che, per la 
soa nerezza , viene cosi chiamato. 

Un bògn insUzzé. *- Un fignolo 
ineiprigniio , (dicono i fiorentini). 

La parola Bògn boi. è forse pro- 
Teoienle da Bignè fr. , giacché Bu- 
fano ital. vale Amia da pecchie, 
BÓGNA, 0. t. Bozza, n. f. Quelle pie- 
li e, le quali con maggiori o minori 
aggetti sportano fuori delle fabbri- 
che con \arie sorte di spartimenti, e 
s' usano {ter lo piìi con Tardine ru- 
stico. Ha V vene di varie guise; Bozze 
a fjuaneiaUUo: a punta di diaman' 
te; bozze rusliehe o rozze. Bozzo, 
IL m. Bozze pulite, punzecchiate, 
incerie , piane , cioè meno rilevate. 



BO 



rógna di ù$$, del Imeiel (dello 
Impropriamente quando non rile- 
va) Riiiuaéro Quello spazio eh' è 
contornalo dalle spranghe, e dai 
baiiilol. 

Bògtw in-t'la murata. — FoT' 
mella. Queir ornalo che è droon- 
dalo, cb'é neir inlemo di un ri- 
quadro. Forwetle squadrate, e lut' 
te di marmi diversi. Formelle far- 
ulte di (fronzo dorato. — Forrnvl* 
lato; Ornato di formelle. Un pc* 
dstall d' batoli d' Spagna , eun ti 
hògn d* marem zail d* Siena. — 
Piedistallo di iHirdigtio di Spagna, 
formeUato con giallo di Siena. 
BÒI, n. m. Bollitura, n. f. L'azione 
del bollire de' liqwH4. 

/n-f-Mtt M. — /fi una beUitura. 

Usano i boi. anche la voce Bui" 
dura , ma meno di frequente. — • Vi 
sono in oltre 1 nomi ital. di Bolli' 
mento, BolHzione, Bollore, Il bol- 
lire , sia lo stato di un fluido che 
bolle. 

* Dar un boi a un puUastèr in^ 
nanz d' metterl' arrost. Bislessare 
un pollo, Dargli un bollore. 
BOIA , n. m. Boia, n. m. e nel numero 
plur. Boi, Carnefice, Manigoldo.^ 
Carnefice chiaviavano gli ant. il Bec- 
caio, a canèe fot tenda. Questo for- 
se avrà dato luogo all'opinion già 
comune fra' boi. che in mancanza 
del Boia si potesse supplire con un 
Beccaio. 

Buièssa. — Boiessa, è la moglie 
dei boia; ma per lo piti nzì Crudele, 

Un boia mal pralic. -» Imperito 
nelV arte. Mal pratico. Manovale. 
CiabatUno. Cattivo artefice. 

Pagar al boia eh* v' impéeea. — 
Pagar il boia ohe ci frusti. Spen- 
dere per avere il danno.— jTu ugni 
il cavicdule, che t'ha a dinoccO' 
lare. Faif del bene per averne dei 
male. 

Va al boia. -^ Va' al boia. Va' al- 
le forche , al diavolo , alla nutlora, 
BÓIER, v. n. ed anche nUivo. Bolliir. 
Preso neutral. diea» M Rigonfiar 

13 



no 



13B 



M 



' de' liquori quando per gran calore 
lavano le bolle. Quando è preso in 
sìgoif. alt. vale Applicar il fuoco a 
un fluido bollente, a checché sia , 
perchè bolla. 

Frinzìpiar a bòter. ^ Grillare. 
■ Così il bollire del vino dicesi Gril- 
lare. 11 fenneniare del mosto me- 
S(H>lato co' graspi. £ Grillare del 
vino nuovo nella botte. ( Molti bo- 
lognesi pur essi usano in questi ca- 
si la parola Grillar). 

bóier a cavali. --^ Bollire a scro- 
' icto , a ricorsoio , in colmo , cioè 
nel maggior colmo. 

Bóier la careti in-t-V acqua più- 
vana. *- Bollire la carne nelV ac' 
gtia di pioggia. 

Pitsun sa quèll eh' bòi in pgnal- 
ta. — Nessuno sa dove la scarpa 
io strlgne. 

Far savèir quèìl eh' bòi in't-la 
so pgnatla. •— Andar col cembalo 
in colombaia. Pubblicare i suoi in- 
teressi. 

A s' bòi. — Fa caldo. Facaldor 
no »o caldura. 

** Una cossa eh' bòi a quakdùn. 
-^ Cosa che cuoce ad alcuno. Che 
spiace. 
BOLL , n. m. Bollo. Impronto , n. m. 

Andar alla bólla, n. f. Andare 
al bollo. A far bollare i vasi di le- 
gno da vino o da mosto. 
BÒLZA, n. 1 Bòlgia: Valigia, n. f. 
Specie di bisaccia. 

Bòlia e sbòlza per similit. vale 
Gonfiezza. 
BÓMBA , B; f. (Dal lat. barb. Bombum) 
' (coir ò pronunziato stretto come 
Bomba in ital. ) Bombo , n. m. Voce 
- - colla quale i bambini chiamano la 
bevanda. Altri simili nomi dissilla- 
bi, e ripetuta >a prima sillaba, com- 
pongono il dizionario infantile per 
lacilità di tenerli a mente. Marna e 
papà, alla fr.. Mamma, Babbo. 

Pan. — Pappo. 

Pappa. -^ Pappa. 

fetta. — dóccia. Poppa. 

Quattrein. — DintH, 



Cwcòn. — Cucco. 

Bu. » Bua. 

Zezza. — Ciccia. 
BÓMBA, n. f. (pronunziato eoU'ò a- 1 
porto). Bomba, n. f. Grossa palla di | 
ferro , che gettasi ne' luoghi asse- 
diati; ed anche palla di fuoco arti- 1 
fiziato. 

Balistica chiamasi V arte di lan- 1 
dare le bombe. 

Bómba d'cristaU. — Ghbo di cri- 
stallo ad uso di difendere il lume 
dal vento , t vasi dalla polvere , ec. 
BÓN, add. m. BONA, f. Buono, na. 
add. e Buon, sinc. 11 suo contrario 
è Cattivo. Questo aggiunto si osa , 
nel dial. boi. in tutti i signif., nei 
quali vleneusato nella lingua naz. | 
e cioè per Giovevole. Piacevole. Sa-^ ' 
no. Forte, ecc. ecc. 

Bir d' bòn. — Favellar in sul so- 
do, y ha esempio di Dir di buono, 
Giuocar di biumo. Far di buono, 

Bit' d' bòn? — /)t' tu. di o da 
vero? 

Tgnirsla d'bona, o in bona. — 
Credere d' esser sicuro di utui co- 
sa , che dee accadere. 

Bòn trèi volt. — Corbellone. Min- 
chione. 

Alla bona. V. Balstròuna. 

Al n'è nianc òòn d' far sudar 
un ov. — E' non ha tanto caldo, 
che cuoca un uovo , vale Egli non 
ha veruna autorità. 

Un om eh' n' è bòn da nient. — 
Uomo inetto, disadalto,insufficien- 
te, incapace , inabile , o mancante | 
d'ingegno. Un dappoco. Buono a 
nulla. Un da nulla. Un chiurlo. Vn 
uom da succiole. Non esser buono 
da porsi la mano alla bocca. Non ; 
caverebbe un grillo da un btico. 
Non raccozzerebbe tre pallottole in 
un bacino. 

Bòn per Iv, Bòn per me. - Buon 
per lui. Buon per twc. — Buoìi fu 
per me che costui non si mosse. 

Éssr in bona ctm un. — Esser 
bene con uno. Aver amicizia. Esier 
d' accordo. Essere in pace. 



-BOM 



139 



non 



fumar in bona eùn un. — > Ripi- 
gliare alcuno. Ho ripigliato il tale, 
cioè la grasaa , V amicizia del tale. 

Atidar eùn el òon\ — A paéso a 
pa980 si va a Boma. A dura ancu- 
dine, martello di piume. 

N' i dar bòn. — Non gliene ri- 
sparmiare. Non gliene far (mona 
una maledetta. Non gliene dar mai 
una di vinta. 

A n* ho mai un' àura dia bona. 
— Tutto mi va a rovescio. 

Far bòn. — Estere appariteente. 
detto d* uomo. Far comparsa. 

N' far nient bòn. — Esser dispa- 
riscente. Non far comparsa. 

Poe d' bòn, detto di persona. — 
Mal cristiano, di chi mena mala vi- 
ta, jfafondrino. MaHfiienztonato » di 
un cattivo. Uomo bigio, di perso- 
na malvagia. Un diseolOt di eattiva 
condotta. 

Sé, d'bòn. — Davvero. Da senno. 
In verità. 

Tgnirs' per cvèll d' èòw^— Te- 
nersi buono. Vantarti. Insuperbir- 
si. Gloriarsi. Invanirsi. 

Tótl è bòn da cvèlL -— Ogni prun 
fa siepe. Ogni acqua spegne il fuo- 
co. Ogni acqua immolla. Tutto at- 
taglia. Ogni cencio attaglia. Ogni 
cosa è cosa al poverello. 

A m' in' a vlù dia bèlla , e dia 
bona a farei' star quiet. — V ha 
voluto del buono per pacificarlo, 
vaie Abbisognarci del buono. Es- 
serci molto da faticare» da spende- 
re ecc. 

Chi ha di bon eavcUl in ttalla pò 
andar a pi. -— Chi ha cavallo in 
stalla può ire a pie. Chi ha un buon 
abito in serbo, non isdegna portar- 
ne un cattivo. * 

V è un òura bona eh' aspètt — 
Una òtton' ora , o due buon ore , 
signilica Tardi. 

Veint de bon. — Venti giorni e 

forse più. 

BONàMAN, n. f. Tre parole diverse si 

trovano nella liti. ital. benandata. 

Mancia, e Paraguanto, clie mi sem- 



bra siano state introdotte per indi- 
care diversi significati. 

Benandata, n. f. Mancia al saraon 
dell'oste, o ai domestici di una 
casa nel partirsi che fa V ospite. 
Quella che si dà alle fantesche chia- 
masi in fr. Épinglet, che anche in 
ital. da alcuni nel darla si dice: Per 
le spille. — > Benandata si chiamerà 
quella , che si dà al postiglione do* 
pò una corsa: o Beveraggio. Per 
bere. -— Mancia è termine generi- 
co. Quel che si dà dal superiore al* 
l' inferiore o nelle allegrezze , o 
nelle solennità per una certa amo- 
revolezza. Mancia ai servitori. Man* 
eia agli operai, cioè Donativo oltre 
al prezzo pattuito. •— Dar le mau" 
ce per Ferragosto e Natale. Quella 
che si dà a' piccoli fanciulli per Na- 
tale ha il nome particolare di Cgtpo. 
— * Quella per V Epifiinia di Befana. 
— Paraguanto, a me pare voce più 
nobile , cioè Regalo dato piti nobil- 
mente. L' etimologia stessa ne di- 
mostra il significalo, cioè Begalo 
dato ad alcuno, perchè ^ provveda 
di guanti. -— Strenna è voce fr. 

BONAGRAZIA, n. f. Cortesia. Favore. 
Agevolezza. Facilità. Vale ancora 
Affabilità. Piacevolezza. UtnatUtà, e 
Vezzo. 

BONAVENTURA, np. m. e f. Bonaven- 
tura e Buonaventura, m. e f. 

BONBON, n. m. plur. Voce tolUdai 
francesi , da essi usata coi fanciulli 
per significare Ogni sorte di cose 
dolci , cioè paste, canditi , ecc. Bon- 
bonnière dicono essi la scatola che li 
contiene, che in ital. potrebl)e dir- 
si Bomboniera. — Papilloies chia- 
mano pure i francesi Quei pezzetti 
di zucchero candito, mescolati con 
varie droghe e ravvolti con cartuc- 

. ce colorate. —* Dragée chiamano 
ciò che da noi dicesi Cunfìura , e 
in ital. Confettura o Confetto. — 
V. Cun fétta. 

BONIS. ÉMf in &onts , latinismo , che 

. vale Ettcr danaio$o^ 

BONE, (Voce fr. Bonnet).. Berretta. 



BOT 



140 



BOT 



Berrettino. Bemtio, Qoello che &i 
porta in capo di giorno, massime 
dagli artigiani , ed è di drappo co- 
lorato , ed Ila varie forme. Con vo- 
ce deli' uso Bone. 
BORA, n. f. e BURÈLLA, dim. Buca 
n. f. Zugar cMa burèlla. Giuocare 
alla duca o aUe buche; cioè gettar 
la pallòttola in nna buca assegnata. 
BOHLl, n. f. Boria, n. t É aa inso- 
lente ostentazione del proprio me- 
rito, alle volte anche con ispreoLO 
degli altri. 
BOSG, n. m. Boico, n. m. Luogo pie- 
no d' alliert salvaticbi. 

Bóse da kU. — Boteo ceduo. Che 
si taglia a determinati tempi. 

Étàer da botc e da rivira. •«- Es- 
ser da bosco e da riviera. Da basto 
e da sella , A tutla (folta. Dicesi di 
uomo atto a piìi cose. 
BOSMA, D. f. Bòzzima, n. f. Intflso 
di stacciatura o di cruschello, di 
untume, e di acqua, col quale si 
• frega la tela in tdaio per rammor- 
bidarla. 
Dar la bosma. — * Imbozzimare, 
Cavar la bosma. — Curare. 
BÒSSEL. n. f. Bosso. Busso, ed an- 
che Bòssolo, n. m. Arbusto di per- 
petua verdura, che suol servire per 
contomo alle aiuole de' giardini. 
Vi ha r agg. Bùsseo. 

Una^ scalila d'bòssel.'^ Una Bea- 
tola bùssea. * 

Bòssel di urb. — Bòssolo e Bos- 
solotlo. Vasetto usato da'ciechi per 
raccor V elemosine. 
BOTT, n. m. e BOTTA, f. Botta, n. f. 
Bospo, n. m. Animale velenoso si- 
mile al ranocchio. Bott, per Bolt(i, 
ColjM. V. Botta. 
BÒTT, D. f. Botte, n. f Vaso di le- 
gname addogato, cioè fatto a do- 
ghe, cerchiato, di figura cilindri- 
ca, corpaccijuto , nel quale comu- 
nem. si conserva il vino. 

Una bòli eh' sòuna. — Una botte 
eìw canta cioè eh' è vuota; e cosi 
Botte muta, che non cantai cioè 
ripiena. 



Bòtt panxuda. •'^ Botte eorpac» 
ciuta. 

Una bòtt eh' fa dann , eh' spi»- 
seiììo. — Botte che trapela. 

Una bòtt. eh' va in fass. — Una 

botte scommentata, cioè Che ha 

le doghe rese aride e scommesse. 

Metter a mai el ffòlt. — Mettere 

in molle le botti, ilbottume. ^ 

Far bussar una ttòtt, una bòtt che 
n' s' voi bussar. — Far rlstoff na- 
ve una botte. Una Botte che non ista- 
gna. 

Bazzar eì bòtt eh'puzzen d'amf- 
fa. — ' Raschiare, Asciare le botti, 
perchè senton di muffa. Levar la 
superficie imema alle botti. Dicia- 
mo anche Zappfiur el bòtt. 

Far una' òtciiia ai bòlL -^ Fare 
una pampanata atie (fotti. 

Mettr a man una bòtt. — Mjlao- 
mettere una botte. 

Arcalzar la bòU. •— AlUfoccare 
la botte. 

Bisogna Uoar la (fòtt, perchè la 
n' tra ptù.-— BifogfrMi alzar la bot- 
te, che non getta più. 

La bòtt è al boss. — // vino è al 
basso. ^ 

' La (fòli dà quèll veinch'l'ha, 
Éi;.-^ La botte non può dare se 
non del vino eh' ella ha. Ciascuno 
fa azioni conformi a sé Meno: pi- 
gliasi sempre tu mala parte. 

Éssr in-'t'Una bòttd^ férr fig.— 
Essere ia una botte di ferro. Tener 
il capo in mezzo a due guanciali. 
Essere in sicuro. 

Bòtt sotterranea •<— Botte sotter- 
ranea-per simiL Manufotto di mal- 
toni cotti per sostenere il fondo di 
un canale , o fiume , perchè sotto 
VI corra l'acqua di un altro canale, 
che lo traversa. 

Bòtt di mulein. — Cólta coir o 
largo). Ragunata dell' acqua che fa 
il mugnaio neUa gora , per ado|)e- 
rarla quando che sia per macinare 
SI grano. 

' ÈUunar a (fòtt — Macinare a 
colta; a ricolta, a (fottaceio. 



BOY 



141 



BOV 



BOTTA . D. f. Botta, n. f. Effetto dstlla 
percassione. 

Botta, f. Botty m. per Tocco 
della eampatìa. Un, bott Un tocco. 

Alla Itotta del dòn. ÀI tocco delle 
due ore. 

Botto. Fu impiegato per Caduta . 
peri' effetto della caduta. S'« s'ca- 
tea d'in alt, la Ifotta è più gran- 
da. Oaanto più eu sarai , maggior 
sarà 7 botto, — Colpo. Quella per- 
eussione ebe col mezzo di un in- 
sirofflento si fa contro qualche cor- 
po. Colpo di martello. Colpo di 
fi(ufone.{m.Còulp.} Percossa. Per- 
emione. Percuoiimento, Effètto del 
colpo.— BalHtura è meno generi- 
co di percossa. Batter con verghe 
Battere il remo , ecc. — Butse , che 
sì tttt solamente in plur. è quasi 
sinooimo di Battiture, ma meno 
esleso. Si SQol però adoperare quasi 
sempre Del signif. di Batàture,U> 
slesso dicasi di Picchiata. 

Bojlapel segno della percossa. 
Ucidura. Monachino. -^y.Nezz. 

Tonfo, D.f. e Tonfare, ▼. Rumore 
cadeodo.ScroactoèiIcolpocbe si fa 
del cadimento. Cimbotto e Cimbòtto- 
^ è il colpo , che si dà in terra da 
chi cade. 

^bottn* piasen nianc ai can, 
A ffjoear di mani diipiace in/Ino 
«* cani 

Àrttar tn-Ma botta. Rimanere 

^rto (M' Utante. 

^ita, per Danno, Scàpito, Per- 
irla, 

Botta d'un ftàm <n-f-fo rioa; 
^nadura. — Rotta (coir ò stret- 
toi e coli' s di suono aspro). Luogo 

corroso da impeto d' acqua o si- 
mili. 

Cì'apparuna botta d' un arzen. 
— intraprendere una ròsa. S' in- 
lende U riparo, il termine generi- 
co^ è Corrosione; più coniunem. 
%y Idraulici dicono Lunata , ma 
conviene che sìa in linea curva. 
BOV D' ANTÓUNA. Ruovo d' Antona. 
^ooie favoloso d' vn celare cava- 



liere inglese, figlio del Duca Cu/- 
done d' Àniòna , le cui gloriose ge« 
ste sono celebrale nei Beali di 
Francia. — - 1 boi. usano dirlo in 
questa sola frase Sio' dia razza 
d^Bov d' AntóuM?^ Siete della 
razza di Buovo d' Aniona? Cioè 
Siete di stirpe anticbiasiiM e vaio* 
rosa? Detto irouicittiente. 

BÓULS, add. Boieo. Infreddato, agg. 
Si dice propriamente dei cavallo. 
E Boltàggine chiamasi la malattia. 
Bòuls , per metat <— Bolso dtcesi 
del Taglio di ano atnuneiUo dive- 
nuto ottuso. Canto bolso, vale Àth 
goto stnussato. 

BÒURD , n. m. Orio. — Bordo è ter- 
mine d' uso. fiordo di un cappello, 
di un abito, ecc. Orh in vero è la 
parte estrema di checchessia» quasi 
un filo . che termini la coaa. Bordo 
è la parte estrema bensì, ma estesa 
in larghezza , di maniera che vi so- 
no de' bordi kirghi e larghissimi , 
e perciò non esiterei punto punto 
ad usare fiordo. 

BÓURDA, B. f. RiUona, Versiera, 
Trentapeechia, Trentancanna, Or- 
ca, Befana. Spauracchio immagina- 
to dalle donnicciuole per intimorire 
i bambini. 

Far la bòurda. — Far baco e 
Far baco baca. Far paura ai bambi- 
ni coprendosi il volto, e dicendo 
Bòurda Bòurda, o Rurda Rurda-^ 
fiate Bau , o fioco Raco. 

BÓURG , n. m. fiocigfo , n. m. Molte so- 
no le voci portate ne' vocab. per 
esprìmere la varietà di Aggregati 
di più case destinate al ricovero 
degli abitatori fuori delle città. Ca- 
sale , Villaggio , Borgo , Sobborgo , 
Castello , saranno i nomi de' quali 
ci occuperemo in quest' articolo. 
Casale. Come proveniente da Casa, 
che presso gli antichi romani si- 
gnificava Un' abitazione rustica , 
non è che una Villa o Villaggio ri- 
stretto, e cioè Un aggregato di po- 
che case, ed adiacenze villiche. — 
Villaggio Un casale pitt evteso a cui 



BOX 



14) 



BOZ 



bìa unita qualche chiesa, alcune 
botteghe d' artigiani, ecc. — Borgo 
Un aggregato di fabbricali interme- 
diati da strade , maggiore dei Vil- 
laggio per r estensione, la qualità 
e quantità di case, chiese, botte- 
ghe ed altri edi6zi: di modo che 
il Borgo può avere le slesse qualità 
della città, toltone Tessere circonda- 
to di ripari. Sobborgo proseguimen- 
to di abitati lungo la strada princi- 
pale fuori delle porte della città. — 
Castello. Era altre volte ristretto 
questo termine a una Fortezza fab- 
• bricata per difesa militare ; in se- 
guito si è esteso il nome a signi- 
ficare Mucchio e quantità di case , 
chiese, ec, divise da strade e piazze, 
e differisce dal Borgo per essere 11 
Castello circondato da mura. ^ In 
boi. non v' hanno che i termini di 
Castèll per Castello , ^ Boàrg per 
borgo e Sobborgo. 
BOZER , n. m. BÓZRA , f. BUZRÉTT , 
n. m. BUZRÉTTA, f e piii pulita- 
mente Bubblett» CusslètL — Mar- 
. macchio. Ragazzo , e dicesi per 
ischerzo. -— Mingherlino , vale Ma- 
grino , sottilino. = Scricciolo. Per- 
sona giovane e piccola. — Piccin 
Piccino, 
BOZRA. voce bassa che si dice un 
po' piii civilmente Sùbbia. — Baia, 
Bùbbola, Bagattella, Bozza, Carota, 
Corbelleria, Fiaba , Fandonia , Fà- 
vola, Pastocchia i Inezia. V hanno 
' ancora i diminutivi Baielta , Baiùc- 
cola. 

Vgnir su la bozra. — Montar in 
su la bica. Entrar in valigia, in 
collera. Saltar la mosca. Venir la 
muffa alnaso. 

Sgnòur dia bozra. — Signor di 
maggio, vale Da burla. 

Far del bozer. — Fnr delle cor- 
bellerie. Commetter degli errori. 

Cuntar del bozer o del bùbbel.--' 
Dir delle corbellerie , o Dar ad in- 
tendere. Canzonare. 

V è una bozra de nient. — Una 
eiammèngola. Bazzicatura, Bazzi- 



ca. Bazzècola. Cianeiafiriucola: 
Ciarpa. Cosa di poco pregio. 

I han euntà una bozra — Han' 
no raccontato una Bubbola, una 
Fàookk, una Fola. Voce e cosa det- 
ta fisamente. —Anfania. Sciocchez- 
za. Ciancia. Bazzecole di chi anfa- 
na , cioè di chi s' aggira in parole 
senza venir a conchiusione. Pastoc- 
chiata. Pippionata. Pappolata; va- 
gliono Cosa sciòcca, scipita. Vescia. 
Risoffiamento, Discorso vano. «^ 
Scerpellone Error solenne commes- 
so nel parlare, o neir opera re. Sva- 
rione, dlcesi il Detto spropositato. 

Avèir su la bozra, la òozra in-tri 
cavi. -~ Aver il bróncio,- Esser in 
collera. — Acer la mattana. Una 
specie di malinconia. Essere inìpen- 
sierito. Frastornato da pensieri , di 
mal umore. Aver le lune a rovescio; 
Aver il cimurro, dicesi di chi ha 
qualche Umore o fantasia. 

Avèir alter per la lH>zra. Loca- 
zione bassa , e famigliare. •— Aver 
altra fantasia. Aver il capo ad al- 
tre cose, e di maggiore impor- 
tanza. 

Avèir una bozra per la testa. — 
Aver un cocomero in capo. Aver 
alcun dubbio, che faccia stare so- 
speso. 

Avèir del bozr in tèsta, — Aver 
de' farfallini, o delle farfalle, o 
de' grilU. Essére mezzo matto. 

Cazzar vi tùtt el bozer. — Cac- 
ciar le passere, figiir. Cacciar i 
pensieri noiosi. 

Dir una boztXL che n'pol èsser — 
Dire un passerotto. Dire una cosa 
sproposiiata , e fuor del verosimile. 

Far bozer sòuvra bozer, — /m- 
boitar sopra la feccia. Errori sopra 
errori. 

A-i è del bozer per la volta, per 
rivira. — Là marina è turlKUa. Son 
vicine le inquietudini. 

A' ho fatt una gran bozra,'^ Ho 
fatto un grande arrosto. Hi sono 
ingannato assai. 

QuèsU ein boxer che n'vakn 



BBA 



JN- 



tiieml'^ QuesU Mon 
medi ifieaneludenU. 

La bozra! (per amminzioDe). — 
Ah! Cànchiià! CàppHa! Càncheri! 
Càpperil Diàmine 1 Dòmine, Oh 
CQcoia! Le zucche marine! Zucche 
friUel 

La òozra eh' V ineurìnma. — U 
diavolo che tì porti. 

la bozra che ie iconna. — Jfa- 
lanno che H colga. 

la n'è wega una bozra pzneinti. 
'— Quata non è una buccia . o 
(ronda di porrò. Non è baia, tìon 
èfcmla, È cosa da fiirae conto. 

Alter che boxer l — Altro che 
O^ggiole; cioè Soncoté grandi. 

Quoic bozra i è eòtta. — Gatta ci 
cova. V è sotto ìDganno, e maliiìa. 

Ouètt' è una bozra «~ Questa è 
cosa mal fatta. Questa è, orni po' 
re marchiana. 

far vgnir su , o Far saltar su 
la bozfii. •— Mettere a leva alcuno. 
Farlo arrabbiare. 

l'è una bilia bozra. — Vale 
Tàccola. Tresca. Affare imbroglia- 
to, imbarazzato. 

Vua bozra grossa, — Uno spro» 
posito madornale^ Uno scerpello* 
ne- Uno strafalcione. Un grand' er* 
me. 

A voi' veder dov va a finir sta 
bozra. — Vo' vedere a che il giuoco 
debba riiucire. Come vada a finire 
quesla faccenda. 
Dar al bozer. — Farsi corbellare. 
BOZZEL, n. m. Crocchio. Cerchio. Cir- 
colo. Capannello , n. m. e Capan- 
^cUa, n. f. Bagunauza di persone 
discorrenti insieme. — Branco di* 
^jebbesi in modo avvilit. 
5RACC. Y. Can. 

^RAGA, n.*f. sing. e fiRAG. plur. 
mc/ie, n. t plur. Calzone, n. va. 
sipg.ma piii usato nei plur. Calzo^ 
*n. La parte di vestimenta che cuo- 
pre dalla cintura sino al ginocchio. 
Cavali del brag. — *. Fondo dei 
calzoni. 
Bflwde. ^ Barchetta. Parte delle 



143 BBA 

brache, che cnopre lo sparato dèi* 
la parte dinanzi. 

Fèssa. — - Sparato. Apertura. 

J^MO^cAe^n. — Taschette. BorseU 
Uno per V orologio. 

Ugazzètt. -* Coreggiuolo. Cen^ 
turino.- Striscia che si mette in 
fondo ai calzoni. 

Svlt jfi.— Cintura. Quella slrlrcia 
cb' è nella parte superiore. — > Ser- 
m poi si chiama la superiore parte 
cintura de' calzoni con coida e 
codino per affibbiarli dalla iiarte 
di dietro» e bottoni con occhielli 
dalla parte davanti. 

Attaccar al pudèlt al suMn M 
brag^cnìodfa i cuntadeiìi. Allac* 
care alla serra de' calzoni il pota« 
toio, come fanno i contadini. 

Curdélla, Ciappètt.-^ Cappittto. 

Fiubbein. — Fibbietta. Fibbiet» 
fina. 

Uetters' ei brag.^^lncalzonarsi, 
e flgur. mettersi. Portar le brache, 
i calzoni. Voler for da marito pa- 
droneggiando. Dicesi per lo pih di 
donna. 

Cavars' et brag. — Sbracarsi, 
Uomo sbracato. Senza bratfhe. 

Andar a cavali del sòu brag fig. 
*— Spronar le scaipe. Pedunatr. 
Andar]sul cavallo di san Francisco. 

Cascar et brag , o Farsla in-t-el 
brag. fig. — Cascar le brache , o 
Farsela nelle brache. Perdersi d'a-^ 
nimo. Avvilirsi. 

In-l-al tèimp eh' a s' tirava su 
el brag cun el ziréll. fig. 7- Quando 
usavansi le calze a carrùcola, cioè 
Ne' tempi antichi. 

*Al s lassarev cavarsi brag. fig. 
— Si lascerebbe traìre il filo della 
camicia. 

Calar el brag, fig. — Calar le 
ftracAe , vale Darsi per vinto. 

Braga da comod. — - V. Urzol, 

Braga. Imbragadura. -^ Spran* 
ga. Staffa. Anello dì ferro. Ferro o 
anche Legno che si ponficca attra- 
verso per tenere insieme, ed unite 
le commessure. 



MA 



144 



BEA 



BRAGHÉTTA DU Fit BBA. Siagà, Co- 
da 4IU Ita fibbia. Quella parte della 
fibbia coB coi sta attaccata al ce* 
reggioolo. 

BBACHIBA, D. t Pettegola, dar- 
Uera , d. f. Questo tenDÌne boi. si- 
gmfka propriamente Donna che a- 
«rollai Cilti alimi per palesarli; 
che ne va in traccia , e li palesa. 
Pion ni pare cbe le parole ìial. so- 
esposte esprinaoo il corrisponden- 
te in lotta la soa estensione : che 
Ciarliera , vale Donna cbe non islà 
mai di ciarlare. Pettegola è Donna 
di bassissima condizione, soeida« 
e vile. L' uso però aotorizza ora a 
servirsi della voce Pettegola per la 
boi. Brafjhira, 1 boi. baono ancora 
Il maschile Braghiròn: ma nell'ital. 
non v' ba Pettégolo. Pettegotonè è 
un palo, di coi si servono i vetrai. 
Userei douque in questo senso del- 
la voce Ciarlone Chiacchierone, 

BRAGHIREIN , m. EINA . f. CicaUno , 
m. ina, f. Ciarliera. Che favella assai. 

*BKAG6iN\ n. m. BRAGÒUNA, n. f. 
Padroneggiante. Entrante, Dicesi 
di chi vnol immischiarsi padroneg- 
giando degli affari alimi. 

*DftAGUNAR o SBRACUNZAR. Padnh 
neggiare. 

BRAIN A, 41, l Pretto, agginnto d* io- 
collo terreno di poco fratto. Forse 
la nostra voce viene eorrottnmenle 
dalla latina de' bassi tempi Braida. 
Il nome di Hràina d' Fiaccalevll, 
Bràina d' stia san Duna, dato ad 
alcune strade di Bologna deriverà 
forse dair essere state dapprima 
quelle situazioni deserte, e poco 
popolate. 

BI Al D' Cavi. Ciooehetta di eappelli. 
Ciocca, Mticc/tielto, 

BRAMAR, non è voce volgare boi. , 
che iu questo dial. si dicei><;«fderar. 
Brmnare v. significa Grandemente 
desiderare; Avidamente appetire. 
Cosi dicesi Brameggiare per fre- 
quentai, dii bramare. In egual mo- 
do Brama, non è termine boi., ma 
bensì Vàia, 



BBAKC, a. n. Branco, n. D. BraiìC 
tfpiguer, d'yiwn, d'6Urd'««-— 
Branco di pecore, di porà, di tuoi, 
di ttceelli. Si osano nello stesso si- 
gnificato di oongregamenlo di be- 
stiame aucbc le parole Jfandra 
Mandria, e Greggia, t Gregge, 
ffi. a coi i boi. danno il aooie di Ura/if, 
adoperando la parob Jtafidnipeisuli 
lanoti. — Gregge e Greggia dicesi 
più propr. di Quantità di bestiame 
minato adooalo insieme, come di 
capre, di pecore» ecc., aia è sempre 
femminino nel numero del piò.^ 
gregge di porcL Le gregge marine. 
(cioè i pesti). Lt greggi delle gal- 
Une. 

Branc del farce, dia furzeim. - 
Bcbbio sing. e Bebbi plur. Bamo 
della forca, e le punte delia for- 
chetta. 

BBANCi, n. f. Brancata. Manata, n. f. 
Mona la di paglia. 

BBANCADRIKA , dim. d' Branca. - 
ManaUUa, Manatma. Pii-cola ma- 
nata. Ani he i boi. dal fr. dicooo C'» 
pùgn d' féin. 

BRASA, n. f. (cogli spagnuoll Bratay 
Brace , Brada , Bragia , Brage, d. f. 
Nel nnmero del piò fa Brace e Bra- 
ci. Carbone acceso senza fiaouna. 

Meller in bras. — Abbrofiait. 
Infocare, accendere» quasi ridarre 
in brace. Si trova eziandio il «r^o 
Abragiare nello stesso sigiàicato^ 
voceora non taoiou8ata,ma propr"s- 
siroa per esprìmere l' alto di ridur- 
re in bragia , o infocar come bragia 
alcuna cosa. Si obragia U www». 
ma non ti al,bruda. Si abragiaii 
carbone prima che sia ano a^ 
brucialo. Sarebbe mollo meg»^"' 
tener questa voce, e bandire I V 
tra Abbraciare per togliere l' ^ 
voco di AbbtXLcdare. .. 

Esser in-t-el &m» , figittai-^r] 
re in sulla fune. Aepeltare a giu- 
ria. SpaHmare d' alcuna cosa. 

In boi. vi sono gli ^^^^l 
Brasòun, m. e Bìnsòuna. f «**;. 



voci non sono registrale^® 



' vocab- 



BRi 



145 



BRA 



pare come voci di regola «inalcnio 
Olia volu vorrà forse scrivere UrO' 
ciomoBfaekme. 

IhmlaruntmuàrL A §' i irev 
mpià i tulfk <ll^^ai muMtazz, — 
Arrostare inviio o Diveniar rfy$»o 
cme brace. 

'Unta dia Htm. -^ Fungo della 
lucerna. 

BRASADU, D. f. Braeimla, o. f. Fet- 
uo strìscia di carne di porco o di 
altro aDÌBAsle, che ò tagliate per 
ciocerla sopra alle brace. 

Bratadla arroiL «^ Carbonata, 
Siccome Btpduoia è termine gene- 
rico di fettaJdi carne cotte sidia 
brace , cosfadopererei piii propria- 
QMiDieie voci Coetola, Costenila, 
. ^osfoUna, quando si tratta delle 
costole intere coli' osso , e quella 
di Braehtola se si voglia significa- 
re ima fetta di carne. E da osserva- 
re però che in itel. si usa il termine 
di Proemia, anche per una fette 
qualonquedi carne sottile; ma i 
boi. faDDO la distinzione col nome 
diniouiivo di BrasadMna. 

Sraiadlem' tn-Ma téla. — Bra^ 
«'«ote nel tegame, 

P^r la brasadla pr avèir al put^ 
^^'^ Dar un ago per avere un 
Pato di ferro. 
oUm, n. m. Sbraciata, n. t Lo al- 
largameoto^della brace accesa, per- 
chè renda caldo maggiore. 
B8ASC BBÉSC. V. Ava. — Brasc dèi 
carr. -. Sbarre del carro. Pewi di 
'^no posti ai fianchi del carro per- 
chè il carico non impedisca il girar 
delle ruote. - / ciaviru del bnuc. 
- CavigU delle tbarì^. 
»«AVA, n. f. SgrUio. Sgridamento. 
jofc6«ifo. n. m. bravato, n. f. 
««prensione con asprezza di pa- 
role e minacce. — Sgridata è V. 
dell' U. 

^Y^'AR, V. Gridare. SqHdare. Squar- 
tare-^ Al bravar dèi fug. — Rom- 
bare. -^ Bravare , vale piuttosto 
Minacciare allieramente e imperio- 
samente. 



BRAVURA, hnvura. Prodotta. V. Cw 
raqg'. 

T ha fatt una gran bravura t^ 
Bai fatto una betta prodezza! 
BRAZZ, n. m. Braccio, n. m. Bracci^ 
m. e pib comunemente Braccia , f. 
al piur. Membro dell' uomo , che 
deriva dalla spalla, e termina alla 
mano. 

Dar d' brazz. — Dar braccio. 

Ca$car et brazz. — (cascar te 
tMraeeia. Perdersi d' animo. Sbigot' 
tirsi. SgomenlarMi. Mi casca te brac- 
eia , ecc. 

Pregar a brazz averti. — Frega- 
re cotte tMraeeia in croce. Pregare 
umilmente » e caldamente. 

-Torr. Parlar in brazz — Pren- 
dere nelle braccia. Becarsi in brac- 
cio. Tenere in braccio. 

Tgnir stréce fra 'l brazz. — Te 
nere stretto nelle braccia. 

Dstènderel brazz. -^ Stender le 
braccia. 

Strappar d' in brazz. — Strap- 
par di braccio. 

Campar cùn el iòti brazz. ^ Vi» 
vere. Campare delle braccia, o 
delle sue braccia, vale Vivere delle 
proprie fatiche. 

Bèvr a brazz. — Bere senza da- 
ta misutxi: e dicesi degli operai» ai 
quali si dia il vino non misurato. A 
discrezione. 

Cantar, Bezitar, ecc. a brazz. — 
Cantare , Becitare qualche cosa 
improvviso, o all' improvviso , o 
improvvisamente. A braccio. Si dl- 
jce di chi Caute , o fa versi , o reci- 
ta checchessia senz' altro studio o 
preparazione. V. Improwis. 

Brazz.— Braccio, è la Misura 
della quale si servono i mercanti 
nella vendite del panno , delle tele» 
esimili. É delta lunghezza corri- 
spondente a venti once del piede 
lineare bolognese, edlvidesi in me- 
tà, terzo, quarto, sesto e oltevo. 
V. Pé. 

Brazz dia cariga. — Braceimlo 
della sedia. 



URA 



14< 



BBE 



Draxz del lum, del lumir, — 
Viticcio. 
JIRAZZÀ , n. f. Bracciata, n. f. Tanta 
iitateria quanta può slriugersi colle 
Il faccia. 
DiiAZZADÉLLA, n. f. Ciambella, d. f. 
Pasta dolce di farina intrisa coll'oo- 
Ya e collo zucchero, fatta e ri- 
dotta in forma di grande e grosso 
anello. 

Brazzadkina. — Ciambelletta , 
ClambeUiìUi . n. f. CiambelleUa , 
II. in. 

Oti^/2 cA /(i el brazzadéll — ^tan»- 
òe(toio. 

Far al brazzadéll, figor. fan? 
fjli abbracciari, gli abbracdamenr 
. ti. Abbracciarsi. 

Brazzadélla e Brazzadeina. — 
Bracciatella, vale piccola bracciata. 
Una bracciatella di peno. 

Brazzadélla da comod.-^ Girello 
dì paglia da porre suir apertura 
del cesso, per comodo di starvi se- 
duto, 
lUiAZZADURA, n. f. Quantità del pan- 
. no occorrente per un abito o èimile. 
Terniine che manca in Italiano. 

Ch' brazzadura i voi a far un 
fjiuittacory — Quonte braccia di 
. pantio occorrcno a far un àbito ? 
BliAZZAL, n. m. Pohctto, u. m. Fer- 
mezza, n. f. Maniglia che le donne 
portano ne' polsi. 

Maniglia propriamente è detta 
r Armilla, che si porta al braccio. 

Brazzal da ballon. — Bracciale. 
Arnese di legno che. arma il braccio 
per ginocare al pallone. 
BRAZZALÉTT , n. m. Ft^'ccto. Soste- 
gno, quasi braccio, fatto uscire dal 
corpo della muraglia , e serve per 
sostenere assi , o altro. Non avrei 
«liflQcoltà di usare ancora i termini 
di Braccio, Braccetto, Bracciuolo, 
come fanno diversi artisti. 
BRAZZGIN, BRAZZÉTT, dim. di Brazz. 
BraeciuoUno, m. e nel num. del più 
BraccioUne, f. dim. di Bracciuolo. 
Braccetto, dim. di Braccio. Brac- 
cìno non è registrato ne' vocabola- 



ri, ma è voce di regola. T. Dim- 
nutw. 

BRAZZÉINT, n. m. Opera. Giomalie' 
ro. Quel contadino cbe non è Pro- 
prietario, né Mezzaiuolo, ma lavora 
a giornata gli altrui poderi. Brac- 
ciante, è voce dell' uso. 

BRAZZIR , n. ro. Bracciere , n. m. Co- 
lui cbe dà braccio alle Dame. 

BRAZZOL D' PURZÉLU V. Zampèlt. 

BRAZZÓN » o, m. BraeeUme, n. m. ac- 
cres. di braccio. Nel plur. fa Brac- 
doni, m. e Bracdone, f. (boi. Braz- 
zòum , f. plur.) 

Bracciòne $ode. Braeciom aiti al 
pugilato. 

BBECC, n. m. Montone. Maschio della 
pecora. In boi. Brecc è propriamen- 
te r agnello castrato, giacché al 
non castrato si dice Muntòn. V. ^ 
É stato usato in lingua anche II no- 
me di Bricco pel maschio della pe- 
cora , e per quello della capra. — 
/bricco per i4 sino. Somaro, in boi. 
Brecc , Bricchèit. 

*S' a farò sta coesa eh' al brecc 
em' còma. — Se facessi mai ciò 
mi venga il malanno. 

BRÉGIDA, np. f. Brigida, f. 

BRÉGULA, n. f. Scheggia. Pezzetto di 
legno che nel tagliare i legnami si 
Tiene a spiccare. 

Copponi chiamansi le schegge o 
toppe, cbe gli strumenti da taglio 
fanno cadere dal legno , cbe si at- 
terra e si mette in opera. V.S/iappa. 

BRÉIA, n. f. Briglia. Bèdine. Quest'ul- 
timo è termine nobile. Arnese di 
cuoio col morso, col quale si tiene 
in obbedienza il cavallo. 

Metter la brèia al cabali. — /m- 
brigliare il cavallo. 

Cavari la brèia. — origliarlo. 

Quèll eh' fa el brèi. — Brigltaio. 

Le parti della briglia sono : la 

Testiera, Il Frontale, ìe Sguahce , 

la Museruola, il Soggólo , e i Por- 

tamorsi. 

BREIN A , n. f. /?nna. Brinala, n. f. 
Goccioline congelate , e bianchissi- 
me, di cui si \ede coperta la super- 



URB 



147 



BRI 



ficie della terra, dopo le notti fred- 1 BRICCÓN . n. m. Briccoìw. Furfante, 



de e serene del verno. Rugiada con 
gelala. — Brinato , agg. IMeno di 
brina. 

'A cminzèin a avèir ta breina. 
Dicesi d' uomo che cominci ad in- 
canutire. 

BKÈINTA, D. f. SorU di bigoncia dì 
legno a due manichi, leggiera , con 
cerchi di rame, bislunga, chiusa e 
stretta in fondo , dell' altezza più 
di mezz' nomo, piii larga nella im- 
boccatura, piana da una parte e 
convessa dall'altra per la lunghezza. 
Imbracciata e portata sulla schiena 
serve per trasportare il vino hlle ca- 
se, ed ha per tale effetto il suo coper- 
chio, ed i segni interni per la mi- 
sura, che non oltrepassa la mezza 
corba boi. Una volta era questo 
runico recipiente, di cui si ser- 
vissero gli abitanti per trasportare 
il vino, quindi si trovavano molti- 
pitcate te Brente , ed i Brentatori , 
cioè i portatori di esse, che io chia- 
merò col proprio nome. Adesso, 
quantunque non sia totalmente le- 
vato Tuso delle Drente , la maggior 
parte de' boi. , con più accorgimen- 
to, si servono di barili, coi quali il 
>iiìo soffre minore alterazione. 

BRÉLL, n. m. Spezie di Vèlrice di cui 
fannosi panieri, ed altri lavori, 
detto Britto dal Cresceiizi. 
Bréll per Iinòeriaff. V. 

BRÉQUBL, n. m. dal dim. di Greppo o 
di Bricca. iJncco/a. Luogo scosceso 
e selvaggio. 

BRÈSC o BRA5C. V. Ava, 

BRÈTTA, n. f. Berretta, n. f. e Ber- 
retto, n. m. Copertura pel capo fat- 
ta di fil di bambagia, che si usa per 
lo più ta notte. V. Bertein. 
Andar dèt oretta. Vale Morire. 
Matìdar dal Oretta. — Mandare 
ai Diavolo. Presa la metaf. dal 
carnetice, che porta la berretta 
rossa. 

^M om dèi bdtta. — Un uomo 
da nulla. 
BBEV. V. Cunt. 



più briga, — Non oc- 



lì. va. 

Far al briccòn. — Bricconeggia' 
re, e Sbricconeggiare. 

Dointar briccòn. — hnbriccO' 
nire. 
Gran briccòn. — Areibriccoìie. 

•BRICCUNATA. V. Banmata. 

'BRIGA , D. f. Briga. Noia , n. f. Fasti- 
dio »n. m. — À inala briga. Cou 
grande pena. 

'Avèir dia briga. <— Aver motte 
brighe , molte faccende. 

*A n' iè più briga, — 
corre più. 

BRIGANT. Brigante. V. SulUc, 

BKIGÓUS. V. Indatfinòtti. 

BRILLANT, n. m. Brillante» n. m. V. 
d. u. Diamante brillantato. — * Fac- 
C0/to , chiama nsi le diverse superfi- 
cie , o piani del diamante. •— Affac' 
celiare , tagliare il diamante a fac- 
cette. 

BRILLAR, v. Brillare , v. Tremolare 
scintillando , come di gioie « di 
stelle. 

^ L' è un srèin eh' brèlla. — EffU 
è un seren che smaglia. Quando di 
notte il cielo è chiarissimo. 

BRlNTADrtUR. V. Brèinla, 

BRIO. V. Spirit. 

BRIS,BR1SLEIN, dim. Pocolino, Mi- 
colino. Cichino. Miccino. 

Da là a un bris.-^Da U a un 
poco. 

BRISA , avv. Voce rimarcata da' fore- 
stieri , perchè comunissima « onde 
in véce di nominar Bologna La di- 
ta del sipa . la chiamerei piuttosto 
La città del brisa. Questo termine 
equivale al Point o Pas de' France- 
si , e s' usa in tutti i casi in cui da 
essi si adopera. Corrisponde al Pufi- 
to de' Toscani , a Né poco né punto, 
a Niente a//atfo. Detto assolutamen- 
te, vale la negativa, e sempre ri- 
spondendo ad altri , p. e. Set itato 
nel tal luogo? — Brisa. No. Nel di- 
scorso poi serve per lo più di riem- 
pitivo. An' in' è brisa, — • Non ve 
n' ha punto. 



DRO 



148 



BRO 



A n* i n' è briga brisa» — Non 
ve n' ha pimlo punto. 

An' i sòn brisa $td. — Non ci 
sono stato, 

A n'ho brisa sèid.'^Non ho sete, 

Brisa si volge molle volte ini lai. 
col Mica nello stesso modo, che in 
boi. si dice Méga, 

Aln'è brisa vèira. Al n* è méga 
viira, — Non è inica vero, 

Brisa sembra avere origine da 
Brisla, che vale Brida o Briciola, sic- 
come Brìciola significa QuaH nien- 
te. Negli autori antichi leggesi spes- 
so e in prosa e in verso la parola 
Fiore, che corrisponde a Brisa e a 
Punto. 

Non cUtrimerUi è pare osato per 
Brisa, 

A n'V ho brisa vést. — Non l'ho 
veduto altrimenti. 
BRISU. Brida, Brìdola, n. f. Minoz- 
zolo di qualche cosa che si mangia, 
e per lo pih del pane. 
BRISLEIN, n. m. BRISLEINA, n. f. 
dim. d' Brisla, Briciole ttat n. f. 
Briciolo, Bridolino, n. m. 

Brisldna, f, e Brisìdn, m. per 
Pocolino, Miccino t MicoUno, Po- 
chettino , Pochino^ Pochin pocìUno. 
BUlV^n. m. Breoe e Brieve, n. «n. 
piccolo involto entrovi reliquie o 
orazioni , e portasi al collo per di- 
vozione. 
BRIVEIN , dim. d' Brìv. — BreviceUo, 

Brevidno » dim. di Breve. 
BROCCA, n. f. (da Braiìca). Ratno del- 
l' aibero. 

Brocca in boi. significa ancora la 
Mezzina o Brocca. Vaso di terra 
cotta di rame da tenere , o da 
portar acqua. 

Brocca da adaquar i fiur. — i4/i- 
nafflatoio . Innaffiatoio. 

Brocca, fig. dic#si dai boi. .per 
Donnaccia da trivio. 
BROD, n. m. Brodo, Decotto di carne, 
Benché si dica pare d' ogni sorta 
di decotto. Brodo di pesce. Brodo 
di ceee^ ecc. 

Brod grass. — Brod:> grasso. 



Brod digrassa. — Brodo disgru' 
salo. 

Brod dssèvd. — - Brodo sciocco , 
insipido, 

lAsnUntars' dèi brod , eh' è tr&p 
grass, •*- Dolersi di gamba sam. 
Rammaricarsi senza ragione del be- 
ne , che si ha. 

Riuscir brodo grasso, vale Veni- 
re a noia , Stuccare. 

Brod lùng, — Brodo annaquato, 
o lungo. 

Brod lùng, figurai. Lungherie, 
Lunghezze; Lungàgnole. Dilaziooi 
epcedeoii. 

Sti brod lùng n' stan béin. — 
L' indugio piglia vizio. Lo iuda- 
giare cagiona danno. 
BRODA, a. f. Broda, n. f. Acqua im- 
branata. 

bfvda di purzi. -^ Imbratto. Qael 
cibo che si dà al porco nel truo- 
golo. 

^ Andar in broda , o in broda d' fa- 
se --- Andar in broda , o in broda 
di succiole , figurai, in modo basso. 

Trar la broda addoss a ùti. — 
Booesciare , o gettare la broda ap- 
dosso ad alcuno, vale Incolparlo di 
quello , che forse altri ha commes- 
so, acciocché ne porti la pena. 
BRÓFEL V. Bruguel, 
BRÓL, n. m. (dal LaL barb. Broilum , 
da dove V han preso anche i fr- 
Breuil). Semenzaio, Luogo dove si 
seminano, e dove nascono le pian- 
te degli alberi , che si debbono tra- 
piantare. — Vivaio dicesi volgann.al 
luogo dove si piantano i piccoli ar- 
basoelK per levarli poi al Insogno 
divenuti grandicelli , e metterli al 
posto destinato — Verziere è il 
luogo piantato di alberi da fniUù. 
-<- Brtiolo e Brolo Si registra que- 
sta voce dalla Crusca, per antica, 
sotto la nozione di Ghirlanda o Co- 
ronadi fiori; ma questa è figurata, 
e la propria può benissimo essere 
la voce lombarda Bròlp che non 
equivale tuttavia a Orto , come ba 
preteso ^u/i, ma ben^i a Terreno 



BRU 



149 



BRU 



piantato, ecc. eooie sopra abbiam 
dello. Da alenai autori è stalo usa- 
to il termioe di NesttUa e Neslaiuo- 
Ui; e siccome nel Vivaio si soglio- 
no da molli ioaestare le piauticelle 
salvaticbe, per poi trapiantarle do- 
niesUche al loro posto, (|uesta voce 
equivale perciò a Vioaio di alberi 
doìneslici. 

BUÒNZ^D. m. Bronzo, n. m. Rame 
mescolato con istagno, e talora con 
altro simile metallo. 

Cidòur d* brònz, -*- Color bron- 
àm.'^Fardointar culàurd'bronz. 
— Abbronzare, 

fiROQDU^ma per lo piti Broquel, al 
pÌQr.,n. f. Bròccolo, e per lo piti 
Bròccoli, piar., n. m. Sorta di ca- 
roli. Broccoli romani, BroecoU pa» 
vonazzL 

BROZZ, n. m. Baroccio, n. m. Carrel- 
la piana a due ruote, e a limone, 
cbe serve per trasportar robe per 
io pia campestri , detta anche Mez' 
20 carro, 

6B()ZZA,n:f. Carretta, n. f. Spezie 
di carro a due ruote, e a due stan- 
ghe che tirasi da cavallo o da asìuo 
per trasportar robe. 
Per cattioa carrozza. 
Brozza d'scMiòn, d' zès$. — Car^ 
nttata di sabbia , di gesso. 

BauCCABEIN. V. Calzétta. 

BRUCCADEINA, dim. d* jBrocca. — JJo- 
f»iceUo,. Hamoscello. Bamuscello, 
BamiceUa. Bametto. Bamucello, — 
lo boi. vi ha pure il nome di JRo- 
madeina, 

'BRUGCÀM , D. m. Ranàficaziotie, n. f. 
'Bruccàm di aUìcr. — Bamosità 
àeqli alberi. 

BRIICCHÈTTA, n.f. (dal h.Broquette). 
Chiodetto. Piccol Chiodo. 

BBUDÉTT. n. m. Brodetto, n. m. Uova 
dibattute nel brodo. — Stando alle 
definizioni dei Vocabolari , sembra 
cbe Cordiale sia il corrispondente 
italiano, e che Brodetto sia ciò che 
ÌA boli si dice Unèsler d' ov. Comu- 
nemente però siiol dirsi Brodetto 
per V uovo sciolto nel brodo. 



BRUGUEt. RRÒFEL, B. ni. %iiolo. 
n. ro. Bolla, n. f. Vescichetta o 
gonfiamento che si fa in su la pelle 
degli uomini , e dejgli altri animali 
per ribollimenio di sangue , o ma- 
lignità d'amore. Pùstola e Postula. 

— Bolle di rogna. Bolle di vaiuolo. 
-^ Acori, certi Tumorelti che spun- 
tano sulle guancie. 

L é tùli pein d* brugueL — Ha 
tutte le carni imbolUcate. 
BRUGULEIN , a. m. dim. d' BrugueL 
Bollicetla. BolUciattola. BotUciua. 
fiéstuletta , n. f. 

Brugulinein dim. di BruguMn, 

— Tubèrcoletto, n. m. Pusiulina, 
n. f. Tri brugulinein in.t'CU mii- 
stazz.--^ Tre minutiuimi tubercoli 
nel viso. 

BRÙN , np. m. Bruno, Brunone, m.. 
e il dim. Brunetto. 

BRÙN.add. V. Scur. 

BRUNÉSTA. V. U. 

BBUNTLAMÉ1NT. n. m. Borbottamene 
to. Piato, n. m. Il brontolare, l'atto 
del brontolare. — Brontolio , n. m. 
Roiuore confuso di chi brontola; 
che si estende per similit. a qual- 
unque fragore di cosa , che romo- 
reggi da lontano . come fa il mare 
in tempesta, il tuono, ecc. 

BRUNTLAR, s. Brontolare. Borbottare. 
Bufonchiare. Bronflare. Fiottare.-^ 
Bezzicarsi. Garrire. Volersi bene co- 
me cani e gatti. Esser due volpi in 
un sacco. Dicesi delle persone, che 
contendono fra loro. Bisticciare e 
BisHccicare. Contrastar pertinace- 
mente proverbiandQsi. 

Ma tu bruntlava sèmper iun so 
muier. r— Ma egli garriva sempre 
la mogUe. 

Bruntlar i bccòn. — Dare il pan 
colla balestra. Cioè malvolentieri , 
e con Istrapazzo. iVe/ dareunboceon 
di pone bronfia e fuma per la rab* 
Ma. 

BRUNTLÓN, n. m. ÓUNA, n. f. Brot^ 

tolone , ona. Che brontola. É voce 

si usata generalmente, che, quan- 

I tunque non registrata nella Crusca « 



BRU 



150 



BAD 



' ptiò tuttavia adoperarsi i tanto più 
eh' è di regola essendovi il verbo 
Brontolare. — Borbottone. Borbol' 
latore. Fiottone. Gridatore. Bampo- 
gnoio. Querulo. — Che grida per 
nulla. ^— Susurrone. Bufonchitio e 
£o/bnc'Ai/iO, dicesi di Chi non si con- 
tenta mai di nulla, torce il grifo ad 
ogni cosa » e si duole fra se bronto- 
lando. — Bitroso. Bitnbrottevole. 
Quegli che per suo cattivo costume 
\uoie ogni cosa a contrario degli 
altri , che dicesi anche Schifo» Schi- 
filtoso , Salvàtico , Bùvido. 

BRUSÀ» add. Bruciato, e meglio Ab- 

* bruciato. Consunto dal fnoco. — Ed 
; anche per Arrostito di troppo , che 

• propriamente dicesi Abbruciatici 
ciò , Arsicciato. 

Sl'arrost è brusd. — Quest'ar- 
rosto è arsicciato. 

Qusta fritta sa d'brusd. — Que- 
sta frittata ha dell' abbruciaticcio. 

Savèir d' brusd. — Saper d'arsic- 

• do , di bruciaticcio. 

I boi. dicono Caffé brusd, Orz 
brusd , Handel brusd , e dovrebbe 
dirsi Arrusté. — Caffè abbronzato. 

Inuslo è termine di stile elevato. 
— Arrabbiato, direbbesi delle vi- 
vande quando sono cotte in fretta, 
•' e con troppo fuoco. — Afato, dicesi 

* delle frutta , che strette da nebbia , 
' e da soverchio caldo, non possono 

condursi a perfezione. 
Laber brusd dal frèdd. — Laòbra 

oòbrustoliie. Avere abrasa la cute 
' delle labbra per l'azione dell* aria 

fredda. 
BBUSACUL, n. m. Voce de' contadini. 

• Cuscuta; e con voci del volgo Cuci- 
culo. PettinUo. Cassuta. Lino di le- 
pre. Granchiarella. Grutigo. Pian- 
ta che non avendo ferma radice in 
terra , V ha sopra V altre piante , 

* dove nasce, le quali fa seccar pre- 
sto. 

BRUSAbURA , n. f. (dal fr. Brùlure). 
Scottatura. V impressione che il 
fuoco fa su la pelle , quaudo ne ab- 

« Jl>rucia il sito. "^ Abbmciamento, n. 



m. Impressione fatta dal fuoco so* 
pra qualunque altra cosa. 

Non havvi la voce Bruciatura o 
Abbruciatura , che pur sarebbero 
necessarie. — Bruciatura , dicesi 
nelle arti per Azione troppo violea- 
Ui e continuala del fuoco sul ferro. 
BRUSAIA, n. f. sìng. {Mtr.Btvussail' 
les). legna e Legne, u. f. piar. Le- 
gname da ardere. Pro v vision di le- 
gna per bruciare. -— ConUmstitnle 
sust. è voce dell' uso comune , che 
meriterebbe un posto nel vocabo- 
lario della lingua. Siccome v'ha Coni- 
bustibile, agg.. Combustione, Com- 
bustibilità. Combusto, potrebbe an- 
che star bene II ConUmslibile per 
Materia combustibile. 
BRUSAMÉINT,n. m. Abbrticiamento. 
Combustione. Adustione. Biardi- 
mento. L'ardere*, l'abbruciare. 
BRUSAR, Abbruciare. Ardere. Brucia- 
re, V. Consumar col fuoco. 

Brusaruna cossa. — Mettere fuo- 
co a una cosa, [ncehdiare. 

Brusar la camisa, al fraiol. — 
Infuocolare la camicia , il tabarro. 

Brusar. — Br<*ciore, significa an- 
cora Cuocere, Scottare. 

Brusar d' una piaga. — Brucia' 
re , frizzata , mordere , cuocent 
d' una piaga. 

Brusar a vampa ciara. — ^o* 
vampare. Divampare. 

Dna materia eh' brusa. — Mate- 
ria mordace, mordicanle. Biarna 
mordicante. 

Brusar al caffé, l'orz. — Ab- 
brostire il caffè, l'orzo, V. Abbru- 
stHr. 

Brusar alpaiòn, detto popolare. 
Bruciare l'alloggiamento. Dicesi di 
chi ha fatto in qualche luogo cosa, 
che non convenga, e per la qaale 
non v'abbia ad esser piti ricevalo. 
In boi. signiGca comunem. Non a- 
ver pagato il proprio debito a chic- 
chessia , e dicesi anche Metter una 
scranna , ma però sempre dalla 
plebe. 

Brtisar una cossa aùn,p. e. Oh 



r 



BRU 



T51 



BBU 



^èsta*éeh*ia m'bru$a!'^Oh que- 

9ta mi cuoce , mi scoila ! 
Bnuar la scola. V. Fugaroìa, 
Una eossa ch's'pò brusar. — Coni' 

ìnutibile. Arsibik, — Fazil a im- 

lìiars'. — Incendevole. Incendìbile, 

Incensm, agg. 11 contrario Iiicotn- 

bustibile. 
'BRISARÙ, n. m. plur.Voce bassa. Quat- 

tTinelli. 
BACsc, n. m. (u pronnoz. come o). 

hgnitopo. Busco e Brusco, \olg. n. 

ìd- Arbusto sempre verde, di foglia 

siiojle ài mino , ma piuigeotissima , 

e 6 coccole rosse come le ciriegie. 
BALSC. add. Tanto nel boi. che nell'i- 

lal. molli aggiunti s'impiegano per 
esprimere le qualità del sapore aci- 
do, che per lo pili si confondono. 

Afro corrisponde ad Asj)ro (laL 
f»per; boi. Asper). La qualità pre- 
fisa delle frutta mollo acerbe. Pere, 
mr le cotogne aftv, aspre. E cosi i 
nomi astratti di Aspì-ezza» Afrezza. 
Qualità astringerne, più piucaule del- 
1 acerbezza , e perciò disgustosa — 
^wtert). Qualità meno piccante del- 
l'aspro. Si applica principalm. al 
vino. 

ì^rusco è il sapore proprio delle 
'mila acerbe bensì, ma non afialto. 
—Quindi Je frutta sono prima Afre, 
^2zeo Aspre, ìnó\Aus(eìV,\)Oì Bni- 
iche.^ Acido e gli astraiti Acidi- 
f(i*Àcidezza non differiscono da Bru- 
sco, se non che quest'ultimo voca- 
bolo è più dello stile volgare. Po- 
trebbesi però trovar differenza da 
/^rujcoa/ld(2o, riconoscendo in que- 
sto un grado minore , e perciò me- 
no disgustoso. — Acerbo e Acerbez- 
2astaono in contrapposizione di Afo- 
'Mro e di Maturità. — Aceto, Aceto- 
*o,Aceto9ità si appropriano al vino. 
-" Acido , volendo parlare esatta- 
mente, si distingue da Agro o Acre, 
perchè questo è in minor grado del 
primo, ed è anche agginnto più al- 
lo ad accompa.crnare i nomi degli 
»8rumi, cioè di cipolle, agli, e si- 
mili. Nel linguaggio chimico si fa 



oso frequente de'tennini Aeiduh e 
Subàcido, che sono diminutivi d'a* 
cido. 

'BRISEIN DA CAFFÉ. Dì tre sorU sono 

gli arnesi che si adoprano per ah- 
rusiolire il caffè. U due coppe coi 
manubri; Le padellifw; e ii Tcmh- 
burino. 

BBUSÓUR , n. m. Cocimcnio , Frizza- 
mento» n. m. Quell'arsura, che si 
sente per aversi grattato soverchia- 
mente. Bruciore, Ardura, SiottalU' 
ra. Cociore, Cocitura, vagliono Ab* 
bruciamen lo coglionato da fuoco. — 
Frizzo, Frizzore. iìxxA dolore in pel- 
le che cagionano le materie corro- 
slve. — Pizzicore, Quel mordica- 
mento che si produce col solletica- 
re i nervi della cute. 

Brusòur d'ureina, ^'Ardore d'O" 
rina. 

BRCSQUEL.n. m. per lo più plur.l?ni- 
scolo, n. m. Minuzzolo di legno, pa- 
(tlia e simili. 

BhUSQULAR, V. Coflf/j>r6rw«coW. 
Bntsqular cvéll. V. Bràsqucl. 

BRUSTLÙN , n. m. Fegatoso, dicesi di 
Colui, che ha nella faccia del ri* 
bollimento con pustole rosse. 

BRUSTULEIN, n. m. ])lur. Sementi di 
zucca abbrustolite. 

BRIJTALIZZAR, v. Trattar qualche- 
duno da bruto , da l)estia , bestial- 
mente, brutalmente. — Il v. Bru- 
teggiare vale commettere brutalità. 
Jmbestiare significa incrudelire a mo' 
di bestia, ed è questo forse V equi- 
valente più prossimo del Bruià- 
ìizzar. 

BRÙTT. Brutto, 9gg. 

Molti aggiunti si riferiftcono alla 
nozione opposta all' idea della bel- 
lezza , ma non tutti in egual ma- 
niera. 

Brtttto è precisamente contra- 
rio a Bello. E suolsi principalmente 
applicare a quegli oggetti che of- 
frono sproporzioni di parti, o scon- 
vejiienza di qualità esterne. Btutto 
viso. — Quindi dicesi BimbrutUre, 
Imbruttire, Divenir brutto. E //;/- 



BRU 



153 



BSC 



bruttare, BnUtare. Far brutto, ma 
piuttosto per Itporcare. — Pc/br- 
tne. Fuori della comune proporzio- 
ne e debita forma. Una donna de for^ 
me. Un cavallo deforme, e metafor. 
Vizio deforme. La Deformità non 
Inchiude necessariamente la nozio- 
ne di Bruttezza, ma è la causa di 
promuoverla in cbi mira le cose 
deformi. — Turpe, suole adoperar- 
si colla nozione di Bruttezza o di 
Deformità. Abito turpe. Capo tur- 
pe , ^cc. Turpitùdine del viso. Tur- 
pissime forme d' uomini. Ma per 
lo pili questo termine è usato al* 
metaf. colla significazione di Dis- 
onesto, Azioni turpi. Parlari turpi. 
— Informe. Senza forma. L' aria , 
V acqua , il vino sono informi. — 
Sformato , Deformato, Disformato, 
Ridotto in cattiva forma. Fatto, de- 
forme. Un twmo sformato da ma- 
lattia y per una caduta, per vaiuo- 
lo, — Contraffatto. Qnantunque nel 
proprio significhi Falsificalo, Adul- 
terato, ba tuttavia ricevuta la no- 
zione di Brutto, Deforme. Persona 
contraffatta. Viso contraffatto. — 
Svisato, Disvisato, Di viso guasto. Il 
Boccaccio ba detto ancora Divisato. 
— - Disavvenente. Mancante di av- 
venenza. Colui che manca di grazia, 
di leggiadria. Disavvenenza è la 
privazione di queste qualità. — 
Sporco , Sozzo , Lordo , Lùrido, Lai- 
do, Sùcido, Lercio, sono altri vo- 
caboli, che essendo cagione di Lai- 
dezza, e di Bruttura hanno ottenuta 
essi pure la nozione di Brutto per 
figurata sostituzione. V. Spore. 

BRUTTA COPIA. V. Malacopia. 

BRUTTAMUSTAZZ . fig. voce presa 
dall' efietto. Costole spurie del por- 
co, che si arrostiscono. Costole 
mendose, inferiori. 

BRUTTÉTT , ÉTTA , add. Bruttacchio- 
h, ola. Alquanto brutto. Con voce 
di regola Bruttetto. 

BRUTTÉZZA, n. f. Bruttezza, n. f. 
Contrario di Bellezza : è la causa 
della Deformità. V. Brùlt, — Brut- 



tura, si prende piti comnnem. per 
Sporcizia: 

BRUZZAROL, n. m. Carrettaio, Car- 
rettiere, n, m. Colui che guida le 
carrette, e con voce dell' uso 0a- 
rocciaU). Conduttore di baroccio. 

BSACC (A). Sossopra. In folla. AUa 
rinfusa. 

'BSACCÓN, n. m. (forse da Bislacco, 
Bislaccone.) Mascalzone. 

BSCANTJR, n. ra. La voce boi. si ap> 
propria a' que' travicelli sa' quali 
s' inchiodano i panconcelli, e che 
sono immediatamente sotto le te- 
gole. Non v' ha la precisa voce itul, 
per questa sorte di legni, perché 
generalmente si usano legni riqua- 
drati , ed eguali in tnlta la loro 
lunghezza , e perciò si dicono Cor- 
renti, n,m, plur. o Plcaie, u. f. 
plur. e queste voci vagliono ancora 
ciò che in boi. dicesi QucuIerleU. 
Ma i boi. si servono di cime d' al- 
beri per lo più di pioppi , che non 
oltrepassano mai le once quattro 
di diametro nella parte inferiore, 
e si adoprano non riquadrati, e 
levando loro semplicemente la scor- 
za. Onde converrà chiamarli Cor- 
renli. Se poi fossero riquadrati, 
direi Piane, 

BSCAZZA,n. f. Biscaccia, Biscazza, 
pegg. di Bisca , Taverna. In boi. si 
dice particolarmente ad Osteria do- 
ve sia ballo di gente plebea, e ru- 
morosa. 

BSCOTT, n. m. Leggier cottura. 
Biscotto, agg. vale Cotto dae 
volte. 

Bscott, vuol anche dire Biscotto, 
sust. cioè Pane cotto due volte, da 
cui Biscottino, boi. Bscuttein. V. 

Pare impropria la voce boi. Bscott 
in significato di Semicotto , quando 
in vece il Bis raddoppia, e dovreb- 
be al contrario valere per Cotto 
due volte : ma osservo alcune voci 
toscane, che hanno analogia alla 
boi. , usate cioè nello stesso senso: 
p. e. Biscroma, nota di musica, 
che non vale due crome, ma bensi 



BT 

la metà di una semkroma. (E do- 
vrebbe dirsi Bissemivroma), UiskS' 
tare. Lessare alquanto. Bisletto, 
eh' è mal lesso. Bislungo, eh' è al- 
quanto lungo. — Neir ilal. per Mez- 
zo cotto, v'ha Guoécotto, Quasi collo. 

'fiSCUTTElN. n. m. Biscottino, o. m. 
Sorte di dolcìuine cotto due volle 
al fbrao. 

BS£l,9. m. PungigUono, Pungolo, 
Ago,n^ m. Sottilissima puata che 
haoDO le vespe e simili animaloxzi. 
Coo voce più nobile Acùleo. 

Mnar al òseù — Uscir del mani' 
co. Far piti che non si suole. 

Melter fora al òsci. «— Snighit- 

tiìti . contrario di Annighittire, Bi- 

cesi di chi si mo.<^tra piii vivace, ed 

operoso del solito. £d anche Ai- 

spondere coti arditezza. 

BSaONS. V. Nonn. 

'fiSTIABÌ. n. f. BestiaUtà, n. f. 

BTTÒS, D. m. Bottone, n. m. Pallot- 
toiioa di diverse foggio e materie, 
che s' appicca a' vestimenti per af- 
Obbiarsi. Bottone a cece , a giuggio- 
la» a oUva. 

Bttòn. — Bottone , per I^ boccia 
d' alcuni fiori , come di rose e si- 
mili. Bottoni di gelsominL Boc- 
ctuolo. 

Bottone in generale. Gemma, Oc- 
chio, è delio Quel Corpo ovale o 
cooico composto di scaglie o fo- 
glie, che nelle piante contiene il 
ramo o il fiore. Quando nasce sulle 
radici vivaci, come nelle patate, 
oegli asparagi , e simili , chiamasi 
Turione. Quello dell' ulivo dìcesi 
Mignolo. -- Germe, Germòglio , 
Germogliamento, (Boi. Zermói) di- 
cesi generalmente la Prima messa 
delle piante. — Bampollo. il ger- 
moglio che spunta dalle branche , 
e dai rami. — Sortita. Il germoglio 
che sorge dalle radici. — Cacchio, 
Quel primo tralcio o messa ohe fa 
la vite. — Tenerume. La sostanza 
tenera degli alberi.— Pollèzzola, 
(Boi. Plozla) si dice la Pianta tenera 
dei polloni, c^e son cresciuti in- 



I6S BOB 

Danai al tempo. — AiVMa Sftrooeo. 
Scroceo, figèio. Quello che rimetta 
dal bosco tagliato. — Brocco e P^ 
pila, dioesi dell' erbe. — Sterpo • 
Sierpe Fruscolo orimettiticcio sten- 
uto. ^ 

Bttòn d' vèider. — « Bottoni di- 
consi alcuni Vasetti di vetro, o si- 
mile « ove si mettono liquori In pic- 
cola qoanHtà. Quando sono di figu- 
ra quadrala diconsi Quadrettini. 

Bottone in generale dagli arleBd 
dicesi* a Qualsivoglia parte di stru- 
mento, di lavoro, che abbia simi- 
litudine co' bottoni da affibbiare. 

Fati a bttòn. '^BottoneUo, ags. 
di qualsivoglia lavoro che abbia la 
somiglianza di un bottone. 
BTTUMAR, n. m. Bottonaio, n. m. 

Colui che fa e vende tiottoni 
BTTUMRA, n. f. Bo//oti/era , n. f. Fila 
di bottoni negli abili. Si dice anco- 
ra Bottonatura e Al^ttonatura. 
BU, n. f. Bua, n. f. Voce puerile e si- 
gnifica Male Picciolissimo se^no 
di male. 

/ han fati to òu. — - Gli han fatta 
la bua. V. Bomba. 
BUAREINA, n. f. (Dall'antica voce 
Boaria). Coditrèmola, Cutrèttola, 
per corruz. Piccolo uccelletto assai 
noto. Da' contadini Scovcò. 
BUAZZA, BUAZZEIiNA, BIIJDA, n. f. 
Bovina e Buina. Sterco di bue. 

Una àuazza. — Una méta di bue. 
E si osservi bene di pronunziare. la 
parola coli' é stretta, perchè Méta , 
pronunziata coll'è aperta, vale Ter- 
mÌYkP 

BUBBELATA. V. Sgazarata. 
BUBBLA, n. f. Bùbbola, n. f. Uccello 
poco piii grande di un merlo , che 
ha la cresta in capo di color cene- 
rino , con alcuae striscio bianche. 

Bùbbla si dice anche , e più puli- 
tamente, in vece di Bozra. V. CosU 
da niente*. 

A-i ho tant bùbbel per la testa , 
che purassd volt a m*dscord tanti 
eoss e a commelt dell' increanz. — 
Io ho tante ciarpe pel capo < che 

15 



BUC 



ISi 



BUC 



«10^6 voUe mi scordo tante cose, 

e fu dette tnale creanze. 
BUUBLÀ , add. detto piii pvlilamente 
, in veee di Buzard. — Bijubbotato , 

Sttirùalo, mod. bass. Ingamutto, 

Frodato, Gabbato. 
A $òn huòàtd. — Son rovitiato. 
■ Son perduto, 

A éòn sta bubhtà. — Sono stato 

ffabbato , truffato » frodato , btMo- 

lato. 
BURBKAR, v: Bubbolare, y. Portar via 

CUI) iiiganoo. 
BUBBLÉTT. V. fìozer. 
BUCASSEliN, n. ni. (dal fr. BoucasHn). 
. — Jfoccaccino, n. m. Sorta di tela 

dnv' finirà della bambagia. 
Bt-CC\ n. oi. Bfvccoy Sbrocco. Quel 

piccalo gru|)po , cfa« rilieva sopra'! 

[ilo, e gli toglie l'essere agguaglia- 
to: proprio della seta. 
Seida bucciòusa. — Setainvcco' 

sa , broecuta. 

Bucc' per Buccein. V. 
BUCCAL. V. Corba. 
BUCCALÉTT,n. m. Sonaglio, n. m. 

Botta, n. f. Quella bolla che fa V a- 

cqua , quando e' piove o quando 

ella bolle. E cosi degli altri li* 

quifli. 
BUCCALÒUN , n. m. ÓCNA» f. Bocoac- 

eia. Bocca svivagnata. 
BUCCAROLA, n. f. Scorticatura, che 

viene sulle labbra. 
^BUCCAZ {del Ciavg) n. m Boccaccia, 

D. f. 
BUCCEIN , BÙCC\ n. m. Grillo, Lecco, 

n. ni. La piii piccola fra le palle nel 

giuoco delle pallottole. 
Boccino in itai. è aggiunto alla 

spezie di tutti gli animali bovini 

cioè bue» vacca, vitello. 
Far un bòn bùcc', truce, figur. 

Fare un buon oolpo. Far Imon 

BUCCHEIN , n. m. e BUCCHEINA , n. f. 
diin. d' Bócca. Bocchino, n. va. e 
Bocckina, n. f. dim. di Bocca. 

Far bucchèin. — Arricciar le 
UMra, il muso , o il naso. Quando 
con un gesto di labbra si mostra 



di aver qua-lche cosa a sdégno , o a . 
stomaco» e se ne stizzisce. — Dicesi 
pure di chi , mosso da qualche 
scherzo , non vale reggersi in per- 
fetta serietà. 

'Dar a bucchèin (p. e. Una cu- ; 
lòuna). '^ Sapere nascondersi, o 
sfuggire a qualcheduno lungo la 
via. 

Dar un tmecì^n. -«- Dare delie 
boccate. Percuotere altrui sulla boc- 
ca colla mano afteria. 

Bùcchein. -— Bocchina. Bocchet- 
ta. Cannuccia di fnelallo che si 
mette in capo ai ritorti de' corni . 
e d' altri strumenli da fiato per ap- 
poggiarvi le labbra. 

BÙCCHEL.n. m. (l»al fr. Boucle de 
eheveux). Riccio, Bicdolifto, Cin- 
cinno. Ritondezza delle punte dei ' 
capelli arricciati , quando si fa loro 
prender la forma di un anello più 
o meno esteso. 

BUCCHÉTTA DLA CIAVADURA. Boc- 
chetta Scudetto delta setiratura. 
Quella piastra di metallo, che si 
conficca su l' imposta per difesa , o 
per ornamento del foro della ser- 
ratura. Bocchetta contornata , a 
mandorla , ad oliva, a mostacciwh 
lo , a rosa traforata , ecc. 

'Bucchètta del ciavg. — Boccac- 
cia, n. f. Bocca delle chiaviche seo- 
latizie. i 

BUCCHIOL. BUCCHIULEIN» o. m. Bec- 
cuccio d' ampolle, e .simili. 

BUCCli, n. f. crucciata, n. f. 

BUCCiAFADIGA, n. m. Fuggifatica, 
Schifanoia, vale Pigro , poltrone. 

SUCCIAR, V. Trucciare, Truechiare 
Truccare , v. Levar con la sua la 
palla dell' avversario dal luogo do- i 
v' era. 

Bucciar un . figurai. Lasciare 
uno, abbandonarlo. 

*BUCCIARA, n. f. mta di bocce, o 
pallottole. Sono sei grosse palle di 
legno ed una più piccola , che ser- 
vono pel giuoco di tal nome. 

BUCCIÒUS , add. Broccoso, agg. Pieno 
di brocchi. 



BUP 



155 



BUG 



Buccioso, vale Che ha grossa 
buccia* 
BUCnÉ. V. Part d' fiur, 
BUDELN. o. m. Podingo, n. m. SorU 
d' iulìogolo nolo. (Dall' io^jlesc Po- 
dhing). 
BUDELLA, n. f.e qualche YolLa BudèU, 
n. m. Budello , o. m. e nel plur. Bu- 
della e Budelie , fem. (}ael cuioale 
ncU' ioteruo dell' animale che cod 
Tanavvolgiaieoli, va dalla bocca 
dello stomaco iosioo air aao , don- 
de conduce fuori gli escremenli. 

Cascar el òudéll» el brazz. ••• 
Cascar U UudeUa, Perdersi d' a- 



nifflo. 

Ruiamèini d' budéU, 
gtiare del corpo. 

Una uiassa d' btidéll - 



— Gorgo- 
" Budella- 



me, n. ut, 

Tmr fora el budéll. — Bécere le 
budeila.Esser lormentato da conti- 
nuo e forte vouiilo. 

Onzers' elòitdéll, figurat. Cibar- 
si. Mangiare. Bistorarsi col cibo, 

A m' casca el budèll dalla fam. 
— L' orolou'to e ilo giù. Ho un ap- 
petito cfée scanna. Veggo la faine 
per aria. Far allungare, o. diiwir 
gare il collo a uno. Easen^ scantta- 
lo dalla fante. Mod. bas. 

Budella dèi bliyuel. — • Bellicon- 
c/ùo,^. piii pulitamenie Tralcio. 

Budella méstra.- Intestino retto. 

BttdèU zintil» m. Lamprcdotlo. 
Bello, Intestiuo del vitello, e di 
altri animali del quale uno si serve 
per imbudellare la carne salata da 
consumare. 

Avèir la budella dèllòuv.-^Aver 
buUmo. Appelito, eamno. Fame ca- 
nina. 
BUDLEINA, n. f. Budellino, n. m. dim. 

di Budello. 
BUDRIÉ (dal fr. Baudrièr), n. m Ban- 

djUera, n. f. 
BUEIN. V. Bo. 

BOEVI. Espressione modesta sosti- 
tmla ad una die sarebbe sconcia. 
Bi eoU' effe. 
BVFFiR. Amare, buffare. Bespirar 



con af&mno. Ed anche per Buffetta- 
re. Gettar vento per bocca. La voi'e 
boi. viene dalla provenaale Bufar, 
che ha quest' ultimo siguiOcato. 

Buffarila, — Pavoneggiarsi. 

Al s' la buffa. — Va superbo, 
iron/io pettoruto 

Buffar (dal fr. Biffer). — Tor via. 
Portar via. Nel fare a dama porlar 
via una pedina al contrario . quaji- 
do con quella egli era obbligato a 
prendere ia vostra. Cunumemeiìte 
Soffiare, ed anche Buffare, *- Buf- 
fare in ita!, si prende per Dir tns»^ 
le, e per Gracchiars, ed anche per 
Spetezzare. 
BUFFEiiLA . n. f. Spezie d' uccello co- 
munissimo detto Velia, AveHa, GaZ' 
zavela, Bagazzoia, ed in alcune 
parli Bufsrola, 
'BUFFEBLOTT, n. m. AveUa cinerina, 

'Al par un bufferlott, — > E' pàt^ 
un pappataei- 
BUFFON, n. m. Buffone, n. m. 

Buffon e Hu/funadòur. «— Beffeg- 
giatoìe. Beffatore. Corbellaiore, Ber- 
teggiatole. (Ihe fa bette , nel primo 
stguifieato. Nel secondo: Molleggia' 
tore.Motteggèiwle. Scfterzèvole, Mot- 
teggiero, agg. a persona. 

Da buffòn. — Buffonescainente. 

Cossa da buffòn. — C'osa tmffo- 
nes'U, ridicola, scutrile. 

Saocir far da buffòn. — Tener 
lazzo Saper far ridere. 
BUFFUNAR. V. Sbuffunzar. 
BLFFUNaTA. n. f. Buffoneria, n. f. Al- 
to o detto da buffone. 
BUGÀ, n. f. Bucato, n. m. Imbianca- 
tura di pannilini con cenere ed a- 
cqna bollente messavi sopra. 

Unabuqà. — Bucato, dicesl an- 
cora la nlassa e quantità di panni» 
che s'imbucatano in una sola volta. 

Far la bugà. — hnbucatare. 

Per eseguire quest'operazione va* 
rie facceiMle occorrono. I lavandai 
per prima cosa fanno ciò che si di- 
ce in boi. Mellen a tnoi la bugà , o 
la roba sporca. — Inunollare l pan'» 
I ìli sudici nelV acqua. 



BUt 



156 



BCM 



Smuiarlabugà» — Passarci pan- 
nilini tiel ranno debole, cioè in' 
ac(jfuato, che per lo più è avanzo del 
bucato antecedente, 

Arsintar la bugà. — Risciacqua- 
re il bucato. 

Cumponer la bugà. — Distribui- 
re i pannilini nelkt conca, soprap- 
pone ndooi il ceneraccio, con sopra 
la cenere. 

Trar su. — Gettare l'acqua bol- 
lente sulla ceìiere nella conca. 

Lavar la bugà, — Lavare il bu- 
cato. 

Dsténder la bugà. — Tendere i 
pannilini su corde. 

Pagn sta in bugà. — Pannilini 
imbucatati. 

Boba bianca d'bugà, — Panni di 
bucalo. 

Atìèir fatt bugà, figar. Avere il 
9isò dilavato. Dìcesì del c^lor palli- 
do del viso dopo aver sofferto qual- 
che malattia. 

'Sugar una bugà. Fig. ìtìpescar 
le secchie. Pagare un debito. 
BUGADARÀ,\oce antica. \.Lavandar. 
BUGADARl, n. f. (dal fr. Buanderie). 
Cura, 11. f. Luogo ove s'imbiancano 
le tele» e i pannilini.— Sono in Bo- 
logna alcuni luoghi ove s'imbian- 
cano le tele, e i pannilini» che si 
chiamano Cur. La cura dia Vota. 
La cura di Bizzard. La voce boi. 
Bugadari si appropria precisamen- 
te' a quel qualunque luogo destine^ 
to a fare il bucato. 
BUGADEIN » D. m. e BUGADEINA» n. f. 
Bucatino , dim. di Bucato. 

Dsténder un bugadein, — Tènde- 
re un bucatino. 
BUGNÉTT. V. Bògn. 
* BÙIA , n. f BugUa. Zuffa. Bissa di 
più persone» che fan romore. -~ Par 
dia bùia. BuaUare. 
BUIDA ALBÓTT. V. J9ò«. 
BUIÈLNT » add. Bollente e Bogliente. 
Che bolle» e anche solamente Scot- 
tante. 
BULÉIDER, n m. Vòvolo, ed anche Bo- 
leto. Sorta di fango. 



BULGNEIN. V. Munèida. 

* BULL» n. m. BULLA» n. f. Sgherro, 
ra. Dicesi oggi di coloro deirioiìma 
plebe» che vanno con certe loro ga- 
le, e sono facilmente pronti di ma- 
no e accattabrighe. 

BULLA» n. f. Tratto. Spazio. Parie. 
Pezzo. 

BULLA, add. Bollato. Segnato. Marcalo. 

BULLAR. V. Sgnar. 

N' bUfllar un quattrein. fi' psèir 
aramar un quattrein, — fion Im- 
scare un quattrino, 

BULLEIN. V. Nèvla. 

BULLÉTTA» n. f. e Salarein, n. m. Bul- 
letta» n. f. Termine che si dà a va- 
rie sorta di chiodi. Bullelte da im- 
pannate, da zoccoli, da scarpe. Bul- 
lette da onde diconsi quelle che si 
vendono a peso. 

Bullétta grossa da scarp. — Bui- 
lettone. Chìoóo grosso col capo qua- 
dro. 

Bullétta cun la tèsta d'ulton. — 
Cocomerello V. Ciod. 

Bullétta per la gabèlla. — Bul- 
letta. Polizzetta per contrassegno 
di licenza di passaggio delle merci. 
che si rilascia dopo aver pagato il 
dazio. — Bulletta. Polizza che si e- 
strae ne' giuochi a sorte. V. Loti 

* Bullétta (Armagner o Arsiar in) 
fig. — Bimanere o Restar senza il 
becco di un quattrino. 

Bullétta. — Piastrello, n.m.Qoel 
panno su cui si distende l'empiasiro 
per metterlo su ì maloii. 

BULZÉTTA, n. f. Bolgia, n. t. Valiìjra 
che s' apre pel lungo. La voce boi. 
si prende anche per l' uomo stesso, 
che porta la bolgia» cioè li Portalet- 
tere , il Procaccio. 

'BUM8ARDA , n. f. Bombarda, n. f. 
*L* è un bumbarda. — E' le dice 
grosse. 

'BUMBARDAR» v. Bombardare, v. 

*BUMBARDON» n. m. Bombardone. Sor- 
te di strumento musicale. 

BUMBAS, n. m. (dal lat. ant. Bomftojr, 
che era veramente una pianta arbo- 
rea» dalla quale cavavasi il cotone. 



Bvn 



157 



BUR 



Gosiypium, lat. è queir arbusto, che 
ora noi conosciamo generalmente). 
haìnboffia ,u. t Cotone , n. ro. La- 
nugine del frutto di nna pianta , si- 
mile a laua bianchissima. -^ Cotone 
si usa più propriamente per la pian- 
ta arbusto , da 0' hotlon , voce a- 
siatica.eper la lanagiae sfilata: e 
^mbagia per la lanugine filata. 

ha cossa eh' para d'bumbas.'^ 
hmbagioso, agg. Soffice, morbido 
a oiodo di bambagia. V. ImbumbO' 
m 

kstunar cun un bastòri d'&titn- 
hs. — Gaitigare col baston della 
bambagia. Dar un cavallo con le 
mucie. {Muda. Coda di volpe attac- 
cala ad una mazza per {spolverar le 
tavole). Cioè piii in apparenza che 
in effeiio. 
fmd*bumbas. — ImJkLmbagiato, 
Téììder em'è al bumbas. — Ini- 
bambaqellato. 

Ear in-t-al bumbas, figurat. Star 
iìnbambagiato, soppannato di bam- 
bagia, cioè In delizie, e in morbi- 
dezze. Aver ogni consolazione di 
corpo. Stare nelV oro. Stare in sul 
^rasio. Essere avvezzo o tenuto nel- 
l'i bambagia. 

»^5IBASAR.n. m. Lavorator di cotone. 

BOMBASEINA , n. f. Bambaqino, n. m. 

THa fatta di fili di bambafda. — Batn- 

bdfiino è anche agg. Tela bamba- 

gina. 

Muisoleina. — - Mussolina dtcesi 
^[Bambagino , da Mosuh città sul 
Tigri presso le rtìine di Nini ve. 
/Burribaseina, fig. per soffio d'a- 
na freddissima ed acutissima. — Al 
tira una bumbMcina ch'taja al mu- 
itazz. — Spira un vento si freddo 
che cuoce il viso. 

JUSBASÙ. V. Calamar. 

Bl'NAGA, n. f. Bonarjra e Bonaga, n. 
f. Pianta che nasce ne' campi , detta 
da' botanici Anònide. 

1 conladini la chiamano Ligabó , 
Tirabò , dai francese. 

BUNEFlC, n. m. Bonificazione, Restata 
azione, Rìstaurazione, Ristorazio- 



ne, Rhtaro, Rlparassione, Acconcia' 
mento. Nel dialetto si diée ancora 
Riattamèint, Risarzimèint V. 

BUNIFAZI, np. m. ZIA, f Bonifaxh» 
m. zia , f. Bonifacio « età. 

BUNIFICAR. Bonificare, Migliorare. 
Ridurre in miglior forma: e parlan- 
dosi 4ei terreni Render fertile un 
terreno infruttuoso. Per Risarcir. 
V. — Abbunar. V. 

BUNTA , n. r. Bontà, fi buono. Buona 
qualità che si trova in qualunque 
cosa.— Bonfà dicesi plii particolar* 
mente per quella qualità morale, per 
cui siamo inclinati a operar bene. 
Usano i boi questo termine nelle se« 
guenti frasi , e simili: 

L' è la buntà d'dis ann ch'an' 
V ho vést. — Egli è un negozio , un 
affare di dieci anni, che non l'ho 
veduto. 

L'ha avù la buntd d'direm' eh* 
a sòn un matt, ironicam. Ha atm- 
to il coraggio di dirmi che son 
pazzo. 

Fu capace di fare. Ar^. Osò. Non 
ebbe riguardo . o ribrezzo di fare. 
Sono tutti modi da adattarsi alle Cir- 
costanze. 

BUR« n. m. Buio, Oscuro, n. m. Oscw 
rità. Tenebre plur. n. f. 

BUR, add. (da Burus lat. ed anche da- 
gli antichi toscani Buro). Buio. 0« 
scuro. Tenebroso , agg. 

Vgnir bur. — Abbuiare e AbbU" 
farsi. Rabbuiare e Rabbuiarsi. Ab- 
brunare. Imbrunare. Imbrunire. 
Annottare e Annottarsi. Farsi buio. 
Farsi notte. Oscurarsi. 

BUR A , n. f. Borea. Aquilone. Tramon^ 
tana. Vento principale settentriona- 
le. — Per vento gagliardo e freddo. 
V. Vèint. 

BURACCIA , n. f. Boracela, n. f. Quella 
fiasca che usano i viandanti. Y. Bui- 
telila. 

BUR ATT, n. m. FrulUme, n. m. Arnese 

di legname , per mezzo del quale si 

cerne la crusca dalla farina. Buratto 

è V. d. U. 

Tetta da buratt.»-^ Buratto tSta- 



BUR 



160 



BUR 



vanti superiormente con una ri- 
balla* la quale calata orizzontal- 
mente può servire ancora per ta- 
vola ad uso di scrivania. 

Burò (Fp. Bureau). Voce francese 
introdottasi in questi ultimi tempi, 
e vale Uffizio Ministero. Cancelle- 
ria. Si osservi bene cbe la voce 
francese Bureau è scritta coU'ii 
semplice, altrimenti coU'ou* Bour^ 
reau , varrebbe Boia. 

BURRASCA Y. Timpésta. Aqua. 

BURRIDA. Voce che usano t boi. nelle 
seguenti frasi: 
Afidar d' burrida. — Andar di 

, volo, andar ratio. Appunto come 
fa il cane volendo assalire bestie, o 
uomo. V. Burrir. 

Vgnir d' burrida. — Venir con 
prontezza , cmi partecipazione. 

BURRIDÓN,n. m. Spavenlacchio. So- 
pravvento, n. m. Battisoffia. Batti- 
soffiola": n. f. 
Far un burridòn. — Fare uno 

. spaventacelo, o una tagUata, va- 
le Fare una bravata. 

BURRIR (erroneamente ABURRIR) , v. 
Correr contro. Inseguire. Assalire. 
E dicesi del cane, // dar sotto, il 

. levare , lo scovare gli animali. In 
boi. è voce adoperata per significa- 

. re appunto Quel correre, o inse- 
guire cbe fa il cane grosso trattan- 
dosi di persone, eh' ei non cono- 
sca, come per, assalire; ii.e.Quéll 
can m' ha burré. — Quel cane mi 
ha assalilo , inseguito. In boi. si 
confonde con Abburrir nella pro- 
nunzia, siccome alla voce Burré 
precede per lo piìi la terza persona 
del verbo Aoéir; Al m'ha burré. 

fiURSA, n. f. (dal lat. Bursa). Borsa, 

. n. f. Sacchetto di varie fogge, ma- 
terie, e grandézze, per uso per lo 
pili di teser danari. 

Bursa da cavi. — Borsa da co- 
peli. 

Cavar fora dalla bursa. — Sbor- 
sare. 

Borsa. Parlando de/ pagamenti , 
che si fanno in Turchia « si prende 



per Una certa somma di circa UO 
zecchini. 

BURUBÙ , n. m. Borbottone. Borbotta- 
tore , n. m. 

BURZIGULA. n. f. Dicesì nel gioco 
delle pallottole, allorché lattee tre 
quelle dell' avversario, o le lue, 
son portate vicine al lecco, di mo- 
do che allora si raddoppia' il poolo. 
Non ho trovalo il termine ita!, re- 
gistrato per corrispondente al boi., 
ma bensì trovo Verzicola nel signi- 
ficato dell' unione delle carte prin- 
cipali, e per lo meno di tre d' udo 
de' semi nel giuoco delle minclm- 
te, che in dial. boi. dicesi fìapolc- 
tana. Quindi tanto per la stini- 
giianza della voce ital. alla boi.. 
quanto per l' analogia del sigoiti- 
calo, non esiterei di adoperare Ver^ 
sdcola per la . parola Buràffltla: 
massimamente che in Toscana è 
usata comunem. in questo senso. 

BURZlGULEliN , e da alcuni SBURZI- 
GULEhN AL DIDA. Unghiella, Q.f. 
Slupor doloroso delle dita , cagio- 
nato .da freddo eccessivo, i' of}- 
granchiarsi delle dita. — Farpqpe 
è Accozzare insieme tutti e cioqoe 
i polpastrelli, cioè le sommila in- 
feriori delle dita. Il cbe, quando è 
d' inverno e freddo per lo ghiaccio, 
molti non posson fare, onde in pro- 
verbio si dice a Un dappoco: Tu 
non faresti pepe di luglio. Da ciò 
ha qualche analogia la voce boi. 
Burzigulein, nel giuoco delle pal- 
lottole, che sono tutte unite al lec- 
co quando si fa verzicola. ^ 

BUS, n. m. Buco. Pertugio. Fòro,n.tù. 
Apertura che ha del rotondo, e non 
molto larga. Neil' ordinario discor- 
so non si suol fare distinzione fra 
queste tre voci : pure, volendo osar 
di esaltezza , Buco si prenderà per 
Piccola cavità , che si profonda ia 
un corpo senza trapassarlo p. e. Un 
buco nel muro. Fare un buco in 
terra. Jl buco del ragno, l buclU 
delle narici. — Foro è queir aper- 
tura , che trapassa da una parie al- 



BUS 

i' altra* Fare un foro nella caffo. 
Vn foro nell'abito. Un foro nel 
muro. — * Pertugio» quandi» l' aper- 
tura è tale , che , sebbene trapassi 
ii corpQ perforalo , pure, per la d- 
uuosilà delUi medesioia, non per- 
metia all' occhio di vedere ì* oppo- 
sta parU. Pertugio degli orecchia 
hrtugio del terreno. 

ìn-t'l' afliubbòH al Intti l* ha 
faUàunlfUS.'^Nell'aflUfbiarie U 
bìulo ha errato un buco. 

»ui dia bòtt V. Bòtt. 

Itus del ctutnòar. -* Occhi delle 
ioiotnbme. 

Bus pr t legn di poni da mura- 
dttr. — Covile. 

Bu9 in-t'la tétta, iti-M pagn. — 
Buco , Straccìatuì'a. 

Far un bus. — Bucare. Buche' 
rare. Forare. Pertugiare. V. Sbu- 
samar. 

Buso , è addietivo e Tale Bucato. 
V. Bus , add. 

Far un ifus in't'la cassa, detto 
figurai. Fare una buca. Servirsi del 
denaro iiOalo. 

Bus in-t'Una zéda.^^ Adito. Var- 
co. Calla e Callaia è V apertura , 
che si fa nelle siepi per poter en- 
trar oel campo. 

Bus dèi viulein , dia chitarra. — 
Bota. Apertura , o Qnestrella negli 
sirumeuti da corde fetta pel risalto 
del suono. 

Bus da dòv nass al déint. — Al- 
veolo. 

Blu dèi nas. V. Nas. 

Bus dèi seder. V. Cui. 

Tumar a far un bus. - Ribunare. 

Far un bus , figura L Infilzare le 
pentole. Fallire. 

D' un bus far una fnestm. — 
— fare d' una bollQ acquaiola un 
fistolo , un canchero, figurai. In- 
grandire le cose più del dovere. 

Blustmr una cossa pr al bus dia 
ciao. — Mostrare una cosa per 
lambicco. Mostrar checchessia con 
Uilficolià, di rado, o per somma 
grazia. 



161 BUS 

N* Sttoèir in eh' bus fteeatt*. — 
Soìi saper dove nascondersi, o ce- 
larti. 

Passar pr un bus d'grattusa. — 
Uscir per qualche gretola. Uscirne 
pel rotto della cu fila. Sortirne in 
bene in mezxo a diIBcoilà. 

Pein d' bus. — Bucherato, foro- 
minoso. 

Astuppar un bus in-t^una cal- 
xètta. — Ripigliar un buco , o una 
maglia a una calza, 
BUS, SA, add. Bugio, Bucato, Pcì^ 
tugiato. Forato, Buso, add. 

Lam' è andà busa. — La cosa 
m' è atulata fallita, m' è venuta 
corta. La pania non tenne. Ella è 
stata bianca. L' affare è andato in 
fumo d' acquavite , o è andato a 
rovescio. Ber bianco. Venir corto. 
BUSA , n. f. Buca , n. f. Luogo cavalo. 

Busa di alber. -— FonnellcL 

Busa da mort per Sepoltura. V. 
Deposit. 

Andar alla busa. — Andare alla 
tomba Morire. 

Avèir i pi in-t'la busa. — Aver 
la bocca sulla bara, 

lì termine boi. è sempre appro- 
priato a buco, o apertura che sia 
nel terreno. In ilal. si appropria 
anche ad altra apertura. 

Busa di aldam, Aldamara.— Le- 
tamaio. Sterquilinio. 

*La busa eh' s' fa in fond al 
camp per coier l' aqua gmssa. — 
Piscina. 

Far una busa in-t'Ol létt. '^ Af. 
fondarsi. S'intende d'un letto mor- 
bido, nel quale uno si profondi 
quasi. 
BUSADER, sust. ed anche add. (da 
Bugiadro ani.). Bugiardo, Menzo- 
gnere e Menzognero, Mentitore, 
Mendace. Colui che dice una cosa 
falsa, di cui conosce la falsità. Men- 
zoniere , oltre air essere antico , 
non è da adoperarsi per aver radi- 
ce da M^Piizone , e non da Menzo- 
gna. V. Busi — Buffiardissimo, Bu- 
giardoue, Bkgiardaccio , accresi'it. 

IG 



WS 



163 



ftud 



I ImsQder tkm $èhnpr in àspar. 
-* Ogni buqiardo ti pone, o -si 
mette in caffo , cioè vuol essere te- 
nuto |M*r un uomo sensui pari. 

BUSAMAZZA, n. f. Bucaccia, pegg. 
di Buca. 

BUSAMEIN, BUSEIN, n. in. BucoHno. 
Buchino. Bucfieràltoh. Buclierello, 
dim. di Buco. Foreltino. Foretto. 
Periugetto. V. Bus. 

Chi n'accomda Imsein » aceomda 
busòn. -* Chi non tura bucolin , 
tura bucone,'— Cettina, Cetletla, 
Celtuzza, CetloUna, dicesi piìi co- 
munemente delle piccole cavità dei 
corpi naturali. Le celline fabbrica- 
te dalle api. le cèllule delle Bpu- 
gne. — Cunicoli si dicono le bu- 
cherattole delle formiche , e simili 
insetti. 

Busamein' del pèir, del mèil, 
etz. — Bellico. Bucolino di quelle 
frutta che sì spiccano naturalmente 
dal lor picciuolo. 

BUSAMCIiNA, n. f. Bucheratola, dim. 
di Buca. 

BUSAMÒN , accr. d' Bus. BUSAMÓUNA, 
d' Busa. — Bacone , accr. di Buco , 
ma si usa solamente per ischerzo , 
e proverbialmenle.. 

BUS ANCA, n. f. (da Buganza ant.). 
Pcdignone. Infiammazione che per 
cngion del freddo in tempo d' in- 
verno si genera ne' calcagni , e nel- 
le dita delle mani , e de' piedi. 

'BOSC, n. m. A' catto, n«m. 

'Far di buse. — Accattare. Beg- 
gersi d' accatto. Ed alcune volte 
semplicemente Guadagnare qual- 
che cosa. 

BlISCA, n. f. (da Busca, provenz. usa- 
sato anlicam. dagli ital.) Busco. Bru- 
scolo. Fuscellino. Fuscello. Fuscel- 
luzzo. Minuzzolo pìccolissimo di le- 
gno, o paglia, simili materie. 

Ògn buse i par un trav. — Ogni 
bmscolo gli pare una trave, 

*Mo buscai — Capperi! CospetloI 
Cappi ta! Cazzica! Cappucci! 

'BUSCAIOL, n. m. Scopatola. Pàssero. 
Scopaiolo, 



BUSCAR. Toccar delle busse. 

Buscar cvélt. — Buscare. Pro- 
cacciarsi, ed ottenere checchessia 
coti industria. 

BUSCARATA , BUSCARÓUNA. Voci so- 
stituite ad altre meno civili troppo 
note. V. Sgazarata. 

BUSCAROL, n. m. Boscaiuolo. Quegli 
che taglia , abita , frequenta , ed ba 
in custodia il bosco. 

BUSCHEINA , n. f. BuscoUno. Buschet- 
to. Fuscellino. 

BÙSCHÉTTA (FAR ALLA). Giocar alle 
Buscìieite o Bruschetti Giuoco cbe 
si fa con un fuscelletto messo fra 
la piegatura di un dito della mano 
chiusa , dando ad altri ad ìndovioa- 
re In quale delle dita si trovi. 

BUSETT DEL BÙST. « OcchielU. Que' 
piccoli pertugi cbe si fanno nel ba- 
sto, e per cui entra V aghetto. 

Busett, Bó pznein. "Bucello. Bu- 
ciaccio. Piccol bue. 

BUSGATT, n. m. Bugigalto. BwjifiìU- 
tato, n. m. Pìccolo buco, o stanzio». 
Presso alcuni contadini la voce 
boi. equivale a Porco, 

Busi, n. f. Bugìa. Menzogna. FaUitó, 
n. f. Metidàcio , n. m. 

Nello stile famigliare si usano le 
voci Carota, Bozza, Fiaba, fan- 
donia , Frottola. 

Dir del busi. — Dir delle bugie, 
e con una sola parola Mentire.-^ 
Bugiare è verbo antiquato. —Siw«- 
tire , Dimentire vagliono Dare una 
mentila. 
Coler in busi — Sàugiardare. 

Convincere di bugia. 

El busi han curt ì pi. — Le bì^it 
hanno le gambe corte. La Imoifi 
ha corta la via. E si djce aocbe 
Bugia zoppa alla bugia, che presto 
si scuopre. Si conosce più pretto 
un bugiardo che uno zoppo. La ve- 
rità sta sempre a galla. 

A s' cgnóss la bu^i in-t-la f/vnt. 
— La bugia ti corre su pel naso. 

Cùn del busi^cùnun mònd d'bu- 
si. — Mentitamente. Menzognet-a- 
mente. Bugiardamente. 



BU9 163 

Busi — Bugia per Qaell'alenftile 
che usano i Prelati nelle sagre fun- 
zioni, per vedere lume in leggendo. 
Ed anche per quella lucernelta di 
metallo falla a foggia di casseltina 
bislunga o rotonda ad uso di tras- 
portarla in qua e in là senza span- 
der olio. — Bugia si dice ancora 
al Porlazirein, V. — Busi per Iri- 
dio. V. 

BISUZZÀ. BUS1ÓUNA, B. f. Bugiane, 
n. m. Gran bugia. 

BtSlÉm,BUS10LA,n. f. Bugielia. 
hgìuzza, n. f. Dugia leggiera. 

BUSILLIS, Busilii e BusiUis.mf&coWk 
grande , impaccio, imbroglio, catti- 
vo passo, e simili. 

Quésta al busillis. — Otd è. o 
Qui sta il busillis. Qui è dove giace 
ìifìcco. Oh qui sta il nodo. Qui sta 
il punto. Qui consiste la difficoltà. 
(Dicesi derivala questa espressione 
da OD Cberico, che dovendo in un 
esame volgere in ital. queste paro- 
le In diebus illis , nel testo esse 
rimanevano tronche a questo mò- 
do: in fin di verso trova vasi In die 
— ed il resto cioè bus illis era nel- 
la linea seguente : tradotto ch'ebbe 
la prima parte In die— Nel giorno, 
Tesiò interdetto protestando che 
quel bus illis , era un passo molto 
oscaro e difficile a spiegare.) 

BUSON, n. m. BarxUissa. Bagascia , n. 
in.II termine ital. vale propriamen- 
te Drudo,, né corrisponde al boi., 
che signiGcia Uomo che fa l' inna- 
morato per corbellar le donne. Que- 
sta voce sembra provenire da Busi» 
'^ Bugia. Bugiotie cioè Buma gran- 
ài; oppure Bugiardone. Mentitore. 
Busòn, ha dell'analogia con Bar' 
iassòn. — Bardassonaccio. V. Bar- 
dassa. 

Far al busòn , Busunar. — Fare 
}l monello ; far monellerie. 
Bl^SS,n.m. BÙSS DI CANNON, DI 
STIUP. Fragore de'cannoni, de' fu- 

ciU. 

*£n' dar ne in bùss , né in boss, 
'^^(m connellere. Vaneggiare. Ra- 



BCS 



gionar coro' uno che sia fuor di sé. 
Con altra frase i bolognesi dicono : 
En' dar né in si , uè in séti. 
BUSSAK. v. ha due signiGcati BUSSAR 
DI CANNON. // rombar de' canno f ti. 

Bussar ci Itoli , t linazz. V. Bott. 

Bussan: in lingua ital. vale Bai' 
tere. Percuotere. 
BUSSE (Voce che verrà per cerio dal 
fr.). Cilindrelto di avorio lavoralo, 
luogo una spanna circa, con uno 
scodellino hicavalo in un capo, ed 
una punta nell' altro , con cordon- 
cino legato nel mezzo , al quale è 
raccomandata una pallollolelU,cbe 
ha un foro. Con piccolo movimento 
verticale, si slancia la pallottola in 
aria, e con destrezza si raccoglie 
nella cavità dello scodellino superio- 
re: oppure capovolgendo il cilin- 
dro , con maggiore bravura s' iuAla 
la punta dello stesso cilindro nel 
pertugio dalla palla, già indicalo. 
Questo trastullo chiamlisi dai fr. 
Bilboquel. Non ho trovalo V equi- 
valente ital., ma converrà nominar- 
lo alla fr., come tante altre cosucce 
pervenuteci da quella nazione. 
BiSSLA. n. f. Bùssola, n. f. Sorta 
d' uscio di un pezzo solo , che gira 
su' perni . e che usasi negli appar- 
tamenti di persone .agiate. 

Bùssla. — Mento, n. m. Parte 
estrema del viso sotto la bocca. 
Mèint, n. m. non è voce usata dai 
boi. volgari, ma dai piìi colti, per- 
chè Méint, n. f. nel loro dialetto 
significa Mente, Memoria. 

La pùnta dia bùssla. — // riaXlo 
del mento. 

'Bùssla. — Bùssola. Noto stru- 
mento , che serve a dirigere i na- 
viganti. 
BUSSLOTT.n. m. Da Bòssolo, fatto 
diminutivo. Ciòtola, n. f. Coppa di 
legno in cui i banchieri e i mercan- 
ti tengono i denari. Dicesi anche 
Bacinella, Bacinetto, da cui i boi. 
hanno preso il termine Bazzilètla. 

Scusem' busslott s' a te dog un 
scuploit. — Far le fiche, dicono i 



BUS 



1 



mercanti de* lor cassieri , quando 
eglino Spendono in uso proprio i 
denari, che hanno in consegna. 

Busslott d' tèrra cotta, o d' légni 
da bévri. — Nappo di terra cotta» 
di legno per bere. Ciòtola. 

Bussolotti, con voce dell' uso, di- 
consi qne' bossoli, che servono a' 
saltimbanchi a far vari giuochi di 
mano. 

Zugar ai busslutt.^-'Fareai bos* 
solofH. 

Zugadòur da bussiutt. — Bagat- 
ieliiere: Giocolare. Giocolatore. Gio- 
cator di mano. 

Busslott Qgarat. si dice Bazzante, 
Cheha gran bazza, cioè gran mento. 

BÙST, n. m. fìtisto, n. m. Corpettto 
senza maniche afBbiato e armato di 
stecche, il quale cuopre il petto e 
la schiena delle donne. 

Bàst. — Busto, dagli scultori si 
dice alle statue scolpite dalla testa 
sino al petto. Mezzobnsto è il Busto 
dimezzato , e s' intende delle statue 
fatte in tal maniera tronche, e sen- 
za braccia. — Busto poi della perso- 
na, Imbusto, si dice Quella parte 
della persona , che non comprende 
uè testa , né braccia , né gambe. 

Quéll che n' va in busi va in 
man'g. V. Man'ga. 

N'pssèir più sfar dèinfr in-t-al 
bùst dall' allgrèzza. — Non capire 
in sé dall' allegrezza. 

BUSTA, n.f. Custodia dapo9afe,e con 
termine di commer. Busta da cuc- 
clUai. 

Cucchiaiera. Custodia di cuc- 
chiai. — Coltelliera , Coltellesca. 
Custodii^ di coltelli. — Forchettie- 
ra. Custodia di forchette. 

Bùstadi zerusic. — Astuccio. Fer- 
riera. — Ferrièra da fabbro , da 
maniscalco , ec. 

BUSTAREINA, n. f. PÙNTA DEL BÙST. 
Bastenca.^.é. U. l)r.:ppo con che 
le contadine cuoprono il petto nel- 
la lunghezza del f)usto. 

BUSUNAR , FAR AL BUSÒN. V. Husòn, 

BUSUNATA. V. Bai^dassata. 



BOT 

6USUNZÉLU BARDASSUNZÉLL.V. Bar- 

dassòn. 
BUTiR, n. m. Butirro e Burro, n. m. 
La parte grassa o sia La crema del 
latte separata dal siero , ed ispessi- 
ta mediante lo sbattimento couti- 
nuato. 

Azzltar al butir. Butir azzttd.— 
Sciogliere il butro. Burro salato ptr 
conservarlo. Per parlar correlia- 
mente nel bol.converrebl>e direl^K- 
tir zita , cioè Gettato , ma per mag- 
gior dolcezza di pronunzia i boi. 
v' aggiungono l' A. 

Butir eh* ha al gtxind. — Burro 
sapiente. 

Grass cm' è un butir. — Grano 
bracato. 

Colui che fa e vende il butirro, 
dicessi Burràio. 

Per similtt. dìcesi Burro di kìoì- 
dorle alla parte più fiiia e grassa 
delle mandorle ridotte in pasta. — 
Butirro d' antimonio. Un liqoor 
bianco e gommoso , fatto col rogo- 
Io d'antimonio e il sublimato corro- 
sivo, ora Cloruro d'antimonio.'^ 
Burro di arsenico , ora Cloruro 
d'arsenico. 
BUTIRÓUS. Burroso , agg. Pieno di 

burro. 
BUTTA, n. f. Gittata, Gettata, n. f. 
Gettamento, n. m. Il tirare o getta- 
re. Gittata di sassi, di dadi alla sor- 
te. Gita dicesi quel colf»o,cbc in di- 
versi giuochi trae ciascuno de' gio- 
catori r un dopo 1* altf'o. 

Butta, per Bieaoato. — Una bona 
butta. -^ Un bell'utile. Un bel ava- 
dagno, o frutto. Una beUa ricolta- 
■ Un bel colpo di fortuna. 
BUTTAFION. V. Buttazzòn. 
•BÙTTAFORA , o BtJTTA-IN-SENA , n. 
m, Mandafuora, n. m., ed anche 
Scenario, n. m. Quel fbglio sul qua- 
le sono scritti i recitanti , o le cose 
loro concernenti nelle commedie 
che stanno rappresentando, come 
le prime parole delle scene io c*»^ 
hanno parte, l'ordine in cui debbo^ 
no andare sul palco, ce. —'Dicesi 



Bur 16& 

anche a Colui che tiene in màW lo 
Scenario^ e regola l'esciu degli al- 
lori 

BUTTAM , n. m. BoHume» n. m. V. d. 
li. Qaanlilà di vasi da vtuo d' ogni 
maoiera. 

BUTTAR, Q. m. BoUah, D. m. Colui 
che fa le boUi , i lini , e aimili. 

BUTTAR. V. Tirar. 

BUTTAREIN, m. e BUTTAREINA, f. 
dim. à' Botta, -— Botticetta, Botlici- 
na, (coii'o aperto) dim. di Bolla a- 
nimale. 

*BUmsÙ, n. m. — Far un buttani. 
— Fart taccio, o Fare un taccio. 
Koo conteggiare precisamenle, mi- 
DQUmente. StagUare. 

BUTTAZZ DALL' OLI. I/le/to, n.m.PSc- 
col vasello di terra colla inverni- 
ciato, di metallo con becchetto 
per ase di tenere olio da mettere 
nella lacerna. 

'Xltaccarbuitazz.TìfsOit^ Pettegù' 
leqgiare. 

BUTTAZZÒN. BUTTAFIÒN, n.m. Pan- 
cione. Dumo grasso di molto. Pan- 
ciuto, agg. 

BUTTÉIGA. n. f. Bottega, n. f. Stanza 
luogo dove gli artefici lavorano , 
vendono le toro merci. — Quella 
dei mercanti piìi propriamente si 
dice Fóndaco. — Officina è 11 luogo 
dove gli artefici fanno le opere loro. 
Tujt quél eh* è in mò»tra l' è Ì7i 
butlèiga. — Assai pampini, epoca 
uva. Bella apparenza , e poca so- 
stanza. 

Al piov in buttèiga. — Non fa per 
h bottega. Fare, o non Fare per la 
bottega , vale Tornar bene o male : 
Esser d'utile o di danno, e dicesi 
tanto al proprio , che al figuralo. 

BUHEIN, n. m. (dal fr. Dottine). Sti- 
valetto. Picciolo stivale , e propria- 
mente Calzare a merza gamba.' 
Butlein. — Bottino. Preda. 

BUTTÉLLU, n. f. (dal fr. Bouteille). 
Muglia , n. f. Franzestsmo tanto 
comune, eh' è usato io tutta l' Ita- 
lia. 

Verremo nominando In questo ar- 



BUT 

ticolo imii i vasi, che senrono neW 
l'uso comune per laleeffetlo. 

Boccia. — Boccia. È un vaso pu- 
re di vetro, di forma simile al fiasco, 
cioè panciuta nel solo fondo , e col 
collo piti lungo. Bocce da stillare 
con eolio lungo. 

Caraffa, n.t. Caraffa, è sinoni- 
mo di Bottiglia, perché della stessa 
materia • forma , ed uso ; ma si sdo- 
le usare questo nome pel vasi , che 
sono di minor capacità. Quindi Ca- 
raffe dioonsi anche quel le, che con- 
tengono medicinali liquidi. 

Fiasc, n. m. (dal tedesco HmcA). 
Fiasco è Un vaso per lo piti di terra 
cotta corpacciuto nel fondo , oppu- 
re cilindrico a bottiglia , con base 
piana, e con collo quanto basta per 
prenderlo in mano , e serve a con- 
tener vino. Ve ne sono anche di ve- 
tro, e allora vengono chiamati nel 
dial. boì.Piston, se sono cilindrici, 
e Zùcc, se fatti a bocce. Quando so- 
^o vestili di paglia dai boi. diconsi 
Zucc impaid;e dai toscani Fiaschi 
impagliati. — Fiasca, n. f. É un fia- 
sco grande di vetro grosso, di forma 
schiacciata , che con voce di diaL 
boi. dicesi Damigiana (come se si 
volesse indicare Vaso portante vino 
per le signore) ed è di questa forma 
per comodità di portarlo dietro le 
spalle, oppure per collocarlo In cas- 
sa, in baule altrove. Si chiama 
ancora Borraccia , o Botraccina, 
quando è piìi piccola.— Ampolla 
(boi. Impòlla), n. f. Dalla Crusca è 
definito troppo vagamente per Vaso 
di vetro di varie fogge. E in fatto 
non è cosi facile il descriverlo quan- 
do appunto non sì distinguano le 
forme, e gli usi; tutta volta le for- 
me sono queUe delle bocce , delle 
caraffe > delle bottiglie, ma in pie* 
colo , per lo che s' adopera il nome 
quasi sempre ih dirain. Ampolline , 
che i bolognesi dicono ìmpullein'. 
— Ampolline diconsi pure quei due 
vaselli, che, uniti per la bocca, for- 
mano l'orologio a polvere. 



CA 



166 



CA 



BUTTGAR, n. m. ARA, S. Botteffoio, m. 
ala. f. Colui o Colei che esercita la 
bottega. Artéfice. •— Bottegaio in Fi- 
renze si prende comunemente per 
Pizzicàgnplo, come si fa in Bolo- 
gna. 

BUTTGHEIN^n. m. Tawrma, Osteria 
da persone vili. 

Botteghino ha diversi signiBcati. 
Si prende per Quella cassetta piena 
^ di merci, che portano coloro, che 
' le vendono per le strade. Vale anco- 
ra Merciaiuolo. In senso più ristret- 
to significa Colui , che dà le polizze 
del lotto, al quale si dice in boi. 
Prenditòur. 

Buttghein iUl loti, è la Bottega 
ove sta il Botteghino a prendere i 
giuochi. 

BUTTlÀR, V. Bronfiare, Stronfiare. Bu- 
fonchiare. Borbottare. Pigolare 
Rammaricarsi, e precisamente si di- 
ce di coloro, che, ancorché abbiano 
assai , sempre si dolgono di aver 
poco. ' 

BU TTIÒN , n. m. ÓUNA . f. Pigolone. 
Da Buttiar. V. 

BUTTRlGA,n.f. Voce popol. Buzzo, vo- 
ce bassa, che vale Pancia. Onde im- 
pir la buttriga, dicesi popolar. Em' 
piere il buzzo. Aver pieno il buzzo. 

BUTTRIGON, n. m.Buzzotie, n.m.Che 
ha gran pancia. 

BUTTSEINA, n. f. e piii coraunem. Bui- 
tsein, n. m. Butlsèlla, n. f. Bòlt.-^ 



Botticella, Botildna, (eoWo cbia- 
80 ) dim. di Botte. Piccola botte. 

BUTTSÉLLA, n. f. Involucro , n. m. 
Al furmèintquand l'è in battei- 
la. — La spica del grano verde 

, quando è ancora nel suo involucro. 

BUTTZAR. Sbottotusggiare. Dire alcun 
motto centro a chicchessia. 

BUVINÉLL, n. m. imbuto, d. m. Pic- 
colo strumento di metallo fatto a 
campana, con un cannoncino in fon- 
do« che s' introduce nella bocca de' 
fiaschi per versarvi il liquore. 

BUZAxNCATA, n. f. Buccicata. Boccicor 
ta. Voce che significa Niente, o qua- 
si niente. 

N'in savéir una buzaneala. — 
Non ne saper buccicata, straccio, 
brano, bra/tidello, ec. modi popo- 
lari. . 

Buzaneata , vale anche Corbel- 
leria. 

BUZElNFI,add. Enfio. Enfiato. Gonfio, 
agg. 

BUZINFIÓN, n. m. ÓUNA , f. Basiofio- 
ne; n. m. Basoffia,n. f. Uomo o don- 
na soverchiamente grasso, e che 
mangia molte basoffie. 

BUZRÉTT, n. m. Owiciatto. Onnciàt- 
tolo. Omicciuolo. Ometto. Omèltolo. 

BOZZOLAI , n. m. Bozzolào, Ciambella 
di zuccherini. 

BVUDA, n. f. Bevuta. Bibita, n. f. Ti- 
rata nel bere. V. SbvazzamèinL 



C 



C 



• V. Lettra. 
CÀ volgarm.. accorc. da Casa,ìì. f. Ca- 
sale Cà accorc. ma questa è voce 
lasciata al volgo, e a'contadlni; tut- 
tavia si usa anche dai più civili in 
molte frasi, p. e. Om dacà — il/ax- 
saio. Uomo casalingo. — Donna 



da cà. — Massaia, Donna eata- 
Unga. 

Una eh d'cartòn (dal fr. Chàlem 
de carte). Si chiama cosi figurau o- 
na piccola casa, e per lo più di cam- 
pagna, molto ornata « ma fabbrica- 
ta poco solidamente. 



CA 16 

Vnpaèiipein d'cà. — Paege ac- 
casato, pien di case, o anche sein« 
plìcemeole foroito di case; come si 
direbbe PoMeiMonJ mfììcientemenr 
te accasale, o bene accasate. Pos- 
tetsìone riccamente (iccasata. (Non 
easamentate, come soglion dire gli 
agrimeosori). V. Fabbricar, 

Cà dèi diavel, — Casa del diav<h 
wto. Inferno; e figurai. Casardel dia- 
volo. Casa di fuoco. Casa maledetta. 

Estr itt-i-una càdèldiaoel. ^ Es- 
m,o Stare nel fuoco. * 

Laparnnacà dèi diavel. — È un 
romito. Un trambustio. Una con- 
fusione. 

Andar a cà dèi diavel calza e 
Vite. y. Andar. 

H sta a cà dèi diavel, figurai. Sta 
lontanissimo. 

Cà affitta. — Casa allogata, o 
appigionata. — Cà vuda. — Ca- 
sa spigionata. 

Cà mal sicura. — Casa cadevo- 
lf,^roccala. 

Cà peina de tùtt. •— Ella è una 
dogatM. Casa doviziosa. Essere in 
una casa come un mare. 
, A cà mi a s'fa aqusé. — Nel mio 
<t. la cosa sta con. Questo è il mio 
riioluto sentimento» volere. 

Stard'cà, o d'casa e d'buttèi- 
ga. — Stare a casa e bottega. Va- 
le dioiorare in luogo comodo , vi- 
cino. 

Tgnir la tèsta a cà. — Avere il 
cerwllo seco. Stare all'erta. Stare 
(icannabadata. Star con tuttal'ap- 
plicazione. 

Esser d' cà. — Esser di casa. Es- 
ter fanìifjliaìv , intrivseco. 

fari fati d* cà. — Far le masse- 
rizie della casa. 

Torr cà. — Prender casa. Cioè 
prenderìa a pigione per abilarla. 

ifetter su cà. — Aprir casa. 

Mucc' d'cà. — Ceppo di case. Ag- 
gregalo di molte case. 

Vnafila d'cà. — J^ilare, Fila, Fi- 
lafesstL, Riga di case. 

fttr del cà in-t-i lug , in-t-el pus- 



7 C^lD 

•tòn. — Aecasatx, Fabbricar case 
ne' poderi. 

Avvertesidl nuovo che i bologne- 
si civili dicono anche Casa in tul- 
le le frasi surriporlale. Tutu via , 
generalmenie . Casa prendesi per 
Casata o Famiglia distinta, dicen- 
dosi : La casa PvpoU , la casa Ben- 
tivoglio, che sono delle antichissi- 
me e primarie di Bologna : sebbene 
oggimai diasi questo titolo anche 
alle famiglie degli artefici. «^ Casa 
dicesi ancora « assolutamente, per 
Casa di tugozio , di commercio. 

CA> n. m. Cajtpa, o. m. La lettera K 
eh' è dell'alfabeto greco. 

'CABALA, n. f Cabala, u.f.— Fig. di- 
cesi anche per Baqgiro , n. m. 

CABALÒN. BAGGIRÀDÓUR. n. m. Ag- 
giratore. Gabbatore. Raggiratore, 
Frappalore. Busbaccoìie , n. m. 

CABABÉ, n. m. BAZIL. (dal fr. Caba- 
ret). Vassoio, n. m. Bacino di me- 
tallo quasi piatto , da porvi sopra , 
e portar da luogo a luogo le lazze 
col caffè e simili.^ 

Dicesi adesso anche Nappo. Man- 
dar un cabarè , un bazil d*dulzia- 

< ri a una parturièinta. — Mandare 
un vassoio o un nappo di dolci a 
una puerpera. 

'GABBIOLÉ, (dal fr. Cabriolet), n. m. 
Biroccio , n. m. 

CACCA, n. f. Cacca, n. f. Voce de'fan- 
ciulli. e delle balie parlando di co- 
se sudicie , e specialmente della 

• Merda. 

Éssr alla cacca. Prov. plebeo. Es- 
sere alla candela. La candela è al 
verde, vagliono Essere al lumicino, 
Essere vicino a spirare . o figur. A 
fallire. 

*Avèir dia cacca. — Mostrare su- 
perbia. Darsi dell* arie. 

CADAVER. n. m. (dal JaL Cadaver). 
Cadàvere e Cadàvero , n. m. Corpo 
umano morto. 

Dviìitar un cadaver. — Incada- 
verire. 

CADAVERIC, add. ^odaveroso , V. d. 
U. add. di Cadavere. Dicesi per lo 



CAD 



{»iii dell' odore , cioè simile a quel- 
, che tramandano i cadaveri. — 
Cadavèrico, add. è foce dell' uso 
comune , e dicesi per lo piìi del co- 
lore, che ha del cadavere. 

CADEIN, n. m. Catino, Bacino, n. m. 
Vaso di terra colta, di legno « oppur 
di rame, di forma rotonda, e assai 
cupo » che serve a molti usi dome- 
stici. 

*Cadein del cappéll del ci9. Absi- 
de, n. f. *- Mèzz cadein. Mezza a- 
bsìde. 

CADÉINA, n. f. Cateìia, n. f. Fila di 
anelli di metallo commessi . e inca- 
\alciati 1' uno nell'altro. Questa de- 

. finizione ci sembra pih generica di 
quella della Crusca , che dice Legar 

, me per lo più di ferro , fatto d* o- 
nelU commessi, e cottcalenati Tu- 
no coli* altro. 

Cadèina, ciav del fabbric. V. Ciav. 
Cadèina dia fuga, — Catena da 
fuoco, 

Cadèina di cvert. — Asticciuola. 
Trave maestra. Tirante. Prima cor- 
da Quel legno de' cavalietti delle 
tettoie,. che sta in fondo per piano. 

CADÈINT D'UN FIÙM. Cadente di un 
fiume , non è voce di Crusca. Si di- 
rà Declive, Declività , Pendenza , 
Pendìo , Inclinazione , e vagliono 
queste parole : La differenza di un 
termine sopra un altro, rapporto 
alla distanza orizzontale di essi. Ca- 
duta è la Differenza delle altezze di 
un termine sopra un altro , o sia la 
distanza dal centro comune de' gra- 
vi : In boi. Scazuda. 

•CADINÉLLA, n. f. Catinella, n. f. 
* Cadinèlla da lavar i piati, — Ca- 
tino grande,m cui si lavano le sto- 
viglie. 

CADlNfcEIN, CADINLÈTT, CADINÈTT. 
n. m. Catinetto, Catinuzzo, dim. di 
Calino.— Calinellelta, Calinellina, 
Catinelluzza , dim. di Catinella. 

CADNAZZ, D. m. (dagli ant. Cadenaz- 
zo). Catenaccio, Chiavistello, o. m. 
Pezzo di ferro piano o rotondo > in 
mezzo o all' un de' capi del quale 



168 CAD 

avvi un bottone o manubrio , che 
scorre entro due anelli di ferro con- 
fitti nella parte ferma dell' imposta, 
ed entra in uno o due anelli fitti 
nell'altra parte. •— Vieu dello Cale- 
naccio dalla Catena, perchè spes- 
sissimo in luogo di palo ci servia- 
mo di una catena , che ne la l' uf- 
fizio. 

Cadnazz alla genovèisa, o da ear- 
ièlla, — Paletto, Catenaccio di for- 
ma stiacciata a guisa di regolo, e ve 
ne ha di piìi sorte : dai boi. dicesì 
nel diminuì. Cadnazzol, come più 
piccolo. — Cadnazzol eùn la lastra 
d' fcrr. — Paletto con piastra. — 
Cadnazzol cun al gamàòn. — Pa- 
letto con gambo. -~ Cadnazzol cùn 
r anélla. — Paletto con campa- 
nella. — Cadnazzol cùn la staffa, 
e V arparélla, — Paletto colla staf- 
fa, e le punte. — Cadnazzol per la 
traversa, — Paletto a hxtverso. — 
Cadnazzol cùn al bitòn. ^-Paletto 
con pallino. — Cadnazzol cùn la 
susta, — Paletto a molla. Spezie di 
catenaccio collocato nella parte su- 
periore delle imposte, o delle inve- 
triate , dove la mano non può arri- 
vare, e che s'apre mediante au cor- 
done attaccato alla coda di esso. — 
Cadnazzol dóppi. — Paletto e pal- 
lino da aprirsi denttr) e fuori — 
Cadnazzol dia ciavadura. — Stan- 
ghetta. 

Metlr al cadnazz, — - IneatenaC' 
dare. 

Cavar al cadnazz. Dseadnazzar. 
•— Schiavacciare, 

Le parti del catenaccio sono: Ba- 
stone. — Anello (boi. Uccélf), in cui 
entra il bastone. — Maniglia (boi. 
Man' g).— Boncinello o Nasello (boi. 
Pulzòn). Ferro che messo nel baco 
dei manico del chiavistello riceve 
la stanghetta della iopp^.- Bocchet' 
ia (boi. Imbuccadura). Imboccatura 
in cui entra la punta del bastooe 
del catenaccio* 
CADNAZZOL. CADNAZZEIN, Q.1n. ChiOr 
vistellino. V. Cadnazz. 



GAG 



169 



CAG 



CtDNEmi. D. r. Cai0fdfM.Cafenmxa.^ 
Caleneih, D.f. Caieuino, d. m. dim.' 
dì Cateoa. Dieesi per lo piti a quel* 
t'Adorasmeoto d'argento, foggiato 
a catena , che<portano al collo le 
donne. ' 

CADNÉIL DU FUGA. V. Fuga. 

CADNÈLLA» D. f. CaieneUa. dim. di 
Catena. Per lo più dicesi aqneifOr- 
nalo fatto coli* ago sui vestimeDti , 
a ptisa di catena. — CadnéUm 4la 
brm. — Catenella , n. f. 

CADNÓCNA» n. f. Caienone, d. m. ac- 
cr. dì Cateoa. 

CAFFÉ. n.m. Caffè, n. re. Alberese 
frollo noto di esso . cbe ci perviene 
dall'Asia e dall' America. — Caffè 
chiamasi la bevanda , che si fii eolla 
decozione di esso frutto , dopo a- 
verlo abbronzato e polverizzato. — 
Cafe dieesi ptfr la bottega ove tale 
bevanda si vende. 

CAFFEAUS (dal tedesco Caffèe-haute). 
cioè Casa dove si beve il caffè. Cosi 
cbiamansi certi edifizi ne' giardini, 
ed altri luoghi di diporto, dove, do- 
po il pranzo, si suol prendere la be- 
vanda del caffè. 

CAFFTIB, n. m. Caffettiere, d. m. Co- 
ini cbe vende la bevanda del caffè. 
Voce dell'oso comune: quella di lin- 
gua è AcquaeedtaMo. 

CaDttra, n. f. Moglie di quello che 
vende il caffè. -*- Caffettiera è Quel 
wso dove si fa il caffè. V. Cugma. 

CAGADCBBl, n. m. (^acapensf eri , n. m. 
tao pensieroso o stitico, e che in 
ogDi cosa pone difficoltà. 

CAGaDURA, n. f. Cacatura, n. f. Escre- 
mento delle mosche « e di altri in- 
selli. 

Oaaaéura d'galleina, d'jHzzon, 

J^' Cacherello , u. m. 

CAGANELLA, n. f. Caeeherello, n. m. 
Sterco de' topi, delle lepri, dei co- 
nigli, delle pecore, e simili. 

^AGAR, V. Voce bassa. Andar dèi eorp. 
Far i iu Iriaogn, — Cacare, v. Anda r 
dtl corpo. Deporre il mperpuo pe- 
*ode<t>eyi/re. Mandar fuori gli escre- 
menti del cibo per la parte deretana. 



Cagarti btMU.'^ Cacar k cu* 
rtUeiU. 

Cagart'addoiM. f artici ietta, — 
Cacani eotto. 

Al cagar dèi fus, detto più puli- 
tamente Sbruzzar. V. 

'Cagar in àcola, ffg.Sfteflarr.lla» 
ni festa r cose segrete. 

CACARÈLLA, n. f. Caeaiuola. Cacata. 
Cacacciota, n. f. Voci che 1 boi. ci- 
vili esprimono piuttosto coi termi- 
ni di Uiiida, Fluii, Diarrè, Scurtir^' 
zia: e iu Ital. Uicita, Diarrèa, Soc' 
corretiza, Diaenteria, Mal di pon- 
di. Andata. 

Avèir el calzètt , et icarp a cagar 
rélla. — Scarpe o calze a cacatuo» 
(a, cioè Senza calzare, affibbiare o 
legare. Più pulitamente 1 boi. dico- 
no, in quanta alle calze. Atèir el 
calzètt a campanèlla, ed alle scar- 
pe , A pianta. V. Sca/pa. 

CAGHEiN , n. m. Favella, n. m. dieesi 
di Giovane orgogliose! to. Saccerttù 
no , Saocenluzzo , Filoiofino , Pre- 
iontuoio, Arrogantuccio, Arrogaìi* 
tello , Letterato. 

CAGNA, n. f. Cagna, n. f. Femmina 
del cane. 

Unir d'i aa a tèli d' cagna. — 
Indentare. Commettere, calettare, o 

. connettere due pezzi di asse per 
mezzo di denti, e intaccatura. V. Con. 

CA6MARA,n.f.PofvAerta. Corbelleria. 
oppure Azione Cagnesca. 

CAGNARI. n. f. Canatteria, n. f. Quan- 
tità di cani. 

CAGNATTIR, n. m. IRA,f. Carrattiere, 
n. m. Colui che custodisce i cani. 

CAGNAZZ , n. m. AZZA , f. Cagnaccio 
e Canaccio, m. Cagnaccia, f. pegg. 
di Cane. •— Cagnazzo, agg. vale Da 
cane, simile a cane. — Cagnaccio, 
agg. ad uomo, vale Crudele, Cru- 
delaccio. 

CAGNEIN , CAGNÉTT , CAGNOL , CA- 
GNULEIN, CAGNULÉTT , m. dim. di 
Can, e cosi i dim. di Cagna, f. Ca-» 
gnetto, Cagnino, Cagnoletto e Ca- 
gnuoletto, Cagnticcia, Cagnàccio' 
lo„ Cagnolino e CagnuoUno, CagnO' 

«7 



CAL 



t70 



CAL 



io e Cagnu^h, Canino, tatti dim. 
di Cane. — Cucio e Botolo sono pu- 
re presi per Cane piccolo. 

CAGNEZZ, n. m. Canile» n. m. Letto 
da cane. — Prendesi per ogni catti- 
vo letto. 

CAGNITA, n. f. Crudeltà. Angheria. 
Vessazione »• n. f. 

CAGON. V. Caghein. 

*CAGÓUNA, n. f. ProiuntuoM. Arrxh 
gantella. 

CAI AH » V. Cagliare, v. Cominciare ad 
aver paura dell' avversario, mancar 
d'animo. Star cheto per peritanza. 

— 'Vale anche Gridare. Schiamaz- 
zare, forse sincopato da Baccaiar. V. 

CAIEIN. (7uaio. Voce che mandano fuo- 
ri i cani per dolore. — Zigarcaiein. 

— Gumre. V. Vers. 

Caiein, n. p. m. dicono i boi. per 

. Voino avaro. Voce proveniente dal 
nome proprio Caino. 

*CAINAB, V. Guaire. Guaiolare, v. 

CAL, n. m. Calo, n. m. Diminazione. 
Minorazione. 

Cai del munèid. — Scanità dal 
giusto peso. 

CALA , n. f. Calata. Scesa. China. IH' 
scesa. V. Ralla. 

CALÀMAR, n. m. Calamaio, n. m. Va- 
setto ove tiensi l'inchiostro, e s'ìu- 
tigne la penna per iscrivere. — - Ca- 
lamar da bisacca. — Calamaio da 
tasca. — Bumbasù dèi calatnar. — 
Stracci. Sloppàccioli. 

Péss calamar. — Calamaio,iì.m. 
Calamaia , n. f. LolUgine , n. f. Tò- 
tano, n. m. Noto pesce di mare, di 
cui la femmina chiamasi SepfHa. 

Calamar di ucc'. — Occhiaia. Li- 
vi dorè sotto gli occhi. 

CALAMDUR (dal fr. Calembourg) n.m. 
Logogrifo. Specie di enimma. 

*CALAM£tTA, n. f Calamita; n. f. — 
Calamelta, fig. vale A ttraente. — L'è 
un om eh' al par eh' l*ava la cata- 
meita. — È uomo die sa attrarre. 

CALANC, n.m. Frana, Scogliera, n. 
f. — Calane, agg.che si dà ad uomo 
infermiccio; lo stesso che Calcari. V. 

'CALANCÀi n. f. Calancd. Sorte di tès- 



suto, ehe oggi dicesi anche CcAm- 
brich, ma di qualità inferiore. 

CALANT, add. Calante, Scarso, agg. di 
moneta, che non sia di giusto peso. 

CALAR , V. Catare , v. Mandar giii da 
alto in basso e con ritegno. — Tur- 
nar a calar. ^^ Ricalare. — Al brod 
è cala dal gran tmer. — - // brodo è 
scemato pel troppo boUire,— Calar 
una lesta. — Tarare. Ridurre al 
giusto il soverchio prezzo richiesto. 
-~ Al calar dia tèita, dèi pann. — 
Ai^n/rafv; sicché dicesl tela rien- 
trata quella che per l'umido si rac- 
corciò. -^ Al calar del munèid. — 
Scadére. •— Calar al vèinL — Ces- 
sar del vento. — Calar al murbein. 
— * Sbaldanzire. -^ Calar al scciop. 
— Spianare lo schioppo. — Calar 
d'prezi. — Rinviliare. Scendere, 
cioè diminuire di prezzo. 

CALASTRA,n«f. sing. e CALASTER, 
plur. Sedili delle botti. Que' soste- 
gni su de' quali esse posano. 

CALASTREIN. n. m. dim. d' Calastra. 
Picciolo sedile per le botti. — Dicesi 
per simil.ad uomo di gamt>e storte. 
Bilenco. Sbilenco. Schmit^escio. 

CALCA , FÓLLA , n. f. Calca. — Fotta. 
Folta, n. f. Moltitudine di gente. — 
A i era una calca o una folla eh' a 
n' si sré tratt un gran d'mei. — E- 
ravi tal folla che non vi sarebbe 
entrato un gratiel di panico. 

CALCATREPPA, n. f. Calcatreppa, Cai- 
catreppolo, n. m. e Calcatreppola, 
n. f. L' Eringio montano, erl>a nota. 

*C ALCOL, n. m. Calcolo, n. m. — Pie- 
tra Calcolo, T. med. 

'CALCOLAR, V. Calcolare, v. 

CALD , n. m. Caldo, n. m. Calore. — 
Cald, add. (7a/do, agg. -^ Una cas- 
sa ch'n'em fa né caldtiè frèdd. — 
Una cosa che non m' è né calda né 
fredda. Una cosa indifferente. 

'CALDA , n. f. Calda, n. f. 

Dars una calda. '^ Darsi un cal- 
do. Pigliare un caldo. Scaldarsi leg- 
germente. — Anche i boL dicooo, 
alla francese , Ciappar un' aria 
d'fug. 



ut 



171 



CAL 



CALDAN, n. m. TrtUtiecoh,» n. m. Ar- 
nese composto di alcuni légni in- 
curvati, che si mette sopra del fuo- 
co per soprapporvj a scaldar panni. 

CALDARA. CALDAREINA. CALDARI- 
NEIiX. CALDAftÓf^.CALDAUÒUNA. V. 
ì'gnaiL 

CALDÌfiA, u. f. Da alcuni dlcesi Seti- 
ficio, e Se/t/izio, da altri Filaloio. 
Filanda è il termine d'uso comune. 
Loogo dove si trae la seta da' boz- 
zoli. 

XALDIBAN» n. m. Tratture di ieta. 
Quegli che fa trarre la seta da' boz- 
zoli, e fiire le altre operazioni reÌA' 
Uvc — CiiWiroii, n. m. e CaUUrc^ 
na.n. f. Filatore: m. e Filatrice, f. 
di seta. Coìvi o Colei, che trae la 
KU da' bozzoli. Volgarmente dicesi 
piuttosto Scopatrice» perchè trae la 

seta colle scopette Vultareina. 

y Mindolatrice» Colei che. volta 
i'gaiadolQ, avvolgendovi il filo del- 
la seta, che si trae da' bozzoli. 

CALEND, D. f. plor. Calende. Di que- 
sta voce i boi. non usano per lo più, 
che nel seguente proverbio: Purtar 
ttna cotta cU calèìid grechi, — Por- 
Zar cAc che sia alle ealende greche. 
hriare alla lunga. Non finirla mai. 

CALEZEN, n. f. Fuliggine e Filiggine, 
0. f. Quella materia nera che il fa- 
DJo lascia sa pei cammini. — Fufja 
i^md'calezen.:— Cammiiw fiUg- 
gtmo fiiUqqiiialo. ^ Calìgine 
significa ìicbbia folla con Oscurila. 

^•^UO, add. Càlido , agg. Caldo. — 
Callido, agg. vale Astuto, Furbo, 
Sofloce. 

CAUMANA, àgg. di una qualità di me- 

pài ^A* calamagna, 
^AuSSON,n.m. Colascione. Calascio- 

ne, n. m, 

^ALL, n. m. Ca2to,n.m. Pelle indurita. 
- Pein d'calt. — Calloso. — Far 
(dicali -^Incallire. Fare il callo, 
Jfig Fare il callo, ilsopr* osso. A- 
DUuapsi. — Fronte incalUta. Dicesì 
"J chi non si muta di colore per 
Jimproveri avuti , o simili , che dai 
»ol direbbesi Mustazz d'impumld. 



I CAUUR, IL m. Tariffa, n. f. Pi<ezzo te- 
galmente stabilito sui commesUbi- 
li. — Far ai calinir alla tx>ba. •— 
Prezzare, Far la tariffa atte vetto- 
vaglie. 

'CALMl^C , n. m. Calmucco. PeUane. 
Sorte di panni la no. 

GALOSSA, n. f. Galoscia, n. f. Sopra- 
scarpa. 

CALOTTA, n. f. Berrettino, d. m. — 
Quel berrettino , che cuopre anche 
gii orecchi, ed è proprio special- 
menle del Papa, dicesi Catnàuro. 
•— Calotta dei ripetiziòn (Frauze- 
sismo degli oriuolai). Calotta. * 

CALÒUR , u. m. Calore , n. m. — - Ca- 
lòur, per BiscaUiamento. Quelle bol- 
licine minute e rosse, che vengono 
nella pelle per troppo calore. -—Ca- 
lòur d' feghet. Macchie rosse nei 
volto, che credonsi prodotte da al- 
terazione di fegato. 

Calòur. Dicesi anche figur. per 
Fervore. Veemenza, Parlar con ca- 
lore. Nel calor del discorso. Nel ca- 
lor della mischia. Cosa fatta con ca- 
lore. 

CALQUEL, n. f. sing. e fiHnr^ Calcola, 
n. f. sing. e Calcole, phir. Certi re- 
goli verticali , appiccati con funi- 
celle ai lìcci del telaio, corrispon- 
denti ad altri regoli orizzontali pog- 
gianti in terra , in sui quali il tessi- 
tore tiene i piedi, e, calcando or l'u- 
no or r altro , alza ed abbassa le li- 
la, che passano per essi licci, affin- 
chè possa passarvi la spuola. 

CALSÉLLA, n. f. (dal latino Callis, e 
come si dicesse CalUcella). Scrimi- 
natura, n. f. Quel solco in' sulla le- 
sta , onde in due parti dividoosi I 
capelli. 

XALÙCC, n.m. plur. Usca, n. f. sing. 

CALUIU, n. f. Caldezza, n. f. — Ca- 
lura, per la forza del sole. Calura, 
Caldura, ed è ciò che i boi. dicono 
Stioss. 

CALURÉTT, n. m. dim. di Calòur.^ 
CatotiAccio. Calduccio. Caldicciuo- 
iQt n. m. — - 'Calurètt, dicono pu- 
re i boi. quelle piccole bollicelle o 



GAL 



172 



CAC 



maochlttue prodotte da legge» e- 
razione cutanea. 

CALV, add. Calvo, agg. di persona o 
di capo senza capelli. — Far doin- 
tarcalv.^^ CalvarcDecalvare. Far 
calvo.— Dointar calo»^^ Calvarsi, 
Incalvare e Incalvire. Divenir cal- 
vo. Quindi per simiiit. dicesi degli 
alberi Scalvar. V. 

CALVARI, D. m. Calvario, d. m. Monti- 
ceilo ove sia piantata una croce.— 
Per metafora dicono i 1h>I. Cai* 
vari ad uomo o donna. Infermic- 
cio, Malaticcio, Valetudinario , Ma- 
lescio. 

CAI^, n. m. Calcio, n. m. Percossa 
che si dà coi piede.— Tirar di calz. 
— Calcitrare. Calcitrante , Calci' 
iroso. Che tira calci. — CalcitraziO' 
ne. Il tirar calci. — Ogni calz para 
o spenz innanz. — (jigni prun fa 
siepe. Vale che si dee tener conto 
d' ogni minimo clie -r- Trar di calz 
all'aria. Opporsi indarno. Pei boi. 
vale anche Essere impiccato. 

*CALZA , voce bassa. Jlfato azione. 

CALZADUR, n. m. Calzatoia, n. f. e 
comunemente Calzatoio, n. m. Stri- 
scia di pelle di cui servonsi i ea Iso- 
lai per calzar le scarpe quando so- 
no nuove. 

CALZAR , V. Calcitrare , v. Trar calci. 

CALZEDREIN DALL' AQUA SANTA. Sec- 
cMoUna , n. f. 

CALZÉIDER (dalle due parole greche 
CluUkos, rame» e Hydor, acqua), 
n. m. Secchia di rame. Vaso di ra- 
me della forma di un calderotto , 
che serve ad attinger acqua. V. Caz- 
zarola. 

CALZEINA. n. f. Calce , Calcina , n. f. 
Pietra cotta e calcinata per via di 
fuoco in fornace, che serve a col le- 
gar pietre e sassi negli edilìzi, pren- 
dendo il nome di Calctstruzzo. — 
Àsmurzar la calzeina. — Spegnere 
la calce. — Far la calzeina. — In- 
tridere la calce. — Calzeina eh'fiu- 
réss, ch'irà fora al calzinétl. — 
Calcina che sbulletta. — Fiòur 
é^ calzeina asmurzà. -^ GrasHllo, 



— Inealeénare e InealdwÈHtm. V. 
Arlntccadùra. 

CALZÉTTA , D. f. Calza , Calzetta, n. f. 

— Calzati fatH cùn i fir. — Calzet- 
te ad ago. — Calzétta a ilarol, — 
Calze a telaio. — Metters'o Avèir el 
calzètl.^- Calzarsi od Essere calzai 
to. — Tirars' su et calzèli. — Ti*- 
rani le calzette. E flgurat. Portare 
i polli. Arruffar!!. Arruffianare. Aìh- 
dar di portante , che con altra fra- 
se i boi. dicono Far lùm. — Calzét- 
ta a mèzza gamba. Calzttein. — 
Calzareito, Borzacchino. ^ Calzét- 
ta curia. — Culzino. — Calzétta 
féssa o dora. — Calza a mafflie 
serrate o a mofftie rade» -^ Avèir el 
coUzètt a campanèlla. — Aver le 
calze a cacaiuola. •— Accumdar el 
calzèii. — > Rassettare le calze. — 
Tirar su un pùnt in t'una calzet- 
ta. — Ripigliare una maglia. — fi- 
nir sa una curlira. — Ripigliare 
Wìa maglia scappata. 

Le parti della C<Uza sono le se- 
guenti : 

Pùnt. Maglia. — Pànt a drètt. 
MagHe andanti. -^ Punt aroers o 
Arversein. MagHe rovescie o Bave- 
SCini. — Tòurel {óonrebbe dirsi Tòu- 
ren). Giro intero di maglie. — Bmc'» 
cadein. Due giri di maglie. — Cut- 
dura. Costura. Quella fila dì maglie 
rovescie a tutta lunghezza posterior- 
mente alla calza. — Staffa. Cógno. 
Quella parte dove le maglie andanti 
si dividono , alle noci del piede. — 
Seaiòn. Ornamento , anche ricama- 
to, che si fa su del cogno, e die 
dalla forma dicesi Mandorla , Flo' 
re ec. {Seaiòn a mandla elz.) — 6a- 
rélt. Calcagno. — Pedlite , n. m. e 
Soletta, n. f. — Far el staff' al cai- 
zèli. Rimpedulare. 

CALZINAROL, n. m. Quel die vende la 
calcina. 

CALZINAZZ, n. m. Calcinaccio, n. m. 
E per simiiit. Calzinazz^ di deint. 
Calcinaccio dei denti. Tàrtaro. 

GALZTTAR, n. m. ARA» f. Calzettaio, 
n/in. Calzettaia, f. CtUxaiuoio, o. 



CAM 



ili 



CAÌff 



m. *-• Chi noeGiieto le calzette di- 
cesi eoo T. dell' U. Cùneiacaltettc. 
CALZTAZZA, n f. Calzaeeia, D.f.f egg. 

di Calza. 

GALZULAR, n. m. Calzolaio. Caltolar 
ro,n.m. Colui che fa le calnitare , 
come scarpe, stivali e simili. 

CALZULARt. D. f. plur. Calzoleria, n. 
f. Luogo dove fennosl le scarpe. 

'CAMARÀ, n. f. Camerata, n. f. Dicesi 
perle più qael Locale ove insieme 
siadiUKiDo i collegiali d'una stessa 
classe. 

CiMARADA, n. m. Camerata, n. m. 
Compagno che abita e mangia In* 
sieiDe, esteso anche a Compagno 
Cmpatfno indMsiMle. — Commù 
Utone dtcesi il compagno nella mi- 
lizia, e per similit. Compagno nei 
pericoli e nelle sventure. 

CAMARIR, n. ro. V. Servitòur, ' 

CAMARIRA.n.f.V. Serua. 

C4MARÒN DI A6RÙM. Stanzone degli 
agntmi — Aranciera (dal fr. Oran» 
0w>). Voce dell'uso. 

CAMBESTA.n. ro. (dal fr. Camhiste). 
Cambiatore di monete. -^ Cambi' 
ita yale Colui che dà o piglia dana- 
ro a cambio. 

CAMBI e SCAMBI» n. m. Cambio.Seam- 
^mento. Seamldo, n. m. — X!ambi 
^Imunèid. Cambio delle monete. 

— /n cambi. Invece. In cambio. — 
Omla è la seconda d' cambi. Que- 
sta è la ieeonda. Cioè Questa è si- 
mile all'altra che m'hai fatta: e di- 
cesi sempre in mala parte. — 'Cam- 
hi. Cambio. Colui che entra nelle 
milizie in sostituzione di un altro. 

CAMELL.np. m. LLA, f. Cammillo , 

Wo , np. 
CAMÉLL, n. m. LLA , f. Cammello, w. 

e Cammella, f. Qnadrupede noto. 

— Il cammello a due gobbe chia- 
masi Dromedario. 

J*™, n. m. Cammèo, n. m. 

CAMER, n. m. (Da Camera). Cesso. De- 
ntro. Luoffo comune. Privato. Ne- 
ccsjorio.— Cacatoio^ voce del vol- 
go. — tn alcuni luoghi d' Italia di- 
<*si ancora Comodità. — Anche i 



boi. plta colti banno le voei Comitod. 
tug comod. Lug cmùn. Netessari, 
e con voce latina Licet o iizet-^ÌA 
voce Cagadur è aflfiitto plebea.'— 
Camarein dèi cttmer. Camerotto da 
destro. Cameretta. -» Alcuni iinpie- 
gano sovente Latrina per Cesso. Y. 
Ciaoga. 
CAMISÀ. n. f. Camicia, n. f — Le par> 
ti della camicia sono: Corp dia ca« 
misa. Corpo della camicia, — Fès- 
sa dia camisa da om. Sparato. — 
Scalv da coli dia camfsa da donna. 
Scottatura. — Fèssa delman'g. SpO" 
rato delle maniche, — > Sulein da 
eoli. Goletta. Collaretto. — Sutein 
del man'g. Orlo. Solino. — Spol- 
lazz. Spalletta. — Partirà. Gala, 
Lattuga. — Cada. Gherone. — Pa^ 
tata, Pafaiola. Falda, Lembo. 

Metters'la camisa. Incamiciarsi, 
-^ Cavars'la camisa. Scamiciarsi, 
— Sèinza camisa. Scamiciato. — 
Metters'o Èsser in man'g d' carni' 
sa. Spogliarsi in farsetto. Essere in 
camiciuola. — Arbaltar o Ar9ultar 
el man'g dia camisa. Rimboccar le 
maniche. — Éssr in bùst d'camisa. 
Essere in camicione. Spogliarsi in 
camicione 

Ona donna eh' fa el camis. Co- 
miciarà, e meglio Camiciaia. 

'Mettr in camisa, fig. (dal fr. Met' 
tre en chemise). Bovinare, Manda- 
re in rovina. 

Nassr in camisa, o cùn la carni» 
sa. Nascer vestito. Quando il feto 
viene alla luce involto nella secon- 
da. Quindi è venuto il prov. Nascer 
vestito , Esser nato vestito , allu- 
dendosi a chi è fortunato. Anche 
nel dialetto boi. dicesi Nassr in ca- 
misa , Nasser vslé in questo si- 
gnificato. 

Al prém più la camisa eh*» n*fa 
alzibòn. — Stringe più la camicia 
che la gonnella. Più vicino è ildeìjr 
te che nessun parente. 

Èsser cui e camisa. V. Cui. 

La camisa n'i tócca al cui. Mod. 



bas. La camicia non tocca il eutò a 



CAM 



174 



CAM 



uno, dicesi in med.lMt..Qaando per 
troppa allegrezza , dandone sover- 
chia dimostrazione, uno si rende ri- 
dicolo. 

Cavar infsin la camisa a un. — 
Trarre il (il della camicia. Dicesì 
dell' indurre chicchessia al proprio 
desiderio. 

Perder infein la camisa. — Far 
a perder eolle tasche rotte o vuote. 

Avèir una camisa addoss e l'al- 
tra al foss, vale Avere due sole ca- 
micie. Esser brullo. 

Armetlri infein la camisa. — Iai- 
sciarvi le polpe e le ossa. Rovinar- 
si interamente. 

Avèir la camisa merda» o sporca, 
prò V. della plebe. Chi ha codadi par 
glia ha sempre paura che il fito- 
co non l'arda. Non essere leale , o 
netta farina. Non essere farina 
da cialde. Essere in difetto. Aver 
la coscienza macchiala o calte- 
rita. 

Al vai piùincù un par d'man'ij, 
cJi^ dman una camisa. — Mefflió è 
fringuello in man, che tordo in 
fiasca. 

Chi filò ave una camisa, e chi 
n'filò n'avé dm. — Uno leva o sco- 
va la lepre, ^ un altro la piqlia. 
Vno fa i miracoli, e un altro ha le 
candele. 

Avèir la camisa nètta. — Aver 
nette le manico la coscienza netta. 

Chi ha la camisa sporca s' la nét- 
ta. — Chi è imbrattato si netti. Chi 
ha mangiato i barcelU spazzi i gu- 
sci. Ognun dal canto suo cura si 
prenda. 

Mudar s' d' camisa, flgurat. Bi- 
uscire dal guscio. Mutar costume, e 
darsi allo spirito. 

Ji l se dspuiarev* in camisa perlù. 
— Sbracarsi. Sforzarsi. Far ogni 
possa per alcuno. 

A s'i sturzré la camisa. — La 
camicia gli sarebbe torta. Dicesi di 
persona assai sudata. 

la camisa di bigatt da sètda. — 
Spoglia Scoglia. Quella pelle del- 



la quale si spogliano i bachi filO' 
gellijebiscie^^ec 

Camisa dèi pòzz. ( dal fr. Chemù 
se). Incamiciatura. Quella iocoltd- 
lata di mattoni interna ed adereou 
al terreno di apertura circolare 
che forma il pozzo> per sostenere la 
terra. 

Camisa d' zèss , d' cakeina , e<L 
Incamiciatura in gesso, in col- 
ce ec 

CAMISOLA, CAMiSULElN. V. Curpètt. 

CANLOTT, n. m. (dal fr. Cameiot). 
CiambeUoUo , Cambelloflo. 

CAMMEIN« per Cammino dove si fa ìi 
fuoco , è voce che si seute nelle so- 
le bocche delicate; la parola bolo- 
gnese è Fuga, V. — - Cammein dai 
boi. viene detto anche Un ristntlo 
abituro con cammino ad uso par- 
ticoUirmenle de' giornalieri, prvo- 
dendo la parte pel tutto. — Cam- 
mein non si dice per Strd. V. 

CAMMINAB , V. Il vocabolo boi. è qua- 
si sempre preso per Correre; Cani- 
minar forte; Cammitiar rapido. 
Camminare semplic. vale Andare. 
Y. Andar e Correr. 

A san cammina alla bisaeca»per 
sintir s' i m' ìuin purtd vi al fa:- 
zulètt. — Con la maìw corsi subito 
alla saccoccia a sentire sem'actan 
rubalo il fazzoletto, 

CAMMINAROL, n. m. Fumaiuolo. Fti- 
maialo. Torraiuolo. Quella parUi 
della gola del cammino che rimane 
fuori del tetto.— Aòcca, ed ora con 
voce moderna Torretta è V ullinw 
parte onde esce immediatameote il 
fumo. — Bus dèi camminaroL — 
Fori del torraiu>olo. 

Fumar al camminarol, meUf- 
Fumare il fumaiuolo della testa. 

CANOSSA, n. f. Camoscio, n. m. Pel- 
le concia della capra salvalica. 

Camozza , chiamasi propriameo; 
te la Capra salvatica. Il maschio è 
detto Camoscio e Stambecco. 

CAMP , n. m. Campo, n. m. Da Campo 
provengono gli aggiunti Campestri' 
Che attiene a campo» oppure Sai- 



CAV 



na 



CAM 



valico. Campagnuolo, Caimpaikioio, 
Campereecio o Camporeccio; Che 
apparlieneacampo.Aoitócc'd'cofnp. 

— Radieehi camporeeci. — Camp 
da pastura. -^Canmo eompascuo. 

— (^amp tumnà d'fava. — Campo 
iaibiadato. — ^atnp di sti^. — 
Campo. — Melttrt* in camp. — ilo 
campani. — Livar$*dal camp, — 
decampare. 

Camp di quader» — Campo. — 
Cainpt>ie,ciicesi mettere la tiuta nel 
campo. 

^omp dt 6tt. É nna strada o piaz- 
za io lk)logDa , cosi delta forse per 
essere slato aDtìcamente 11 luogo 
d'accampameoto de' Galli Boi. 

CANPACCIAR . T. CampaccMam. V. 
dell'oso. VivaccMaf^. Campar con 
disagio. Campar refe refe. 

WGNATA, n. f. Gita in campa- 
9iia. Campagnata. Voce dell' uso. 

CiUPAGNOL . n. m. LA . f. Campa- 
smlo, m.la.t. Persona che abita 
ù campagna. 1 boi. dicono Campa- 
ssi ai Lavoratore del campo ; e 
cioè Colai che attende sempre a la- 
vorare il terreno , ed a coltivare le 
piante, senza aver cura de'l)estia- 
^i. della condotta delle derrate . e 
d'altre cose proprie del cosi detto 
Jfc, boi. BUric. V. Cuntadein. 

^^IPAGNOL. Campagnuolo , add. DI 
<^inpagna , Appartenente a campa- 
gna V. Camp. 

^*PANA, n. f. Campana, n. f. Stru- 
loentodi metallo fatto a guisa di 
>aso arrovesciato, il quale, con uni 
'l^^^giio di ferro sospesovi entro , 
SI suona a diversi eè?tti , come a 
<^dQDare il popolo e i magistrati, a 
<i°ire i divini uffici , e sirdili cose. 
^nar el campan'. V. Sunar. - 
^ifòjjina far suttar el eampdn'. 
"^^Uognafar campanotic, Dicesi 
jioandouno, solito a far sempre ma- 
'e> ila fatto una cosa una volta, che 
sUlìene. 

^ parli della campana sono; Te- 
f^o Testa (boi. Tstd). Il piano 
^<:ia campana da cui pende il bai- 



tagtio. — Bordo. V estremili o or« 
lo dove percuote il battaglio (boi. 
Urèll).^ Fasce, FoicetU, Confo- 
ni e Comicetle. — AneUo, Catticet- 
lo « coi è appeso il bitlaglio (boi. 
Aneli).'— Trecce. 1 manichi della 
campana (boi. Crèin').'^ Ceppo, 
Mozzo, Mozzatura, Cicogna. L' ar- 
matura del legname cui sono sospe- 
se le trecce (boi. Àrmadura). «— 
Baltaglio. Quel ferro mobile attac- 
cato dentro nella campana , che, 
quando è mossa, battendo in essa, 
la fa sonare (boi. Ita f/ofc').-— (Cruc- 
cia del battaglio. Quella parte per 
cui è attaccalo. 

Campana dia fuga. -— Campana 
e Cappa del Cammino. 

'CAMPANAR, n. m. Campanaio, n. m. 
Suonator di campane.— Dicesi pa- 
re per simil. ai sordi. 

CAMPANEIiN, n. m. CAMPANEINA. f. 
Campanella e Campanello, Cam" 
panuzza e Campanuzzo. Campa- 
fletta. 

Campanein.'^ Convòloolo. Pian- 
ta scadente, che dicesi ancora Vi- 
lucchio. ( boi. Vlùcc' ). 

CAMPANÉLL* n. m. ÉLLA, n. f. DEL 
PEGUER , DEL CAVER. Campanac- 
cto. Campanello fatto di lama di fer- 
ro : mettesi al collo della bestia • 
che guida l' armento , e il gregge. 

CAMPANLEIN , n. m. CampaneUino, 
dim. di Campanello. 

CAMPANÓUNA. n. f. Campanone, n. m. 

CAMPAR, VIVER, v. Vivere e Campa- 
re, Fra questi due verbi vi è la dif- 
ferenza, che i boi. usano rare volte 
Ftver, e nella ling. ital. qdasi mai 
s* usa Campare , e questo verbo si 
adopera in significato di Scam- 
pare. 

Campar del sòu fadig. — .Gua* 
dagnar la vita. Vioere delle brac- 
cia, o delle proprie braccia. 
Campar mal, V. Campacciar. 

CAMPÉTT. Campicello, Camperello, 
Campicciuolo , CampiteUo, e con 
voce di regola si potrà ancora dire 
Campetto. 



CAN 



176 



CAN 



QkWÈZ, n. m. Can^ggio o Ugno di 
. Campeggio, 

CAMPlòN, 0. m. Campione. Qoel libro 
ìd cui sono registrati i beni dei 
possidenti » ed anche ie piimte dei 
beni stabili. 

Campiòn del tas$.-^ GraduazUh 

ne de' contribuenti ad una tassa. 

Campiòn, Mòsifxi. — Campione, 

Scampolo, porzione di checché sia. 

Mostra per far conoscere la qualità 

. della mercanzia. 

Campione detto ad uomo » Tale 
Etve , Uom prode. U fem. è Cam- 
pionessa, 
CAN, n. m. CAGNA , n, f. Cane e Can 
per sincope, n. m. e Cagna, n. f. 
la femmina dei cane. 

Can brace, (dal tedesco Brack). 

<-* Bracco aggiunto di una specie 

di cane da lun$(he orecchie , per lo 

. più da caccia di uccelli. — • YeUro , 

dicesi generalm. al cane da caccia 

• per la presa dei lepri , che i Ik)I. 
dicono Can Uvriry o da./iws.— 

> Mastino, Can mastein o da bear. 
— * Barbone. Can barbòn. — ìiujfo' 
Uno. Can pùmer, o semplicemente 
Pumarein,— Can da caccia, Can 
da cazza. 
N' i èsser nianc un con. — Non 
. essenH, Non rimanenn né can, né 
gatta. 

Tùtt i can mèinen o scòssen la 
co , tùtt i minciòn volen dir la so. 
— Ogni cencio vuol entrar in bur 
caio. 

Castiga la cagna eh' al can sta- 
rà a cà,'^ Chi non mtol la festa 
levi l' alloro. 

Far un rudlein cmod fa al cem. 
^^ Fare un chiocciolino , come fa 
il cane raggruppandosi per dar- 

• mire, 

Can en magna d' can. — Corvi 
con corvi non si cavan gli occhi. 
Lupo non mangia lupo. Il lupo 
mangia ogni carne, e lecca la sua. 
Tra furbo e furbo non si camuffa. 

Lunga la co al mi can. Lo stes- 
so che l'altro proverbio: Campa 



caoaU che V erba erèss. Y. Cavali 
— Menar il can per V aia, è pro- 
verbio che indica Favellate disor 
dinatamenteeconfusameote, sen- 
za venire a capo di coDclosione 
alcuna. 

N' dsdari can, eh' dormen. '- 
Non istuzzicare il can che dorme. 
Non istuzzicare il vespaio , il for- 
micaio. Alla pignatta che ùolù U 
mosche non si approssimano. 

Da can.'^Cagtteseo e Cctgnazzo, 

Far una cosa da can. — Far 
che che sia abborraedalamente. 
Acciabattar che che sia. 

Far una fadiga o una vetta da 
can. -^Durare una fatica da cani, 
vale Durar fatica grandissima. 

Star da-can, -» Star male. 

Èsser come can e gatt. "^ Esse' 
re , o stare amici come cani e gal" 
ti. Stare come eapre e coltellacci. 

Far finèzz al can pr al padron, 
•— Chi ama me , ama il mio eatie. 

*Can dèi scciop. — Cane o Gril- 
letto del fucile, dell'archibugio,ec. 
CAN Al A. V. Mannaia, 
CANAL, n. m. Canale, e per sinc. 
Canal, n. m. Luogo dove corre 
acqua regolata ad arte. 

Canal mwéU, — - Qaaaie, Fos- 
so navigabite , navigaféte , navi- 
glio. 

Canal figurat. Savèir una cassa 
da un bòn canal per Jfezj^o . Via. 
( Dal fr. Canal fig. ) Saper chic 
rhessia di buon luogo , di buona 
fonte, 

Letssar andar una eossa pr al 
so canal. •— Lasciare andar pei 
suo cammino . o per lo gran carn- 
mino. Lasciar procedere 1' aliare 
come dee naturalmente. 
CANALÉTT, CANALEIN, n. m. Cana- 
letto, CancMno. 

Canalèlt d' aqua, — froacta o 
Stroscia. Riga che fanno i liquidi 
correndo per che che sia. 
CANALÈTTA. CANALEIN A, D. f. Ca- 
naletèo , Canalino , n. m. dim. di 
Canale. 



OAN 



177 



CAS 



CANAfI»:fN. SCRANLEIN. PredelU- 
no,n.m,ePredeiUHa, u, f. iVe- 
delielio, D. m. 

CANAPÉ, 0. m. (pron. 1* É come A). 
Campè\ D. m. Fniiiieslfimo deU 
r uso. Sorta di lellicciaolo ad oso 
anche di sedere piU persone. 

CANAREIN, D. m. Canarino , o PoMe- 
ro di Coriària. 

ematina, n, t Pà$sera delia 
Canàrìa, 

CAMi (piar.) BLA CAN'VA. U$ea, 
n.f> Quella materia legnosa» che 
cade dalla canapa allorquando si 

^ maciulla. V. Caluec'. 

*C|;NAR0L, n. m. Marzaiuola, n. f. 
Sorte di augello. 

'CAACIiER, D. m. Cancro e CanchC" 
n).Q. m. Canchtfr, figur. dicesi di 
Uomo pieno di malanni; ed anche 
P«r Alarissimo, 

UNCRENA. n. f. Cancrena, o Can- 
anm, n. f. 

CANO, fianco, agg. Voce pochissimo 
osala dai bolognesi, d|e adoperano 
sempre Bianc. 

Cand jcanda, — • CandidisHmo, 
Bianco in supremo grado. 

CaNDEIla, n. f. Candela, n. f. — Ac- 
cu/ars. Far tondo il colo della can- 
dela di cera. 

CIUIhi magna el candèil lein 
cmristupein. Prov. has. Se hai 
ingioia la candela, smaUlirai lo 

'Candèila, chiamano i bolognesi 
quediaccioni^ che pendono dai tet- 
ti per gelo al liquefar delle nevi. 
V. Zlòn. 

'L' hala catìdèila al na$, fig. 
, ,f fjli piove dal naso il moccio, 
UNDELABER, n. ,m. Candelabro, 

Q-Di. Sorte di candelliere, capace 

a portar pili candele. 
CANDLEINA . n. f, Candelelta, Caìlde- 
f^jl^'Candeluzza. 
CANDLÈT (Pr. CAiNDLAT), n. m. Co- 

Inietto, a. m. BttJx^, f. Fèretro, n. m. 
^ANDLIR,n.m. Candelliere, n. m. 

Arnese di metallo o di legno dove 

SI Oceano le candele» per tenerle vi 



•coese. Pochi scrivono questi voce 
con due < , ed in vero essendo pro- 
veniente da Candela, che si scrive 
con una sola l,dovrebl>e pure scri- 
versi Candeliere con semplice L 

Le parli del Candelliere sono: Al 
piati, o al pé, — Pianta o Piede, 

— Culòuna, — Fu»o, Il fasto delta 
colonnetta. — Canno. — Bùcciuo- 
lo. Quella specie di canmi nella 
quale si ficca la candela. -^ Sck- 
dlein, ^ PiaUello, 

CANDLiRÒN, n. m. Candelabro, n. m. 
CandelHere grand/e, 

CANDLOTT, n. m. Candelotto, n. m. 
. Candlott per simil. V. Zlòn. 

CAiNÈSTEH, n. m. slng. BA, f. e CANI^ 
ST£H, plur. (dal Lat Canister). Non 
è voce del tutto boi. V. Panir, 

CÀNFOBA, n. f. Cànfora, n. f. Gom- 
ma-resina che suda da una specie 
di lauro. 
Erba canfora, V. Erba, 

CANNA , n. f. Canna, Pianta nota. 
Metter su in-t'Cl cann. Incannar. 

— Incannare, Avvolgere su le 
canne. 

Tirar zò dal cann, — Scannare, 
Levar d' in su la canna. 

Vòus d* canna féssa, — Voce 
di canna fessa. Voce esile , ma strì- 
dente. 

Oo d' canna. V Ov. 

Cannòn dia canna.— Bocciuolo, 
e con voce scientifica Intemodio, 
Lo spazio d' una canna fra i due 
nodi. 

Sii pein d' cann, un cannèid, 

— Luogo cannoso, Xlanneto,n: m. 
Far una srraia d* cann, — /n- 

cannueciare, v. /ncanntccAtola . 
n. f. 

Canna dèi pòzz. -* Condotto del 
pozzo. 

Canna dia foga. •— Gola del 
cammino. Quella parte che si prett<- 
de dalla capanna, e va sino alla 
torre' ti del cammino, passando per 
le stanze, e pel tetto della casa. 

Canna dèi camer. — Cannone , 
Doccione di un privato, 

18 



CAN 



178 



CA5 



Canna dia péppa. — Cannella, 
• Tuòo della pipa. 

Cannadla ciav. — Fusto o Canna. 

£7ttnna dèi vandlir. — Fuso, 

Cann vnhster d' un mutai, — 
Stecche te prìacipati bacchette di 
un ventaglio. 

Cann pzneini del cintai, — Bac' 
che ite. ■ 
CANN ARÉLLA , CANNÈLLA , n. f. Can- 
nuccia e Cannucce piar, diconsi 
più comunem. le canne palustri. 
Canna <U palude. Spàzzola di pa- 
lutie, perchè la pannocchia serve 
. per far le spàzzole. 
•CANNARt. n. m. plur. V Canari, 
CANNEID, n. m. Canneto, n. m. Luo- 
go dove soH pianiate le canne. 
CANNÈLLA, n. f. (Pr. CANÀLA). Can- 
nella , n. f. Legno bucato a guisa 
di bocciuol di canna , per io quale 
8* attigue il vino della botte. 

Uròir la cannèlla. — Ingannar 
la cannella. Dicevi quel turare in 
parie il foro interiore fasciandolo 
con Istoppa, perché getti più piano. 

Cannèlla dall' apis. Natila- 
toio. Toccalapis 

Cannèlla da tèsser. •'- Cannelli 
e Cannellini, n. m. plur. 

Far el cannell. — Accannellare, 
Far i cannelli. Incannare. 

Far el cannéti — Tornire , par- 
landosi di gatti, nell'uso, s'ad- 
opera neutra Im. e s' intende Quel 
roofare che fanno talvolta, perchè 
è simile a quel remore , che fa il 
tornio quando gira. 

Cannèlla, Cannèlla regeina. — 
Cannella, Cannella regina. Cinna- 
momo, Cènnatno. Seconda cortec- 
cia d' un albero, che cresce princi- 
palmente neir isola di Ceylan in 
Asia. 

Erba cannèlla. V. Erba. 
CANNÉTTA, CANNUCCIA, CANNEI- 

NA. Cannuccia, Cannuccina. 
CANNÒN , n. m. Cannone, u. m. Stru- 
mento bèllico cilindrico gettato in 
bronzo , od in ferro , che serve a 
lanciare proietto di palla. 



Le parti distinte del cannone s 
no le seguenti : — Boera del va 
none. Ln larghezza dell' apertu 
del pezzo. — Gioia. L' estremi 
del cannone verso la bocca. — \ 
tata. 1^ parte esterna degli ore 
chioni sino alla bocca. — Collo 
Collare. La parte più sottile. 
Bottone. La parte alt ima verso 
culatta. — Culatta. La parte der 
tana opposta alla bocca. .— Mai 
glie. Due specie di anelli posti v« 
so gli orecchioni dalla parte del 
culatta. — Orec hioni. Parli ton< 
e sporte in fuori , le quagli sertoi 
a sostenerlo. — Focone. — Conii 
glia. — Gratw del focone, li gr 
nellino di rame posto nel fuco» 
perchè resista più air azione d 
fuoco, e non s' allarghi oltre 
dovere. — Anima del cannone. \ 
vuoto interno del pezzo. — rumi 
ra. Quella parte che sì fa nel vao^ 
più stretta vicino ai fondo , e do^ 
si pone la parica. 

Il Cannone ebbe diversi nomi p( 
distinguerne le varie s{>ezie, coni 
Sagro, Sagi^Uo, Falconetto, S» 
Tiglio, Drago, Draghetlo, Dragh 
pazzo. Serpente, Colubrina, e 
altri. Si distinguono ora dal pes 
delle palle, che cacciano, e f>er 
si chiama Cannone di quattro que 
lo che porta quattro libbre di pa 
la, e cosi ài sei, ài otto, di dodiri 
di sedici, di ventiquattro, di tnt 
tadue, e di quarant' otto. 

Catinòn da stianta. — Pezzo A 
settanta, detto per esagerazione 
Pezzo che porta una pcJta di lei 
tanta libbre: che figurai, applicai 
ad uomo, Yale X^omo di vaglia, é 
gran valore. 

Cannòn d'iègn, d'piòtnb, d'rH 
der, etz. termine generico. Canno 
ne, ma meglio Tubo di piombo, d 
vetro, ecc. 

Camion da metlri el pènn. - 

Pennaiuolo. 

Camion dèi mants. — Bucolare. Caih 

none che ha ou girello di ferro boi* 



CAJf 



179 



CAN 



lìto H qinle dà il vento, che vien 
dal mauike al faooo dellfi fucina. 

Camion dia pènna, — Cannone 
della penna. Alb. 

Cannòn da suppiar in^t-al fug, 
— Soffione. Canna traforata da sof- 
fiar sai tìioeo. 

Cannòn d' latta pr' el dòzz. — 
Doccione serrato di latta. 

Cannòn sèimpi. — Doccione set^ 
rato tccmpio. Cioè composto colla 
lastra di latta ordinaria. 

Cannòn doppi. — Docciotii ter- 
«l'i ditppi. 

Cannòn invemisd. — Doccioni 
«rro/i Unti in vernice, 
'CANNUCCIA. V. Cannetta. 
Cannicci AL, n. m. Cannocchiale, n. 
DI Slramciito Composto d'un tubo, 
«di varie lenti di cristallo collo- 
<3ie nelle esti'iniità, o anche per 
^^y in gaisa , che servano ad iiì- 
graodire, e ad avvicinare in con- 
seguenza le forme degli oggetti 
loDiani.— . Telescopio è dello quel- 
lo, che serve per contemplare le 
stelle. — Cannocchiali acroma" 
liei si cbiamnoo quelli , che han- 
00 gli obbiettivi formati di diver- 
se materie, sicché non mostrano 
intorno agli oggeltl i colori dell' i- 
fide 

CiNNUNAMÉINT. n. m. Sparo di mol- 

l^ cannonate. Camwnamento è un 

neolojrisino. 

UNMJNZÉTT. n. m. Doccetta serra- 

^ ~ Ed anche per Cannonetto , 

^^'^wortcìno , piceiol cannone. 
^-AWCIA, 0. f. Sokne, e volgarm. 
^^mehia, «. f. Sortó di testaceo a 
guisa di tubo. 

<^ANON,n. m. Cànone, n, m. Libro 
riioale che serve spedalnoente ai 
vescovi, ai canonici, ecc. — Càno- 
ne dicesi pure una sorte di canto, 
intrecciato con dati precetti. 

CANONtC, n. m. Canonico, n. m. 

Canonica , n. t Canonica, n. f. Casa 
P«r abitazione dei canonici, ed an- 
che dei parochi , ecc. 

^ANONIGAT, n.jn. ComnUsiU9t n.in. 



Titolo della prebenda conferita ai 
canonici. 
'CANT. n. m. Canio, n. m. Armonia 

vocale. 
'CANT(I boi. dicono quasi sempre LÀ), 

n. m. raffio. Lato , n. m. 
' Timu da cani. -— Traetevi da 

canto» da tato. 
•CANTA, n. f . — Una coM/a-^Una 

favola. Cd anche una Cosa di poco 

valore. 
CANTACCIAIt , V. Canfacchiare. Can- 

tcrettaiv, Cantetlare, v. Cantare. 

con sommessa voce, e a ogni poco. 

— 6Viw^irra#ip. Voce usata dal Maga- 
loltl. Svilimento del cantare fre- 
quentemente e male, e spezia Imcn- 
te nel cantar del popolo qualche 
novità dìvennta comune. 

CAINTAFOLA . V. Pertantèiffùla. 

CAISTAUnÉGHÉ Cuccurucù, ChicclU- 
richi Voce del gallo. 

•CANTaNT. n. m. Cantante. La voce 
boi. ha rassotuto signidcatodi Can- 
tore. V. Cantòur. , 

CANTAR, v.<^ow/cfn?. V. 

Cantar in falsètt. — Cantare 
in voce falsa. Cantata in quilio. li 
cani a re in acuto che fanno gli no- 
mini contraffacendo la voce fenuni- 
nile. 

Cantar la nanna. — Far la nin- 
na nanna. Cantilenare, Cantare ai 
bambini, perchè s'addormentino. 

Cantar per Confessare , dicesi 
de' rei, che confessano i loro delitti 
alla giustizia, o meglio quelli dei 
complici. Bassam.Sj7occtoZan9</6ar- 
letto. 

Cantàrita stiétta, e nètta. — Fa- 
re una cantata liscia» chiara, sen- 
za ritornelli, ne' passaggi. Dire ad 
uno liberamente il suo sentimento. 

Lassar cantar e far a so mod. — 
Far il formicon di sot^ , che non 
esce per bussare die si faccia. Star 
costante netta sua opinione. 

Turnar a cantar. — Bieantare. 

— Stf^cantare , vale Cantare con 
eccesso dì squisitezza. — Cantare 

. a Uàro aperto, vale Cantare a pri* 



CàN 



180 



CAN 



ma vista. — Cantare si dicedcll'ao- 
ino , degli uccelli, della cicala» e 
del grillo. Vedi però i nomi appro» 
pria li io Vers, 

Al cantar d'un va$, — Crocchia^ 
re. Croccare. Crocciare, 

Un' òlla eh' canta. — Una conca 
che croccia , cioè che o fessa , o 
scommessa, e percossa, manda qael 
cerio suono , che indica la sua im- 
perfezione. 

CANTARAN, n. m. Cassettone, n. m. 

. Arnese o Masserizia dì legname, in 
forma di cassa grande , dove sono 
collocate cassette, che si tirano fuo- 
ri per dinanzi , ad uso per lo piii di 
riporvi pannl,e simili. Dal nome fr. 
nel dial. boi. si è formato Comò. 

CANTAREIN,n. m. Canterino, n. m. 
Dicesi per ischerzo di chi canta ?o- 
lontieri e spesso. — Gli uccelli che 
cantano assai , diconsi CantaittoH o 
Canfaioli. 

CANTAR£1NA, n. m. Cantarina, Can- 
tanibanca , n> f. Femmina che can- 
ta per le strade o sul banco. 

CANTARÈLLA , n. f. Cantarello, n. m. 
DIm. di Cantero. Doccione che si 

. mette in principio de' eessi. — Can^ 
terella. Insetto da' medici chiamato 
Cantàride. 

XANTEIN , n, m. Cantino, n. m. La 
corda minima o piti sottile degli 
strumenti musicali da corda e da 
arco. 

CAISTEINA, n. f. Cantina, n. f. — Cà- 
nova , Cella o Celliere , piìi propr. 

. èuua Stanza terrena o sotterranea 
dove si tengono i vini, le grasce , e 
simili. 

*CANTER« n, m. Cantero, Cantaro, 
n. m. 

CANTIMBANC, n. m. Cantambanco. 

. Cerretano. Ciarlatano. Ciurmadore. 

, Cantambanca e Cantambanchessa, 
fem. 

CANTINÈLLA , n. f. Battitoio , n. m. 
L'ornato delle imposte che va per 
ritto, e regge le spranghe, chiuden- 
do in mezzo i riguardi. 

CANT^NÉTTA, n, f. SaloafiascìU , n. 



m. Arnese che serve a eonleoerp e 
custodire i fiaschi, -r- Cautiiiclla è 
quel vaso in cui si mettono i Giischi 
in ghiaccio. 
CANTIRr (che dicesi anche da molli 
BscanUr) n. m. Fusto d' abete gros- 
so , tagliato e scorzalo per uso di 
fabbriche , o di legnaiuoli. 
CANTÒN, n. m. Canto, Cantone, Àn- 
golo. 

Tirar un in-trun cantòn. — Ti- 
rare uno in un canto , cioè in dit- 
parte. 

Zugar ai quatter cetnton, (dal fr. 
Jouer aux qualre coins). Giuoco che 
si fa in cinque persone, quattro del- 
le quali popgonsi ognuna in uncao- 
to, e la quinta nello spazio in mei* 
zo. Queste van cangiando luogo coi 
lor vicini, e mentre passano da uno 
ad altro canto , quei di mezzo cen-a 
d'impossessarsi d'un posto vuoto. 
Colui che riman fuori vien chiama- 
to dai boi. Stréia. V. 

Lassar in-t'Uti cantòn. -^ Lasciar 
nel dimenticatoio , o nel cesso. 

Una cossa eh' ava di cantòn. — 
Cantouuto , Angoloso, Angolare, 
agg. 

'CAJSTOUR, n. m. Cantore. CatUalore, 
n. m. 

CANTIJCC. Cantuccio. Sorta di biscot- 
to a fette. 

CANTUNA. Cantonata. Quando la mu- 
raglia faccia angolo retto , o acuto. 
Quando fa angolo ottuso dicesi ^ó- 
mito. Se questo angolo è tagliato. 
Biscanto. V. Scantunadura. 

CANTUNZEIN. Cantuccio, Cantonceìlo. 
Canloncino , dim. di Canto , per 
Banda. 

CANTURi , Cantoria. Tribuna uose 
stanno i cantori , ed i suonatori io 
cìììessk. Pogginolo dell'organo. 

CAN'V. Cànapo. Fune grossa. 

*CANUD, agg. Canuto. — Dvintar ca- 
nud. — Incanutire. 

'CANUTELLIA , n. f. CanuHglia, n. f. 

CAN'VA. Cànapa 

Scavzzar la can'va. — Dirròwpe- 
re- la canapa, pet.Dipelaria, 



CAP 



181 



CAP 



Gramarh. •— Gramolarla, o ITo- 
ciuliarla, 

Ptlnaria.'^ Graffiarla, — La ca- 
napa lavorata si divide In varie qua- 
lità. — Garzuleina. — Garzuolo di 
prima torte. — MurélL — Garxuo' 
h di seconda sorte. •— Garzai. — 
Garzuolo, — Pdal, — Canapone , 
cbe anche si può dire Capecchio, 
(Male Id iul., vale Fusto d'an al- 
bero). — Stòppa o Tuzz, plur. Stop- 
pa. Questa stoppa messa Id forma 
dirotoli per filarla si chiama in boi. 
ìhnéU, ed è di qualità meno infe- 
riore.— Smèint d'can'vcL — Ta- 
nojpuccia. — Una mazza d'ean'va. 
-^ Un mazzo di canapa. 

CANTAR, 0. m. Canapaio, n. m. ia,f. 
Uogo dove si semina , o sia semi- 
nata la canapa.—- Can'var. — Catio* 
vaio. Colai che ha in consegna lacà- 
oo\a, cantina. Cantiniere o Canti* 
nwro.— Vinaio, è il mercante di 
vino, colui che vende II vino. 

CàN'VàROL^ Beccafico canapino, — 
Can'oarol per Can'vein, V. 

CANVAZZ. n. m. o LANZOLA. n. f. 
Canapùto, n. m. Fusto della canapa 
dipelala. 

UN'VElN,n. m. Canapaio, n. m. Co- 
lai che assetta la canapa , Ligadòur 
«iaeaft'va..— Colui che la pettina 
«chiama Pem'tiatore, in boi. Con- 
«ocon'oa, o Garzular — Canapi" 

^r^'^ aggiunto a cosa di canapa. 

CANZLARl, n. f. Cancelleria, n. f. 

CANZLIR, n. m. Cancelliere, n. ra. 

^-AP. Copo, n. m. Testa, n. f. Non u- 
sano mai i boi. la voce Cap al pro- 
prio per Testa, ma bensì al fig. cioè 
per Primo, Principale, Principio. 

— Capd*tavla, d'accusa, Cap d'cd. 
"- Capo di tavola , ec. — Da cap. 

— Capoverso. Principio del verso, 
■" Cap d'opera. — Capolavoro , e 
comunem. Capo d'opera. — 1 nomi 
poi composti da Capo si scrivono 
»u una sola voce. Capoinàestro, Ca- 
pocaccia, ec. — Capoeroce. Crocic- 
chio di strade (boi. Cruséll d'strà). 

— t'apome«^. Il primo giorno del 



mese.— Capopoorina. Fregio cbe si 
inette in capo alle pagine de' libri. 

— Caporovescio , vale Sossopra , 
col capo in giti e colle gambe in al- 
to. — Vuttar d'sòtta in su. — Ca- 
povòlgere. Volgere eapopiede. V. Té- 
sta ,e Co,m, 

CAPANNA. Capanna. — Da presèpi, 

— Capannuccia, 

CAPARRA, dopami. Arra. — Avèim* 
avù saz e caparra, — Aver prova- 
to a sue spese, 

CAPAZ. ABIL, add. Capace, agg. Il con- 
trario Incapace. -» Atto, Adatto, 
Con Ir. Inetto, Disadatto. — Abile. 
Contr. inabile, ^ Disposte. Contr. 
Indisposto. — Acconcio. Assettato. 
Adattato.Tuiìi pressoché sinonimi. 

CAPAZITA, n. f. Abilità. Attitudine.-^ 

' Capacità d' intelletto. Intelligenza. 

— Capacità, vale ancora Estensio- 
ne e Grandezza di ciò cbe può am- 
mettere , ricevere in sé cosa al- 
cuna. 

CAPÉLL. Cappello. Copertura del ca- 
po. — Coprirsi. Incappellarsi. Met- 
tersi il cappello.— Scopm^^ Scap- 
pellarsi. Levarsi il cappello. 

CAPÉLLA. Cappella. Luogo ove è si- 
tuato Taltare per celebrare. — Cap» 
pella. La moltitudine di musici de- 
putali a cantare in una chiesa. Can» 
tar una laude mezza a cappella , e 
mezza a popolo, — Captila , Tèsta 
di ciud. — Cappello , n. m. CapoC" 
chia , n. f. 

'CAPELTÒN, n. m. Moretta turca, n. 
f. Sorte di uccello. 

CAPER. Càppero. Frutice noto. — Cap* 
pero, frutto. — Caper, per Scaracc*. 
Scherzevolmente Incaparar , per 
Empir di somacchi. 

*CAPESS,n. m. Intelligenza, n. (.Com- 
prendimento,fì. m.— Avèirdèl co- 
pess. Essere di facile comprendi- 
mento. 

CAPIATUR. Latinismo usato. Ordine 
di cattura. Mandato d' arresto. ^^ 
L'ha avù, Aie vgnù al capiafur. 
Lo hanno arrestato, oimprigionato, 

CAPIGLIATDRA. V. Caviara. 



CAB 



184 



CAR 



Aver fatto la sua canwaiui, figurai. 
Aver fatto il noviziato. 
CARBÒN. Carbone, Questa voce ital. 
significa tanto il prezzo di legno in- 
teramente acceso, che non getta piii 
fumo ( Brasa in boi. ) , quanto que* 
sto legno spento che sia, prima ch'e- 
gli incenerisca. Onde si troverà 
scritto Carbone che scotta; Carbo- 
ne acceso; Carbone vico; e Carbo* 
ne spento. Atìoivare il carbone, ec. 
E ciò viene dai latini, che cosi T u- 
sarono. io direi tuttavia Carbone 
per le brace spente ; e Brace al car- 
bone acceso, o infuocato. Amerò in 
egual modo dire Carbonaiuolo o 
Carbonaio al facitore o venditor di 
Carbone, piuttosto che Braciaiuo- 
lo; e cosi Carbonaia alla cassetta 
ove si riponga il carbone , anziché 
Braciaiuola, perchè non risvegli l'i- 
dea che si possa accendere la cas- 
setta di legno mettendovi brace per 
entro. ^- Dointar d'carbòn.'^ In- 
carbonire, — Carbòn pagan, — 
Carbone fòssile. Carbone di nnUnie- 
ra. -* la btisa dòo s'fa al carbon. 

— Celina. 
CARBUNAR. V. Carbòn. 
CARBUiNClN, add. FURMÉLNT CARBU- 

NÉIN. Grano attaccato da carboì^!» 
dalla volpe. — Bàggine , Rub^g^ 
gine , Filiggine, termini che non 
sono tuttavia sinonimi, ma indica- 
no le altre malattie del grano, che 
lo anneriscono. 
CARBUNÉLLA, n. f. Carbone mintUo. 

— Carbonella è aggiunto ad una 
sorta di pera. 

CARCIOFEL. Carciofo. — Gobbo, di- 
cesi alla pianta del carciofo, quan- 
do è ricoricata.— -i4^ cui dèi cardo* 
fel.'- Girello. — Cardoncello, Car* 
duccio. Gettata, Pollone o cesto, 
che si spicca dal ceppo delle vec- 
chie piante di carciofo — Carciofi' 
no, dim. 

CARCIUFALARA. Carciofaia. Luogo 
piantalo di carciofi. 

CAREN. Carne. — Magra e grassa. — 
Carne che ha di magro e di grasso. 



— Ch'fa al sangu. — Carne ve^ 
demezza, cioè poco cotta. — Sfilac- 
ctottM. — Tignosa, sfilacciata.^ 
Ch'tira. TiranU.^ Chl^aal tgnezz. 
Tegnente. — Ch'sa d' mmarfi/. — 
Stracca, Stantia. — Sala. — Come- 
secca, Quella del porco conservata 
nel sale. •* Affama , o Affumgà- - 
A/fumata. — Assa dalla caren. — 
Tagliere n. m. TagUera n. f. -^Zoc- 
ca dalla caren. — Ceppo, — L'è 
più la zànta che la caren, -^Epiii 
la giunta che la derrata. ^ Càr- 
neo, agg. Formato di carne. Hatum 
carnea. Villo carneo opposto a W(- 
to pittagòrico, cioè Erbaceo, fruga- 
le. — Cibo carnale per opposizioofl 
a Quaresitnale, — Carnivoro. Che 
8' alimenta di carne. — Caren per 
Camasòn, — Carne per Carnagio- 
ne. Carni vive, lucenti, luecicanU. 
Carnagione fresca — Caren toda. 

— Carne soda. — Flossa, — HoHu- 
me. — Caren matta. — Carne mor- 
ta, ammortita, morliflcata.'^ Èttr 
in caren. — Essere in carne, car- 
nuto, camacciulo.'" Parlar al cur- 

pètt d lana in^t»la caren. •»• forts- 
re il corpetto di lana in carne. - 
Lan'è caren pr i su deint. — i^on 
è terreno da' suoi ferri. Si dica per 
esprimere una persona cwun affire, 
che non sia adattalo per une— ^tf* 
lòurd' caren. — Color carnicino, 
agff. — >12 crèsser la caren W-«w 
fré. — Incarnare , o Bincarnart. 
Fistola cicatrizzata, e ineamala. 

CAREN'VAL. Carnovale. Carnevale, 
Carnasciale. — Far caren'val'. - 
Carneoaleggiare. Carnovaleggiare. 
Carnascialare. Carnescialare. - 
Cossa da caren'val. — Cosa camo- 
valesca. 

CARÉZZA. FINÉZZA. Carezza, e verlo 
piìi Carezze, piur. Accarezzamenii 
Lusinglie. Vezzi^Amoreoolezie. Far 
del earèzz, — Careggiare. Care-' 
zare. Accarezzata. Allettare. ^^-' 
zeggiare. Amorevoleggiare. A^' 
mainare. V. Fimzza , Dsswttn. - 
Carezza. 



GAA 



185 



CAR 



CARGA, D. r. Càrka, Soma, n. f. Co* 
rico, 0. m. Peso. — Carga d'basUi- 
wó.— Un carico di bastonate, di 
legnate, — Um carga d' legna, — 
t n foilellodi Itgna. — Fardelcarg. 
Afoiteltare. 

CARGAR,sÌDcop.da Caricare. Carcare 
è usato da' poeti. Porre addosso o 
sopra. -- Cargar al scciopp séinza 
Min. •^ Andar a caccia col bue 
zoppo. Mettersi ad una impresa con 
provTedinieotG non bastante ai bi* 
sogw. -^ Imbarcarsi o Entrare in 
Mwifiizo biscotto. V. Psar. 

CAJUGA.omeiafor. PULTRÒUNA. Se- 
dia e Seggiola a braccivoU. 

CABIGLIÒN (dal fr. Carillon). Cari- 
Sitone. Specie di snono di campa- 
n^llioe, che per lo piii si mette ne- 
gli orinoli. 

CARICóUNA. n. f. e CARIGÓN. n. m. 
%^/otie a braeciuoli, n. m. • 

'Carigon, fig. dicesi d'Uomo paf- 
m e neghittoso. 

CAHLOUIS'A (VIVR ALLA): Vivere, Te- 
^Jare a brace. Vivere alla car^ 



J^RMÉIN (dal fr. Camìin). Carminio. 

CARNASÓN. V. Caren. 

^JRNlM. Carname. Quantità di carne 

^JROTA.n.f. Carotla, Barbabieto- 

h B. f. ~ Un eh' pianta del Carot, 

%• Pflo che spaccia fiabe , frottole. 

[f^cheledicegroése. 

''^«fi.n.m. CARRA.n. f. plur. Car- 
'^. n. m. Carri f m. e Carra, f. nel 
P[if; — Le parti del carro sono : 
'f^on. Forca. -'• Seal. Cosce , o 
^(do/i. Lati del carro fatti a fog- 
fi'a di rastrelliera. — Bod. Ituote, 
^;^ Carro, delle carrozze e si- 
"'ili » è il complesso de' pezzi di 
fgDame e ruote, su di cui si stabi- 
'»ce la cassa. — Carro per Carro- 
™.f. Un carro, o una carrata di 
/ffno.- Lo pttc (resto roda dèi carr 
« Tue/fa cA'aVto. — lo più ca«ii?o 
J"ofo del carro è quella che cigola, 
Bgnrat. ^ Vn bo sòul n'pò tirar 
wcorr. -~ Una sola fwce non suo- 
^ in un sacco. - QuèU eh' fa i 



carr. — Canadort, e eoo V. à, U. 

Carraio. 

CAURA. V. Carzd. 

CARRAOÉLU Carretto. Canicelto. 

CaRRARÌ, n. f. Carréggio^ n. m. Mol- 
titudine di carra. 

CARRATTIR. Carrettiere, Carrettaio. 
Colui cbe guida le carrette. 11 fem. 
Carrettiera. 

CARRATTÒN. Carrettone. I boi. han- 
no anch' essi il nome f union. — 
Carrattòn pr i muri. — Carro fu- 
nèbrn. 

CARRÉTTA. V. Carriola. 

CaRRÉZ, n. m. (colla x aspra). Carret- 
la/a, n.r. Tanta materia quanto con- 
tiene un carro. La Toce boi. signifi- 
ca tanto la Quantità di materia che 
si porta sul carro, carretta, o ba- 
roccio; quanto l'Azione, l'opera del 
condurre , e la condotta del carro 
con tali materie: come se in ital. si 
dicesse Carreggio , o CarreggiatU' 
m.Ma Carreggiatura non .è di Cru- 
. sca, e Carreggio, vale Moltitudine 
di carri. 

CARRIOL. Canrtto.Carruccio.'^Onzr 
al catriol , figur. Unger le carruco- 
le. Corrompere altrui con donativi 
per giuanere ai suoi fini. — Car- 
riol da fandsein. V. Spassèz. 

CARRIOLA. Carretta. Carretta piccola 
a due braeciuoli e una sola ruota.— 
Carriuoìa, \ale Letto cbe in vece 
di piedi ha quattro girelle, e tiensi 
sotto altri letti. — - Cundur o Pur- 
tar in carriola. V. Scarriular. — 
Carrucolare uno , cioè Indurlo con 
inganno a far ciò ch'ei non vorreb- 
be. — Lassars* tirar in carriola. — 
Lasciarsi levare in barca. Lasciarsi 
menar pel naso. 

Garrirà, carriera. Corso, detto dal- 
l'antica corsa de' carri, e de' cava- 
lieri nel circo. V. Currira. — bor- 
rirà di studi, del scièinzi. — Corso 
degli studi, delle scienze. -^ L'ha 
fati una bèlla carrira. — Ha fatto 
un bel corso, o una serie brillante, 
luminosa d' impieghi , di carichi. 

CARROZZA. Carrozza. — Da noi — 

IO 



CAB 



186 



CAB 



Carrozza d'affilio, — Da qualUr 
rod. — A quattro ruote.. — Da du 
post. — A due luoghi. — Cocchio è 
lemiiue di siile sublime, o poetico. 
•^ A i voi la carrozza. — Egli o- 
spella il baldacchino. Dìcesi dì cht 
aspetta molti priegbi innanzi eh' e' 
si muova. — Quèll eh' annoia el 
carrozz.p Nolesein. -- Carrozzaio. 
'"An's'pò andar in paradis in car^ 
rozza. — Non si va in par€uiiso col 
guancialino. — Le parti principali 
della cassa della carrozza sonor^Jur- 
tiis. — Archi. — Fònd.'" Pedanino, 
e Hanta. — Schinai dedri. — Fon- 
do di sopra. — Schinul dinanz. — 
Fondo di sotto, o Ciilatta. Fianc. — 
Fiancate.-^ Zìi. — Tettino. — Fiocc. 

— Fiocchi. — Magazzein. — Botti- 
no, Contrappedana, o Magazzino. 

— Spurti. — Sportelli. — Suffiètt. 

— Mantice.^ — Còntrasuffiètt. — 
Contrammàntice. — Frullett. — 
Frullini. ^ Passaman dèi cristall 

— Passamano del cristallo. — An- 
dar, Condur in carrozza. — Car- 
rozzare. 

CARRtBEL. CarricelU). Carretto. Car- 
retto piccolo e debole. Con questo 
nome chiamasi in boi. spezialmente 
quello , su cui si trasportano i sac- 
chi di grano per entro i luoghi abi- 
tati. 

CARRUZZA. Carrozzata. Cocchiata. 
Camerata di persone, che sono por- 
tate dalla stessa carrozza. 

CARROZZAR. Carrozzaio. Carrozziere. 

CARR13ZZE1N. Carrozzino.— Mnàr zò 
a carruzzein dscvert — Menare a 
mosca cieca. Battere alcuno senza 
discrezione. — Tirar zò a carruz- 
zein dscvert, figur. Menar tulH a 
rastrello. Dir male senza riguardo. 

— Far carruzzein » ^gurat. Croc- 
chiare. Portare i frasconi. Esser 
crocchio. Esser malazzato , o cagio- 
nevole. L'usano i boi. anche per Es- 
ser vicino a morire, ma relativamen- 
te ai volatili, comechè non avendo 
piti forza nelle zampe , camminano 
trascinandosi a guisa di carrozza. 



OARRZA,CARRÀ. Carreggiata.-^ Star 
in carzà. —Andar fora, o zò d'car- 
za , metaf. Escir dal seminato , u 
di tèma, e anche Perder la truimu- 
tana. — Carrzà. Carreggiala di uua 
carrozza , di un carro , prendesi per 
la Larghezza tra i-uota eruota.Ao/a- 
ta. Ed anche il segno che fa iu lem 
la ruota. 

CARRZADÒN. Ruoteggio. PesU hiia 
dalle ruote delle carra. 

CARRZADÓUR. Carreggiatore , Cam- 
dorè. Colui che guida il carro. - 
Carraio è V. d. U. 

CARRZAR, V. Carreggiare, v. Guidar 
col carro, ed in signif. ali. Traghet- 
tare robe col carro. Carretlan. 

CARTA. Carta. — Carta cùn cola, - 
Carta incollata. — Carta «(rozzo. 
— Carla straccia, o da straccio. - 
Carla d'bòn fil, Ch' canta.- Carla 
• di buon tiglio , che suona. — Carln 
da letler cùn al filètt dura.— Car- 
ta da lettere dorata nella Umdoifir 
ra. — Carta da scartuzz. — Caria 
bigia.— Carta da tundar— Carta 
colla zazzera. — Barba dia caria. 
T- Zazzera. — Carta tundà.- Car- 
ta ritondata. — Carta flossa- Car- 
ta dilègine. — Cartapecora.— Car- 
tapecora , e Cartapecorina , e in 
plur. Cartapecore , Pergamem - 
Carta undd. — Carta amatici- 
la, amarezzata, marezzata, e iMr 
rizzata. Carta tinta a onde. — Car- 
ta. — Carta, sì dice anche per Cat- 
ta scrìtta. Onde Carte, e Carte icril- 
te, e non Carli come da cerlunosi 
usa. — Strazzar una carta in lanl 
pzzulein. — Stracciare una corta 
in minuto. — Papiro, voce p^o^en. 
dal lai. Fu usata da Dante. Ora non 
si direbbe che per nominare le au- 
liche scritture sul papiro. Papiri 
della biblioteca , ec. — Carla , [>*'' 
Pagina, e perciò Cartolare. Porre 
i Qumeri alle carte de' libri. — Car- 
tacea, add., che significa Di caru. 
Simile a carta , è voce dell' «>« 
comune. — Ifn rotold'cart.—Pif' 
go di carie; p. e. Piego di carie 



CAB 



187 



e A II 



con cui ii batte la ttMMtea. — Una 
(Hiriad'agòec\ d'agueeion, — - U- 
na grossa d'aghi, — Cart da zu- 
l/ttr. — Carle da fjhtoco, — Far et 
cari, sfarle earte, meseolarte. 

- Fot et cart, fi^nr. Far le mine- 
itn. Governare, Comandare. Far te 
cane. — Dor et eart. — Dar te 
carfe.Z)ato. Atto del mescolare, e 
Min miao più girate. (Boi. Han). 

- Mtttr insèm et cart. — Aceoz- 
zarlecarfe. Vale unire insième le 
carte baone o tutte di un seroe. E 
<^i Scozzar le earte ^^noì dire Me- 
scolarle, separandole. — Tirar su 
^mta.^Suechiellare, dicesi Del 
^nardare le carte sfogliandole, e 
tiraodolc su a poco a poco. Carta 
^'afrònt. — Carta di faccia. La 
prima orla che scuopre il banchiere. 
-ftirr ch'eònten.^^ Carte di con- 
f'^fioun. Tarocchi ec. Quelle carte 
'''lesi contano per più punti.— 2fti- 
mr ma bèlla caria, fifoni. Tirare 
*<n (Iran dado. Giocar ben la sua 
«^«rfa. Avere una gran sorte, o Ser- 
virsi heoe dell'occasione. — Far et 
mfalH^ Far le earte false, o 
mssime. Fare per un altro qual- 
^'oglia cosa per grande e perico- 
losa cli'ella si sia. - Carta qeotfraft- 
^ Quella in cui è delineata una 
f^B parte del Globo terracqueo, o 
'"' Regno , un Impero. — Carta 
cotDgrà/ica.-^ Quella su cui è deli- 
neata una ProTincia. — Carla topo- 
grafica. — Quella che rappresenta la 
P^fte di una provincia , di un pae- 
se, di un dato luogo , — Perder la 
^^^t(idèl navigar.— Perderla bàs- 
joto. Navifiar per perduto — Car- 
^ per Iscrittura privata, o d'obbll- 

, 20, ec. 

ART AH. Cartaro e Cartaio. Colui che 
rabbrica la carta. — Cartolaio. Colui 
J^beTendecartae Ilbri(7arff0rȏco- 
■'" che fa le carl^ da giuoco. — 
^rtolaro, e Cartolare, n. m. vale 

'li i*' memorie. Diario. 

'*nTAR|. Cartiera. Fabbrica dove sì 
™ w carta. 



CARTATÙCCIA, D. f. Airfooctiio. n. m. 
(aurica, n. f. Piccolo cartoccio per 
caricar l'armi da fuoco. 

CARTEIN, n. m. (dal fr. Carton). Fo- 
glietto che si ristampa per cor- 
reggere un errore, o per fare un 
qualche cambiamento al già stam- 
pato. 

CARTELL, n. m. Cartella, n. f. Quel 
fìregio in forma di striscia che ser- 
ve pe' motti, e per le iscrizioni. Eid 
anche per la iscrizione medesima. 
Si appende sopra la porta della 
chiesa la cartella: Indulgenza pte* 
naria. 

CARTÈLLA. Cartella. Vari sono i si- 
gniicati di Cartella, che corrispon- 
dono quasi tutti ai boi. — Cartèlla 
dadssegn. — Guardia, Custodia. 
Cartella. — * Cartèlla dia eiavadu- 
ra , dèi cadnazz. — Piastra. — ùar- 
tèli di aliar. — Cartagloria. V. d. U. 

'CARTÉLLIA , e per lo più al plur. 
CARTÈLLI. Le carte di minor con- 
to al giuoco. 

•CARTILAGIN. n. f CarUlagine, n. f. 

CARTLEIN, n. m. Cartellina, n. f. Car- 
telUne da UbH. ' 

CARTLÒN, n. m. Cartella, n. f. Quel 
fregio che serJire pei motti , e per le 
iscrizioni.— Cartellone. QueWo che 
serve per accennare al pubblico 
r opera , che va in iscena. — Car- 
lettone di marmo,di s/uceo. Lastra 
piano riquadrato in cui è scritta 
o incisa un' inscrizione. 

CARTÓN. Cartone. — Cartòn da cart, 
da reeapit — Custodia per carte , 
per documenti. — Cartòn da ròcca. 
V. nòcca. 

CARUTAR, n. ni. Carotaio. Colui che 
vende Carote. E hg. Un che le spac- 
cia erosse. V. Carota. 

CARZER, n. f plur. Carcere, n. m., e 
f Carceri, f. in plur. Prigione, n. 
f. Questa voce non viene usata dai 
boi. che nel plur. Visitar et carzer. 
Nel sing. dicesi Persòn. 

GARZERÀ . n. m. e f. PERSUMR , m, 
IRA, f. Carcerato, ata, sust. iPn- 
gione, Prigioniere, «ro» e PrigiO' 



CAS 



188 



CAS 



niero , sust. — Carcerato, agg. bn- 

prigionato. 
CARZERIR. Carceriere er Carceriero. 

Prigioniere e Prigioniero, Custode 

delle carceri. 
CAS. Caso. — A luti i cas. — In ogni 

cago. In cano che. Ad ogni evento. 

Avvegna che può. — Vn gran cas. 

— Caioccio. Capissimo. Caso stra- 
no. — Cas pinsd. — Caso pensato, 
cioè Deliberato. — A cas pin«a.— 
A caso pensato. A posta fatta. Pre- 
vedutamente. Meditatamente. Stu- 
diatamente. A belio studio. Dicesi 
per lo piii di operazioni malvage. 

— Cas che s'suppòn. -7 Caso ipo- 
tètieo, o Mpposilioo, — Èssr in cas, 
o Al cas. Essere in caso. Essere ac- 
concio, a proposito."-' /it-<-un cas. 
A un bel bisogno. Se dà il caso. — 
Èsser fora dèi cas. — A chi non 
duole bene scortica. A chi non pe- 
sa ben porta. Chi è fuor de'gaal 
facilmeole sa dar ricordi ad altrui. 
-^A n'i è sta cas ch'ai vàia vgnir. 
-^ Non venni mai a capo di farlo 
venire. Non ci fu via, né verso di 
farlo venire. -^ Al sré iùst al cas. 

— Sarebbe il caso. Per marito sa- 
rebbe il casissimo..'^ Far un gran 
cas, -^ Fare d'una mosca un ele- 
fante, — Secònd al cas, — Secon- 
do il caso. Secoììdo il vento, V. Az- 
zidèint, 

CASA. V. CÀ. 

CASA, n. r. Casato, n. m. , ed anche 
Casata , n. f. V. Famèia. 

CASACCA, n. f. CASACCHEIN, n. m. 
Casacca, n. f. Abito da nomo che 
cuopre il busto, con maniche, co- 
me il giubbone . ma coi quarti lun- 
ghi. — Casacchein da lacchè , da 
cazzadòur, ed anche alla fr. Giac- 
chetta. — Casacca da lacchè. Ca- 
sacca di contadini, di cacciatori. 

— Vultar casficca. — Voltar man- 
tello. Voltar casacca. Cangiar par- 
tito, opinione. V. Giacchetta, 

CASAI.EIN: Casalingo. Casereccio, Do- 
mestico. — • Om casalein , Pan ca- 
salein, ^- Uomo, Pane easetUngo. 



— CasaHno è dira, di ùuale. Ag- 
gregato di poche e piccole case in 
contado. 

CASAROLA , n. f. Cascino, n. m. For- 
ma del cacio , o da cacio, 

CASAZZA. Casaecia. — > Casazza per 
Casamento, cioè Grande e bella ca- 
sa. — Casazta dtcesi pure Fami- 
glia comoda, e ricca. 

CASCA, n. f. Caduta, Cacata, n. f. 
Cadimento , n. m. 

CASCÀM, D. m. piar. Avanzo, Aimo- 
iuglio . n. m. 

CASCANT, add. Pendente, Ciondolan- 
te. Agg. ad uomo Debole, Floscio, 
Caloscio, 

CASCAR. V. Cascare, ma meglio Ca- 
dere, V. — Vgnir in mèint. — Ca- 
dere in pensiere. Cadére nell'ani- 
mo. Cader nella mente. — Amma- 
lar$', — Cader malato. — Fazil a 
cascar, -^ Cadèoole, Caditoio Ca- 
duco. — Cascar cmod fa una pèira 
marza, — Cadere come pagiiteo- 
la. Stramazzare. Cadere come w 
corpo morto. — Balla vcciaia. — 
Accasciare , Accasciarsi, CoMcar 
fra le veccfiie, — Zò a pian fònd. 

— Piombare. — Cascar zo a ter- 
sac, — Cadere a catafascio. Bobi- 
nare. — A pizz. — Caeear a bratù. 
Non se ne tener brano. — Càn la 
tèsta volta in zò. — Andar giù ca- 
po levato, capovolto, eapopie- 
de, capo rovescio , capo di tolto. 
Capitombolare. — Cùn el ^amb 
dedn. — Accosciarsi. Parlando d«| 
cavalli.— Cùn al mustazz per tèr- 
ra. — Cader boccone. Tombolart. 
Dar del ceffo in terra. Cader roct- 
scioni.-^ Dalla sònn. — Cascar di 
sonno , dal sonno. Sentirsi ma 
gran cascaggine. Esser sonnof- 
chioso. Sonniferare.-^ Cascar dèin- 
ter, flgur. Cader nella rete. Bim- 
ner nelle reti. Incappare. Incorrere 
in Insidie. ^41 tè casca. - Està; 
lo giunto al boccone. Il sorcio è ri- 
masto nella trappola. Il topo è ca- 
scato nell' orcio. E rimasto new 
stiaccia, al calappio.'^ Cascar 



CàS 



189 



CAS 



at cor dalia vàia. Murlr dalia vàia, 
^ Morir di voglia. Struggersi di 
voglia. — El brazz, — Cascar il 
fiato. Cascar le budella. Perdere il 
cuore. Cascar il cuore. Avvitirsi , 
Perdere la speranza.SbigoUirsi. Dis- 
animarsi. — !n bócca al lòuv. — 
Cadere in bocca al canc-^ln bon* 
man.^- Cadere in grembo allo zio. 
-^AlCindri. — Fare un mazzieu' 
h Mazziculare. Fare un tombolo. 
liwdel culo a leva.^^ La balla <n- 
t'Olbrazzal. — Balzarla palla in 
mm. Venire a taglio, o in lagUo. 
- H furmai in^M lasagn, — Co- 
scar il ccusio su' maccheroni. «* El 
vitein d' in dose. — • Cascare altrui 
Uiotntimenta di dosso. — El'i-ali, 
tar. Cascare il cuore. Awilirsi. 
Abbandonarsi. — AlVartnòur, fl- 
m- Correre alle grida. Arrendersi 
Cedere facilmente. Cedere nella 
rete. « Far cascar un qualcdùn , 
fiRur. Indurre. Sedurre. Far cade* 
re. — Cascar zò dal pirol. — Ca- 
detv deW amore , di stima . di gra- 
fia, e simil. Cascar zo dal vali. — 
Cader dallo staccio, dal crivello. — 
Al de d* Paegua ccuca sèimpr in 
àmènga -^ Il giortw di Pasqua av- 
^e, accade sempre in domenica. 
^ Casca al mònd,a zevdrèinsi'al' 
termèis. — Che che ne avvenga, 
oCada'l mondo ci vedremquestaU 
tro mese. — Coesa v'cMca? — Che 
cosa v'accasca? Man. fam. Che co* 
sa v'accade? Che volete? — La co- 
sca tra lòurdu. — Cade» o ncadc in 
«Mi. Passa in que'dne. Cede a fa* 
t?or loro. — Pr un còulp sòul a n' 
coica un alber. — Pel primo colpo 
non cade la quercia^, '^ Ohi a n' i 
fiasca nieint — È largo in cintola. 
Ba il granchio nelle mani. — • Al 
n'in husa cascar una. — E' non 
lascia chiodo , che non lo ribatta. 
^Aisi giùst casca. — Costi mi 
cadde l'ago. MI sei capitato in ac- 
concio. 
Caserma. Caserma. Quartiere per 
r aMoggio de' soldati. Vale Casa 



d' armi. — Casermaggio. Sistema 
delle caserme. — Uffizio del Coserà 
maggio. Cosi Impiegato del Caser* 
maggio. — Casermare. o Accaserà 
mare. Alloggiare i soldati nella ca- 
serme. AquartierarlL'-^ Casermie^ 
re. Ispettore di caserma. <^' Le sud- 
dette voci sono lotte di nuovo uso. 

CASIMIR. Casimir. Spesie di panno. 
Da Cachemif, Paese di ià dall' In- 
dostan. — Casimir , nome proprio 
masc. e Casimira femm. Casimiro, 
m. m . f. 

CASOTT. Casotto. Una stanza postic- 
cia fatta per lo piii di legname , co- 
me quelle dove stanno i soldati in 
sentinella. (In boi. dieesi anche 6a- 
rèlta dal fr. Guérìte). — > Casotto, 
è accrescit. di Casa. — Casott da 
buratlein. — Castello da burat* 
Uni. 

CASÓUN A. (Capanna. Quella stanza, per 
lo più, dovei contadini ripongon lo 
strame. — Casòuna, n. f. Casone, 
n. m. aocr. di Cs^sa, 

GASP. Cesto. — Casp d'iattuga^d* in» 
divia. — Far al casp. — Cestire. 
Accestire. V. Caspir. — Èssr un bill 
casp, — Essere nn bel cesto, un bel 
fusto. Per ironia. 

CASPE. CesHtx), Cestuto. 

CASPIR, V. Cestire, Accestire, v. Fa- 
re il cesto. H lino non accestisce. Il 
frumento cestisce. ' 

CÀSPITA. CASPITEINÀ. CATT. CAZ- 
ZIGA. Càppita. Capperi. Cappiteri- 
na. E volgarm. Cànchero , Càzziea. 

CASSA. Cassa. Il home di Cassa è da- 
to ad altri utensili. Cassada morto. 
Cassa dell' orologio. Cassa di caffè. 

CASSABANC, n. m. Cassapanea, n. f. 
Cassa a foggia di panca con schie- 
nale, da sedervi. 

CASSANDRÒUNA , n. f. Schiattona, n. 
f. Donna riffogliosa e atticciata. . 

CASSER DI PULLASTER. Cassero , e 
Casso. Dai hol. difesi pure del cor- 
po umano Cassaròn.'^Oss dèi eas' 
ser. — Catriosso. Carcame, vale 
Arcarne, Schèletro. •— • Ceutser del 
pori d' zUtd. — Cassero. Recinto 



CAS 



190 



GAS 



di innra fra la porta e il cancello di 
città. — AnUpùTto, 

CASSÉTTA , Cassetta. — Ca$$èU di 
giardein. — Cassette chiaroansi 
qaelle larghe e lunghe, che sono 
intorno intomo a' giardini. Dai boi. 
dette più propriam. Casstton. — A' 
iuoleo Otìadn'. Que'quadretti o pic- 
coli spartimenti del giardino, in 
cai sono piantaU fiori. — Cassétta 
dia cappunara, dia gabbia.'^ Bec- 
catoio, 

'CASSIA, n. f. Cassia, n.f. Medicamen- 
to Doto« — Fig. Dar V erba cassia 
aùn,'-^ Licenziare. Cacciare qualC' 
uno per demeriti eh' egli abbia, 

*CkSSm,n,m. Cassiere, n.m. 

'CASSON , n. m. Cassone , u. m. 

CASSTTElNA,n. f.e CASSTTÉIN,n.m. 
Cassettina, n. f. e Càssetdno, n. m. 

— Casstteina da zoi. — Forzierlno 
da gioie. 

CASTAGN. Castagno. Albero. •— San' 
van. -r Castagno saloatico. «* inr 
sdé. — Castagno, domestico. — Vn 
bròli d' castali — Castannoleta. 

— AllÌDazz d'eastar/n. — Porrina. 
CASTAGNA. Castagna. Frutto del ca- 
stagno. 

CASTAGNAZZ. Castagnaccio. Focac- 
cia fatta di farina di castagne. — 
Far i castagnazz. — Fare a scalda- 
mane. Giuoco fanciullesco che si 
fa ponendo a «vicenda le mani stese 
nna sopra l'altra sulle ginocchia; 
si trae fuori poi la prima, eh' è in 
fondo , e si pone sopra tutte le al- 
tre, battendo forte, per ischerzo , o 
per riscaldarsele. 

CASTAGNE. Castagneto. Bosco di ca- 
stagni. — Castagnaio, poi è agg.di 
laogo piantato di castagni. 

CASTAGNOLA. V. Tecfac. 

CASTÉLL. Castello. V. Bòurg. — Co- 
stèli dia ciàvadura. — Piastra a 
cassetta. 

CASTIG. Castigo e Castigo.^ Castigo 
si prende anche per Pena. — L' è 
un castig, detto figur. Egli è un as- 
sedio , una morte , una sfinimento. 

CASTIGAMATT. Conciatesté. Voce 



scfaenevole. Gtistìgatore. Punitm. 
— CastigamaiH, equivale anche io 
boi. al bastone. 

CASTITÀ. Castità. — Predicar la ca- 
stità ai rundon» prov. Predicar la 
castità in chiasso. 

CASTLÀ. Vaso di lofi^o lungo, cilin- 
drico, rassomigliante ad unr barile. 
ma (crandissiroo , composto di dae 
fondi , e di doghe , cerchiato di fer- 
ro, avente un'apertura superiore 
quadrata , che si Cuopre cota cbio- 
denda ad incastro. Vaso ad uso di 
trasportare dalla campagna in città 
r uva pigiata. Il qual nome, proprio 
del paese, convien volgerlo io ita- 
liano Castellata. Con questo noiDe 
fntendesi anche la quantità stessa 
dell'uva; laonde dieesi Al Uvardia 
castld in-t*^ Unq^zz. — Uwut il 
cavo. 

CASTLÉTT. Castelletto.-^ CastèllC^ 
sOett. Nelle arti si dà il nome di 
Castello o Castelletto a vbri in;{^ 
gni e macchine: come Ca$teMto 
degU stampatori: Castelletto del 
telaio de'tessitoH.'-CastìèU d'elvr, 
d'nus. — Castellina, n. f Mnccbln 
di tre noci , nocciuole ec. con m 
sopra. Quindi significasi dai boi. an- 
che per numero quattro di qnella 
tal qualità di noccioli.— Iwiara 
casttètt. — Giocar alle cattelline. 
Sorte di giuoco fanclnllesoo- 

CASTOR. Castòro e Castore. Quadro- 
pede anfibio. 

CASTRAR , V. Castrare^ v. Castrare i 
marroni. — Castrar, figur. Castrar 
re alcfino. Tarpare. TorgU il co- 
modo di operare. — Castrar i mlon. 
el zite. — Cimare. Spuntare. Ptóa- 
care. Arrestare. Wcesi delle piante 
cucurbitacee , che cirtiandole se ne 
arresta la soverchia vegetazione. - 
Castrar un ìiber, un' opera. — Mu- 
tilare , Mozzare un' opera. 

CASTRAT , ed anche CASTRA. V. Cli- 
stron, t 

CASTREIN. Castravorci. Castrapor- 
celli, ed anche iVorcinì, perche la 
maggior parie già ne veniva di Nor- 



CAT 



191 



cxv 



eia. — Casircin, dieest ancora a 
colte/lo di caltivo laglio. 

CASTRÓN. CASTRAI o CASTRA. Ca- 
tiralo. Castrone. Agnello grande 
castrato. V. Nuntòn. Béco. — Cìjl^ 
stròfi. — PoHiniccio. V. dell'U. Cu- 
citura Rimeodalura mal faltta. — 
Far (U castron. — Poniiiicciaf^, — 
Castròn, Caslrunari. — Castrone- 
ria. Batordàggiìw' V. Capucciari. 
-Caslròn. — Cicatrice, Matyine 
che Uiicia una ferita. Margini del 
totvoto mi viso. 
CISTBUNAR , V. Ciarpare. Acciabbal- 
(art. Abborracciata. Fare un pia- 
itriceio. Strapazzare uu lavoro. V. 
2avaltunar. — Castrunar. — Pulti- 
nkmre. Rimendar malumenle. 

CaSTRUNàRI. V. Capucciari. 

CASIPLA. Casùpola , Casìpola. Casa 
piccola. 

CATAPECC. n. m. e CATAPÉCQA , n. 
f- Catapecchia, n. f. Luogo disabi- 
<uft>; Casa mal falla e minata. 

XàTAÌ»LASMA, n. Cataplasma, n. m. 

CaTARÀTA. Cateratta. Quel velo 
membranoso , cbe scendendo sugli 
occhi, toglie la facoltà visiva. 

tATAHÈINA. np, f. Caterino, m. e 
Caterina o Catarina, f. Dim. e corr. 
Cafcnwino. Catrina. Calina. Tina. 

^Calerinolia. Trotta. 

^^TÀM. Catarro. — Avèir di calar r. 
'"Acer delle pretese, del fumi. Pre- 
sumere di riuscire in checchessia. 

ÉATARRÓUS. Catlarroso. 

CATEGORIG, add. Categòrico, agg. V. 
d> U. Appartenente a categoria. Oet- 
lagliaio. — Dar wi' arsposta cale- 
gorica.. — Dare una risposta pre- 
ma. 

CAH. V. Caspita. 

CaHANÓIA. Cattabrighe. Accattabn- 

Of^. Rissoso. Piatitore. Contendilo' 

re. Brigatore. Beccatile. 
t^ATTIV, add. Caltivo, agg. contrario 

di buono. 
Jhintar cattiv. — Incattivire. — 

hintarpiù cattiv. — Rincattivire. 

— Far al cattiv. — Catliveggiare , 

Tener mala vita. Caneggiare. Fave 



il crudele. — L*è sia eatHv fein in* 
i4a panza d'io mader. — Fu cat' 
tivo tin nell'uovo o nel guscio. Fu 
prima tristo che gratide. Cattivo 
fin dalla nascita. — Una ragazza 
ch^ n' è cattiva. Per dire Non è 
brutta. 

'CATTIYABS. Cattivarsi. — CatUvars 
l'anem. — Cattivarsi l'animo di 
aicuno, 

CATTIYIRIA. Malvagità. KbaUkria. 
Catlioità. Usavansi una volla i ter- 
mini di Cattiveria, Cattivezza. — 
Cùn cattiviria. — Malvagiamente. 
Canitiamente. 

CATÙBA n. r. Taballo, e più moder- 
nam. Timballo, n. m. Specie di tam- 
buro all'uso della cavalleria, V. Tim* 
ball. 

/CAUSTIC. Caustico. Agg. di sostanza 
medica.— Dicesi ancora d'uomo di 
parole pungenti o frizzanti. 

*CAVA. Cava. Miniera. 

CAYADEIN . n. m. plur. Stoppa di fila- 
ticcio . Borra di seta. £ da alcuni 
Catarzo , Scatarzo. 

CAYAlón, n. m. Bica. Barca, n. f. 
Quella massa di forma per lo più 
circolare > che si fa de' covoni del 
grano quando è mietuto. — Me tir 
in cavaiòn. — Abbarcare , Abbica- 
re. Far le barche , le biche. 

CAVALCADÓURA, n. f. Montascendi , 
n. m. Termine idraulico e volgare. 
Tragetto o via che cavalca un ar- 
gine. 

'CAVALCADURA. Cavalcatura. 

CAVALCAR , V. Cavalcai^. Andare a 
cavallo. — Cavalcare. Accavalcia- 
re. Incavallare. Essere, Stare a co 
valcioni , a cavalcione. Stare sopra 
qualsivoglia cosa con una gamlui 
da una banda , e una dall'altra. — 
Un cavali eh' incavalca una tirèl- 
la. — Rimbalzare. 11 mettere che 
fa il cavallo la garmba fuor della ti- 
rella. 

CAVALI^, n. m. LA, n. f. Cavallo m. e 
Cavalla f. Il cavallo prende diversi 
nomi e diversi attributi secondo le 
varie sue sfiecie p. e. Bàrbaro, tur^ 



CAV 



193 



CAV 



co, andaluzzo. — Dall' uso: Caval- 
lo da carrozza, da corsa, di ma^ 
neggio o sia Palafreno, Destriere o 
Destriero , cavallo nobile. — Dal 
mantello: Baio, morello, stomeìr 
lo. — Dalle buone o calti ve qualità: 
Sellato , sboccato, restio. — Campa 
cavali eh' l' erba crèss. — Cavai 
deh non morire, che l'erba ha da 
venire. — Om a cavali sepoltura 
averta. — Cavallo corrente, sepoU 
twa aperta. — Chi n'po (tattr al 
cavali, ball la sèlla.- Chi non può 
dare all' asino dà al basto. — L' è 
cm' al cavali dèi Scaia , eh' ave 
trèntasi mal salta alla co. — Aver 
più mali che il cavallo della car- 
retta. Che /la più guidaleschi che 
un cavai vetturino.— A in dis d' 
quelli eh' a n' et saltarev un cor 
vali. — Dice cose che non le direb- 
be una bocca di forno. — L'occ' dèi 
padròn gvema al cavali. — L'oc- 
chio del padrone ingrassa il ca- 
vallo. — ÌSatt cm'è una cavalla, 
"•matto da sette cotte, spacciato, 
spolpato. -- Éssr a cavali. — Es- 
sere sopra un cavallo grosso. Es- 
sere in sicuro. — Andar a cavali 
del sòu brag. — Andare sul caval- 
lo di san Francesco. Spronare le 
scarpe. Pedonare. — Èssr a cavali 
d'un Icgn. — Essere, Stare cavai' 
cloni d'un legno, d'un muro. — 
QuVom ch'vènd al cavali per la 
strà. — Gattaio, dai fiorentini. — 
Cavalla d' tèrra. — Cavallone. Ca- 
valla è voce de' de' lucchesi, Am- 
masso irregolare di terra. Zòmboli, 
Albaioni , Dune. — Cavalla eh' fa 
l'aqua. — Cavallo, Cavallone n. 
ro. Ónde del mare, o de' fiumi agi- 
late. — Cavallo e Cavaliere. Quel 
pezzo nel giuoco degli scacchi , che 
ne ha la forma. 

Dar un cavali a un ragazz. A- 
vèir un cavali — Dare o Toccare 
una spogliazza, o un cavallo. . 

'CAVALLAR. Cavallaro. Colui che ha 
in custodia i cavalli. 

•CAVALLAREZZ. Cavallerizzo. 



CAYALLEIN, n. m. EINA. n. f. Caoal- 
lino , m. >ja, f. — Far frullar la 
cavalleina. — Correre, o scorrere 
la cavaltina. Fare o Cavarsi ogni 
suo piacere senza ritegno. 

CAVALLÉTT. Cavalletto, dim. di Ca- 
vallo. Per analogia si dà questo no- 
me ad ogni strumento , macchina o 
arnese , che sia fatto con qualche 
somiglianza dt cavallo. — Cavallet- 
to. L' armatura del letto pendente 
da due parti (in boi. A dòuacqu] 
— Cavalle tt da pittòur. Leggio.^ 
Da muradóur. Capra. — Dia mar- 
lètta. Staffa. — Del cadnazz. Cón- 
cio. — Da carrozza. Ti'espolo.'^l^a 
sgantein. Piètica o Pièdica. — ite 
ptnar. Panca. ---Cavallétt. Cùrren- 
te Corrcntino. Piana. — Cavallkit 
Ponticello. Quel legnetto che ne- 
gli strumenti da suono tìen solle- 
vate le corde. — Cavallètt, sigoiBca 
ancora quella parte del tetto che i 
boi. specialmente dicono CadèiM 
dèi evert , ed anche l' armatura dei 
letto tutto andante , di cui le parti 
sono : asticciuola, o tirante, o prima 
corda; puntoni; monaco; razze. 

. monachetti o monachini. 

CAVALLÉTTA. Cavaletta. Insetto ala- 
to notissimo , che con nome meoo 
\olgare dicesi Locusta. 

*Far una cavallétta, fig. dìcesidi 
chi fa Una mala azione od Un mai 
tratto, che da esso non sarebbesi 
aspettalo o temuto. 

CAVALLIR. Cavaliere, in ital. significa 
Colui che cavalca; ma in boi. noo 
si usa che per Titolo di dignità, di 
cui il femminino è Cavaliera o Ca- 
valeressa. 

CAVALLUZZ. CavaUuccio. — Purtara 
cavallàzz.'^Portare a cavalluccio. 
Maniera di portare altrui sulle spal- 
le con una gamba di qua e una di 
là dal collo. 

CAVAR, V. Cavare. Levare, v. — Ca- 
var fora. — Cavar fuori, — Cavar 
i ciud. — Sconficcare i chiodi. — 
Cavars d' int-i slrazz. — Sbozzac- 
chire. Uscir dal tisicume. 



CAV 

•CAVASTIVÀL. Cavastivali Camtrie- 

riiio. 

'i^\\%TMIZXavapalleXavas(racd, 

CAVAZEMBEL. Gravicèmùalo , e con 
\\ (i. U. Clavicèmbalo. Gli aot. lo 
cbiamavano ancora Buonaccordo e 
Clavicordio, Slramenlo musicate di 
t^sd, notissimo. Adesso generakmen- 
(e questo strumento» ridotto a gran- 
de perfezione , appellasi Piano'for- 
/<?. — Sunar al vian-^furt. «^ So- 
nare di piano-forle. — Adiàfono. 
Fianoforte che non perde mai i' ac- 
cordai ura. 

CAVAZZ. Ramo madornale d' un al- 
ficiv Cioè il più grosso. V. Brocca. 

CA\rxÉiXA, NJJSÉTTA. Noce. Osso 
ylie spunta in fuori dall'estremità 
iniei-iore della tibia. Con termine a- 
iialomico Mallèolo. 

t^AVCClOL. f aleno. Cavigliuolo.'—Ca- 
vhiuolo, vale Cavicciùle, cioò-^a- 
tfzzd 

CAVCCIÒU. CavigUella di ferro, e 
Copiglia, Dietta di ferro che s'iuiila 
ntH'ocihio delle cavicchie di ferro 
P<T tenerle piìi salde. 

CaVDAGNA , n. f. Vióttolo , n. m. Ftò/- 
^o/a, n. f. Via che si fa ne' poderi 
pfT io più con filari di \iti dall'una 
e dall' altra banda. Quando è diritto 
<on lila d'alberi, ed erboso dicesì 
'lu/c cr6o«o. — Il professor Re usò 

iu parola Capezzagna e Capezzàg- 

gìtie. 

Èsuerd'co dia cavdagna, fig. Es- 
fen' alla callaia. Essere al confin 
<iHla vita. 

T.AVDAGNON . n. m. Vialone , n. m. 

CAVDÈLL. Capézzolo. — Arèola. Quel 
torchio colorilo, che circonda il ca- 
pez/,<>lo delle poppe. 

CAYDòiN, n. m. Ring, e CAVDON. plur. 
A/are, n. m. sing. e Alari, plur. e 
^'nrd cotnunemente nel numero del 
più. Capifuoco è la voce piti comu- 
ne, ma noi sìaremo coi fiorentini 
adiremo Alai^. In boi. dicesi an- 
che Cacdumra quando 1' alare è 
«l'appio. — Haìwcc' è quel Treppie- 
di', che si suol mettere immediala- 



193 CAV 

mente sotto le legna dove ardo^'j. 
perchè l'aria giuochi piii agevol- 
mente. -^ Caodunar — • far un at^ 
(fine traverso. 

CAVÉCC, n. DI. Cavicchio. Piuolo, n. 
m. Cavicchia, n. f. Cavece'da toni- 
bur, da calzètt. "^ Bacchetta. — 
Cavecc*d' ^nba dòulza. -^ Beuton- 
ci no. — Avèir ai o Nasser con al 
cavècc , fig. — Nascer vestilo, v. 
Cut. 

CAVECCIA ( coir e stretta ) Caviglia. 
Cavicchia di forma particolare e 
lunga con testa in cima , per lo piti 
di Ferro. — Caveccia dèi carr dia 
canvzza. — Màstio. — Dèi carr di 
cuntadein. — Cavicchia di ferro, 
la quale nitrodotta in un foro a ca- 
po del timone sporge in alto, con 
una , due o piii campanelle pen- 
denti , che rendono suono. Un'altra 
Cavicchia più corta e senza campa- 
nelle, che si adopera sempre, rd 
introdotta in altro furo più addie- 
tro nel timone, sporge di sotto, 
passa nell'unione inferiore del gio- 
go, e serve per punto d' api>oggio 
tanto per tirare, quanto per arre- 
stare il carro. Questa si chiama d:ii 
contadini l)ol. lìostadura o Rstadtt' 
ra, (come se si dicesse Arrestadu- 
ra), che con proprio nome conver- 
rebbe volgere in italinfìo Arresta- 
dora; ma come che non è voce ap- 
provata , ci contenteremo di nonif- 
nare anche questa Cavicchia o Ca- 
vinlt(^. 

CAVECCIA, (coH'è aperta) n. f. Ca- 
pecchio, n. w. Quella materia gros- 
sa e liscosa che si trae dalla petti- 
natura del lino avanti alla stoppa. 

CAVÉIA , ( coli' è aperta ) n. f. Caui- 
(ifiatoio, n. ni. Slnimento di legno 
di figura cilindrica incassalo da un 
capo in un muro, o a dente in ter- 
zo in un palo, e terminato dall' al- 
tro da una testata di legno tonda . 
sopra del quale si torce la scia, o 
si battono lo matasse dal tintori per 
isiaccarne le Illa tinte. 

CAVÉIl»E«, n. ni. Cavédine, n. f. Spc- 

. 20 



CAV 



194 



GAZ 



zie di pesce d' acqna dolce molto 
simile al mùggine. 

CAvÈlI*, sing. eCAVKplur. Capello, 
sing. Capelli e Capigli, piur. Cavi 
f^zz. — Capelli ricci, ma meglio 
ficchili, crespi, innanellaU. — Un 
poc rézz. — Capelli ricciuielli. — 
Dar dia pòlver ai cavi. — Impolve- 
rare i capelli. — Ciappar pr % ca- 
vi, tirare' i cavi, pr i cavi, pr t ca- 
vi ,Splazzar8\ — Accapiffliarsi, Ac- 
capellarsi. Acciuffarsi, Pigliarsi ai 
cappelli. E popolarm. Scardassarsi. 
Pettinarsi. Spelazzarsi. — Adriz- 
zars' i cavi dalla para. — Arric- 
ciarsi i capegli in capo per la pau- 
ra. — Spaccar un cavèil. — Dello 
proverb. Guardarla nel sottile, — 
Un eh" ava di cavi, o Una cessa 
ch'ava dicavi, dipil. ■— CapeUa- 
to , Caputalo , Capelluto, add. — 
tn sèinza cavi. — Calvo. — Quasi 
séinza cavi. — Presso che calvo. 
— Capellizio, Capillizio. Aggrega- 
lo di tulli i capelli. — t7ap«7/are, 
aggiunto elle \ale Simile a cappel- 
lo. Tubo capillare. Vena capillare. 
•^ Far dcinlarbiond i cavi. — Bim- 
biondire. — A n's'i pò nianc tuccar 
un cavèil. — Ei non se gli può tocca- 
re il naso. Non comporta che gU sfa 
torto un capello. Dicesi di chi è 
pronto all'ira, e non soffre nemmen 
rimproveri. — Avèir i cavi lissà. 
Tener ravviati i capelli. — Avèiri 
Èfjramià. — Tenergli spatpagliati. 
Scrinare. Sciogliere, e distendere 
i capelli {Zòpr'el spali). 

CAVERIOL. Cavriuolo, Capriolo, Ca- 
priuolo, Caprio, Capriallo. Animai 
quadrupede selvatico, dall'unghia 
fessa , minore del cervo. — Cave- 
riol del vid. — ViticcìUo, e con vo- 
ce generica Capriolo, e da'botanici 
Caprcolo. Ricciolioo che spunta dal 
pampino di vite, o dal tralcio d'al- 
tra pianta scandente, che s'avvitic- 
chia inanellandosi. 

CAVERIOLA. Capriola, Capriuola e 
^arnuo/o. Femmina del Capriolo.- 
Capriola, Cavriola o Cuvriuola, 



figurai, per salto che si fìi in bal- 
lando. 

CAVÈSTER. Capestro. Grossa fané. 

CAVÉZZ. Scampolo. Pezzo di panno di 
dae o tre braccia al pio , avanzo 
dalla pezza. V. Scamplùzz. -» Cu- 
vèzz, si dice anche in boi. alla tor- 
cia già manomessa, quindi io direi: 
Andate dal ceraiuolo e domandale 
una Torcia arsiccia, o manomis- 
ca , cioè Non nuova. 

CAVÉZZA. Cavezza. — Durmir in-t-la 
cavézza. Tolto dalla simitit. del ca- 
vallo , che dorme ig piedi colla ca- 
vezza al collo. — Star neghittoso. 

CAYIAR, (da Kaviar, voce asiatica \ 
Caviale. Uova salate del pesce stu- 
rione. — Caviar deli'-i-óng'. — 
Sudiciume, Bruttura delle unglùc. 

— Dell' -i-urècc*. — Cerume. 
CAVI ARA , e con termine più gentile 

CAPIGLIATURA. Capellatura , Cu- 
pellamento. Capelliera, Chioim, 
Zàzzera. — La caviara dia cam- 
pana — Le Trecce, i Manic/ù della 
campana. 

CAVOL FIÒUR. V. Col. 

CAVRA. Capra. La femmina del becco 

— Capra salcatica. \.Camossa. — 
Capraio, è il Guardiano o custode 
di capre. 

•CAVRENZOL. V. Verdòn, 

CAVRÉTTA, n. f. Leggio, n. m. e io 
plur. leggiL Macchinetta di legno 
sulla <}uaìe si sostiene in piano piìi 
o meno inclinato il libro , o car(:i 
qualunque, ad usodi leggere o scri- 
vere più comodamente.— Cacrf//ii, 
f. Capretta, Caprettina, Cacretla, 
Capella. — Cavrèzz, m. CapreUo. 

GAVSTRÀR, CURDAR. Funaio, Funa- 
iolo e Funaiuolo. Colui che fa. o 
vende funi. Cordaio e Cordaiuolo. 

CAVSTRÉLL. Pedate. Quella striscia 
di cuoio con cui i calzolai tengon 
fermo il loro lavoro sulle giuoc- 
cbia. 

CAVZZaL (come gli spagnuoli Cube- 
zal). Capezzale V. Cusseiu. 

•CAVZZÓN. Cavezzone. 

*C.\ZZA. Caccia,-^ Andar a cazza." 



CEC 1 

ire a caccia» a cacciare.'^- Uzèin- 

zia da cazza, — Permesso di cac- 
ciare. — balUina da cazza, ^^ Pai* 
Uni da caccia. -^ Al fmt dia coz* 
za. — Cacciagione, 

:aZZADÓUR. Cacciatore. 

AZZAIJ, V. Cacciatoi, Scacciare, Di- 
scacciare , Mandar via. 11 lerniine 
iial. Cacciare è egualmente pulito 
the Mettere, Mandar via o Scac- 
dare, al contrario del boi. cbe si 
lascia al solo vqjgo, e s' adopera in 
sua vece Mandar vi. — Mandar vi 
unscroilòur; Mandar vi la fam» 
ol frèdd. — Cacciare un servitore; 
Cacciare la fame; il freddo. — Trar 
zò da cavali. — * Cacciar da caval- 
lo. — Cavar i ucc\ — Cacciar gli 
occhi — Metters'in corp un pur- 
zlètt in/ir. — Cacciarsi in corpo 
un porchetta intero.-^ Metter man 
alia spada, — Cacciar tnano alla 
ipoda, semplicemente Cacciar 
mno. — Metters'a córrer. — Cac- 
ciani a correre. 

'.AZZAROLA. Casserola, (dal fr. Casse- 
ìvU'). Vaso di rame, o di ferro star 
gnaio piii cupo della stoviglia, con 
un solo manico lungo orizsontale, 
per uso di stufare le vivande sui 
furiielli. V. Pgnatta. Tèia, 

CAZZAVID. Cacciavite. 

jAZZlGA. Cazzica. V. Caspi teina. 

'AZZOLA. Cazzuola, Méstola, Cuc- 
c/i/ara. Strumento di piastra di fer- 
ro, con manico di legno» che serve 
ai muratori per pigliare la calcina 

^ nel murare. 

AZZOTT , n. m. Pugno, n. m. e flgur. 

Jocchio d'anguilla marinata. 

CAZZUTTAR. Cazzottai^, Dare dei 

^ pugni a qualcuno. 

CDOGN , CDÒGNA. V. Mèila. 

-DUGNA, n. f. (Che si pronuncia piut- 
tosto Gdugnd), Cotognata, n. m. 
Conserva, Confettura di mele co- 

^ logne. V. Mèila. 

J^C-CIAC. Y. Tec-tac. 

^•^CC, n. m. CECCA, n. f. V. pop. Ci- 
f«.n. f. Cichino, Miccino, Pocoli- 
»w. Punto punto. 



95 CHE 

CECC'.Cosl chiama la plebe bol.il Ca- 
stagnaccio. 

CEIN. CINKIN. CLNLNEIN. PiccitUno. 
Picrin piccino, 

cÈn(;,cKiu;iiÈTT. cerchein. chè- 

rico. Chierico, Chierichetto, Chic- 
richino. Chic tic uzzo. — Ceiyhètt, 
per similit. Uova u/frit teliate. — 
Far di ccrghelL-^AffritteUare del- 
le uova, 

CETO, n. m. Condizione. Ordine. Qua- 
lità. Graiio. — l'è dèi ceto dia nu- 
àillà. — È dell' online noi/ile. — 
L' è dèi ceto di mercant. — /; della 
qualità de' negozianti. — ^4/ ceto 
di credi tur, — L'unione de' credi- 
tori. — Ceto , in termine di lingua» 
vale Balena. 

CGNOSSER. v. Conoscere. --^ Dan* 
dà cgnosser. — Darsi a conoscere. 
— Una cossa fazil da cgnosser, — 
^Cosa conoscibile. — Conoscitivo, 
agg. Intellettivo — Ci» o una che 
cg nassa. — Conoscitore e Conosci- 
trice. — Conosciatamente,A\\. Con 
conoscimento d'iutellelto, ec. — 
Cgnosser a nas. — Conoscere a fiu- 
to, — A l'ho cgnussà alla zira. — 
L' ho raf/igunito. Conosciuto a' li- 
neaincHli della faccia, — Conosce- 
re all' alito, vaie Essere accorto « 
pronto conoscitore. — Tamar a 
cgnosser. — Riconosce re. -'- Cgnos- 
ser un a forni. — Conoscere di lun- 
ga mano. Conoscere o sapere chi 
sono i suoi polli. — Sapere quanto 
corra il cavallo d' alcuno, 

•CGISUSSÉIM. più spesso in plur. 
CGNUSSELNT. Conoscente. Cono- 
scenti. 

CGNUSSÙ. Conosciuto. Cògnito. — 
Poe cgnussà. — Malnoto. — Ch'n'è 
cgnussù brisa. — Sconosciuto. In- 
cògnito. — Sèinza èsser cgnus- 
sù. — Sconosciutamente. Occulta- 
mente. Incognitamente, Nascosta- 
fnente. 

CHECCIIÉrA. Chicchera — Éssr in 
checchera. — Essere vestito attilla- 
to, Allindirsi. — Andare in chicche- 
ra, vule Limosinare. 



CHE 196 Cìk 

'CHERDÉ1NZA. Credenziera. Armadio 
o tavola da posarvi pialli e vivan- 
de per uso della mensa. — Cher- 
dèiiìza, per l'armadio slesso. Cre- 
denza. 

•CHERDINZIR. Credenziere. 

CHERDINZÒN. Crèdulo e Credevole , 
Creduli siimo. 

CHERIATURA. V. Creatura. 

CHERPA. Crepato , agg. Screpolato. 
Crepacciato. Fesso. Scojtpialo. Un 
muro crepacciato. — Ctusrpà susl. 
V. Cherpadura. 

CHERFADURA , CHERPA. Crepatura.] 'CHIRAGRA. Chirarjra. 
Screpolatura della superficie dei 'CHIRURGI. Chirurqia, 
muri, de' fomiar/ffi , ec. 

CJIERPAR. V. Crepare. — Chcrpar 



gli Aceretehnenii di maglie, chVs- 
se fanno alle calze nel latorarte. 

CHEZZA.Aggianto d'nomo. Aizzatore 
m. AizzatricCy f. Biottoso. Garoso, 
— CMzzòus , add. Àizzoso. 

•CHIFEL (dal led. Kiffets). Chifel. Pa- 
gnolella con barro arrotolata. 

CHI MIRA. Bazzècola.Cosskóì poco pre- 
gio. Figura t. per Immagimtzione 
vana , Bizzarria ; ed in questo si- 
gni6cato è adoperato ancora n**! 
dial. boi. -- Què$ii ein cMmir. - 
Coleste son chimere, o ghiribizzi. 



d' sanità. — Abbondar di sanità 
Per lo Scommeltersi che fanno le ta- 
"vole. Crepare, Crepolare , Screpac- 
dare , Fendersi, Scoppiare. — Chcr- 
par dalreder, dalla rabbia. — Scop- 
piare, Crcpar delle risa, di rabbia. 

— A in' in crèpa al cor. — Scoppia- 
re il cuore a uno di checchessia. — 
A fjalteina inoòurda a i crèpa al 
(josn. — // soperchio rompe il co- 
perchio. — Sbocciare e Sbuccia- 
re, l'aprirsi delle bocce de'fiori. — 
Un muro che screpola, crtiwla, fa 

' pelo. — Pusl' e/ierpar. — Canchero 
die ti mangi. Che li venga il can- 
chero. Ti caschi il flato. — A s'fa, 
e s' fa, pò a s' crèpa. — fildo fatto , 
^azzera morta. 

CHERSÉIIVT. Schiacciala. Focaccia. 

— Crescente, add., vale Che cre- 
sce. 

CHEIISMÓNIA , 1). f. Crescimento, Ac- 
crescimento, Aumento, Ingrandi- 
mento, incremento, n. ni. Ctvsren- 
za, n. f •— ìj'inrirandimcnto , il 
crescimento de' fanciulli.— 1/ au- 
mento del pane.— Tagliare un ve- 
stito a crescenza, yzìa Tagliarlo più 
lungo del bisogno. 

CflERSÒN , n. in. Crescione, n. m. 
Erba piocnnte du insalata. 

CH RRSlì , add . Crescia lo ; A ccresciu- 
to; Aumentato ; Uacrresciuto — 
Cherstì, sust. Chiamano le donne 



•CHITARA. Chilann. 

CHIZZAR, y. Aizzare, Adizzare, t. 
• Fare stizzire. 

CIACCARAR. V. Ciacchera. 

CIACCARÒN. CIAQULÒN , ro. CIACCA- 
RÒONa . CIAQULÒUNA, ClAQULIR 4. 
f. Ciarlone. Chiaccherone. Cime- 
cheratore. Cicalone. Cicalino. Ciar- 
latore. Ciarliere e Ciarliero , d. m. 
E Ciarliera. Ciarlatoti. Chincv/iìe- 
rairice. Chiacchierina . n. f. Donna 
f/art^la. 

CIACCHERA, n.f.CIACCARAR.v. Chiac- 
chiera. Ciarla. Ciancia. Chiacrhìr- 
ramento. Chiacchierala. E i verlii 
C/iiacehierare. Ciarlare. Cianciare. 

CIAMAR, V. Chiamare. Appellare. .Vr 
minare, v. — Invocare. Cliiamareaiih 
lo pregando. — Evocare. Chiamare 
la Divinità. — Provocare. Chiiìimir 
fuori. — Avocare. Chiamare n sé. 
Bivocare. Burattare. Bichiamart. 
Chiamar di nuovo. — Beclamarc. 
Querelarsi. — Socchiamare. l^hiu- 
mar piano. — Baciare alcuno. (Chia- 
mar forte. — Bichiamare alcuno. 
Chiamarlo indietro. 

CIAPP, n. m. Pezzo di canapo ad nso 
di legare, che i coiii.ndini ad(»f)e- 
rano per legar le some, forse da 
Cappio. 

CIAPPAR e ACCIAPPAR , v. Accliiap- 
pare e Chiappare, v. Voce \rd<<J. 
Pigliare improvvisamente. — far- 
pire. Pigliar con violenza e Impro** 
^isamcnte. — Affcn'ure. Afjfpan' 



CIA 



197 



CIA 



ciré. Aggamgnare, Pigliare e tener 
con forza. — Chermiit^ Abbranca- 
re, Braneare, Artigliata. Degli a- 
nimalt. Prender colta branca. — 
AQgraffare , Uncieare , Uncinare. 
Preuder con raffio , con uncino. — 
Azzamiare. Pigliar co' denti ; delle 
liere. — Addentare. Pigliar co'den- 
iì.'^ Abboccare. Pigliar colla bocca. 
^ftaòòoccane.Tornarea pigliar col- 
la bocca. — Ciajjpar fug. — Ap^ 
prendersi. Appigliarti, Attaccarsi 
^l fuoco. -» Ciappar giùsf, Accoi- 
ri. — Colpir bene. Accertare il col' 
po. — Ciappar scars. — Colpire 
jccirso.— Ciappar d'scans, o d'schi- 
biz.CogUere a schiancio, o a stian' 
ciò. — Ciappar la man. a cvèll. — 
f*'m francarsi.. Farsi franco, abile , 
perìlo in una cosa. — Ciappars' a 
a<?7/. — Attenersi. Attaccarsi. — 
Ciappar in man un curtélL — /m- 
pufiuare un coltello.-^ Ciappar la 
fivlouna pr i cavi. — Afferrare , 
Acciuffare la fortuna — Ciappar 
del misà. — Essere assassato» ciot- 
tolato. — Dov al ciappa al ciappa. 

— /)ovc coglie coglie. Cogliere alla 
cieca. — Ciapparla cùn qualcdun. 

— Pigliarla con alcuno. — Ciap» 
par in-t-al fati, — Cogliere sul fat- 
to, nel fatto , e con V. d. U. Infla- 
tiranti. — Acciappars'. — Ingan- 
narsi. — Ciappar dèi frèdd, la fi- 
tra. — Coglier freddo ; pigliar la 
febbre.-^ N'psséir ciappar la sònn, 

— iVon poter pigliar smino. 
CIAPPEIN. lavoro di breve durata , e 

per mercede, fuori dell'ore pattui- 
le. — Vale ancbe Pottiniccio. 
CIAPPÈTT, n. m. Fettuccia. Cordclli- 

M.Tl. f. 

C1APP6N Mastietto. Ganghem inno- 
nettato. Ganghero fatlo di due fer- 
ri sonili con piegatura a foggia d'a- 
i»;llo innaiieliali insieme per con- 
piuiiKepe gii arnesi, che devono es- 
s>er alti a piegarsi , come i coperchi 
•lell»» casse. 

ClAQUUli , V. Ciarlare. Ciaramella- 
'<•• ^kixhuc. V. fiaccherà. 



CIAQUi.IRA. V. Ciaecafòih 

CIAQUKÒN. V. Ciaccarùn, 

Cl.4R.add. CfUaro. A quest'agghiniO 
nella lingua italiana sono attribui- 
te moltissime nozioni . a diflerenza 
che nel dial boi. sono ben piti ri- 
strette e quasi tulle in senso pro- 
prio. Darò alcuni esempi. -* r/iia- 
ro , contrario di Oscuro. Giorno 
chiaro. Cielo chiaro. ^^ Chiaro. Pu- 
ro, contrario di Tórbido. Vino chia- 
ro. Acque chiare. •'^ Chiaro, Nello. 
Palilo. Vetro, cristallo chiaro.-^ 
C/itaiì). Raro, con Ira rio di Spesso. 
Pioggia chiara, ma meglio Rara. Sie- 
pe rada. Cose rade. Tela rada. Stac- 
cio rado. Pettine rado. — Mnèstra 
d'ara. — Minestra btvdosa. — Pu- 
lèinl ciara.-^ Polenta morbida. ^> 
Chiatv. Intelligibile. •— Scrittura 
chiara. — Cfiiaro. Sereno. Aria 
chiara. Cielo chiaro, ec— Aggiun- 
to di voce, di suono, è conlrario 
di Roco. Voce chiara. Suono chia- 
ro. — Chiaro in via traslata , vale 
Famoso, Celebre, ec. Vale Manife- 
sto, Evidente. Vale Allegro. — Chia- 
ro , vale Sincero , Leale. Chiara fe- 
de. — Ciar e scur, sing. e plur. 
Chiaroscuro, sing., e Chiari scuri, 
plur. Pittura di un color solo, al 
quale si dà rilievo con chiari, e con 
iscuri del medesimo colore. — r/ar 
volt, detto avvetbialm. Rade volte. 
Bare volte. Di rado. Caramente, 
Contrario di Spesso. 

CIAR A, n. f Chiarata, n. f Chiara d'uo- 
va dibattuta. 

CIARA D'OV. Chiara, Bianco, Albume 
dell'uovo. 

CIAHARACCEIN. V. Ciarabacciòn. 

CIARABACCIÒN. Scenhnetìlo. Sfini- 
menlo. Deliquio, n. m. Sittcopc, n. 
f — Ciarnbacccin , Smalveiu. — 
Piccolo deliquio. 

CIAV. Chiave. — Chiavo ma.^chiu, o 
sia con bottone, o (* pallino. — 
Chiave femmina, con canna forata. 

— Ciav farla. — Chiave salda. — 
Ciai) instutid. — Chiave inneffHOxa. 

— ì'n ììutzz d'ciav. — Un fando di 



cu 



198 



€10 



chiavi. — Assrarcùn la dav, da- 
var. — Chiavare. — Avrir cùn la 
ciav. Schiavare. — Quèll eh' fa et 
ciav. — Chiavaiuolo. — Ciav eh' *' 
meltn in-t-el fabbric. — Catene. — 
Ciav per la sèiqa. — Licciaiuolo. 

— Le parti della chiave [sodo: Ma- 
nara.-^ Ingegno.'^ Tètta.-^ Anel- 
lo. — Canna. — Fusto. Canna. — 
Tai dia ciav. — Tagli. Trafori. — 
Fernette della chiave sono i Trafo- 
ri degli ingegni piU dilatali di quel 
che sogliono essere. — Balzana 
della chiave é Quel ringrosso che è 
alla testa degli ingegni. — ìSulinel- 
la dicesi quando la testa degl' in> 
gegni viene a fare come un T. — 
Dar una volta, dòu voli alla ciav. 

— Ona mandata , due mandate di 
una toppa. 

CUVADUR A. Toppa. —Sen^alnra è ter- 
mine generico di qualunque ordi- 
gno inserviente a chiudere le porle, 
ma comunem. si prende per la Top- 
pa. — Ciavadura everta. — Serra- 
tura che s'apre da due parti. — A 
scrocc. — Serratura a sdrùcciolo , 
a colpo. — Balzana del cas fello o 
del coperchio della serratura. Par- 
te degli ingegni della serratura, che 
investe il taglio fatto nelle fernette 
della chiave. — Bus dia ciavadura 
in-t-al lai dòv passa al cadnazzol 
o al scroc. — Feritoia della squa- 
dra per cui si manda fuori la stan- 
ffhetta. — Bus dèi bttòri^ch' lira in- 
nanz e indri al cadnazzol. — Feri-^ 
loia della serratura alla piana , in 
cui entra il nasello della maniglia 
del chiavistello. — Chiavatura , si- 
gnifica Conficcamento , Conficcatu- 
ra. — Quèll eh' fa el ciavadur. — 
Toppallacchiave. 

CIAVGA. Chiàvica. Termine gener. dì 
Condotto formato per ricevere l' ac- 
qua e le immondizie.— Foflf no, Cloa- 
ca. Condotto sotterraneo coperto o 
scoperto che raccoglie, e per cui 
scorrono le immondizie. — Latri- 
na. Recipiente delle immondizie dei 
cessi. — Ciavga. — Cateratta. Mu- 



ramento ed apertura per pigliare e 
mandar via acqua a sua posta. Ca- 
teratta dicesi anche i' imposta che 
la chiude. — Ciavga a paradura, 
— - Cateratta a eanale. — Apurion. 
^- Cateratta a porte , o a ventolaì 

CiÀVGANT. Caterattaio. Coiai che ha 
la cura e la custodia della cateratta- 

CIAVGHBIN, n. m. e CIAVGHEiNA . n. 
f. Caterattino. n. m. Piccola cate- 
ratta.— Ctat7^/te/n per Votaeessi.'- 
Chiavichetta, Chiavichina» Chiari- 
cuzza. Piccola cloaca. — Ciavgoti 
Ciavgott. -^ Foguoìie, Chiaoicone, 
accr. — Fognmuoto. V. d. U. Coloi 
che ha cura delle fogne. 

CIAVIR. Chiavaio e Chiavaro. — CU 
vir del carzer. — Carceriere. 

CI.WSÉLLA, n. f. dim. d' Ciav. — A\ 
pese» D. ro. Pezzo di ferro con ci 
si tengono uniti i travi colli muri 
le pietre eolle pietre. 

CiCCHÈTT. Taccone. Pezzo di suolo 
che s' appicca alle scarpe rotte. 

CIFAR , V. Voce della plebaglia. G/ier- 
mire. Rapire eoo prestezza e de 
strezza» 

CILOBA, CILUBEIN. Balusante.—l' t 
un poe cilubein. — È un poco orbo. 

CINEIN. Piccolino. Piccino. — Vii» 
nein, dim. del dim. Piceiìiitw. 

CINÉTT, ClNAIA.Termine vezzeggiati- 
vo. Mio caro» Mia cara. Carino, Cot 
rina , ecc. 

CIOCC (coir ò aperto). V. Armòur. 

GlÓCC (coll'ó stretto) V. Imberiag. 

CIOCCOLATA, n. f. Cioccolata, n. f 
Cioccolato, CioccotaUe e Cioccola- 
te, n. m. — Libre ft d' Cioccolata. 
Paltoncini, pani, scatolette di cioc- 
colata. — Cioccolatein' incarta. — 
Pasticca Pastiqlia di Cioccolata 

CIÓD, Chiodo Chiovo. V. Bultèlta 
Salarein , ecc. — Ciud da lira. — 
Chiodi da peso. — Ciud navazzein. 

— Chiodi aguazzi. — Ciud da suf 
fetta fatt a T. — Gruccia da stoia. 

— A proposti d' ciud da carr. - 
Son buone legne. Albanese, messe- 
re. Quando alcuno non risponde 3 
proposito. — Cocomerino. Cocomc- 



CIÒ 



199 



CH<i 



rtizzo. Belletta con capocchia d'ot- 
tone. 

CIÒMA. Chioma, Capellatura che pen- 
de dalle spalle. Zàzzera, Crine è 
più della poesia. — Criniera , Cn- 
uedd catallo.^' Giubba del leone. 
— Chiomato, Cornalo, Cape Italo. 
ì'omio di chioma.*— Chiomante. 
V. poel. dicesi delle piante, che han- 
no molle fronde. Fronzuto. — Di- 
ichiomare. Levar le chiome. 

CiOPPA. Coppia. Due cose insieme. 
hio. — Una cioppa d' u. — Pèn- 
2oto d'wa. 

CIOOIEL. V. Biricchein, 

CitiSS. Hngue, Grauo, Pasciuto, Paf- 
futo , add. 

CIOZZA. Chioccia, — Cioxza. — Plè- 
ìedi, delle volg. Gallinelle. Sette 
stelle che si veggono fra 'I Tauro, 
e l' Ariele. 

CIRCUM-CIRCA. Circa Incirca. Presso 

^fljjoco. A un di presso. 

-ISA. Chiesa. Tempio. — Fars' torr 
in dia. — Entrare o Andare in 
mto. V andare le partorienli la 
prima volla dopo il parto in chiesa 
per la benedizione del sacerdote. 
^ Cenare o Mettere in santo. L'at- 
to della benedizione. 

^^- Assiuolo. Uccello notturno. ^ 
Sfinir stt i ciù, — Saltar la mosca 
filnaso. Adirarsi. — Tra 'Iciù e la 
^J^fZ/tt ai còrr poc. — Ella è tra 
haiaiUe e ferrante : tra barcarola 
« mannaro : tra corsale e corsa- 

Jc: tra 'trotto e lo sttyxcciato, 

; IjCCAMÉINT. V. Amìòur. 

'TOAR. V. Armòur. Per Maneggiare, 
'oi/cf/f/iorc. Vaneggiare. 

'}^p^mu\L Chiucchiurlaia, 

^HjDaU. CIUDAROL. Chiodaiuolo. 

JLOAilA. Chioderia. Fabbrica dì chio- 
di. — Chiodaia. Strumento per far 
? capocchia ai chiodi. 

^1LI)AIU. Chiodagioné. Quantità di 
cluodi. — Chioderia. Assortimento 

J^ flviodi. 

\}^m V. Assrar. 

'•.^n'ETTA Coppietta. Termine usalo 
"toscana per Piccia di soli due paui. 



CiUQULATA. V. Uiricchinata. 

CIUSA D* UM FU' M. Steccaia. Pescaia, 
Chiusa per Chiusum. Chiusura di 
un prato, ecc. — Tura, Turamen' 
to. i fanciulli fanno la tura con 
terra o neve per arrestare i riga' 
gnoli per %nezso alle strade, 

CiUZZLAB. V. Chiocciare. Crocchiare. 
Quel cantare che fa la gallina chioc- 
cia quando ha i pulcini. 

CLAHl.NÉTT, n. m. (parola fr. Ctari- 
nette, D. f.) Chiarina , d. m. e CVmo- 
rina, n. f. 

CLASSIFICAR, v. Classificare e Clas- 
sare. Disporre e ordinare in classi. 
Neologismo dei Naturalisti , reso 
però comunissimo. 

CLEU. o CLEBS u. m. Quantità ; Mol- 
titudine; Copia di checché sia; Su* 
bisso, 

CLÉTEZIA , n. f. Cleditsia, Pianta e» 
soiica. 

CLÒMB, PIZZÒN. Colotnbo , Piccione. 
— > Trar ai clomb dia so clumbara. 
— Cucire a suo refe. Far su la sua 
pelle, le sue spalle. Tirare a' suoi 
piccioni o colombi. Tirare i sassi 
alla colombaia, — Pèss clàmb, — 
Palombo, 

CLtl'B, n. m. Voce tolta dall' inglese. 
Combriccola. Conventicola, n. f. e 
Conventicola , a, m. Segreto ragu- 
naniento. 

CLUMBABA> PIZZUNARA. Colombaia. 
Assereno , chiamasi il Legno posto 
fuori della colombaia, su cui si po- 
sano i colombi. 

CLUMBEIN . add. Toìitidiccio. 

•CLUMBEINA. — Colombina, — W 
clumbeina. Uva colombina o cer- 
senese 

*CLMKl. Colonnelli. Voce de' cartari. 

CLUB (dal lat. Corylus ). Nocciolo, A- 
veltuno. Albero. Cori/c/o è il luogo 
piantato dì corili , o nocciuoli. 

CLUB A. Nocciuola. Avellana. — du- 
ra salvadga. — Bacòccola. — Co- 
lòni col secondo ó stretto, \ale Co- 
loiisce, 

•CMANDANT. Comandante. 

•CMAND.\B, V. Comai:dar€, 



co 



200 



GOD 



CMAB DA FIÙ. Levatrice. Raecoglilri' 
ce o Ricoglilrice. Femmina che ma- 
terialmente assiste ai parti. — JVam- 
mana volg. , e con voce dell' arte 
chirurgica Ostetrice è quella» eh 'è 
capace in teorica e in pratica — 0- 
tlctricio e Chirurgo ostètrico, oste- 
tricante. Colui che esercita 1' Oste- 
tricia — Cmar, per Pettégola. 

CMAUAR . Pettegoleggiare, tattamel- 
lare, hass. 

CMEIN, TMCIN corrottam. Cornino e 
Cumino. Seme di erba odorosa, che 
somiglia air anice, ed è gratissimo 
a' piccioni. 

CMm), (dal lat. Quomodo) —V. Com. 

CO. Capo, e To' per accorc, come usò 
Dante: In co del ponte; In co del- 
l' anno. — Co per Tèsta è voce dei 
contadini; tiittavolta è rimasta in 
città in molli casi: p. e. D'co. — Da 
cupo. Di ricapo. Di nuovo. — D' co 
dèlmòìid, dia stm, del scal, dèi 
leu. — hi capo, A capo del mondo , 
alla strada, alle scale, del letto 
ecc. — />« d' co; Qué d'co.- — Là 
da lungi: Qui vicino. — Tamar , 
Èsser d' co. — Tornare , Esser da 
capo. — Èsser d' co, vale ancora A- 
ver finito; ma in questo caso Co si- 
gni lica Coda — Cascar a co feti. — 
Cadere a capo fUto. — Co d' ai. — 
Capo d'aglio. — Dia vid. — Tral- 
cio. Pàmpino e Pampano-'-Dla ga- 
vetta. — lìàndoto. — Tmvar, o N' 
tnivar al co dia gavétta. — Trova- 
re, non trovare, Ravviare, o non 
racoiare il bandolo. Rincergar la 
matassa tanto al prop. che al figur. 
—Rèic a du, a tri co. —Refe a due, 
a ire capi. — Vgnir a co. — Sup- 
puratv. Venire a suppurazione a 
maturazione. Far capo , volgarm. 

CO, n. Coda, n. f. degli animali. Per 
siinilit, Coda delle vesti, ma meglio 
Sjtvsciro, da cui Coda per Fine. — 
ìùaserd' co d'un laourir. — Essere 
alla fine d'un lavoro. — Esset^ in 
coda della tavola. — Essere alla 
coda. Codiare. Essere di dietro. — 
Tgnir so la co. — Alzare, Portare 



lo ttrascico. — Tirars' dri la r<y 
Strascicar la coda. — Taiar la co 

— Scodare. —^ Scussar la co.— Scv 
dimoiare. — Arranzinar la lu- 
Arroncigliar la coda. — Quel me- 
nar in giro della coda che fa il [;at- 
to, il leone , ecc. dicesi Arroitan 
la coda. — animale caduto, eia 
poes. Caudato: che ha coda. — To- 
dacciuto, che ha gran coda. — Sco- 
dalo « senza coda. -~ fai dia co dèi 
manz. — Carne coderina. — Tru- 
vars* cùn la co tra V ùss. — Tro- 
varsi tra V uscio e 'l muro, — ìùH 
% can scosscn la co, tùli i mincm 
volen dir la so. — Chi fa la casa in 
piazza la fa alta o tafabcMa.- 
La co è la più dura da scimlmr- 
-^ Nella coda sta il veleno. — yièir 
veder dov al diavel tein la co. - 
Voler vedere dove la lepre giace." 
Codoìie , m. e Codazza , f. sono ar- 
creso. — Codino, m. Codina, Codil- 
ta f. sono i dimin. 

eoe , o. m. COCA , f. Dia mamma, dei 
pà. — Cucco, n. ro. Figliuol di uz- 
zi. Beniamino. Figliuòlo prediletto. 

— Padri imbecherali. Che sono ioi- 
briacaU dell'amor de' figliuoli. /m- 
vasati. Rapili. -'-^ Al mi eoe. U 
mi coca, fig. Termini vezxeggialiu 
ai bambini, che valgono quanto lia 
delizia ! 

COCA, n. f. e COCHI, piar. Voce usata 
da'funciulli , e dalle donne per vez- 
zo, in vece di Gallina— Cocacocat 
Cachi cachi. — Curra, curra, e Car- 
ré curre. Dilli billi. Voce colla qoj- 
lesi chiamano le galline. «-Cocri 
dèi fus. — Cocca. Boltoncioo dei 
fuso. K Cocca, T annodamento, clic 
si fa al filo. 

CODEN. n. m. da Cote, n. f. terp»i(|e 
generico che comprende i)iìi spc/ie 
di pietre granellose. La vwe hcl . 
ora antiquata, vale Pezzo diputni- 
Sasso. 

CÒDG, n. m. (DI PKÀ). Supcrficie/r- 
basa del prato — Di codg cava.- 
Piote, plur. Zolle di lertv, crho^'^- 
e cosi Piota M Zvlla nel siug -' 



COI 



201 



COL 



h(A 6i forma li verbo Inctidghlr un 
lièin,ehe vale Coprir di piote, op- 
pure Seminare o coprir d'erOuccia 
UN terreno perchè divenga prato 
wrfo*-~Così, Si^dgar un prà, è 
levar la suptrfide del prato già 
erlma. Gli ingegneri dal fr. dicono 
Cazunare gli argini; GazonatwxL 
e:\jli argini.'^ ksendo la voce PiO' 
(aiiropria delle Zolle erbose, come 
ahbìam dello , sarà meglio usare il 
verbo Wo/o/TP , per Coprir di piote, 
Piotalo, Coperto di piote , e tìnul- 
oi''oie Piotatura per la Copritura 
.<'i piote. 

CÓDGA. Còlica, ma meglio Cotenna, 
Prupriamenle la pelle del porco. — - 
^^}(mua del sangue, per similil. 
Su/tf/ttc coten;w«o, tenace. — L'/m 
(uni de còdga, vale Crassissimo.'^ 
fiicuriacodga. — Scotennare. 
CUIA, u. f. (coir ó stretto). 1 toscani 
(imo Fare alla ruffa raffa , o al- 
fo l'ùlfola ràffbia , quando si getta 
io aria alcuna qualità di checcbcs- 
si^.csi fa a obi plìi tosto, e più 
o^* piglia; ed è giuoco da fanciulli. 
Il gettare dalle tìuestre pane, daiia- 
f'H'd altre simili cose, per signo- 
ria ed in tempo di festività, al po- 
polo soUostanle. dicesi da'bol. Irar 
alla cóia. Quando essi toscaneggiano 
us3Dodire Fare il getti o:masicco- 
"Je questa parola a Ile orecchie de' to- 
scani non suonerà troppo piacevol- 
ro<'iiip, potendo risvegliare con e«- 
^a l'idea del vomito (che cosi vuol 
•^i'" Q(Uito), a me piacerebbe piut- 
losio di adoperare Far getto, laltu- 
^0 Cialtura, e cosi si dice del 
gettare, che si fa in mare delle 
p'ercaiizie, per alleggerire la nave 
jn tempo di burrasca. Da molti per 
•3 nostra voce Càia dicesi Colta, e 
sici'ome questo è il termine, che al 
I)t)l. precisamente corrisponde, e 
siunìOca Ciò che s'è e Alo, o rad- 
uualo, egli è perciò che lo trovo 
^^\U) approprialo, comech(> pih ac- 
fosijinieal dialetto, per l'idea at- 
^ccala a questa voce di maggior di- 



terllroento nel vedere II contrasto 
e l'ansietà de' raccoglitori delle co- 
se gettate , di quello che sia Iattu- 
ra. Userei perciò delb' seguenti di- 
zioni adattate alle diverse circo- 
stauze: Andèin a veder la càia. — 
Andiamo a veder la cotta. — i4ii- 
dèin atta càia. — Andiamo a ve- 
dcr la colta; se sia il semplice ve- 
dere; lasciando ai Baronci il dire 
Andiamo alla colta, che da essi si 
eseguisce in effetto; dettato quanto 
mai espressivo per le due nozioni, 
che insieme racchiude, di Gettare. 
e di Ra.rorre, ciò che corrisponde- 
rebbe perfettamt'ute a Gettare alla 
colta, ed a Getto, o Iattura alla 
colta. Adoprerei però la seguente 
maniera di dire: Andiamo al gel' 
io, alla iattura, o giattura, allor- 
ché fossi fra quelli che gettano le 
cose dalle finestre. 

COl.'l.MKRDA. Letamaiuolo. — Paladi- 
ni, sì dice forse per isiherzo a co- ' 
loro, che colla pala vanno racco- 
gliendo per le strade il concio. 

COIER, v. Cògliere e Córre, v. V. Am- 
mucciar. 

COIOMBRAtl, V. Minchionare. 

XOIONAR, voce plebea. V. Coiom- 
brar. 

COL. Càvolo. Cavolo flore. Cavolo 
cappuccio. Cavolo rapa, ec. — li- 
na balta d'eoi. — Torso di cavolo. 

— fìalla d*cavol fìòur. — Palla di 
cavai fiore. — Protuberanze di co- 
voi fiore Quelle prominenze che si 
osservano nella sua palla. 

COLA. Colla (coll'o largo).— Colla 
di pesce, colla di limbellucci, colla 
di cotenna , di Germania. — Boìm 
noti. Cola. Bona noti ai sunadur. 

— Bouna notte pagliericcio. Addio 
fave. Abbiam fritto. - - Cola di ca- 
stagnazz, del flit tèli— Intriso dei 
castagnacci, delle frittelle. Intriso 
di farina per involgervi il pesce 
da friggere. — Far la cola pr'i ca- 
stagnazz. — Far l'intriso de' ca- 
stagnacci. 

COLATEZl e SCOLATEZl . add. pi. A- 

21 



CÒM 



2tó 



tOM 



eque correnti, die scorrono. Non 
si dice Colatizie , né Colaticie , né 
Seolatizie , come sogliono scrivere 
alcuni ingegneri. — Scolaticcio , 
Scolatio, Colatio, Colatim, signifi- 
cano Allo a colare. — Scolatioo. 
Che ha virtìi di far scolare. — Co- 
laticcio, sust.« vale Stalaltite. 

•COLICA, n. f. Colica. 

COLL. Coito (col primo o largo).— 
Coli stori , Far al coli stori. — A- 
vere , Tenere o Fare il^ collo torlo. 
Far l'ipocrita. — i4 rotta de coli. 

— A rompicollo. — Una costa eh* 
còsta l'oss dèi coli. — Una cosa che 
costa un occhio. Costar salalo. Co- 
stare il cuore , il cuor del corpo. 

— Tirar al coli ai pulastcr. — Ti- 
rare il collo a' polli. — Ròmpers'al 
coli. — Rompersi il collo nel prop., 
e nel fig. — Coli» si appropria per 
simiiil. ad altre cose. Cotto del pie- 
de, del fiasco , ec — Coli d' ièl- 
la. — Pdiuolo. Una delle parti in 
cui è divisa la tela nell' ordirla. — 
Colt doperei, d' curai. — Filo di 
perle, di coralli. — Colt d'mercan- 
zi. — Collo di mercanzie. — Collo. 
Sommila d* un monte: p. e. Il collo 
di Tenda. — Coltala , n. f. Colpo di 
mano dato sul collo. — Coli suttil. 

— Collieino. — Tgnir in coli. — Te- 
nere in collo. Ingorgare. Far gor- 
go. Impedire il corso, o lo sfoga- 
niento deMiquidi. 

•COLLAUDAR, v.a. CoWatidorc. Lauda- 
re. Lodare. Commendare. ^ 

•COLONNÈLL. Colonnello. 

•COLSAT. Colsat. Pianta comune che 
dà un seme olea^irinoso. 

•COLTORT , n. m. Torcicollo, uccello. 

— Vale anche Bacchettone. 

*C0 LUNGA. ?osa piano. Lento. Soo- 
gliàto. — A si la gran co lunga. — 
Siete la lentezza personificala. 

C0!« e CMOD. Come, avv. Dante usò 
anche Com. A guisa. In guisa. A 
foggia. A forma. A maniera. Sic- 
come. In quel modo. Secondo che. 
1 boi. usano più frequenlemente la 
voce Cmod (dal lai. Quomodo). — 



Comechè vale Benché. Tuttoché 
Ancorché. Avvegnaché. Quanta n 
que. — E come! Atfermalivam. con 
inflessione ammirativa. £di che sor 
tal Ed in guai modo! — E coni o 
san cunlèint. — E di quat sorta tni 
contento! Son contentissimo. — Co$a 
va. — Come sta bene. Per appun 
to. Come si dee. — A i ho dà cmoc 
va. — Lo battei ben bene. — A i Ai 
dett cmod va. — Gli parlai a tioce 
re, con impegno, con ef/icacìa. 

•COMBUSTEBIL. Materia comhusliòi 
/e.Nell'iLla voce Combustibile non 
é usata suslanlivameule. 

•COMIC. V. Commediant. 

'COMMEDIA , Commedia. Compoo/- 
mento scenico. 

•COMMEDIANT. Commediante. C^ 
mico. 

COMICA, n. f. Attitudine a sceneggia- 
re. Quella naturale disposizione c\w 
hanno alcuni comici nel rappresea- 
tare con verità le parti. — L' hi 
una bona comica. — Alleggia bene. 

COMITIVA, n. f. Comitiva. Molli sodo 
i vocaboli presi sotto la generica 
nozione di Moltitudine di più iudiu- 
dui insieme uniti: ma l'iudole (fi- 
versa di cosiffatti individui , le dif- 
ferenti maniere ed i vari scopi del- 
le loro unioni, fanno sparire ia si- 
nonimia apparente. — Raccolta, èi- 
dentica a Collezione, e nel cornanti 
linguaggio si applica quasi sempre 
alle Riunioni d' individui della me- 
desima specie di genere ra:tleriale. 
Raccolta di quadri. Raccolta di p^tf- 
sic. Collezione di medaglie. Colle- 
zione di codici antichi, ec. Racfoi- 
ta si usa ancora per Ritirala , o mì 
Richiamo delle truppe. Chìaman i 
soldati a raccolta. — RadunaiiZfi- 
Radunamerilo. Adunarne nto. Con- 
gregazione. Congregamento , I'T- 
mini che sono mollo affini Ira di I"- 
ro , convengono mejjlio ad 'juiD'ie 
di persone.— Assemblea. Adunan/i 
di gente per far parlamento, di- 
scorrere insieme e risolvere. — Con- 
cilio, signiflca una Grande asdew- 



GOM 



303 



COM 



blea di p£rsoDe qualificale, e ape- 
dalmenle di Vescovi e Prelati di 
Salila Chiesa per .discutere» risol- 
vere edecrelare sopra qualche pun- 
to lonlioverso, ec. — Se Concilio 
fu adoperalo per adunanza « onde 
liallare affari ecclesiaslici , Comi-' 
^M io fu por additare le adunanze 
in cui si trattano afiari secolareschi, 
eiierciòsì dice Consiglio di gover- 
wo. Ctìiisìglio di guerra. Consiglio 
dtl comune, ec. — Dicla è un' As- 
si mblea di Principi o di loroi4iw- 
ksciudoìi per trattare o discutere 
'éiYÌ poiiiici de^li Stati. — Una ta- 
le adunanza suolsi anche appellare 
col nome generico di Congresso. — 
Cefo, nei comune linguaggio ita- 
liano sovente si adopera per indi- 
(^rebQuaiiià, la Condizione, io 
ij'iaio, la Professione delle persone 
ol/oa|)|iai'lengono a qualche corpo. 
Celo femniuino. Celo nobile. Ceto 
nurcanlile.— C^mpagnia»ne\ pro- 
prio signiGca l'Accompagnamento 
(be una persona fa ad un'altra. Un 
lai vocabolo fu per simigliauza so- 
sliluiio a Congregazione o Società. 
^'d Compagnia delle Indie. La Com- 
V^nia (Confraternita) di santo 
'*jI'in7o, ec. — Comitiva è molto af- 
'ìuea Co»wpa{/«to, ma esprime me- 
^''odi questa l'Accompagnamento, 
fhefa un'unione di persone a qual- 
che qualificalo soggetto per ono- 
rarlo. .- Corteggio o Corteggia- 
^mto,è un'unione di persone di- 
stinte, che accompagnano e fanno 
la corie a qualche ragguardevole 
personaggio. — Combriccola. Ad- 
tinanza o Con versazioue di gente che 
consulla insieme per qualche reo 
od ingannevole scopo. 
COMMETTER, v. Comméttere. Coman- 
dare. Imporre.—Ordinare. Commet- 
/cn/e,agg.che commette. 1 mercan- 
ti usano questa voce In forza di su- 
si. per Colui che ordina una cosa, 
commette alcuna faccenda al suo 
<'orrispondeiiie , abbiamo la voce 
<ii lingua in Commettitore. — Com- 



mettr ci lègn, — CommèUmft,ìxxk 

più propriamente Calettare,-^ Comi- 
mctlr a co d' rùnden. — Calettare 
aco\o a coda di rondine. — Com- 
meltra tètl d' cagna, — Calettare 
a dente, con addentatura. Adderà 
tarf. — Commetter. — Calettatura 
in terzo» a ugnatura» a bastone» a 
sguscio, a nocella nascosta » a ba» 
stone e sguscio. - Càmera. Quel cavo 
che si fa in un pezzo di legno, in 
cui deve internarsi un dente per ca- 
lettatura. 

COMMISSIONAR, t. Dar commissione, 
commessiune. Commettere. Ordì- 
nare. 

CÓMMITTÉINT. V. Commetter. 

COMUD. V. Canier.-Ver Comodo,Agia' 
to» agg. Ed anche per Ricco, 

•CMUN. V. Comunità. 

COMODEINA. Orinaliera. Voce degli 
artigiani. Cassa da oiinali. 

COMPLEANNOS. Annuale o Annuario 
del nascimento di alcuno. — Gior^ 
no onomàstico, comunem. dicesi il 
giorno in cui cade la festività di 
quel santo, il di cui nome porta 
alcuno , da Onomazo gr. , ISomi- 
nare. 

COMPLETAMÉINT, sust. V. Completar. 

— Compie tamèint, add. Completa' 
mente. Interamente. Del tutto. Di 
tutto punto. 

COMPLETAR, v. (dal fr. Compléter), 
Bienipire. Mettere a numero , For- 
nire le compagnie o 1* esercito del 
numero d'uomini prefissi. Così (7om- 
plctamento, che vale Compimento. 

— ^el linguaggio comune suol da 
talunousarsi nel significato di Com- 
piere Compire. 

COMPLOT, n. m. (dal fr. Complot). 
Cospirazione. Congiura. Congiura- 
zione,n. f. Congiuramento , n, m. 

— Per Macchinazione. Trama, Cà- 
bala segreta. 

COMPOSITÒUR. Componitore. Compo- 
sitore. Quegli che nelle stamperie 
mette insieme i caratteri. — Com- 
positoio. Quello strumentino che . 
per comporre le pagine a stf^mpa. 



CON 

serve a mettervi sopra le lettere ad i 
una ad uoa , e dà la giustezza del 
verso. 

'CÓMPRA . n. f. Compera. Compra, 

•COMPUTESTA. V. Coutabil. 

COMUNAL, add. Comun'Uativo , agg. 
AddeUo al Comune. Teatro comu- 
nitalioo. Strade coniumtalive. Ma- 
gistrato comunilativo. — Comiimv- 
le vuol dire piuttosto Solito. Ordi- 
nario , e quzuiiìnquc ne' bandi ao- 
ticlii si trovi usata questa voce nel 
suddetto significalo trovandovisi 
Beni comunali. Paschi comunali. 
Ora è meglio servirsi della voce piti 
nobile. ; 

COMUMTÀ, n. f. Comune, n. m.e Co- 
^munilà» o. f. Il corpo de' cittadini. 
La comunità di Ircvigi; il comune 
di Bologna. —Potilo qui alcuni no- 
mi di quei Comuni della provincia 
di Bologna, che in italiano si sco- 
stano piii da quelli del dialetto. — 
Aloolà. — iuooleto. — Arcvà. — 
Becovàto. — Arfèin, — Boffetio. — 
Arquliz. — Arcoveggio. — Cà di 
frab.— Cà de'fabrL — Casféll di 
Brelt, — Castel de' Brilli. — Co 
d*fiùm. — Capofkmie. — Live. — 
OÙvelo. — Media. — Olnièdola. -~ 
Monsanzan. — Monte san Giovan- 
ni. — Monsvir. — Monte severo. — 
Montagù.^-'Moìite acuto. — Monvi- 
nìr. — Monte vènere. — Jtfonzorz.— 
Monte san Giorgio. — Mungardein. 
— Mongardino. — Nnnaré. — Nuga- 
reto. — Pèigula.— Fèqola. — Puz.— 
Poggio.— San Cèrei— San ChièUaro, 



204 CON 

nare. Pigliar partito , risohizìone , 
determinaziom'. Ed anche Veuin 
alla fine , alla conclusione. 

CONDAMINAR, v. (còrrott. pevComU- 
minar). Dominare. Regulan: - 
L'èunragazz che n's'po comìa- 
minar. — È un giovinetto che nm 
si può regolare a modo altrui 

CONDOGLIANZA (dal fr. Condolòanre' 
Condoglienza. Querela . lamento di 
checché sia con alcuna persona. - 
Condoleìiza. Dolore. Rammarico. - 
Condolersi. Rammaricarsi. 

CONFLUÉINZA, n.f.ConfluenzaJem. 
Idraulico. Concorso ed unione «li 
due fiumi , e altre acque correDtiiw 
uno stesso letto. 

CONNOTAI. Contrassegni. Sc<//mli-Bi- 
traito in iscritto. Voce Foreri.sf. 

CONSAPUTA. Consapevolezza. ConlPi- 
za avuta. Partecipazione. — Sm:fl 
mi consaputa. — Senza mia sapu- 
ta , consapevolezza , o notizia. 

CONSEGUÉINZA. Conseguenza. Uf^ 
sa che conseguita. — Una cona d' 
consegueinza. — Cosa o affiin * 
conseguenza. Val Cosa di rilicTu. 
di grande importanza — La pan>fa 
Rilevanza, che taluni adopi^nv. 
non è di lingua. 

CONSIDERÉVOL, add. ConsiderìMt 
Notabile» agg. — Considerévole. V{ 
tèvole non sono di lingua. 

CONSULT MÉDIC. Consultazione me- 
dica. — Consulto dieesi alla scriiiu- 
ra dell'avvocaloin favor delcUeute. 

CÓNT. Conto.— Ignir da còni. -Jf 

nere a conto. Far gonnella.— Coni 

Conte. Titolo d'onore. 



— So» Baféll. — San BoffiUo. • , r ^ 

Seve. — Scopeto. — Squasquel. — CONTABIL. n. m. Voce moderna, aw 
ScàscolL — Stifont. — Settefonli. putisia. Bagioniere. 



— Tèi, Al Tèi. — Al ledo. — Ved- 
ghé. --- Vedegheto. — Vidagula. — 
Viadàgula. — Zagnan. — Ciagnor 
no. ~^ Zéss. — Gesso. — Zrè. — 
Cereglio. — Zrédel. — Ceretolo. 
C6NCA DA MURADÒUR, n. f. Vassoio, 
n. m. — Far conca. — Sttiecare , 
De' legnami , quando pigliano cer- 
ta convessità, o concavità. 



CONTABILITÀ , n. f. Voce moderni. 
Computisteria. ÌJà residenza «lo 
computista o ragioniere. 

CÓNTRACARTÉLLA DLA CIAVADO^. 
Contrasserratura. — Bus dia con- 
tracartèlla. — Feritoia dov'enira 
il paletto. 

CO NTR ACASSA DL' ARLOL Custode 
dell' Olinolo da lasca. 



CONCRETAR, v- StabiUre. bctermi- 1 CÓNTRALTAR, n. m. Contrammhn 



Cof 



305 



COR 



fi. f. per meiaf. Ogni mezzo coper- 
to, che si usi per interrompere gli 
alirui disegni. — Contramminare. 
Cercar di rompere i disegni altrui 

CONTROL (da! fr. Continole). Contro 
rtqlitro. 

CONTROLARtfdal fr. Contrólcrie). Vf- 
f:io del contro registro» ed anche 
meglio V Allo di contro refiistt-o. 

tONTROLOn (dui fr. Conttvleur). Con- 
tro itQistratore. 

•CONVERS.n. m. ERSA, n. f Frate 
mterso o tot -o. Suora conversa. 

Conversa, n. t. Embrice di conversa. 

CONZ. CUNZA . add. Condilo , agg. 
Trattandosi di vivanda, che ha con- 
dimento — Pe7/ conza.-^ Pelle con- 
eia, atta ail'nso de' calzari, gnanti, 
e simili. — Lcsca conza. V. Lósca. 
"- Concio, vale Assellato. Acconcio. 

. ^cofmdato. — Veln conz — Vino 
figurato, adulterato. — Conza del 
péli.'- Concia de' cuoi. — Mcttr in 
conia el péli. — Xellere o Teììere 
ilcoiame in addobbo, o in mortaio^ 
^ '« canale. — Conza dèi vein. — 
^flrfc il governo al vino. Fatturare 
il cino. — Conza del piattanz, — 
Conditura. Condimento. 

J^^NZ^CAN'VA. V. Can'vein, 

CONZALAVEZZ. Calderaio. 

TO'* SCRANN', SCRANNAR. Seg- 
fliolùio. 

CO.VZaTÉSTA. Acconciatrice. Accomo' 
l^fitrice. A do ma Irice. 

''OHP.n. m. Tèflfoto.n. m. e Tégola, 
n. f.— Stanzia a copp. — Stanza a 
!«»o, oppure Soffitta. — Furiar su 
i copp. — Portar la colpa altrui. 
Ripescar le secchie. — Còpp. — Lai- 
taiuolo. Crema composta dì latte, 
^ova, zucchero e zafferano, che i 
contadini portano in regalo ai pa- 
flroni. 

CÒPPA, (^oppa (coirò stretto). Cervi- 
ce. — Collòttola. Occipite. Occipi- 
zio- La parte concava tra il collo e 
la nuca. — Nuca. Parie superiore 
oella collottola. — Colui ha una 
wo)jtt cotenna, collotola. É grasso. 
"- Coppa.^ Testa di porco lessata. 



addobbata, e insaccata , Ói'ììn dai 
florent. Soppressala. — Còpfiada e» 
stad. Altro salame porcino fatto col- 
la coppa del porco cruda, insaccala 
ecc., che nelVor. Alberti è registra- 
ta Capocollo. Io chiamerei l'unae 
l'altra col nome proprio di Cojìpa 
di porco lessata. Coppa di porco 
cruda, ecc.'- Còppa (coll'o largo). 
Vaso con bocca sparsa per uso di 
bere. Da ciò ne viene la denomin. 
di Cojye per Uno de' quattro semi, 
onde son dipinte le carie da giuo- 
co. — T'ora' o^ du d' còpp, detto 
bass. Torscla. Andar via. — Un om 
ch'é uno còppa d' or. — Una coppa 
d' oro. Meglio che pane. Ottimo. 
Aureo. 

COR. Cuore, e nel verso Core e Cor. 
Toccare, Pungere il cuore. — Dar 
sul cuore. Far cosa grata. — Prega- 
re al cuore. Efficacemente. — Dire 
in cuore, in suo cuore, fra suo 
cuore. — A mUn crèpa al cor. — Mi 
piagne il cuore. — Coraccio. Cuor 
cattivo. — Cuoricino, ilim. di Cuore. 

CORAM POPOLO. Corampopulo. Lati- 
nismo, per ó\re In presenza di tutti. 

CORRA. Corba.Ln maggior misura bo- 
lognese de' solidi e dei liquidi. Pei 
solidi si divide in due S/oia, o pure 
In quattro Quarteruole, o in sedici 
Quartucci. Il Quartuccio in dueM- 
surine, oppure in quattro Quartuc- 
ci. Il peso della corba di grano, 
mercatabile, è di 140 libbre boi. — 
La corba dei liquidi dividesi in due 
Stola, quattro Quarteruole, o sia 
in sessanta Boccali, e questi in due 
Mezzine, ognuna divisibile in due 
Fogliette.\\\)tso dì un boccale d'ac- 
qua è di 40 once della libbra boi. 

- Un lug eh* sèmna sì corb. — Un 
podere della seminazione diseicor' 
be di grano. 

CORPA. Corda. Fune è voce pììi nobi- 
le. I vari nomi secondo le qualità 
delle corde trovansi in capoluogo. 

— Andana, n. f. Scalo, h. m. Luogo 
dove si fila e si torce la canapa per 
le funi. '"Ligar, ligadura cùn dia 



eoa 



206 



COR 



corda. — Infunare , Infunatura. — 

Dar la corda. — Collare, e figurai. 

« Stare, o tenere uno sulla cordai 

o in croce, cioè coli' animo dubbio. 

— Corda da in strumeint d' musica. 

— Corda. — Mettr el cord. — In- 
cordare. — Armetterli. — Hincor- 
dare. — Cordiera. Quella striscia di 
legno su cui posano le corde. — 
Corda di' àncora. — Gómena. 

CORDEL, n. m. Strato di ten^a, che, 
sovrapposto a strati confinili, va 
rialzando un terrapieno, e forman- 
do l'argine di un fiume o di un 
canale. 

COREN. Como e plur. Corni, m. e più 
comunem. Coma, f. — Far el co- 
ren. V. Did. — Spuntar del corcn. — 
Corneggiare, e dicesi anche della 
Luna : La luna corneggia appena. 

— Mnar el coren. — Corneggiare. 

— Metter, far el coren. --• Corneg- 
giare. — Dar del seurnd. — Scor- 
fieggiare. — Dar d' cozz. — Coma- 
re. — Cornigero. Che porta corna. 

— Cornuto. Che ha corna o che è 
distinto a maniera dì corna. — Cor- 

' nicolare. Fatto a maniera di corno. 

— Cornicolato. Piegato a forma di 
corno. — Animai bicornuto, Bicor- 
ne Bicorno. Da due corna. — Cor- 
no. Strumento da fiato; in plur. fa 
sempre Corni. — Sonare il corno. 
Comare. Scomeggiare. — Cornato , 
agg. che ha corna accidentalmente. 

— Cornuto, che ha corna natural- 
mente. 

CORG. Cestone. Spezie di cesto gran- 
de senza manico, e quasi piano, che 
serve particolarmente a contener 
fruita . erbaggi ed altro , e si porta 
in lesta da' contadini. V. Panir. — 
Corico si dice di Colui che nelle 
antiche tragedie interveniva nei co- 
ri. Corico è ancora aggiunto. Musi- 
ca corica. Musica dei cori. 

GORGA , V. Panir. 

CORNI. Còrniòlo. Albero che produce 
il frutto di forma simile all'uliva, 
di color rosso, e di sapor lazzo, 
fhe chiamasi Corniola. 



CORNIOLA , n. Corniola. Comalipa 
Specie di pietra dura. 

•CORNUCOPl, n. m. Cornucopia, n. t 
ed anche m. Cioè abbondanza d 
tutte le cose, rappresentata daii; 
figura di un corno grande pieno d 
frutti e fiori. — Comucopi per Cu 
delabro. Candeliere a piii lumi. 

CORÒSS. Codirosso. UcceUello dell: 
spezie dei beccafichi. 

CORR EMÉZZA. Condiscendenza. Fa 
edita. Accondiscendenza. Indulger 
za eccessiva. 

CORRER , V. Correre. Molte frasi si 
usano nell'italiano col verbo Cor- 
rere, che in dialetto sono volte in 
altra guisa. — Correre a vcr$oA> 
dare a seconda. — Correre adA-JW 
altrui. Assalirlo, investirlo.— Or- 
rer V arringo. Cominciare a ragio- 
nar di alcuiftì cosa. — Correrf It 
città , le strade. Camminarvi molfa 
gente. In Napoli, in Parigi, all'i 
grandi, le strade corrono. —Cvr- 
rere una strada. Camminar per f>- 
sa. Ho battuta o corsa quella itra-i 
da per due anni. — Correr perico- 
lo. Correr voce, fama. ecc. — Cor- 
rere per Scórrere. Un nodo che w« 
corre presto. — Correr degli a nm. 
Correr le lettere, gli acvisi." Cor- 
rere agli occhi , alla vista. Vedere 
speditamente. — Correre ndl'ow- 
mo , per V animo , nella tnettU- ^e- 
nir neir animo, in mente. — Corre- 
re per Seguire. Questo corte per 
parecchi anni. — Correre. Avere 
una certa direzione. Una iiradu 
cìw corre a pie del palazzo. lì"'» 
strada che corre dalla Porrelta « 
Pistoia. — Correre per Mancarti 
Non vi correva più che un pie^- 
'•^Alcòrr più quèll eh* scappa^ 
che quèll ch'i tein dri. — Chi cor- 
re corre, ma chi fugge vola.^ 
córrer in aiut.^ Accorrere.- Cor- 
rer dri. — Bincòrrere. Imegtòrt. 
Dar la caccia. Correr dietro. E '** 
lora Bicercare > Pregare. — Coj^ 
innanz. — Precórrere. — C^^''^ 
tùli el strà. — Percorrete tulle if 



ì 



COT 



907 



GOZ 



strade. — Correr intèm. — Con- 
correre. 

lOHKISPOSTA, D. f. Pagamento. Sod- 
disfacimento. Sodditf azione. Ricom- 
pensa. Ricognizione. Betribuzione 
helribiùmenlo. 

:0HRUS1ÓN DI FIOM. Uosa (coll'o 
slreua e coli' s di aspro suono ). 
hmra» u. t — Hosure dei torren- 
li. Scrosci e rosure dell' acque. — 
Con lermine idraulico Corrosione. 

[CORRUZION , n. f. Corruzione. 

"CORV. Coroo. Cornaccbia nera. 

COSS. Coso. Lo stesso che Cosa, dello 
maschile « e significa presso il vol- 
go Tallo che si vuole « ove uon 
sovvenga il vero nome di ciò , che 
si bramerebbe nominare. — Coss, 
Cuslein e CusUtt» Cusleina, Cuslèt- 
ta. appropriali a persona di cui 
non vi sovvenga it nome. 

COSSI Coia. — Cossa nomina o per 
vi per slrd. — Cosa ricordala, 
ragionala per via va. — Cossa? 
In via d'interrogazione. Che cosa ? 
CAf?— Cossa nel dial. boi. come 
Del veoez., dove V se si cambia in 
(lue M vale ancora Coscia. - Stren- 
zrelcoss. ^^Raccosciarsi. Restrin- 
p!Pre riserrando le cosce. 

toEGGlARE. T. agronom. Costefj- 
f/'flre. Coltrare. Passare l'aratro so- 
pra le coste della porca. —Vale an- 
sile essere in amicizia presso di al- 
cuno. 

;0ST[PARS'. Infreddare o infreddarsi. 
In boi. non s* usa mai Costipare nel 
S'Snificalo proprio di Restringere, 
Condensare. — Costipazione. Costi- 
pamento di ventre -V. X/ferdars'. 
OSTimiON. V. Fentówr. 
OTT. Cotto. — Roba cotta. — Cotto 
in forza di sust. vale La vivanda. 
ia cosa cotta. — ,Cott a lèss. — 
Mlessato. — Arrost. — Arrostito. 
- hi't-ta padèlla. — Fritto. Affrit- 
tellato. ^ In-t-la bastardèlla o a 
ilucà. — Cotto in manicaretto. — 
Bein cott.— Crofjiolalo.^ Poe coti. 
'^Incollo. Verdemezzo sì dice per 
HZ' ^ carne tra cotta e cruda : Gua- 



scotto. — > Colio per Ubbriaco o per 
Innamorato svisceratamente. Inta- 
baccare. Imbarcare. Imbardare. 
Imbertonire sono tutti verbi che e- 
qui valgono. — Cott dal sòul. — 
Incotto . Abbronzato dal sole. — A 
{ è andà al coti, e al crud. — » F'e 
afidato it mosto , e l' acquerello. — 
Ali ha armess « l'ha pcrs al cott e 
al crud. — - V'ha lasciate le polpe, 
e le ossa. 

COTTA. Cotta di calcina, di gessò ec. 
-» Proverbiai. Éssr d' séti cott e 
una buida. — Essere di tette cotte. 
Bagnato e cimato. Esser volpe vec- 
chia , putta scodata. ^ Cotta vale 
anche in ital. Innamoramento ec- 
cessivo. — V. Coti. 

COTTA. Cotta. Quella sopravveste di 
panno lino bianco che portano nel- 
1' esercitare i divini uffici gli Ec- 
clesiastici. 

COTTUHA. Cottura» Cocitura e Cuo- 
cilura. Il cuocere che fa il fuoco. 
Si prende ancora per lo spazio del 
tempo, che ha bisogno la cosa, che 
6' ha a cuocere.—- C'ociTtim vale an- 
cora Scottalm'a. 

CÒV DL' ARA , n. m. Stiva, n. f. Mani- 
co dell'aratro. — Còv d'furmèint. 
Covone. Quel fascette di paglia e 
fermento legato, che fanno i mieti- 
tori dopo mietuto il grano. 

CÒULM, n. m. Colmo. La voce ital. si- 
gnifica Cima, Sommità: ma la boi. 
è ristretta a Quel cumolo che so- 
pravanza il piano della misura nel 
misurare i grani. Misura colma 
contr. di Misura rasa, cioè senza 
colmo. — Còulm per Culmègna. V. 
Torr vi al còulm. — Scolmare. — 
Neil' ital. si dice Nel colmo della 
collera, del dolore , del caldo, det 
verno. Colmo di fortuna. 

CÒULM , add. Colmo. Convesso. Ì?<7e-* 
voto, Contrario di Còncavo. — La 
voce vokare boi. è piuttosto /IW/ua. 

CÓUi.P. V. Botta. —Còulp d'apoplesi. 
V. Azzidèint. 

COUiNA. Culla e Cuna pe* bambini. 

COZZ. Coccio, Pezzo di vaso rollo di 



C«B 



208 



cao 



terra colta. — Greppo, Vaso di terra 
rotto. — Cozz d'prùgn, d' zris — 
Ciocca di $usitie, di ciriegic, — 
Dar d'cozz, V. Coren. 

"CRANI, n. m. Cranio. 

CREATURA , e per corruz. Chcriatu- 
ra. Creatura. Ogni coàacreatu*— 
Creatura, dicesi popolar. per/7am- 
òino» -— La creatura in-f-la panza 
d' 80 mader. — Feto. — Eoiùrioìie , 
dicesi il Parto informe, non ancora 
perfettamente organizzato. — Adi 
creattir. — > Amici vi saluto; Miei 
cari vi saluto ; Vi do il buon gior- 
tic, la l^uona notte. 

CUECG. buffetto. Colpo che si dà con 
un dito appoggiato fortemente col- 
la punta a guisa di muila al dito 
poiiJcek lasciandolo scoccare con 
violenza al laogo dove si vuol col- 
pire. — Cróce dèi scciopp. V. Pus- 
sarcin. 

CRÉCCA V. Rùmma. 

•CRÉDER, V. Crcdefyf. 

•CRÉDIT, n. m. Credito. 

'CREDITÒUR, n. m. Creditore. 

€RC1N, n. m. ( dal led. Krein). Bàfa- 
m rusticano. 

CRÉiNA , R.tCriìiee Crino, n. m. 
Pelo lungo che pende al cavallo. — 
Crimera, chiaoiansi tutti i crini in- 
sieme del cavallo. — Creino. Crine 
e Crino nei commercio s'intende il 
crine concio per imbottir cuscini. 
-^Crinito e brinato, agg. Che ha 
crini. — Taiar et crèin* al caoall. — 
Scrinare il cavallo. — Crèina, Cri' 
nadura — Fessura. Fesso. — El 
crèin dia vid. — Vermi si dicono 
le spine o anelli della madrevite. 

*CREMÒLR D TARTAR. Cremor tar- 
taro. 

CRÉMS. Crèmisi, Chèrmisi, Chermi- 
sino. Color rosso acceso. 

CRÉP, n. ra. e CRÈPA , n. f. V. Ciierpa- 
dura.'-' Trar un crép. V. Clierpar. 

CRÉSP. V. Crespa. 

CRÉSPA. Crespai. Grinza. Ruga. — 
Gli aggettivi Crespo, Grinzo, Rugo- 
so, esprimono lo stato di contrazio- 
ne, in cui trovasi la. superficie di al- 



cuni corpi. — Capelli crespi, cent 
di Stesi — Pelle grinza , cootr. < 
Liscia. — Fronte rugosa. 
CRÉSSER , v. Créscere. — Crcsser ra\ 
allamèsqula. '^Arrògere, Accn 
scere ad azione fatta. — Turnar 
crèsser.-^ Ricrescere , e Accretccr 

— Crèssr al dóppi. — Gemiuan 
Adduare. Far due lanli. Crescere 
doppio. — Crcsser. trèi volt taiU 
quater volt , etz. Purassd volt. - 
Triplicare, ec. Moltiplicare. — Crei 
ser. — Garzoneggiare. Farsi gar 
zone. Parlando di ragazzi. -^Ain 
fatto il groppo. Aver posto il telb. 
Non crescer piìi della persooa. - 
Crèsser dell' -i-erb. — Vegetare. Mt- 
menlare. — Per Aggiuffnere. - 
Crèssr al prezi dia robba. — Bla- 
caìXLre. — Cltcrsmonia. — Moct<^* 
Ritoccarne èlio del grano ec— Cm- 
ser sòuvra. — Sovraccrescere- 

CRÉST. Cristo. Questo vocabolo è inn 
piegato in molti proverbi boi. lui^ 
del volgo : p. e. N' avèir un crétl. 

— Non avere un becco di un qunf- 
trino. — Star in crést. — Start l'/i 
dovere. — Andar in crésL — Aif 
nelle furie. A n'val né crèsi, te 
santa Mari. — Non valgono leprt- 
ghiere. — Al n'mustrareo un crm 
a un muribònd. — E' non darelM 
del profferito. Ei non darebbe oòf- 
re a secchia. Non darebbe pf^ ^ 
cencio. — Far crèsi. Dicesi di 0^^'^^' 
ma da fuoco che ha preso un tor^ 
aio. Far cric. Cioè Che «o« Afl/«i* 
to. -^l du crèsi dèi zavoia. — 
meglio ricolga il peggio. Udo p 
gior dell'altro. 

*CRIDA.eGrida,n. f. T. Ant. M 
Rondo. 

•CRIDAR. V. T. contad. Piangere. 

-CKIMINAL. Criminale. 

•CRIMINALESTA. Criminalista- 

CRINADURA. V. Cherpadura. 

•CRIMRA. Criniera. ^ ., 

CRlViGLlON (dal fr. Crivellon). ^^ 
vcllone. Una specie di velo m^ 
Simo. „ .. 

CROI (coirò chiuso). Cércine- ^^ 



CUV 



S09 



CUV 



volto di panno a foggjia di cerchiò , 

iLHato da cbi porta de' p^i in capo 
per salvarlo dall' offesa. — Croi da 
tuselt. — Cércine. 

CRÒUS. Croce. — Santa cròus. Alfa- 
beto, volgami. Croce tanto, e più 
comiiDem. L'Abbicci, n. f. — LibrèU 
dia lanta cròun, Santiri. — > Sade- 
rio e Salterò. Libretto con cui s' in- 
segna a leggere a'faDciulli; Abbicci, 
inaio questo caso è di genere ma- 
sch. — Metlr in cròui , figur. &r- 
rw il basto. Sollecitare alcuno im- 
porlanamente. Porre in croce , vale 
Biasimare con impropèri.— FarU' 
fia cròus tòuora una co$8a. — Fa- 
re un crocione. Fare il pianto a che 
che ria, odi che che sia. Bare la 
tcnediaone.— Vale anche per Cro' 
ctcc/itodi strade, come La cràus di 
Crnal. ^ // crocicchio , o quadri' 

^ fiiodeiCasaU. 

'CavCkl, Gabbiano comune. Uccello. 

CBUCANT. Mandorlato. Ammandor- 
lato. 

^UD.igg. Crudo, add. Contrario di 
Collo. — Mandar zò al coti e al 
^i'- Comportare. Soffrire. Aver 
gran sofferenza. — Perdr al coti e 
(^l(Tud.\.Cott. 

WÀ.agg. Crollato. Caduto, ^àà. 
" Cm cruda. — Capef^li ccuiuti 
w<?' pettine. — Cruda , si prende 
«nche sustanl. La cruda del fai. ■»— 
io caduta delle foglie. 

«AR, V. Crollare. Cadere, ^ La 
Toce boi. è usala sempre pel cade- 
re (li cose minute. — Crudar el fai 
H alber. j- Il pelarsi denti alberi 
•^Ast pèir a i eroda el fói.-^ Que- 
Jto pero si peia. — FrùH ch'croden 
mlitièint dai alber. — Frutti co- 
devoti — Crudar all'armòur, per 
jneiaf. (.ajfdarai ingannare, sopraf- 
fare. Cedere. Condiscendere. — 
Qwind lapèira è madura bisógna 
eh' la eroda. — Tutte le mlpi aUa 
F^ «i vedono in pelliccerìa, "- 
yiidar dalla sònn.-^ Tracollare. 

, Inchinare. 

'ftCSElNM GBU§*TTA. Crocem.^im' 



. di Croce. — OnuUina, -^ Crotel' 
Una, — Far erwètia. -^ Far d$llè 
croci , o delle crocette* Far la cena 
di Saloino. Non aver da mangiarne. 

CRUSÉLL O'STRÀ. Crocicchio, n. m. 
Crociatas d. f. Luogo dove faono 
capo, e s'attraversano due strade 
in modo clie fanno croce , e si divi- 
dono in quattro strade, e dicesi pro- 
priamente Quadrìvio. •« Bivio, Il 
punto dove s' incontrano due stra- 
de. — Trivio, L' incontro di tre 
strade. 

CRUSÉTTA. V. Cruseina. 

CRUSiKA DA PAGN , n. f. CoippelUna- 
io, n. m. — Stanga (Om e Porta- 
pagn in boi. ) chiamasi quel legno 
fitto in un piedistallo per nso parti- 
colare di sostener le vesti. Di qui 
il proverbio /panni rifamw le «to»i- 
ghe, equivalente al boi. Vsti pur 
un pai, eh' al par un cardinaL Di- 
cesi pure dai boi. ta par una cnc- 
stra vst4 . ad Una Donna lunga a 
magra. 

CRUSÒN , n. m. CRUSÒUNA. f. Crocia- 
ne^ u. m. -*• Far i(n crusòn tn-f-u- 
na murata. — Far campanone. 
Sonar le campane. Fare un segno 
nel muro. Quando uno . cb' è solito 
far sempre male, ha fatto una volta 
cosa , che sta bene. — Crusòn. — 
Crosazzo o Crociato. Moneta d' ar- 
gento. 

XRUSÓN, 0, m. Soprabito lungo e 
largo » che, nell'inverno^ portasi 
specialmente per casa. 

•CRUSTEINA. V. Cruseina. 

CRUVATTA. Cravatta. Fazzoletto che 
si porta al collo. 

CRUVDUR. n. m. URA. o. f. Copertoio, 
n. m. Coperta, n. f. 

CRUVER, v. Coprire: e Covrire in ver- 
so. 11 suo contrario è Scoprire. Di- 
scoprire. -^ Cruvers'. — Coprirsi. 
Vale ancora Rivestirsi. In tempo di 
primavera gli alberi si rivestono 
di foglie a vista d' occhio. — Una 
pianta di rose rivestita di fiori. — 
Tiirnar a cruver. — Ricoprire. •- 
Cruver cùn a^ cvere\ -^ Caperc^a- 

52 



eoe 



210 



cuc 



re, Ineoverehiare e CovercMare. — 
Cruver, detto figurai. Coprire, Bi- 
coprire. Ammantare. Palliare. Ve- 
lare. Nascondere. — Colorare , Si- 
mulare. Orpellare o Inorpellare. 
Coprir con arte che che sia. Imbel- 
lettare. Impomiciare. Imbiancare. 
— Cruvert', dello pur figur. Am- 
mantani; Ammantellarsi. Celarsi 
arlamenle. — Cni«?erd'er&a. — In- 
erbare. — D'flur. — Infiorare. In- 
fiorire.'-^ D' tèrra t'insala» i sel- 
ler. — Ricoricare. Interriare. — 
D'pòlver. — Impolverare e Impol- 
verarsi. — Cùn al capiizz. — In- 
cappucciare e Incappucciarsi. — 
D' biacca» d'blelt^^ Imbiancare. 
Imbellettare. — D'purcari. — Im- 
brattare.'- D'vesc*.— Invischiare. 
Impaniare. — D' pènna. — Impiu- 
mare. 

'CRUZIFESS. Crocifisso. Crocefisso. 

CRUZZI. C^norcio. Tra vaglio. Tormento. 

CSTIAN. Cristiano. — Far al bòn 
csfian , metaf. Fare il nescio. Far 
lo gnorri. Infingersi. — Da cstian 
balza. Sorta di giuramento. — In 
fede mia. Da uomo d'onore, e simili.. 

CSTIJM. V. Assuefaziòn. 

CCCC, CUCÙ. Cuculo e Cuculio. Vc- 
celto notturno. ^-^ Ve cmod è al 
cuce, tutta vòus e pènn. — Gran 
rombazzo e poca lana. Assai pam- 
pani e poca uva. — Più véce' eh' 
n'è al cuce. — Più antico del bro- 
detto.— Véce' cuce. — Vecchio rim- 
bambito, e balordo, e volga rm. Vec- 
chio cucco. — Cucco , vale Uovo in 
lingua puerile. V. Cuccòn. 

cuce, n. m. Urto. Colpo. Botto, n. m. 
Botta. Percossa , n. t — Dar un 
cuce'.— Dare un urto. Urtare.— Dar 
un cuce' cùn al sciopp. — Dare u- 
na percossa colla bocca dello schiop- 
po, coli* estremità del bastone. 

CUCCAI. V. Papiliotti. 

•CUCCARS'. CUCCARSLA , T. Severe di 
ffivsso. Lnsciarsi dare ad intendere 
checché sia. — Al s'I'è cucca. — Se 
V è bevuta. — Sigoiflca ancor tener 
per sé intera cosa di che altri spe- 



rassero partecipare. Quii piati ù 
s*V è cucca tùtt tu. — Tenne pe 
»sè V intero piatto. 

CUCCARDA, n. f. (dal fr. Cocarie) 
Nappa , n. f. Fiocco, n. m. — Cot 
carda però' è voce generalizzata dsl 
l'uso. 

CUCCAROLA. Cocca. Quel poco di aii 
nodamento che si fa alla cocca sa 
periore dei fuso, quando si glm 
si torce, perché il filo non iscailì.- 
Grovig Itola è V Aq nodamento dflb 
corda , o del filo nel ripiegarsi » 
vra se stesso per soverchia ioni- 
tura. 

CUCCÈTT, n. m. Barella, n. f.,mal 
si portano grinfermi. In Firentedi* 
cesi Cataletto. 

CUCCHEIN . n. m. Carino. Piaené 
no. Naccherino , si dice a un Fìd- 
dui lo per vezzo. — Bimbo. Cecino- 

— Car al mi cucchein. — Caro// 
tnto cecino. Mio amore. Mio re:». 
Me viscere. Viscere mie con. ^• 
Coc. 

CÙCCIA. Cuccia. Lelticciuolo di caw 

— li termine proprio sarebbe fa- 
nile. — Andar, Star alla cW. 
Cucciar. — Cucciare. 

CUCCIAR , n. m. Cucchiaio. — I »»• 
ladini boi. dicono Cuslir da Cutii- 
liere, ani. — Cucchiaio, si prenJe 
eziandio per La quantità cowpr^ 
in esso utensile, che si dice ancora 
Cucchiaiata (boi. Cucciurd)."^^' 
chiaino, dim. — Cucchiaione actT. 

CUCCIAR. v.V. Cùccia. 

cucci ARA. V. Cucciar, n. , 

CUCCIUD, TESTARD, USTlNi. «?? 
Testereccio. Caparbio. Incapato. \ 
Capone. Capiloso. Intestato. ''«'• 
nato. Pertinace. Pervicace. 

CUCClUTAGGEN'. Ostinaziont. fi^: 
natezza. Capacela. Teilam^ 
ne. Pertinacia. 

CUCCÒN DEL BÒTT. CoceWm^ jj- 
Cocchiume , si dice anche a " 
étesso buco superiore della bo»?- 

— Cocchiumatoio, n. m. Sgor»|» 
per fare il cocchiume a^e boW' ' 
Cuccòn." Cucco e CUco^"^^ 



COM 



203 



COM 



ilea di parsone qualificate, e spe- 
ialmenlc di Vescovi e Prelati di 
kinta Chiesa per .discutere, risol- 
«trf e decrei a re sopra qualche pun- 
to loulroverso, ec. — Se Concilio 
Al adoperalo per adunanza, onde 
talare affari ecclesiastici, ConsU 
flÌMÌoiu per additare le adunanze 
ìtm<ì trattano aflari secolareschi, 
cpmiòsidice Consiglio di gover- 
iMi. Consiglio di guerra. Consiglio 
iel comune, ec. — Dieta è un'As- 
UttihW'A di Principi o di loro Am- 
hùicìadori per trattare o discutere 
I/Tari poliiici de^li Stati. — Una ta- 
le ailunaDza suo Isi anche appellare 
tol nome generico di Congresso. — 
f e/o, nei comune linguaggio ìta- 
\miu sovente si adopera per indi- 
«ire la Qualità, la Condizione, lo 
Sialo, la rrofessione delle persone 
fl'papiìartengono a qualche corpo. 
Cftn femminino. Celo nobile. Ceto 
ifuitaiitile.— Compagnia »ne\ pro- 
zio siguifìca r Accompagnamento 
(^be una persona fa ad un' altra. Un 
l»l^|ii'abolo fu per simìglianza so- 
sliluiio a Congregazione o Società. 
^ 'mpagnia delle Indie. La Com- 
V^'jm (Confraternita) di santo 
^P'nlo.ec. — Comitiva è molto af- 
fifK' a Compagnia, ma esprime me- 
^'"j(il questa l'Accompagnamento, 
^he fa un'unione di persone a qual- 
flic qualIBcalo soggetto per ono- 
rarlo. — Corteggio o Corteggia- 
*t»i^o, è un'unione di persone di- 
siinie. che accompagnano e fauno 
'a corte a qualche ragguardevole 
^^rsonaggio. — Combriccola. Ad- 
unanza Conversazione di gente che 
consulta insieme per qualche reo 
^^ ingannevole scopo. 
AMMETTER, Y. Commettere. Coman- 
*"c Imporre.-^'Ordinare. Commet- 
tenie, agg. che commette. 1 mercan- 
l' usano questa voce in forza di su- 
^i per Colui che ordina una cosa, 
^ <^o\t\metie alcuna faccenda al suo 
^^Tispondente , abbiamo la \oce 
"' 'ingua in Commettitore. — Com- 



mettr al lègn, — Comméttere , mti 
più propriamente Calettare.-^ Cqm- 
mettr a co d' rònden. — Calettare 
aco\o a coda di rondine. — Com' 
mei tra tèli d' cagna, — Calettare 
a dente, con addentatura. Adden- 
tare. — Commetter. — Calettatura 
in terzo, a ugnatura, a bastone, a 
sguscio, a nocella nascosta » a ba- 
stone e sguscio. -- Càmera. Quel cavo 
che si fa in un pezzo di legno, in 
cui deve internarsi un dente per ca- 
lettatura. 

COMMISSIONAR, v. Dar commissione, 
o commessiune. Commettere, Ordi- 
nare. 

COMMITTÈINT. V, Commetter. 

COMUD. V. Camer. -- Per Comodo, Agia- 
to, agg. Ed anche per Ricco. 

•CMUiN. V. Comunità. 

COMODEINA. Orinaliera. Voce degli 
artigiani. Cassa da onnali. 

COMPLEANNOS. Annuale o Annuario 
del nascimento di alcuno. — Giof- 
no onomàstico, comunem. dicesi 11 
giorno in cui cade la festività di 
quel santo, il di cui nome porta 
alcuno , da Onomazo gr. , ISomi- 
nare. 

COMPLETAMÉIIST, sust. V. Completar. 

— Compie tamèinl , add. Completa" 
mente. Interamente. Del tutto. Di 
tutto punto. 

COMPLETAR, v. (dal fr. Complétcr). 
i?ifcw/p/re. Mettere a numero. For- 
nire le compagnie o l' esercito del 
numero d'uomini preGssi. Cosi (7om- 
pletamento , che vale Compimento. 

— Nel linguaggio comune suol da 
talunousarsi nel significato di Com- 
piere Compire. 

COMPLOT, n. m. (dal fr. Complot). 
Cospirazione. Congiura. Congiura- 
zione, n. f. Congiuramento , n. no. 

— Per Macchinazione. Trama. Cà- 
baia segreta. 

COMPOSITÒUR. Componitore. Compo- 
sitore. Quegli che nelle stamperie 
mette insieme i caratteri. — Com- 
positoio. Quello strumentino che . 
per comporre le pagine a stampa. 



GUL 

CVBBTA. Coperta e Coverta. Cosa cbe 
cuopre , o eoo che si coopre. -^ Co- 
perta, alla fr. dicesi comunen. al 
.Piatto, Salvietta e Poeata insieme. 
Pranzo di trenta coperte, cioè Per 
treota penooe. — Cvertà zUtd. — 
Coltrone. 

CVERTUR, n. m. Copertoio , n. m. Co- 
perta, D. f. — Cvertur del $crann. 
-^ Copertina da seggiole. — Cver* 
tur dia catsètta dèi caocir. — Co- 
pcrtone. 

€I3G. Cuoco e Cuciìùere.ltoswX scrìl- 
to ancora Cucinaào. 

CUiiMA. Voce rimasia nel dialetto dal 
lat. Cucama, come geoerica, che 
manca uel Diz. della iiug. itai. Ab- 
biamo però le noci proprie della 
specie io Caffettiera, Lattiera, Cioè- 
colattiera. lettiera, 

€UL. Culo. A questa voce bassa , cb' è 
perula propria, in società si sono 
sostituite altre voci , per traslato , 
tasto nel dial., che nella liog. ilal. 
lu boi. Seder. Unir. 'Preterii. Tafa- 
nari. Quètl seroèzi. Cùpola. Culi- 
sèo. Al dedri, e forse altri. Neil' ilal. 
Deretano o Diretano. Pretèrito. Sede- 
re. Ano* Anello. Forame. Ciotte, Coc- 
cMume. Centopelo. Cùpola. Culai*' 
tario. PoHtione. Fondanèenio. Mele- 
to. Oulisèo. Bel di Roma. Dai medici 

- Aìio, Pòdice.'^Anoe Anelloè propria- 

. mente il buco dai quale gli animali 
gittau fuori lo sterco. — . Culo dice- 
si del fondo di diverse ,cose. Cut d' 
carciofel.— Cirello. — Cui tlèl fiasca 
dèi Cundìir, ec. Culo,e meglio JV)n- 

. do del fiasco , del candelUere, ec. 

, — Mnar al cui. -*- Culeggiare. — 

Agn calz in-t-al cui par^ innanz 

un pa$$. — Ogni prun fa siepe. — 

Àvèir al cui merd, olacamiea mei- 

. da. —> Non eteer farina da cialde. 
Non esser leale , o tietia farina. — 
Vgnir, o avèir in cui. V. Avèir. — 
Tirar indri al cui, fMirlando del 'ca- 
vaUo, o di simili bestie. Ricalcitra- 
re. — Tirar indri al cui. — Tirar- 
tene indietro. Tirare alla staffa., 
Bitirarsi. BiirarsL Beoaleitmre, 



212 cut 

Dioesi di chi si mostrs dabbioM « 
farà, o non farà tal «osa. — f ran 
d'cul. — Calcitrare, Betisten,ti 
è proprio de' muli, ec. •- YnUsra> 
■ cut a un. -~ Dare il dosso.-^ Aviu 
un cui grand cm'è una ciL -i* 
ver un cui che pare un vicinato,it 
na ttadìa. Avere un cui ùadiale. -> 
Pippar, tirar al cui a un. — Fan 
il cui tappe loppe, y zìe k\tre eccey 
siva paura. •»- Puèirs' grattar al cui 
d'cvéll. — Poter sputar te vog^ 
di checché sia. — Battr el cui M- 
un cavecc'. — Dar del cuk m «" 
cavicchio. Infilar le pentole, bar ài 
culo in terra, in sul lastrm,m 
sul petrone, e vale Fallire. -'1^ 
sitar al cui a tùli. — Ahàv col 
cembalo in colombaia, ifoi/nni 
culo , 6gur. — lÀvars' eùnol^^ 
dsevert. — Alzarsi dal letlo cole 
lune, colle lune al rovescio. -^i- 
veir al cavecc' in-t-al «e/, o sola- 
mente Avèir al cavecc'. — Sa».(f 
vestito. Aver la lucertola a due ctr 
de. **- Avèir al lein e al cui coli' 
•^ Macinare a due palmenH. i^ 
fv a cavallo del fosso, ^àn's' 
pò avèir al lein^ e ed cui tdi-^ 
Non si può aver la moglie eòtn. t 
la botte piena. — Èsser cui f f* 
misa. ^ Esser pane e caàS' ^^^ 
come la Move e l materòzxoto. '- 
Vullar al cui in su a un tlai". - 
Rovesdare. Rimboccare. - fa'* ^ 
culalcandèil. ^ Acculare k <^>^ 
dele. •*- Èsser sèinza col. -^EtKrt 
sgroppato. — Truvar ad pef ^ 
noe, lìgurat. — Trovar ehi non fl^ 
bia paura di sue bravate. 

CULÀ. Culata e Culattata. -Daruft 
gran nula. — Battere w» gra 
culata. 

OULADUR, n. m. Colatoio, n. m. if^ 
latoia, D. f. -^ Quando il colato» ( 
un panno, allora éioesi Tercifr' 
eia e Torci fèccia. 

CULATTA. Culatta. Nàtica. - i^ «J^ 
latt. Le mele, igurat. -^ Cum^ 
un pòtit, cf liti* volta. — C^^ 
UftpoNttf* d'una voMo. • 



j 



CUL 



213 



cn 



:(1LA2Z0L, D. m. Qaéì peisetto di 
pannolino eoo cui s' kDbracaoo i 
ranciullj 'm fasce. L'Hai, non ba vo- 
ce propria. In lingua di Crusca pen- 
so che converrà ùiTt Hrat Merino. 
Un autor dassico isdegnerà di dir 
forse Culucttuoh. 

XLLAR. Collare. Quelle due strisce 
(tipaQuolioo attaccate alla goletta, 
cbe portavano i Notai, i Funziona* 
ri, tempo addietro. 

ClLURElN. CoUftrelto. Parte della 
^Kle cbe sta intorno al collo. — 
Manin da prit — Collare. Col- 
lantlo. Quella striscia di pannoli- 
no, cbe si porta dai preti attaccata 
alla goletta. — CoUaneliaio. Fackor 
(li collaretti o collarini. 

-CUMMA, n. f. CÓULM, B. m. Conti- 
poIo,Q. m. La più alta parte dei 
leni. £d anche Quella trave elle si 
inette nel oomignolo. — Oitculmina- 
re.hnzT via il tetto o il colmo del- 
la casa, è voce lat. da non usarsi 
^ori della poesia. -* IHseìnbricia- 

^ n. Scoprir il colmo della casa. 

XLO«É,add. Col&rito, Colorato, add. 
- Cuhré ptirassd. — Cotoritis- 
limo. 

'tLORlR, V. Colorire e Colorare, v. 
Si dice egualmente h coloro , e h 
jotorrico. — Tumar a culorir. — 
mlonre e Rkolorare. — Mutksrs' 
rf' cuìòur. *^ Trascolorare. — Cu- 
^rir$', ciappar dèi culòur. — Co- 
forarsi. 

)LÒIJNA. Coionna. Sostej^o di figa- 
'3 ciitiichrica posilo ritto a piombo 
'rfel piano , atto a reggere o a or- 
y^e g4i edilSw. Quando è <inailTalo 
«icesi Pilastr». — Culòuna fuM, 
■- fuiata. — Cim la pfknxa. — Co* 
mmaol vefHre. o icolM'è«to«i. -* 
«orfuwd. — A bozTSfifmQériiòAere. 
'm>UH. Colore. — Ciappar culòur 
*;• hcolùrar^. — ùar al 'CulòuK— 
Colorife. — Cwnpaffn d' OHlòur. — 
<'Oiicotofv.-..f\iirtio^ar«i( culòur 
««' arroat — Rotoknv. — . Hrar 
^ft-t'un eutòvr.p. e. vi/ firn a/ ròss. 
*• Pctidf r« Jiwif» a un cofoy«. — 



Jftf^fion' dèi cttlònr, •« SW wy w » o 
Slingeni. — itoòta (fifM ««ter. — 
Biicolore. Variegalo.--'Hoùòa d'piu 
tulur. — Screzialo o Ken/ato. Scrè- 
zio. Varieià Ue'colori.-~ Preda d'du 
cutur. — Pietra (aliala ^ come il 
CatHmeo, sopra di uu colore, e sot-* 
to d' un altro. — Callio culòur. — 
Color Uvido. Coloraevio, — Cmlòuf 
cury. — Color profondo , buio, cu- 
po. — Smart — iHlawtto. -*- Al cu- 
lòur <l' un qumkr, dèi muttazt, — 
Colorito d'un quadro, della faccia, 

— Fit?. — Acceto, — Ciar, — Apvr^ 
to CMaro. — HurUficd» o ilppo»* 
fKl< "- iijppaimolO. Poco vivace. — 
Stnunfd. — Smontato. — Poe fpte« 
9<2. — Abbagliato, Velato. — iivotdi. 

— Vaialo, smontato in alcune par- 
ti.— Piccia.— BiUollato. Indauma' 
to.Chiazzato. Picchialo o Picchiettar 
to. — Piccia d' du cuiur. — Brizzo- 
lato e Sprizzato, — Mete'. — Jtfi- 
icAio o Mietio. ^ Undd, — Ondato. 
Marezzato. 

*CULSÀT. (Colla « pronunziata con 
forza). Colsat. Pianta. 

CULSEIN. ^om'ctrto, dim. di collo» 
detto per vesso. 

CULTURA . n. f. Cottura e Cultura. 
Coltivazione, Coltivatura, n. f.Cot- 
tivamento, n. t. L'arte, la cura, 
e l'atto di coltivar le terre. — Coir 
tura, Cittto. Luogo coltivato. — Tér^ 
ra da cultura. — Terra coltiva. — 
Cti//«fia figur. Cultura di spirito, 

CULUNÉTTA, n. f. Colonna, n. f. Co- 
lonnello e Colonnino y n. m. SI dice 
delle pagine scritte, e stampato in 
due parti. — Finca non è di lingua. 

CULUNZEINA , CULUNZÉTTA , n. f. Co- 
lonnetta, n. f. Colonnello, Colon- 
nino e Cokmnttto, n, m. dim. di 
Colonna. 

OJLZEORÉLLA, (da Culcitra, lat.). 
Cóltrice. Materassa ripiena di penna. 
*^ Culzedrélla da tusétt. *- Coltri- 
cella, Coltricelta, Coltricina. 

•CUMÉTTA. Cometa. 

CUMIA. Commiato, Congedo. Licenza 
41 partirsi. Dar al cumid, — Ac- 



CVM 



214 



co% 



aammlaUure, — Ton'cundà. — Ac- 
^ommiatarMÌ. Prendersi congedo, 
■licenza^ in qualunque circostanza. 
Accomiaiarti dall'amico. — La vo- 
ce boi s' adopera solanienle in si- 
gnif. di dare, o prendersi congedo, 
che fanno gl'inquilini delle case e 
simili. 

CUMMISSDRA. Commessura. Luogo 
dove si cominelle. Incastratura. 
Congiuntura. Commettitura. Giun- 
tura, n. f. Combidamento , n. m. V. 
Fèssa. 

CUMÓ. V. Cantaran. 

CUMPAGNl. Compagnia, Onione. So- 
cietà.-^Stormo. Compagnia gioviale. 
Scapigliatura. Compagnia di gio- 
venlù rilassala. — Compagnia , So- 
cietà ^ Bagione, Accomàndita, Co- 
mandila. Socielà di commercio. — 
Vn om d'cumpagni. — Uomo socié- 
vole , Sociale , Sociàbile, Conversa' 
ifile. Conversévole, Conversativo. 

— Compagnévole, vale Mio ad ac- 
compagnare. L'uomo naturalmenr 
le è compagnevole animale. 

CUMPANADCn. m. Companàtico , n. 

, m. Companàtiea, u.X. Le cose' che 

' si mangiano col pane. — Caman- 
giare , dicesi più particolarmente 
dì lutte le vivande, che si mangia- 
no per appetito. — Vivanda. Cibo 
preparalo nella cucina. 

CUMPARIIl, V. Comparire ed Apfjari- 
re, V. Farsi vedere, presentarsi al- 
l'altrui vista. — La voce boi. Appa- 
rir non è usata comunemente. 

CUMPARITA, n. f. Risparmio, n. m. — 
Far Farsen' cumparitd. — Far 
masserizia. Risparmiare. Usar e- 
conomia. — Roba eh' fa cumparitd. 
"-Roba che fa vantaggio, che fa 
appariscenza,, cioè che si mantie- 
ne e conserva. — Maèstra eh' fa 
cumparlià. — Minestra rendévole. 

— Far cumparitd in-t-al magnar. 

— Fare a miccino. Accompagnar 
col pane le vivande , mangiandole 
a poco a poco. 

CUM P A RS A . ' Comparsa. Comparigio* 
. sic. Comparizione, — Bèlla cum- 



par$a. — Cow^ftorita. Compoaintei^ 
za. Appariscenza. Far comparìia. 

— Cumparsa d'un mort. — Aypa' 
rimento. Apparita. Apparizione. - 
Cumparsa dèi sòul, dia louiia,d'tf- 
na cumétla. — Apparimento. Appir 
rizione di una cometa, ec. — Cm 
pars' d' teater, — Comparse o fa- 
sonaggi mutL 

CUMPART, n. m. ComparUment» ; 
Scompartimento, n. m. Uistrìt«' 
zione , D. f.— Cumpart d'bòiul is 
t-i giardein. — ScmnpariiìnenlL 
Siepicine di Ifosso. Cordoni o Fngi 
di bosso. — Compartimenlo di co- 
lori. Compariinienlo di canun. 

CUMPASS, n. m. Compasso ,h.B. Se- 
sta e pili spesso Seste n. f. |ilBr.-' 
Gamù dèi cumpass. — Gawk,^ 
meglio Aste. — Varie sorta di cod- 
passi. Cotnpasso di grossezza, o Cmn- 
passo torto da legnaiuoU. Coo può* 
te incurvate. — Compasso ticuro. 
con vite, — Compasso sempUee,c^ 
dinario a due punte. — Comyos» 
a tre punte pc triangoli. — Con- 
passi che s' allungatu). — Cmptt' 
si da rimessa, — Compassi a m^ 
la. — Compasso doppio. Con^ 
di proporzione , ec. 

CUMPÉ. V. Fine. 

•CUMPÓR, V. Comporre. — Cumpor,^ 
Cumpònder la (mgà in VI' otta. -^ 
Comporre , Imporre o Agffwdar il 
bucato nel vaso. 

•CUMPOSITOUR. V. CompositWT. 

XUMPRADÓUR. Compratore. 

CUM QUIRUS (Latinismo). Conche- ff 
riferisce sempre a danaro. — ^^ 
al cum quibus. Mancar al eum (pù^ 
bus. — Avere , o Mancare i daMii 
con cui acquistare la tal cosa. 

CUN (dal lai. Cum). Con, prep. Insie- 
me. Uniumente.— Aggiunta ai V^ 
n<Jmi Me, Te„Se, Loro, talora si 
pone avanti Con me. Con te. Co* 
se, Con loro, e talora dopo, faceo- 
done una sola voce, ommetieudott 
lettera N, come Meco, Teeo, Seco. 
e presso gli antichi iVo<co, yotco. 

— Alcune volte è anche replicati . 



CU5 



2ii 



cun 



sebbene senza necessiti: Con me- 
co, Con etto meco. — Secolui, Se- 
colei, Secoloro sono yod non osate 
dai buoni scrittori, giacché la pa- 
rola Seco vale per tutte , e cioè per 
Con te, Con lui. Con lei. Con loro. 

^UN\MÈINT. Cullamento. Il cullar dei 
ìrnhìnl-^'Cunamèint d'una tcran- 
na, d'una tavla.'- Tentennamento. 

^M.Cullare i bamlnni. Ninnare. 
Cullare canterellando la ninna nan- 
na. - Cunar pian. — Cullare toar 
vmente. — ^^ cunar d'una tcran- 
^— Tentennare d'una seggiola» 
i^'um tavola. 

Mi'N, n. m. plnr. — Fardi cun- 
cùn,&ìme se uno non sapesse dire 
^non Cùn Cùn, Quindi Cuncùn 
^o\gerebbesi ital. in Esitanza. Dub- 
^^i^fèrplestità. Esitazione. Esi- 
tomento. Dubitazione. Da questo 
nome si è fatto il verbo Cuncunar. 

^^;:- Esitare. Dubitare. 

»L'NAR. V. Cuncùn. 

^NljlMÉlNT. V. Conza. 

^U, Coniglio. Animai quadrupede 
simile alia lepre, ma più piccolo. 
■" Conigliòlo. Conigliuzzo. Picco! 
coniglio. — . Conigliera.TifìB de'co- 
'^ìgli -Porc ch'egli abbia i coni- 
^^ì in corpo. Non aver più cuor di 
^^{l^lb, di uno scricciolo, 
d'un coniglio. Esser pauroso. 

'UVETTA. Culletta. — Cunèlta. — 
fernetta, per similit. Fossatello con 

"paro dalla parte inferiore, che si 

iorma attraverso le strade di colli- 

M.cbesono'm pendio. 

^NFALUNItì. Gonfaloniere, Gonfa- 

miero. 

^•]fÉSS, n. m. Confessione» n. f. Bi- 
glieilo.o Scrittura, in cui si con- 
fessa aver ricevuto in prestito al- 
cuna somma di danaro , o altro. — 
'Iwto imprestato del danaro , e 
^^ ie n' era fatta fare la confes- 

'^FÈSSI e CUNFSIUNART. Confessio- 
wa e. Confessionario. — Confessio- 
nale èancbe agjj. Di confessione. 
^U>FESSI. piar. Cosi chiamano i bdl. 



alcune Cappelle soiterranee nelle 
chiesa, come / cunfèssid'S. Pir.*^ 
Confessione, ed anche Confessio. 

CUNFETTA, n. f. Confètto, o. m. — 
Confetti ghiacciati, diconsi anche i 
Sorbetti. ^ Confetti Uquidi. Quelli 
che i boi. chiamano Sirupà. 

CUNFETTURIR. Confettiere. Confetta-^ 
tore. 

CONFETTURIRA. Confettiera, n. f. Va- 
so dove si tengono i confetti. 

CUNIADÓUR Coniatore, e volgano. 
fìattinzecca. 

CUNSEINZIA. Coscienza. — Un uomo 
coscienziato , coscienzioso, di co- 
scienza , di buona coscienza. — i- 
ìfeir la cunseinzia attacca a un ' 
ciod. ^- Aver ingrossata la cO' 
scienza. 

CUNSERVA. Ghiacciaia e Conserva. 

— Conserva. Fiori e frutti confet- 
tali. 

CUNTADEIN. V. Abitant Bioic. 

XUNTAGVn.m. Contagio n. m. Conta- 
gione. Pestiletèza , n. f. — Questa 
voce pei bolognesi signiBca altresì 
Grande puzzo. 

•CUNTAGIÒUS. Contagioso. 

CUNTAR. Contare. Per Annoverare. 
Numerare.^- Per Raccontare. Nar- 
rare. Contare. — Cuntar da ré a 
ròn. — Dar libro e carta. Mostrare 
tutte le circostanze. Scuo/eret7 sac- 
co pei pellicini. — Ricontare. Tor- 
nare a contare. — Cuntar del bàb- 
bèi, del fandoni, del minciuuari. 

— Stiantar di gran fandonie o /»a- 
be; Sballar carote: Canzonale; Fa^ 
voleggiare ; Frappare. — Contare 
per Conteggiare. Far conti. 

CUNTARÈLL. Conticino. — Contino , 

vale Piccol Conte, per vezzo. 
CUNTÉGG*. Conto. Computo. Calcolo. 

— Far di cuntegg'. — Conteggiare 
si dice, ma non si dice Conteggio. 
Come non è usato Contefigiante. 
Tuttavia questa è voce di regola , 
che viene da Conteggiare, simile a 
Numerante e Numeratore , da Nu- 
merare. 

CUNTÉGN. Contegno. Apparenza. Sem- 



GBB 



terra cotìA.'^ Greppo. Vaso di terra 
rotto. — Cozz d'prugn, d' zn$ — 
Ciocca di suùM, di ciriegic, — 
Dar d'cozz. V. Coren, 

'CRANI, n. m. Cranio. 

CREATURA , e per corraz. Chcriatu- 
ro. Creatura. Ogni cosa creata—- 
Creatura, dtcesi popolar, per^^ain- 
òino. — La ercalura in-l-la panza 
d' 80 mader. — Feto. — • Embrione , 
dicesi il Parto informe, non ancora 
perfeltameute organizzato. •— Adi 
creatur. — Amici vi saluto; Miei 
cari vi salalo »* Vi do il buon gior- 
ni ; o la buona notte. 

CRECC. Buffetto. Colpo che si dà con 
un dito appoggiato fortemente col- 
ia punta a guisa di mulla al dito 
pollice > lasciandolo scoccare con 
violenza al luogo dove si vuol col- 
pire. — Crécc dèi scciopp. Y. Ptw- 
sarein. 

CRÉCCA V. Rùmma. 

•CRÉDER, V. Ctvdere. 

•CRÉDIT, n. m. Credito. 

'CREDITÒUR, n. m. Creditore. 

€RE1N, n. ni. ( dal ted. Krein). Ràfa- 
no rusticano. 

CRÉINA , n. f. Critie e Crino , n. m. 
Pelo lungo che pende al cavallo. — 
Criniera, chiamansi tutii i crini in- 
sieme del cavallo. — Crèina. Crine 
e 6^nN0 nel commercio s'intende il 
crine concio per imbottir cuscini. 
— Crinito e Crinufp, agg. Che ha 
crini. — Taiar et crèin al caoall. — 
Scrinare il cavallo. — Crèina, Cri- 
nadura — Fessura. Fesso. — El 
crèin dia vid. — Vermi si dicono 
le spine o anelli della madrevite. 

*CREMÒLR D'TARTAR. Cremor tar- 
taro. 

CRÉMS. Crèmisi, Chèrmisi, Chermi- 
sino. Color rosso acceso. 

CRÉP, n. m. e CRÈPA , n. f. V. Ciarpa- 
dura. — Trar un crép. V. Clierpar. 

€RÉSP. V. Crespa. 

CRÉSPA. Crespa. Grinza. Ruga. — 
Gli aggettivi Crespo, Grinzo, Rugo- 
so, esprimono lo stato di contrazio- 
ne, in cui trovasi la. superficie dì al- 



208 cao 

cuoi corpi. — CapeUi crespi, 
di Stesi — Pelle grinza , con 
Liscia. — Fronte rugosa. 
CRÉSSER, V. Créscere. --Crèsser 
alla mèsqula. -?* Arrògere, 
scere ad azione falla. — Tun 
crèsscr.— Ricrescere , e Accn\ 

— Crcssr al dóppi. — Gemi 
Adduare. Far due laìiti. Cresci 
dopj»io. — Crèsser. trèi voli 
quatcr volt , etz. Purassd c< 
Triplicare, ec. Moltiplicare — 
ser. — Garzoneggiare. Farsi 
zone. Parlando di ragazzi. — 
fatto il groppo. Aver posto U 
Non crescer piìi della persoi 
Crèsser dell' -i-erb. — Vegeta 
mentarc. — Per Aggiuuìie 
Cressr al prezi dia robba 
curare. — Cliersmonia. - - Bii 
Ritoccamento del grano ec- 
ser sòuvra. — Sovraccrescen. 

CRÉST. Cristo. Questo vocabolo è| 
piegato io molti proverbi boi 
del volgo : p. e. N' avèir m 

— Son avere un becco di un 
trino. — Star in crèsi. -^ SL 
dovere. -^ Andar in crèsi. — 
nelle furie. A n'val né crè\ 
santa Mari. — Non valgono fe 
ghiere. — Al n'mustrareo un 
a un muribònd. — E' non 
del profferito. Ei tion darebbe s 
re a secchia. Non darebbe f*"*' 
cencio. — Far crèsi Dicesi di^** 
ma da fuoco che ha preso u» *j 
ciò. Far cric. Cioè Che nonk^^ 
lo. — l du crèsi dèi zavaìa. — 
meglio ricolga il peggio- Dd<> n 
gior dell'altro. I 

•CRIDA , e Grida, n. f. T. Ant. Edili 
Band^. 

•GRIDAR, V. T. contad. Piangere. 

-CRIMINAL. Criminale. 

XRIMINALESTA. Criminalista. 

CRINADURA. V. Cherpadura. 

•CRINIRA. Criniera. ., 

CRIVIGllON (dal fr. Crivellon). « 
vellone. Una specie di velo radt 
Simo. - , 

CROI (coirò chiuso). Cenine. ì^^ 



CCR 



2^17 



CCR 



come mole, viti coiubinsite insieme. 
Ingegni, o Macchine da alzar pesi, 
ec. 

JjrZGNAR, V. Congegnare. Mellere 
lo&ieoie alcune cose in si fatlo mo- 
do, che l>en s' assettino l' une al- 
Tallre. V. Cunzègn. 
toZlRA. Concia. Luogo dove si con- 
tìxùm le pelli. 

3BKSTA. Copista. Copiatore. Ama^ 
nieiue. Menante , ed anche Seri va- 
^» e Scrittore ; m^ è meglio riser- 
Ittre quest'ultima voce per sinoni- 
mo d', 4 u/orc. — Scrittoria. Scriva- 
Nena. Arie e impiego di Scrivano. 
" Parlando di pitture, direbbesi 
Copiatore. 

CfPÈTT, D. m. Fazzoletto da colio,. 
ebete donne si mettono per coprir- 
^^ W peito : ed anche Fùssù (dai fr. 

XTl'ETTA. Coppetta, oppure VentO' 
w. - Cappe! t strazza. — Coppet- 
i^ a /ar/Zio. Quando la carne per 
niez7.o loro alzata si trincia poscia 
'la'terusici per cavarne pili sangue. 
-'«P/^è/t lécchi. — Ventose setiza 

Dl'PÒN. Scappellotto dato nella cop- 
jMi. - Cuppòn. — Tegola di cima. 
'^J^.n.f. C'ara. Sollecitudine» n. f. 
«"«tro, n. m. — Tt^tppa cura. 
"Fiìcdideria. — Cura, io medi- 
J''"a. Suppotta. Cura. — Cura. 
''«•r hgadari. \. — Cura, e piìi 
fonimiein. Cur, n. f. plur. Aggalla- 
'^ u. m. sing. Quel terreno mobi- 
'^•e soffice, che spesso incontrasi 
"Pile paludi. — El cur d' lunga- 
iifthi. - Gli aggallati di Lofiga- 
itritin. 

^^MlU. Corata, Coltella, Cu- 
rulella.^Vna curadélla d'agnéll. 
"- Comta d'agnello. — Curadélla 
d'cidéU. — Polmone di vitello. 
^»A(;G', n. ni. Coraggio, n. m. Mol- 
li ^ll«i nomi sono affini a questo, 
tome hilore, Cuore, Hravura. In- 
^>}pidezza. Ardire. Audacia. Tenu- 
''''a. Sfrontatezza. Sfacciatàggin€ , 
MdanzQ ec. 



CUUÀM. C'doio e CuitMte. —• Corame • 
Coia*Pf, \ale ancora Aggregalo di 
cuoi, e l*aranietilo fallo di cuoi. •— 
t.'tìrac'io pegg. di ciu»io. 

Cnt.\M\R. Cuoiaio i* Coìnrn. 

ClitAMÈLLA, u. r. Uuccio, n. m. Pelle 
line sopi*a cui si striscia uo i rasoi. 

CURBÈIX. V. Vanir. 

CUHDAR. V. Cavstrar. 

CVl\DÈlLk,n. r. Fettuccia, n. f. Na- 
sttv, n. m. Tela tessuta a guisa che 
non passi la larghezza di una span- 
na. — Sembra strano ai Ixilognesi 
il sentire che Cordella in ilal. si- 
gniOca Corda piccola, ma per vero 
Cordella è dim. di Corda. Ed egual- 
mente non piace motto la voce ìia- 
stro per Fettuccia, quando dagli 
stessi per Nastiv s'intende la Fet- 
tuccia già annodata con eappio. 
Ma tutti i dizionari vogliono che 
s'usino i suddetti vocalwli— Cor- 
dellina , essendo dim. di dim. , do- 
vrebbe signiUcarc Cordicella, Cor- 
oleina, cioè Quella si chiama con 
altro nome Accia (l)ol. ÌAizza). Tut- 
tavia i vocabolari stossi deiiuiscono 
Cordellina per IMccola corda schiac- 
ciala (Boi. Passamanein o S/fèin- 
ga) o londa (Boi. Curdunzein) di 
refe, di seta , o d' altra siniil mate- 
ria per uso d'aOlbbiare, o legare le 
vesiimenta. — Dagli esempi degli 
autori e dall'uso comune però sem- 
bra doversi appropriare la voct» 
Fellnccia alla piii stretta , e Nastro 
alla piii larga. Sarà ancora più pro- 
prio l'usar Cordicella, Cordicina 
piuttosto che Cordella per Corda 
sottile. — Un om, uno donna eh' fa 
el cunìéll — Fettucciaio, m. Fet- 
tucciaia, f. Nastraio è voce dell'u- 
so. V. Naster. 

CUBOIAL, n. m. fo^ti/o/e. Cosi chia- 
mano i medici qualunque Be xaiida 
cardiaca. — Cordiale è amiie ag- 
gettivo. Pi il ima cordiale. — Ciir- 
dial, aggiunto ad uomo, «ignifira 
che ha cuore buono, afleiiuoso , 
pronto a muoversi in prò degli a 
mici. Uonto cordiale. 

23 



CUH 



21 



CUBDÒN. Cordone.^ CurdòndiprU. 

— Chigolo. — Di fra. — Cordiglio. 

— Cordoncino, CordonceUo, dim. 
di Cordone. — Curdòn. — Guida si 
dicono Que' filari di pietre « che di- 
sliuguoiìoil lastricalo, o rin<yhia- 
iata di una strada dalla banchina. 
Cordoni di pielra. Quelli che si 
mettono a traverso delle strade ri- 

- pide , e delle scale per raltenitivo. 

•CURDSEINA. Cordicella, Funicella» 
Funicina. 

•CUKDUNZEIN. Cordoncino, 

'CUUESTA. Corista. 

CURÉZA (Z aspra). Coreggia. Striscia 
lunga di cuoio. — Curèz, Cureol. 
f. pi. del scarp. — Coreyyiuxjli del' 
le scarpe. — Carzol » n. ni. sing. « 
Curzu plur. di scarpunzi. — • Bec- 
chetti. 

CURGHEIN» dim. Cestelllno. — Cur- 
qhein di cavi. ^- Panieruzzo. 

CIJRLIRA. V. Calzétta. 

CVRNACCIA. Cornacchia. V. Usèll. 

CURNACCiON CANDLUTT AI COPP. 
Ghiacciuoli. Pezzetti di ghiaccio 
pendenti dalle gronde dentelli in 
tempo d'inverno. — Essri curnac- 
don ai cvpp. — Essere i maggiori 
stridori, o geloni. Essere un fted- 
do che pela. 

CURNÉCCIA DLA FAVA , QW ARVÉIA. 
Baccello. Tanto dicesi pel guscio 
pieno de' granelli de' legumi, quan- 
to pel semplice guscio , che li con- 
tiene. — Piant dalla curnéccia. — 
Piante baccelline. 

CURMS. Cornice. Membro principale 
d'architettura. — Curnisott.-'^ Cor- 
nicione. — Curnis dì quader. — 
Cornice de' quadri. — Far el cur- 
nis. Curnisar. — Corniciare. — 
Mettr in curnis. — Incorniciare. 

CURNfSAMÉlIST. Corniciame. Qualsi- 
voglia lavoro di cornici, di marmo, 
legno , ec. 

CURNISAR. V. Curnis. 

CURNISOTT. V. Curnis. 

CUBÓTT e SCUROCC. lutto. Corruc- 
cio, Corrotto, G ramaglia. Bruno. 
Termini tutti che indicano nel liu- 



8 CUR 

guaggio comune Quell'abito di te* 
io che sogliono vestire le persM 
all'occasione della morte di quk^ 
che loro stretto parente. AtHti k 
lutto, da bruno. Vestirsi, Melttrù 
a lutto , a bruno. Abbrunarsi 

CURÓUiNA. Corona. Ornamenlo dì cà 
si cingono i re, gli uomioi illustri, 
ec. — Curòuna dia madonna.- 
Corona. — Coronciaio, V d. li. Bac- 
chettone , che ha sempre la coroia 
in mano. Quindi Scoronciareeh- 
ternostrare. Tener la corona fra le 
mani. — Coronalo. Facilor di coro- 
ne. — Curòuna d' maron. — Ma 
di marroni. — Curòuna dl'asòcau. 
— Cruna dell'ago.Foro.^^l^ 
la curòuna a un' agòccia. -Senir 
nare un ago. 

CURPÉTT. n. m. Corpetto."- Cumìl 
Cursètt. Panzein. Silè (dal frane. 
Gilet ). Camisola. Camisulm. Co- 
sacca. Casacchein. Giacclièlt^ ti- 
birein. Giubba. Zibòn. CapulUin. 
Paltò (dal frane. Paletot). Pa^^^' 
dcm (dal frane. Petit paletot], eu 
Questi sono i termini boi., di ami- 
co uso, di nuova derivazioo^rk' 
si danno ai vari vestimeoii. ^^ 
servono a coprire il corpo dal col- 
lo alla cintura. I nomi eqai^aleoii 
italiani sono ; Corpetto. (JofK"''*" 
Farsetto. Farsettino. Fiitstìtont. 
Giubba. Giubbone. Givbbtlio. Ciulf 
bercilo. Giubboncello. Giubh^ìW^^^' 
Giubbetto. Giubbettino, Cojuccu. 
Casaccone , ec. 

CURREND Correndo. In comando. In 
boi. si prende come avverbial- P'f 
Subitamente. In fretta. Sul utonxìir 
to. Immantinente. — A l'ho m 
Sii currend. — L'ho preso subilH'- 
mente. — In ilal. usasi anche Cor- 
rente, avverbialm. Andante: C^f' 
rentemente; Senza intoppo ;^P^ 
datamente. — L'è un ch'lèz «««* 
per currènd. — Egli è uno clie tej* 
gè sempre corrente. 

CURREZlóN D' STAMPA. y.Stampo^ 

•CBR'Rt. Fare aita corsa, Aciurr*' 
mento. 



et II 31 

DRBIDÒUR , agg. Corritort . add. 

Che corre. 

IliKIDlR. Corridoio. Corridore. Cor- 
rihre. Questa voce s'esteude ge- 
npntimente ad ogni sorla di andari 
lunghi e streui, cbe siano anche 
soppesi fuori, dietro degli ediOzi , 
oper passare da una casa all'altra, 
n« p«rò sempre chiusi, e coperti. 
Il TerniziD è diverso. — Curridu- 
rfin-^ CorridoreUo. 
LHHIRA, piuttosto Carrira. — Car- 
riera. Corsa celere. — Curritvn, n. 
m. Ci-an carriera. 
(.ilSÉTT. WCurpèil. 
t<lSÌ. Corsia. Corrente dell'acqua 
de' Uami. — Cur$i dia piale. — Cor- 
fa.de'iealri. e simili. 
^HT.add. Cor/o» agg. — Curt curi 
(illa francese Tout cauri).— In fina 
pmla, Subilo. Immanlineìite. Sen- 
'« dimora. Senza rilardo. — Al 
curii. - AUe corte. A Urla eorla. 
Mk breve. Alla ricisa. In somma. 
k coMluiione, -^ Alla curia. — 
^ faWo longa e curia. — Per farla 
^m. Per abbreviarla. Per abbre- 
viare. Compendiosameììle.Alle bre^ 
ti. ^ Curi d' inzègn. — Ingegno 
iordo,o (osco, vale Ottuso. Duro.— 
2'^ e pruia. — GroMocciuolo: 
^"'o; lozzotlo; Corto e tozzo. Uo- 
J>o di piccola taglia» ma grosso. — 
''tintar curt e gro$s. — Mozzare. 
•" Curt d' ifésla. — Dalusante; Bir- 
«o; Bercilocchio; Che ha la vista 
»?'» a tingere ; Che ha mangiato 
^i^erchie. — Andar per la curia. 
"~ ^ndar per la piana; Per la spe- 
*V^8; la più sbrigata via. — Tgnir 
^rt un.— Tener uno corto; Le- 
nirlo corto, Ggur. Tenere uno a 
wcdietto; Teràere a crusca, o a 
coco/i. — Dscòurs curt. — Parlar 
*l^onico. V. Dscòurs. — 'Ch' al la 
j9«o6cin curia, o curieina. Mo- 
jo.basso, ora invalso fra i boi. ple- 
o«" . che significa a uo dipresso: Fi- 
^mola! 

5||TFU.CoZ/cito. Nel plur. fa Coltel- 
«.m.e CoUeila, f. — Curléll da 



9 cns 

du lai. — Coltello ancipite. Spada 
ancipite. ~- Curléll stori. — Coltela 
lo adunco. — Curtell dalla susta., 

— Colle Uo a molla — Curléll féirm 
in-t-al man'g. — Coltello in asta 
o Inastalo. 

CUKTÉLU. Coltella , Collellessa. Àr* 
me a guisa di coltellaccio. 

CLKTLA. Culleliala. — Dar una cur- 
ila, -^ AcvoUellare. 

CLKTLEIN. Coltellino. — In boi. chia- 
masi Curlleina, un coltello largo, 
e lungo , con punta smussata, ad u- 
so di tagliar le tagliatelle, e de'piz- 
zicagnoli per affettare i salumi ; 
io volgerei questa parola in ital. 
per Coltella, piuttosto che Colica 
lina. 

•CUHTLIRA. Coltelliera. 

CIUZOL , CUKZOLA. V. Curcza. 

'CUSCUÉrT. Coscritto, n. ai. liecluta^ 

n. r. 

•CUSCRIZIÒN. Coscrizione. Leva. 

CUSDÒUR, n. m. ÓURA , n. f. Cucito- 
re ,n. ro. Cucitrice , n. f. 

CUSDURA. Cucitura. L'arte del cuci- 
re, e la cougiuotura di due cose 
cucite. — Costura è la Cucitore ri- 
levata. — Arvèdr el cusdur. — W- 
vedere il pelo, le costole a uno. — 
Spianar el cusdur. — Ritrovare, 
Ragguagliare, Spianare le costu- 
re, fìgur.— 

CUSEIN,D. m. BINA, f. Cugino, m. 
Cugina, f. 

CUSEINA. Cucina. — Far la cuscino. 

— Cucinare. ^ , 
CUSER, V. vale tanto Cuòcere che Cu- 
cire. — Ricuocere. Tornare a cuo- 
cere. — Incuocere. Cuocere poco. 

— Crogiolare. Cuocer bene. — Tro- 
tare. Allessare i pesci. — Cottolo, 
add. Di facile cottura. — Ricucire.^ 
Tornar a cucire.— Scucire. Disfare 
il cucito. 

'CUSINIR, n. m. IRA. n. f. V. Cug e 
Serva. 

CUSPÉTT. Voce ed espressione di me- 
raviglia. Cospetto; Cappita; Cap- 
pilerina; Càpperi. ^- Cuspètt de 
me, cuspclt df bacc , cuspèzi e j)è' 



eoe 



sto 



cuc 



re, ìnewerehiare e Coperchiare, — 
Cruver, decto figurai. Coprire, fi/- 
eoprire. Ammantare. Palliare. Ve- 
iare. Nascondere. — Colorare , Si- 
mulare. Orpellare o biorpellare. 
Coprir con arie che che sia. Imbel- 
Iettare. Impomiciare. Imbiancare. 
— Cruvers', dello pur figur. Am- 
mantarsi; Ammantellarsi. Celarsi 
arlamenle. — (?ruufrd*cr6ó. — In- 
erbare. — D'fiur. — Infiorare. In- 
fiorire. — D'iérra l'insala» i sel- 
ler. — Ricoricare. Interriare. — 
D'pòlver. — Impolverare e Impol- 
verarsi. — Cùn al capùzz. — In- 
cappucciare e Incappucciarsi. — 
D' biacca, d'blett — Imbiancare. 
Imbellettare. — D'purcari.— Im- 
brattare. — D'vesc'.— Invischiare. 
Impaniare. — D' pènna. — Impiu- 

' mare. 

'CRUZIFESS. Crocifisso. Crocefisso. 

CRCZZI. Cruccio. Travaglio. Tormento. 

CSTIAN. Cristiano. — Far al bòn 
cstian , metaf. Fare il nescio. Far 
lo gnorri. Infingersi. — Da cstian 
bafzd. Sorla di giuramento. — In 
fede mia. Da uomo d'onore, e simili., 

CSTIIM. V. Assuefaziòn. 

Cuce, COCÙ. Cùcùlo e Cuculio. Vc- 
cello notturno. —7 L'è cmod è al 
cuce . tutta vòus e pènn. — Gran 
rombazzo e poca lana. Assai pam- 
pani e poca uva. — Più véce' eh* 
n'è al cuce. — Più antico del bro- 
detto.— Vece' cuce— Vecchio rim- 
bambito, e balordo, e volga rm. Vec- 
chio cucco. — Cucco , vale Uovo in 
Jingua puerile. V. Cuccòn. 

CCcC, n. m. Urto. Colpo. Botto, n. m. 
Botta. Percossa , n. f. — Dar un 
cuce'.— Dare un urto. Urtare.— Dar 
un cuce' cùn al sciopp. — Dare li- 
na percossa colla bocca dello schiop- 
po, colV estremità del bastone. 

CUCCAI. V. Papiliotti. 

•CUCCARS*. COCCARSLA . v. Severe di 
flivsso. Lasciarsi dare ad Intendere 
checché sia. — Al s'I'è cucca. — Se 
V è bevuta. — Significa ancor tener 
per sé intera cosa di che altri spe- 



rassero partecipare. Quii p/aft oi 
s'V è cucca tùli lù. — Tenne per 
^è V intero piatto. 

CUCCARDA, n.. f. (dal fr. Cocarde). 
Nappa , n. f. Fiocco, n. m. — Coc- 
carda però' è voce generalizzata dal* 
Fuso. 

CUCCAROLA. Cocca. Quel poco di an- 
nodamento che si fa alia cocca su- 
periore del fuso, quando si gin e 
si torce, perchè il filo non iscaiti- 
Grovigliola è l'AQoodamento della 
corda , o del filo nel ripiegarsi so- 
vra se stesso per soverchia lorfj- 
tura. 

CUCCÉTT, n. m. Barella, n. f, con ni 
si portano grinfermi. In Fireottdf' 
cesi Cataletto. 

COCCHEIN , n. m. Carino. Piamoli- 
no. Naccherino , si dice a un Fin- 
ciullo per vezzo. — Bimbo. Cecm 

— Car al mi cucchein. — Coro il 
mio cecino. Mio amore. Mio vt:% 
Mie viscere. Viscere mie cm. ^. 
Coc. 

CÙCCIA. Cuccia, Lellìccìuolo dì cani. 

— 11 termine proprio sarebbe C^ 
ntle. — Andar, Star alla cùcà. 

■ Cucciar, — Cucciare. 

CUCCIAR , n. m. Cucchiaio. — I e» 
ladini boi. dicono Cuslir da Cu» 
liere, ani. — Cucchiaio , si preude 
eziandio per La quantità compRa 
in esso utensile, che si dice ancon 
Cucchiaiata (boi. Cucci Mra).— fi*" 
chiaino, dira. — Cucchiaione »«• 

CUCCIAR , V. V. Cùccia. 

CUCClARA. V. Ciuciar, n, 

CUCCIUD, TESTARD, USTINA, af 
Testereccio. Caparbio. Ima, 
Capone. Capiloso. Intestato, 
nato. Pertinace. Pervicace, 

CUCCIUTAGGEN'. Ostinazione. , 
natezza. Caparbietà. Testarda 
ne. Pertinacia. 

CUCCÒN DEL BÒTT. Cocchiume^ 
Cocchiume , si dìée anche a* 
stesso buco superiore della bo^^ 

— Cocchiumatoio, n. m. Sjrorltì 
per fare il cocchiume alle botti -| 
Cuccòn. — Cucco e Cocco, vo* 



CVB 



SII 



CVS 



iMfflbioesca per Vow. -^ (^còn, 
SosUloziooe per doo dir MinMih 
ne. E cosi CueoMèarìn ireee di MiU' 
cMonan , o d' altra parola peg- 
giore. 

CUCCUNAR (una bòltj. MeUen il eoe- 
chimne ad una liotie. 

acOMiU e UNGURU, n. f. (Cocòme- 
ro, n. m. — Cocomeraio, Campo 
fiìMiiaU) di cocomeri , e Colui che 
lifeude. -* Cocomerelio» dim, di 
Cwiomero, e Coeomerone, accr. 

CUDEiN, CUpÓN. CUDAZZA. V. CO. f. 

C()I)£1N. PoUgono orientale. Fiore a 
gnppoii rossi , colli vaio nei ooslri 
piardini. 

(Ximu, D. f. Codina, Codetta, n. f. 
(^ÌMb'no, D. ra. Piccola coda. — Tru- 
Mrting codeina, — TroDare» ilt>e- 
<^«na a/fercazione.Una contesa di 

P»role.A/(ercare. — Alterco Don si 

dice. 

^^'^^nm.SaUicdone. Carne di por- 
^ eoo cotenna trita salata e insac- 
cata coD droghe. — Quando questa 
carDe, iavece di essere messa negli 
ifltesiìni. si mette nella pelle della 
saoipa di esso maiale» in boi. si 
chiama Zampòn, Converrà usare 
<lQestevoci come proprie di ciascun 
^ese.edire: Salame, Cotichino, 
^»Vofi6, Mezzo ecUame, Coppa, 
modella , Cervellata , Bondio- 
la, ec, 

I^REGN . add. Cotennoso, Stecchito, 
mkcchito. Tenace, agg. — Da Cu- 
f^n fassi il \erbo Incudergnir, 
mutar cudrègn,'-Slecehire,'^Per' 
0^t incudergné , cudrègn. — Pre- 

• Jn'i*//© itecchito, 
•RON. Codione e Codrione, L' e- 

( Jlfeiniià delle reni , appunto sopra 

il sesso. 

^W-Aloeare o Alveario, È 11 vero 
«rDiine da adoprarsi per significa- 
la Quel recipiente che serve di abi- 
Noae per le api , o pecchie. — 
f W?ito e Compiglio, dai quaK fop- 
fjfe viene la parola boi, sono dis- 
j iKiU. -. Covile Copile è dei sane- 
^ **• -^ Àmia è dei «mesi. — Bugno 



•i dice Queir alveare de' ceutidlfil 
formato di un pezzo di tronco d'ai' 

•• liero incavato. ^ CusieUa da ycc* 
thie, quando i' alveare è formato 
di una cassetta. — - Favo , è tutto 
rinlerno dell'alveare, cioè le Co* 
merelle di cera, che contengono le 
api, e il mele , detto dai contadini 
boi. Braec o Brèsc , n f. plur. 

CVÉLL. Covette e Covette. \oce usati 
solamente da' contadini toscani , e 
vale Qualc/ie co$a. Là parola boi. si 
adopera ancora nel numero del più, 
i Cvi, •— • Dam' cvélL — Datemi quat- 
che cosa, — Il plur. boi. Cvi é lo 
stesao che Quid, e significa Come- 
ce • Bagattelle, Cote di poco pregio, 

— L'aveoa un mònd d'evi, — ÈgH 
aveva una quautità di òagallette. 

— Purtd vi iùtt sU cvi, — Portate 
via tutte queste cosucce, •^ A iè 
evèti sotla. — Gatta ci cova, — Ès- 
ser da eoèlL— Essere dassai od' a»- 
sai. Contrario di Dappoco. Cosi Da«- 
saiezza. Suflfcienza, Capacità.— Ouaj 
per cvèll, che talora sfugge a tal- 
uno scrivendo nel dialetto nostro, è 
erroneo, giacché la prima voce signi- 
fica Quale, la seconda OtiaicAe cosa. 

CVERC. Coperchio, Ed anche Coverà 
chio, usato da Dante. — Cverc' dia 
pgncUta, dia tèia. — Testo. — Met- 
tr al cverc', — Coperchiare. Co- 
verchiare, tncoverchiare, — Cavar 
oi Gverc',^ Scoperc/Uare e Scoverà 
chiare. 

CVERT. Te((o. Coperta delle fabbriche. 

— Cvert a dòti aqu, — Tetto a cc^ 
panna. Tetto tutto andante, — Cvert 
a quattr aqu. — Tetto a padi- 
glione, 

CV£RT« add. Coperto» una volta Co- 
verto. — Cvert per Occulto , JVo» 
scosto. — Tgnir. cvert mia cossa, 
-*- Occultare, Nascóndere, Celare U' 
na cosa. — Cvert d-'culòur, d'pòl- 
ver. — Cosperso di colore, di poi' 
vere. Di cblore, di polvere sparsa . 
che cuopra.— Cvert d* latta,— Sop- 
. pannato di latta. Cristallo soppan^ 

. nato di foglia di stagno. 



GUM 



214 



ccn 



^omwiatare, — Tou'cundà. «^ Ac' 
^iommiatani. Prendersi congedo, 
■licenza, in qualunque circostanza. 
Accomiatarti dall'amico. -«- La vo- 
ce boi 8' adopera solaiuenle io si- 
giiif. di dare» o prendersi congedo, 
che fanno gl'inquilini delle case e 
simili. 

CUMMISSURA. Commettura. Luogo 
dove si commette. Incoitratura. 
Congiuntura, Commettitura, Giun- 
tura, n. f. ComOiciamento, n. m. V. 
Fèssa, 

cmó.y.Cantaran. 

CUMPAGNl. Compagnia. Unione. So- 
cietà.-^Storrno. Compagnia gioviale. 
Scapigliatura. Compagnia di gio- 
ventù rilassata. — Compagnia, So- 
cietà , Bagione , Accomàndita, Co- 
màndita. Società di commercio. — 
Un om d'cumpagtd. — Uomo socie- 
vole , Sociale , Sociàbile, Conversar 

■ hile, Cónversèoole , Conversativo. 

— Compagnévole, vale Atto ad ac- 
compagnare. L'uomo naturalmenr 
Ut i compagnevole animale. 

CUMPANaÙG, n. m. Companàtico, n. 

, m. €ompanàtiqa , n. X. Le cose che 
si mangiano col pane. — Caman- 
giare , dicesi piii particolarmente 
dì tutte le vivande , che si mangia- 
no per appetito. — Vivanda. Cibo 
preparato nella cucina. 

COMPARI li» v. Comparire ed Appari- 
re, V. Farsi vedere, presentarsi al- 
l'altrui vista.— La voce boi. Appa- 
rir non è usata comunemente. 

CUMPARITA, n. f. Bisparmio,n. m. — 
Far o Farsen' cumparitd. — Far 
tnasserizia. Risparmiare, Usar e- 
conomia. — Roba eh' fa cumparitd. 
'-Roba che fa vantaggio, che fa 
appariscenza,, cioè che si mantie- 
ne e conserva. — Maèstra eh' fa 
cumparild. — Minestra rendévole, 

— Far cumparitd in-t-al magnar. 

— Fare a miccino. Accompagnar 
col pane le vivande , mangiandole 
a poco a poco. 

CU M PA RS A . ' Comparsa, ComparigUh 
. ne. Comparizione. — bèlla cum- 



pana, — Comparita. Comparìstm 
za. Appariscenza. Far comparìta 

— Cumparsad'un mort.-'Aitpa 
rimenlo. Apparila. Apparizione. - 
Cumparsadèl sòul, dia louna.d'u 
na cumètla. — Apparimento, Appt 
rizione di una cometa, ec. — Cu» 
pars* d' teater, — Comparte o fa- 
sonaggi muti, 

CUMPART , n. m. Compartimento, 
Scompartimento, n. m. DislrUm' 
zione , n. f.— Cumpart d'bòtul m 
t'i giardcin. — Scmnpartitfienti 
Siepicine di bosso. Cordoni u Frigi 
di bosso, — Compartimento di co- 
lori. Compartimento di camere. 

CUMPASS, n. m. Compasso ,tì.w.St- 
sta e piii spesso Seste n. f. piv- 
Gamb dèi cumpass. — Gawbt,^ 
meglio Aste, — Varie sorta di com- 
passi. Compasso di grossezza, o Oooi^ 
passo torto da legnaiuoli. Con pos- 
te incurvate. — Compasso miro, 
con vite. — Compasso sempUce, of- 
dinario a due. punte. — Compatto 
a tre punte pe* triangoli. — fo* 
passi che s' allurigano. — Cmpot' 
si da rimessa, — Compatti a t^ 
la. — Compatto doppio, Comfot» 
di proporzione , ec. 

CUMPÉ. V. Fine. 

•CUMPÓR, V. Comporre. — Cmpor,^ 
Cumpònder la bugà in VI' otta- "^ 
Comporre , Imporre o Agffisttar d 
bucato nel vato, 

•CUMPOSITOUR. V. Compotitòvr. 

XUMPRADÒUR. Compratore. 

CUM QUIBUS (Utinismo). Conche ffi 
riferisce sempre a danaro. — ^ceir| 
al cum quU)UA. Mancar al cm P^, 
but. — Avere, o Mancare i doMn^ 
con cui acquittare la talcota. 

CUN (dal laL Cum), Con, prep. fos'*" 
me. Uniumente.— Aggiunta ai pr^ 
nomi Me, Te,.Se, Loro, talora 
pone avanti Con me. Con te. 
se. Con loro, e talora dopo, fa 
done una sola voce , ornvoeueuào 
lettera iV, come Meco, Teco.SeOh 
e presso gli antichi iVosco, 1<^ 

— Alcune volle è anche reptì««< 



CUI? 



2i& 



CTII 



sebbene senm necessità: Con me* 
co, Con Cito meco. — Secolui, Se- 
colei, Secoloro sono voci non osate 
dai buoni scrìttori, giacché la pa- 
rola Seco vaie per latte , e cioè per 
Con se, Con lui. Con lei. Con loro. 

CINAHÉINT. CuUamento.U cuilar dei 
\mbìtìì.-»€unamèint d'una scran- 
na, d'una twla.'-- Tentennamento. 

^J^^ Cullare i bambini. Ninnare, 
Collare canterellando la ninna nan- 
na - Cunar pian. — Cullare soa- 
wnente. — 4/ cunar d'una scran- 
f^" Tentennare d'una segQiola» 
fi' una tavola. 



, n. m. piar. — Far di cun- 
^m,come se uno non sapesse dire 
se non Cùn Cùn. Quindi Cuncùn 
^o^erebbesi ital. in Esitanza. Dub- 
^z:a. Perplessità. Esitazione. Esi- 
(amento. Dubitazione. Da questo 
oome si è fatto il terbo Cuncunar. 

- Esitare. Dubitare, 
CUNCUNAR. V. Cuncùn. 
CljNDlMÈlNT. V. Conza. 

^M. Coniglio. Animai quadrupede 
simile alla lepre, ma più piccolo. 

- Conigtiòlo. Coniqliuzzo. Piccol 
coniglio. — Conigliera.TiM de'co- 
^^?l» -Porc ch'egli abbia i coni- 
9^in corpo. Non aver più cuor di 
^^!inib,o di uno scricciolo, o 
d'm coniglio. Esser pauroso. 

CUNETTA. Culletta. — Cunétta. — 
Cunetta, per similit. Fossatello con 
"paro dalla parte inferiore, che si 
forma attraverso le strade di eolli- 
ua . che sono' fn pendio. 

CCNFALUNIR. Gonfaloniere. Confa- 
loniem. 

'UNFÉSS, n. m. Confessione, n. f. Bi- 
gnello.o Scrittura, in cui si con- 
cessa aver ricevuto in prestito al- 
tana somma di danaro , o altro. — 
Atem imprestato del danaro, e 

^n ie n' era fatta fare la confes- 

«ione. 

^^FÈssi e CUNFSIUNART. Confessio- 
«o«. Confessionario. — Confessio- 
wa/c,è anche agg. Dì confessione. 

^^fmi piar. Cosi chiamano i bdl. 



alcune Cappelle sotierranee nelle 
chiese, come / cunfèssi d'S. PiV.—- 
Confessione, ed anche Confessio» 

CUNFÉTTA, n. f. Confètto, n. m. — 
Confetti ghiacciati, diconsi anche L 
Sorbetti. — Confetti liquidi. Quelli 
che i boi. chiamano Sirupà. 

CUNFETTURIR. Confettiere. Confettar 
tare. 

CONFETTURIRA. Confettiera, n. f. Va- 
so dove si tengono i confetti. 

CUiNIADÒUR Coniatore, e volgarm. 
fìattinzecca. 

CUNSEINZIA. Coscienza. — Un uomo^ 
coscienziato , coscienzioso, di cor 
scienza , di buona coscienza. — 4- 
t^etV la cunseinzia attacca a un * 
Hod. — Aver ingrossata la co» 
scienza. 

CUNSERVA. Ghiacciaia e Conserva, 

— Conserva. Fiori e frutti confet* 
tali. 

CUNTADEIN. V. Abitant. Bioic. 

*CUNTAG',*n.m. Contagio n. m. Conta^ 
gione. Pestilenza , n. f. — Questa 
voce pei bolognesi significa altresì 
Grande puzzo. 

•CUNTAGIÒUS. Contagioso. 

CUNTAR. Contare. Per Annoccrrrre. 
Numerare. — Per Raccontare. Nar- 
rare. Contare. — Cun far da ré a 
ròn. — Dar libro e carta. Mostrare 
tutte le circostanze. Scuocere t7 sac- 
co pel pellicini. — Jìicontare. Tor- 
nare a conlare. — Cuntar del bàb» 
bel, del fandoni, del minciunari, 

— Stiantar di gran fandonie o /Jo- 
6e; Sballar carote: Canzonare; Fa^ 
voleggiare; Frappare. — Contare 
per Conteggiare. Far conti. 

CUNTARÈLL. Conticino. — Contino , 

vale Piccol Conte, per vezzo. 
CUNTÉGG'. Conto. Computo. Calcolo, 

— Far di cuntegg'. — Conteggiare 
si dice, ma non sì dice Conteggio. 
Come non è usalo Conteqgiante, 
Tuttavia questa è voce di regola , 
che viene da Conteggiare, simile a 
Numerante e Numeratore , da Nu- 
merare. 

CUNTÉGN. Contegno, Apparenza. Sem- 



cuw 

bianza. — CatUègn teri» — Conte- 
gno grave, — Cuntègn, — Regola. 
Begolatnento. Portamento. — Al n'ha 
brisa tgnù un cuntegn da om. — 
Non si è regolalo prudentemente, 

•CUNTEINT. Contento. Contentezza. 
Soddisfazione, 

CUNTGNIR. V. Contenere» T.^Cun- 
ignirs*. — Regolarsi, Dirirjersi. — 
Al s'è cuntffnù mal. — S'è regola- 
to male. S'è diretto male. — Cun- 
tgnirs'al solil. — Far delle sue.-^ 

— Contenere e Contenersi t vale 
. Raffrenarki. Temperarsi. 

CUNTINTAR,v. Contentare^ Appaga- 
re. Soddisfare. — Cuntintars' dl'u- 
nést. — Leccare , e non mordete. 

— iV a' (untinlar di' unèst. — 
Cercar miglior pane cìte di gra- 
no. — Chi troppo tira la corda 
la strappa, A chi desidera mol- 
to , manca molto. Talora il me;flio 
guasta il bene. — Cuntintars' dèi 
poc. — Tirare a pochi. — Cuntin- 
tars' dèi poc, ma sicur. — Loda il 
maree tienti alla terra. — Fazil, 
o dfffezzil da cuntinlar. — Uomo 
di facile, o difficile cbntentatara. 

— A m^cuntèint ch'im bastòunen 
s'al suzzed sta cossa, ec. lo vo'che 
mi sia fritto il fegato . se ec. — A 
n's'pò cuntintar tùli. — * Chi fa la 
casa in piazza, o e* la fa alla, o e' 
la fa 6as5a. Tutti i caratteri non so- 
no eguali. 

CUNTINTEIN, n. m; Ripicco. Quella 
giunta che si dà: p. e. , a una tazza 
di cioccolata, o simili bevande, che 
in boi. dicesi ancora Riciot. — Giun- 
ta. — Tarantella. Sopruppiù che si 
dà ai compratori alla quantità inte- 
ra. — Soprassello. Quel che si met- 
te di soprappiù alla soma intera. É 
iìsur. per Giunta. 

*CUNTINTÉZZA. V. Cuntèint. 

•CUNTHADANZ.4. Contraddanza. 

CUNTR ASTAR, \. Contrastare, \.— Con- 
traltare il o al suo maestro. Op- 
porsi. Resistere. Contrariare. Alter- 
care. Contendere, contraddire» qui- 
Miooar di parole. 



816 cvjf 

CUWÉINT. Cenoento. Monastero e Ilo- 
nistero. Monaslerio e Momlerio. 
Haaistero e Munisterlo. Cembk 
Èremo. FÌomitorio. A6adt.i e Aba- 
zia , e comuuemente Badìa. Quesie 
parole bando di comune h nozione 
di Clausura , ove per seutimeiiio di 
religione si ritirano gli iudividoi 
dell' uno e dell'altro sesso. La dif- 
ferenza di questi nomi è facile a ri- 
levarsi nei Vocabolari dei Sioo- 
nimi. 

•CUNVEINZER, v. Convincere. Vtrm 
de re. 

CÙNZ,CUNZA. V. Conz. 

CUNZADÒUR DA CAN'VA. V, Cm'én. 

— Da lana. — lanaiuolo,— Dotl^ 

— Stamaiolo. — - Ouèll cA'ijiin» 
la lana. — Cardatore. 

CUNZ ADURA, n. f. Acconciatura o Con- 
datura, n. f. Accomodamene. M'* 
toppamentp , di che che sia. — ic- 
conciatura, o Assettatura, fi "(W- 
settalura del capo. — Cunvidìir* 
dia can'va. — Pettinatura. 

CUNZAR , y. Acconciare. Condart 
Mettere in concio. Accomodare Ji" 
sellare. — Tamar a cunzar." 
Racconciare. Rassettare. Hiof^ 
re. — Cunzar el piatlanz. —Co»" 
dir le vivande. — Turnar a cun- 
zar. — Ricondire le vivande. — ^«'•* 
zars' , o Cunzars' la tèsta. '^^^' 
conciarsi la testa, i capelli- Air 
sellare il capo. — Cunzar «W-ow- 

— Rannestare, Riporre te ojm. 

— Cunzar el-i-òll. — Risprangv*. 

— Cunzar pulid. — Ammaìùerart. 
Acconciare. Abbellire. — Canzof 
et péli — Conciare le pelli. — (^^ 
zar alpess, el-i-uliv, e più w»* 
nem. Salar el-i uliv. — Conciare^ 
pesce , le ulive. — Cunzar al «'*• 
V. Conza. — Cunzar la can'ca.» 
lein. — Pellinare la canapa, » 
lino. 

•CIJNZASCRANN. Seggiolaio. 

*CUNZEDER. V. Accurdar. 

CUNZÈGN.(z aspra) n.m.Congegmlif' 
ra , Du f. Congegnamento d. di- " 
Ingegno, Instrumento ingcgD<»o. 



CUR 



2^17 



rtJR 



come mote, vili combiiisite insieme. 
Indegni, o Macchine da alzar ytsi, 
ec. 

L'NZGNAR, V. Congegnare. Mellere 
insjeoie alcune cose in si iatlo mo- 
do, cbe ben s'assettino l'uiie ai- 
l'alire. V. Cunzègn. 
UNZIRa. Concia, Luogo dove si con- 
ciaoy le pelli. 

-CPESTA. Copista, Copiatore, Amc^ 
ntm. Menante , ed anche Scriva- 
«0 e Senatore; ma è meglio riser- 
bare quest'ultima voce per sinoni- 
^ A' Autore, ^ Scrittoria. Scrìva- 
ttem. Arte e impiego di Scrivano. 
-Parlando di pitture, direbbesi 
Copiatore, 

'Mr[, D. m. Fazzoletto da collo,. 
chele donne si mettono per coprir- 
ai il peito: ed anche Fissu (dal fr. 

'•tlI'ÉTTA. Coppetta, oppure Vento- 
*«■ - Cuppètt strazza, — Coppet- 
te a Uifiliu. Quando la cnrne per 
iiimo loro alzata si trincia poscia 
(i^i'ceiusici por cavarne piti sangue. 

- '''y>pè/( lécchi, — Ventose seìiza 
Id'lUo. 

LTPÒN. Scappellotto dato nella cop- 
l'« — Cuppòn, — Tegola di dma, 
l^l^A.ii. f. Cura, SollccìtmUne , i\, f. 
Pf'wiera, n. m. — Tt^tppa cura. 
-;• Facrenderìa. — Cura, In medi- 
^'"3, Supposta. Cura. — Cwu. 
l'n' Bugadan. V. — Cura, e più 
toiiiiiuein. Cur, n. f. plur. Aggalla- 
t^, ij. m. sing. Quel terreno mobl- 
'^>e soffice, che spesso Incontrasi 
«H!e paludi. — Et cur d' Lunga- 
strdn. — Gli aggallali di Longa- 
itritm. 

'U\)tllK. Corata, Coratella, Cu- 
mldla. — Una curadélla d'agnéll. 
"7 Corata d'agnello, — Curadélla 
d'tiVc//. — Polmone di vitello. 
^lUliG', D. ni. Coraggio, n. ni. Mol- 
ti ^liiì nomi sono affini a questo, 
tome Fu/ore , Cuore , Itravura , ìn- 
ii'l^idezza. Ardire. Audacia. Teme- 
^'à. Sfi-ontatezsa. Sfaccuilàgginf , 



iiUHÀM. Coqìo e Cuiaine, — Corame • 
Coia*nf, \ale ancora Aggregato di 
cuoi, e i^mnienlo l'ulto di cuoi. -^ 

(Àìitwrio p(*gK. di cuoio. 

CUH.VMAR. Cuoiaio e Rimiro. 

CU il aM ÉLLA, 11. r. liuccio, n. m. Pelle 
line sopra cui si stiisciano i rasoi. 

CUKBÉLL. V. I*anir, 

CUltOAH. V. Cavsfrar, 

CUIIDÈLLA. n. f. FeltucHa, n. f. fia- 
sliv, n. m. Tela tessuta a guisa che 
non passi la larghezza di una span- 
na. — Sembra strano ai Imlognesi 
il sentire che Cordella in ital. si- 
gnlQca Corda piccola, ma per vero 
Cordella è diui. di Corda. Ed egu»l- 
niente non piace molto la voce fia- 
stro per Fcttuctia, quando dagli 
stessi per NastìV s'intende la Fet- 
tuccia già annodata con cappio. 
&!a tutti i dizionari vogliono che 
s'usino i suddetti vocaboli. — Cor- 
dellina, essendo dim. di dim., do- 
vrebbe signilicarc Cordicella, Cor- 
ùicina, cioè Quella si chiama con 
altro nome Accia (boi. lAJtzza). Tut- 
tavia i vocabolari stossi definiscono 
Cordellina per Piccola corda schiac- 
ciala (llol. Passamanein o Slrèin- 
ga) tonda (Boi. Curdunzein) di 
refe, di scia, o d'altra simil mate- 
ria per uso d'afilbbiare, o legare le 
vesti menta. — Dagli esempi degli 
autori e dall'uso comune però sem- 
bra «loversì appropriare la voc»» 
Feti uccia alla piii stretta , e Nastro 
alla piii larga. Sarà ancora più pro- 
prio l'usar Cordicella, Cordicina 
piuttosto che Cordella per Corda 
sottile. — Un om, uno donna eh fa 
et cunìéll — Fettucciaio, m. Fet- 
tucciaia, f. Nastraio è voce dell'u- 
so. V. Nastcr. 

CUBOIAL, n. m. Coitl/a/c. Cosi chia- 
mano i medici qualunque Bexaiida 
cardiaca. — Cordiale è anrhe ag- 
gettivo. Pittima cordiale. — Cur- 
dial, aggiinito ad uomo, «ignilira 
che ha cuore buono, aireiiuoso , 
pronto a muoversi in prò degli a 
mici. Uomo cordiale, 

23 



CUB SI 

CUBDÒN. Cordone.^ Curdòn di prU. 
— Ciìigolo, — Di fra. — Cordiglio. 
-^ Cordoncino, Cordoneeilo, dim. 
di Cordone. <— Curdòn. -*- Guide si 
dicono Que' filari di pietre, che di- 
stiuguouoii lastricalo, o l'ing^hia- 
lata di una strada dalla bandi ina. 
Cordoni di pietra. Quelli eiie si 
mettono a traverso delle strade ri- 
pide , e delle scale per rallenitivo. 

•CURDSEINA. Cordicella, Funicella, 
Funicina. 

•CURDUNZEIN. Cordoncino. 

'CUIIESTA. Corista. 

CUHÉZA (Z aspra). Coreggia. Striscia 
lunga di cuoio. -^ Curèz , Cureol. 
f. pi. del scarp. — Coregyiuoli del- 
ie scarpe. — Carzol , n. ni. sìng. , 
Curzà pluf, di scarpunzi, — > Bec' 
chetti. 

CURGHEIN, dim. Cestelllno. — Cur- 
ghein di cavi. — Panieruzzo, 

CURLIUA. V. Calzétta. 

CVRNACCIA. CornaccMa. V. Usèll. 

CURNACCiON CANDLUTT Al COPP. 
Ghiacciuoli. Pezzetti di ghiaccio 
pendenti dalle gronde de' tedi in 
tempo d'inverno. — Essri curnaC' 
don ai eopp. — Essere i maggiori 
stridori, o geloni. Essere un fiedr 
do che pela. 

CURNÉCCIA DLA FAVA, DL'ARVÉIA. 
Baccello. Tanto dicesì pel guscio 
pieno de' granelli de' legumi, quan- 
to pel semplice guscio , che li con- 
tiene. — Piani dalla curnéccia. — 
Piante Oaccelline. 

CURMS. Cornice. Membro principale 
d'architettura.— Curnisott. — Cor- 
nicione. — Curnis dì quader. — 
Cornice de* quadri. — Far et cur- 
nis. Curnisar. — Corniciare. — 
Mtttr in curnis. — Incorniciare. 

CURMSAMÉINT. Corniciame. Quiilsi- 
Yoglia lavoro di cornici» di marmo, 
legno , ec. 

CURNISAR. V. Curnis. 

CURNISOTT. V. Curnis. 

CURÓTT e SCUROCC. Lutto, Corruc- 
cio, Corrotto, Gramaglia, Bruno. 
Termini lutti che indicano nel lin- 



8 CUR 

guaggio comune Quell'abito di duo- 
lo che sogliono vestire le persm» 
all'occasione della morte di qual- 
che loro stretto parente. à(àH à 
lutto, da bruno. Vestirsi, Mìtw 
a lutto , a bruno. Abbrunarsi 

CURÓUNA. Corona. Ornameolu di ai 
si cingono i re, gli uomini iilustn, 
ec. — Curòuna dia madouna.- 
Corona. — Coronciaio, V d. LBac- 
cbellone » che ha sempre la coniu 
in mano. Quindi Scoromiarnh- 
ternostrare. Tener la corooa fra le 
mani. — Coronalo. Facitor di cafo- 
ne. — Curòuna rf'twaryw. — Jlfito 
di marroni. — Curòuna dl'agòcck 
— Cruna dell'ago.Foro.—ioiiiper 
la curòuna a un' uffòccia.-'^t^ 
nare un ago. 

CURPÉTT, n. m. Corpetto.- rarp'» 
Cursètt. Panzein. Silè (dal fmc. 
Gilet ). Camiiota. Camisuìm. Co- 
sacca. Casacchein. GiacclùU^- <»«' 
birein. Giubba. Ziùòn. Capulld»^ 
Paltò (dal frane. PafetoO^"""' 
dem (dal frane. Péiit paletot], ett 
Questi sono i termini boi., di loti- 
co uso , di nuova derivaziooe.clic* 
8Ì danno ai vari vestimenti. (I>« 
servono a coprire il corpo dal col- 
lo alla cintura. I nomi equi>alti>ii 
Italiani sono : Corpetto. Cotyt^^^^- 
Farsetto. Farsettino. farselloht. 
Giubba. Giubbone. Givbbelb. I^'U^ 
bercilo. Giubboncello. Giubfjomi^'^' 
Giubbetto. Giubt/etlino. Coiwctt- 
Casaccone , ec. 

CURREND Correndo. In correndo^ 
boi. si prende come avverbialf*' 
Subitamente. In fretta.Sulnmi*' 
to. Immantinente. — A l'ho jrf 
su currend. — L'ho preso sé^ 
mente. — In ilal. usasi anche Cf^ 
rente, avverbìalm. AndaiiieJ^' 
re ntemente ; Senza intoppa;^ 
datamente. — L'è un ch'téitf^*' 
per currènd. — Egli è uno che Iti' 
gè sempre corrente. 

CURREZIÒN D'STAMPA. ^.Stampon. 

•COR'Rt. Fare alla corsa. Àctorn- 
mento. 



CtR 



319 



crs 



:iJRfiIDÒOR , agg. Corriiore , add. 
Che corre. 

UKRIDUR. Corridoio. Corridore. Cor- 
ritiire. Questa voce 8 'estende ge- 
neralmente ad ogni sorU) di andari 
innghi e stretti . che siano anche 
sospesi fuori, dietro degli ediflzi , 
oper passare da una casa all'altra. 

nw jHfrò sempre chiusi, e coperti. 

Il Terrazzo è diverso. — Cunidu- 

rein-^Corridoreiio. 
CL'HIiiRA. piuttosto Garrirà. — Car- 

r'm. Corsa celere. — Curritvn, n. 

DI. GiuH carriera. 

jnisÈn. wcurpèa. 

LKSI. Conio. Corrente dell'acqua 
de' tiumi. — t'urti dia piate, — Cor- 
^«w.de'ieatri, e simili. 
-^HT.add. Corlo, agg. — Curi mrl 
libila francese Toul courl).-^ Inuna 
parola. Suòilo. Immanlinetite. Nen- 
•a dimora. Senza rilardo. '-'Al 
curii. ..^ Alle corle. A Urla corta. 
Mlfl. bme. Alla ricisa. In somma, 
^n coììcluiione, -^ Alla curia. — . 
^ f/o longa e curia. — Per farla 
*pe. Per atibreviarla. Per aOàn- 
rtart. Compendiosamente. Alle óre» 
ti. ^ Curi d' inzègn. — ingegno 
*Jrto,otowo, vale Ottuso. Duro.— 
J"'* « ffnoM. — Grossacciuolo: 
^'-o; Uzzotlo; Corto e tozzo. Uo- 
^0 di piccola taglia, ma grosso. — 
wifltor curi e gross. — Inlozzare. 
"7 Curi d'uésla. — Balusante; Bir- 
^«; ^ercilocchio; Che ha la vista 
f^ia a Ungere; Che ha mangiato 
Cerchie. — Andar per la curia. 
•p hdar per la piana; Per la spe- 
W; ia più sbrigata via. — Tgnir 
nrl un.— Tener uno corlo; Le- 
nirlo corto, figur. Tenere uno a 
^Kdieito; Tenere a crusca, o a 
cooofi. — Dicòurs curi. — Parlar 
woHjco. V. Dscòurs. — 'Ch' al la 
J9«o6emcttrto,o curieina. Mo- 
jo.basso, ora invalso fra i boi. pie- 
J*^». che significa a uo dipresso: fi- 
««amo/o/ 

^|!TÈ11. Coltello. Nel plur. fa Coltel- 
"•"n.eCoae/(a. f . — Curléll da 



du lai. — Coltello ancipite, Spada 
ancipite, — Curléll start. — Cnltel- 
lo adunco. — Curtell dalla sùsta^ 

— Coltello a molla — Curléll fèirm 
in-t-al man'g, — Coltello in asta 
o Inastato. 

CUKTÉLLA. Coltella , CollelUssa. Àr* 
me a guisa di coltellaccio. 

CUHTLÀ. ColtHiata. — Bar una cur- 
tld, — Accoltellare. 

CCKTLELN. Coltvllino. — In boi. chia- 
masi Curt teina, un coltello largo» 
e lungo , con punta smussata, »d u- 
so di tagliar le tagliatelle, e de' piz- 
zicagnoli per affettare i salumi ; 
io >olgerei questa parola in ital. 
per Coltella t piuttosto che CoUel" 
lina. 

•CUHTLIRA. Coltelliera. 

CUKZOL . CUHZOU. V. Curèza, 

'CUSCliÉTT. Coscritto, n, m. Heclula, 
n. f. 

'CUSCRIZIÒN. Coscrizione, leva, 

CISDÒUR. n. m. ÓURA , n. f. Cuciith 
re ,n. m. Cucitrice , n. f. 

CUSDURA. Cucitura, L'arte del cuci- 
re, e la congiuntura di due cose 
cucite. — Costura è la CucitorSl ri- 
levata. — Arvèdr el cusdur, — ÌIh 
vedere il pelo, le costole a uno, — 
Spianar el cusdur. — Bitrovare, 
Bagguagliare , Spianare le costih 
re, figur.— 

CUSEIN,D. m. BINA, f. Cugino, m. 
Cugina, f. 

CUSEINA. Cucina, — Far la cuscino. 

— Cucinare, ^ , 
CUSER. V. vale tanto Cuòcere che Cur 

citv. — Ricuocere. Tornare a cuo- 
cere. — Incuocere, Cuocere poco. 
-- Crogiolare, Cuocer bene. -^ Tra- 
tare. Allessare ì pesci. — Colloio, 
add. Di facile cottura. — BiciAcirei^ 
Tornar a cucire.— Scucire, Disfare 
il cucito. 

'CUSINIR. n.in. IRA. n. f. V. Cug e 
Serva. 

CUSPÉTT. Voce ed espressione di me- 
raviglia. Cospetto; Cappila; Cap' 
pilerina; Càpperi. '•- Cuspètl de 
me, ruspe tt da bacc , cuspèzi e pè- 



cns 220 

ver, cuBpettòn, ec. Cospetto, Va- 
upelfonc , Tory/o dì bacco. 

CUSPTTAR, V. llesiernmiaf^e. Dire il 
] atei^toHier dalla bestemmia. — 
Sinirar di quaUer. — Smargiassa- 
le Si/unrturc. 

CUSSAHÒUNA. V. Cussòn. 

CUSStliS. Cìiscino. Ndme generico. 
Cuscini da seggiole» da carrozze. 
Quelli pel letto hanno i nomi pro- 
pri di Guanciale da Guancia, Ori- 
gliere da Orecchio, q Capezzale 
da- Capo. — Cuscino da cucire; e 
quando è di forma cilindrica Tóm- 
bolo. 

CUSSINÉTT DALL'-l AGÒCC. Torsel- 
lo. — Cussinètt pein d'agòcc. — 
Torsellino guertiito di spilletU. 

— Cussinètt da iidóur. — Polvi- 
glio. Cuscinetto pien di cose odo- 

• rose. 

CUSSLAZZA. Cosacela, pegg. di Cosa. 

CUSSLEIN. n. m. EINA, n. f. Rife- 
rito ad uomo, o a donna , vale 
Pocolino; Cosetto ; Piccolino; Min- 

' gherlino; Sotlilino , e feni. Min- 
g^erlina; Magrina; Sottilina. V. 
Coss. 

CUSSLEINA . CUSSLÉTTA , CUSSU- 
NEINa. Cosellina. Cosetta. Coserei- 
la. Cosuccia. Cosuzza. — Cusslein' 
dòulzi. — Treggèa (dal fr. Dragée) 
Confetti di varie guise. I fanciulli 
toscani dicono ancora Chicca. 

CUSSLÒUNA , n. f. Cosone, n. m. Acer, 
di Cosa. 

CUSSÒN , n. m. Accresci t. d* Cossa. — 
Còscia di bue. separata dal corpo 
delTanimale. Questo è il significato 
della voce boi. — Per l'accrescit. 
di coscia umana dicono Cussaròu- 

. na. — Gran coscia. 

CUSTA. Costa e Costola. Costole degli 
animali, e per similit. Costola di 
cc^jolo . del coltello, del pei fine, ec. 
Costole Spigoli delle volle. — Mal 
d'custa. —Mal di cosfa^ Plcuri- 
sia. — Tra una custa e V altra. 

— Intercostale , agg. — Medr el 
pred per custa. — Collocare i 
mattoni per coltello, — Costolina 



dim. Costolone , ni. accr 
Costola. 

CUSTIRA. Costiera. Costa. Tpt 
pendio , affine di renderlo piai 
sto a solatio. 

CDSTIRÉTTA. Costerella. 

CJJSTOD. Custode. Custodifon. - 
stoditrice, fem. — Cusiod dia e 
— Casiere o Casiera Boi. Cuoi 
purtòn.— Custod di can. -(^ 
tiere. Se sono bracchi, dicesìH 
chierc o Bracchiero. — Cusi» 
batber. — Imbarberescaloreoì 
beresco. — Custod del cai 
Carceriere, 

CUSTODIA. Custodia. Guardini 
Governo. — Custodia. — Ci 
Queir arnese fatto per cu^ 
e difendere cose di pregio.^ 
stadia dèi Santéssèm. — fti 
(l)ol. Zibori). — Custodia (fcll 
qui. — Reconditorio. — Bar ki 
Uva custodia la so roba. -Di 
lattuga in guardia a'paperìM 
coiyì in guardia al lupo. 

CU5TÒUS. add. (dal fr. ConttvX\> 
spe-fidioso, e nel superi./)»"*^ 
sissimo. Dicesi di cosa cìitfl 
dispendio» spesa mol la.— ftjj 
sfòusa. — Roba cara, con» 
Roba a catv prezzo. 

•CUSTODIR , V. Custodire. 

CUVACCIAR e CUVACCIARS. T jl« 
sciare; Accosciarsi; Acfocf'^ 
Accoccolarsi; Acchiocàoìfi'ff>\ 
chiocciolarsi; Acquattare; <("?j 
tarsi. Mettersi a coccoloni, fl ' 
coione. Accovacciare e ilceo« 
darsi 

CUVAR , V. a. Covare, _ v. a. Coti 
fuoco. Covare il male, ec 
quèch'la cova. Cosi proverbi 
si dice, Avere esservi una 
covata: p. e. Aviv' una cami^^^^ 
gd. (l'altto risponde) Ohl^f 
eh' la còca! — Avete una cnv^ 
rulita? Eh c'è la camicia eml^. 
Aviv' un po'd' vein dòulzi Ohi 
qué ch'ai covai! -^Avele un P 

vin dolce? lo l'ho costì cot^'" , 
•CUVÒN. piuttosto CVÓNsiDCop ^ 



DAG 



231 



OAPf 



vwe. Manipolo di frumento mie- 
mio. 
'CITZARA. Mucchio. Agglomerato. •» 
Cna mzzara d*fànz. — Un aggUh 
mcrato di funghi. 



'CCZZON. T. Sinaal. 
'CUZZU.NÀ. V. Zuecund. 
XUZZUNAR. V. Cozzap^. v. 
-CUZZU>iOTT, n. m. Cozzo. Urto. 



D 



D 



• (Oei) D. Di. Lettera consonan- 
te, la quarta dell' alfaiìeto ila). — 
i). Per ietterà numerica romana , 
\ale cinquecento . che anticamen- 
te seri ve vasi j^. E con linea orizzon- 
tale sopra b vale cinquemila. 

W,ii.m. D(uio. — Dà da fareina. — 
fmuaccio. — Dà da ra/fa. — Da- 
fiida giuocare a zara, — Zugar ai 
da. — Dadeggiare , voce poco usa- 
la, come quella di X>adamo/o. gio- 
caior di dadi, che si prende in mala 
parte. — Da. — Cubo. Dado di qua- 
janqne materia nelle arti. 

^A.add. Doto, participio dì Dare. -^ 
Om dfl al vein , alla d*n)oziòn , ec. 
t'wjo dedito al vino, a' vizi, ec. 
tedilo , dedicato alla divozione. 

ntYS , add. Dabbene e Da bene. 
kono. E Dabbeniséimo f superi. 

DABBÒN. Y. Dbòn. 

'DA CONI. V. Adacatt. 

^ACCORI), n. m. Accordo, n. m. Con' 
wnrfonc, n. f.La voce Accordio an- 
tica è usala però comun. dai legu- 
lei. — D'accord è anche avveri). 
^'accordo, Concordevolmenle. Con- 
cordemente. Pacificamente. --D'a- 
^our ed'accord. --D'amore, e d'ac- 
cordo, oassolut. D'amore. Unita- 
diente. Amichevolmente. 

BACCIjRDElN, n. m. Accordio. Appun- 
tomento segreto. 

"AFAR, n. m. Affare^ n m. Faccenda, 
n. f. — Al QY^Yi dafar eh' V luk. — 

n/Jl*?"** a/fan" che ha. 
DaGNÒURA. V. (^ura. 



DAI DAI , DAI E N' I DAR. Dalle , daU 
le. Maniera di dire per denotare 
un'azione continuata. 

DÀIEN', n. m. DAiNA. n. f. Dàino, n. 
m. e Damma, n. f. Animale salvati» 
co cornuto sunile al capriolo. 

DALTA del PÓZZ. Sponda del pozzo. 
Parapetto. 

DAMA. Dama, Donna , Signora. Nel- 
l'uso si dice |)er Donna nobile, Gea- 
tildonnu. — Dama. Sorta di giuoco. 
— Dama per lo Scacchiere dove si 
giuoca. — Zugar a dama. — Fare 
a dama.— Dama pfy la i>ediiia rad- 
doppiata. -^ Alla dama.— All'ut' 
lima, cioè All'uUima partita nel 
giuoco, o All'ultimo l)alio nelle fe- 
ste di ballo. 

'DAMAR, V. T. del giuoco di Dama» 
Raddoppiar la pedina. — Damare.. 

DA M ASC. Dammasco, e DinmnatcfK 
Sorta di drappo di seta. 

DAMIGIANA, n. f. Boccione, n. m. Boc- 
cia grande per Io più veslita di 
giunchi, per trasportar liquori. Da- 
miqiana,xi. f. è V. dell'uso. 

DANDA. Danda. Modo particolare di 
partire dell' aritmetica, ed è la di- 
visione di sei, otto numeri o piii . 
per altri tre, quattro o pììi. 

DANIÈLL. np. m. ÉLLA. f. Daniele e 
Dànidlo, Ila.— Danieli. Al plur. 
Daffni. Questa voce si appropria 
quasi sempre a que'fìgnolelli na- 
turali sul vi.<«o che sogliono avere 
alcuni pel uzzi. E perciò io lo direi 
Neo peìo$o. 



dah 



292 



DAZ 



3) ANN, AGGBÀVI, n. m. Danno. Dan- 
neggiamento. Delrimcitto. Nocu- 
mento. Pregiudizio e Pregiudicio. 
Svantaggio. Perdimento. Scàpito. 
DisiàpUo. Disavanzo. Aggravio. 
Deperimento, n. m. T. doUrinaie. 
Perdita » Iattura e Giattura. Perni- 
zie, n. f. Tulli lerniini affini, ma 
non sinonimi. — Fardann. — Tra- 
pelare. Dicesi di bolle, tino, bi- 
goncia, che per le commessure ver- 
si o sperda l'acqua oil liquido qual- 
unque che vi si conliene. 

DANI. Dante. Pelle di cervo, o di dai- 
no concia in olio. 

DAPEBTLTT. Per tutto. Da per tutto. 
Ovunque. Dovunque. In ogni luogo. 
In tutti i luoghi. 

DA PI. Dappiè. Dappiede. Da basso. 

DAPPÒ,avv. Dappoi. Dopo che. Da 
quel tempo. Dacché. 

©APPRESSA. Dappresso. Da presso. 
Appresso. Da vicino. Davvicino. 

DA PRÈMA. Da prima , posto avver- 
bialm. Prima. Primieramente. Nel 
principio. 

DAR, v. Dare. Somministrare. Pòr- 
gere. — Dar alla spalla, al ntf*. 

— Dare alla spalla , al naso. Esse- 
re d'altezza da arrivare alla spalla, 
ec. — Dar dèi sóul, dia lùm. —Da- 
re il sole, il lume. Battere, percuo- 
tere. — Dar da dir, da far. — Dar 
che dire, che fare. — Avèir da dar. 

— Esser debitttre. — Dàin* un eh' a 
m'n'è mori du. — Andar nell'un 
vie Uno. — Anfanare. Ciondolare. 
Cincischiare. Indugiare. — E dàl- 
ia. — Forbici. L'eran merle. E di- 
cesi a chi è ostinato nel voler fare 
quello, che gli è vietalo. — Dari 
sètta. — Regger la celia. Aiutare 
un'altro a burlare. — E dai e dai. 

— E dagli e tocca. Dagli, picchia e 
martella. — Dai e dai e pò n's'mov. 

— Ponza ponza. Tresca tresca, ten- 
ne ienne.Ticche tacche. Kfifiiì lavora- 
re e poco conchiudere. — Datai can 
eh' V è arrabbè. — Gridare, cruci fi- 
gatur. —S'pò dar! — Può far il 
jgran diavolo! Può far il mondo! — 



Star tè per dar. — Star colle mam 
per aria, e aospese per colpire. 
-- Ridare, Dar di nuovo.— Dai, per 
Bàttere. Dar delle busse.— Durzò. 
— Dimagrare. Svenire. — Dar zo 
' una scrittura. — Dettare uno scrih 
to. — Dar d' tèsta — Dar di capo 
del cupo, p. e. Al dutlour i lui dà 
d' tèsta. Il medico gli die di capo, 
cioè Lo mise al disperato — Dar 
d'brazz, dar la tétta. — Dar brac- 
cio. Dare la poppa , ec. ~ Dar al 
fèrr. — Stirare. — Dari sòll% ~ ili- 
fiorire. Ribadire. Rimbeccare. Se- 
condare. Atrogere, lerm. più nobi- 
le. — Far com fé Hèinvgnù, ch'an- 
dò per dar, esi fùdàa là. '^hr 
come i pifferi di montagna, ck<iti' 
darono per suonare , e furono sut)* 
nati. 

DARDÉLLA. BERLOCCA. Loquacità. 

DATA. Data. — Porre la data ad \im 
lettera. Fare la dita ad una scrit- 
tura. — Datare non si dice, ma é 
voce francese (DuterJ , la quale f- 
stendesi anche al significalo di Co- 
minciare un'epoca. — 'Data, ài- 
cesi per Quello cui, nel giuoco, lo<^' 
ca il distribuir le carte. — itòn 
d'data. — Sta a me il far ie corlf. 

•DATARI. Datario. Carica della corte 
Pontifìcia , coperta da un Cardina- 
le, detto perciò Cardinal Datario. 

*DATARÌ. Dateria. Ufficio o residenza 
del Datario. 

DATTI L. Dàttero e Dàttilo. Frutto del- 
la palma. 

DAVVIS. A M'È DAWIS. Mi pare, mi 
sembra, son d'avviso. Esser avvi- 
so : p. e. Già m*era avviso che con 
fusse. Gli era avviso di ritornarsi 
con lei ad aiutarla. — A n'm'è indi 
davvis. — ?ion vedo l' ora. — Olia- 
si in ital. ancora Aver viso di fare, 
o dire checchessia. Essere in con- 
cetto di fare, o dire quella tal cosa. 

*DAZI. Dazio, n. m Gabella, n. f ^^ 
Dazi del brazzadèll. Cosi chiama- 
vasi una fabbrica di dolci o cìanv 
belle in Bologna, cui erane dall'^ntt- 
co Reggimeuto boi. attribuiia. coi 



nIvB 



223 



DEB 



papnKoto di ana qoota aoDua, la 
privilegiala fabbricuziuue e \eutli- 
lii. Qaesla ÌDtilulazioue rimane pur 
oggidi all'antica bolle^, già «lata 
:«1 uso siOallo. 
DiZiAR, V. Adazziare, Metter dazio, 
Moporre a dazio. — Gabellare o 
%6<r//ttrv. Pagar la gabella; ed an- 
che Lilierdr la cosa pagandone la 
g-^Mla. V. Sdaziar, 
Mi Gabelliere. Appaltatore delle 
«r^ie. Quello cbe riscuote le pab- 
blicbe gabelle. — Slradiere , dicevi 
' Colai, cbe a' luogbi del dazio 
ferma le robe, per le quali dee pa- 
larsi la gabella. Boi. Gablein. 
Ì)'6UN.DA VÉIKA. Davvero. Daddo- 
vero. Da sentio. In sul serio , o sul 
«rio. In verità. Sicuraoienle. Ve- 
rmmte. Contrario di Da burla. Da 
J# - Dir o far d'bòn. — Dire o 
tare daddooero. Risolutamente. É 
fillio osato anche il superlat. Dad- 
^ceritfiinQ, Da verissimo. 
^l Giorno. Di Giornala. Giornata è 
piuttosto Tutto il tempo . in cui il 
sole è sull'orizzonte. — Vgnir de. 
^ ^Otl'iornare e Aggiornarsi. No- 
'«re il di, —. Raggiornare. Tornar 
» farsi giorno. — Cosa diurna. Che 
nitidi iriorno, contrar. di fiottar* 
ft«-[/fi de sé e l'alter no. ^ 
^<''dae di l'uno. — Quand i de 
^fièinzen a dointar curi. — Ouan- 
^ comintna l'accorciamento dei 
Sjorni, e V alluiiff amento delie noi- 
^'; — In-t'i de più long. — A' gran 
'^■^Ikdé in de. — Di giorno in 
mmo. Di di in <tì. Giornvlmenfe. 
-p'ògn de, da ttilt i de — Quo- 
tidiano. — (}gn de pasta un de. — 
%m di ne va un di. — Appuntar 
al de. — . Aggiornare. Fissare il 
giorno.— De c/ut cmèinza.-^Gior' 
^^0 nascente, — De ptin d'nùvel. 
— Giorno nuvoloso. — De d' fetta. 
■* W festivo. — Da laourar. — 
wcomttw). di lavoro. — Biduo. 

induo, ec Spazio di due, tre 

giorni. 

DtBEL V. Dèbùl. 



DÉBIT. Debito, ^ Débit averi. — 
Debito acceso. -« Débii paga , sol' 
dà. — Debito estinto. — Dsfars' di 
debit. — Dispacciarsi de' debiti — 
Tors'in groppa i débit d* so fra- 
dell. — • Retarsi addosso i debiti 
del fratello. — Scanzlar al débit. 
— Uscir di debito. Pagare , EstiU' 
guere il debito. — Ateir di débit 
d' tèucra dalla tétta, più ch'n' ha 
la licra. ^~ Affogar ne' debili. Aver 
più debiti che la Itpre, Aver debito 
il fiato . o la pelle. — Dar débit a 
qualcdùn. — Impennare il debito.^ 
Debito fogno, infognilo; cioè Vatto. 
Debito non etigibile. Inesigibile, 
fion rlscuotibile. — - Torr a patjar 
un débit d* un qualcdùn. Accollar- 
si un debito. Obbligarsi a pagare 
un debito altrui. -^ Debitett. — «^e* 
bituzzo. Debituolo. — Debito é an- 
che agg. p«*r Dovuto. 

'DIÌIBITÒUR. Debitore. 

DEBLÉZZA o DEBOLÉZZA. Debolezza 
e Debilità. Fiacc/tezza. fralezza. 
Fievolezza. 

DÉBÓL e DÉBEL. Debole e Debile. Fiè-^ 
t*o(e, agg. d'ogni genere. Di poca 
forza. Languido. Frale. — Dèbol, 
Affadigd. ^ Affaticato. Stanco. Las-- 
so. — Carta dèbla. Tèda dèbla. — 
Carta, tela dilègine, cioè di poco 
nervo. — Un om dèbol. — Uomo 
debole. Deboluzzo. Deboletto, Debi^ 
letto. Debiluzzo. Debole dì comples* 
sione. E Hg. Dappoco. Di basso in- 
gegno. Debole di spirilo. Sciocche- 
rello. —■ Vale anche di poco animo. 
Che si lasci svolgere dalle sue 
risoluzioni. -— Sciita dèbla, strac- 
ca. — Scusa leggiera, frivola.^-' 
Dèbol preso susiaiit. Al vein è al 
so dèbot. — Il vino è il suo debole, 
cioè La sua inclinazione. 

DEBÙ.n. m. Franzesismo introdotto 
scandalosamente da pochi novatori 
di lingua , come voce risgoardante 
gli attori teatrali. Dico scandalosa- 
mente, perchè quanto è da lodare 
rappropriazioue di una voce di lin- 
gua straniera, quando la lingua che 



i 



DEC 



S24 



BRI 



r adotta è priva dell'equivalente , 
aitretuoio è da riprovarsi V accet- 
tar ouovi termioi senza necessi- 
tà, ì quali non fanno che involvere 
in dul)biezze. Intendono dunque 
i franzesi culla voce Déùut in senso 
proprio U cmmnciamento di qua^ 
die giuoco, come sarebbe alla pal- 
la e simili. Nel tigar. poi si estende 
da loro a Principio , Introduzione . 
Cominciamento d' una impresa, 
d'un a/fare, d'un di$coriO,ec. — 
Cosi Dtouliarc si vede ùe* pubblici 
fogli preso dal verbo Débuitr, ila- 
]ianiz7jito, che vai pure al proprio» 
Giocare il primo colpo. Giocar pri- 
mo. Cominciare il giuoco; e nel 
fignr. Fare i jìrimi passi in una 
professione, in una impresa; ed 
abbiamo tanti nomi propri dell'ilal. 
Cominciare* Principiare. Dar prin- 
cipio. Fare il primo passo. Che se i 
linguisti non fossero ancor conten- 
ti, conosceranno benissimo le voci 
Inlrap rendere. Accignersi. intra- 
presa. Intraprendimento t e final- 
mente Impresa e Imprendere , ter- 
mini , che io stimo più propri di 
qualunque altro ^ev Apparecchiarsi, 
Mettersi atl' impresa. 

•BECOTT. Detolto. Decozione. E con 
T.di leg. dicesi anchedicbi si trova 
in islaio di fallimento. Decolto. 

DECBOTTÒUR, n. m. Nuovo termine 
preso ultimiimen te da' franzesi che 
qui soggiornarono Dècrolteur per 
Colui che ripulisce le scarpe, stan- 
do con una cassetta , e una spazzo- 
la fuori delle botteghe da caffè, che 
io chiamerei Spazzator di stivali. 

D£C0BIT Del mal, n. m. Crisi e Cri- 
se, n. f. Quel nuovo perìodo che 
piglia il male, quando è per volge- 
re in bene; e s'Intende segnata- 
mente di que' miglioramenti del- 
l' infermo, che sono accompagnati 
da sudore o altra purgazione. T. dei 
med. •» Decùbito è il Giacere In 
letto per cagione d'infermità. Caìk- 
crene cagionate dal decubito. — 
Si prende anche pel Primo gior» 



no in cui l'infermo si cori 
letto. 

DEDOTT, add. Sottrailo. Diffoi 
agg. Legato dalla somona. — Di 
Dedur. Si dice Dedotto. Dedutto,fl{ 
Argomento , Ricavalo. 

DEDRl. Di dietfv. Dietro. Dietro el 
dietro a, qualche volta col se^ 
caso da. — Per dedri. — Didii' 
Nella parte posteriore , derci 

— Altergan e AtterganL^Qi 
porsi da tergo , dietro le spalle. 
tergati una supplica , un ri 
non è perciò ben detto per «cri 
re sulla supplica la decisioiuA 
determinazione, che intorno oà 
sa si è presa. 

DEDUR . v. Dedurre. 

DÉFICIT. Voce lat. usala in boi. 
canza: ma per lo più in sf^DÌi 
di. Smanco di cassa: p. e. Al 
è scappa , i han truvd un é 
d' slméla scud. — Fuggito il 
stare , si è trovato una man 
di cassa di seimila scudi. Han 
scimila scudi, ec. Notisi heoe 
le voci Deficienza, Smanco, m 
no di lingua; non v'ha che \'i§ 
Deficiente per ìlancanie. 

DÉINT. Dente. — Dente lattaittak^ 
Mascellare o Molare. --OcM 

— Canino. — Dèinl iazzol.'^M 
te fihiacciolo. — Bus. — Intorlti^ 
— Gtttt«^ — Carioso. — Deinlinf^ 
Vii. — Denti impalmati. - ^««| 
eh' scossa. — Dente voci/tonU, 
con V. gr. AgònfosL — Déint M 
niudezi,dlà sapienza. — Benledt^ 
la sapienza. L'ultimo a spunU' 
nell'età avanzata. --Sèinza dem 
D'un fanciullo dicesi Che non h 
ancor spuntato i denti: d'»n* 
mo . Sdentalo. — Èsser sèhrJ 
deint dinanz.— Aver to Aowa ffi* 
rata — Annettr i deint puslr.: - 
WwreìTare i denti. — Far i ^H 

— Spuntare. Mfttereidenti.l'^ff'] 
sa dei denti, detta volgarro. ^'"''' 
zinne.— Dentare, fndf »'<"^ <^ ' 
Mettere de' denti del cava»" • 
SjrinzUr i deinl. - Digrigi^ 



MN 



325 



MT 



denti. V. Alligar. — Ciappar cùn i 
deint. — Addentare sìgniflca anche 
Mostrare i denti. Un cane addenta- 
to e furioso. — Far i deint su in-t- 
una costa. — Torcere il muso. Far 
dello schifo.-^ Magnar a deint Uva. 
Magnar cùn i deint livd. Magnar 
cùn i deint dinanz.— 'Mangiar svo- 
gliatamente, mal volontieri. — Ti- 
rarla cùn i deint. — Tirare cogli 
argani , colte funi. Argomenti sti- 
racchiati. Applicazione impròpria. 
-Tirar al fid cùn i deint— Te- 
wr/' anima co' denti. — ^ t n^ho 
^mjnd tantpoctlì'la n'm'ha tuc' 
cà mone tir» dèint. — AV ho ap^W' 
massaggiato. Non m'ha toccato 
l'ugola. - dèint o ganassa. — 
Ohi insogna o bere o affogare. Poi- 
mvrfo denti^,e con voce de'chl- 
tlenii. Dentrificio. — Sannc e Zan- 
ì^e. Denti lunghi , carvi , che escon 
dalla boera di alcuni animali , co- 
me del porco cignale, deirdefan- 
le.ec. — Dente per similit. delta 

J^n, della ruota , e simili. 

ESIMER (dal lai. De intro). Dentro. 
hlro. Avv. e Prep. — Per d'dèin- 
kr. — Di dentro. — Srnr o Àssrar 
um stanzia per d'dèinler. — Ser- 
^tir la camera d'entro. — Più in- 
dtìntcr. ■-- Viaddentt^. Più adden- 
tro.-^ Dèinter d'me. ìn-t-al mi per 
^'déinter. — Dentro in me. Nel 
»"'o intemo. Net mio cuore. Nel 
iino dentro. — Dar dèintrin cvéll. 
- Urtare in qualche cosa. Dar di 
cozzo. —Aiho dd dèintr in-t-un 
lavlein, — Mi sono abbattuto in u- 
»»tt tavola. —Dar dèintr in qualc- 
dwn. — Incontrarsi , Imbattersi , 
^vtenirsi in quatcficduno. — Jlfc(- 
ler dèinter. — Entfvmefterc, ed al- 
'^ lai. Intromettere. Introdurre. — 
^pmzerdèinler.-*- Intrudere. Spin- 
Ser denlro. 

"KMARCAZIÒN, n. f. Voce usata da al- 
cuni ingegneri Conflnazione. Sta- 
Iiilimeuio di confini fra diverse 
terre. 

XNOTAR.v.D«?j*otorv,v. 



DEPONER, T. (dal lat. Deponere). Vo- 
ce del dialetto incivilito, il volgare 
dice Dar zò. — Posare. Il deporre 
che fanno i liquidi la parte piìi gros- 
sa , detta perciò Posatura. — Avu ' 
tassd dar zò al caffé. — Avete ta- 
sciato posare il caffè? — Defecare, 
è termine chimico , e vale Purgare 
un liquore dalle impurità delle 
fecce. 

DEPOSIT. Dipòsito. Danaro o cosa de- 
positata. — Depositatore o Depo- 
nente è Quegli che dà in deposilo. 

— Depositario. Colui che ricove e 
custodisce. — Deposti. — Depòsito. 
Nome generico che indica Un lu(»- 
go dove si rinchiudono 1 cadaveri 
dei defunti. 

DEPOSIZlÒxN, D. f. Deposizioni dicon- 
si quelle materie, che le acque, 
specialmente le torbe, depongono 
neir esser ritenute in un luogo ; 
con altro nome Belletta. — La de- 
posiziòn dt^ acqua in-t-i vas, in-t-i 
fiasc. — • Posatura. Sedimento. V. 
Fónd. Depòner. — Deposiziòn dèi 
brod, dl'aqua eh' boi. — Bolliliccio. 

DEftSÉTT. DiciassetU (non Dicisette, 
né Diecisette). 

DÉSD. V. Dsdà. 

DESÉR, n. m. li messo delle fruite, 
ed anche Le frutte asxoiutam. In 
boi. si pronun/.. erroneamente con 
una « sola, abbenchè provenga dai 
fr. Dessert. 

DESTEIiN, n. ro. Destine, n. ro. Fata- 
lità, n. Destein iabol. sìgniflca De- 
stinazione. — Andar al so destein. 

— Andar atta sua destinazione. -^ 
In boi. vale ancora Detetminazior 
ne. Divisamento, DeWterazione. 
Stabilimento. — Avèin fati at*^ de- 
stein d'andar a Modna. — Abbia- 
mo fatta la determinazione di ns 
card a Modena. 

DETRONIZZAR (dal fr. Détróner). Shàl^ 
zar dal trono. — Dclronizzd. — 
Sbalzato o Caduto dal trono. 

DETT, n. m. Detto. Mollo, n. m. — 
tn-t'un dell e fati, posto avverbìal. 
In un suJbìKK — • Ùell e fati la i a- 

24 



DIA 



236 



BID 



vers la porta. — Detto fatto gU a- 
prt la porta. Immediaianieutc 

DETT, add. Detto, agg.— DeM innanz. 
— Antidetto. Anzidetto. Predetto.-^ 
Detl d' sòucra. — Pi-edetto. Suddet' 
to. Sopraddetto. — Per le parole 
equivaleuti ec. V. Sii — Dett d' sót- 
to. — Sottoscritto. V. Sótto. — Dett 
e ridclt. — Ricantalo. Replicalo , 
ridelio più \oUe. 

DETTALI (dal fr. Détail). Dettaglio. 

DETTAGLIA (dal fr. Détaillè).' Delta- 
oliato. 

DETTAGLIAR (dal fr. Dctailler). Det- 
tagliare. — Le Ire voci surriporla- 
te SODO lulte neologismi iuirodotti, 
comunissimi nel discorso famiglia- 
re, ed anche nello scrivere di alcuni 
moderni. 

DETTEM GREC. Dìttamo 6 Dìttamo 
eretico , cioè di Crela. 

DEVOZIÒN , n. f. Dicozionee Devozio- 
ne. — Bòmper la devoziòn, el scat- 
tei, al chittarein{VeT non dir meno 
civilmente Bompr al cui). — Inter- 
rompere. Infat Udire, Notare, Re- 
car fastidio. 

•DEVOT. agg. Devoto. Divoto, add. 

•DEZIDER, V. Decidere, v. 

DEZISAMÉINT , avv. Decisamente , 
avv. Risolutamente. Certamente. Si- 
curamente. Senza dubbio. Con fran- 
chezza. In modo decisivo. 

•DEZISIÒN, n. f. Decisione, 

"DrXTT.y.Adafatt. 

•DIAGRIDI. n. m. Diagridio. Sorte di 
medicamento. 

DIANTER, (dal fr. Diantre). Dìdcine, 
Diàmine, Dia scane , Diàscolo! In 
vece di Diàvolo! 

DIARRÉ. V. Cagurèlla. 

DIASCHEN'. V. Dianter. 

*DlASCOKDt , n. m. Diascordio. Gene- 
re di medicamento. 

DIAVEL. Diàvolo. Questa voce tanto 
nella lingua ital. che nel dial. boi. 
si fa entrare in molte frasi, che po- 
co fra loro differiscono. Avere il 
diavolo addosso , in testa, nell'am- 
polla. Entrare il diavolo. Fare -il 
diavolo e peggio. Egli è un Imoìi 



diavolo , tm povero diavolo, Imko- 
rar come diavolo, daòe$lia,ec — 
La faì-eina dèi diavei va tutta in 
remel. — Diavol porla e diacol re- 
ca. Quel che vien di ruffa in raffo, 
se ne va di buffa in baffo. — Tru- 
var al diavi in-t-al piali. — Tn- 
vare il diavolo nel calino. — Al 
n'al truvaì^v nianc al diavi a 
dzùn. — E' non lo troverebbe la 
carta del navigare. — Vn diucfl 
dscazza qui' alter. — Un d'avolo 
caccia l'altro. Al malfagli male. 
'—Al diavei n'è qusé brt'tit cutod 
al se dpenz. — iVaii è sì brullo 
il diavolo com* e' si dipigne. Sem- 
pt^ non istd *l mal dov' e' si posa. 

DIAVEL! Esclam. V. Dianter, 

DIAVLA. Diàvola e Diavolessa. Per 
Donna di mal umore, imporlUDa, 
pessima. 

DIAYLAR, v. D/avo/egf^iai'ie. Voce scher- 
zevole. Fare a modo di diavolo. 

DlAVLARi. n. f. DIAVLÈRI, n. m. Dia- 
voleiia , n. f. 

DID, n. m. sing. e DIDA. n.f. nel piar. 
Dito, n. m. e nel plur. Diti, m. Diia, 
f. e non Deto , uè Deta, — I nomi 
delle cinque dita della mano sono: 
Pòllice. Indice. Medio. Anulare. Mì- 
gnolo, o sia Auricolare.'^ lAipòul- 
pà del dìda. — Polpastrello. - 
IS'òud del dìda. — Nodello. — Fa- 
langi, f. si chiamano da' ootoioisii 
le ossa, che compongono le dita 
delle mani, e de' piedi, che coma* 
nemente diconsi Iniernodii. — Pro- 
còndilo è nome che si dà all'eslre- 
mita dell'ultima falange di tutte le 
dita — Did, o Didozz.-— Dilaìt 
Dito che si ta<;lia dal guanto per 
metterlo in difesa del dito, che ab- 
bia qualche malore. — Savèir ti/'d 
cosso a me ina dida. — Acer qml- 
cfie cosa su per le dita, o su per 
la punta delle dita. Per l'appuìito. 
Reìtissimo. — Èsser zgnd a did. - 
Esser mostrato adito. — Mursgan' 
el dida. — Mordersi le dita. Pentir- 
si. — Far el cotvn cùn el dida. — 
Far le fiche. Levar due dila forca- 



T>ìP 



227 



DIN 



mente in dispregio i)' rietino. — 
tndtein da tneitri al dklein in 
fcca. — Fanciullo di Monna IH- 
f. hacceUone. Di persona già cre- 
duta , che faccia delle azioni fan- 
ullesche. — Far ciuccar el dida. 
• Scricchiolare le dita. — • Far di 
ite , Ciuccar , o Scruccar el dida , 
noci «' fa per damar i can. — 
Br le cocche. Usasi specialmente 
Kr chiamare i cani; ed è anche 
Bio di beffe, che si fa battendo 
^mano aperta sopra V allra ser- 

El. Coperchino di metallo pieno 
^ inlacca iure esterne, che si mette 
etr estremità delie dita per difen- 
erle nel cucire. Quando egli èchiu- 
I» nella sommità io lo chiamerei 
iUaìe : quando poi è aperto direi 
ljie//o. — Un didal d'uvadéU.-^ 
Al anello di semi di bacM da seta. 
fna misuri oa fatta di un pezzo cl'in- 
emodio di canna, quattro delle 
inali corrispondono al peso di un' 
•eia boi. 

UZZ. Diiaecio » pegg. 
WX'S. Daino, dixi. 
ÉTT. IHiueei^, dim. ^zzegg. 
K>N. Ditone , accr. — Per queste 
roci converrebbe dire Piceol dito, 
tran dito. Brutto dito ce; ma , es- 
ondo voci di regola , ne sembrano 
doperablll senza scrupolo. 
HÌZZ. V. Did. 

'ATTI . INFATTI , avv. IH fatto, in- 
atti. Effettivamente. In effetto, 
FÈISA , n. f. Difesa. 
FÈNDER . V. a. Difendere. 
FFEBÉINT. agg. Differente, add. 
FFERÉINZA, n. f. Differenza, 
FFERIR , V. Differire. 
IFFÈTT, n. m. Difetto, n. m. Imper^ 
ftizione, n. f. 

FFÉZIL. add. Difficile. Malagévole. 
Disagévole. — tJn om diffèzil — 
il&tno difficoltoso t SlitióOf Inquie- 
to. — Uomo aromàtico significa 
Fantàstico , Stravagante. — Nieint 
è diffèzil a chi voi. -— A buona VO' 
tonta non manca facoltà. 



•DIFFICULTA. lì. r. Difficoltà. Malage- 
volezza. 

•DIFFICULTÒUS . agg. Difficoltoso- 
Malagevole. 

DIFFIDAR, y. Diffidai^, v. n. Diffidar- 
si, n. p. Non SI fidare, ed anche at- 
tlv. Diffidare, per Torre la speran- 
za. «— Diffidar. Di venni o ora Voce 
Legale, che vale Avvisare. Avverti-' 
re. Intimare. — Quantunque si di- 
ca , In buona lingua Diffidare per 
Torre la spettanza, non si dice pe- 
rò Diffldazione, 

DIFFIDAZiÓN, n. f. Voce Log., ora 
comune. Avviso. Avvertimento. In- 
timaziorre , ma in prevenzione. Pre- 
monizione. 

DIGAND, FA6AND. VGNAGAND. STA- 
GAND, ANDAGAND. Questi sono 
forse gli unici gerundi storpiati nel 
dial. boi. come In altri dialetti, 
dai gerundi Ital. Dicendo , Fa^ 
cendo, ec, siccome dicesi ancora 
Ch*al vaga, ch'ai foga, ch'ai sta» 
ga, ch'ai déga, ec. nel soggiunti- 
vo. — Lassar digand. -» Lasciar 
detto. 

*DILAZION, n. f. Dilazione. 

DIMETTER, DIMETTERS', V. Dimét- 
tere. Diméttersi. Dimissione. Dimis- 
sionario. Voci Leg. usate per lìimiM- 
vei^. Binunziare. — Binunzia. Li- 
cenza, Rimovitnento. Dimozione.'^ 
Dimissione , sebbene non ammesso 
dai puristi, sarà tuttavia meglio 
detto che Abdicazione , che piutto- 
sto signiflca Rinunzia volontaria 
d' una dignità suprema. 

DI MONDI. V. Mònd. 

DlNANZ,avv. Dinanzi. Davanti. Da- 
vante. Avanti. Nanti. Innanzi. — 
Dinanzi si usa col secondo, col ter- 
zo, col quarto, e col sesto caso. 
Dinanzi delti tre sovrani. Dinanzi 
alla casa mia. Dinanzi me, dinan- 
zi loro. Dinanzi da noi. — Quando 
Dinanzi \a\e Alla presen!:a vuole, 
il dativo. Dinanzi a Dio. — E Da- 
vanti, quando significa Alla presen- 
za , s'usa col quarto caso; Davanti 
me Notaio. — Andar tUnanz al 



DIE 



«28 



mn 



prèinzlp, — Andare al coipeito 
del principe. 

DI NTADURA , n. f. Dentatura. 

DINTAR UN CUKTÉLL. UiN USVÉI DA 
TAL Fare una tacca a un coltello , 
ad uno ilrumento da taglio. 

DIiNTESTA. (dal fr. Dentiate). Denti- 

■ sta, voce delt'aso» che si dà a Quel- 
Tarlefìce cbc fa i denti posiicci o le 
denliere , e al Cavadenti. 

DINTÓN. Dentone, accresc. di Deote. 
E per similit. Uomo tannalo. Che 
ha denti grossi. 

DIO. SGNòUR. Dio. — In molte frasi 
si fa entrare, anche impropriamen- 
te, questa parola. Eccone gli esem- 
pi. — L'è un dio manda. Dicesi . 
Una cosa è un Domeneddio, per di- 
re eh' è una cosa opportunissima » 
una fortuna. Egli è un pan unto. 

. — Far et così alla bona de dio. — 

• Far le cose alla carlona, alla (mo- 
na. — Dir del coss da ira de dio. 

— Dir cose dà chiodi , di fuoco. — 
Dio al sa . Dio al vota, Dio al vle$8. 

' "- Dielèa, Diel voglia. Dici voles- 
se, usati dal volgo, sincopati da Dio 
lo sa, ec. — N'avèir un dio d'un 
quattrcin. — fion aver un becco di 
un quattrino. Non potere, e- non a- 
vere da far cantar un cieco. -—Al 
piov eh' dio la manda. — Vien giù 
la pioggia a secchie. Strapiovere. 

— In quia càai Ì ògn grazia de 
Dio, al bein de Dio. — Quella casa è 
una dogana. — Dio ifa a po' i oc- 
cumpagna. V. Accumpagiwr. — 
Dio dis: aiutet' , eh' a V aiutare. -— 
A tela ordita Dio manda il filo. — 
Dio n' paga tùtt i sabet. •'•• Dome- 
neddio non paga il sabato. — Far 
et coss com Dio voi. — Far le cose 
alla babbalà, oadun tanto la can- 
na. — I boi. usano spesso la voce 
Di sincopata per Dio. — Adi, Di 

< v'aiuta, />/ v'assesta, ec. 
DiOPALMA. ZIROTT DIOPALMA. Dia- 

' palma. Cerotto diapalma. 
Dia, v. Diiv, V. — Dir bèin. — Dir 

• buono. Succeder bene , aver le co- 
se ikvore voli.'— L'ha del cari ch'i 



dken. ^ fiit^ in detta. Afer Mr- 
te felice nel giuoco. — Dir d' sé. — 
Affermare. Asserire. Attestare. Gli 
altri verbi poi Asseverare , Raffer- 
mare, Confermare, Appropìiare . 
aggiungono alcuna cosa all'affer- 
mazione. — Turnar a dir. — Bidi- 
re. — Dir d'bòn. — Dir da vero , 
da senno, del miglior senno. -^ Dir 
da per se. Dir in cor so. — Dire in 
cuore, o fra suo cuore. — Dir pu- 
russa in poc. «^ Epitomare. At^bn- 
viare. Compendiare. Furiare sirin- 
gato. Esser laconico. — Dir plagas 
d'qualcdàn. — Dir cose da fuoco 
d- alcuno. — Dir tant bùbbel tht 
n'stan ne in zil , né in térra.-^bir 
tante sciocchezze, che misericer- 
dial — Dir una cassa e farn* un'al- 
tra. — Accennar coppe, e dar dar 
narL - Cattar da dir in-t-al pater 
noster. — - Quislionar sur una cru- 
na d'ago. Esser garoso, perfidio- 
so , flsicoso. Apporre alle pandette, 
o al sole. Cercar cinque pie al mon- 
tone. ~ Dar da dir. — Dar che di- 
re , farsi scorgere. — Un muttaiz 
che n'dis nient. — Viso che non si- 
gnifica, che non esprime. — A n 
. fazz per dir, — Non dico per amfH' 
zione. Non esagero. Non per super- 
bia. — A s'va dsènd. — Se ne bu- 
cina. Se ne mormora — Tùtt el 
coss n' ein da dir. •«» Ogni vero non 
è ben detto. Il vero non ha risito- 
ita. -"A n'Vha deli a un sòuni. 
-«- .Chi ode non disode. Far capilalc 
a suo prò di ciò , che si sente dire. 
— A s' dis ino per dir. — Si ptuU 
A caso, o a casaccio. ^-Démml'.— 
Dillo a me. — Dézet*. — Dicceli 
Dillo a noi. — De «». — Di' su, e bii 
per Dici. — DiV d' bòni — Di' tu 
vero? — Degh'ia bèin, o mal.— 
Dico io bene , o male. Qui pure $i 
osservi che non è bene scritto />(cA' 
io , Die* io, 
DIRAMAR, V. Diffondere. Spedire. Di- 
vulffare; dicesi degli onlini e d'u- 
Da legge , che si sparge a notizia di 
tatti. — Diramare, vale Lq inviare 



DI» 



2S9 



Qn' ordina» che fii II magtstnito su- 
periore d tulli gli inferiori da esso 
dipendenli. — JHramare, In lingua» 
significa propriamente Troncare i 
rafni. £d ancora lH*iender$i, Spar- 
gersi inrami^Z GnalmeateJ9w(^iuii* 
geni. Separar n in rami» parlan- 
dosi di fiumi. 

^IRCTT. m. TTA» f. add. (Parlando 
di plico, o lettera). Indiriito, m. 
ilta, f. agg.— > Una Uttra dirélla 
al minesier. — Una lettera indirit- 
(a ai minùl/t). 

'DlBÉTTA, add. Diretta, agg. Aggiun- 
to di Tassa , cioè Tana diretta. — 
Usasi oggidi anche suitantm come: 
Al tcad la dirètta. — La tasBa di- 
retta è in iscadenza di patjamento. 

)lREZCR.v. Indirizzare, Dirigere, v. 

iilREZIÒN. Direzione, Situazione in 
ritto, ed anche per Regota, Gowr' 
no. — /^irezton (dal Lat. Direclio) 
d'una lettra. — Indirizzo d' una 
lettera. Lettera indiritta al Mini- 
stro. 1 boi. usano piìi comuuem. la 
voce Sooerscrélt. V. 

fìiRiNOElNA. FAR DiRINDEINA. Star 
male, o esser debole sui picciuoli. 
Reggersi male sulle gambe. — *Di- 
rindeina e pan gratta. Frase di 
scherno de' bui. quando alcunojm- 
brogiiandosi nel!' esporre sue ra- 
gioni . fa discorsi sconnessi. 

OlS. Dieci. — Dècuplo. Dieci volle 
taolo. — . Decennio. Corso di dieci 
anni. — Decennale, Bilustre, agg. 
di dieci anni. — Dècade. Che con- 
tiene dieci numeri , o dieci libri. 

DlSABILlÉ (dal fr. Deshabillé). — Ès- 
ier o Melters* in disabilié. — Esse- 
reo Mettersi alta domestica, atta 
buona , <Uta semplice , alla trascu' 
rata, e inteudesi de' vestili. Un non 
so che di trascurato. 

'DlSPAZl, n. m. Dispaccio. 

DISSAPÓUR . n. m. Differenza, n. f. 
Disgusto. Dispiacere , n. m. — il i 
è nad di dissapur tra lòur du. — 
Sono nate delle differenze fra lor 
due, cìie hanno cagionati de' di- 
spiaceri reciproci. 



'DiSSENTEHt . n. f. DUmnlma, mar- 
rèa. 

DISSÉST. Disòrdine. Sconcerto. Scorna 
piglio. Danno. Pregiudizio. — Et 
mod del donn ein d'un gran dUs- 
sést in^t-u/na famèia. -— Le mode 
sono di mollo pregiudizio nelle /a- 
migUe. — Si dice però Dissestare , 
abbeocbè non sia di lingua la voce 
Dissesto. 

DISSESTAR, V. Disordinare. Sconcia^ 
re. Scoììcetiare. Scompigliare. E 
Dissestare. Levar di sesto. — Disse- 
stars'. -^ Uscir di piomlto , e di se- 
ste. — Dissestars* in-t-i negozi. — 
Bobinarsi, Pregiudicarsi. Sconcer- 
tarsi. 

DISTEINTA. V. Spezépca. 

DITA. Ditta. Società mercantile, che 
ha la stessa firma. — La dita còrr 
sòtt al noni dèi tal. — La ditta 
canta nel tale , o sotto il nome del 
tale. La ragione canta nel tale. 

'DIVEIN , agg. Divino, add. Per eccel- 
lente. 

DIVERBI. V. Dscóurs. 

DIVIDER, V. DioideìXf. Dipartire. Par- 
tire. Disunire. Separare.-^ Turnar 
a divider. — Ridivider. Suddivi- 
dere. Divider tra piii una parte del- 
la divisione. — Divider per mézz, 
— Dimezzare o Dimidiare, Dipar- 
tire. Ripartire. — In trèi pari. — 
Tripartire. Sterzare. — In quatter. 
•— Qiiadiipartire. — Divider a rti- 
ta porziòn.—- Dividere. Scomparti- 
re. Dar la ragione. Ripartire una 
cosa fra più. 

'DIVlStÒN , n. f. Divisione. — • / han 
da far la divisiòn. — Han da divi- 
dere le sostanze ereditate. -7- Divi- 
siòn. -— Discordia. Divisione.'^ Di- 
visiòn. Una delle quattro operazio- 
ni del r aritmet ica.. Divisione, 

'DIVORZI, n. m. Divorzio. 

•DIVOT. V. Deval. 

•DIVOZION. V. Devoziòìì. 

DIZITURA, n. f. Maniera di dire: di 
esporre parlando. — Non si dice 
Egli ha una bella dicitura , se non 
se usualmente. 



DOM 



236 



DOP 



DI.IMÀRS' DALLA RABBIA, modo bas- 
so. Rodersi dalla bile. 

DLUVi. Diluvio. Straordinaria caduta 
di pioggia. Persiniilit. a gran maii- 
giaiore dicesi Diluoialere. Diluvio- 
ne. Divoratore. Ingoiatore. Ingiù- 
viatore. Ingurgilatore. Mangione. 

— Lurco , Lurcone, Gnatone» ìgna- 
ione SODO V. L. poco usitate, per 
Divoratori immondi. — Epulone. 
Che si compiace nelle molte, e de- 
licate vivande. *- Pacchione, viene 
dal verbo plebeo Pacchiare. ^- 
Ghiottone. Avido di cibi delicati. 

DLUVIAR, V. Diluviare, v. Piovere 
strabocchevolmente. — Per simllit. 
Diluviare, Mangiare, straordinaria- 
mente. 

DMAN. Dimani. Dimane. Domani. Do- 
mane. -* Dman d' sira. — Domani 
sera, Dimandassera. Domandasse- 
ra. Dimani da sera. — Dmalteina. 

— Domniiina. — Dman l'alter. — 
Diman l'altro: ma meglio Dopo do- 
mani , Posdomane , e Posdomani. 

*DOCUMElNT. Documento. Scrittura. 
Origina le autentico. 

DOCUMENTAR, v. Corredare di docu- 
menti» di atti; Provare con docu- 
menti cioè : Scrittuì^ , Originali 
autentici. 

DÓIA , n. f. Doglia, n, f. Dolore, n. m. 
Doglia del parto. Dolore del parto. 
•— Doglia, vale anche Afflizione. 

DOiC. Dolco. Dolce, ma è proprio solo 
del tempo, e della stagione Tem- 
perato. — Questa voce è più usala 
in contado che in città. — Al doic 
fa dzlar la iénv,. — f dolchi di- 
moiano il terreno. 

DOMENICAL. V. Bustical. 

DOMLNÒ , n. m. Budo , n. m. Giuoco 
che si fa con picciolissime carie, o 
tavolette d'osso più lunghe, che 
larghe, in una faccia delle quali so- 
no marcati de' punti , o segiietti co- 

• me nei dadi. — Dominò. — Domi- 
nò. Vestimento femminile da ma- 
schera , ed è una sopravveste di se- 
ta , ora sostituita all' antica bautta. 

DOMINUS DOMiNANZtU.\i. Storpiatura 



latina che si dice spe<^lflEieiite< 

le donne. Far al domintisdoi 
zium. — • Fare il Messere. Mei 
Madonna. Sedere a scranna, 
il pculrone assoluto. 

DÓNCA, (da Donqua ant. ) I>un\ 
dunque. Sicché. Perciò. Però. 
•— Alcuni boi. alla voce Dòm 
giungono erroneamente SiccMì 
che dònca a v'vòi cuntar ttn^ 
ria. — Dunque vo' contarvi 
storiella, I 

DÒNOEL, n. m. Bindola, (Alb.. 
Fr. Hai. foce Escarpoletfe). 
che fanno i fancialli, i quali 
do sopra una tavola sospesa 
funi , o su la fune stessa , la 
ondeggiare. Sogliono anche 
Star cavalcioni nelle due esi 
tà di una trave, posta in bit 
pra un'altra, divertendosi 
zarsi, e abbassarsi. In ita! 
Altalena. — Far al dòndeL — 
t alenare. 

DÒMDLA, n. f. Dònnola. Quadrof^ 
salvatico, più piccolo del cane,J| 
fii la caccia specialmente ai colM 

DOiNNA. Donna. Femmina. — Mi 
più precisamente è la Femmioadl 
la specie umana. Feìnnnna sì lÉ 
degli altri animali. — Donmna.ÌÌ 
nadna e Donnicina, diro, vea^l 
Donnicciuola. Donnuceta. Dontm 
chera, dim. avvilit. — • DomioMi 
m. è r accresc. — Dannato. Doimt, 
iolo,e meno vizioso Donmtto. 
lui che volonlieri pratica colled 
ne. —Donneare. Far all'amore 
le donne. — Donneggiare. Far 
padrona. — Donnesco, agg. 
donna. 

DÒP. Dopo. Dappoi. Dietro. Poìcìa 
Poi. Dipoi. Dipoi. Da poi. — Dopi 
per Di dietro. — Dòp alla porli, 
Dòp all' u ss. ^^ Dopo la porta. Ih- 
pò l'uscio. — Dòp dsnar. — Oiefrrt 
mixngiare. — Da dòp eh' a sòn gvo' 
ré a sòn sta sèimper bèin. — Aj' 
tempo della mia guarigione,o Bei- 
la mia guarigione in poi, non son 
più ricaduto. — Un puetein dòi^ 



INMT 



231 



MK 



odòp itn pucteiH, -« Uentotia. Uà 

po' più lardi. 

lÒPPl. add. doppio, agg. Che è due 
volle lanto. Contrario di Scempio. 

— FU dóppi , Sèida dóppia. — Filo, 
Seta addoppiala. A due capi. -^ Al 
dóppi, avv. — Doppiamente, avv. 
Àdiioppio, o A doppi. — >i più dop- 
pi. '^ A più doppi. Vale pili volte 
:iddoppiato. A più falde; A più suo- 
li, dicesi di materia distesa . cbe a- 
gevoliiienle ad altra si soprappooe. 

— Una noia, uwi nomina doppia^ 
colla quale si propongono due per- 
sone ad una carica. Si dirà ancora 
domina duplicala, triplicata, ec. 
là Dupla, la Tripla, la Tema, ec. 
Sono voci d'uso. — Duplo vale Due 
\QUe tanto. 

DoKMIA. n.f. Sonnifero, n. m.— Son- 
nifei'o , è anche agg. Soporifetu» e 
con voce gr. Narcòtico. Che induce 
sopore. — Éssr impasta d'dorma. 

— Essere alloppiato, 

[)OSS, è voce usata nel prov. Lalèin- 
gua n' Aa oss , e pur s'fa ròmpr al 
àìss. V. Lèiììgua, Per Scheina. V. 

IHJV.e L\ DÒV. avv. Ooe, Dove, e 
aDi. anche Du'— JDòi? sio'. o /m dòo 
sic'? — Ooijc «iete? — Da dòv. ;- 
i'o/de^ Di onde e D'onde. — /)a dòv 
iff^ay'? — X>07)de veniteì — Oa dò» 
c'siu' toWi — Donde t?i siete parti- 
to? -- /^ouc per Xk^uunQuc. — Dòv 
a ili — Dovunque vi piace. — i4/ 
pretènd d' èsser creditòur, in dov 
eh' a san creditòur me. — E^li pre- 
teiìde d'esser creditore, laddove lo 
son io. 

DÒIGA, n. f. Doflfo (coirò stretto), 
tua di quelle strisce di legno» di 
che si compone il corpo della botte 
di simili vasi rotondi. — Da Doga 
«e viene Dogamento. V atto di f i- 
nieltere o rassettare le doghe alle 
bolli. — Dogare. Porre o rimetter 
le doghe. — Fati a dòug. — Doga- 
to. Dicesi di Arnese composto come 
nna bolle. — Addogato. Listalo pel 
lungo a similitudine di doga, e si 
*i»ce delle armi gentilizie. — Dòwja 



per simiHt. Mpa, i^a di una 
persica. Polpa di un preteiutto. — 
Uh mlòn eh' ooa dia dòuga, — IV>* 
pone polputo , polpacciuto. 

DÓZZA. Doccia. Canale di terra colU, 
o di latta , o di legno per ricever 
le acque del tetto.— /)occ«a e Doc- 
cione sertxito è il Tubo di latta V. 
Urzol Cannòn. 

DRAG. Drago. Draco e Dragone, Ani- 
mai favolDso.-X>nior. — Cervo vo- 
lante. Sorta di macchina cbe si fa 
con carta dislesa , attaccata ad al- 
cune bacchette, e ad una lunga fu- 

^ nicella • cbe i fanciulli svolgono nel 
lasciarla portare iu alto dal vento 

— i fauciulii toscani lo chiamano 
Aquilone. ^Dragòn. — Dragone 
T. mil. 

DRÉTT. Diritto. Dritto. Vocabolo ch'ò 
alcuna volta sust. altra add. , ed è 
anche preso avverbialm. — Drétt, 
sust. Diritto Dritto, sust. — ftìrr 
una eossa prulsò drétt, — Piglia- 
re una cosajtel verso. -^ Andar pr 
al so drétt. -^ Andar pel verso. — - 
Drétt e arcers d'una mdaia, d'una 
muneida. - Dritto e Ritto, Testa, 
Fdccia d'una medaglia, d'una mo-^ 
neta e Rovescio, ecc. V. Mdaia- Tru- 
var al drétt d'un% cossa. •» Trovar 
ripiego , compenso, provvedimento 
ad un affare. -^ Ciappar al drétt, 
un drétt.— Pigliar una diritlura. 

— A n'i Irov più al drétt. A-i ho 
pers al drétt. -^ Ho perduto la tra- 
montana. Non trovo più il verso, 
l'ordine, la via.-^ Drétt, add. Di- 
ritto, Dritto. Ritto, agg. »- Star 
drétt. —• Esser diritto , ritto di per- 
soìia. — Aììdar drétt, cùn là tèsta 
alla. — Andaì'e in sulla persona» 
Stare in sulla persona. — Un om 
drétt. *— Un uomo aceorlo , scaltro, 
avveduto, destro. — Man dretta, e 
Man stanca. — Mano destra, difit- 
ta, ritta: e Mano manca. — - Una 
scala, una riva digita.— 'Una sca- 
la, una salita ripida, erta. -Drétt, 
Skys.- Diritto, Dirittamente, Diretta- 
mente. '^ Andar drétt.— Andar di- 



MI 



933 



Mi 



' reiiamenU," Afidar sèlmperdréu. 
— Andar ritto ritto. Tener il cam- 
min dritto. -* In drétt (dal Lat. In 
iliritum). In fazza. '— Dirimpetto, 
Bimpetto. Di rimpetio. A rimpetto. 
Di contro. Di cantra. Di rincontro. 
Dirincontro. Si dice Bimpetto a me» 
e Bimpetto di me, e così degli altri. 

— Purfar drétt, purtarpar.-^ Por- 
tar pari. Portar una cosa in manie- 
ra che non penda. ^I>rv7f, anche 
per Betto.^^ Bèigay lenea dretta.'^ 
linea retta. 

DRi. Diètro — Indri. — Indietro. «- 
Dedri. — Di dietro. A tergo. Da ter- 
go. — Quèll ch'i teindri. — Quello 
che succede. Consecutivo. Seguente. 
E alle Tolte Adiacente o Aggiacen- 
te. — Èsser dri a far una cassa. — 
Occuparsi nel fare una casa. Stare 
intorno a checchessia. Essere in^ 
tento a cliecchessia, p. e. A sòn dn 
a scriver l'istoria d'Bulogna.*^ 
Sto scrivendo. Serico ora» Mi occu- 
po nello scrivere fa storia di Bolo- 
gna. — A i sòn dri. — Me ne occu- 
po. — Al dedrì.-^ Dietro a casa, o 
Dietro via, per ischerzo, il Culo. — 
Dri, vale ancora Basente. — La 
can' va s'taia dri a térra.-^La ca- 
napa tagliasi rasente terra. — Un 
alber taid dri tèrra.'— Un albero 
tagliato rasente la terra. — Dri 
dn la muraia. - Basente al muro. 
Basentatv il muro.—^ Tirars' dri 
l'ùss. — Bjseìrarsi dietro l'uscio. 

— Tqnir dri a un. -Seguire alcuno. 
Andargli dietro. Venire appfvsso. 
Codiare alcuno. — Guardar all' in- 
dri. — Guardar dietro. — Un can 
ch'abbaia dri a un. — Un cane che 
abbaia addosso alcuno. — Zigar 
dri a quia donna. — Gridare ad- 
dosso quella donna.- Tirars* indri. 
-Arretrarsi. Betrocedere. Farsi in- 
dietro. Tirarsi addietro. Bitirarsi. 
! raililari dicono Biìiculare : gii a- 
slronomi he Irog rodare.-^ Indri in- 
dri. — Indietro indietro. — Andar 
dri a una strd, dri a un canal. •— 
Aììdar lungo la v^'a, lungo un ca- 



trame. Camminar lungo o lu 
il fiume. - Dar indri figur. - 
ne. Mancar di coraggio. — 
dri. — Bestituire. Bendere. -• 
indri , figur. , parlando di pi 
animali. - iémmulottre. Dicesi 
occhi della vite , e degli 
quando perdono le messe, l 
re. Dimagrire o Dimagrare, 
carsi. Dare indietro. — Pai 
di bolle b simili malori. 
re indietro. Non venire in 
non far capo.-— /^r indri d' 

- Calare. BinviHare» Il g 
viltà. -Far dar indri. - Bin 
re , o Bincalciare. — Risosi 
indietro per forza. —^ Dri 
s'conza la soma. — Per le 
acconciano le some. Cosa , 
capo ha. — Al de dri , la noti 

— Il giorno , e la notte veg 
o appresso. Il giorno segue 
Star dri a qualcun. — Solki 
Slimolare. Stare alle spaUe d' 
Serrare il panno o i panni a 
ad alcuno.-Ésser dri a un. - 
diare uno. Importunare. L\ 
re. '•^Muiir dn a una. — Fi 
cascamorto. Spasimar per 
Esser cotto in una. — Fan' 
dar dri. — Dar da dire , o da 
lare di se. Dar che dire, o dar 
dire alla brigata. Far dir di »i 
de' fatti suoi. Far dire altrui, o 
gente. - Far una cassa dn l'oM 

— Far successivamente.- Farm 
cossa un e pò l'alter, un drì Ci 
ter. -Alternare. Operare scaiiA 
volmente. a vicenda. — Torrinà 

- Bipigliare. Bitogliere. Biiom 
prendere. - Trar dri la roba. 
Giltar via. Dare o vendere le 
se per manco eh' elle non vagii 
no. 

DRITTAR V. Manzein. 

DRITTÓN , DRITTAZZ. Drittone. Ad 

taccio. Drittaccio. Volpone. Destr 

sima. Accortissimo, Avvedtitiisi» 

. Avvisatissimo, Volpe vecchia. 

DRIZZAGN, n. m. Dirittura, n. fCo 
$0 dritto del flume. — Farwìdi^ 



MA 



233 



DSC 



ioffn, «- Fare una dirittura in un 

canale , in un fiume tortttoto , ecc. 

nUJGARt. n. f. Spezierìa di droghe. 
Foiìdaeo di droghe. Nella Crusca 
noo trovasi registrato il nome di 
!>rofjheria che per Quantità di dro- 
ghe: ed è perciò che io faccio cor- 
rispondere alla boi. la voce italiana 
Spezierìa di drogfte. V oso però 
prevale nel chiamar generalmente 
ifrwjheria la bottega dove si ven- 
dono le droghe , tanto pih che la 
piirola Spezierìa è riservata alta 
hnttes^a dove si fanno e vendono i 
medicinali. V. Spziari. E giacché 
iirogheria significa Qaanlilà di dro- 
ghe, si potrà benissimo applicar 
qnesto nome al luogo che le con- 
Ijpiìe. 

JKUGHIR. Droghiet^ eDroghiero.Vn^ 
Tolta <a diceva dal lai. Aromatario. 
- Y. Spzial. 

)SAFFITTA. Spigionato. Dicesi di ap- 
partamento , di casa rimasta vuota , 
non appigionata. 

^^MKfl , y. Dissalare , v. Tener in 
w^lte i salumi per levarne il sale. 

^SALDAR. Dissaldare, V. d.U. Disfare 
h saldadiira. 

')S\Lr,À, add. iVon selciato, Senza sel- 
ciata. 

D^U.GAR. V. Disfare la selciala. 
Smattonaiv il pavimento. Non è in 
Tooahoìario la voce Disselciare. 

t^\NGUAR. Dissanguare. Trarre 
'l«asi lutto il Sangue. Dissanguina- 
»<f Ammollar le pelli nell'acqua per 
l(i;;liere il sangue, ebevi si trova 
inarcato. 

f»^ \PI»ÙNT. Sconcerto. Disordine. Dan- 
«0. Prefjiudizio. ~ termine comune 
fra' mercanti. L' è in-t-un gran 
f^^^ippùnt'-ÈffU è in grande scon- 
certo ne' suoi affiiri. 

DSVRBATTER I CIUD./)iVjarffrp. Disfar 
lu ribadiiura Contrario di Ribadire. 

"SAHMÀ , arili. Disarmalo , agg. Nello 
siilt* $^nstennto. Inerme. 

^'^^^^n Disagio. - Far una cossaper 
dmsi, vale Fare una cosa con pò- 
c^ volontà, a controvoglia, a ma- 



iineuore: come se 8Ì dicesse l^r 
disagio, o con disagio. Disagio, va- 
le Scomodo, e forma /^MOf/iarv, Sco- 
modare. Disagiatamente, Disagiosa' 
mente. Con scomodo. Disagiato, Dia- 
agioso, agg. Scomodo. 

DSBARCAR. Disltarcare e Stiareare. 
Levar di barca. 

DSBTTUNAR e DSBTTUNARS*. $6of- 
tonare e Sbottonarsi. 

DSBULLAR (dal lat burb. Disbuttare). 
Dissigillare. Dissuggellare. Levar 
il suggello d'una lettera. 

DSCADNAZZAR. V. Seadnazzar. 

DSCAIjS. Discalzo. Scalzo. Discalzato. 
Scalzato , agg. 

DSCALZADUR , n. f. plur. Scarpe, iti- 
vali diìnessi. "-Dscalzadura, Dscat- 
zaméint. — Scalzamento. Scalza- 
tura. Lo scalzare. 

DSCALZAR.v. Discalzare. Scalzare, 
V. Trarre di gamba i calzari; é Scal- 
zarsi. Ti-arsi» ec. Boi. Cacar, e ca- 
vars' el calzèlt. — Dscalzar un al- 
t>er, una murala. — Scalzar gli al- 
beri, i muri. Levar la terra intor- 
no. — Per metaf. dicesi Dscahar, 
Tirar zò. — Scalzare. Far caselle 
per apparsi. Dar la corda a uno. 
Far su , e basi^am. Cavar i calcelli. 
Aggirare altrui con parole per ca- 
varteli di bocca quel ch'e'uon vor- 
rebbe dire. 

DSCAL2INAR, v. Scalcinare, v. — 
Dscalzfnarel pred. — Scalcinare i 
mattoni. 

DSCANTÀ , add. Svegliato. Destro. 
Svelto. Disinvolto.-^ Scaltrito di-, 
rebbesi di Persona in senso poco 
onesto. 

DSCANTAR . v. Svegliare. Disonnare. 
Sdormenlare. Scaltrire. Smalizza- 
re. — Corrompere, dicesi in senso 
osceno. — Dscanlars'. Detto d'una 
macchina, d'una serratura. Bicom- 
porsi. Riordinarsi. 

DSCAPIT. Discàpito. Scàpito. Scapita- 
menfo. Disavanzo. 

DSCAPITAR, v. Discapitare o Scapita- 
re. Disaimnzatt. Metter del suo. 

DSCAPRrZZIAllS* . V. Scapricciarsi. 

25 



DsC! 

HcdpriecirsL Sbizzarrìni. Seapric- 
dare o Scapriccire, Cavar alUui di 
testa i capricci. 

bsOargabàréll. far a DSGARGA- 

BABÉLL. fare a scaricabarili. Giuo- 
co fanciullesco che si fa da due so- 
li, che si volgono te spalle l'uà Tal* 
tra, e intrigate scambievolmente 
le l)raceia, s'alzano a vicenda. -« 
Bello figuraLfare o Giitocare a ci" 
velia i e \ale Scaricarsi a vicenda. 
Apparsela l'Un l' altro. 

l)SCARGAR,v. Scaricare, -» Dscar- 
gar un alber dal brocc. — ' Dira- 
mare. — ^ Dscargar un alber dai 
fruii. — Diradai^ le frulla. — 
Dscargars' d' culòur. — * Scolorir* 
9i. Stignersi. •»*• Dscargar un cu^ 
lòur. — Scaricare un colore. Fargli 
perdere alquanto della sua viva* 
cita. 

Ì)SGAVABS. foffliersi.'^Dscavet* de 
d' le. -^ Tòglili di là. — Dscavlem' 

' dinanz. -^ TogUmiti daoanti. Le- 
vati di qui. Va'via.-^DscaveV dal'^ 
lori. — * Togliti dal culo. 

ì)SGAZC»add. Scaduto. Decaduto, bis* 
caduto, agg. Audato in decadenza 
di fortuna. 

DSCCIUDAR) bischiodare. Levare» 
Schiantare i chiodh 

DSCÓNZ, add. Scondito, agg. — /«- 

' sald dsconza. -^ insalala scondi- 
ia. — Décont in-t-la tèsta. — /)««* 
adorno. Scapiglialo. Scrinato. 

DSGÓRRERi s. Discórrere. Dire. Par- 
lare. Favellare. — Manira de 
dscòrrert d* far un dscòurs. -^ 
Locuzione, p. e. Locuzione fami- 
gliare , ringratiatoria, minaccevo- 
le. V. Dscòurs ^Dicòrrer a spintoni 
stiniar a dscòrrer. -* Poniare, 

DSCÒURS. Discorso. Locuzione^ 

DSCRÉDERS', y. tì. p. Discredersi Con- 
fidarsi reciprocamente i suoi diB- 
gusti. V. Spassiunars\ 

DSCRODAR AL FlL. V. frar sa. 

bSCRUVER, v. Scoprii^. Discoprire. 
— Per Palesare. Appalesare. Ham" 
festa re. Scelare un segreto^ - 

DSGUCCUiXÀ, add. Slumlo. Aperto. 



S34 me. 

Dicèsi della botte « o Barile»» 
siasi levato il eocehiame. 

DSGUGGUiNAR, T. Sturare la 
Levare il cocchiume. 

D8GUDGARiV.5coteAiMifV o Scotìi 
Levar ia cotenoa ad uà prati 
Cògd. 

DSCVERT, add. Seopefio, Disa 
'- Discooerto e Seoverto, ri 
alla Poesia. — Una donna 
dscoerta. -•- Una donna su 
In Toscana soglion dire Una dai 
spettorala. Andar spettorai 
te. Cosi Spettorarsi. 

DSCVERTELN. A J)SCVERTÉIN, a 
bialoi. far, iugaf a dscvd 
Giocare alla scoperta. Ed aoci 
gurat. Daì'e le carte scoperte, 9 
la scoperta. Dire il suo parere 
berameote« e senza rispetto. 

DSCUMDAR, V. Discomodare, Ih 
dare. Scomodare. Disagiare. 

OSGUMPAGN, Aód. Scompagnalo, 
compagnato. -* Dòu scarp, 
calzèlt dscwnpagni. -^ Due sd 
Due calze scompagnate. — 
Differente. Diverso. *-* Due faz 
ti diversi. Due tavoUìie diffci 
*'- Dscumpagn» prendesi anche 
Dissimile , o per Disuguale. 

DSCUMPAGNAMEINT, u. m. Sco 
gnatara, n. f. Scompagnatura 
mobili, di vestimenla, ec — 
parjnamento è V. d. U. ' 

DSCUMPAGNAR, v. Scompagnare. H 
compagnare. Disgiungere una cd 
àa dall' altra compagna. Goutran 
di Accompagnare. -* Spaiare. DÌ 
palare. Disgiungere due cose. Coi 
trarlo di Appaiare. *** Sguaglian 
Fare ineguale. Contrario d'Aggm 
gliare. •-* Scoppiare. Levar di cop 
pia.. Contrario di Accoppiare. * 
Sparigliare. Levar da Uua pari>)c 
(parlandosi di eavalli). Gootr^iii 
di Apparigliaì^e. 

DSCU.NSACRÀR, V. Dissagrare,s.(fin 
trarlo di Sagrata» e vale Ridar òì\ 
sagro al profano. 

DSCGiNSIAR. V. Sconsigliare e Discoft 
sigliaiv» V. 



BSD 



S35 



DSV 



ISCUNSOIAR, V. e DSCUNSOU, add. 
Biteontoiare , Scotuolare, v. Dis- 
coftioiato, Samtoiato, agg. 

DSCURDA « agg. DimenUco. DimenH- 
chevote. Facile a dimenticare. 

)SCURDARS\ Dimtniicare e Mmen- 
ticartù OòùUare , e volgami. Stror- 
doni. — i4/ dscurdars' d* una cos- 
ta. ^^ Dhneniieanza . n. f. ObbUo, 
Scordamenio , o. m. — DimenUco e 
f^meniicato. Scordato. ObbKato so- 
no gli aggettivi. — Dimentic/iéoole, 
^mièooie. irricordevoie. ObbUvio- 
M, pure agg. Di poca . di debii me- 
moria. — Hanno alcuni autori usa- 
to ancora nel significato di Dimen- 
ticare il verbo Sdimenticare e Sdì- 
menlicarsi. (E sarà il Dsmintgars' 
del volgo, e de'coniadiol bologne- 
si. V.). 

DSCURDÒN. V. Duurdd. 

)SCUSDURA. n. f. Sdmcio , n. m. 
L'alio dello sdrucire, e il luogo sdru- 
cito. Sc/neet'ftira, n. f. e Sdrucito, 
Qm.Vagliono Bottura, Spaccatura. 

DSCUSER, v. Scucire. Discucire. Sdru- 
o>*.v. Disfare il cucilo. 

DSCLZZUNAR o DSZUCCUNAR , v. fi- 
guratam. Dirozzare , Dirugginire e 
^ozzonare , figurai. Addestrai^ , 
^alirire. Rendere destro, pronto 
alcuno non pmtieo. 

IJSDÀ. DÉSD, add. Sveglio. Svegliato, 
^Mto. Vale kccorto» Vivace. — De- 
ttato t,*\ìs^ piuttosto per Eccitato, 
che per Tolto dal sonno. 

DSDAR e DSDAUS', n. p. Svegliare, 
^sveglian. — Destare è affililo si- 
Bonimo a Svegliare, tanto nel pro- 
prio die nel figurato. — Disonnare 
(Boi. Dsuniars*), derivalo da Son- 
no, vale Svegliarsi , ed è T opposto 
di Assonnare. — Bisvegliare e Ri- 
desiare. Svegliare e Destare di nuo- 
vo. Abbenchè sia forse preso sem- 
pre in senso di ripetizione; ma sa* 
rà ciò fatto dai poeti in grazia del 
verso, da alcuni prosisti per ser- 
vire all'armonia. — Svegliaci, De- 
ttarsi, Dissonarsi. Riscuotersi dal 
soniM). -'. Svegghiare, Svcgghialo 



sono voci de' fiorentini , cbc ad- 
operano Vegghia per Veglia. 

DSDeiTA. Disdetta, Sfortuna nel 
giuoco. 

DSDIITA, add. Dìsdicciato, agg. Ch'è 
senza detta; Sfortunato nel giuoco. 

— Sacco di disdetta. Sgnizialissimo. 
DSDOTT. Diciotto. Non Dividotlo,nò 

Dieciotto. 

DSDUBBAR, V. Disadornata, v. 

DSOUPPIAR, y. Sdoppiare, Scewpiare, 
Render scempio. Contrario di Ad- 
doppiare. 

DSÉMliER. Dicembre e Decembre. 

DSEQUILÉHRI. Sbilancio. Non si dice 
Disequilibrio, 

DSEQUILIBRAR. v. Sbilanciare, v. Le- 
var d'equilibrio. 

DSÉRCIA. Cicerchia. Legume della 
specie de'ceci. 

*DSERT, n. m. Deserto, n. m. Solitu- 
dine, n. f. 

*DSERT, agg. Abbandonato — L' è un 
poter dseri. — È un pover uoino 
abbandonato da tutti. 

•DSERTAR , v. DUertare, 

•DSERTÓUR. Disertore. 

DSÉVD , add. da Discipito, che ora di- 
cesi pili comun. Siipito, Insipido, 
add. ed anche Sciocco, tanto delle 
cose che delle persone. Di queste 
dicosl ancbe Melenso. 

DSEVDÉZZA, da Discipitezza; ora me- 
glio Scipitezza , Insipidezza. 

DSFAR.v. Disfare, v. — Dsfar per 
Discioglieì^e. Disfare dello sterco di 
di colombo neir acqua. — Dsfar 
algrass, al butir. — Scion^, Di- 
sciorre. Squagliare, Liquefare lo 
stìiifto, il burro. Slrtiggere. — Al 
grass se dsfà pr al cald.- Lo strut- 
to si squaglia pel caldo. — Dsfar 
la tèrra , far un dsfatl. — Dissoda» 
re la terra. — Dsfar la robbad'lègn, 

— Scommettere. Scommezzaìv. — 
Dsfar el murai. — Smurare. — El 
salga. — Smattonare. — / grùpp. 
Sciogliere i nodi. — Una lèzz. — A- 
brogare uva legge. Abolirla. — Un 
eserzit. — Disfare un esercito. Scon- 
figgere. — Un gmissèlL — Sgomi- 



BSF 



236 



DSf 



talare. — Vn eannòn d*fll,e invu- 
iarV in-t'Un alter. — Trascanuare, 
-^Dsfars' dia nèiv. — Stru(iger$i. 
— Difar % metali-^Fondetr il piom- 
bo, il rame, ec. Liquefarlo col fuoco. 

DSFATT , n. m. Divello. Il lavoro del 
terreno già incolto, e la terra stes- 
sa divelta. — Al dsjfalt ha da ès- 
ser fònd purassà. — // divelto si 
faccia il più profondamente possi- 

. ttitc. — SI' ann a-i ito spèis d* gran 
quatlrein in du dsfatt. — Quest'an- 
no due divelti mi costano assai. 

DSFATT . add. Disfatto , agg. Rotto. 
Guasto. — Liquefatto. Strutto. Fu- 
so. Fonduto. S' intende dal fuoco. 
— Dir dia roba dsfalta. — Dir co- 
se da non dire. 

DSFEROZIAR. Disferenziare. Diffe- 
renziare. Far differenza. 

DSFIGURAR. Sfigurare, Disfiffurare. 
Tixis/Ujura re.— Svisare. Deformare. 

DSFILAR. \. Sfilacciare o Sfilaccicare. 
Far le filaccia. Stessere i panni. — 
Bobba eh' s' cmèinza a dsjilar. — 
Panno che spiccia. Cioè che inco- 
niincia a sfilacciare. 

DSFILZAR, y. Sfilare, v. Disunir lo 
infilato. — i4 m' <'è ds filza l'agòc- 
eia. — S'è sfilato V ago. 

DSFIUBBAR e DSFIUBBARS'. Sfibbiare 
e Sfibbiarsi. Sciogliere» o Sciorsi 
la fibbia. Slacciare. Dilacciare. 
Sciogliere il laccio. — Slegare è 
Sciogliere, o Seiorre il logame. 

DSFIURAR, V. Sfiorare. Disfiorare, le- 
vaì'c i fiori, o il fiore. 

DSFRASCAR, V. Sbozzolare. Levare i 
bozzoli da seta dal bosco. V. Frasca. 

DSFRRAR, \. DSFRRÀ , add. SfetTare 
e Di sferrare, v. Sferralo e Disfer- 
ruto, agg. Levare i ferri a un ca- 
vallo, — Sferrare una persona. — 
Dsfrars'. — Sferrarsi , dicesi dei 
cavalli, e d'altri animali quando 
escono loro i ferri de' piedi. 

DSFUIAR, V. Sfogliare. Disfogliare; e 
pili poelicam. che prosate. Sfron- 
dare. — Sbrucare. Levar le foglie 
dagli alberi. — Dsfuiar i finr. — 
Spicciolare i pori. Levar loro i pe- 



lalL^ Dsfuiar et foidèl fkrminlmi. 

— Scartocciare. — Spampanare le 
vili. Dicesi del levare ì pampini. 

DSFURTOUNA , n. f. Generalmente si 
prende per Disgrazia. Sventura. 
Avversità. Disavventura. Sciagurtk 
Infortunio. — • Et dsfurtoun, o d 
dsgrazi ein sèinipr ammanco. — 
Le disgrazie son sempre apparec- 
chiate. — Dsfurtund, add. Sfortu- 
nato. Disfortunaio. Disai>ventura' 
lo. Malavventurato. Sciagurato. — 
Èssr dsfurtund cìn'è i can in cita. 

— Essere il capo degli sciaguroU 
o degli sgraziati. — A dà ttast 
dsfurtund a t casca la cà in eò.— 
Alto sgrazialo tempesta il pan nel 
forno. Non fece mat bucato che non 
piovesse. Chi ha avere la mala mal- 
lina non occorre che si levi lardi. 

DSGANNAR. Disingannare e Sgan- 
nare. 

DSGATTIAR. V. Dstrlgar. 

DSGÒMBER e DSGUMBRA, add. hi- 
sgomberalo. Disgombrato, Sgom- 
berato. Sgombralo, agg. 

DSGRASSAR AL BROD. Digrassare 
il brodo. 

DSGRUPPAR, V. Snodare. Disnodare. 
Binodare. Disgroppare. 

DSGRUSSAR, v. Disgrossare. Digros- 
sare. Sgrossare, v. — Dsgruaar 
al mann. — Dirozzare , Disgru9-\ 
sare il marmo. 

DSGRUSTaRS' DLA MURAIA. Scari- 
carsi, dicesi propriamente dello 
spiccarsi delle mora , e cadere a 
terra gì' intonacati. Dicesi ancora 
Scaricare. Dissolversi. Scortecciare. 

DSGUDÉVEL , add. Disadatto. agg.| 
Che si maneggia, o si muove cOB 
fatica. V. Sgudevol. 

DSGUMRRA. V. Dsgòmber. 

DSGUMBRAR. Sgombrare. Disgombe- 
rare e Disgombrare. — Dsgumbrar 
la casa; o sia far san Michel. Y. 

DSGUNFIAR. V. Dsinfiar. \ 

DSIGILLAR, Dissigillare. Dissuggeli» 
lare, v. 

DSliMPARAR, V. Disimparare. Dispù' 
rare. Disapprèndere, Disoppurart» 



DSM 



237 



DSH 



DSIMPÉGN. Disimpegno, lì dislmpe- 
gnarc. Quindi Dinmpegnare. I^evar 
d'impegno» e Disintpegnarsi. Lilte- 
rarsi dall'impegno: p. e. Ilmo4o di 
dishnpegnartni ha da vettirmi dal' 
la sua mano. E tanto più mi fo le- 
cito il disimpegno , conoscendo 
qtianto la vostra discretezza iarà 
pronta a compcUirmi. — Quindi 
Disunpegnare potrà usarsi per E- 
ieguire. Esercitare, ed anche per 
hiioloei^» Deliberare, ec. 

DSIMPGNAU » V. Disiwpegnare, v. Le- 
var d' impegno. -^ Disimpeffuarsi 
di sua paiola, vale Rinunziare »1 
precedente impegno. — Dtimpgnar 
VH pègn, -— Spegnare, Biscuotere. 
Riscattare. Riscatto di un pegno. 

DSINAMURARS, v. Disamare, v. Dalla 
Crusca viene spiegalo Beslar d'a- 
mare. Odiare ( Lai. Non amare, 0- 
ilisse. Odio persegui). La prima de- 
iìnizione ne sembra la sola da se- 
goire. 

DSINCaNTA. add. Accorto. Destro, 
^cegliato, fìgur. 

DSINCANTAR e DSINCANTARS' , v. 
Sceqliare e Svegliarsi. Risvegliare 
e Risvegliarsi, v. Ugur. Rendere, 
e Divenire allento. 

DSINFIAR. USGUNFIAR, v. Disenfia- 
re, Sgonfiare, V. 

DSINFISSIK, V Stemperare e Distem- 
perare. Rendere meno spesso. 

DSLIGAR» V. Slegare. Scignere. Disci- 
gwre, V. Contrario di Legare. Scio- 

d|ÌA|>a 

DSLLAr' un CAVALL. Disellare. Le- 
vargli la sella. 

DSManNVAR , V. Termine generico 
che non ha l'equivalente in Lin. 
Naz. É contrario di Ammannvar. 
-7 Ammannire , Preparare , come 
si dicesse: Disapparare , ma que- 
sta voce vàleDisimpat'ure.'-'Dsnian' 
vars'. Termine piuttosto contadine- 
sco. Spogliarsi de* vestiti d'appa- 
renza. 

DSMETTER, v. Diswettei-e. Dimetleì^. 
Tralusciare. Desistere, v. — A n* 
dsmett mai. — Noèì resta. Son fi- 



na , Non ri fina. Non molìa mai. -« 
Dsìnetter' un giusiac&r. — Dimet- 
fere, Distueltere un abito. Non por- 
tarlo pili. Rotta dimessa, Costuman' 
ze dismesse , o dimesse. 

DSMINDGARS'. Dimenticarsi. Quan- 
tunque questo voc. boi. sia ora ri- 
masto fra la plebe, e ormai fra 'con- 
tadini . proviene però da egual vo- 
ce ital. usata da' primi autori , Sdi- 
mentica$'e, e le al Ire voci Sdimen' 
ticato. Sdimenticatoio, ec. Oggi co- 
munemente dicesi Dseurdars'. V. 

DSMINDGÓN. V. bassa. Smemorato. 
Dimenticltèoole. -^ Al mal dèi 
dsmindgòn. — Male dimenticalo ; 
Com'è quello del parlo. 

DSMINTIR, v. Esterminare, Dìster- 
minare , Estirpare. La voce liol. ò 
molto espressiva, e vale EstermU 
nare per fino lasemenza.'^Dsmin'' 
tir t òurdiV/oft. — Mandare all' uè- 
timo esterminio le piattole. 

DSMUNIR,v. Distasare, v. Levare il 
tnso. 

DSML'NTAR , v. Dismontatv. Scende- 
tu. Discendete. Dismontare è pro- 
priamente Scavaleure, Scendere da 
cavallo. — Dsmuntar da una upi- 
viòn , flgurat. Desistere» Cedere, 
Torsi giti da un' opinione. 

DSNAUÒUR. Commensale, n. m. e lai- 
volta agg. Che sta alla medesima 
tavola. — > La voce ital. è generica , 
quindi si dice: Il figliuolo è com- 
mensale al padre , finché convivo- 
no insieme : // marito e la moglie 
sono commensali.-^ La parola boi. 
si rìstrigne ai Convitali , e perù al- 
la \oceDsnadòur corrisponde piut- 
tosto la parola Convitato, u. m. 
Colui che interviene al convito. — 
Dman arèin tri dsnadur. — Do- 
matii avremo tre convitati, che 
saranno nostri commensali. 

DSNAR, V. Pt^^nzare, e Desinare, me- 
no nobile. — Dsnar sèinza toaia. 
Starsi o trovai'si adesco molle. Chn 
i boi. dicono anche alla francese A 
la fourcìw.lte. Alla forchetta. Cioè 
seuica apparecchio formale. 



BSlf 



238 



ÌDSP 



DS1<(AR,ii. m. Pranzo. DeilnarcLsi 
voce Pranzo è più nobile di Desi' 
nart. — V'ha ancora la parola Con- 
vko, che si prende per Splendido 
pranzo.-^ Convitare. Chiamare st 
convito , ed anche Far convito. — 
Convivio per Convito è di siile su- 
blime. — Pranso è voce aflfalto iat. 
che non s'usa , e vale Sazio, Satol- 
lo. — Dinar d'eumpagni. — Con- 
tnto di comunella, dicesi Quello nel 
quale chi fa l'apparecchio inllma a 
ciascuno de' convitati , per polix- 
zetla , ciò eh' egli deve provvedt^re 
per la sua parte. Fu anche dello 
Porzionario. Da' greci chianiavasi 
SimtfòUco. — Cun trastar al dsnar 
cùn la zcna. — - Piatire col pane. 
Allusivo a persona poverissima. 

DSNIDAR , V. Disnidare. Snidare. E 
figur. per Scoprire. 

DSNOM , n. m. stng. e pinr. JVoì- 
ne, Maine, n. f. plur. Quelle ca- 
rezze delicate, minute, eccessive , 
che specialmente si sogliono fare 
dalle femmine ai bambini, o alle 
bestioline a loro care, baciandole 
e parlando loro con voci storpiale 
e stravaganti. Le troppe moine del- 
le madri fanno piangere i loro pa- 
dri. — Vezzo, n. m. É una carezza 
artiflciosa , e affettata per ottenere 
V altrui grazia , o amore. Lèzio , 
B. m. Leziosàggine, n. f. Modo'pie- 
no di mollezza e d* affettazione ad- 
operato particolarmente dalle don- 
ne per sembrar graziose , e da' fan- 
ciulli usi ad essere troppo vez- 
zeggiati. Femmina piena di lezi. 
( Lezzi, coir é chiuso, varrebbe Fe- 
tori). 

DSNOM eDSNUMÓUS, add. M&iniere. 
Lezioso. Smanceroso, agg.V. Dsnom, 
lì. m. — Far al dsnumòus.'^ Fare 
il dinoccolato, p. e. Né mi faccia il 
dinoccolato col dire, eh' è debole. 
Bedi. 

©8N0V. Diciannove, (e non Diectno- 
ve, né Dicinove). Dieci più nove. 

DSNUMAttS'. FAR DI DSISOM. Far de' 
Jezi. Fare il ritroso. Sapere o Vole- 



re qm éosa , e infingersi di non 
perla o volerla. 

DSNUMÓN. V. Dsnom , add. 

DSNUIIÒUS. V. Dsnom, add. 

DSOVRAPil). Disoprappià. Disocràp- 
più. Sopra il dovere. 

DSPAR, add. Dispari. Impari. Bis- 
eguale. Dissimile. Differente , agg. 
— Par e dspar. — Pan e dispari. 
Pari e caffo. — Zercar al trèds in 
dspar. V. Trèds. 

DSPARCIAR , V. Disparecchiare , e 
più comun. Sparecchiare. \. 

DSPABÉIR, n. m. Disparere, n. m. 
Discrepanza, Discofdia, Contrarie- 
tà, n. f. — Dissapore è voce dell'uso. 

DSPARTÉINZA , n. f. Voce che si sen- 
te dai soli contadini, che non fa- 
rebbe però cattiva comparsa se 
fosse introdotta nella grazia della 
labbra incivilite. — Dipartenza, 
Dipartita, n. f. Dipartire, n ro. 
L'atto di partirsi. «— Dipartenza si 
dice ancora a Quell'atto, e a quel- 
le parole , che s' usano nel dipartir- 
si. — Far ci sòu dsparièinzi. — 
Farle ultime amichevoli dipartenze. 

*DSPARTIR, Partire. Dividere. Far le 
parti. 

•DSPARTIZIÓN. Partizione. Divisione. 

DSPARZAR , v. Spaiare , Dispaiare, v. 
Guastare il paio. Disimire. — Dspar- 
zar dòn eoss. — Render due cote 
diseguali, dispari. 

DSPASSIUNA , add. Disappassionalo, 
agg. Disappassionatissimo. 

DSPASSIUNARS'. Sfogarsi col raccon- 
tare altrui i propri dispiaceri. Co- 
me sarebbe Togliersi la passione 
confidandosi coli' amico confidente. 
Non v' ha il verbo Disappassionata 
si, abbenchè vi siano i derivati Dis- 
appassiona lo ■ , Disappassionata^ 
mente , e Disappassionatezza , cba 
è l'astratto di Disappassionato. 

DSPASSIUNATAR1É1NT. Disapassioné^ 
famrnte , avv. Senza passione. 

DSPATTAR , V. Sciorre la parità. Es- 
sendo a patti eguali nella ballotta- 
zione , riballoltare per far decidere 
più di ano che di im altro. 



DSP 



239 



1»9T 



DSPECC» D. m. Spieeo, Sfàrxò, n. m. 
Comparsa, lu f. Bella wU.-^Dtpécc 
è anche add. V. Dtpiccd,-^ Far dèi 
dspèce. — Spiccare, Far Mia tifilo. 

'OSl'EINSA.n. f. Cernere, u, m. Ùi- 
spensa» n. f. 

DSl'ÉhNS£R»n. in. (dal ted. Panizer). 
Casacca che arriva solamente a 
coprir la pancia. 

DSPELGARS*. ▼. SpelagarH, ▼. Uscir 
del fango, e ignrat. Uscir d'iniri^ 
ahi. 

DSPERDER, T. Abortire, Àbortart, 
Disperdersi, ma meglio Sconciare, 
Mandar fuori il parto avanli lì lem* 
pò prefisso dalla natura. 

DSPERIKJRA, n. f. Sconciatura, n. f. 
Atiorto, n. m. 

DSPERPUST. Spropòsito. — Dir un 
mnd d* sperpusL — • Dire mollisi 
fini spropositi. — Far di dsperpust. 
— Fare delle stoltezze. 

^PERPDSTÀ, add. Spropositato, agg. 
Che ba mal garbo. 

DSPERpustAMÉINT, avv. Spropoitta- 
taowrtte^avv. 

DSPERS. add. Disperso da Disperdere. 
Sparso e separato io \arie e diver- 
se parli. L' italiano e^trivaie piut- 
toslo al boi. Sparftuia. — Dispetto 
da /^iiperdtffv. Mandato a male. DiV 
Pipalo ecc. Sperso ; participio di 
%rder?, mandar a male. Quindi 
si dirà per Oo aspersi dia galleina. 
-*. Vooo sperso della gallina. 

^^^Ul. Dispetto. Atto che si fa altrui 
per dispregio Onde Far dispetto , 
>ale Adontare. — • Far una cosso 
per Aspen. -* Fare a disgrado. — 
A so dspétt. — Fare una cosa a 
^(irch dispetto t a dispettaocio , a 
{Jface dispetto di alcuno » o a mar- 
«io for^o. 

«SPIANTAR, V. Dispiantare. Spianta* 
^0' Sradicare. Diradicare, Disradi- 
care. 

^SPIASÉIR» V. Dispiacere. Spiacere. 
DSPIASÉIR, n. m. Dispiacere, Dispia- 

cimento, n. m. 
1>SPÌCCAR, V. Staccare. Distaccare. 

Spiccare, Dispiccare, v. £ cosi gli 



agg* Dspèce, Dspiced. — Siaeeaio* 
Dislaccato. — Per Far dèi dspèce» 
— • Spiccare» Brillare. Sfarzeggiare» 

'DSPINSIR, tt. m. Dispensiere. Celie* 
rario. 

DSPINSIRÀ. add. Spensierato, agg. 
( Il vero Fainèant de' fr. ). 

DSPRGZZAR, y. Dispregiare. Disprez- 
xare. Sprezzare, Sdegnare, Aàtfor* 
rireec. 

DSPRUVVEST, add. DUproweduto. 
Sproooeduto , agg. 

DSl'UlA. add. Spot/fiato* DispogUalo. 
Sema vesti indosso. <—iViido, Ignu» 
do. Quando si è senza camicia. ^^ 
Hézz lispuid. -^ Spogliazzato, 

DSPUIADUR. Spogliatoio. DispogUaio- 
rio. 

DSPUIAR» V. Dispogliare. Spogliare, 
Svestire. Levar gii abili. — > Disnu* 
dare. Nudare. Denudare. Rendere 
ignudo. *-D«pttiar un còni, far un 
dspói. — Spogliare, figurai. Far lo 
spoglio. 

DSPULPAR, v.Di«poiporv Spoipatv. v. 

DSPULSAR» V. Spuictare. Tor via di 
dosso le pulci. 

'DSPUiNTAR» V. Distaccare. E s'iaten- 
de di cosa attaccata con ispilU , od 
altro. 

*OSPUNTARLA. intarla. Vincerla. 
Vincere contro o a dispetto di al- 
cuno. — A n'son cuntèint s'a n'ia 
dspànt. — - No» son pago se non la 
spunto , se non la vinco. 

*DSPUNTARS\ Perdere la punta, 

DSPUSSlilSSAR» V. Dispossessare. Spos- 
sessare. 

DSRUZZNIR. Dirugginila e Diruggi- 
nare. Disrugginare, 

DSSAROL. V. Zssarol. 

DSTAGNA, add. Vaso che ha perduto 
lo stagno , la stagnatura. Vaso a 
cui s' e logorata la stagnatura. 

DSTAGNARS' , v. Perdere lo stagno. 
Logorarsi la stagnatura. 

DSTATARAR, v. T'opro. 

DSTÈtSA (LÉZR ALLA ). V. Lèzer. 

DSTÉNDER» v. Distendere, per Mette- 
re a giacere. — Dstènder la Imgd. 
V. Bugd. — Distendere. Comporre, 



non 



330 



BOP 



DLIMARS' DALLA RABBIA, modo bas- 
so. Hodersi dalla bile. 

DLUVl. DUuvio. Straordtoaria cadala 
di pioggia. Per almi li t. a gran man- 
giatore dicesi Diluviatore, Diluvio^ 
ne. Divoratore, Ingoiatore. Ingiù- 
viatore, Inqurgiiatore, Mangione, 

— Lureo . Lurcone, Gnatonct Igna- 
ione SODO V. L/ poco usitate, per 
Divoratori immondi. — Epulone. 
Cile si compiace nelle moltt*, e de- 
Jicate vivande. — Pacchione, viene 
dal Yerbo plebeo Pacchiare. — 
Ghiottone. Avido di cibi delicati. 

DLUVIAR. V. Diluviare, v. Piovere 
strabocchevolmente. — Per similit. 
Diluviare. Mangiare, straordinaria- 
mente. 

DMAN. Dimani. Dimane. Domani, Dìj- 
mane. — > Dman d' sira. — Domani 
sera, Dimandastera. Domandasse' 
ra. Dimani da sera. — Dmalteina. 

— DomaUina. — Dman l'alter. — 
Diman l'altro: ma meglio Dopo do- 
mani , Posdomane , e Posdomani. 

^DOCUMEINT. Documento, Scrittura. 
Origina le autentico. 

DOCUMENTAR, v. Corredare di docu- 
menti, di atti; Provare con docu- 
menti cioè : Scritture , Originali 
autentici, 

DÓIA , n. f. Doglia, n, f. Dolore, n. m. 
Doglia del parto. Dolore del parto. 

— Dogtia, vale anche Afflizione, 
DOiC. Dolco, Dolce, ma è proprio solo 

del tempo , e della stagione Tem- 
perato. — Questa voce è più usata 
in contado che in città. — Al doic 
fa dzlar la tèrra. — / dolchi di- 
moiano il terreno. 

DOMEMCAL. V. Bttstical, 

DOMINÒ, n. m. Budo, n, m. Giuoco 
che si fa con picciolissime carie, o 
tavolette d'osso piii lunghe, che 
larghe, in una faccia delle quali so- 
no marcati de' punti , o segiietti co- 

• me nei dadi. — Dominò. — Domi- 
nò. Vestimento femminile da ma- 
schera , ed è una sopravveste di se- 
ta , ora soslitoita all' antica bautta. 

POMLNUS DOMINANZIUM. Storpiatura 



latina che si dice specialmente dal- 
le donne. Far al dominus dominan- 
zium, •*<- Fare il Messere, Messere e 
Madonna. Sedere a scranna. Fare 
il padrone assoluto. 

DÓNCA, (da Donqua ant.) Dunijue, A- 
dunque. Sicché. Perciò. Però. Onde. 
— Alcuni boi. alla voce Dònca ag- 
giungono erroneamente Sicché. Sic- 
ché dònca a v'vòi cantar un'isto- 
ria. — Dunque va' contarvi una 
storiella, 

DÒNDEL, n. m. Bindola, (Alb. Diz. 
Fr. Hai. Toce Escaipoletfe). Giuoco 
che fanno i fanciulli, i quali seden- 
do sopra una tavola sospesa tra due 
funi , o su la fune stessa , la fanno 
ondeggiare. Sogliono anche sedere, 
o Star cavalcioni nelle due estremi- 
tà di una trave, posta in bilico so- 
pra un'altra, divertendosi coir al- 
zarsi, e abbassarsi. In ital. dìcesi 
Altalena. — Far al dòndei. — Al- 
fa ìenare. 

DÒNDLA, n. f. Dònnola. Quadrupede 
sai valico, plii piccolo del cane, che 
fii la caccia specialmente ai colombi. 

DONNA. Donna. Fémmina. —* Donna 
più precisamente è la Femmina del- 
la specie umana. Feìnmina si dice 
degli altri animali.— />onm'na.l>oH- 
naeina e Donnicina, dim. vezzegg. 
Donniccinola. Donnuccia. Donnàc- 
chera, dim. avvilit. — > Donnone, 
m. è r accresc. — Donnaio. Donna- 
iolo , e meno vizioso Donnino. Co- 
lui che volontieri pratica col le don- 
ne. — Donneare. Far all'amore col- 
le donne. — Donneggiare. Far da 
padrona. — Donnesco, agg. Da 
donna. j 

DÒP. Dopo. Dappoi. Dietro, Poscia. \ 
Poi. Di poi. Dipoi. Da poi. — Dopo 
per Di dietro. — Dòp alla porta, 
Dòp all'uss. — Dopo la porta. Do- 
pò l'uscio. — Dòp dsnar. ~ Dietro 
mangiare. -^Da dòp eh' a sòn qua- 
ré a sòn sta sèimper bèin. ^~ Dal 
tempo della mia guarigione, o Del- 
la mia guarigione in poi , non son 
più ricaduto. — Vn puciein dòi>. 






Boe 



231 



DBB 



ftòp un pucUin, -« Mentosto. Un 

po' più tarili. 
DÓPPI, add. Doppio, Ag^, Che è due 
volle tanto. Contrario di Scempio. 

— FU dóppi , Sèida dóppia. — Filo , 
Seta addoppiala. A due capi, — Al 
dóppi, avv. — Doppiamente, avv. 
Addoppio, o A doppi. — A pia dop* 
pi. '^ A più doppi. Vale piìi volte 
addoppiato. A più falde; A più »uo- 
li, dicesi di materia distesa » che a- 
gevolmente ad altra si soprappone. 

— Una noia, una nomina doppia, 
colla quale si propongono due per- 
sone ad una carica. Si dirà ancora 
Nomina duplicala, triplicala, ec. 
La Dupla, la Tripla, la Tema, ec. 
Sono voci d' uso. — Duplo vale Due 
volte tanto. 

DOUMIA. n.f. Sonnifero, n. m.— Son- 
mfero, è anche agg. Sopon/èiio^ e 
coti voce gr. I^arcòlico. Che induce 
sopore. — Èssr impasta d'donnia. 

— Essere alloppiato. 

I)OSS, è voce usala nel prov. Lalèin' 
gua n'ha oss , e pur s'fa ròmpr al 
doss. V. Lèingua. Per Svheina. V. 

W,e LN DÒV. avv. Ooe. Dove, e 
aot. anche Du'-^ Dòo $io\ o In dóv 
«»c'?— Dove siete? — Da dóv.-^ 
ììoiìde^ Di onde e D'onde. — Da dóo 
vgnio'? — Donde venite? — Da dòo 
v'siv' toU? — Donde vi siete parti- 
to? --- Dove per Dovunque. — Dóv 
a. vii — Dovunque vi piace. ^^ Al 
pretènd d' èsser credilòur, in doo 
ch'a són creditòur me. — Egli pre- 
tende d'esser creditore, laddove lo 

SOM io. 

DÓIGA, n. f. Doflfa (coirò stretto). 
Uua di quelle strisce di legno, di 
che si compone il corpo della botte 
dì simili vasi rotondi. — Da Doga 
ne viene Dogamento. V atto di f i- 
niettere o rassettare le doghe alle 
bolli. — Dogare. Porre o rimetter 
le doghe. — Fati a dóug. — Doga- 
lo. Dicesi di Arnese composto come 
lina botte. — Addogato. Listato pel 
lungo a similitudine di doga, o si 
dice delle armi gentilizie. — Dòwja 



per similU. Polpa. Polpa di tma 
persica. Polpa di un presciuUo. — 
Un mlòn eh' ava dia dòuga. -~ Po* 
pone polputo , polpacciuto. 

DÒZZA. Doccia. Canale di terra cotta, 
o di latta , o di legno per ricever 
le acque del tetto. — Doccia e Doc' 
cione serralo è il Tubo di latta V. 
Uì-zol Cannòn. 

DRAG. Drago. Draco e Dragone. Ani- 
mal favoloso. -Dragr. — Cervo «o- 
laute. Sorta di macchina che si fa 
con carta dislesa , attaccata ad al- 
cune bacchette , e ad una lunga fu- 

' nicdla . che i fanciulli svolgono nei 
lasciarla portare in alto dal vento 

— 1 fanciulli toscani lo chiamano 
Aquilone. ^-^Dt^gòn. — Dragone 
T. mil. 

DRÉTT. Diritto. Dritto. Vocabolo ch'ò 
alcuna volta sust. altra add. , ed è 
anche preso avverbialm. -— Drétt, 
«usi. Diritto Dritto, sust. — Torr 
Uìui cossa pr al so drétl. — Piglia- 
re una cosaitcl verso. ~^ Andar pr 
al so drétt. — Andar pel verso. — 
Drétl e arcers d'una mdaia, d'una 
muneida. - Dritto e Uillo, Testa, 
Fdccia d'una medaglia, d'una mo' 
neta e Rovescio, ecc. \. Mdaia- Tm- 
var al drétt d'u/ia cossa. — Trovar 
ripiego, compenso, pt'vvoedimento 
ad un affare. — Ciappar al drétt, 
un dréti.^' Pigliar una dirittura. 

— A n'i Iroo più cU drétt. A-i ho 
pers cU drétt. ^- Ilo perduto la tra- 
nwnlana. Non trovo più il verso, 
l' ordine , la via.^— Drétt , add. X^t- 
ritto. Dritto. Ritto, agg. — Star 
drétt. — Esser diritto , ritto di per- 
sona. — Andar drétt, cùn là tèsta 
alla. — Andare in sulla persona» 
Stare in sulla persona. — Un om 
drélt.^--Un uomo accorto, scaltro, 
avveduto, destro. — Man dretia, e 
Man stanca. — Mano destra, dirit- 
ta, ritta: e Mano tnanca. — • Una 
scala, una riva drètta.-^Vna sca- 
la , una salita ripida , erta. - Drétt, 
:k\\.*- Diritto, Dirittamente, Diretta- 
mente, — Andar drcU. — Andar di- 



DBI 



8»9 



MI 



' retiamenU,'-' Andar sèiwperdrélt. 
— Andar ritto ritto. Tener ilcam- 
tnin dritto. — Jn drétt (dal Lat. In 
diritum). In fazza. -^ Dirimpetto. 
Bitnpetto. Di rimpetto. A rimpetto. 
Di contro. Di contra. Di rincontro. 
Dirincontro. Si dice lìimpetto a me» 
e Rimpetto di me, e cosi degli altri. 

— Pur far drétt, purtarpar.^^ Por' 
tarpari. Portar una cosa in manie- 
ra che non penda.—- Dr^'/f, anche 
per Retto.-^ Rèiga, lenea dretta.'^-^ 
Linea retta. 

DRÌ. Diètro — Indri. — Indietro. — 
Dedri. — Di dietro. A tergo. Da ter- 
go. — Quèll ch'i teindrì. — Quello 
che succede. Consecutivo. Seguente. 
K alle volte Adiacente o Aggiacen- 
te. — Èsser dri a far una cossa. — 
Occuparsi nel fare una cosa. Stare 
intorno a checchessia. Essere in' 
tento a cltecchessia, p. e. A sòn dn 
a scriver l'istoria d' Rulognaf"^ 
Sto scrivendo. Scrivo ora, Mi occu' 
pò nello scrivere la storia di Bolo* 
ffna. — A i sòn dri. — He ne occU' 
po.^^Al dedri. — Dietro a casa , o 
Dietro via, per ischerzo» il Culo. — 
Dri, \ale ancora Rasente. — - La 
can' va s'taia dri a tèrra.'—' La ca- 
napa tagliasi rasente terra. — Un 
albe r taid dri tèrra.^—Un albero 
tagliato rasente la terra. — Dri 
drt la murala. -- Rasente al muro. 
Rasentai^ il muro.—" Tirars' dri 
l'ùss. — RjseìTarsi dietro l'uscio. 

- Tgnir dii a un. -Seguire alcuno. 
Andargli dietro. Venire appt^sso. 
Codiare alcuno. — Guardar ali* in- 
dri — Guardar dietro. — Un can 
ch'abbaia dri a un. -— Un cane che 
abbaia addosso alcuno. — Zigar 
dri a quia donna. — - Gridare ad- 
dosso quella donna.- Tirars* indri. 
-Arretrarsi. Retrocedere. Farsi in- 
dictì^. Tirarsi addietro. Ritirarsi. 
I mililari dicono Rinculare : gli a- 
stronomt Retrogradare.'^ Indri in- 
dri. — Indietro indietro. — Andar 
dri a una strd, dri a un canal. — 
Atidar lungo la via, lungo un ca^ 



nate. Camminar lungo o hnighisso 
il fiume.- Dar indri ùgar. -Caglia- 
re. Mancar di coraggio. — Dar in- 
dri. — Restituire. Rendere. — Dar 
indri , 6gur. , parlando di piante o 
animali. - Ammutolire. Dìcesi degli 
occhi della ^ite , e degli alberi 
quando perdono le messe. Intristi- 
re. Dimagrire o Dimagrare. Dissec- 
carsi. Dare indietro. — Parlando 
di bolle ò simili malori. Toma- 
re indietro. Non venire innanzi, 
non far cupo. —Dar indri d'prezL 

— Calare. Rinviliare. Il grano rin- 
villa. -Far dar indri. - Rincaccia- 
re , Rincaiciare, — Risospingere 
indietro per forza. — Dri la vi 
8' conza la soma. — Per le vie si 
acconciano le some. Cosa fatta 
capo ha. —Al de dri , la nott dri 

— Il giorno, e la notte vegnente, 
appresso. Il giorno seguente. — 
Star dri a qualcun. — Sollecitare. 
Stimolare. Stare alle spalle d' uno. 
Serrare il panno o i panni addosso 
ad alcuno.-Ésser dri a un. - Asse- 
diare uno. Importunare. Lusinga- 
re. — Muiir dn a una. — Fare H 
cascamorto. Spasimar per una. 
Esser cotto in una. — Fare' guar- 
dar dri. — Dar da dire , o dà par- 
lare di se. Dar che dire, dar die 
dire alla brigata. Far dir di se,o 
de' fatti suoi. Far dire altrui, o la 
gente. - Far una cossa dri l'altra. 

— Far successivamente.— Far una 
cossa un e pò Valter, un dri l'al- 
ter. — Alternare. Operare seambie- 
volmente . a vicenda. — Torr indri. 

— Ripigliare. Ritogliere. Ritorre. Ri- 
prendere. - Trar dri la roba. - 
Gittar via. Dare o vendere le co- 
se per manco eh' elle non vaglio- 
no. 

DRITTAR V. ìianzein. 

DRITTÒN , DRITTAZZ. Drittone. Astu- 
taccio. Drittaccio. Volpone. Destri*- 
Simo. Accortissimo, Avvedutissimo. 
. Avvisatissimo, Volpe vecchia. 

DRiZZAGN, n. m. Dirittura, n. f. Cor- 
$0 dritto dei flume. — Far un drìzr 



DSA 



233 



DSC 



iatfn, — Fare una diriiiura in un 
canale . in un fiume tortuoso , ecc. 
DBUGARt, n. f. Spezieria di droghe. 
Fondaco di droghe. Nella Crusca 
noa trovasi registrato il nome di 
Drogheria che per Quantità di dro- 
ghe: ed è perciò che io faccio cor- 
rispondere alla boi. la voce italiana 
Spezieria di droglie. V uso però 
prevale nel chiamar generalmente 
Drogherìa la bottega dove si ven- 
dono le droghe , tanto più che la 
parola Spezieria è riservata alla 
hottep^a dove si fanno e vendono i 
inedicinali. V. Spziarì. E giacché 
Drogherìa significa Quantità di dro- 
ghe, si potrà benissimo applicar 
questo nome al luogo che le con- 

DUUGHIR. Droghiere eDroghiero.Vntk 
volta <;i diceva dal lat. Aromatario. 
'• V. SpziaL 

DSAFFITTA. Spigionato. Dicesi di ap- 
partamento , di casa rimasta vuota , 
non appigionata. 

^^KlK^,y. Dissalare, v. Tener in 
molle i salumi per levarne il sale. 

DSALDAR. Dissaldare, V. d.U. Disfare 
la saldadura. 

DS\Lr,À, add. Non selciato. Senza sel- 
ciata. 

DSALGAR, V. Disfare la selciala. 
Sniattonaìv il pavimento. INon è in 
Toraholario la voce Dissclciare. 

DS\Nr,UAR. Dissanguare. Trarre 
n«asi lutto il sangtic. Dissanguina- 
f€. Ammollar le pelli nell'acqua per 
lor^liere il sangue, che vi si trova 
ailaccato. 

nSAPPIJNT. Sconcerto. Disordine. Dan- 
no. Pregiudizio. ~ termine comune 
fra' mercanti. L' è in-t-un gran 
^sappimi. '"Egli è in grande scon- 
certo ne* suoi a/fiiri. 

DSARBATTER I ClUD.fiis6adfre. Disfar 
la Hbaditura Contrario di Ribadire. 

^SARMÀ, adii. Disarmato /tk^^. Nello 
J^lile sostenuto , Inerme. 

^^ ^SI. Disagio. - Far una cossa per 
diasi, vale Fare una cosa con po- 
ca volontà, a controvoglia, a ma- 



Uneuùre: come se si dicesse Per 
disagio, o con disagio. Disagio, va- 
le Scomodo, e forma /^MOf/rare, Sco- 
modare. Disagiatamente, Disagiosa» 
mente. Con scomodo. Disagiato, DiS' 
agioso, agg. Scomodo. 

DSB ARCAR. Disltarcare e Sòarcnre, 
Levar di barca. 

DSBTTUNAR e DSBTTUNARS*. S6of- 
lonare e Sbottonarsi. 

DSBULLAR (dal lat. barb. Disbuilare), 
Dissigillare. Dissuggellare. Levar 
il suggello d'una lettera. 

DSCADNAZZAR. V. Scadnazzar. 

DSCAl^. Discalzo. Scalzo. Discalzato. 
Scalzato , agg. 

DSCALZADUR . n. f. plur. Scarpe, sti- 
vali dimessi. —Dscalzadura, Dseal- 
zamèint. — Scalzamento. Scalza- 
tura. Lo scalzare. 

DSCALZAR«v. Discalzare. Scalzare, 
V. Trarre di gamba i calzari; é Scal- 
zarsi. Trarsi . ec. Boi. Cacar, e ca- 
vars' el calzètt. — Dscalzar un al- 
ter, una mumta. —Scalzar gli al- 
beri, I muri. Levar la terra intor- 
no. — Per metaf. dicesi Dscalzar, 
Tirar zò. — Scalzare. Far caselle 
per apparsi. Dar la corda a uno. 
Far su , e bassam. Cavar i calcetti. 
Aggirare altrui con parole per ca- 
vargli di bocca quel eh' e' non vor- 
rebbe dire. 

DSCALZINAR, V. Scalcinare, y. — 
Dscalzinarel pred. — Scalcinare i 
mattoni. 

DSCANTÀ , add. Svegliato. Destro. 
Svelto. Disinvolto.^-' Scaltrito di- 
rebbesi di Persona in senso poco 
onesto. 

DSCANTAR, v. Svegliare. Disonnare. 
Sdormenlare. Scaltrire. Smalizza- 
re. — Convmpere , dicesi in senso 
osceno. — Dscantars'. Detto d'una 
macchina, d'una serratura. Ricom- 
porsi. Riordinarsi. 

DSCAPIT. Discàpito. Scàpito. Scapila- 
mento. Disavanzo. 

DSCAPITAR, v. Discapitare o Scapita- 
n: Disavanzare. Metter del suo. 

DSCAPRrZZIARS' , v. Scapricciarsi. 

25 



Dsd 



934 



ma 



HcdpriccirsL Sbizzarrirsi Scapric- 
ciare Scapriccire, Cavar altrui di 
testa i capricci. 

DSGARGABARÉLL. F'AR a DSCARGA- 
BARÉLL. Fare a scaricabariU.Giao- 
co fanciullesco che sì fa da due so- 
li, che si volgono le spalle l'uo l'al- 
tro, e intrigate scarabievolmente 
le braceia, s'alzano a vicenda. -« 
Detto fìgurat. /^ure o Giuocare a ci* 
velia t e vale Scaricarsi a vicenda. 
Apponela t'tin l'altro. 

1)SCARGAR, V. Scaricale, — Dscar- 
gar un alber dal brocc. — />ira- 
ìnare» — D$carqar un alber dai 
frati. — Diradai^ le frulla. — 
Dscargars' d' culòur. — * Scolorir» 
si. SUgneni. -^ Dscargar un cw 
lòur. — Scaricare un colore. Fargli 
perdere alquanto della sua viva^ 
cita. 

t)SCAVARS. Toffliersi. — Dscavet* de 
d'ié. — Tòoliti di là. — Dscaotem' 
dinanz. -^ fog limili davanti. Le* 
vati di qui. Va* via. -^D scave l' dal* 
l'ori. -^ Toglili dal culo. 

DSGAZLI»add. Scaduto. Decaduto, bis* 
caduto, agg. Andato in decadenza 
di fortuna. 

DSCCIUDAR» dischiodare. Levare» 
Schiantare i cbiodK 

DSCÓISZ, add. Scondilo ^ agg. -^ tn- 

' sala dsconza. •«^ Insalala scondi' 
ta. -- Dscont in-t'la tèsta. — Dis* 
adorno. Scapigliato. Scrinalo. 

BSCÒRRERi \. Discórrere. Dire. Par- 
lare. Favellare. — Manira de 
dscòrreri d* far un dscòurs. — 
Locuzione t p. e. Locuzione fami- 
oliare , ringraziatoria, minaccevo- 
le. V. Dscòurs ^D%còrrer a spintona 
slintar a dscòrrer. «• Ponzare. 

DSCÒUns. Discorso. Locuzione, 

DSCRÉDCRS'» y. n. p. Discredersi- Con- 
fidarsi reciprocamente i suoi diB- 
ffiisti. V. Spassiunars\ 

DSCRODAR al I^IL. V. Trar sa. 

DSCRUVER, V. Scoprite. Discoprire. 
— Per Palesare. Appalesare. Mani* 
fesiare. Svelare un segreto. - 

DSCUCGCiNÀ , add. Stumlo. Aperto. 



Dicèsi della botte 4 o Ibarile^a <*al 
siasi levato il cocchiume. 

DSCUGCUNAR, T. Sturare la hoUe* 
Levare il cocchiume. 

DSGUDGARiV.Scoto/tiulfV o Scoticare* 
Levar la cotenna ad un prato Y« 
Cògd. 

DSGVERT, add. Scoperto, Discoperto. 
**- Discover lo e Scoverto, rioiasu» 
alla Poesia. — Una donna tutta 
dscverta. -•- Una domus scollata. 
In toscana soglion dire Una dontus 
spettorata. Andar spettoratamen* 
te. Cosi Spettorarsi. 

DSCVERTEIN. ADSCVERTEIN, s,sver* 
bialm. Far, Zugar a dscverlein. 
Giocare alla scoperta. Ed anche fl- 
gurat. Dare le carte scoperte , o al* 
la scoperta. Dire il suo parere M* 
beramente« e senza rispetto. 

DSGUMDaR, V. Discomodare. Incorno* 
dare. Scomodare. Disagiare. 

DSGUMPAGN. ii(UL Scompagnato. Dis* 
compagnato. *-* Dòu scarp, Dòa 
calzèlt dscumpagni.-*-' Due scarpe, 
Due calze scompagnale. — Per 
Differente. Diverso. *-* Due fazzokl* 
ti diversi. Due tavoline di/feretiti. 
•- Dscumpagn, prendesi anche per 
Dissimile , o per Disuguale. 

DSGUMPAONAMÉINT» u. m.Scompa* 
gnatura, n. f. Scompagnatura di 
mobìli, di Vestimenta, ec. *— Scout' 
parfnamento è V. d. U. * 

DSGGMPAGNAR, V. Scompagnare. Dis* 
compagnare. Disgiungere una co« 
àa ({all' altra compagna. Contrario 
di Accompagnare. -* Spaiare. Dis* 
palare. Disgiungere due cose. Con- 
trario di Appaiare. *** SguagUare* 
fare ineguale. Contrario d' Aggua- 
gliare. *-* Scoppiare. Levar di eop> 
pia.. Contrario dì Accoppiare. -* 
Sparigliare. Levar da una pariglia 
(parlandosi di cavalli). Gentrarìo 
di Apparigliare. 

DSCU.NSACRÀR, V. Dissagrare, x.Con* 
trarlo di Sagrata, e vale Ridar dal 
sagro al profano. 

DSCCNSIAR, V. SconUgliart e Discon» 
sigliarct v. 



DSB 



335 



DSF 



DSCUNSOLAR, v. e DSCUXSOU, add. 
Biscùmolare, Sconsolare, v. Dis- 
consolato» Scontotato» agg. 

'DSCURDA ; agg. Dimentico. Dimenti- 
chewle. Facile a dimenticare. 

DSCURDARS'. Dimenticare e Dimen- 
tìcaréi, Oòbliare, e volgarm. Scor- 
darsi, — Al lUcurdars' d' una cos- 
ta. ^ Dimeniicanza . n. f. Obbiio, 
Scordamento , n. m. — Dimentico e 
I>imenUcato. Scordato. Obbliato so- 
no gliaggetUvI. — Dimentichéoole. 
Scordévole. Irricordevoie. ObOlivio- 
w, pare agg. Di poca, di debii me- 
moria. -~- Hanno alcuni autori usa- 
to ancora net signifìcato di Dimen- 
ticare il verbo Sdimenticare e Sdi- 
mentiearsi. (E sarà il Dsmintgars' 
del volgo, e de'coniadioi bologne- 
si. V.). ^ 

•DSCUBDÒN. V. Dtcurdd. 

DSCUSDURA . n. f. Sdnicio , n. m. 
L'alto dello sdrucire, e il luogo sdru- 
cito. Sdrucitura . n. f. e Sdrucito, 
n.m.Vagliono Botlura, Spaccatura. 

DSCUSER, V. Scucire. Discucire. Sdru- 
cire, y. Disfare il cucilo. 

DSCUZZUNAR o DSZUCCUNAR . v. fi- 
goratam. Dirozzare , Dirugginire e 
Scozzonare , figura t. Addestrare , 
ScttUrìre. Rendere destro, pronto 
alcuno non pratico. 

DSDÀ, DÉSD, add. Sveglio, Svegliato, 
^esto. Vale Accorto, Vivace. — fic- 
»/ato8*nsa piuttosto per Eccitato, 
che per Tolto dal sonno. 

DSDAR e DSDAKS*. n. p. Svegliare, 
J>isteglian. — Destare è affatto si- 
nonimo a Svegliare, tanto nel pro- 
prio che nel figurato. — Disonnare 
(Boi. Dsuniars*), derivalo da Son- 
no, vale Svegliarsi , ed è T opposto 
di Assonnare. — Bisvegliare e Ui- 
desfare. Svegliare e Destare di nuo- 
vo. Abbencbé sia forse preso sem- 
pre in senso di ripetizione; ma sa- 
rà ciò fatto dai poeti in grazia del 
verso, da alcuni prosisti per ser- 
vire all'armonia. — Svegliaci, De- 
starsi, Dissonarsi. Riscuotersi dal 
sonno. — SvegghiarCt Svcgg/iiato 



sono Toci de' fiorentini , cbe ad- 
operano Vegghia per Veglia. 

DSDETTA. Disdetta, Sfortuna nel 
giuoco. 

DSDIITÀ, add. Disdicciato, agg. Ch'è 
senza delta; Sfortunato nel giuoco. 

— Sacco di disdetta. Sgrazialissimo. 
DSDOTT, Diciotto. Non Dicidotto, nò 

Dìcciotto. 

DSDUBBAR, V. Disadornata, v. 

DSOUPPIAR, y. Sdoppiare, Scempiare, 
Render scempio. Contrario di Ad" 
doppiare. 

DSÉMiiER. Dicembre e Decembre. 

DSEQUILÉBRI. Sbilancio. Non si dica 
Disequilibrio, 

DSEQUILIBRAR, y. Sbilanciare, v. Le- 
var d'equilibrio. 

DSÉRCtA. Cicerchia. Legume della 
specie de'ceci. 

*DSERT, n. m. Deserto , n. va. Solitu- 
dine, n. f. 

•DSERT, agg. Abbandonato — L' è un 
poter dsert. — È un pover wnno 
abbandonato da tutti, 

•DSERTAR . V. DUertaiys, 

•DSERTÒIJR. Disertore. 

DSÉVD, add. da Disctpito, cbe ora di- 
cesi più comun. Si ipito , Insipido , 
add. ed anche Sciocco , tanto delle 
cose cbe delle persone. Di queste 
dicesi ancbe Melenso. 

DSEVDÉZZA. da Discipitezza; ora me- 
glio Scipitezza , Insipidezza. 

DSFAR,v. Disfare, v. — Dsfar per 
Disciogliere. Disfare dello sterco di 
di colombo nelV acqua. — Dsfar 
algrass, al butir. — Sciony:, Di' 
sciorre, Squagliare, liquefare lo 
strutto, il burro. Strùggere. — Al' 
grass se dsfà pr al cald.- Lo strut" 
to si squaglia pel caldo. — Dsfar 
la tèrra , far un dsfall. — Dissoda» 
re la terra. — Dsfar la robbad'lègn, 

— Scommettere. Scommezzare. — 
Dsfar el murai. — Smurare. — El 
salga. — Smattonare. — / grùpp. 
Sciogliere i nodi. — Una lèzz. — ^ A- 
brogare una legge. Abolirla. — Vn 
eserzit. — Disfare un esercito. Scon- 
figgere. — Un gmissèll. — Sgomi' 



BSF 



236 



BSI 



. talare. — Un eannòn d*fll,e invu- 
iarV in-t'Un alter. — Trascannare. 

— Dsfars* dia nèiv. — Struggersi. 
' — Dsfar i mela U.-^Fondevv il piom ■ 

bo»il ram«,ec. Liquefarlo col fuoco. 

DSFATT , D. in. Divelto. Il lavoro del 
terreno già incolto , e la terra sles- 
sa divelta. — Al dsfatt ha da ès- 
ser fond purassà. — Il divelto si 
faccia il piti profondamente possi' 

. (file, — Sl'ann a-i fto spèis d'gran 
quattrein in du dsfatt. — Quest'an- 
no due divelli mi costano assai. 

DSFATT . add. Disfatto , agg. Rotto. 
Guasto. — Liquefatto. Stì'utlo. Fu- 
so. Fonduto. S'intende dal fuoco. 

— Dir dia roba dsfalla. — Dir co- 
se da non dire. 

DSFEUENZIAR. Disferenziare. Diffe- 
renziare. Far differenza. 

DSFIGURAR. Sfigurare, Disfnfurare. 
Trasfigura re.—Svisare. Deformata. 

DSFILAR, y. Sfilacciare o Spiaccicare. 
Far le filaccia. Stessere i panni. — 
Bobba eh' s' cmèinza a dsjilar. — 
Panno che spiccia. Cioè che inco- 
mincia a sfilacciare. 

DSFILZAR, V. Spiata, v. Disunir lo 
infilato. — Am' s'è dsfilzd Vaghe- 
eia. — S'è spialo l' ago. 

DSFIURRAR e DSFIUBBARS'. Sfibbiare 
e Sfibbiarsi. Sciogliere, o Sciorsi 
la fibbia. Slacciare. Dilacciare, 
Sciogliere il laccio. — Slegare è 
Sciogliere, o Seiorre il loganie. 

DSFIURAR, V. Sfiorare. Disfiorata!. Le- 
vare i fiori» il pare. 

DSFRASCAR, V. Sbozzolare. Levare i 
bozzoli da seta dal bosco. V. Frasca. 

DSFRRAR, y. DSFRRÀ . add. Sfeìrare 
e Di sferrare , v. Spermio e Dis fer- 
mio, agg. Levare i ferri a un ca- 
vallo. — Sferrare una persona. — 
Dsfrars'. — Sferrarsi , dicesi dei 
cavalli, e d'altri animali quando 
escono loro i ferri de' piedi. 

DSFUIAR, v. Sfogliare. Disfogliare; e 
pili poelicam. che prosaic. Sfron- 
dare. — Sbrucare. Levar le foglie 
dagli alberi. — Dsfuiar i pur. — 
Spicciolare i fiori* Levar loro i pe- 



lali.— Dsfuiar el foidèl fiirminlòn. 

— Scartocciare. — Spampanare le 
viti. Dicesi del levare i pampini. 

DSFURTOUNA, n. f. Generalmente si 
prende per Disgrazia. Soenlut^. 
Avversila. Disavventura. Sciagura. 
Infortunio. — El dsfurtoun, o el 
dsgrazi ein sèimpr ammanvà. — 
Le disgrazie son sempre apparec- 
chiate. — Dsfurtund, add. Sfortu- 
nato. Disfortunaio. Disavventura- 
to. Malavventurato. Sciagurato. — 
Èssr dsfurlund cìn'è i can in cisa. 

— Essere il capo degli sciagurati 
o degli sgraziati. -^ A cìU nass 
dsfurlund a t casca la cà in co. — 
Allo sgraziato tempesta il pan nei 
forno. Non fece mai bucato che fwn 
pioVes§e. Chi Jia avere la matamat- 
tina non occorre che si levi tardi. 

DSGANNAR. Disingannare e Sgan- 
nare. 

DSGATTIAR. V. Dslriqar. 

DSGÒMBER e DSGUMBRA , add. Di- 
sgomberato. Disgombrato. Sgom- 
berato. Sgombrato, agg. 

DSGRASSAR AL BROD. Digrassare 
il brodo. 

DSGRUPPAR , V. Snodare. Disnodare. 
Binodare. Disgroppare. 

DSGRUSSAR. v. Disgrossare. Digros- 
sare. Sgrossare, v. — Dsg russar 
al mann. — Dirozzare , Disgros- 
sare il marmo. 

DSGRUSTARS' DLA MURAU. Scari- 
carsi , dicesi propriamente dello 
spiccarsi delle mura, e cadere i 
terra gì' intonacati. Dicesi ancora 
Scaricare. Dissolversi. Scortecciare. 

DSGUDÉVEL . add. Disadatto, agg. 
Che si maneggia , o si muove con 
fatica. V. Sgudèvol. 

DSGUMBRÀ. V. Dsgòmber. 

DSGUMBRAR. Sgombrare. Disgombe- 
rarc e Disgombrare. — Dsgumbrar 
la casa; o sia far san Michel. V. 

DSGUiNFIAR. V. Dsinpar. 

DSIGILLAR, Dissigillare, Dissuggel- 
lare, V. 

DS IMPARAR, y. Disimparare. Dispa- 
rare. Disapprèndere. Disapparare. 



DSM 



S37 



DSH 



DSIMPÉGN. Dkimpegno, Il dlsimpe* 
gnare. Quiodi Dishnpegnare. I^evar 
d'impegno» e DisUnpegnarsi. Ulte- 
rarsi dall'impegno: p. e. // mo4o di 
disimpegnarmi ha da venirmi dal- 
la sua mano. E tanto più mi fo le- 
cito il disifnpegno , conotctndo 
quanto la vostra diicretezza tara 
pronta a compatirmi. — Quindi 
D'mmpegnare potrà usarsi per E- 
ieguire. Esercitare, ed anche per 
Risolvere, Deliberare, ec. 

DSIMPGNAR, V. Disimpegnare, v. Le- 
var d* impegno. — Bisimpeguarsi 
di sua parola, vale Rinunziare al 
precedente impegno.— D<lm;>0rNar 
un pègn. — Spegnare. Riscuotere. 
Biscottare. Riscatto di un pegno. 

DSINAMURARS. v. Disamare, v. Dalla 
Crusca viene spiegalo Restar d'a- 
mare. Odiare ( Lat. Non amare, 0- 
disse. Odio persegui). La prima de- 
linizionene sembra la sola da se- 
$;uire. 

DSINCANTA. add. Accorto. Destro. 
Svegliato, figar. 

DSINCANTAR e DSINCANTARS' . v. 
Sceqliare e Svegliarsi. Risvegliare 
e Bisoegliarsi , y. iigur. Rendere, 
e Divenire allento. 

DSINFIAB.DSGUNFIAR. v. Disenfia- 
re , Sgonfiare , V, 

DSINFISSIU, V Stemperare e Distem- 
perare. Rendere meno spesso. 

I)SLIGAR, V. Slegare. Scignere. Disci- 
9»«re,v. Contrario di Ugare. Scio- 
KÌÌ6re. 

DSLLAr' un CAVALL. Disellare, Le- 
vargli la sella. 

wSMaNNVAR , V. Termine generico 
che non ba l'equivalente iu Lin. 
Naz. É contrario di Ammamivar. 
"7 Àmmanmre , Preparare , come 
si dicesse: Disapparare, ma que- 
sta V0C4Ì y^\eDisimpaì'nre. — Dsman- 
t^ar<'. Termine piuttosto contadine- 
sco. Spogliarsi de' vestiti d'appa- 
renza. 

DSMETTER, V. Dismettere. Dimettere. 
Tralasciare. Desistere, s.— A n* 
^mett mai, — Non resta* Non fi- 



no , iVbfi ri fina. Non molla nuU. -^ 
Dstnetter' un giusiacor. — Dimet- 
tere, Dinnettere un abito. Non por- 
tarlo pi il. Roba dimessa, Costuman' 
ze dismesse , o dimesse. 

DSMINDGARS'. Dimenticarsi. Quan- 
tunque questo voc. IkiI. sia ora ri- 
masto fra la plebe, e ormai fra'con- 
ladini , proviene però da egual vo- 
ce hai. usala da' primi autori , Sdi- 
fnenticare, e le ali re voci Sdimeu' 
ticato. Sdimenticatoio, ec. Oggi co- 
munemente dicesi Dscurdars'. V. 

DSMINDGÓN, V. bassa. Smemorato. 
Dimentichhvole. — Al mal dèi 
dsmindgòn. — Male ditnenticato ; 
Com' è quello del parto. 

DSMINTIR, v. Esterwinare, DUter- 
minare , Estitpare. La voce l>ol. ò 
molto espressiva, e vale Estermi' 
nare per fino la semenza.'— Dsmin- 
tir i tmrdigon. — Mandare all'ut' 
timo esterminio le piattole. 

DSMl3NiR,\. Distasare, v. Levare il 
taso. 

DSMUNTAR , v. Dismontare. Scende- 
te. Discendete. Dismontare è pro- 
priamente Scavalcare, Scendere da 
cavallo. — Dsmuntar da una upi- 
niòn , figurai. Desistere, Cedere, 
Torsi giù da un' opinione. 

DSNAUÒUR. Commensale, n. m. e tal- 
volta agg. Che sta alla medesima 
tavola. -* La voce ital. è generica , 
quindi si dice: H figliuolo è com- 
mensale al padre, fincbè convivo- 
no insieme : // mariti} e la moglie 
sono commensali. — - La parola boi. 
si ristrigne ai Convitati , e però al- 
la voce Dsnadòur corrisponde piut- 
tosto la parola Convitato, n. m. 
Colui che interviene al convito. — 
Dman arèin tri dspìadur. — Do^ 
mani avremo tre cotivitati , che 
saranno nostri commensali. 

DSNAR, V. Pixinzare, e Desinare, me- 
no nobile. — Dsnar sèinza Ivaia. 
Starsi u trovarsi adesco molle. Che 
i boi. dicono anche alla francese A 
la fourciictfe. Alla forchetta. Cioè 
senza apparecchio formale. 



250 



. Dome Uno, vai Nalla, Noanulla. Un 
ette significa Un minimo che. Una 
piccola cosa. — Unet* Lo stesso che 
Un iotck. Una patacca. Un frullo. 
Un'acca. — A n* m' importa un ètt. 
— JVon mi cale, non m'importa 
un ette. — An'i è manca un étt 
eh' a n' casca. — Sono stato un pe- 
lo a cadere. -7 Hetta dicevano an- 
che i latini. Èia in boi. (pronunz. 
Ata). Che dai stampatori dicesa Vet 
antico , ed ora e , ed. 

ET-ZETERA. Nota d'abbreviatura che 
si fa da chi scrive e tralascia altre 
cose conosciute. In ital. scrivesi 
Eccetera, e quindi sincopandolo £c. 

•EVA,n. p.f.£ya. 

•EVACUAR, V. Evacuare. Sgombrare 
o Sloggiare da qualche luogo. — 
evacuar. Modo meno indecente per 
esprimere V Andar di corpo. 

•EVANGELESTA , VANGELESTA. E- 
vangelista. Appellazione dei Quat- 
tro, che scrissero il Nuovo Testa- 
mento. — É anche n. p. m. 

'EVANGELI, o VANGELI. Evangelo. 
Evangelio. Vangelo. 

!EVAREST, n. p. m. ESTÀ, tEoaristo, 
n. p. m. ista, f. 

EVASIÒN , n. f. Termine moderno u- 
sato comunemente per sinonimo di 
Esito, Definizione. Spedizione. — 
Dar evasiòn a un affar, vale Espe- 
dirlo. Definirlo. 

EVASIV, add. Risposta evasiva, usasi 
pur comunemente, nello stesso mo- 
do che si fa della \oce Evasione, 
per significare Una proposizione, 
una risposta data con parole ambi- 



gue, o fenerali, od oscore. code 
cercar di sfuggire dalla domaoda. 
— Si dice Reticenza V Oojmissiooe 
volontaria di alcuna cosa che si do- 
vrebbe dire. — SI troverà ancora 
usato Evasione daUe careeri per 
Fuga. Fuggita. Scappata. -^Evà- 
dere è verbo antico, Fugginm. 
A tutte queste parole si soslituino- 
no le proprie di lingua. 

•EVOLUZIÓN. Evoluziotie. T. della Mi 
lizia. 

EVVIVA. V. Prosit. 

EXABRUPTO (dal lat. Ex abrupto].h- 
abrupto, ed anche Esobrutto^vn. 
In un tratto , improvvisameoif . 
senza pensare ad altro. — £r^ 
pone, a vv. Vale esso pureiiH'i» 
prowiso ; senza pensarvi anrii 
Perciò \ersi estemporanei, potai 
estemporanea, ec. 

EXPROFESSO (dal M. Ex pnftf»). 
Exprofesso, 9i\y. Per professione; 
Pienamente. Trattare una nuUem 
Bxprofesso. 

'EZZEDER y. Eccedere. 

•EZZELLÉINZA, e corrott. ZELElNZi 
Eccellenza. Titolo d' onore daloi 
certi Magistrati, ed alla prioun 
nobiltà. — Ezzellèinza. f— Ecct\r 
lenza. — Pr' ezzellèinza." f^^ 
cellenza. Ottimamente. 

*EZZÈSS. Eccesso. 

•EZZESSIV, agg. Eccessivo, iàà.^ 
L' è un cald ezzessiv. — Fa «na co- 
tura eccessiva , o insopportabi^- 

'EZZITAR . V. Eccitare. StifMÌm. 

•EZZITAMÉINT, n. m. Eccitamento. 

'EZZITANT, agg. EcdtanU^àdl 



F 



F 



• Effe. Lettera consonante dell'al- 
fabeto. -— Presso i Latini \'F era 
anche lettera numerale rappresen- 



tante il numero quaranta, ed appo- 
nendovi sopra tina linea f sigoio- 
cava quarantamila.— In giarispm- 



PAD 



251 



FAL 



denza ff uniti insieme significano 
Digesto. — Anticamente ancora al 
tempo dell 'Imp. Claudio l'i rove- 
scio serviva per V, ciò che si vede 
in qaalche iscrizione antica. 

FABALÀ, n. m. (dal tv. Falbalà). Fal- 
palà, D. m. e Falbalà» n. f. Specie 
di fregio , o gueroiraento fatto ai 
piedi delle vesti femminili. 

FABRICA, n. f. Fabbrica per la cosa 
fabbricata. Edificio , Ediflzio , n. m. 
" Far una fabbrica.^^ Innalzare» 
Erìgere y Ergere una fabbrica; da 
cui ne vengono Eretto, agg. Eiet- 
tore , Che erìge, erezione, innalza- 
mento d' una fabbrica. 

FABBRICAR, v. Fabbricare, Edifica- 
re. -- Fabbricar in-t-al fata. — 
fabbricar in falso , Posare in fal- 
so, ec. — Tamar a fabbricar, ^ 
edificare ^ Riedificare. 

FABRICÓUN , n. m. FABRICOUNA , n. 
f- Fabbricone» n. m. Accresc. di 
Fabbrica. 

FACANAPA. CèlHde» Loto. Detto vol- 
garm. Bagolaro. Perlaro, Bagatto; 
ed il suo frutto Bagola » eli* è una 
baccadolce di un bel rossole quan- 
do è matura diviene nericcia. Sorta 
d'albero, ed avvene di due sorta, il 
più comuoe in bot. Celtis lotus: e 
l'altro (;rafó«7o oSorbus torminalis. 

TACCHEIN. Facchino. Bastagio. Uo- 
mo di fatica. 

FACTOTUM, n. m. ( dal Mat. Facto- 
tum). Faccendone» n. m. Dicesi di 
colai, che mostra avere i maggiori 
maneggi d*un governo, che sap- 
pia,© voglia fare ogni cosa, 

'^ADA,{coi Castigliani Fada). Fata. 
Incaniatrice. Maga. V. Affadar. 

FADADURA. V. Fada:dòn. 

FaDaziòN. Falagione. Fatoftim. Spe- 
zie d'incanto, per via di cui si re- 
sta impenetrabile in tutta la perso- 
la, come favoleggiavano gli anti- 
chi, e come pur si finge nelle no- 
sire Fole. V. Affadar. Zermà. 

^^mò^. Faticatore. Che fatica, e 
per lo piìi si dice di chi fatica mol- 
lo, e di buon animo. 



FAETÒN (dal fr. Phaéton). Biroccino- 
Sorta di calessetto scoperto molto 
alto nelle ruote , ora da tutti detto 
Faetone. 

FA6AND. Facendo » gerundio del ver- 
bo fare : cosi si cambia 11 e in 9 in 
altri verbi ancora Digand, Vgna- 
garui, Stagand. -* Dicendo» Ve- 
nendo, Stando. Non però tutti i ge- 
rundi hanno questo cambio. Nella 
prima coniugazione in are italiano 
molti cadono all' italiana Campand, 
Amand, e cosi nella seconda e ter- 
za in ere Vdènd. — Vedendo. — 
Lizènd. — Leggendo. 

FAGOTT. Fagotto. — Fagott mal li- 
gà. — Fastello mal legato. Fastel- 
laccio. Omaccio. — Fastello, dicesi 
più propriamente di legna, paglia» 
e simili.- — Fardello, di panni, ve- 
sti» e simili. — Purtar al fagott in 
spalla. — Portare il fagotto sulle 
spalle, sotto il braccio» ad artna- 
collo, ec. •» Strumento musicale. 

FAIEINA. Faina. Spezie di donnola 
della grandezza di un gatto. 

*FALÀ, n. f Falda. T. de' Macellai. 

•FALC. V. Falcìiètt. 

FALCHÉTT, FALCÒN, Falco» Falco- 
ne. Uccello grande di rapina. Fai- 
chetto, Falconcello, Falconetto, so- 
no dim. di Falco. Gli Sparaoieri so- 
no specie di falchi. 

FALÉSTRA (da Fatavesca, V. ant. cor- 
rotta). Favilla» Scintilla. — Le due 
voci ital. sono dichiarate sinonimo 
dalla Crusca , ed in vero sono state 
prese indistintamente dagli autori: 
i più accurati tultavolta fanno di- 
stinzione da una parola all' altra. 
Favilla. Èufì^ Particella ignea scop- 
piata dal fuoco. — Scintilla. Parti- 
cella di luce, che si trae dalla pietra 
percossa. — 1 boi. colla voce Sfavil- 
lar ìniendono lo Smoccolar delle 
candele, che anche in boi. è meglio 
detto Smucclar, perchè effettiva- 
mente si leva parte del moccolo , e 
non le faville. — La voce Favella 
boi. non è del volgare [dial. — Fa- 
lavesca, voce ant. Favolesca, qua- 



FAL 



352 



FAM 



si Faf>ÌHesea, vale Qaelfa materia 
volatile di frasche, o d'altra simil 
cosa abbraciata , clie il vento leva 
in alto. 

*FALFANAZZ. Cosi chiamano i boi. 
coloro che portano specialmente 
una incolta capigliatara , cui dico- 
no Al par un falfanazz. 

FALILELA. Falalella. Cantilena scioc- 
ca , e senza significato , che s' usa 
fare dal volgo. — Andar in falile- 
la, meiafor. pel Fallire de' nego- 
zianti. 

VALlSTmim. Favilluzza, Favilletta, 
Favilletlina, Seintilluzza. 

FALL, n. m. Falla, Errare, n.m. itfan* 
canza, n. f. — Un fallinr^l tssù. 
^- Malafatta, n. f. Errore di tessi- 
tura. — Brocco, dicesi a Queir a- 
nellQ di filo che in tessendo rileva 
talvolta nella drapperia. -~ Scac' 
chino o TrapassettOySì dice al Pan- 
no in que' luoghi dove il tratto del 
ripieno passa sotto o sopra certi fi- 
li deir ordito. — Fila andate, éì- 
consi da' lanaiuoli Certi vuoti che 
rimangono nel panno. 

FALLAR, V. Fallare, Fallire, Man- 
care, Errare, v. — Chi n fa n fal- 
la, e chi n'mèina bu n'arbalta 
corra. — Chi fa falla, e chi non 
fa ifarfalla. Chi non fa non fal- 
la. Chi non ferra non inchioda. 
Quando ìu^bol. si usa questo verbo 
passivamente s'aggiugne Va nel 
principio Affallar»'. A m* %hn affai- 
là. V. Affallar»'. — Suggétt a fal- 
lar. — Soggetto ad errare Fattibi- 
le, agg. e il contrario Infallibile. — 
—• Tti du falla baslòun. Tre dite 
»enza bastoni, o meno bastoni. Fra 
se di giuoco. 

FALLOPPA. fal/òppo. Nome che si dà 
anche in Toscana al bozzolo inco- 
minciato» e non terminalo dal ba- 
co. — Per similit. Falloppa in boi. 
vale Carota. Frottola. Baia. 

FALLUPPOIV, figur. Carotaio. Colui 
che ficca carote. V. Falloppa. 

I^LÒ. n. m. (dal gr. Phalos, Risplen- 
dere).— Falò, n. m. Capannuccia, 



n. f. Fuoco di stipa , o simile, e fos- 
si per segno d' allegrezza^ 
FALS, n. nu Falso, n. m. Falsità, n. 
f. — Fabricar in-t-al fals. V. Fabri- 
car.'-^FaU dèi pi, — Fiosso, dico- 
no i calzolai La parte piìi stretta 
delta scarpa , e del piede vicino ai 
calcagno, che non posa in terra— 
Cosi Fals dia sulètta. — Fiosso del- 
la soletta. — Fals, sa, è anche add. 

— Falso. 

TALSÉTT. Falsetto. Cosi dicesi la vo- 
ce del mascl^io che canta in sopra- 
no , o in contralto. 

FALZLNÉLLA, n. f. Falciuola, u. f 
Falcetto, n. m. Talee da mietere. 
Strumento, che ha somiglianti eo/> 
la falce, ma piìi piccolo e cardio 
semicerchio con manico corto, ti 
tenere con una sola mano, e s'osa 
per mietere lebiade.FaZce messoria. 

FALZÓN.n. m. Scure, Scura, n. l 
Specie di Potatoio largo e roliastu 
col taglio da una parte soia ed un 
manico," e «erve per tagliare i nm\ 
più grossi degli alberi nel potare, 
tagliar carne, e simili. Il Falcione 
è un'Arma a guisa di Calce, detia 
anche Ronca. (Boi. Ronca). — Tm 
om taià cùn al falzòn.^^ Uomoi»-^ 
rozzalo col piccone. Tagliato |7>ù 
col falcione. Disgrossato coU'ascia. 
Si dice di. uomo mal fatto e grosso. 

— Macdangìiero, vale Grossolano , 
Goffo. -^ Parlandosi di cose mate- 
riali. Abbozzato; e d' opera mal fat- 
ta, dicesi Fatta col maglio. co//« 
gomita. Acciabattata. (BoL Zawt- 
luna). 

FAM. Fame. — Unafam eh' dà fat^ 
di. — Fame importuna. — Fa» 
d' malatti. -^^ Fame mortfosa. Fa- 
me canina. Appetito canino, dal 
volgo Mal della lupa, è quello di 
coloro, che sempre hanno fame. 
perchè subito smaltiscono il cibo. 
•— Bùlimo. É una spezie di fame 
canina diversa ne' suoi sintomi. - 
Allupare. Aver gran fame. — Lai- 
sarvgnirfam. Far. patir la fam. 
"^ Affamare. Affamisi il cavallo . 



FAN 



253 



FAR 



ec.* N'i veder ium daUa fam, Es' 
ir arrabé dalla fam. — Ester scaU' 
lato dalla fame. Morir di fame. 
Veder la fame in aria* Allampare 
Ma fame. — Un ch'ava una gran 
fam. — Uomo fatnèUeo. Lupo , LeO' 
ne famèlico, — Avèir fam. — A/fa- 
mre.v.n.-^A'i'ho fam. — Affamo. 
— l han fam. -^ Etsi affamano. — 
Famccia , dim. Piccola fame. 

FAMEU.Fatntg/ta. Unione di parenti, 
che convifono insieme. — Famèia, 
si prende ancora per lutti i serven- 
ti di Qua casa. — Famèia, per Pro' 
genie. Prosapia. SctUalta. Razza» 
di cai qneste due ultime voci ban- 
nosi$(oiGcato peggiorativo.— Slta(- 
to ifmdadròuna: -^ Ladra scMat' 
ta.- Rozza buscaròuna^'^Razzac' 

. <^i9herra. 

'FAMÒOS, agg. Famoso» add. 
^'AlVATIC, agg. Fanatico» add. 

'^^AWATISM', n. m. Fanatismo. Entu- 
siasmo portato all'eccesso. 

FANATIZZAR, v. Render fanatico. 

FANaTIZZARS' . V. p. Rendersi, o Di- 

^ WHtt" fanaHco. 

FANDONIA. Fandonia. Chiacchiera 

^ana. Favola. Bugia. 

FANDSEIN, n. m. EINA. n. f. Infante» 
n.d'ogDig. La prima età dell'uo- 
mo dalla nascila sino a che ei non 
<'ooiiflcia a parlare chiamasi Infarh 
^<a,dacui/n/aAte« che non parla 
ancora. Fante per accoro. • e nel 
dim. Fantino, Fanticino» e io mo- 
do piìi aotico Fantisino e Fantigi' 
no. Vi sono ancora i dim. Fantello » 
antiquato, Fanlicello» m. ella» f. 
c^e si usano piuttosto nel significa- 
to di Servuccio , Servuccia. Da que- 
sto stesso nome è derivata forse 
ancora la voce Fanciullo , che sem- 
bra un diminutivo storpiato da 
hnticello. 

RANELLA. Flanella. Sorta di drappo 
grosso di lana , che in oggi riceve 
diversi nomi, egualmente all'altro 
boi. ttoa volta detto Fanlòn. Ora , 
perle vicende de' tempi, quasi tut- 
ti t nomi di manifatture hanno U 



provenieoxa francese, e ccDverreb- 
be un apposito dizionario per que> 
sii nuovi termini. 

FANFALUCA, fan/'a^uca. Quella frasca 
che abbruciata si leva in aria. I 
boi r usano solamente al metafor. 
per le cose che paion fondale in 
aria. 

TaNFARÓN, add. Squarcione. Spae- 
camonte. Spaccone , agg. 

TANGA . n. f. Fango, n. m. V. Sui. 

FANLEIN. V. Lana. 

FANLÒN. V. FanéUa, 

'FANT. Fante. Soldato a piedi. —Fig. 
V è un pèzz d'fant. '^È un uomo 
grande e grosso. Un omaccione.'-^ 
Font, nelle carte da giuoco. — 
Fante. 

TANTARt. Infanteria. FanUria. 

'FANTASl . n. f. Fantasia. £ nel dia- 
letto boi. anche Capriccio. SlrO" 
nezza. 

'FANTASMA, n. f. FatUasma» Fantasi- 
ma , d* ogni gen. 

TANTASMAGORl, n. f. Fantasmago- 
ria. Sorte di giuoco »o di prestigio 
ottico. 

'FANTASTIG, agg. Fantastico, add. 

'FANTASTICAR, v. Fantastìcare,v. 

FAR, V. Fare, v. — Avèir a eh' far 
in muntagna. — Esser possidente 
al moìUe. •— Far su un qualcdùn. 

— Ingannare, Abbindolare, Far 
il collo. — Far al létt. -^ Rifare il 
Ulto. Rassettarlo. — Avèir da far. 

— Aver die fare. — Avèir purassd 
da far. — Aver molto che fare» da 
fare, molti affari, molto lavoro, 
ec. — Nel dial. boL s' usa anche 
susta n li v.—yl-tVio undafar grand. 

— Ho molto che fare. — Far» § 
dsfarun arlòi» un préllarrost. — 
Montare e .Smontare un oriuolo , 
un girarrosto^ ed altre macchine. 

— Far più die n*fé Cari in Fran- 
zo. — Far prodezze. — Farsla. — 
Fuggire, Sottrarsi. — Farsla ad- 
doss. — Farsela nelle brache, o 
nei calzoni, — A n'pò far eh' al ve^ 
gna. — Fuò star poco a venire. E' 
non può stare a giugnere. -« Tur- 



FAR 



254 



FAS 



nar a far, — Rifare, — A vad a far 
quèU che nsnm pò far per mt. — 
Vado dove né Papa , né ImperadO' 
re può mandar ambaaciadore.ysLÌe 
Andare al cesso. 

FARABUTT. FARABULÓN. Farabutto, 
Neologismo fiorentino. Farinello. 
Ingannatore. Truffatore. 

FARABUTTAR, ed anche FARABULAR. 
V. Truffare. Ingannare. — Forbot- 
tare, in lingua, vale Picchiare, 
Dar busse. 

FARABUTTARl. Trufferia. 

FAREIlNA. Farina. Farina di grano, 
di maiz, di fava» di castagne. — 
Oliando non è separata dalla crusca 
dicesi Tutta /an'ita. Quando è unita 
al tritello si chiama propriamente 
Farina. Quando è priva anche del 
tritèllo , si dice Fiore di farina. — 
La'n'é so fareina. — Non è farina 
nM. Non e erba del suo orto. — La 
fareina dèi diavel, etz. V. Diavel. 
— Da da fareina. V. Dà. — Zugar 
a fareina. — Fare il giuoco del ba- 
rone. — Stanzitt dalla fareina. — 
Farinaio. — Farinaiuolo. Venditor 
di farina. Presso i boi. il Pastaio è 
anche venditor di farina , perciò Io 
dicono Pastarol. V. 

FARFARAZZ. n. m. FARFARÈLLA, n. 
f. Tussilaggine, n. f. delta volgarm. 
Fàrfaro, n. m. Unghia di cavallo. 
Erba con foglia larga, comunissima 
ne* terreni argillosi. 

FARFUIAR. V. Tartaiar. 

FARFWÒN. V. Tartaia. 

FaRIISÉLLA. Farinata. Minestra fatta 
'd'acqua e farina di maiz, ossia fru- 
mentone 

FARlNOTT. Fartnattio/o. Quell'uomo 
presso i fornai , che ha in custodia 
la farina. Ed anche quel fornaio, o 
pastaio , che vend^ farina. 

FARINÒUS, add. Farinàceo, agg. Che 
è ^ella natura della farina. — 
Farinoso , agg. è term. bot. , e 
dicesi di quelle foglie, che han- 
no una certa velatura, o rugiada 
biancastra. — Farinòus. —, Sfa- 
rinato , dicesi di certe pere , me- 



le» le quali sogliono essere anche 
scipite. 

FARNE. Fameto. Luogo cosi nomina- 
to in una villa della Provincia bo> 
Inglese. —Fameto significa Luogo 
piantato di Famie, cbe sono specie 
di querce a foglie larghe. Così Quer- 
ceto , Saliceto , ec. 

FARR. Farro. Spedo di grano* affatto 
diverso dal fermento con cai si fa 
il pane , e si chiama Farro natura- 
le. — Farr infrant per mnéstra. 
— Farrivello. Farro artificiale , cbe 
si fa anche col grano bianchella.— 
Tòurta d'farr. — Farr aia, 

'FARRAGIN, n. f. Farragine. Farroff- 
gine. 

TARREIN. Farricello. Farro infranto. 
per uso di minestra. 

*FARSA, n. f. Farsa. Commediola. 
Barletta. 

FAS. PER FAS E PER NÉFAS. Maniera 
latina famigliare mantenuta sìdo 
a' di nostri , e vale A dritto e rore- 
scio, e dicesi in mala parte. 

*FAS, n. f. Fase. Le fasi della Luna. 

FASÉLLA. Face e Facella, dina. Legno 
ragioso , altre maierie atte ad ab- 
bruciare, ed a far lume unite io fa- 
scio.- Tòrtoro di paglia,— Le facelle 
dai contadini bolognesi sono fatte 
per lo ptii di fasci di canapuli. 

FASLEINA. Facellina. Piccola hcelh. 
Trovasi scritto ancora eoo doppio 
e Faccellina^, ma piii ragionevol- 
mente si deve scrivere per sempli- 
ce e nel modo, che si scrive Face, 
che ha dato origine a quel diminn- 
tivo. 

'FASAN. Fagiano. Uccello noto. 

FA SOL , n. m. Fagiuolo e Fagiolo. — 
Fasù savon. — Fagioli bianchi fon- 
di. — Dall' occ'. — Fagioli coli' oc- 
chio, — Raparein.— Fagiuolo ram- 
pichino e Sciabola. — Vird, — Fa- 
gioii verdi. — Fagiolo ro8»o , nero, 
giallo, corallino, a flore mssi, ec 
Anche i Dolichi sono volgarmente 
chiamali Fagiuoli. — Fata eùn i 
gnucchett , cùn al ri$, eùn i mac- 
caron, ec. FagiiMli mariUiii col ri- 



FAS 



355 



FAS 



SQ » ec. — Fava e Fata ognun fa i 
fati su. V. Fava. — Fig. Una coisa 
che n'vaga béin pr al fasol. — Una 
cosa che non si comporta volon- 
iteri, 
FASS. Fascio. Nome generico che s'u- 
sa per qualunque cosa raccolla in- 
sieme e legata. Fascio di carte, di 
chiavi, ec. — Fass dello assoìut. 
s' intende per Fascetta; Fastello di 
ratni d' albero tagliati e legati con 
tener e ti di castagno o di quercia 
per uso di bruciare. Trovansi però 
esempi d'autore, che ha detto Fa- 
scio per Fascetto. — Varie deno- 
minazioni si danno in boi. alle 
diverse qualità di fascelti. •— i.a 
Fass da cavazzadura. Chiama nsi i 
Fascetli di rami lunghi tagliati 
nello scapezzare gli alberi de' filari 
De' campi : che diconsi ancora Fass 
gruss, ed io li chiamerei Fascetti 
di potatura y di frasconi. Fascetti 
lunghi, o grossi. — 2.a Fass d'pé. 

— Fascetti che si ricavano dalle 
così dette Pluné in boi., e cioè dai 
polloni di quercia che si allevano 
per tagliarli al piede , e sono pic- 
coli , ma tutti di verghe grosse. — 
3.a Fass fumasutt. Fascetti della 
2.a specie sopraddetta, ma tagliati 
pili corti per servizio delle fornaci. 

— 4.a Fass d' vid. — Fascetti di 
tralci di viti, o sia di sermenti, o 
sarmenti. ^ 5.a Fassein'. — Fa- 
scine, D. f. pi. Sono que' fastelli 
molto lunghi e grossi, che vera- 
mente non si fanno nella provincia 
bolognese , ma bensì nella ferrare- 
se , e si usano in Bologna per le 
fornaci. ^ 6.a Fass d' stirpa. — 
Fascetti di stipa. Si formano di sti- 
pa nello sterpare i boschi , e cioè 
di virgulti di ginepro , di fila di gi- 
nestra, e simili. — Fass d' legna, 
e più comunemente Carga dilegua. 

— Fastello di legnerò legna .^X. 
— Fass d'paia, d'fein e questa si 
ebiama piuttosto Rèid d'fèin,yef' 
che si affastella con vari gin di 
corda formanti rete. *- Fastello di 



pagUa, di fieno. — La Ugadura di 
fass., — Ritorta, Hitòrtota. — Un 
omo una donna eh* par un fass 
mal Ugd. «- Fastellotie. Fastello 
mal legato, — Dal fr. i boi. fanno 
il verbo A/fagutar. V. — For di fass. 

— Affastellare. — Far fass e fassur 
lein d'qualcdùn, figur.— i466ifido/a- 
re. Carrucolare, Travagliare al* 
cuno. — D' quale* cossa. — Far d'o- 
gni erba un fascio. Far d'ogni la- 
na un peso. — Andar tùtt in-t'un 
fass. — Andar in fascio. Sfasciarsi. 
Disciògliersi o Dìsciorsi. 

FASSA « sing. e FASS, plur. Fascia, 
sing. e Fasce, plur. Striscia, per 
lo più di panno lino, lunga e stret- 
ta, da stringere checchessia. — Fas- 
sa tn-(.t riquader del murai. — 
Fregi. 

PASSETTA. Fascetta.-- Fassètt, plur. 
--Falde. Strisce di panno attaccale 
dietro alle spalle dell' abito o gon*- 
nellino de'bambini, colle quali ven- 
gono sostenuti per usarli a cam- 
minare. 

FASSOLA. Fasciuola, diva, di Fascia. 

— Fassola da sangu. — Fasciuola 
di lino da legar le ferite , ec. 

FASTIDI. Fastidio. — I^ar fastidi, 
Vgnir in fastidi. — Infastidire. Fa- 
stidire. — Fastidiare è voce ant. — 
Infestare. Le mosche infestano , in- 
fastidiscono. — Una cossa eh* fa 
fastidi. — Cosa fastidiosa. — Vi so- 
no ancora i nomi Infastidin^ento , 
Fastidiosaggine , e Faslidiume. 
Quantità di fastidi. — Fastidi dai 
boi. si prende per Svenimento , 
ed anche Sftnimento, Smarrimento, 
Deliquio. — Vgnir fastidi. — Sveni' 
re. Venir meno. — lastre e S6as»- 
re sono voci plebee. 

FÀSULEIN. Fagiolino. — É pur nome 
proprio che i boi. danno a un per- 
sonaggio ridicolo , che , nelle com- 
medie co'6tira<ltni, fa il carattere di 
Mari nolo , cioè il co&i detto Biric- 
chino bolognese. 

TASULEIN A. Fa^io^na. Qualilàdi pìc- 
coli fagioli. 



FAT 



256 



FAV 



FATT , n. m. Patto , Negoxio, Xffare, 
D. m. Faccenda t Occorrenza, n. f. 
Cosa da farsi, o Tatta. '— > Al fatt sta 

che — FaWo sta che — 

Far i fatt di alter. <— Fare i fatti 
altrui. — Far un fatt e du servezi. 

— Fare una via e due servici. — 
Far i fatt d' cà. — Far le masseri- 
zie della casa. — Far i su fall » t 
sulfisogn, per non dir Cacare. De- 
porre il superfluo peso del ventre. 

— Preso avverbial. D'fatt — Af- 
fatto. Del tutto. — Trar zo una cà 
d'fatt. — Gettare, Atterrare una 
casa, un muro affatto. — Scanzlar 
d'fatt. — Cancellare affatto. — Di 
l'atti.^" Di fatto, vale Subitamente. 

— In fatti. — In fatti. In fatto. Ef- 
fettivamente. In effetto. Bealmente. 

— In-t-al fatt. — In sul fatto. Im- 
mantinente. — Al n'è rott d'fatt. 

— ffon è del lutto rotto. Non è rot- 
to affatto. — Éssr al fatt de tùtt. 
'^Essere informato d' ogni cosa. 
Saperne ogni circostanza. — Sa- 
vèir al fall so. — Aver gli occhi 
dietro la collottola, figur. Esser ac- 
corto , destro. — Far savèir i fatt 
su a tùtt. — Andar col cembalo 
in colombaia. — Alla fein di fatt. 

— i4( postutto, è frase piattosto 
antica. In tutto e per tulio. Per 
ogni guisa. — A v'voi cuntar un 
fatt. — Vi vo' contare un fatto , Ur- 
na particolarità. Non si userà A- 
neddoto che nei discorso fami- 
gliare. 

FATT. add. Fatto» agg. -^Fatt cun al 
nas. — Fatto colle gomita. Dicesi 
di una cosa fatta malamente. — 
Fatt Nadaì, Fati Pasqua. — A fat- 
to NatcUe , A falla Pasqua. — Che 
fatt, Che vàg cugnom! Che fati 
orni — Che cognome strano , stra- 
vagante! Che uomo strano! 

•FATTA, n. f. Fatta. Spezie. Sorte. 

*fATTEZZ,z(ig. Fatticcio. Atticciato, 
add. 

TATTÉZZ, n. f. plur. Fattezze, linea- 
menti. 

FATTÓUR. In ital. si prende per Faci- 



ture, Attore, Opemfore, Auiùfr. Ti 
nel fem. Fattrice. — Per Agente. 
Che fa i negozi altnii. In boi. s' ap- 
' plica all' Agente di campagna. Fat- 
tore di campagna. Il vero termine 
di Crusca sarebbe Castaldo: Villi- 
cus de' latini. — Fattòur d'inittèi- 
ga, Fatturètt. — Fattore , Fattori- 
no , Fatloretto , Fattorelio , Fatto- 
ruzzo. — Fattòura. — Faiioressa. 

• Moglie del fattore di campagna. — 
Fattòura del sor. ^- Faltoressa. 
Seroigiana. Donna che fa i servici 
delle monache fuori del monastero. 
-—Fattora, Fattorino, in Tos«dj 
dfcesi a Fanciulla che si tiene io 
bottega delle crestate , delle sane 
per imparare il mestiere. 

FATTURA, n. f. Fattura. Opera, b.1. 
Facimento, n. m. 

FATTURAZZA , n. f. Grand' open. 
Gran fattura. Opera laboriosa . e 
faticosa 

FAVA. Faua. Legume —Fava vemeta: 
cosi detta perebò resiste al freddo. 
e seminasi prima del verno , ed è 
Is^ stessa detta dai boi. ancora Fa- 
vein. — Fava cavallina. Fava ver- 
nina. — Fava capodga, o mantt^- 
na. — Fava grossa. — Una cw 
naccia d'fava. — ^ Un baccello ài 
fave. — Al gambòn dia fava. — // 
fusto della fava. — Fava e fasti, 
ognun fa i fati su. — Far mazzo 
de' suoi salci. Badare a sé. — Fava 
mareina. — Carruba. Fratto dol- 
cissimo deir albero detto Carrubo. 

FAVAR , n. m. lo non esiterei un mo- 
mento nel dire Favaio al Campo 
seminato di fava , quantunque non 
registrato nel vocabolario della 
Crusca. Non si dice forse Poponaia 
Cocomeraio, Pisellaio? Possiam di- 
re però con Cresceqzio Favule. 

FAVEIN. V. Fava. 

FAVELLA. V. Falestra. 

FAVÈLLA, (pronunziata coII'É aper- 
tissima , e cioè Favola). Favella. li 
favellare, il Parlare. Il dial. boi 
non ha questa voce se non nelb 
seguente frase, Aveirpers la farti- 



FAX 



2&7 



FBI 



ia, e simXh, mi non ha FmveUmre , 
FatjeiiamenfOt FwelUMte, Fapel- 
latore . ec. 

FA VETTA. FavmJto. Vivanda di fiive 
sgusciate, e bea eolia oeli' acqua. 

FAVORIR» V. Favorire, Fworegffiare. 
— > Favorir. Volgarmente, vale Far 
grazia; Usar ooriena, ec. — ÀI 
Vi* ha favore da bwer, -^ Miha do- 
to da èere; M'ha fiuto il favore di 
darmi un bicchier di vino. Si può 
usare ancbe in istile Simigliare. 
Oliando ella avrà letto quel libro 
potrà favorirmi di rimandarmelo. 
Cioè Farmi la òt«ona grazia , ec. 

FAZ, n. m. FAZA. f. (con Z aspra). Fag- 
gio, Q. ai. Albero alpestre altisaimo , 
di legno tenero e pieghevole. -Fag- 
gelo. Luogo piantato di faggi. Fag- 
gioia e Faggiuola. Seme del faggio. 

FAZIUTAR^ V. FaeiUtare, Agevolare, 
V. Render facile. Contrario di Dif- 
ficultare, 

FAZILITAZIÒN , FAZILITÀ . n. f. Faci, 
lità ; Agevolezza. — Facilitaziofie 
non si dice. — Usar del fazilitO' 
ziòn. — Usar delle agevolezze, del- 
le condiscendenze. 

FAZILÓN. Corrivo. Condiscendente. 
Uomo iodulgente. 

'FAZIÒN . n. f. Fazione. — La faziòn 
di suldd. U tempo cui spetta ad o- 
goi soldato lo slare in sentinella. 

FAZZA» n. f. (Z dolce). Faccia, n. f. 
Viso , Volto , n. m. — Star fazza a 
fazza. -* Slare viso a viso, A fac^ 
eia a faccia. In presenza. V. Mu- 
stazz. — N' guardar in fazza a 
nssùn. — Gittar il giacchio tondo. 
Non aver riguardo a niuoo. 

FAZZÀ (Z dolce). Facciata. — la 
fazzd d'una fMrica. — La faccia- 
ta di un edifizio. li prospetto da- 
vanti. — La fazzd d'un fai d' car- 
ta^ d'un Uber. — Faccia, Faccia- 
ta e con termine proprio Pàgina', 

FAZZULÉTT. Fazzoletto , detto asso- 
lili, significa Fazzoletto da naso. 1 
toscani hanno le voci Moccichino e 
Pezzuola. La prima risveglia V idea 
sporca del moccio. La seconda è 



troppo avvilUiva per la maggior 
parte de'fhiioletti; dunque mi pare 
pili acconcio il nome FazM»lttto, 
che dicesi essere de'iiomani. -- Faz- 
xulèU da sudòur. <— Fazzoletto da 
sudord.^Faxzuletl da spaU.-^Faz- 
zoletto da collo, Ptuo di velo . o 
altro drappo che le donne si met- 
tono al collo per coprirsi le spalle 
e il petto. 1 boi. dai fr. dicono 
Fissù. Ora. con nome inglese Shall, 
i gran fatsoletti . che sembrao ta- 
barri, cbiamansi&ciW in boi. e Sciai 
in ìL^Fazzulèit da lèsta. — Faz- 
zoletto di capo. — - Fazzulèltda eoli 
di ofnen. -- Cravatta, Goletta. — 
FcLzzullein da prit. -^ Asdùgatoio. 
Picciol fazzoletto con coi il sacer- 
dote all' altare si asciuga le mani. 
-^FazzulUin di fandsein, — Ben- 
duccio. 

FDAR , V. Fetare» v. Partir delle uova. 

FEBBRAR. Febbraio. 

F£CCANAS. Facccììdom; Faccendiere. 
Persona entrante. 

FEDELEIN . ii. m. plur. Boerio. Diz. 
Yen. Capellini. Ver$ni<;eUi sotUl is- 
simi. Vermicelli delia qualità più 
fine, 

FEDELÒN. Fedelaccio.\oce dello stile 
burlesco. Accresc. di Fedele. 

FEDELTÀ. V. Fidatézza. 

FEFAÙT» n. ra. Effaulte, n. m. La set- 
tima nota della musica. 

FEGIIET. Fégato. — • Pènna d'feghet. 
— to6o. Quelle tre o quattro parli 
di cui è formato il fegato. — Qui 
ch'han al calòur d'feghet in-i-al 
musfazz. — Fegatoso. -^Magnars' 
al feghet. — Bodete. Arrabbiare. 
Consumarsi di rabbia. — Avèir fe- 
ghet, Avèir cor. — Aver coraggio , 
ardire. 

FEGIS A D'PÉIN, D'PAIA. Mucchio. Bar- 
ca. Bica. —Far una fegna d' stram, 
d'paia. — Far bica. Abbicare. 

FEIA,n. f. Epsilon. Ipsilon. Issilou' 
ne. Ipsilonne. Epsilonne. Essilonne. 
Dal volgo dicesi Fio. Una delle let- 
tere dell' alfabeto greco , detto per- 
ciò ancbe i greco , Y. 

2R 



PfiL 



258 



FSfT 



^FÉILTER, II. ni. Feltro. Pannello. 

F£1N , D. m. e f. (coli' ^ chiusa). Fine, 
n. m. ed anche f. Tèrmine. — Al 
fcin di' opera s'ioda al mèster. — 
La fine loda l'opera. — Alla fein; 
Alla fein fein; Alla fein di fati. — 
Alla fine, in fine, posti avverbial. 
vagliono Finalmente. All' ultimo. 
Alla fin delle fini. Alla fin fine. Al 
far de' conti. Alla fin degli ultimi. 
Ultimamente. 

FEIN , add. (coir é chiusa). Fine, agg. 
d' o. g. e più comuDem. Fino. Sot- 
tile. Minuto. Argento fine. Carta 
fine. Un fine orefice. — Un fine ca- 
valiere , figurai, per Prode. — Far 
dvintar fein. — Raffinare. Affina- 
re. — Affinirsi, Raffinirsi. Divenir 
più fino. La pasta raf finisce fra le 
mani. — La desinenza in e della 
voce Fine in vece di Fino , non è la 
sola, Lente, e Lento. Leggiere e 
Leggiero. Arme e Arma diconsi nel- 
le due desinenze, e i toscani le u- 
san con grazia. 

FEIN (coir^ chiosa). Fino. Infino. Si- 
no. Insino, prep. Anche i boi. han- 
no Infein, Sein, Insein, e quando 
a queste voci seguila l' a del dativo 
si unisce ad essa raddoppiando Vn 
e facendo una sola parola , Fenna « 
Senna , ec. — Fennòura. — Fino 
ad ora. Finora, infino ad ora. — 
Fein d'adèss. — Infin d'ora.— 
Fennatant. — Infino a tanto. Infì- 
noattanto; Infinattanto; Infinat- 
tantoché. — Fennamai. — Al som- 
mo. Sommamente. All'ultimo se- 
gno. Quanto mai. 

FÉIN (coir è aperta). Fieno. — Fèin 
griz. — Fienogreco o Fiengreco. — 
Andar a fèin. — Affienire. Venir su 
stentato e sottile come il fieno « e 
dicesi delle biade, e dell'erbe. 

FEINCA. V. Culunètta. 

FEINTA. Capelliera. Capei poslicci. 

FÉIRMA DI CAVALL. Ripresa Ripara- 
ta, n. f. V. d. U. La mela, o termine 
dove debbono arrivare i barbari , 
che corrono il palio. 

FEL, (dal lai. Fel). Fiele e nel verso 



anche Fele. — Un fel d'bo. - Fiek 
di bue. — L'ha i ucc' zaU zall 
eh' al par chis'i sepa spars al fel. 
^ Ha gli occhi gialUssimi, cKepit- 
re se gli sia sparto il fiele. — Fiw 
di color gialliccio qwisi spano di 
fiele. . 

FELICITA. V. Prosit. 

*FELIZ,agg. Felice, add. Uomo av 
venturato. *^Feliz, susl. n. p.f^ 
lice, n. p. 

•FELlZlTA.FcKcitó. Prosperità. 

FÉLSA. Felce. Sterpo , o arbnslo co- 
mune ne' luoghi sterili sul monte 

FÉMMNA. V. Donna. 

FEMMNÉLLA DEL CADNAZZ. Bmà- 
nello. Quel ferro forato in paou 
che si pone nel manico del chiavi- 
si elio , alto a ricevere la sUDgbet- 
ta della tappai. -yFemmnéUadl'anr 
zinèll. V. Smaièlta, 

FENAMAI, FENATTANT. V. Fein,m 

PENATA , aggiunto d' uomo o donw. 
Lento, Tardo, Pigro, nelle sue»- 
zioni . e piii nel parlare. 

FENSTERLARA, Ucchiellaia. V. di' 
Donna che fa ucchielli. 

FENSTÉRLEINA , n. f. UcchkUino, 
n. m. 

FENSTREIN, n. m. FiìiestrtUa. h- 
nestrelta., Finestruzza, n. f. fi"^' 
strello , Finestruolo , n. m. 

FENSTRÉLLA, n. f. (forse persimilit 
a Finestrella). Occhiello e Scemi- 
lo, n. m. Quel piccolo pcriagjo. 
che si fa nelle veslimenU , nel qoa- 
le entra il bottone che le affibbia 
— Asola propriamente si dice TO'- 
lo di punti che si fa attorno aHoc- 
chiello.— In italiano Occhiemnr^ 
è La parte del Ves ti mento ove s'«- 
fibbia , e propriamente la 6la d'oc- 
chielli . che da' boi. facili a coinpor 
nomi si potrebbe dire FenslerHr^' 
.come dicesi Rttunira. — Fentin^' 
là chiamano i muratori un pen" 
di tavola, per lo piìi quadrala, su 
cui i manovali rovesciano il >'«*^ 
io della calce, e ne preparano n» 
mucchio presso il muro per pw co- 
modità di rinfazzarlo. 



FBB 



269 



FEft 



F ENSTRÓUNA , n. f. FENSTRÓUN . n. 
m. Finestrone, n. m. Accresc. di 
Finestra. 

'FENZER. V. Fingere. Simulare, v. 

FERDÉTT. Freddiccio, Soffreddo. Al- 
quanto freddo. 

FERDÓUR, n. m. Infreddatura, n. f. 
Accaiarramento , d. m. Male di chi 
è infreddato. M.Afferdd.'^ Raffred- 
dore è V. d. U. adoperala però dal 
Manfredi. 

FERLA (DA STRUPPI A). Grùccia. Stam- 
pella. Rastooe che si mette sotto le 
ascelle da chi doo può reggere sul- 
le gambe. — Andar cùn el ferel. 

— Andare a grui;cia , a grucce, o 
colle stampelle. V. Zanca. — Feria 
da mur, da lègn. — Chiavarda. 
Chiodo grande e grosso. 

FERLEf N. Una volta si diceva Quarte- 
ruolo indi Quattritiolo ad un Pez- 
zetto per lo pili di ottone a guisa 
dì moneta con impronto, ad uso 
spezialmente di giocare. La voce 
adoperata ora comunemente fran- 
zeseggiando è quella di Gettone, 
che i bolognesi ancora hanno adot- 
tata. — Ferlein. Peso, o Marca di 
peso che adoprano i mereiai; ed è 
la sedicesima parte di un' oncia. 

FERLÈTTA. Chiavardetta. Piccola 
chiavarda. — Fer tétta dia vanga. 

— Vangile. Quel ferretto che si 
mette nel manico delia vanga , sul 
quale il contadino posa il piede per 
calcarla. — Fer lètta, chiamano i 
preti Queir elemosina da essi rice- 
vuta per l'assistenza ad un uffizio 
mortuario. 

FERMAR e FEfìMARS', v. Fermare e 
Fermarsi. Arrestare. Rattenere. — 
Fermars' un poc, — Soffermarsi, o 
Sostarsi alquanto. 

FERMÉZZA, n. f. Fermàglio, n. m. 
Ornamento o gioiello che si porta 
pendente davanti al petto. — t Fer- 
mezza , vale Costanza. — Fermez- 
ze, Manigli e Maniglie si dicono 
qae 'fermagli, che legati con nastro, 
e ornati di gioie si portano a' polsi 
dalle donne (In boi. ManeU). 



FÉRR, {é apertissima Far). Ferro. •- 
Férrdadar al férr alla biancari. 

— Ferro da stirare. — Da sart. — 
Quadrello. Ferro da sarti. Ferro 
da spianar le costure. -^ Da tupé. 
-^ Calamistro. -^ Da calzétta, da 
rèid,ec.-^Ago.*-Da sgar. — Fake 
fenàia, o fienale. Da Falce ne viene 
Falciare. Segar con falce. — Férr 
sfuid. — Ferro sfaldato. •— Quindi 
Sfaldarsi, Sfaldatura, ec. — Férr 
fus. — Ferro stì'utlo, fonduto, li- 
quefatto. — Ross, infughinté. — 
Ferro rovente, ardente, cocente, 
sfavillante, tfollente , òollentissi- 
mo. Caldo ciliegia, bianco. 11 grado 
maggiore che si possa toccare ar* 
roventando il ferro. — Cotticdo. 
Ferro rimesso la terza volta uel 
fuoco ; non più fusibile. — Azuntar 
al férr. — Augnare il ferro. — Quèll 
eh vènd i fir vice'. — Ferravecchi. 

— Al scussar di fir d*un cavali. 

— Crocchiare. Chiocciare i ferri 
ai cavalli. — Seussar i fir, figurai. 
Balenare. Dicesi di un mercante, 
quando il suo credito comincia a 
diminuire. — Cascar un férr a un 
cavali. — Crollare un ferro; il 
crollare d' un ferro. — / fir del ve- 
drà. — Bacchette de* cristalli delle 
invetriate.— Ferraio. Quegli che la- 
vora il ferro in magona.— Ferriera, 
si dice tanto per la Miniera di fer- 
ro, quanto per la Fucina dove si 
raffina il ferro. — Fèrreo, agg. Di 
ferro. Fi7o fèrreo.— Ferrìfero, agg. 
Che ha in sé qualche particella di 
ferro. Diaspro ferrifero. — Ferri- 
gno, agg. Che tien di ferro. Legna- 
me ferrigno ; cioè Duro come fer- 
ro. — Ferrugigno o Ferrigno, agg; 
Del color del ferro rugginoso. — 
Ferrugineo, Ferruginoso, agg. Che 
partecipa della natura del ferro. Ac- 
que minerali ferruginose. Colore 
ferruginoso. -N'guatxUir a un nianc 
per férr véce'. — Non considerare 
alcuno per nulla.— N'vlèir unacos- 
sa per férr véce'. —Non voler una 
cosa per nessun costo , per nuUa. 



FES 



260 



FET 



FERSA. Hoèolia e Bosellh. Una delle 
malattie cootagiose, cbe si appren- 
de ordinariamente a' fanciulli , per 
la quale si cuopre la pelle di pic- 
cole macchie rosse. — I romani la 
chiamano Morviglione o Morbiglio- 
ne , dal lat. barb. MorbilU , cioè 
Piccole pesti. 

FER8CflEIN. FrescoUno. Leggier fre- 
sco. 

FERVUBEIN, Sermoncitio, Sermoncel- 
lo. S' intende Piccolo discorso spi- 
rituale fatto in chiesa. 

FEBZÓUS, add. Frettoloso, Frettoso. 
Frezzohso. Sollecito. Ratto. Presto. 
Veloce. 

FESCC\ e più comunem. Stùffil V. 
Fischio, e in isiile non famigliare 
Sibilo. Suono acuto che si fa colla 
bocca 

FESS, add. (coU'c stretta). Fisso. 
agg. Molli altri termini ital. equi- 
valenti si usano in diversi signili- 
caii tutti affini, non però sinonimi. 

— Spesso. Ora per Denso. Pegola 
spessa; Nube spessa. Ora per Folto 
e Fitto. Bosco di spessi alberi; Po- 
polo spesso. — Folto. Barba folla. 

— Denso. Metallo, marmo, legno 
denso. — Gremito. Strade gremite 
di gente ; A Ibero gremito di f culti ; 
Piante gremite di bruchi. — Guar- 
dar d'fess. — Fisare, Affissare, 
Fissare, Affissare. Mirare attenta- 
mente. — Durmir d'fess. — Dor- 
mir profondamente. 

FESS, add. (coil'è aperta). Fesso, agg. 
(col Te chiusa) Da fendere. Spacca- 
to leggiermente. — Un vas fèss. — 
Un vaso roco, fioco. Che par spez- 
zato. 

FÉSSA (è aperta) e FISSURA, n. f. 
(dal lai. Fissura). Fesso, n.m.Fen- 
d.tura. Fessura, n. f. — Fèssa del 
brag, dia camisa, dia stanélla. — 
Sparato de' calzoni , delia camicia, 
della gonnella. — Fèssa, Fissura, 
e Schervaia tra 'l pred, tra dòu 
ass. — Convento. Spazio cbe ri- 
mane tra due cose commesse e le- 
gate insieme , come, di pietre, di ta- 



vole, ec. — Assrar Vù$s in fèssa. 

— Socchiuder la porta. — Tgnir 
V ùss in fèssa. — Tener la porta 
socchiusa. — Astuppar et fissur.— 
Turare o Riturare le fessure. Dalla 
voce francese Reboucher viene il boi. 
Arbwcar, eh' è il Rinfazzare, cioè 
Bìlurar le fessure fra i mattoni d'un 
muro, prima d'intonacarlo. V. il r- 
buccar. V. Cherpadura. 

FÈSTA (Pron. é apertiss. Fasta). Fe- 
sta. — Osservar la fèsta, — Guar» 
dar la festck. — Dar fèsta, — Dar 
tregua, riposo, ed anche Dar fe- 
sta, licenziare,— Far fèsta, — Far 
festa. Por fine. Cessar dall' opera. 

— Far mézza fèsta. — A sportel- 
lo ^ Stare a sportello, dicono gli 
artefici quando* in alcuni giorni di 
mezze feste o simili, non apro- 
no interamente la bottega , ma 
tengono solamente aperto lo spor- 
tello. — Stare cogli occìU a spor- 
tello. Tener gli occhi socchiusi , o 
anche Veder lume da un occhio so- 
lo per esser l' altro chiuso per ma- 
lattia o per altra cagione. Èsser lo- 
sco. Cieco da un occhio. — Cunzar 
pr el fést. -* Conciar pel di delle 
feste.— Trattar male.— Wr al nom 
del fést a un. — Nominare alcuno 
pel suo nome, vale Dirgli villania. 
-o Èsser quéll eh* paga la fèsta. — 
Esser il pigiato. Esser quello frai 
giocatori su cui .ricade la perdila 
di tutto il giuoco. — Cmandar el 
fèst. — Dar l'orma ai topi, o ai 
terremoti. Dicesi di quelli senza 
de' quali pare non si possa fare 
nessuna cosa.— Far la fèsta, — fe- 
steggiare, per Solennizzare, e per 
Far feste, giuochi. E per metaf. t>- 
cidere. — De d' fèsta. — Dì festivo. 
ed anche Festereccio , Festévole. — 
Giusta^or del fést. — Abito feste- 
reccio. 

TÉSTOLa , n. f Fistola. Fistula. 

FETÒUR. V. Puzza. 

FETTA, (coll'd chiusa). Fitta. Dolor 

pungente intermittente. 
FÉTTA, (coire aperta). Fetta, (col- 



PIA 



261 



FU 



l'echiasa). Particella d'alcuna co- 
sa tagliata sollìliDeQle.F6//a di pa- 
ne, dì carne, ec. — Taiar in féU. 

— Affettare. — Pan taid in fèti, 

— ¥ane affettato, — Fétta d tèr- 
ra.-^ Campo. Spazio di lerreuo 
uon contornalo da mori, ma piut- 
tosto da alberi. 

FETTLA, n. f. Arpe$e, n. m. Pezzo di 
ferro con cui negli ediflzi si tengo- 
no unite insieme pietre con pietre. 

FIÀ Fiato , ^(i/o.. Aria respirata ch'e- 
sce dalla bocca degli animali. — 
Tirar al fid. — Pigliare il fiato, 
Raccorre il fiato, •^ Al n'i latia 
nianc tirar al fid. — Non p/i to- 
scia riavere il fiato. — lf*avèir 
nianc al fid cald.N'é$ser nianc 
bòn d'far sudar un ov. -<- E' non 
ha tanto caldo che cuoca un uovo. 
Aon poter dir mesci. Esser poveriS" 
ùìHQ Non avere alcuna autorità. 

— Tirar al fid cùn i deint. — Es- 
tere agli estremi. — Una cossa /a^ 
ta cùn al fid. — Cosa finita coli' o- 
ii(o.— Fiato, figurai, si prende per 
Forza, Lena, Vigore. — Un om 
eh' n'ha fid da far al facchein. — 
I/n uomo che non ha fiato per fac- 
chino. — Fiato si adopera in sigoif. 
di iVi>n/e. Tu non intendi fiato. La 
sera non mangiar fiato, -—in' ti- 
ra nianc un fid d'aria. — Non spi- 
ra un fiato di vento, — Torr al fid, 

— Mozzare il fiato. — N'pssèir a- 
vèir al fid, — Non riaver V a- 
iito. — Tgnir al fid, — KUener 
l'alito. Non respirare. — Un om 
eh' a i puzza al fid, — Fiatoso,. 

HACC.n. m. Fiacco, n. m. Bovina, 
n. f. ^ fioco d* bastund. Dar un 
fia€c,un fudrèlt, una carga d'ba- 
slund. — Dare un carpicelo, un 
carico di bastonate. — Far un 
gran pace, — Far falò, figurai. 
Risplendere, far comparsa, 

FIACC, add. Fiacco, Frollo, Lasso, 
Oebole, agg. 

FIACCA, n. f. Fiacchezza, Lassezza, 
^aìichezza. Svogliataggine, Len- 



tezza, — Fiocca si prende anphe 
per aggiunto d'uomo o di donna: 
X.' e una fiacca, — Egli è uno ivo- 
gliato, — Avèir la fiacca,-^ Essere 
spossato , frollo. — Fiacca in lin- 
gua italiana vale Roniore, FracaS' 
so, Ruina, — Fiacca di castagn. 
Quando , per la caduta prematura 
di neve , i rami de' castagni coperti 
ancora di Toglie verdi cedono al 
grande peso, bl rompono e si schian- 
tano. Fiaccarsi si dicono gli alberi 
da' pomi, dalla neve, o dal'ghiac' 
ciò. E perciò por Fiacca potrà be* 
nissimo dirsi Fiaccameuto de' ca- 
stagni, 

•FIACCAR e FIACCARS. v. Fiaccare, 
Fiaccarsi, Rompere, Rompersi, v. 

TIALAPP. Nottolone. Augello not- 
turno. 

EIA MIA. ÉSSR UNA FIA MIA. Prover- 
bio preso da'veneziani. Aver gli oc» 
chi tiella collottola, o il diavolo in 
testa, scopato più d'un cero. Sa» 
pere a quanti di è san Biagio , o 
dove il Diavolo tien la coda. Esser 
putta scodala, o gazza con pelata 
coda. Esser bagnalo e cimato, 4- 
ver scorticato la volpe. Esser vol- 
pe vecchia, o volpofie. E con modo 
basso Aver cotto il culone'ced 
rossi, Aver piscialo in più d'una 
neve. Delti tutti che vasliono Esse» 
re astutissimo , e non facile ad es- 
sere aggirato. I boi. hanno essi 
pure molti proverbi simili: Essrth 
na vòulp véccia, Un^vulpòn, Un 
fein merci, Savèir dòv al diavel 
tein la co , ec. 

FIAMMA. Fiamma. — Far dia fiam- 
ma, Una cossa ch'fazza dia fiam- 
ma. — Fiammeggiare, Fiammare, 
Splèndere, Bisplèndere, Sfolgorare, 
Baggiare. Lampeggiare. Rifulgere, 
Scintillare. Veiì>i affini di significa- 
to, non però sinonimi. — Da Fiam- 
ma vengono: Fiammato, add. Fat- 
to a fiamma. — Fiammante, Fiam- 
meggiante, Che manda fiamma. -;- 
Fiammesco. Di. fiamma- — Fiammi- 
fero. Che porta fiamma. I diminuti- 



Pie 



S69 



FtL 



^tì Fiammella, Fiammetta, Fiam- 
micella, FiammoUfia. 
FIAMMA, FIAMMARÀ, FIAHMARATA^ 
n. f. (Forse da fiamma ratta). 
Fiamma lieta. Fiamma che si fa 
con fascÌDe o altro , che dura poco. 

— Dòp èsser s' dd una fiamma. — 
Dopo una, Dopo una lieta fiamma. 

— Fiamma. — Sterco di cavallo. 
*FIAMMÉINGA. Fiamminga. Serie di 

stoviglia. — Fiammèinga, chiama- 
no i boi. anche la legatura di una 
special fatta di anelli. 

FlANC. Fianco. — Avéir di gran 
fianc. — Esser fiancuto. — Battr i 
flatus. — Suonar la lunga, modo 
basso. Aver gran fame. 

FIAPP» add. Dilègine, agg. Di poco 
nervo, facile a piegarsi; come pan- 
no, carta, e simili. Floscio, Biotte, 
Debole. 

FIASC. Fiasco di terra cotta. — Fia- 
sco di vetro vale Zucca V. — Far 
fiasc.'-Ber bianco. Far fico. Dare in 
nulla. Venir corta qualche cosa. 
Venir tnaraco. Dicesi di chi non rie- 
sce ne' suoi disegni. 

FIASCA, n. f. Fiasca. Fiasco grande 
di vetro , o di terra, di forma stiac- 
ciata. 

•FIASTER, n. m. FIASTRA, n. f. Fi- 
gliastro, n. m. Figliastra, n. f. 

FICCAR, V. Ficcare. Cacciare. Intro^ 
dnrre, una cosa con violenza. I 
suoi composti sono Conficcare. Ri- 
ficcare. ( Boi. Tumar a ficcar). — 
11 contrario di Conficcare è Sconfic- 
care. — Ficcar i ucc' in-t-al mu- 
' stazz.^ Ficcar gli occhi in faccia. 

— Ficcar zò una porta , una mu- 
raia. — Buttare a terra , Gettare 
a terra. Atterrare un muro, una 
porta. Gettare è voce più nobile, e 
dignitosa di Ficcare , Buttare e 
Cacciare. Cosi dicasi delle voci 
boi. Cazzar e ficcar, che si pos- 
pongono sempre a Trar. V. Tirar. 
'^Buttar non è più voce boi. e nem- 
meno Gettar, che s'usa in altro si- 
gnlBcato, e pronunziasi anzi Zttar. 
V. — Dov diavel v'siv ficcd. — Do- 



ve diavol ti sei fitto? Dove mai ti 

sei imbucato, inselvato? 
FIDATÉZZA. Fedeltà. 
FIG. Fico. — Fig sècc. — Ficosecco. 

— Fig verdecc'. — Fico verdino. 
-^Sfilza d' fig. "- Resta di fichi. 

— A n'val un fig sècc. *— Non vaie 
un fico secco. Non vale un'acca, 
un lupino, un frullo, un bagatti- 
no , una patacca. 

FIGADÉTT. Fegatello. Pezzetto di fe- 
gato ravvolto nella rete del suo a- 
nimale, e dicesi per lo più di quel- 
lo di porco. 

FIGARA , n. f. Fichereto e Ficheto, n. 
m. Luogo dove siansi piantati mol- 
ti fichi. — Ficaia, vale l'albero del 
fico. 

FIGAROLA. Brocca. Canna spaccata 
in cima per coglier fichi. Ma questa 
piuttosto dicesi da' boi. Giova. La 
figarola è un piccolo imbuto « io- 
fisso su di una canna deija capaciti 
della frutta da raccogliere, cioè 
pere, mele, fichi, dentato nell'or- 
lo superiore, per tagliare il pic- 
ciuolo. 

FIGURA. Figura. La forma esteriore 
di una cosa materiale. — Far figu- 
ra. — Figurare. — Far la prèma 
figura. — Primeggiare. — Far ii- 
na bèlla figura. — Far compari- 
scenza, comparsa, apparenza. — 
Far trista figura. — Esser pèrgo- 
la. Dicesi di chi non sa disimpe- 
gnarsi in una conversazione. — 
Quèll eh' fa el figur d' tèrra cotta. 

— Plasticatore o Plàstico. — Cero- 
plasta. Ch'i fa figure di cera. — Get- 
saiuolo. Formatore di statue, vasi, 
od altro che si getta in gesso. ^ 
Figurista. Termine d'arte. Dipintor 
di figure; cosi Fiorista, Paesista. 

— Figura, per Immagine. 

FIL, n. sing. m. FIL, plur. m. e FILA. 
plur. f. Filo, sing. m. Fili, plur. di. 
e Fila, plur. f. i— Fil egual. — Filo 
agguagliato. — Fil dseguat. — Zi- 
to ineguale , Diseguale. — Filo, va- 
le ancora Linea. — Andar a fil. 
Drétt fil, — Andare a filo. Andan 



PIL 



263 



Flt 



in Unea. — Tirar a fU. — Thwre 
a filo , a diritiura. ~-~FUdi perle » 
di coralli» vale Vezzo o Collana 
scempia. — Filo dicesi anche al ta- 
glio de'coltelii , ed altre simili ar- 
mi. -— Dar al fil a un eurléll, — 
Affilare. — Apéir, Vlèir, Far una 
coesa d'fil. — Avere, Volere, Fare 
una cosa di filo, per filo, vale Per 
forza. — Éstr in fll. — Eieere in 
arnese. — - Meilert' in fil, — Rim- 
pannucciarsi, Mettersi in arnese. 

— Fila da metlr in-V^una piaqa. 

— Faldelle, plur.— Fil per Fila- 
to, n. m. cioè Ogni cosa filata. — 
Trèinta Ur d'fil. — Trenta libbre 
di filato. '-^ Ftl. '-^ Corda, dicesi 
dagli artefici , agricoltori , ec. Qual- 
sivoglia fanicella, o simile che si 
adopera per la dirittura.— i4drtiuar 
al fil per tor la drìilura, — Usar 
la corda per provare , per prende- 
re la dirittura.^^A fU,-^ A eorda, 
posto avverbialm. vale A dirittura, 
A un pari, A livello. Cosi Andare, 
Stare, Tornare a corda, vogliono 
Essere in dirittura, secondo che 
mostra la corda tirata a diritto. 

FILA, n. f. Fila. Fila di soldati, di 
cacciatori, ec. — Metters'in fila. 

— Affilarsi. — Andar zó d'fila. — 
Spiarsi. Sfilare. — Zeinqu o sì de 
dri d' fila. '^ Cinque , sei giorni 
continui, seguenti, successioi, a 
dilungo , alla distesa. 

FILA , D. f. V. Capta, — Ed aggetttv. 
Filato. 

FiLADEIN eFILlNDÉINT. Filondente. 
Sorta di tela molto rada. •« Andar 
d'filindèinl. -^ Andar debolmente, 

— La va d* filindèint. E vale Si va 
tapinando. Si tapina, ctoò Si vive 
miseramente. 

FILADÒUR, n. m. FILADÒURA, n. f. 
Filatore, n. m. Filatrice e Filatora, 
n. f. 

FILADUR. V. Filarein, 

FILADURA. e da alcuni FILANDA, o 
FiLÈ^Dk, Filatura, L'arte, e rat- 
io del filare; — Filatura si prende 
ancora pel Filato medesimo. Dai 



boi; s' intende piuttosto ia vaMa 
del filare. — * Pr avèir del Mn fila 
suttil a i voi veint baioce d' fitadu- 
ra, — Per ottenere filato fine di 
lino vi occorre la valuta di venti 
beàocchi per libbra, 

FILAGNA. Catena, Que' pezzi di legna- 
me che legano i pali affondati per 
fabbricare. Catenelli sono que' pez- 
zi di legno minori delle catene, 
che uniti a queste legano le varie 
file di pali tra loro. -» Arrombatu- 
ra dicesi Quel legamento di pali 
con catene, o catenelli in guisa, 
che vengano a formare come una 
rete di rombi. 

FILAR. V. Filare, v. ^ Una bòli 
eh' fila, — Una botte che fila , vale 
Che getta sottilmente.—* Vein chfi- 
la. — Vino che fila, vale Che viene 
sottilmente senza far remore a gui- 
sa deir olio , ciò che accade quando 
è guasto. — Furmai eh' (Uà. •* 
Formaggio che fila, cioò Che fa 

. fila. 

FILAREIN. FILADUR. Filatoio. SorU 
di ordigno da filare il Uno , la lana, 
e simili. 

FILATÓI. Filatoio. Luogo dove sono 
i valichi . ed altri ingegni da filare 
la seta. — Guastar al filatói, ^^ 
Guastar Varie o il mestiere, o la 
festa. Romper l'uovo nel paniere. 
Rompere, o guastare l'uovo in boc- 
ca. Guastare i disegni altrui. Rom- 
pere un progetto. 

FILÀTUIIR. Filatoiaio. Colui che la- 
vora al filatoio. 

FILÉLL. SciUnguàgnolo. Filetto, Fi- 
letto, FraneUo. Legamento valido 
e membranoso posto nel mezzo del- 
la oarte di sotto della lingua. — 
Aveir al filéll béin taid, — Aver 
rotto, o sciolto lo scilinguagnolo. 
Averla lingua afillaia , sciolta. Di- 
cesi di uno che favelli assai , e ar- 
ditamente. 

TILÉTT . n. m. Filetto. Filo, — Tirar 
i filett, — ' Segnare le Unse, o t fi- 
letti. Dicesi dai pittori di decora- 
zione , e dai calligrafi.' 



FIR 



264 



FIO 



FILÓN. Filò deWt $eMéfUL -*- FUèn 
dTvidiU. — Filo. Osella parte mi- 
doliosa che ai trova nelle yertebrc, 
che 800 loogo il dosso degli aBima- 
11, e allora solamente quando n'è 
tratta per servir di cibo. — » Filone 
in ital. s'intende pel Principal filo 
della terra metallica nelle miniere. 
-— Filane, o girilo della corrente 
di un fiume, si dicedagli idraulici, 
Qnel laogo dove l' acqua è plh pro- 
fonda , e corre con maggior ve- 
locità. 

TILTAR , V. Filettare, -» Filtar un 
Uber Ugd. «-' FiUltare. Ornare, 

FILlJCA,n. f. Feluca, n. f. Piccola 
nave di basso bordo. — Per slmilit 
FUùea e Filueòn. — Fìueragnolo. 
Uomo longo e magro. 

F1LU6RANA. Filigrana. Spezie di la- 
voro fine in oro, od in argento, i- 
mitante l'arabesco. 

FINADGA. Finale, -^ Una béUafin&- 
dga d' un' aria. — Una bella finale 
d'un* aria. — Una bèlla finadga 
d'una poeti. — Bella finale d' un 
componimento poetico. — Finadga 
d'una strd. — Capo d'una etra- 
da. •— Alla finadga dèi camp. -^ 
A capo del campo. Alla fine del 
campo. — Finadga significa alle 
volte anche Lembo. -*- La finadga 
d'una t>etein€L -^ il lembo di una 
veste. ' 

FINANZA, DUGAN A, e volgarm. GA- 
BÈLLA, n. f. Dogana, a. f. Luogo 
dove si scaricano le mercamie per 
mostrarle e gabellarle. -«• Finanz , 
-nsualm. Le entrate o rendite del 
principato. — Star mài a, o Èseer 
$car$ d' finanz. «^ Esaere di pochi 
averi. Trovarsi in angustie di de- 
nari. 

TINANZIR. V. Barìandolt. 

FINE, CUMPÉ, add. Finito. Compito. 
Compiuto. Terminaio, agg.— (7om- 
pleto non è di buona lingua. É sla- 
to usato per termine militare. Vit- 
toria completa. Reggimenti com- 
pleti, eé. -^ In conseguenaa non si 
diri Completamente , ma Compiu- 



tamente.'^ Dna co$a ebe n'é niam 
fini. — Incompiulo. Cosa iiscon- 
fijiila.— Incompleto noft ò de'bue- 
ni scrittori. 

FINÉZZA. Finezza. QualitA di ciò cb'è 
fine. V. Fein, add. ^ Fimèzza, Qm- 
sta voce che in bolognese è gene 
rica, ne ba molte corrispopdeati 
nella lingua nazionale. Si prende 
per Accoglienza , Vezzo, Carezze, 
Piacere, Favore, Grazia, Benefi- 
cio, Servigio, Cortesia, Uffizio, ec. 

FINIMEINT DEL CAVALL. Arnesi. For- 
nimenti. Arredi. Bardatura. Bar- 
damento. — Mettr i finimeint a un 
cavalL — J^ardamenfofV.— Cacar 
i finimeint. — Levar via gli arnesi 
al cavallo. -^ Finimeint da iaola, 
da cammein, — Finimenio da ta- 
vola , da camminetto , ec 

FINIR, CUMPIR. V. Finire. Terminar 
rCi, Comfpire. Compiere. Dar compi- 
mento. Condarre a fine.-* Per Ce*- 
sare. Fòla mo fine. — Falla finiU. 
'^ Fimla mo. — Oh via finitela. — 
Finir per Definire , Deffinire e Di(- 
finire. Determinare. ^ Finir per 
Aggradire, Piacere.-^ L'è unacot- 
sa ch'n'em' finess. -^ È cosa che 
non mi aggrada abbastanza. -^t 
stata adoperata da qualche Classico 
anche la voce Fornire , e dieon po- 
ro alcuni boi. Fumir^per Finire, 
ma non consiglierei d' imitarli, 
giacché abbiamo tanti equi vaienti: 
e riterrei qnel verbo per Sommi» 
strare , Provvedere. 

FINTÓN. Fintacelo. Fintiesima. Su- 
peri, di Finto. 

TINZIÒN. B. f. Finzione, n. f. Fingi- 
mento, n.m, 

FIOCC. Fiocco Biòccolo. Propria- 
mente il vello della lana. — Fiocc 
d'nèiv. — Fiocco di neve. — Fioce 
di* aridi, dia zanèlla. — Nappino 
da oriuolo, da canna. Fiocchetio. 
— Fiocc del giustacor.— iVoppina. 
ed anche Fiocchetto. — Fiocc dia 
spada , dèi vinlai. -— Fiocco di ns- 
stro che si tiene alla 9pada,al ven- 
taglio. — Fiocc dalla pòlver d'zi- 



FIO 



365 



FIT 



f)W. dèi pnéll. — Nappo. B IViMiil- 
tio quand' è di piuma o pelo di co- 
ulglio. — Fi9ce da punirà. — Nap- 
pa. — Una coisa peina d'ftucc» 
d' fiucc/iett. — FioediéUaio , agg. 
—•Far al fioec. — Vale f«w« il furto. 
— Andar cùn i fioecM. -* Andar 
di rondone, di vanffo. Cioè assai 
bene, a seconda. — Far una co»»a 
in-t-i fiocchi. — Fare una cosa 
Ci)' flòcchi.*^ Saltar fora ìm-M fioc- 
chi. — Uicir co' fiocchi. 
lOL. n. m. e FIOLA . n. f. Figliuolo, 
n. in. la, u. f. Figlio, gUa. -^ I/è 
fiold'so pader, o L'è fiala d' so 
inader. — La scheggia Irae dal 
ceppo. I filali somigliaBO i genitori. 
^ Esser tùil fiù d'una mamma. -^ 
Essere tutii d' una stessa pannina. 
Tulli poco bnoBi. 

i'^IM'A, n. f. Pioppo, n. m. ed anche 
Hoppa, n. f. Albero di legno bian- 
co notissimo. -— Fioppa zipressei- 
uà. .» Pioppo cipressifìo. 
'iÓUR, n. m. Fiore, n. m. — Le sue 
parli sono: il Pedùncolo o Gambo. 
Quel picciuolo dal quale è soslenu- 
lo. — Càlice. La parie inferiore 
che lo sostenta e lo circonda. •— 
Cifrolla. Tutte le foglie insieme del 
fiore. — Pètalo. La foglia del Oore. 
--' Pistillo. Quel filetto che sorge 
nel centro del fiore, fa l'uffizio di 
femmina , e produce il frutto alla 
sua base» che chiamasi prima Ger- 
me. — La parte superiore del pi- 
stillodicesi Stimma.'^ Stilo è quel- 
lo che unisce il germe allo stimma. 
'-Stame, e Stami io plur.sono Quei 
filamenti che circondano il pistillo, 
e fanno T uffizio del maschio. -*- La 
lesta , globetto , o borsetu alla ci- 
ina degli stami dicesi Antera. Essa 
contiene la polvere fecondante dot- 
ta il PòlUne. — Il dial. boi. , come 
o^nun sa , non ha queslr termini 
che sono propri della Scienza. — 
Fiòur averi. — Fiore aperto, «doc- 
ciato. — Assrd. — Chiuso. — Mèzz 
ooer(.— Socchiuso. — €h eroda. 
-*- Caduco. — Sfuià. — Spicciola- 



to. -• Pass. — Vizzo, languente. 
-~ SMatuL — Scolorilo. ^ Fiore 
prendesi ancora per la parte piìi 
fine, e migliore di qualsivoglia co- 
sa. Fior di farina, di calce, di zol- 
fo, — Nella guisa stessa che si tro- 
vano tanto variati i nomi de' frutti 
non solo nelle diverso parti dell' I- 
talia , ma presso gli ortolani di una 
medesima provincia , si osserve- 
ranno ancora variati i nomi de' fio- 
ri e delle piante presso i giardinie- 
ri, lo accennerò alcuni de' comuni' 
più per esempio , che per istruzio- 
ne, la quale polrà ricavarsi dalla 
lettura de' libri di giardinaggio. — 
Fiòur d' uslein. -^ Sfprosie di cava- 
liere. Fiorcappuccio, detto da'iKU. 
Consolida reale. — Fiòur de vlud. 
— Fiorvelluto. Amaranto. — Fiòur 
dalla nèiv. — Còlchieo autunnale ; 
volgarm. detto Zafferano (mstar- 
do. — Fiòur dia trinità. — Epàliva. 
volgarm. Fegatella. — Fiòur dia 
passiòn."- Granadiglia.— Fiorita, 
boi. Fiurida. W tempo della lioritu- 
ra delle piante. — Un fiòur n'fa 
premavèira. — Una rondine non 
fa primavera. 

FIÓZZ. m. FIÒZZA. f. Figlioccio, n. 
m. FigUoccia, f. Quegli o quella 
eh' è tenuta al battesimo. 

FlSCClA. Fischiata. Fischio forte. 
V. Uquld , voce più popolare. 

FISGCIAMÉINT. FiscMamento. Fischio 
continuato. 

FISCCIAR, V. Fischiare e Sibilare. V. 
Uquld. StuflUar. 

FISSAMURIA , n. f. Spessezza. E flg. 
Calca di popolo. 

FISSÉZZA. V. Fcss. — Fissezza dai fi- 
losofi dicesi la Proprietà de' corpi 
di non isciogliersi al fuoco. Ed an- 
che vien presa per Fermezza. E fi- 
nalmente per Fissazione di mente. 

FISSÒ. V. FAZZULÈTT. 

FISSURA. V. Fèssa. Cherpadura. 

FISSUHEINA, n. f. Fessolino, n. m. 
Piccolo fesso. 

FITTÓN. Colonniìio. Colonnella. Pila- 
strino' lo adatterei ciascuno dei 

29 



FIU 



266 



FLO 



suddetti nomi alle forme diverse. 
Quindi direi Colonnetta t-qna^nào è 

Siuttosto grande e di forma cilin- 
rica. Colonnino, quando sia di 
questa stessa forma » ma più picco- 
lo. Pilaalfini chiamerei i para Ielle- 
pi pedi. E darei anche un altro no- 
me a quelli di legno, che sono lun- 
go le strade di campagna, chiaman- 
doli: Pali di legno. — Fittòn di al- 
ber.'^Fittòne. Radice maestra della 
pianta fitta nella terra per diritto 

FllIBBA. Ft66ta. Fibbie da scarpe.da 
(inimenti^da caì>aUi. Fibbie da òt- 
ianetni delle carrozze. — Fibbiàio. 
Colui che fa , o vende le fibbie. — 
Fibbiare e Affibbiare, Fermare con 
fibbia. 

FIUBBÉTTA, FIUBBEINA. Fibbietta, 
Fibbiettina. 

FIUCCHEIN, R. m Zappetta, Nappi- 
na, n. f. Fiocchetto» n, m. 

FIUCGÓN. Nappone. Gran flocco. 

FllIM. Fiume. Adunanza d'acqua di 
corso perenne. — Si distingue in 
ciò dal Torrente» ch'è un'adunanza 
. d' acqua, che ha corso temporaneo. 
•^ Fiume reale f quando ha lo sboc- 
co in mare. — Fiume tributario. 
Che perde il suo nome Dell'unirsi 
ad un altro. <»- Fiume incatstUo. 
Quello le cui piene ordinarie resta- 
no compreiie dentro le proprie ri- 
pe. •>- Fiume inondante. Le cui 
piene si spandono per le campagne. 
— Fiume arginato. Le cui piene 
sono sostenute dagli argini. --• Fiu^ 
me morto. Un alveo abbandonato 
affatto dall'acqua. 

FIVRA. Febbre.— Un ch'ava la fivra. 
Febbricitante» agg. e sust. Febbri-* 
coso, e Febbraio» agg. ••* Febbrile. 
Attenente a febbre. -*- Avèir la ft- 
vra. — Febbricitare e Febbricare. 
•»- Febbricita è il febbricitare, o la 
malattia della febbre. — Medica- 
mèint per la flora. -^- Febbriftiigo. 

FIURÀ.add. Ftort7o, agg. Tessuto a 
fiori ; Sparso di fiori. <»- Baè flu- 
rd, Carta fturd. — Raso fwrUo. 
Carta fiorita. A fiori. Affiorata, 



FiUBARA. Fioraia. V. d. U. Venditrici' 
di fiori. 

FIURÉ, add. Fiorito» agg. Giardino 
fiorito» Prato fiorito. 

FiURlDA. moritura. - Al tèimp dia 
fiurida del ros. — U tempo delU 
fhrilura delle rose. 

FIURIRA. Ghirlanda di fiori. 

FiVRÓUS, add. (Dal fr. Fievrcus 
Febbricoso. Febbri fico. Febbrifero . 
agg. Che induce febbre. -^A< mlùn 
è fivròus. -« Il pappone è febbrietr 
so. •- Febbroso , come è detto io 
Fiora , vale FebMeitante. 

FiURUM»n. m. Tritumi» che restano 
nel fenile dopo eh' è tolto il fieno, 
. La voce boi. è proprissima • perche 
appunto quello che rimane del fie- 
no è U tritume de' fiori delle erbe . 
che alla bolognese si potrebbe dire 
Fiorume, 

FIUTAR, V. FioUare, B^onMare. 
per similit. quel Borbottare cbe 
fanno le persone disgustale . e 
malcontente. — Fiutare vale A'o* 
sare. 

FLaC. Fraeh.&orìSL di abito, cosi det- 
to dall'inglese FraJt 

FLAMBOÀ, (dal fr. Framboise). Lam- 
pone. Frutto simile alle more, d'oo 
arbusto spinoso. Da'boton. Rubiti 
idaetis. 

FLÀT. Flato. — GherUnghein è l» 
picool flato. V. Ròtt. — FUU ch'piz' 
zen d'ov stinta. -^ Flati di oóon 
corrotto, e mdoroso. 

FLATULÉINT, add. FUUuoeo . m 
Che ha , o genera flati. 

FLATULÉINZA, Flatuosità. Ventosità. 

FLAZBLL. Flagello. AvversiU grande 
Per Quantità grande. MolUtudisi, 
'^ Aie un fiazéll d'zèint. — K < 
tanta gente » oh' è un fiagetlo. 

'FLEBOTOM. Fkbotomo. 

FLICCHÈTT, FLEG, n. m< Voce boi 
nel giuoco del Tarroeco, e vale fU- 
colo trionfo. Uno de' trionfi di mi- 
nor valore. Io direi Trionfetto;é 
anche con voce propria FUcièetto. 

FLORE. Parola latina chej boi. osano 
in questo significato: Essr in fiott 



FNB 



S67 



FOI 



— Estere in fiore » in otUmo italo , 
sia di salute, sia di beni. 

LOSS, add. Flotcio» agg. Fiévole. Di- 
lègine. Snervaio. •— Dicesi Fioeeez" 
za , Fievolezza Lo sialo delle fibre , 
altro, che abbia perdalo la sua 
slastìcitii 

LUSS. Fiùeeo, Mal di pondi, Aoche i 
contadini boi. dicono McU di pondi, 
Mai di pond. Frequente e non 
naturale espulsione di materie li- 
quide dalle budella.— f/tMt< e f ille- 
so. FruasB e Fruuo. Dicesi , nel 
giaoco a primiera , quando le quat- 
tro carte sono del medesimo seme. 

FLUSSIÓN » n. f. Fiueeione. 

NAROL » n. m. Insello cosi dello dai 
boi. perchè si fa più frequente e 
molesto nel tempo della flilcia- 
tura del fieno. — CùUce, n. m. V. 
d. U. Ed è una spezie di Zanzà- 
ra delta Seinipìùe in Storia Na- 
turale. 

•^NÉ$TRA« n. f. Fineeira, n. f. Balcone, 
n. m. Finestra si dice tanto dell' a- 
periura, che si fa nella parete del- 
la muraglia per dar lume alla slan* 
za, quanto dell' imposta o altro, 
con che si chiude delta apertura. 
Mirra cun ia vedrà. -~ Fineeira 
inoetriata, •<* Cùn V impanna. — 
Finetlra inupannaia.-^Cùn la fi^a- 
da. — Finestra ferrala. — cJuii la 
froda a gaifbia. •*• Finestra ingi' 
nocehiata.'^ Una fnéìtra ch'gttar' 
da> eh' corrispond in-t-un eurtil. 
*- Finestra che risponde sopra un 
cortile. — Una fazzd, un lug pein 
d'fnéster. -^ Fincstrato, n. m. Do- 
ve sono le finestre; ordine di fine- 
sire. — Fiììestra sopra tetto dice- 
si V Abbaino. V. Luminarol. — Fnè- 
itra cùn al spurtèll d'iègn» d'fèrr, 
^'masègna. — Finestra spòrtella" 
ta di legno , di ferro, di pietra. — 
magna sta mnéstra , o salta sta 
fnétira; che anche dicono i boi. 
bèvw, andgar»\ dèint o ga- 
nasjo. — A questo fiasco bisogna 
otre Q affogare. bere o affogai. 
- Fnéstra in-i'-al scriver, — Lacu- 



na. Magalotti ha usalo Finestra . 
per traslaio. 

FNOCC'.n.m. sing.e FNUCC\ plur.fi- 
nocehiOt b. m.sing.e Finocchi, plur. 
Frutto erbaceo ortense notissimo. 

FNUCCEINA , n. f. Seme di finoechio. 

FNUCCIAR. lo slesso che Tintinagar. V. 

FODRA, n. f. Fòdera, n. f. Soppanno, 
Fòdero . n. m. (}uesl' ultimo voca- 
bolo si usa piti comunemente per 
Guaina. — fodero della spada, 
del coltello, ec. che i boi. fanno 
pur masc. roder. — Fodra dèi ta- 
marazz, paiazz, cavzzal. — Cu* 
scio di materassa, di saccone, di 
capezzale. 

FÓl, Foglio. Dello assolul. s' intende 
per Quella forma rettangolare di 
carta intera come esce dalle mani 
del fabbricatore. 

FÒIA, FogUa. — Foglie di cavoli, di 
prezzemolo. Foglia di moro gelso ; 
oppure Foglia assolul. da nutrica- 
re t bachi da seta. — E per similit. 
Oro, argenlQ in foglia. — Fòia 
d'or, fòia d'arzèint, — Foglia d'o- 
ro,d*argento. -* Melali cùn la fòia 
d'arzèint. d' or, — Metallo inc-a- 
mieiato d'argento, d'oro. — Da Fo- 
gUa ir iene Fogliare. Ihrodur foglie , 
ma ò V. ani. Infognarsi. Vestirsi di 
foglie è V. d. U. Verzicare. — Sfo- 
gliare, e per simil. Brucare e Di- 
brucare. Levar le foglie. — Sfo- 
gHarsi. Perder le foglie. — Foglia' 
lo. Foglioso, Fogliato, agg. PIen 
di foglie. — Fogliame. Quantità di 
foglie. «- Foglietta, Fogliolina, Fo- 
gUeitina , Fogliuccia , Fogliuzza. 
Piccola foglia. — Foglione. Gran 
foglia. — Fognatura. Dicono 1 pit- 
tori la Maniera di rappresentare i 
fogliami. — Alla cruda del fai. — 
ÀI cader deUe foglie. Sul fine di'l- 
r autunno. — Termar com fa una 
fòia. — Tremar come bubbola , co- 
me una verga , a foglia a foglia , 
a verga a verga. — Fòia d' tabac 
da pipar. — Foglietta. — Al pei sa 
giùst cm'è una fòia. — Gli è Ug- 
gier leggieri. Pesa quasi nulla. 



FON 

FOLA. Favola, Foia. Novella, — Ctiit- 
tar del fai — Favoleggiare. Favo- 
lare'. Novellare. — Un eh' conia 
del fol. — Favoleggiatore. Favokt- 
io. Favolatore. Novellatore. — Fa- 
voloso. Favolesco. Che tien di fa- 
vola. — Novelliere. Novelliero. Che 
reca favole. — Novellista. Che scri- 
ve novelle, ed aocbe sia sulle no- 
velle. --^ A far la fola tenga e car- 
ta. — A farla breve. In tfreve. Per 
dire in breve. 

TÒLGA. Folaga. Uccello noto. 

FÒND » n. ni. FUiNDÈZZA . n. f. Fotuio , 
n. m. Profondità y n. t. •— Al fond 
d'un biccMr, d'un cadein. — Il 
foìido d' un bicchiero , d* un baci- 
no.— Per Sedimento de' liquidi. Fon- 
do y Feccia , Posatura , Foììdata* 
Quella del vino si chiama pro- 
pcianienle Fònd dia bòli. — Fondi- 
gliuolo. Quel residuo di vino quan- 
do la bolle è presso ad esser vuola. 

— Fònd d' buttciga. — Fondaccio 
di bottega. Diconsi le ciarpe, gli 
scanipoii , che restano in boliega. 

— Fònd per Podere. — il» ch'ha 
dòds fond in muntoffna. — Uno 
che ha dodici poderi al monte. 

FÒND^add. Profondo. Cupo. Fondo. 
Còììcavo. Cavo. — Quando la pro- 
fondila non è molta si dice Cupo, 
Còncavo. — Un cadein fònd. — Un 
bacino cupo. — Un piati fònd. — 
Un piatto concavo. — Una busa 
fènda, — Una buca profonda. ^ 
Far una fossa fónda dis pi. — Fa- 
re una fossa cava dieci piedk — 
Còncavo è termine opposto a Con- 
vesso (bo\. Arlivà). *-- Concavo-con- 
cava. Aggiunto dato a quella lente 
di vetro di cui le superficie amen- 
due sono concave. Nel dialetto si 
direbtie Una lèint fonda da tùli e 
dòu et band. Còncavo-convessa» ec. 
(Boi. Da una banda fonda, e da 
qui' altra arlivd). 

FÓNDA, n. f. Fonda, n. f. Concavità. 
Ptvfondità , n. f. Fonilo , Còncavo, 
n. m. Dicesi II concavo del cucchia- 
io. Il concavo della mano. La con- 



268 Foa ' 

cavità ^una pentola, eo. I boi Q' 
sano delle voci Busa, Busameina, 
Cónca, p. e. Un létt ch'ha la bnui 
in mézz. Una tavla ch'ha la còmu 
tu mézz , ec. 
FÓNDER, V. Fóndere, v. Liquefare i 
metalli al fuoco, e generalmeoie 
sciogliere.— In boi. non si usa ebe 
air infinito Fotìdr el catnpan'.- 
Fondere il bronzo per fame hm 
campana. E modernamente nel 
participio Férr fus. — Ferro futa. 

— In lutti gli altri casi adoperasi 
il verbo Dsfar. 

FONZ. Fun^o. — Fungaia. Fungheto. 
Luogo ferace di funghi. — Fungi- 
forme. Cb* è conformato a maniera 
di fungo. — Fungile. Petrìficazioitf 
che imita il fungo. — Fungoso,^ 
Pien di funghi. — Prato fuwjout 
Albero fungoso. — Fonz dia ròu- 
vra. — Agàrico. Fungo arbitno. 
Fungo da far esca. — Fònz. — Fiih- 
go. Quei bottone che si genera nel- 
la sommità del lucignolo acceso 
della lucerna. Lucerna fungosa. 

FORA. FuoH e Fuora, Fuor. — Star 
d'fora, andar d'fora, — Star tlì 
fuori. Andar di fuori. Aiubre, o 
Slare di fuori della città , delb ter- 
ra murata. — Un om de d'fora. — 
Forese. Uno che abita fuor de'lw» 
ghi murati.— Andar per d'fora, 
Trar per d* fora. — Versare. Dice>i 
de' liquidi quando sono al coIbo. 
L'acqua de' fiumi quando trapeb. 
dicesi Dar fuori. Straripare. - 
Dar per d'fora. — t}scir del mani- 
co. It^uriare. Dar nelle furie. - 
Vlèirla veder fora. — Voler w- 
derne quanto la gola , quanto h 
canna, quaìiio s'avrà fiato. — I^r 
fora. — Dar in fuora. Dicesi dd 
male quando manda alla cute rio- 
terna malignità. Ed anche Scoprir- 
si. Manifestarsi. — Purtarta fora. 

— Camparla. Scamparla. — S'a 
la pori fora. — Se campo da qm- 
sta. — VgtUr in fora.— Essere, l'sei- 
re in fuori, ergere. — Ouelt ck't 
per d'fora. '^L'esteriore, Vtsterm. 



F08 



269 



FOU 



FORBSA. Fòrbice, Bing. e Fòrbici, 
plur. Questo nome si usa comunem. 
io plorate. Un paio di foròid d'ac- 
etato fine d' Inglùllerra, Sono stale 
adoperate ancbe le voci Forfice , 
Forbicia, Cesóie, n. f. plur. £ da 
alconi bolognesi pure dicesi Zetùr, 
e corrottafoente Dsùr. L'usiari dia 
Dsuìyi fora dia porta $an Vidal, 
^Ferbsa,-^ Forbici, si dice anche 
a chi è ostinato nel dire o nel fare 
qoeJlo, che gli è vietalo. — Forbe 
ch'biassen', — V. Hiiuear. — For- 
bsa.-^ Forfeccia. Bacherozzolo di 
coda biforcata. 

FORSl. ForM e Forsi, avv. Per awen' 
tura. — Éssr in foni. Star in far- 
si. -^Essere, Stare in forse. Esser 
perplesso , vale In dubbio. Infuna' 
re, Red. -^ Forsi sé, for si no»-'- 
Forse che si , forse che no. l i)ol. 
anlicbi dicevano Forsa, voce piti 
accostante al latino Forsan. 

FORT, sust. m. Fofte, sust. per Abi" 
lUL Capacità maggiore, — L* è al 
so fori. — È il stio forte. 

FORT, add. Forte, agg. 1 boi. usano 
qoesla voce in tulli i significali 
corrispondenti alt* italiano. — ihin- 
tarfort.'^ infortire. Inacetire. In- 
forzare. Prendere sapor forte , 
agro. 

FORT, aw. Forte, avv. Con forza. 
Validamente. Fortemente, Gagliar- 
damente. Tenacemente. — Correr 
fori. — Correre velocemente , sol- 
lecitamente, a gran passi, — Forti. 
Saldi, avv. Voce che insinua ad aU 
tri , e fa animo di star forte. 

FORZA. Forza. — Mancanza d* forza. 
— Prostrazione. Abbattimento , o 
Discadimento di forze. 

FOSS. n. m. Fo«9a, n. f. Spazio di 
terreno cavato in lungo, di lar- 
ghezza proporzionata a ricever le 
acque delle strade e de' campi, che 
anche li e trconda.—f ar ifuss.— Af- 
fossare. Far fossa intorno al luogo. 
Cignerlo di fosso. Ed Affossalo, va- 
le Cinto di fosse. — 5/ar a,caì>all 
^l foss , ftgur. vale Essere ambi- 



guo, — Fossa, 0. f. — Fosio, n. m. 
Fossa grande.— fo««o/o. ed il dim. 
Fossattllo, significano Piccai tor- 
rente.-^Fossa CavaUeina.-^Fossato 
denominato Fossa Cavallina fuor 
di porta santo Stefano presso Bolo- 
gna. — Fossa per Sepoltura. V. De- 
posit. — Avèir i pi in-t4a fossa. — 
Averi pie nella fossa. Tener il pie- 
de nel sepolcro. Aver la bocca su 
la bara. Piatir coi cimiteri. Essere 
alle ventitré ore. --La fossadi ucc*. 

— Il cavo degli occhi. 

'FÓTTA, Voce dell' inflmissima plebe, 
e vale Rabbia, Ira, Slizza. -^Far 
una fòlta.'^Far cosa sconvenevole, 
dannosa. 

FÒU Ite A. forca. Bastone lungo che ha 
in cima due o tre rebbi piegati al- 
quanto, pure di legno, che forma- 
no tutto un pezzo . e s' adopera per 
mettere insieme, rammentar pa- 
glia, fieno, e simili. — Fall a four- 
ca. — Forcuto e Forcato, agg. A 
guisa di forca, -r Forcutamente, 
avv. A forca. — Esser tra *l fourc 
e al póni d'Réin. Siccome forse 
una volta si appiccavano ì malfat- 
tori vicino al ponte del canale (fi 
Reno in Bologna, ne nacque alloca 
il suddetto proverbio, che equi va le 
al proverbio fiorentino Esser tra 
le forche e santa Candida, che fu 
già e blesa in Firenze , nella cui vi- 
cinanza si piantavan le forche. E 
vale Essen fra due inevitabili pe- 
ricpli, o piuttosto In luogo da non 
poter sfuggire il pericolo.y.Fured. 

FÒUHCABUNÉLLA (FAR A). Far quer- 
eia. Far querciuola, o querciuola. 
Star ritto colle mani poggiate in 
terra , e co' piedi all' aria. 

FÓUUMA. Forma. Figura. Maniera. — 
Meccanismo, dicesi a struttura prò- 
pria di un corpo. — Cavo. È la for- 
ma o modello delle figure di gesso. 

— Fòurma d*un Hber. -'Sesto di 
un libro. — Una cossa sèinza fòur- 
ma. — Cosa informe , o sfotmata. 

— De dòu fòurem. — Biforme. — 
D' vari fòurem. — Formi-vario. 



FRA 



S70 



FRA 



PRA. Frate e Fra, sinc. Uomo df ebfo- 
8tro. Mònaco, Religioso claastrale. 
— Fra icudlott, conven,. — Tor^ 
2one, Torzoneello. Serviziale, Conr 
verso. Laico. — Fra serve anche 
per aggiunto dato ai laici. Fra Do- 
menico. Fra Giovanni. -^At n'vdrev 
un fra diserò in»tlanèiv.'-Non ve- 
drebbe un corvo in un catin di lat- 
te. — Fra, Fratein, per similit. 
Frate. Embrice forato llitto a guisa 
di cappuccio, che si mette nel tet- 
to per dar lume a' granai. — ìtònor 
co , vorrebbe significare Persona 
soia morta al mondo , data nel riti- 
ro alla contemplazione delle verilà 
celesti. — Cenobita (da Cenobium. 
Comunftà, Società). Religioso che 
vive in un convento, sotto certe 
regole , in vita comune. — Sino- 
dita è sinonimo. — Eremita. Per- 
sona devota ritirata in solitudi- 
ne. — Anacoreta. Persona ritirala 
dal consorzio degli altri uomini in 
deserti , e che che mena vita au- 
stera 

PRAB. Fabbro e Fabbro. Ferraio e 
Fabbroferràio. Propriamente Colui 
che lavora i ferramenti in grosso , 
eottie Zappe, Vanghe, ec. a distin- 
zione del Magnano, eh' è l' artefice 
di lavori minuti, come chiavi, top- 
pe, ec. ì boi. abitanti della città 
chiamano Magnan tanto l' uno che 
l'altro: la parola Frab è piuttosto 
di campagna. Ed abbencbè questa 
parola del dial. sembri errata, per- 
chè anteposto Vr, che pare doves- 
se dirsi Faber secondo l'origine 
latina , o italiana , pure io la trovo 
più ragionevole, perchè allora se 
ne prenderà la derivazione da Fer- 
ro; e in fatti le altre voci derivanti 
da questa lo dimostrano, Frar,' 
Frazzir, Framèint, ec. — VsvH da 
frab, da magnan. — Attrezzi fab- 
briU. Martella fabbnU. 

•FRAC. V. Flac. 

FR ACC, n. m. Carpicelo. — Fracc d^bdL- 
stunà. — Carpicelo , Fiacco , Cari- 
co, Rovescio di bastonate. 



TRACANDÒ . e FRICANDÒ , ( dal fr. 
Fricandeau). V. Fracassa. 

FRACASS. V. Armòur. 

FRACASSA , n. m. Fricastèa, n. f. 
Sorta di vivanda fatui per lo piò di 
carni di polli minuzzati, e colte 
con uova. 

FRACASSÒN, sust. FraeasEOSo, agg. 
Che fa fracasso. 

FRADA. Ferrato, Ferriata, Inferrar 
ta. Inferriata. Lavoro Gatto di fer- 
ri intraversati , o discosti in altra 
guisa opportuna per vietare l' in- 
gresso l'uscita in finestre» o al- 
tro. Frada a gabbia, — Ferriata a 
gabbia. Quella che sporge in fuori. 
-» Ferriate a corpo, o inginoeclm- 
te: Quelle che sportane in fuori coi 
ferri ripiegati in tondo. *— Froda a 
mandla. — Ferriata a tnandoria. 
— Ferriata a cancelli. 

FRADÉLL. Fratello. Nel Damerò del 
piti Fm/e/U e Frale' per aceorciam. 
Gli antichi dissero anche Fratèi t 
Frateg li. -^Fratello o Fratello car- 
nale, o germano. Nato di medesi- 
mo padre, e di una medesima ma* 
dre. -~ Fratello e Fratello eofitox- 
guineo. Fratello di padre, e non di 
madre. Fratello uterino , o Fratel' 
lo di madre. Nato delia slessa ma- 
dre, ma di altro padre. (Rol. Fra- 
dlaster). — Fratello naturale. Ba- 
stardo. -" Fratelli cugini. Quelli i 
di cui padri o madri furono fratelli 
sorelle, che diconsi anche C^ir 
ni, assoiut. 

FRADLASTER. V. Fradéll 

FRÀINA, n. f. Questa voce verrà pro- 
babilmente da Frana ital., che vaie 
Terra scoscesa, smossa, ed in con- 
seguenza , che non si può lavorare 
regolarmente. Ma la parola boi. si- 
gnifica bdàst V. Potrebbe anche de- 
rivare, e più ragionevolmente dalia 
voce Ferrano, che i lat. oomina- 
van Farrago. Miscuglio di alcooa 
biade seminate per mietersi in er* 
ba , e pasturarne il bestiame. Cbè , 
cosi suol farsi ne' luoghi, che si la- 
sciano in riposo, cioè spargervi se- 



FRA 



S7I 



FRA 



menti di piaate da raceorra io ert»a 
per nadrire il bestiame. 

FHAIOL. Ferraiolo, FerrcUuolo, Ifon» 
tello , Tabarro, — • Fratól intir, — 
Mantello tondo grande, ^ Fraiol 
castra , Ruclò (dal fr.)* Mantello a 
gheroni.l fiorentìDi dicono anòh'es* 
si Ruolo. — Ltmirwfitn, Poffran.— 
Mantello con maniche, ^ Àvèir al 
fraiol di umbron, (Forse, come se 
uno fosse immerso neil' ombra). 
Non eiser veduto. •— Manto, n. ra. 
Sopravveste che cuopre le spalle , 
e la parte posteriore del corpo, la« 
sciando aperta la parte anteriore. 
U manto della B. Vergitte. I manti 
reaU,-^ Mantello, quantunque sem- 
bri dim. di Manto, tuttavolta signi- 
fica Una sopravveste civile che ser- 
ve a ricoprire tutta la persona. 
— Ferraiuolo prendesi per Man* 
tello , ma è voce triviale.— fa- 
barro. É un Mantello ampio di pan- 
no sodo , per lo più con bavero. — 
Pallio, Corrisponde a Manto, Si di- 
ce tanto il Manto papale, che il 
Sacro pallio. — Cappa. Era una 
volta un Mantello con cappuccio , 
chiamato(?af)peruceta,ora ritornato 
in uso presso le donne sotto il no- 
me francese di Capuchon, La voce 
Cappa è rimasta alla veste usata da* 
frati di alcune religioni , e dai con- 
fratelli di unioni religiose. •»- Cap- 
potto. Derivato da Cappa , è un so> 
prabito con cappuccio, e con mani- 
che, stratto alla vita senza quarti, di 
cui fanno u^o spezialmente i marinai. 

*FRAM£tNT.F6mimeAto.--Vale anche 
Frammento. 

¥H^^CÒÌ^. Sfrontato, Sfacciato. Hìcesi 
di Quegli che nel portamento , nel- 
le parole , e in checchessia procede 
sfrontatamente, e con maniere av- 

FBANGUÉLL. FrìngueHo, Uccelletto 
noto. 

FEtANGULAR , v. Andar a caccia frin- 
guelli, col frugpolo. 

'FRANGULGIN. n. m. Camminftto al- 
la Franklin. 



FRANZA (colla z aspra» perchè aia ia 
vece di g). Frangia, e nel plur. 
Frange. -^ Guarnir d' franta, — 
Frangiare, Frangionare. — Far 
la franxa. — Sfrangiare. Sfilaccia- 
re il tessuto, e ridurlo a guisa di 
frangia. Quindi Sfrangiato e Sfran- 
giatura. — Franta (colla z dolce, 
siccome sta in Inogo di e). •» Fran- 
cia. Regno d'Europa. 

'PRANZAR, n. m. ARA. n. f. Fabbri 
calore o Fabbricatrice di fraikge. 

FRAPPA. Frappa, Trincio de' veati- 
menti.La voce boi. equivale a quel- 
r ornamento, che si fa a piedi delle 
vesti o sottane delle donne, eh* è 
una striscia della medesima stoffa 
attaccata a gonflettU 

FRAR , V. Ferrare. 

FRARÉZA. n. f. Ferreria. Massa di fer- 
ramenti -* Ferrareccia, Nome col* 
lettivo dato a tutte le spezie di fer- 
ri grossi ad uso degli agricoltori , 
dei bottai . fabbri ec. 

FRASCA. V. Fina. 

FRASCA . n. f. Baco, n. m. Luogo do- 
ve si fanno capannucoe di frasche 
per i bachi da séta. ^ Far la fra» 
Bcd, — Far boschi. ^— Andar in fra» 
eoa, •— Andare alla frasca , o AU' 
dare al bosco , e anche Andare , as- 
solut. — Meltr i bigatt in frascd. 
— Mandare i bachi alla frasca. — 
Dsfar la frascd. Cavar i falsi d'in» 
t'ia frascd. •— Sbozzolare. 

FRASSEINA, lo stesso che Intemera- 
ta. \. 

FRASSEN'.Fmtitno. Albero noto ch'è 
l'ultimo a metter le foglie, e il pri- 
mo a perderle. — 11 suo seme è det- 
to Lingua di passera. -— Frassi- 
nèo , agg. di Frassino. — Asta fras- 
sinea. -^ Frassineto. Bosco di fras- 
sini . da dove la comunità di Fras- 
snèida nel bolognese prende il 
nome. 

FRASSNÉIDA. V. Fras$en\ 

FRATEINA. n. f. Franta. Che tratta 
volentieri co' frati. V'ha ancora il 
mascolino Frataio. 

FRATTÈIMP. IntemallQ. Mezzo. Spa- 



FRB 



272 



FRI 



zio di tempo. -— In $t frattèìmp,'^ 
in questo mezzo. In questo inter- 
vatlo. Intanto. In tra tanto. Fra 
4anto. — In quètt frattèimp t'arri- 
vò. — In quel mentre arrivò. 

FRAVLA. Fragola e Fràoota. Pian- 
ta e fruito odoroso e saporito, no- 
tissimo. — Fravel ch'van in ar- 
gói. -— Fragole che vanno in ri- 
gòglio. 

FRAZZIR. Magazziniere da ferro. »^ 
Frazzir. — Ferravecchio. Chi com- 
pra e rivende ferri o vecchi o rot« 
ti, e sferre di qualunque genere. 

FRÉ.n. f. Ferita. Taglio, percossa, 
o squarcio fatto con arme nel cor- 
po. -"Una fré incurdbil. — Ferita 
insanàbile. -^ Una fré assrd. — 
Ftrita rammarginala, saldata, — 
Far una fré. *— Ferire. 

FRÉ, add. Ferito, part. di Ferire. Ite- 
gli ant. fu detto ancbe Feruto. 

FRÈDI). V. Freddo. 

FREGIO, add. Frigido, agg. — Un 
om fregid. ^-^Uomo freddoso, fred- 
doloso. 

TRENESt, n. f. Frenesia. Frenetù 
chezza. 

FRENÉTiC. V. Matt. 

FRÉSG, n. m. Fresco, n. m. Frescu- 
ra, n. f. 

FRÉSC, add. Fresco, agg. 

•FRETT. agg. Fritto, add. 

FREZER, V. Frìggere, v. I bolognesi 
Aggiungono comunemente al Frezer 
il verbo Far, all'uso de'franzesi; 
p. e. A4 ho fati frezer dia caren*. 
— Ho fritto della carne. — Frezer. 
^~ Friggere, è anche Un certo ram- 
maricarsi che fanno i fanciulletti, 
desiderando qualche cosa,o senten- 
dosi male. — Èsser frett. '— Aver 
frìtto , vale Essere rovinato. — A 
sòn frett. — lo son frìtto. — Fre- 
zer un poc. Dar un frett. — Soffrìg- 
gere. — Lassar frezer in-t-at so 
grass. •— Ijasciar cuocersi nel suo 
brodo. Star ne* suoi panni , o ne' 
suoi cenci. — Frezer, n. v\. Crò- 
scio. II romore che fa il liquido 
nel frìggere. — Crosciare. BolUre. 



Friggere in eolmo. Dicesl ancbe 
Sfrìggolare, 

FREZZA, n. f. (coir É chiosa e Z dol- 
ce). Freccia. Dardo. Saetta. Slrak. 
Quadrello. Arme da ferire , che si 
tira coir arco. Frecciare, Saettare. 
Tirar freccia. — Frecciatore , Saet- 
tatore, Arderò. Che tira frecce. — 
Frecciata , Saettata. — Si dice an- 
che ftgur. — Frìzzar. Dar una friz- 
za. ^-^ Frecciare , Dar la freccia. 
Richiedere or questo or quello, che 
ti presti danaro , o altre cose. 

FREZZA, n. f. (coir È aperta e Z dol- 
ce). Fretta. Sollecitùdine. Presta. 
Prescia. Prestezza. Affreiiameitio. 
Speditezza. Acceleramento. — Par 
f rèzza. — Sollecitare. Accelerare. 
Affrettare. Pressare. Stimolare. — 
Metter s' frèzza. — Affrettar», Spe- 
dirsi. -— Far una eossa eun una 
gran frèzza. In furia e in frèzza. 
— Fare alcuna cosa affrettala- 
mente, frettolosamente, SolUdla- 
mente. Speditamente, Spacciala- 
mente , Àceeleratamente , Con fret- 
ta. Con ispéditezza. In caccia e la 
furia. — Più prést che d^ frèzza. 
Per dar maggior forza all'espres- 
sione, come se si dicesse: Piti che 
sollecitissimamente. 

FRIGO , n. m. Carpicelo. — - Dar un 
frìcò d' bastunà. — Dare un cor- 
picelo di bastonate. 

FRiS , n. m. Fregio. Quel membro di 
architettura fra l'arcfaUmve e la 
cornice.— Fris. — PiaUacci^ n. 
m. piur. Sottilissime assicelle di 
legname nobile , colle quali copresi 
altro legname vile , in far tavole e 
simili utensili; ciò che dicesi Im- 
piallaciare (boi. Impazzar). 

FRISÓN. Frosone e Frisone, tkxello 
nel colore quasi simile al frin- 
guello. 

FRITTA. Frittata. — Fritta mgnÒM. 
sa. — Frittata in zòccoli , o cogli 
zòccoli. Quella in cui sono mesco- 
lati pezzetti di prosciutto. 

FRITTÈLLA. Fritella. Vivanda di col- 
la di farina con entro pomi, riso o 



PRB 



273 



PAD 



attrorfritu nella padella. -* FHt- 
UUa, dal volga si dice per Macchia 
ài cosa un^Mo. 

FRiniòUS.sidd. JfoccAiolo d'unio. 

TRlTTURA.Friatira. In geaei^e Tutte 
le cose fritte; ma io particolare ì 
boi. designano eoo questa parola 
uua miscela di piccoli pesci di ma- 
re, come SfogtìoUne, ec.. che si 
mangiano fritti. 

FKIZÓiN. Treccone ebe frigge il caman- 
giare nelle strade. Io direi Friggi- 
tore, 

FROLL, add. Frolh, Aggiunto di car- 
ne da mangiare che abbia ammolli- 
to il tiglio. 

FRONT, n. f. Ffonte^ n. f. ed è sUto 
usato anche in mascolino da alcuni 
buoni scrittori. — A frani d'iùti 
quést.-^ Malgrado tutto cto.A nio/- 
grodo di tulio ciò. Nonostante quc' 
sto. — Front — Fronte preso fl- 
gur. per il davanti -^ Fronte della 
ca«a, di un palazzo. 

FRONTEGGIANT. add. Che fronUg- 
già. Ch'è sul confine. — Ne*diaio- 
nari trovasi Fronteggiare, Fronteg- 
giato, ee. e non Fronleggianle. Que* 
sta voce essendo di regola non v'ha 
ragione perchè sia esclusa dal vo- 
cabolario della lingua. — Gli idrau- 
lici dicono FronHsla ; n. m. a Colui 
che ha possessioni lungo un fiume; 
l'nsao pureaggett. 

PRRAMEIIST, plur. Ferramento, e 
ferramenti, plur. Moltitudine di 
strumenti di fèrro da lavorare, e 
meitere in opera. — / frrameint 
d'un magnan, d*un nmradòur, 
d'una fabbrica, — ' / ferramenti 
d' un magnano ^ di un muratore, 
di una fabbrica , ec. — Frrameint 
d'una porta, d'una fné$tra, d'una 
carrozza. — Ferratura d'una por- 
ta, d'una finestra, d'una carrozza. 

''ARAR, V. Ferrare, •^ Frrar % ca^ 
vali. — - Ferrare i cavalli. E cosi il 
suo contrario. Sferrare, — Tamar 
frrar, — Rinferrare. — Frrar pi 
ttrèing. — Mettere il puntate agli 
aghetU, > 



FRRAIIÉZA, n. f. Ferreria. Massa di 
ferramenti radunati. 

FBRAZZlfi. Ferraoeechio.Cke compra, 
e rivende sferre, od altri- ferramen- 
ti vecchi. 

FRRÉTT . FRREIN. Ferretto . Fermz- 
zo. Ferrino. — Frrètt dia etrèinga. 
'^Puntale degli aghetti, delle etrin- 
ghe. 

FRUGAR. V. Frugare. Stuzzicare. An- 
dar tentando con bastone, o altro 
simile , in luogo riposto. 

FRAGN , add. Sodo. Duro. Fermo. Ag- 
giunto che si dà ad uonlo , ^reso in 
senso melafor. -^ Al $tà le frugn 
frùgn. — Sta là $odo sodo. — L' ^ 
un mustazz frùgn. — È una fac- 
cia soda , un viso sodo , fermo , 
serio. 

TRUGÒN.FofiOfont. Carrettone, per lo 
più ad uso del soldati. 

FRI)LL DA CIOCCOLATA. FrulHno da 
cioccolata. — Fruito è il Romore 
delle stame quando levano il volo. 
— Frullo e Frulla vale ancora Nien- 
te, o Cosa di pochissimo valore. 
Minuzie che non montano un 'fruh 
lo.— FruU, Frullètt.— Frullone. 
Spezie di mulinello , che, attaccato 
in capo ad una verga, correndo 
contro il vento , gira sempre da sé , 
e serve di trastullò a' ragazzi. E per 
similit. dicesi a Donna poco savia. 
— • Una frulla. E ad Uomo volubile, 
— Un frali. 

'FRULLAMÉINT. Frombo. Frullo. Il 
frullare. 

'FRULLANA (FAR LA). Girare a ton- 
do. Far bindolo. Specie di giuoco , 
che si fa, per lo plU, in due, pren- 
dendosi strettamente l'un l'altro 
le mani, e girando a tondo con vee- 
menaa. — V ha chi lo chiama pure 
Molinella. 

FRULLAR LA CIOCCOLATA. Frullare 
la cioccolata. — Far frullar la 
earen (da Froll). Frollare. — Far 
divenir frollo. — Frullar d'un sass 
sòuvra ali' aqua. V. Armòur. 

I FRULLETT , dim. di Fruii. — FrulU- 

I tio. Spezie di mulinello attaccato a- 

30 



Fai7 



274 



PUF 



gli sportelli delle carrozze, che gi- 
ra, per comodo de' passamani del 
cristallo. Dicesi ancora d'altri simi- 
li arnesi- per diversi usi. 

FBULLÓN, n. m. Bilancella, n. f. In- 
setto alato detto dai zoologi Lt6e//u- 
la cancellata. — FruUòn , agg. dì 
giovane. Volubile. 

FKUNTEIN, n. m. Benda, n..f. Striscia 
con cui le donne, e i fanciulli s'av- 
irolgou il capo. Ed è anche una spe- 
cie di parrucca. -^ Fig. Far un frunr 
iein. — Far fronte. Opporsi. 

FKUWTÉSTA. V. Fronieggiant. 

FRUNTÓN. V. Reminat. 

FfìliST , STA , add. Frusto. Esprime 
un sommo degradamento del sog- 
getto per lungo e continuo uso 
Kilto di esso. Abito frusto , e figur. 
Lógoro , è in grado superiore a fru- 
sto. Denti logori. Moneta logora, 
sbolzonata. — Làcero. Si attribui- 
sce a qne' corpi, le cui parti sono 
state scisse e separate: e Lacerato, 
quando vi è azione. Vestito lacero 
portato indosso da un omiciattolo. 

FRUSTA. V. Scuria. — Un affar cà'va 
a frusta. — Un affare che va di 
buon passo. 

FRUSTAR, V. Logorare, Consumare: 
ed anche Frustare; ma si dice più 
propriamente de' vestimenti. 

FRUTT, sing. e plur. Fruito, sing. e 
Frutti, plur. Tutto ciò che la terra 
produce per alimento, e sostegno 
degli uomini e degli altri animali. 
Frutti della.terra sono il Grano, Li- 
no, Erba, Legumi, ec. — Frutta, 
n. f. Frutto sing. Frutti, m. ed an- 
che Frutte e Fruita, f. nel numero 
del più. Il prodotto degli alberi da 
frutto, delle piante ortensi , e d' al- 
tre piante. — Frutt permadezz. — 
Frutti primaliccL Precòce è voce 
dell'uso. — Fruita da estad. — 
Frutti slaterecci. — Da inverèn. 

— Vernerecci. — Frutta datgmrs'. 

— Frutto serbatoio. Scrbèoole. — 
Ogni frutto dalla corteccia dura di- 
cesi Noce , e dalla corteccia tenera 
Pomo, sempre |>erò parlando gene- 



ralmente. «* Frutta ch'ha alliga 
puUd. — Frutta che hanno bette al- 
legato. — L' arabbir dia frutta pr 
€U sèec. — Imbozzacchire, venire a 
stentp. — Gwutars'. — Guastanu 
Infracidarsi. — Impirs' d' bigalL 

— Inverminire. — Dointar nezza. 

— Ammezzire, Ammezzare, Am- 
mezzarsi e Ammezzirsi. Essere in 
'1 maturo , e 'I fracido. — Dvintar 
ranz. — Invietare , Invietire. Man- 
dei , Pgnà eh' d^>èinten ranz. - 
Mandorle, Pinocchi, che invietano. 
Pistacchi invietiti.-" Frutt. — Frvl- 
to , pigliasi per T albero pomifero. 
-— La purtà dia frutta, (ehe alb 
frane, dicesi anche Dessert). Il Jfes- 
so, il Servito delle frutta. -^ Dar 
la frutta. -^ Dar le frutte, fignr. 
Strapazzare. Dir villanie. — Buscar 
la frutta. — Bicever le frutte. Bke- 
vere vilisnie 

FRUTT AROL, n. m. OLA , n. f. FruVa- 
iolo e Fruttaiuolo, n. m. Fmlto- 
iota e Frutt€Uuola, n. U Colui o co- 
lei che vende le frutta. 

'FRUTTIRA. Fruttiera. Stoviglia ad 
uso delle mense per mettervi i 
frutti. 

FSTUGA, n. f. Festuca, n. t. Festuca . 
Fuscello, Bruscolo, n. m. Piccolo 
foscellino di paglia, di legno, e si- 
mili. — Parlando di paglia . \egBi. 
fieno , ec. usati colla arativa , si- 
gnificano Niente. — A n' in' è una 
f stuga. ^- Non ve n'ha bruscolo, 
un festuco, filo, pelo. 

FTTLEINA,n. f. dim. d'Fèlto, colb 
soppressione dell' e. FettoUna. Fet- 
terella. Fettuccia. 

FUDRÉTT D' BASTUNA. V. Fiace. 

FUDRÉTTA DA CUSSEIN (dal laL fo- 
dera, messo in dim.). Fèdera, Gu- 
scio di guanciale. 1 sanesi la chia- 
mano essi pure Federetta. — Met- 
ter el fudrètt al cussein. — Fede- 
rare, Infederare i guandaH. — 
Cavar el fudrètt. — ^federare. 

FUÈT (dal (r.Fouet).StaflUe.y.Scuria^ 

FUFEGNA , n. f. (Forse da Ciuffagw. 
Atto a ciufiare. Bapace). ^^ Bubac- 



TOG 



27& 



PVÌ 



chiamefOo, Colla voce M. propria- 
meDte* s' intende Trufferia fatta 
cetatatnente, ma di cose di non 
moilo conto. — Da Fufegna viene 
il serbo Fufgnar» — nuùaccMaì^, 
Bubare truirando, o in altro modo 
di nascosto. 

FUFGNAR. V. Fufegna. 

FUG. Fuoco , e Foco in poesia. — Ini' 
piar al fug, — Accèndere, ApjHc^ 
dare. Appiccare il fuoco» — Far 
innanz al fug. ^' Accattare le le- 
gne, il fuoco, -Accozzare ineieme i 
tizzoni sul fuoco, — > Tizgar al fug. 
-'Attizzare. Mitizzare il fuoco. 
Istigare i tizzoni perchè ardano, 

• ^ Avlar al fug, — Coprire il fuo- 
co. *- Asmurzar al fug.^^ Spègm- 
re il fuoco. — Star eèitnpr a cavali 
dèi fug, — Covar la cenere, il fuo- 
co. Crogiolarsi. — Star dal fug. — 
Stare al fuoco. — * N'avèir né lug 
né fug, — > Non aver più luogo fi« 
fuoco. Esser vagabondo, errante. 

— IkLr fug alla roba . flgur. S6nic- 
dare a uscita. Colare il suo. Far 
del ben bellezza. — Chi ha btsògn 
dèi fug porza el dida. — In bocca 
chiusa non entrò mai mosca. Che 
obi non chiede non ha. — Af/ittar 
a fug e fiamma. — Allogare po- 
deri a fuoco e fiamma, T. de'legisti. 
A qualuìique danno e pericolo. — 
Vnafamèia ch'nHmpéia maial fug, 

— Una famiglia che non mangia 
mai di cotto, — L' ott de eh' ai 
n'ha impià al fug. — Otto dt che 
non mangia di cotto, — Avvalurar 
oi/ttflf. V. Avvalurar, — Fug eh* s' 
pò asmurzar. — Fuoco estinguibi- 
le. — Fug che n' s* pò asmurzar, 
che n' s' asmorza mai. — Fuoco 
inestinguibile. '-'Ftsg alzir.'^ Fuo- 
co lento. — Fug ardèint, — Fuoco 
ardente, violento. — Fug padé, — 
^race smaltita, — Fug mal padé. 

— Carbone mal eotto, 

FUGA, n. r. Cammino, n. m Luogo in 
coi si fa fuoco. — Firr da fuga da 
mettri la palétta, ec. — Gàncio. — 
freda dia fuga. ^ Pietra da cam- 



mino, Frontone. — Cadnéll dia 
fttga.-^ Gàfìcio per sostener la ca- 
tena. — Fuga ch'tein al fum, -^ 
Coss da dir sòtta alla fitga. — Co» 
se da dire a vegghia. — Fugtar. — > 
Focolare. — Cappa. •«- Capanna. 

— Canna. — Gola, -i- Cammina- 
rol.'^ Fumaiuolo. Bocca. Torretta. 

— Cverl dèi camminarol.-^ Tetto, 
Cappello della torretta. '— Fuga 
per Foga. Impeto, Andamento sol' 
lecito. Furia, — Fuga significa 
Il fuggire. <— T^ar la fuga a gtuU' 
cdùn. •— Dar la berta ad alcuno, 

— Buscar la fuga. — Bicevere 
Aver la berta , le beffe. 

FUGADEIN» FUGHÉTT. Focherello. 
Focolino. Fuoco piccolo. 

FOGADÒN. Focone. Fuoco grande. 

FUGAROLA (FAR). Fare una scappa* 
iella dalla scuola. —Pììi propriam. 
Mancare la scuola. E volgarm. Fa- 
re forca. Inforcare. 

FU6AT0N (IN). Alla sfuggita. A fug- 
gi fuggi. Alla fuggiasca. Fuggia- 
scamente. Alla sfuggiasca. — Ma- 
gnar in fugaton. Mangiare